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^■Jr^Pfl^^itì^^
LE CONVERSAZIONI
E VEGLIE
OMICHE , STORICHE , CRITICHE , E MORALI
^ Per allegrametite ^ e con profitto pnjjare le ore tedio fé
^ÈL (ielle fere d Inverno ^ e le rincrefcei)cli
^^^^^K di giorno nella EJìate
^p OPERA NOVISSIMA
^Td I UN SECOLARE LOMBARDO
^^^H Maestro di Belle Lettere
■
Corredate di varii Enigmi nuovi in Sonetti, ed Ottave
DEL MEDESIMO AUTORE
Dedicate- al S. Z>, O, M, E, A, M. S,
516143
^. \ .^1
IN MODENA MDCCLXXIX.
Pkessq la Società' Tipografica.
Con licenza de' Superiori,
Recede in te iprum 9 quantum potes , cum ìiis verfare i qui
te meliorem facilun funt; illos admitte, quos tu facere
potes meliores : mutuo ifìa iìunt , & homines dum do-
cent) dìfcunt.
Seneca Epijì, 7.
Optima converfatio Deum Isetiiìcat.
Cbryfofi^ fup, Eptfl, ad Hebr, h»m, 25.
Littìf
L" AUTORE A' LETTORI-
^^ ON v' ha cofa tra gli Uomini più frequente del con-
N ^ verfare, a cui però meno riflettaci, per ben (ortir-
'^v^^ ne . Quindi %ie viene , che purtroppo uelle Conver-
lazioni, o nelle Veglie, alle qua!i fi va per folle-
varfi , ma fenza fapere quali eflèr debbano i mezzi per ot-
tenere l'intento, di leggieri s* incontrano ragionamenti, che
o poco dilettano, o fono ìnfipidi, o talvolta pregiudiziali.
Ad oggetto pertanto di renderne alcuna puro follie vo,, e
molto più giovevole: mi fono ingegnato, quantunque il più
vile di quanti mai fcrilìèro , per teflèrne varie di Comiche j
Storiche, Critiche , Morali . Siccome però l'utile rifguar-
dante lo Spirito fu, e farà fempre , col Superno ajuto, lo
fcopo primario del mio comporre; così più a quello, che
all'altro mi fono rivolto. Anzi, a vero dire il diletto è in
quefìe femplice mezzo, per agevolmente giugnere al nobil
difegno. Il nuovo, o quaiì nuovo Geifere di Componimen-
to da me intraprefo richiederebbe forfè, che in quefio proe-
miale difcorfo mi allungafìl ; per così dare qualche idea più
eflefa di que' motivi , che piuttofto m' indulFero a trattare
di una, e lafciar altra materia, che ad alcuni fembrar po-
trebbe più convenevole. Ma io, che flimar debbo di mag-
gior avvedimento dotati jf cortefi Lettori, mi rellringerò a
dire foltanto ; che di miglior grado , nel più , mi diedi a
fcriver contro leggieri ditetti, per darla tofto alle poirenti
radici del vizio infame , perfuafo cO' Sagri Dottori, che :
nemo repente fìt fummus\ fed a minimis quifque inchoat ut ad
majora perveniat , Pur troppo i manciimentì leggieri fono la
gran rovina dell'Anime', perchè torbide fonti dei più gravi
misfatti , Sono effi a guifa di piccioliifimi femi , che a poco
a poco innalzano groflìifime piànte , che piai tali farebbe-
ro, fé prima fiate non foflèro di picciol mole. Innoltre;
che nelle Converfazioni reali, palTandoiì dal ferio al lepi-
do, dal profano al Sagro, come portano gli accidenti, io
pure mi fono prevalfo di tal diverlità di generi, per me-
glio agevolagli il fine ideato. Benedica T Àmorofifiìmo Dio
le mie premure; onde i Lettori umaaiffirai accolgano di
A 2 buon
buon grado quel poco si debole, che l'amore de' miei Fra-
telli nel Sommo Bene mi ha fpinto a fcrivere: avvertendo
chiunque, non aver io certamente prefo di mira Particola-
re alcuno, ma foltanto pel vero in generale parlato.
SONETTO.
NOn, perchè fol fi rìda, o paiUn Tore,
Cantai, Vate Fedele, in lieti accenti;
Ma , perchè veggan le ingannate genti
L'enormi traccie dell'iniquo errore.
A gloria fol dell' Immortai Signore
Moflb a dar lume all'acciecate menti;
A Lui rivolto, umil con voti àrdenti,
Tu, diflì, di valor colmami il core!
Allor di nuovo ardir fregiato, e pieno,
Benché di faper privo, abbietto, e vile
Cercai del ver le luminofe vìe .
Dunque, o Lettor, in amorofo feno
Ufa de' Saggi V onorato ftile ,
E non odiar le debolez^ze mie.
?4
CON-
I
CONVERSAZIONE PRIMA
DI GIORNO.
INTERLOCUTORI.
S't^£, sintomo Formhone ammalato tìmidijftmo . Fc/ca fita moglie , T)ot^
tot Tifico Ifidoro Pecaraccìa . Pojftdon'to Foracchia Chirurgo . Signor
Ferdinando Serene jimico dell' ammalato . Signor Pietro Btccatorta
Amico del f Infermo » Angelo Piflacchio Servo della Cafa Formiconi,
Sig, Conte Candidio Amico delP ammalato .
Fingefi in una Camera ben arredata, con Ietto, in cui fta
Io Infermo, nella Città N.
f ormicene. /^Uefta è lamia. Non v'è più rimedio. L'ho fempre
V^ detto, ch2 la mia vita doveva efTer breve; e che
una febbre mi avrebbe tolto dal Mondo nel più bel-
lo de' giorni.
Fo/ca» Non fl dubiti. Già la fronte incomincia a fudare; onde fi ve*
de , che vuol elfejr febbre di poca durata .
For. Sento cert' incomodo nello interno , che indica ficuramente un
colpo fatale , Moglie cara , addio j abbiam finito di Ilare afTie-
me. I
Fo/, Non è fera, che trovali libero da ogni male. Oh, fé vi folle
ragion di temere , mi vedrebbe piangere dirottamente ; ma , lìc-
come di quefle febbri ne regna quantità grande, rè alcuno muo-
re; cosi pcllo fpcrare , di veder predo la cofa a buon termine,
For, Quando il Beccamorti ijii avrà lavato , allora terminerà ia
bene .
Sereno. Dìo Gratias.
Fofca. Si ferva.
Ser. Fatti gli atti ec. Come va, Amico? Ho faputo, che la febbre vi
ha pref'o, quindi fubitamente ho voluto vietarvi j defiderando fa-
pere, come ve la pallate.
For. Il cafo è fpedito . Amico, ci abbandoniamo.
Ser. Già, le foiite difpera7,ioni , parti di un timore, che tioti ha pari
fopra la terra. Per ogni lepgler male, tomamente la morte ga-
loppa verfo di voi. Di che Viste njii impaflato? Datemi il brac-
cio.
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Fot. Temo , perchè ho ragion di temere ; perchè conofco , che quefla
volta non la fchivo del certo. Prenda. Gli dà il braccio»
Ser. Stìitenloglì il polfo, Gian febbre!
For. Povero me ! E' finita , è finita . Son morto .
Ser. Eh via! Parlo ironicamente. E' una febbriciattola di poco mo-
mentOj che già dà fegno di declinare.
For. Ha parlato abbaftanza . Confeflore, Preti...
Ser. Ridendo : Gente , che abbia voglia di ridere ! E' mite , quanto
mai. Credete ad un vero Amico ,
For, Perchè dunque ha detto, che ho sì gran febbre?
Str. Mi fono efprc-flb con ironia, per farvi meglio comprendere lotta-
to vo(iro, e confolarvi. Non diftinguete moia da modo?
For. Mai più, fé mi fiete Amico, non fate ufo di una tale manie-
ra di confolarrr-i , che mi farete precipitare.
Fofca. E' talmente pufillanime , che non fi può dire di più,
Ser. Mai ho trovato uomo sì timido .
For. La morte fpaventa chiunque j onde fé temo , temo con tutta ra-
gione.
Ser» Temete con fondam.ento per loafTalto di una febbricella, che già
dà fegno di cedere. Voi fiete un altro Scannacappone. Poi, a
che tanto paventar della morte? Non fapete, che Seneca dice •.
Timendum non efl ^ quod evitare nonpojjumusì Prepariamoci piut-
tofio che temere a ben morire, e non perìiam tempo. Tota vita
difcendum efi mori. (Sen. in Ep. ad Ludi.) Leggete T Epiftole dei
gran Morale, e troverete fentimenti di un Gentile, che fanno
flordire ,
For. Ma ! . . . . la morte mi fa una paura sì grande , che quando mi
viene in mente, mi fento agghiaccare le vene.
Ser. A parlarvi con quella fincerità , che deve un Criftiano con tutti
uiare, vi afiìcuro, che talora penfando io pure al gran paffo ,
mi raccapriccio . Ma toftochè mi fi prefentano alla mente le men-
tovate fentenze di Seneca, di nuovo fi ralTerena lo fpirito, e pro-
curo con maggior lena di tenermi lontano dai peccati, che foli
ragionevolmente rendono formidabile quell' univerfale frangente .
Cofcienza limpida ; allontanamento da' vizj j e niun timor della
morte .
For, Un S. Bernardo, un Agofiino, un Girolamo, un Ilarione , ed
altri celebri Anacoreti, e uomini chiari per Santità, ridotti agli
cftremi, quantunque alcuni di efTì fofi"ero adorni della candida Sto-
la dell'Innocenza Battefimale, hanno tremato. E noi dovremo
baldanzofi, imperterriti prefentarci al fatale cimento?
Ser. Se tanti Eroi, che veneriamo fugli Altari temettero, ciò fu nel-
la parte inferiore , e di poca durata ; ma la fuperiore non fi av-
viliva . Quante Ànime Sante coli' Apoftolo Paolo , hanno ie mil-
le
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le volte efdamato : cuph dlffolvì , O" effe cum Chr'ijlo ì Tanti
milioni dì Martiri, con che coraggio non hanno incontrata la
morte? Poi, a che dire il Pater nofter, fé nel chiedere , che ven-
ga il Regno di Dio, virtualmente addimandiamo la difunione di
quefto fango dall' anima ì Cattivo fegno , Amico , cattivo fegno
lo fpaventarfi tanto alla rimembranza di quel paffaggio, che de-
vefi indubitatamente fare.
For, Bafta ; mutiam pure difcorfo .
Dottore entra col fervo , # fatti lì complimenti : Come fé la paffa ,
Sig. Pormicone ; che accidente ...
For, Rivolto alla maglie. Mi è forfè venuto anche un accidente?
Ser. Rìdendo . Per Bacco I
Fofca. Che mai gli fi fveglia in capo di accidenti?
For. Sento, che il Sig. Dottore.....
Dott, Mi fono intefo d'indagare, fé può fapere, da che fia originati
quefta febbre, che, come il fuo Servo mi ha detto, lo ha fof-
prefo queft' oggi, due ore fono.
For, Noi fo; imperciocché procuro di non far difordini di forte ai-
cuna.
Dott. Favorifca il braccio.
For. Sto male affai , e particolarmente nello flomaco ) mi fento forte-
mente aggravato . Gli dà il braccio ,
Dott. Quando non volellero effer petecchie !
For. Oimè ! che cattiva nuova, oimè f Sono petecchie fenz' altro delle
più cattive.
Ser. E' una febbretta, che poco fa fegnava di piegare. Confideri , fé
può indicare sì fatto male.
Don, Nel tajìargli il polfo , lo guarda fiffo in volto con ferieta ; poi chie-
de r altro braccio .
For. Il cafo è fpedìto; ho intefo, ho intefo. Guardando in volto ìl Me-
dico .
Dott. Non paffano tre ora ... .
For. Che fon morto . Ad alta voce parlando,
Dott. Che farà totalmente libero dalla febbre. Che timori?
Far. E lo ftomaco ì
Dott, Che incomodo fente nello ftomaco ì
For, Cofe grandi .
Dott. E che ? Dolori ? qualche gran pefo ?
For. No Signore , una certa cofa , che non fo fpiegare ».
Ser. Un timor panico sì beftiàle , che non hs il fìmila .
For. Se lei aveflfe il mio male, fi difpererebbe .
Str. Poco mi conofcete,Cariffimo. Io movi dico, che nemmeno avrei
incomodato il Fifico.
Dot:, Dimattina prenderà un purgante, che ordinerò^ e dimani ^ fé
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ripeterà la febbre , pafferò al fangue . Intanto refterà minorata la
caufaj giacché le feccie dello ftomaco, funt pams fangumts ^ Lo
prenderà?
Ter, Anche due. Ordini pure, che farò quanto mi preferì vera . Vi è
obbligo di ubbidire al Medico. Ma vorrei fapere, fé vi è peri-
colo?
T)ott, Per ora , no .
Tot, Ma vi fi potrebbe fare.
Dott. D' ordinario quefte febbri periodiche ....
Tot» Senta un poco, Signor Sereno, che va dicendo : è una febbretta,
una febbricella . Sono febbri periodiche. Eh quella volta bifogna mu-
tar paefe,
Dott. Lafci terminare il difcorfo. Dico, che le febbri periodiche an-
zi d'ordinario efcludono le funefte confeguenze, e non devono at-
terrire chi da effe viso prefo. Non dubiti.
Stu E' tanto il timore, che lo invefte, che tutto interpreta finiflra-
mente .
Dott, Conviene farfi animo , e non darfi in preda ad una viltà , che gli
potrebbe nuocere affai . Appreherif.o fac'it caufam .
Tor, Adfcffo sì, che mi acconcia bene il capo! Fra la febbre, che rr.i
aggrava, ed il timore, che, come dice, può effermi forgente di
ciò , che per anche non .ho , vado ficuramente alla tomba . Non vi
è f campo.
Dctt, E lei fprezzi queffe fue temenze.
Ser. Fatevi coraggio, Amico; pofflbile, che non potiate fuperare sì ri-
dicole debolezze?
Tor. Se non poffo. Quanio fcaccio il timore, la febbre , che fento,
novamente me lo fa fufcitare; fé lo nutro appnhtnfio facìt cau-
fam: onde non fo più a qual partito appigliarmi. Era meglio che
non faceifi chiamare il Medico.
Dott. Ebbene, io anderò, e lei farà a fuo modo. Può darfi, che la pa-
ghi a fue fpefe.
Tor. No , no ; Àia fodo ; fono in un bel imbroglio : eh ... .
ò'er. V ingannate. Perfuadetevi , che la febbre fi è affai picciola, che
non può condurvi a pericolo di morte, ed ecco rimediato a tut-
to.
Ter. E fé refto corbellato?
Dott. Non vi è dubbio affolutamente.
Tor. Faccia la carità di vifitarmi novamente il polfo.
Dott, E' mio dovere.... tajia. Declina a gran paffo. Si affìcuri, che
la cofa prende una buoniffima piega. Mi pare che fudi.
Tor. Anzi.
Str. Il timore in lui fa più effetto , che il corno di cervo.
Dott, Signora Fofca, rifcaldi una camicia, e lo muti, che queffa crifi
gli
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gli gioverà moItifTimo. Avverta bene di non fentìr aria , acciò noa
rimanga impedito il fudore, e la trafpirazione . a Formicone,
Far. Converrà, che faccia turare la commefTura di quella fineftra là, che
non è troppo perfetta .
Fr>f. Dove non fi unifce a dovere?
For. Sembra pure , che vi fia qualche picciola cofa .
Fof. Per quanto io la efamini , non vi trovo il minimo difetto .
For. Dunque, ne vada a difporre la camicia.
Dott. Sj muti; e di bel nuovo, fudando, faccia lo fteflb. Soprattutto
refti^perfuafo , che vi è poco male. Qiiefta fera, mangi una zup-
pa leggiere in brodo di pollo, beva un pajo d'uova, e fi aftenga
dal vino ,
For. Dunque il mio male non è di poc6 rilievo. Proibirmi il vino!
Dctt. Appunto faccio , perchè di poco momento, con fìffatto liquore non
fi faccia gagliardo.
For, Non ne beverò , non ne beverò .
Dott. Stia di buon animo. Sig. UmilifTimo ùrvo. Tutti gli fanno C^c.
For. Grazie per ora . Dimattina favorifca di venire , e non manchi .
Dott, E' mio dovere . parte .
^er. Siete convinto , che il prefente incomodo non fia di rimarco ?
For. Propendo a quefta parte ; ma tuttavia noa fono libero dal ti-
imore.
S'er. Per quanto amore portate a voi (leffo , difimbirazxatevi da pre-
giudizio sì grande . State di buon umore , e fecondate con ani-
mo forte il volere di chi dovete compiacere, o per amore, o per
forza ,
For. Farò quanto mi farà pofìTibile ; ma ho che fare con un nemico,
che mi ha pe' capelli .
Ser, Date fede a' voftri amici, e vedrete, che gli fpauracchi andran-
no a finire . Mi difpiace , che per un afSare di fomma premura
debbo portarmi altrove : per altro , vorrei con evidenti r^ioni ten-
tare il voftro totale difinganno .
For, Trattenetevi, amico, mi fate cofa gratiffima.
Ser, Non pedo afiolutamente . La cofa non porta dilazione : onde mi con-
vien partire col difpiacere di non potervi appagare.
For. Fermatevi almeno mezz*ora.
Ser. Già fapete , che non foglio mentire . A dirvela fi tratta di por-
tar aiuto ad una povera vecchia , rimarla in un letto abbandona^
ta da tutti, che piarge e lo fiato fuo faftidiofo, e quello di un
figlio .unico , che aveva, fcoperto reo di un grave delitto, già io
potere della Giulìizia.
T#/. Eccomi colla camicia,
Ser. Di voti (Timo Servo .
wFor. Tornate prima della fera : ve Io raccomando per V amicizia no-
IO
Ser, Quando abbiate anfia si grande, che io torni, vi afficuro, che,
fatto quanto vi ho detto, fubito farò da voi.
Tou Sbrigatevi , che vi attendo .
Ser. Addio. Gli fanno il dovere,
Fof, Ha fudato molto !
For. Non vorrei fudare di troppo.
Fof. Con tale mezzo fi libererà più predo ,
For. Ma.. . . il troppo indebolifce ; e fopraggiungendo qualche febbre
gagliarda , fi può reftar foccombeate .
Fof. Almeno bagnafte queft' altra ,
For. Temo, che fia troppo.
Becca. Si può entrare ?
Fof. Pare la voce del Sig. Beccatorta. Si ferva.
Becca. Servo di loro Signori. Come va ? Gli fanno i fuoi doveri,
For. Vi è fiato del male ; ma ora mi fento alquanto foUevato .
Becca. Godo, che le ccfe prendano afpetto favorevole. Da fé. (Se pof-
fo indurre la Signora Fofca a lafciarmi folo con effo, vogho rifar-
mi della burla fattami l'altro giorno. Son venuto a bella porta)
Signora Fofca, fé giìi in cucina occorreffe della fua prefsnza , pub
fervirfi, che io avrò premura di ailillere l'amico dove potrà mai
occorrere .
Fof. Quando fia in grado di favorirmi , lo aggradirò moltifiìmo , men-
tre così potrò affiltere alle Lavandaie , che mi fanno il Buccato ,
Becca. Si prevalga pure della opportunità, e non abbia fretta di refti-
tuirfi, che io non trafcurerò quanto farà d'uopo.
Fof. Con permeffò . parte .
Becca. Viva pur quieta. Da fé. (Or ora ci divertiremo.)
For. Amico , fé fupero quella burrafca , faccio afiai .
Becca. I parofifmi della febbre fono fiati gagliardi ?
For. Mi hanno recato qualche travaglio .
Becca. Quando ha fentito i primi Sintomi della febbre?
For. Verfo il mezzo giorno.
Becca. Dunque farà poco più di due ore.
For. Circa. Ma ciò nulla ofiante mi fento molto abbattuto.
Becca. Quel notabile indebolimento , che dite fentire , non è prefagio
troppo felice. Tuttavia cercate di ftar folle vato il piìi che po-
tete.
For. Temo anch' io , che la cofa non termini troppo fortunatamente j
febbene il Sig. Dott, mi ha dato buone nuove.
Becca. Anche i Medici s'ingannano , e molti, poco dopo di efl'ere fia-
ti accertati dai medefimi della guarigione, hanno terminato di vi-
vere . Se tali Profeffori potefl'ero vedere V interno , allora sì fpere-
tebbefi con qualche buon fondamento : ma , quel dover eflì proce-
dere, il più delle volte, per congetture, fa ragionevolmente dubi-
tare de' loro prefagi . for.
It
fot. Pur troppo è vero ! Oh fé poteffi riftabilirmi , che non paghe-
rei ?
Btcca. Dica , chi vuole : è un brutto imbroglio il coricarfi ia un letto.
Già fi vede, eh' è il paflfo dei cataletto.
Tor. Oh povero me! povero Formicene!
Jìtcca. Afficuratevi , che, quando mi ammalo , fubito mi figuro di eflfe-
re nella bara.
For. Anch'io, anch'io,
Btcca. Ma ! GITervo , che di quando in quando vi mutate di colore . Ora
fiere rubicondo ; ora pallido ; ora quafi nero . Che fegno mai eflfer
ponno sì frequenti mutazioni?
Tot. Faccio tanti cangiamenti? Oh Dio! qualche peffimo fegno.
Becca. Lafciate un poco, che vi fenta il polfo.
Fon Di grazia, fappiatemi dire, fé mai fi poteffe rilevare qualche no-
vità funefla. Gli dà il braccio ^ e P altr» tajìa .
Becca. Dìmenanìo il capo ^ e ftringendo le labbra. Oimè!
Far. Guardandolo fijfo in volto . Oimè , amico , gran cattiva nuova , è
vero ?
Becca. Chi è il voftro Dottore?
For, Il Sig. Doit. Pecoraccia.
Becca. State frefco.
For. Che indicazioni avete dal polfo?
Becca. Non fono qui per ifpavenrarvi ; ma quando io debba parlarvi da
vero amico, il vofiro polfo è intermittente. Da fé. (Già il timore
glielo farà comparir tale. Allegramente, la cofa cammina a mara-
viglia.)
For. Me infelice, fon morto! oh predo....
Becca. Da fé. (Ti voglio godere buon tratto .) Non difperate si toilorpdb
accomodarfi . Lafciate che nuovamente lo efamini .
For. Oh amico, che peffìma nuova!
mBtcca. Dopo avere alcun tratto con finzione rilevato^ con becca rkUnte,
jft Ora va beni (fimo ^ né vi fi trova la minima difuguaglianza . Ani-
IP» mo, animo.
For, Mi confolo un poco; ma tuttavia non ceffo di temere. La mo»
tazion del colore, mi dà vado campo di dubitare. E ia febbre?
Becca. E' leggiere , e va minorandofi .
For. Sedete, e confolatemi. Prefto, quafi -quafi, maggior fede a voi,
che al Medico.
Becca. Io parlo fioceramente. Nel federe fi lafcia cader la fcattola ^ìn
modo che corra fatto il letto in vicinanza dell'Orinale ; quindi in--
curvando/i fctto il letto , t fingendo cercarla , verfa una boccettina
d' inchiojlro nelP Orinale * Eccola finalmente, fi rialza y t fiede,
For. Si è rotta?
Becca* Efaminandola * Non vedo, che abbia riportato alcun danno-
JFor.
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For. Credete , che mi poffa giovare il fudore ? Ho già bagnata una
camicia: però, fé paflo alla feconda, temo di reltar aflai debole
Becca. Sudori, ed orine, in fimil male, fono molto opportune. Ap-
punto: le orine fono belk?
For, Noi fo.
Becca. Quefle bifogna oflervare, che danno fegni non equivoci dd
buon efito delle infermità. Il Dottore, non h ha efaminate?
For. Niente affatto. E' un afino: muterò, muterò.
Becca, Non ve 1' ho detto , che fletè appoggiato malamente , Avete
genio, che io le guardi?
For. Mi farete fomma finezza.
Becca. Da fé, (Scena feconda.) Prende P Orinale , Che vedo! oimè.
Amico, oimè! guardate.
For. Mirando le medefimey ad alta voce, Son morto, fon morto i
ajuto, aiuto.
Becca, Tacete , che la Sig. Fofca non fi fpaventi . Corre alla fine/ira ,
e le getta nella flrada : ritornando : Non è poi fegno tanto mor-
tale.
For. Non può effer peggiore; non vi è rimedio. Son morto.
Becca. Non parlate sì alto, che vi rovinate. Da fé, (Sua moglie ha
fentito, e viene, mi ha guafta la Commedia.)
Fofca. Affannata, Che novità? Che avete?
For. Son rovinato !
Fofca. Sentendovi sì altamente gridare, mi fi è gelato il fangue,
Ser, Eccomi di nuovo. E perchè sì fconvolto, sì abbattuto?
For. Il cafo è difperato !
Fofca, Mo dite il perchè?
For, Se vedefte la mia orina, refterefie di falTo per lo ftupore. E' ne-
ra, quanto lo inchioftro. Povero Formicone ! Correte ....
Fofca, Trav vedete marito. Allorché ho riporto l'orinale fotto il Iet-
to , r ho veduta , che non era diffimile dall' altra .
Ser. La voglio vedere anch' io.
For, Il Sig. Beccatorta 1' ha gettata dalla fineflra ,
Ser. E' vero?
Becca, Giacché fon pago, fvelerò la faccenda. Siccome l'altro giorno
il Sig. Formicone mi fece la burla delle torte, che mi riufci
fenfibile, mentre dopo averm.ele fatte vedere ed odorare, non fo-
lo mi efclufe dall' afiaggiarle, ma fecemi divenir zimbello de*
Commenfali , che al lauto pranzo, altro non fecero, che pigliar-
fi a gabbo il deliifo : così ho voluto anch' io rendergli la pari-
glia , e dimoftrargli , che chi la fa fé 1' afpetti . Giacché il fuo
male è di lieve momento , mi fono anch' io divertito , col fargli
credere , che di continuo fi mutaffe di colore ; che il fuo polfo
foggiaceffc ad iatermittenza, che , deflraraente infondendo una bocy
ciolina d' inchioftro nell' orinale , il male foffe all' eftremo ; mo-'
ftrandofi V orina sì nera : avendo fommamente goduto delle fue
lamentanze, delle fue commiferazioni , de' fuoi trafporti.
Ser, Deboliffimo Amico! e per sì poco liete arrivato ad ifconvolgere
i' altro, infermo, capace di riportare da quefto fcherzo crudele
un danno affai grande ; e di funeftare quefta povera Signora , che
nella mentovata burla non aveva la minima colpa?
Becca. Mi difpiace della Sig. Fofca; né avrei creduto, che il Sig,
Formicene , fi dafle difperatamente a gridare : fperando di goder-
melo buon pezzo, e poi difingannarlo, prima che ritornalTe nel-
la camera. Poi, era tanto il mio defiderio di rifarmi, che non
avrei faputo riflettere a tutte le confeguenze.
Fof, E tanto più, che, fotto manto di amicizia, mi ha deftramente
allontanato dal marito : promettendomi tutta 1' alTiftenza , ed ogni
fua premura per lo infermo.
For. Non avrei mai creduto, che forte flato capace di tanto.
Becca. Io non mi fono intefo , che di ribatter la palla .
Ser. Vi è troppa difparità dall' una, all' altra; e dimodrate o di eC*
fere fommamente amante della ghiottoneria, o di non bsti co-
nofcere il molto dal poco .
Becca. Già è fatta, non poflb più retrocedere.
For. Amico ingrato* mi avete dilatata la ftrada alla morte. Mi fen-
to il cuore oppreffo, le forze fvanite ; fudo , tremo, non poffo
trovarmi in uno flato peggiore.
Ser, Quanti difordini per un' anfia vile dì vendicar fi ! e di quante
macchie fletè mai lordo ? Veramente dimoflrate di eflere un grand"
uomo ! Le bugie a voi fembrano cofe da nulla ! L' amicizia , un^
pura cerimonia .' mancate di ritìeflì troppo doverofi ; pregiudicate
agi' innocenti ; né diflinguete burla, da burla, pefando nella me-
defima bilancia 1' oro col piombo.
Foracchia. Servo di loro Signori. Tutti adempiono al dovere. Come
va la cofa , Sig. Formicone? Ho faputo, che fi è infermato; on-
de non ho voluto mancare ad un mio dovere,
For. Vi ringrazio. Amico. Sto male, e male affai : ed il Sig. Bec-
catorta è la maffìma cagione del peffìmo flato, in cui di prefen-
te mi trovo.
Foracrh. E come ?
For. Con alquante paflocchie, delle quali non lo avrei creduto capa-
ce, mi ha cagionato uno fconvolgi mento di animo ^ e di corpo
sì grande, che non faprti efprimere.
Foracchia. £ con qual cuore, Sig. Beccatorta , ha potuto giungere a
tanto ì
Becca. Per defiderio di rifarmi d' altro fcherzo, giorni fono, da lui
fattomi, che mi punlV un po' troppo,
Str,
»4
Ser. Ma prodigamente ha dato il cento per cinque ; facendo ancora
pacare chi non è debitore di un grano.
Becca. Ho fallato: io conofco, e Io confefTo; ma talmente roi era
prefiffo di afpettarlo al balzo, che prefentatafi la occafione, non
ho faputo riflettere alla fproporzione , né alla efienfione.
Ser, Bifogna ben dire, che fiate affai debole di ftomaco, Sig. Becca-
torta, fé non avete faputo paffare fopra uno fcher/o , che poi
alla fin fine, non vi ha, che tolto un paflaggiere diletto: anzi,
a ben pefarlo , che dovrefte riconofcere , come amichevole corre-
zione; onde abborrire in appreflb la eccefTiva inclinazione a' be-
fliali appetiti della gola. Quando fiate rag'onevole, come vi cre-
do. Amico, da ciò appunto, riconofcete il voftro dovere; ricon-
ducetevi alla carreggiata ; pet tempo , facendo fronte ad un vi-
zio, che quanto più la età fi avanza, fi fa maggiore. Vittum
ventrisy & gutturis, ncn folum non mtnuìt atas homtnibus ^ fed
etiam auget . Lo fcrifl;e già Cicerone. Fate come le api, che
dal timo amaro cavano il mele più dolce. Da quello acciden-
te , rientrate faggiamente in voi fteflb , e perfuadetevi , che tol-
to di mezzo un tal difordine, riporterete full' altre volare paf-
fioni moltiplicati trofei. Sentite, che dice S. Gregorio: GuU vi-
tto rtc'tfo , multa fimul v'tt'ta fubjugantur y ed anche Gula innu-
mera vitiorum agmina ad anima conflicium producit , A cui eco
facendo il GrifoUomo dice: Saturìtas morborum fons. Che a mio
credere meglio qualificarla non poteva, che col chiamarla fonte
di malanni, perchè pur troppo da effa in mille guife refta conta-
minata l'anima, e maltrattato il corpo.
Becca. Non poffo negare, che più dell'aglio, e delle cipolle, non mi
piacciano le falle, i manicaretti, le torte, i canditi; ma non per
tanto non credo di effer nel numero di que' ghiottoni , dei quali
foli probabilmente parlano i tefiè citati Padri,
Ser» Se richiamerete alla memoria certe propofizioni tra noi amici fe-
riamente da voi pronunziate , capirete , che abbaltanza vi fiete di-
chiarato per impeciato di un tal vizio ; e quantunque non vi con-
venga il nome peggiorativo di ghiottone, da voi proferito, meri-
tate almen quello di ghiotto , e vi fi può beniffimo applicare quan-
to avete fentito.
For. Caro Foracchia fentitemi il polfo.
Foracch. La fervo fubito. Nello efaminart ti polfo con ferietà. Muore
quella notte alla più lunga il ... .
For. Beccatorta ingratifiTimo , per voftra cagione vado,
Foracch. Non parlo dì lei . Dico , che quella notte , alla più lunga mo-
rirà il Dottor Pantarini.
Ser. Mi diffTiace. La Città perde un uomo di merito»
For, Dì che male perifce?
Fo-
«5
Foracch, Per una febbre maligna , che da tre giorni in qua lo affali .
Fot. S' accertino Signori , che a me fuccede il medefimo .
Foracch. Che dice mai ! La fua declina a gran paflì .
For, Alla pih lunga la notte vegnente di bel nuovo mi ripeterà , ed i
tanti sbigottimenti , che ho incontrati , la renderanno malignante ;
però dimani a fera tengo dietro al povero Dottore .
Foracchia. Se francamente conofce, che lo fpavento recatogli dal Sig.
Bsccatorta gli pofìfa originare qualche malanno di confeguenza ; da
qui a poche ore , fé comanda , gli farò una leggier cacciata di fan-
gue, e così rimarrà provveduto ad ogni inconveniente.
Fofca . Fa cenno al marito di no .
Foracch. Né gli faceffero mai cafo le ciarle del volgo , che dice , aver
io tagliato le arterie a piii di venti perfone, ed effer quafi tutte
morte; e, che ne ho ftroppiato piti di otto \ mentre dieci fola-
mente fono periti, e cinque rimarti ftorpj, afferendo ulteriormen-
te il medefimo, che non faccio, che foracckiare le vene più volte,
prima di ottenere l'intento, quando non fo di aver mai forato
più di fette volte.
For, Non occorre : ed in cafo , ho il mio folito Chirurgo . Ma , caro
Foracchia , alla larga dalla vortra lancetta .' non mi fervirei di voi ,
fé mi foffe promeflo il Bolognefe, o anche tutta la Italia.
Set, £ come vi mettete all'azzardo di operare, avendone corbellati
tanti ?
Foracch. Di rado mi fuccedono inconvenienti ; onde feguito la mia prò-
feflione, ed ho Avventori in quantità.
For, Saranno di quelli , che non iftimano la vita due foldi , o che noa
trovano altri Chirurghi ; forfè , perchè incapaci a pagare .
Foracchia. Servo anche Foreftieri, buone Famiglie di contadini, ed al-
tri, che pagano, e non vi hanno difficoltà veruna.
Str, Dio ve la mandi buona. Amico, o dia buona fortuna a que' po-
veretti, che mettono la loro vita nelle voftre mani. Quanto a
me, vi parlo con fincerità, non mi fervirei dell'opera voftra, fé
mi efibiffero le Monarchie più vafte, e più fiorite.
Fofca. Lo (leffo farei anch' io del certo. O ammazza, o (lorpia, o fa
< fpafimare .
Ser, Credete mo voi di poter efercitare una tal arte quietamente con
antecedenti sì funefti ?
Forach. A v,'-iefto non ho peranche penfato,
Str, Bifogna ben riflettervi . Siete anche voi nel numero di quegl' in-
cauti , che procedendo alla carlona ne' proprj impieghi , e doveri
dello flato, commettono di quando in quando fpropofiti mador-
nali \ eppure non fé ne fanno alcun cafo ; e con quefla infeniiar
taggine luttuofa rovinano gli altri , e molto più fé medefimi ?
Ttracch, Che dovrei fare ì Queflo è il mio mefliere . Ufo la maggior
di-
Io
diligenza, che fia poffibile: perb, fé per accidente qua!cli»i3uno
refta malamente feritilo, non fi lagni di me, ma della fua forte
cattiva .
Ser» Quefla non è fcufa, che bafti. Qualora voi abbiate fondamento
di credere, che recar pofTiate grave danno a qualcheduno (il che
potete rilevare, attentamente indagando, come vi avanzate nell*
abilità neceffaria, per ben operare nell' arte voftra), fiete obbli-
gato ad abbandonare la Chirurgia . J^tmo in arte propria ignarus^
gridan le leggi .
Torac, Quando ciò folle, avrei finito di cacciar fangue. Imperciocché
fempre pih mi trema il polfo, e più difficilmeate opero.
Ser. In avvenire cavatene pure , fé così vi aggrada , alle pulci , ed ai
morti , ma lafciate ftar i vivi ; perchè aiTolutam.enre farete drag!
e vi renderete degniffimo, che vi cavino la tefìa. Se la Giuftizia
viene in cognizione di tanti voilri omicidi , v' infegnerà ben e(Ta ,
ed a molt' altri , che nell' arte propria ciafcuno ha T obbligo di
pofTedere abilità fufficiente .
Fot, Voglio fubito portarmi da un dotto Religiofo, per potermi re-
golare .
Ser. Fatelo , che ne farete contento .
Forac. Ma! e fé mi dice, che fono in obbligo di lafciar ['«arte, come
potrò mantenere la mia Famiglia?
Ser, Non mancano modi , e il comun Padre faprà dettar aperture,
che più opportunamente daranno quanto vi occorre . Fate voi il
voftro dovere, e circa il recante Islciate la cura alla gran Prov-
videnza . hlon di bobus cura ejì Dso , come dice S. Paolo ?
Torce. Di quefta poi non ne dubito,
Ser, Bada così .
Forac. Signor Formicene fi faccia fpirìto, e non tema. Signori tutti,
fuo fervo . Tutti gli fanno il dovere , e parte ,
Ser. Adelfo, come vi fentite?
Fur. Ho prefa un po' di calma , ma già conofco, che farò molto be-
ne, fé, coU'alfenfo però del Medico, aderirò ad una cacciata dì
fangue .
Ser, Quella fera fatevi nuovamente vifitare , e fé ve la prefcrive , noa
tardate punto : che così provved erete a que' difordini , che po-
trebbero avvenire dallo fpavento incontrato. Frutti difguftofi, Si-
gnor Beccatorta, della voftra condannabile imprudenza f
Becca. Mi difpiace; ma pojl faHum nullum confilium , Qjjel che pof-
fo fare fi è di pagare Medico , e Chirurgo ; qualora per mio
motivo il Signor Formicone abbia a fervirfi de' medefimi .
For. Non ho fentimenti di tanta viltà. Solamente mi preme, che in
avvenire, mai più vi facciate lecita fienile maniera di fcherzare,
troppo inumana.
Becca,
17
Becca. Si accerti purè, che faccio punto: effendo rimafto fortemente
colpito dalle lue grida, che tolto mi han fatto conolcere , che
avevo un po' troppo forpaffati 1 confini .
Ser, Giacche in sì fatta circolknza avete rilevato quanto anteceden-
temente non vi fi lafciava vedere, emendatevi angora dalla difor-
dinaia avidità di cibi molto guftevoli , e delicati ; giacché in ciò
pure allignano confeguenze funefte .
Becca. Il buono piace a tutti, dice il Proverbio.
Str. Altro è che piaccia ; altro che fi cerchi con troppa premura .
For, Di grazia , Signor Sereno , fenta fé la febbre fi è rimefla dt
molto.
Ser. La fervo fubito. taftato il polfo , E già quafi al termine.
For. Temo fortemente di quefia notte!
Becca. Voglio levargli il ditiurbo. Signor Formicene, fcufi l' acciden-
te, alTicurandolo, che mai più gli cauferò timore.
For. Già è fatta; ma temo, che a vodro motivo fia per faccedermi
qualche cofa di grande .
Becca. Non dubiti ; non avverrà cofa pregiudiziale di molto . Loro
Servo. Tutti lo rheri/com ; ma il Signor Formicene non fi fa
molto fentire . parte,
Ser, Non peranche potete fuperare gli affai ti del timore? affolutamen-
te voglio , che vi facciate fuperkMre a voi fteffo > e diate bando
alla tema foverchia.
For. La morte fpaventa troppo !
Ser. E vi è sì fcabrofo il perfuadervi, che non devefi temere l'ine^
vitabilei ma, che in cambio di ciò, chi è faggio, fi dà ogni
cura per allontanarfi da quanto può intralciare la buona riu-
fcita .
For. Bafta, ch'io vi dica, che quando mi fi prefenta alla fantafia,
mi vien freddo; mi cadon le braccia, rimango conturbatiiUmo,
Ser, Né bramereite di liberarvi da una tal pena, che come avete
veduto, vi rende lo fpaflb de' fcioperoni?.
For. E quanto volentieri! ma è molto difficile.
Set-, Voglio far prova, fé poffo difmgannarvi . Prima però di metter-
mi fulla carriera , devo avvertirvi ; che mai intendo dì condan-
nare quel ragionevol timore, che fa l'uomo cauto, e circofpettoj
ma folamente l'altro, che lo avvilifce, e lo rende codardo..
For, A me baderebbe di poter qualche poco Icollarmi dall' ecce»*
dente.
Ser. Afcolratemi: fia vero, che il grande Agofiino abbia definito il
timore Fedagogus Legis, e che il timore fia comparfo maedro
nelle arti: onde il prodigiofo pennello di Protogene nui compar-
ve sì ammirabile , che quando lavorò le fue tele allo fquillo
delle trombe guerriere, ed al lampo delle Macedoniche fpade,
^ come
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come riferifce Plinio ; feqmturqut tabularti ejus tempoùs hac fa-
ma, quod eam Protogenes fub gladio pìnxertt : e che Apelle anch'
effo diveniflfe fuperiore a fé ftedo, quando in pittura efprefle lo
fpavento de' tuoni : P'tnxit tonitrua. Sarà Tempre vero, che qua-
lora dal timore ne provengano effetti cattivi, egli deve fuggirli,
e da tutt' uomo fcacciarfi . Imperciocché , loderete voi (leflo
quanto rilevafi dalla rifpofta degli Ambafciatori de' Celti , data
al grande Aleflandro, allorché da queflo interrogati: di che piCi
temefle la loro Republica (penfando fentire, che della fua pò-'
tenza) rifpofero: che la patria fua temeva, che il Cielo cadeffe.
ad opprimerla . Hoc unum pertimefcibant , ne Cxlum rueret .
( Strab. 1, 7.) . Non fu dileggiabile Artemone, che ftipendiava due
fervidori i quali continuamente gli teneffero prefidiato il capo
con uno feudo di fìniflìma tempra , perchè fempre flava afpettan-
do qualche percoffa dal Cielo; Ne quid fuptr'tus caderety ufcen-
do poi di Cafa, ufava una Lettica con buon coperchio a fua di-
fefa . Letica non nifi aperta utebatuf .
Tor. Quefti poi fono timori da pazzo /
Ser, N.'mmeno i voftri fono da favio: avanti pure. E^'a faggio il ti^
mor di Nerone, il quale, febbene fapefle , che Etemizìano fuo
Aatagonifta era morto, fempre di Hi fgomenib, come fé vivo :
Quafi viveret Domttianus , & afforet , ita trepidare ccepit , ut colo-
re mutato, ac voce amt(fa vix confifleret ^
Tor. Il mio timore non è sì mal fondato. Pavento di ciò, che ha
faputo farfì (Irada in petti generoH, ed in anime illibate: io, a
dirvela, non pollo perfuadermi , che flavi uomo, il quale non
fenta sbigottimento, quaado può credere di aver vicinala morte,
Ser, Porto ancora, che alcuni uomini chiari per fantità fienfi dimo-
ftrati pavidi fugli ultimi periodi del loro vivere : ciò punto non
giufliHca mai la eccedente voOra paura; né ad ogni dolor di ca-
po, o leggier febbricella hanno fatto ridere, come voi; né mai
han dato motivo ai perditempi di darfl gabbo fino a vendetta
de' fuoi timori, come a voi è fuccello. In èfTì la parte mate-
riale folranto fi farà qualche poco moffa all' avvicinamento di
que'la difunione , che riconofce 1' origine dal traviamento del
Progenitore Adamo, da effo a noi lafciata in luttuofo retaggio ,
caftigo inevitabile ad ogni uomo; ma la parte più nobile feppe
reprimere i moti delia iùferiore, né pafsò a debolezze, a forfen-
natflggini. DifTì fin fulle prime, che in voi condanno folamente
lo ecceflfo di volita tema ; conofcendo troppo chiaramente , che il
pretendere di allontanare da voi totalmente un fimil difetto , è
un tentar 1' impofTibfle. Che, fé fofte di tempra diverfa, avrei
lena baftevole., a fior di ragioni , per abbatterlo fin dalle radici •
Tor* Credetemi, amico, cPie non fi dà uomo, il qual non paventi l'ul-
tima
*9
tima delle, cofe terribili: e fé voi, che dal voftro parlare fembra-
te un cuor di Lione, vi tro/afte in qualche pericolo di morire,
fcolorirelìe, treracrefte, e in tronche voci mutarefk linguaggio.
Ser. Già : 1' ubbriaco di leggieri crede gli altri bevoni : il difonello
lafcivi: il dettrator maldicenti ; il ladro rapaci, lo farmi non vo-
glio Prototipo di fortezza , e la eccezione ìi voftra credenza. Ma,
ditemi , leggefte mai la Vita del Padre Ssrafino da Vicenza Minor
Cappuccino?
For, Non ho, che fcorfe alcune fue Prediche Quarefimali ,
Ser. Siete voi anche di quelli, che ufano libri, fenza degnirfi di leg-
ger prima gli avvilì ai Lettori , i Proemj ? dal che poi ne avviene,
che fi g udica finiftram;?nte dell'Autore, fi fanno cenfure incon-
gruenti, fi rimprovera, fi decid?, e ne fucc^dono giudizi illegitti-
mi . E' vero, che la medefima non molto appartiene alla materia ;
pur tuttavia avrefte fentiìo, che infermatofi gagliardamente quel
buon S-Tvo di Dio nella Città di Bo'ogna l'anno 1747., fé non
erro, allorché ivi nella Chiefa di S. Miria Maggiore con grande
aoplaufo predicava in tempo Quirefimale : conofcendo , che il
Medico naturalmente a/eva qualche renitenza a dargli giuila idea
del fuo pericolo ; francamente gli iifle : parli pure eoa tutta fchiet-
tezza, mentre fon già pienamente difpollo al di'/ino volere. Udi-
ta raffvgnazione sì bella , il Fifico liberamente rifpofe ; non v' è
ph rimedio al fuo male: allora il pio religiofo, g'ulivo foggiun-
fe: Lxtatus fum in bìs^ qui£ diSla funt mi/j'i y\ in Domum Domini
ibimus . Così, amico caro, incontrar foglion la morte i Saggi fe-
condo il Vangelo , e dove trovate voi una piena di turbolenze ,
di affanni, riconofcon effi il principio del loro eterno ripofo . Non
fono pur anche quattro anni , che pafsò al bel Regno di quiete
un umile Servo di Djo Sacerdote. Qu2il' anima grande in età di
anni quarantadue, quando conobbe, che ormai, il diuturno fuo ma-
le lo conduceva alla morte, effendo da certi fuoi pia cari, e con-
giunti vifitato, al loro ing-eflfo nella faa ftanza, lieto, prima d'o-
gni alrra parola , diceva : Paradifo, Paradifo: ed io con tutta la
verità po(lo di ciò accertarvi; mentre qual fuo Cugino, ed amicif-
lìmo, più volte mwco proruppe in tali accenti fe.kvoli. Sì torno
a ripetere, lungi dall' affannarfi, da' sbigottiménti, fuoi terminare
i fuoi giorni , chi in vita fu fervo Ldele al Tuo Dio.
JFor. Veramente chi è in grazia del Signore può aver coraggio di af-
frontare il gran momt^nto ; ma chi può dubitare ^ fé ha fede, non
può a meno di non temere, e tremare.
Ser. E non vi dilTi fin da principio , che lo eccedente voflro avvili-
mento è fegno cattivo? Giacché però la buona forte ha voluto
eh' io imprenda a difingannarvi , ditemi : perchè non proccu'-are
di levare la caufa funeìta delle vofire temenze ? Se conofcete che i
B 2 giù-
20
giufli ponno intrepidi foccombere al 'lomune tributo ; perchè noa
ufate que' mtzzì medefimi , che a loro cagionano valore si
grande?
For, Poflo proccurare di farlo; ma perfuadetevi , che il mio fpavento
è tale, che, non oilante, alle occafioni farei pecora, e sbigot-
tirei .
Ser, Poiché fiam foli, 'e trattafi di apportarvi utile col prefente difcor-
fo; permettetemi, che io parli con quella libertà, che pub fom»
miniftrarmi la intrinfeca noftra amicizia , ed il defiderio , che ho-
di aiutarvi . Sappiate , che fette forti di timori fi danno , per
quanto ho potuto rilevare da famofi Teologi, e Filofofì. Il pri-
mo fi chiama naturale « pel quale ogni uomo teme qualche dan-
no alla natura, e quefto non è meritorio, né demeritorio, men-
tre non foggiace al libero arbitrio, e fi dice naturale non dalla
creazione di effa natura, ma folamepte po/i lapfum , perchè un
tal timore conofce la fua forgente dal peccato^ di Adamo. Il fe-
condo è timore umano , col quale alcuno troppo teme qualche
lìniftro accidente al proprio individuo. Qaeflo timore nafce dall'
amor eccedente alia prefente vita ; e quefto può effer peccato
mortale, o veniale, fé la perfona da efib inveilita piuttofto mor-
talmente, o venialmente peccherebbe, che perdere la vita . IL
terzo è mondano, per mezzo del quale alcuno troppo teme di
reftar fpogliato delle fue cofe. Quefto nafce dal troppo affetto
alle cofe temporali; e quefto parimenti può effer mortale, o
veniale , nella maniera in appreifo accennata . Il quarto è fervi-
le, per lo quale uno teme di peccare principalmente per timor
della pena. Il quinto è iniziale col quale fi paventa l'Inferno,
e la offefa di Dio , ma queita principalmente . II fefto è figliale,
con cui un'anima teme la difgrazia di Dio , e la feparazione
dal medefimo . II fettimo è riverenziale, che folo è ancora nel
Cielo , come dice il Reale Profeta: Timor Domini fanSìus perma-
nens in fxculum fxculi » Alcuno di querti timori viene dallo Spi-
rito Santo , e con lo Spirito Santo , come il timor iniziale , e fi-
gliale. Alcuno dallo Spirito Santo, ma non col medefimo, co-
me il fervile. Altro collo Spirito Santo, ma non derivante d»
eflb, come il naturale. Alcuni finalmente né con efifo , né, da
eflb , come V umano , e mondano , che compatibili non fono col-
la grazia del Santo Spirito, né da effo i\ danno. Premeffe tali
divifioni , e definizioni di ogni Ipezie di timore; ditemi , amico,
a qual clafTe ridurrete il voftro? Io riflettendo a quanto, tempo
fa, mi dicefte, palleggiando fulie mura della Città, allorché uia-
(le, per certo malore, fcientemente fuperftiziofo rimedio, vi di-
rò, che afiblutamente non polfo riferirlo., che ad una categoria
vijiofa i onde fé non prendete altra ftradi j vi fi moltiplicheran-
no
£1
no ì voflri fpauracclil a mifura , che in voi crefcerà l' amore del-
la vita prefente ; e fé non rifolvete di dar prontamente la fteflTa
piuttofto che mai peccare, arriverete in morte all'amarifTimo
pafTo di morir difperato : emendo ben ragionevole , che chi per
falvar la vita, puro dono di DIO, non ha difficoltà di grave-
mente offenderlo, fenta in morte i dirguUofì effetti del fuo pec-
cato.
Conte Candidio. E permeilo ? entra*
Form. II Signor Conte *
Con. Servo di loro Signori; gli altri lo complimentano , Come ve la
paflate ?
Tor. Ora non vi è tanto male ; ma temeva che quefta fofle la mia ,
Con. Che razza d'uomo fiete mai? fé folle figlio di un lepre, o
coniglio, non farefte piìi timcrofo.
Far. Mi è cara la pelle»
Con, Cand. ma un giorno, o l'altro, bifognerà'dare la terra alla te''*
ra : onde in sì fatta neceffità, perchè tante anfìstà, tante paure^
For, Almeno il più tardi che fi pofTa.
Con. Cand. Quanto fiatno diverfi di fentimento ! Io V anno fcorfo
come fapete, per quella pleuritide, che pofTentemente minac-
ciavami l'ultimo giorno, avvertito del mio pericolo, poflfo ac-
certarvi, che niente rimafi colpito da tale idea, anzi, fé debba
confeflarvi il vero, mi fentii confolato.
FùY. Io redo fuor di me fieffo!
Conte. Ed in qual maniera potrei diveffamente fentire ? Come iF
Pellegrino incamminato a Gerufalemme, o a Roma, quanto pia
al termine del fuo viaggio accoftafi, piij fi confola ; io così rav-
vifandomi qual viandante in quefta mifern terra , inviato al Cie-
lo , meta de' mici defiderj ; gioifco in ritrovarmi vicino a quel
felice momento, che darà termine lieto al mio cammino.
Ser. Che rifpondete amico a sì pefante ragione? Appunto, Sig. Con-
te, al fuo arrivo m' ingegnava d'indurre l'amico comune a dar
bando una volta alla fua timidezza.
Con, Faceva bsnifllmo; ed effo deve fuperar fé medefimo , e corag*
giofaraente abbattere un tale difetto. Giacché fiamo amici, e
r amicizia brama eguaglianza y è ben di dovere , che il Signof
Formicone proccuri di raflbmigliarfi a noi j e che tentiamo di al-
lontanarlo da ciò , che tanto lo turba , e può danneggiarlo »
Ser, Vi aggiunga , come poco fa gli ho detto , ( accennando il Stg»
Formicone, ) che pur troppo il fuo difetto riconofcc là origine
da un fonte limacciofo, che non ha molto, lo fece camminare
in tralice di quella Santi (lima Legge, di cui efler deve premurofd
cITervatore .
€!onte . Coraggio adunque ^ fpez7.at§ ufià vòlta qUéìU «fiideli càtciifi f
2Z
che vi circondano il cuore : date luogo alla ragione , al dot- ere , e
fatevi ftrada a godere in pace il reftante de'voliri giorni fu que-
fta terra, con grande fperanza dì aflficurarvi una felicità perpetua
nella vita futura.
For, Ho già deteflato il mio fallo, che tuttora abbomino al maggior
fegno .
Con. Ma bifogna dippiù odiare la cagione fuaefta di elfo.
For. Io aflbiuramente non mi fento foiza ballevole per trionfare di
una paflìone sì predominante ,
Ser, Non dice S. Agoliino: Facete quod pojjts y petere quod non pofjìs?
Fate quanto potete ; e dove non arrivano le forze vofire , giun-
geranno quelle di Chi tutto può. S'Egli ha detto , petite ^ &
acciptetìs , chiedetegli umilmente il fuo ajuto con viva fede , eoa
perfeveranza ; e fiate ficuro di riportar la virtoria.
For, Non fo più che dire. Quefte ragioni fono- di tanto pefo, che.
non mi lafciano luogo a dubitare .
Con, Affidatevi pure all'amorofiffìmo Dio, e non temete. Egli faprà
rendervi affai agevole quella palma, che di prefente può fembrar-
vi difa'arofa all'ecceffo.
.y^r. Se tanto amate la vita temporale, molto più ftimate l'eterna. Pro-
vedete per tempo j e non lafciate incallir la pafTione ; poiché
giunta a certi gradi , quafi del tutto acciecandovi farà la eterna
voftra ruina ; fono sì funefte le confeguenze di una paffione affai
radicata, che recan ftupore . Sentii pochi anni fono, da un vo-
flro pari, che tuttora vive, la feguente pazzia, ed è fatto verìf-
fimo , Se Iddio mi diceffe : vuoi adeffo venire in Paradifo , op-
pure differire a talento la tua venuta, di cui ti afficuro: rifpon-
derei : quando ciò fia, lafciatemi pureducento, quattrocento an-
ni fu quella terra, che poi verrò. Si può fentire maggiore fpro-
pofito !
Con, Mio Dio , che debbo mai udire ! Anteporre quefla valle di pian-
to alle immenfe delizie del gran Regno del gaudio I SantiiTima
Fede /
For, Che forfennataggine I
Ser, Eppure, amico, fé con tutto 1' impegno non vi opponete alla
corrente torbida del voftro male; arriverete anche voi di leggieri
ad un termine infauflo : già lo fapete , che il peccato mifera-
mente accieca il Peccatore.
Con. Ed avete fentita forfennatezza sì grande ?
Ser, Pur troppo! e non ceffo di compiangere Io ftato fventuratiffìmo
di quell'anima ingannata. Imperciocché la poca ptemura che ha
di unirfi al fuo principio, la ridurrà pur troppo per cofe di mondo
che tanto apprezza a grav;emente offnderlo . E quando anche
giungeffe a falvarfi, diffidlmente sfuggirà la pena di languore,
come
23
ccJme dlicono 1 Teologi, alla quale fogoìaccion nel Purgatorio co* '
loro, che freddamente cercano il Paradifo.
For. Chi feriamente penfaflTe ....
Ser. Bifogna ben penfarvi, e reftar perfuafo, che chi troppo fi affe-
ziona alla vita prefente , ai beni terreni , facilmente arriva a per-
der quel fine, per cui fu creato.
For, Quanto fìam miferabili/
Ser» La miferia noftra certamente è grande ; ma non farebbe tale, fé
proccuraflìrao di dar uniti a quel I>o, che fa elevare la debo-
lezza umana alle più eroiche azioni. Chi diede coraggio, e for-
za ad un Davidde , per cimentarfi cot^ sì felice fucceflb contro il
baldaazofo Golia? Chi animò Giuditta, che liberò Betulia da
«entò mila nemici, che T affediavano , fregiandola di quella pal-
ma, che già la refe immortale? Chi furon gli Apoftoli, opera-
tori di sì (iupende azioni , che a noi rendonfi più ammirabili
per la fproporzione delle loro forze colle imprefe operate, che
per lo fplendore delle lor gefta ? Se non quel Dio , che infirma
mundi etigit , ut forti a quxque confundat ,
For, Non crederete amico, quanto io mi fenta follevato da sì fatte
ragioni ,
Co«. Credete, fenza dubbio veruno, che, qualora dar vogliate afcol-
to al retto difcorrere, fvaniranno le macchine tutte formate da*
pregiudizi. Come volete mai, che poffa temere un'anima , che
ragionevolmente fpera di pofTedere la Grazia del fuo Signore . Noti
fiam noi afficurati dallo Spirito Santo medefirao , che il timor
di Dio toglie ogn' altro timore ? Qui timet Dominum nihil trepi-
dabit^ & ììon pavebit , Infatti è sì gran rimedio contro qualfivo-
giia timore il timor di Dio , ed il tellimonio di una buona co-
fcienza , che T ApoQolo S. Paolo non temeva pericolo alcuno •
ì^am gloria nojìra hac e/i teflimonium confcienttte no/ira .
For. Non altro più faprei rifpondere; che fimili inconcuflfs Dottrine ^
' ed autorità ragguardevoli , non abbian feguito numerofo di fatti .
Ser. Se altro non vi reila, già fiete fra le catene. Pertanto Tappiate,
che, chi voIefTe far noto quanto fu tal particolare accadde , mai
più finirebbe. Di volo però poffo dirvi j che S. Illarione da voi
g'à in contrario citato, eflTendo caduto n^lle mani de' Ladri, e da
quelli richiedo, s'egli temeffe, per atteftazion del Dottor S. Gi-
rolamo, così rifpofe: Io temere? tema chi ha che perdere. Car:-
tabat vacuuf eoram latrone viator, Replicaron eoloro, fé non hai
beni temporali , hai la vita , che ti potiamo levare . Vero , fog-
giunfe il Santo, ma né anche di quello ho timore, perché fio
Bene con Dio, e fono difpofto a ben morire. Poffum, inqutt^pof-'
fitm , fed ideo non tinno , quia mori paratus fum , Somigliante ril^
polla diedero parimenti a certi ladroni da ilrada S. Martino « e S«
B 4 Do-
24
Domenico j troppo vero efTendo, per detto dello Spirito Sanfo,
che: non contrtjìabtt jujìum quicauìd ei accìder'it . Racconta Eri-;;
berto Rofveido nelle Vite de' Padri dell' Ererro {l'tb. 5.) come'^
un Monaco richiefe all' Abbate Teodoro , fé , cafo che avefTe fen-
tito qualche ftrepito d'improvvifo romore, o ruina fi farebbe fpa-
ventato . Io fpaventarmi ì rifpofe l' Abbate : in verità vi dico ,
che : fi Ccclum terrai aàhareat Theodorus non ùmet , Era Teodo-
ro uomo di Dio, fervo veramente fedele: onde, che maraviglia, f
fé di ninna cofa temeva ? Di S. Martino riferifce Severo Salpi- ;
zio, come nei paflfare le Alpi, diede nelle mani de' Ladri, da'
quali venne prefo, e legato.- anzi uno di que' ribaldi alzb l'acet-
ta, per fendergli il capo; come farebbe feguito, fé da un altro
non foiTe (tato trattenuto il colpo a mezz' aria. Qtiindi richiedo
il Santo, fé avelfe avuto paura, rifpofe: Nunquam fé tam fu;/-
Jìe fecuruiriy quìa fciret , mìfericordìam Dèi maxime in tentationi'
bus ajfuturam . Ed in fatti , un Uomo dabbene non conofce ti-
more : In timi re Dei Ixtitia m'i/cenda , lo diffe Agoftino . E per
ridurre il molro in poco, Ruffino di Aquileja fcrive nelle Vite
de' Padri, che tra quelli non fi vedeva malinconia: Nullus ineis
tri/ìis inviniebarur . Perchè tutti eran Uomini di buona cofcien-
za; e chi ama Dio davvero, di nulla teme: Perfetia charitas fo-
ras mittit timorem •
Tor. Sono appagato,
Str, Anzi, moralmente parlando, dirb di più, che un vero Crifiiano
non pub darfi a temere. Imperciocché , fé il Giulio altro non
cerca, che lo adempimento perfetto del volere Divino; e lieta-
mente e coraggiofamente Io fa, fapendo, che la morte viene da
efiò, morsy O" vita in manu ejus ^ e che-' Pretirfa in confpecìu
Domini mors SanShrum ejus : di buon grado , ed intrepido fi pie-
ga a' fuperni decreti , mirabilmente avverando quanto ci fa fape-
re la Cantica: Fortis ut mors dilttiio»
For, Io fondava le mie ragioni fu quei t'mori, che in varj Santi fi
annidarono in quel gran punto; e qualor ad eflì rifletto nova-
mente fon portato a temere.
Ser. Sia veriffìmo quanto dite ; ma io crederei piuttodo, che, ficco-
me ancora l'anime Sante foggiacevano alle tentazioni del Diavo-
lo; così lo attuto nemico colla diffiienza tentafl'e d'indebolire U
loro virili; oppure fodero moti della parte inferiore. Ma in pra-
tica, credetemi, che a uomini tsh' ciò di rado fuccede ; troppo
forti effendo le autorità fopraddetre , per non lafciar più luogo a
dubitare. Che, fé peranche non fotte appieno perfuafo : Martiri
generofi, che più, che Cervo aflfetato, lieti, ed intrepidi corre-
re alla morte; voi nel fangue vottro felice tutti fommergete ire-*
liquati nojofi del timor di un Amico, che tanto mi preme.
Conte •
p
25
Conte . Cedete una volta .
Far. Mi dichiaro già vinto.
Ser, In avvenire aduhque di vero cuore amate il voftro buon Dio, e
fenza pùnto efitare, credetemi, che, fé l'immenfo amor fuo,
per noitro b?ne , Io induffe a morir fulla Croce , quantunque rei
per io peccato di Adamo, faprà da fuo pari vieppiù affifterci,
qualora figli fedeli a sì buon Padre faremo al termine di quefto
efiiio, vicini al premio, che ci promife. Come non teme va-
lorofo foldato, che Hdo fempre al fuo Principe, fenta chiamarti,
già veterano, alla Corte, dove fa, che il Sovrano gli preparò
luminofiflìmo impiego ; così noi Criftianamente vivendo, all'ul-
tim'ore, lieti, fenza punto di tema, andremo in feno al Graa
Monarca , più fedele di ogn' altro . •
ENIGMA PRIMO,.
IS O N E T T O.
O fon, che innalzo le Cittadi altere.
Ed al fublime trono i primi Eroi .
10 la cagion, clie de' trionfi fuoi
11 merto ammirin le Provincie intere.
Per me floride fon le Primavere,
Per me cantano i Vati: onde avvien poi.
Che chiari fon dal Tago a' Lidi Eoi j
Ed apro a chi le vuol delizie vere.
Fabbrico, e flruggo; infegno in ogni parte;
D'alma, e di còrpo privo, e di figura.
Sono in continuo moto e mai non torno.
Pur v'è chi cerca d'ingannarmi ad arte:
Mi taccia di nojofo , e non mi cura ;
Sperando poi, di ritrovarmi un giorno.
// Ttmpo.
E NIG MA S E C O N DO.
Oh fé fapeflTi quanto vai coftui ,
Che d' ingannar fi cerca , e fi proccura ,■
Quafi cagion di giorni ofcuri , e bui ,
E aborre vii di pefTima natura !
Come diretti : oh quanto pazzo io fui ,
E la mia mente ottenebrata , e ofcura ,
• Allorché gettai c;ò , che folo è mio ,
E con che fol può guadagnarfi un Dio!
Il Tempo,
Sen. Omma alUna funty tempus tantum mjlrum ejl.
CONVERSAZIONE, O VEGLIA
SECONDA.
INTERLOCUTORI.
Signora Eugenia Tabacconi Madre della Signora Vofca,
Sig, Antonio Fumagaldo,
Pietro Lodriforio .
Zenobio Dupaldo,
Lorenzo S impillo ,
Si finge nella Camera da Vifite della detta Sig. Eugenia .
^^3' T^ A temi la fcattola, che mi fono fcordata fui cafTettone.
J'°f' JLx La ferco fubito: Frende la fcattcla ^ e nel portarla : mi km-
bra molto leggiere,
Eug. Forfè non ve ne farà p'ìi. Empitela.
Fof, Gli mofira la fcattola aperta. Eccola pii^i pulita di dentro, che di
fuori .
Eug, Non fo che dire. Non faccio torto al Cognome.
Fof, Per quanto fembrami , fi è un po' troppo alTuefatta .
Eug, Figlia mia, prenderei in tabacco lo Appaltatore medefimo.
Fof, lo temo, che la intemperanza di eflb,pofra nuocergli alla fanifà;
perchè ho fentito dire, che Tufo eccefiivo di tal polvere apporta
danno al corpo.
Eug, E perchè nò? Tutti gli eccelTi fono pcricolofi,
Fof. Cara Signora Madre, procuri dunque di moderarfi . Se prudsn-
temente dubita di poterfi danneggiare, è anche obbligata di ufar
moderazione .
Eug, Dite beniffimo. Fate così, mettete la fcattola nuovamente fui
CaiTettone, colà voglio folamente tenerla. Allontanata così la oc-
cafione, fpero di fottraermi agli ecceffi.
Fof, E' anche troppo vicina.
Eug, Nel principio così mi convien fare ; in feguito uferò mezzi piìj
forti . Per quei gradi fleffi , per li quali fono giunta al fommo ,
per li medefimi è ragionevt)le, che retroceda,
Fof, Eccola dove mi ha detto.
Viene il Sig. Fumagaldo , e fatti i folttì vicendevoli rif petti ^
Fxm, Come fi lente Signora Eugenia?
Eu/»,
Eiig. Bene a' fuoi cornandi .
Fum. Voglio (ubitamente dargli una prefa di buon tabacco.
Eug. Grazie, Sig. Fumagaldo, non faccio per far rifiuto, ma per
emendarmi qualche poco dal troppo frequentare il medefimo.
Fum. Per qualche prefa non vi è male .
Eug. Il rrale non era in qualche prefa , era in qualche fcattcla.
Fum. Q.i2ndo così fofle la cofa , opera faggiamente .
Eug. Commcifi per divertimento, e per compiacere , ed ho formato uh
abito aifai gagliardo .
Fum. Tanto fuol accadere anche in altri generi. Si comincia con fom-
ma indifferenza ; ma non iacendofi contro i principi » fi forma una
violent» neceflìtà.
Entra ti Sig, Lodriforioy e fatto come fopra y
Lod. Nuove curiofe.
Eug. E quali fono?
Lod. Poco belle,
Eug. E' fucceduta qualche difgrazia ?
Lod. Pur troppo.
Eug. E che?
Lod, La figlia del Sig. Narmindi è fuggita eoa un Sartore , col quale
da qualche tempo amoreggia\;a.
Fum. Il Padre, e la Madre lo fapevano?
Lod, Avevano de' fofpetti ; ma tanta era l' arte de' due Innamorati ,
che non lafciavano gran fondamento di dubitare .
Eug. La Madre con vigilante cu{lodia,non oifervava gli andamenti del-
la figlia?
Lod. Appunto il divagamento della Madre ha lafciato vafto campo al-
la figlia di precipitarfi,
Eug. Quanto è fuggita ?
Lod. Dopo le ventiquattro. In tempo appunto, in cui la Genitrice
leggeva gli Avvifi, la figlia fi è pian piano fottrata alla medefi-
ma; e per lo portone di dietro, dove jl Drudo l'attendeva ia
quei folitario viottolo, ha voltato le fpalle alla Cafa paterna, la-
(ciando in un graviffimo imbroglio la trafcurata Cufiode.
Fum. Che dirà mai il Padre?
Lod, Il Padre, datofi alle furi», voleva ammazzare, appiccare, met-
ter foffopra il mondo; ma feco lui trovandofi per buona forte il
Dottor Cìriatoli, e i' Avvocato Fifcale, hanno faputo calmare
gì' impeti di un Genitore adirato, e tocco in parte un po' troppo
delicata, e fenfib;le .
Fof. La Sig. Terefa fi è precipitata ? unica , ed erede di uno. (lato si
pingue , che poteva pretendere un Cavaliere , fpofarfi ad un Sar-
tore? Che pazzia !
Lod, Ringrazii il Signore, che ha una Madre attenta fu i propri do-
veri ; mentre forfè potrebbe far peggio. fof.
2S
Tof. E* vero, che la Signora Madre ha cent' occhi per tnei rtìa gli
afficuro , che prima di affezionarmi ad alcuno , vorrei fui ferio ri"
flettere , fé il partito fofle per effere approvato da* miei Genito-
ri ; e quando la cofa fofle al contrario , non darei afcolto a chi-
chefTia .
Lod. Lodo i fuoi fentimenti degni di una figlia di Madre si rifpetta-
bile . Opererebbe da faggia; ma non è ii facile.
Fof, CoU'ajuto Superno, e con quelle maflfime, che dalla Signora mia
Genitrice ho apprefo , le quali mi hanno determinato ad una to-
tale raffegnazione a' fuoi voleri j amando la ritiratezza , ed abbor-
rendo l'aria delle fìneftre, che per le fanciulle fuoi riufcire fata-
le, fpero, che non opererei diverfamente da quanto dico.
Fum. Continui pure sì belle determinazioni , che non avrà motivo di
pentirfi , come quanto prima farà la incauta fuggiafca .
Eug, E come, in vece di attendere a cofe proprie di una Donna,
che abbia il pefo di reggere la Cafa , e di educar bene , e ve-
gliare con tutta la premura fulle veftigia di una figlia fola, per-
devafi la Signora Vittoria dietro la lettura delle Gazzette?
Lod. E' fuo cofìume da qualche tempo in qua, dopo le ventiquattro,
due, o tre volte la Settimana di leggere i fuoi Avvifi, che gli
vengono mandati da diverfe fue pari ; ed in tale circoftanza infe-
gna a' Generali come debbano regolarfi , per fuperar 1' inimico :
fa i fuoi Pronoftici : entra ne' Gabinetti : va falle flotte ; né in-
contra novità sì flrana, fu cui non dia francamente il fuo giudi-
2Ì0.
Eug. Che debbo fentiref Lo fo ancor io, che la povera figlia ha tro-
'vato largo campo alla fua ruina. Faccia inferire il prefente fini-
flro fucceffo negli Avvifi , frutto amaro de' fuoi vaneggiamenti ;
che potrà giovare a m.olte altre , e renderà più pregievoli i me-
defimi con una nuova di molto infereffante .
Lod, Vi aggiunga , che fi rende ridicola j effendo il divertimento di
quelli oziofi, che fanno i madornali ipropofiti, che va dicendo.
A buon conto gli hanno trovato un nome
Bug. Fa di più il bel guadagno di effere Io fpaffo de' Scioperati ?
Lod, E come! Saranno venti giorni, che ferve da Commedia a quel-
li, che fogliono venire al Caffè della Pernice.
F^ug, Ecco i bei frutti, che raccoglie dal voler ufcire dal centro. Ago,
e refe, per le donne, rocca, e fufo. Quefli fono gli efercizj,
che a noi proccacciano le lodi de' faggi : e fopra tutto I* adempi-
mento del proprio dovere ci rende ammirabili.
tod. Raccontò il Notato Branchi , che abita dirimpetto alla camera
della Signora Vittoria , qualmente di -cafcofto una fera l' afcolta-
va, allorché di frefco ad effa erano flati recati gli Avvifi, e dif-
fc, che così diede jiincipio. Vienna, Novembre, perchè non co
no-
nofcendo i numeri , le date placidamenfe dormivano . Poi rivol-
ta alla figlia gl'impofe, che attentamente afcoltafle le nuove .
Ma efla, che più gradiva di fentirne dal Sartore , moftrando di
non curarfene colla fcfifa di nemmeno fapere a qual parte fofle-
ro le Città fu' Fogli nominate ; e volendo fortire dalla camera ;
fu dalla madre trattenuta , dicendogli : che l' avrebbe illuminata ,
ad oggetto, che poteffe ritrar piacere dai medefimi, e comparir
virtuofa. Quindi fenza dimora diede principio agli ammaeftramen-
ti , aderendo : che gli PrufTiani , ed i Tedefchi fi farebbero ri-
tirati ne' quartieri d' Inverno , per lo ecceffivo rigor del freddo ;
mentre la Slefia, e la Boemia fono fotto la zona torrida. Gli
diede l'altro lume, che Londra è la Capitale de' Turchi. Pro
feguì, defcrivendogli Roma fulle rive del grande Oceano . Gli di-
picfe la Moravia nell'Affrica, ed i fuoi Abitatori più neri de*
Spazzacamini. S. Giacomo di Galizia alla fine del mondo, e Gi-
bilterra in America. La defcrizione poi di Venezia, da lei fitua»-
ta nel mezzo di un vado mare in vicinanza di molte lagune, af-
fai piacque alla figlia : coficchè la madre , contenta delle fue dot-
te lezioni, pafsò alla continuazione della lettura già intraprefa .
La erudita Signora , che forfè folamente curafi di cofe grandi ,
licenziate virgole, punti, e quanti fegni diftinguono i fentimenti
di chi fcrive; leffe dal principio alla fine le pregiate novelle, co-
me fé di un folo fenfo foffero ftate compofte ', fermandofi pura-
mente, dove conofceva, che il fuo penetrante ingegno poteva
dare alcuna provida inftruzione a qualche Mmiftro, Conlìglio, o
Generale. E' vero, che i barbari nomi de' Paefi Germanici fa-
cevano dir cento fpropofiti al notiro Ammiraglio dal Cuffione ;
ma egli ciò nulla odante giunfe al termine fenza avvilirfi ; alTi-
corando la figlia, che in avvenire cosi l'avrebbe idruita, che fa-
rebbe data per fare, alle occafioni, luminofa comparfa.
Fum, Dimattina vado anch' io al Cafìe della Pernice ; né più T ab-
bandono , fintantoché la Sig. Vittoria non lafcia la incominciata
Commedia .
Eu^. Per quella ftrada medefima , per cui la inavveduta Signora va
in traccia di ammirazioni , per la medefima incontra le meritate
derifioni. Eh, Signori miei, bìfogna perfuaderfi, che la ftrada fi-
cura , per acquifiarfi la ftima del mondo fenfato è l' umiliarfi ; il
faper moftrare di conofcer la propria miferia j e 1' attendere ia-
ceffantemente agli obblighi dei proprio ftato.
Lod, Così la intendo anch'io: e qualunque Signora, che opererà fa
tal guifa, mai avrà il difguQevole incontro delle derifioni;; e di-
leggi . Ma la Signora Vittoria Bafta il dire che il Dottor
Dallazuppa gli ha fatto capitar alle mani il feguente Sonetto in
lingua Lombarda, che ho francvnente a memoria, da lui fatto,
. sella
30 ^ '
nella Bottega fuddetta traile rifa di molti , che fi trovarono pre-
fenti .
Eup^ Quanto mi attrifto !
Loa, Sentano, come il Dottor Dallazuppa confìglia la fopraddetta.
S U N E T.
Sgnora Vittoria lafsè andar i Avvis;
Ch'a dsì di macaron, ch'in s*pon fufFrir!
Tindì a far di calzet ; cucì '1 camis :
E an dsì, eh Rorra è dre al mar; ch'i pom en pir.
E, za eh' a crdì un Lov quel, eh' è un can bis:
E Sacerdot di Turch al Gran Vifir;
Fé, ch'i Fujet s'in vada in pih d'mil bris,
Dfend , eh al parlar Tudefch al n' s' poi capir.
L^sè, ch'i Generai fazn a fo mod :
eh l'è mei d'fars aramazzar, tendr al lafagn,
E magnar di caplet dentr al bon brodj
E an infgnè piti materi a voftra fida;
S'an la vulì a part in t'al catciv guadagn,
Ch' cunfift pur trop in t'una fol parola.
Fum, Infolentiffìmo Dottore ! Non è quefta opportuna maniera per
ravvederla.
Fo/. Suo danno: attenda alla rocca, fé non vuol Sonetti pungenti.
Fum, E' vero , che tal Signora è in errore , dandofi a ciò , che a lei
difconviene; ma nemmeno la Signora Fofca è lodevole, parlan-
do così , più fpinta da un po' di collera , che da zelo di emen-
da .
Eug. Il Signor Fumagaldo parla beniffìmo. E voi , o Fofca , prima
di aprir bocca , penfate .
Fum. Prefto fi parla , e pretto fi pecca .
Entrano ì SÌ£i^. Dupalcio , e Simpillo, e fatti ì complimenti ^
Dupaldo . Gran fufurro In Cafa del Signor Narmindo .
Eug. E con ragione / La fuga di una figlia , e tale , non è gran mo-
tivo di fcon volgimento?
Simpillo . Già r hanno trovata .
Eug. Quanto ne godo !
Dup. Certa donna per accidente , avendo incontrata la fuggitiva , e
conofciuta; off2rvato il luogo, dove il Rapitore l'ha condotta è
volata ad avvifarne il Padre, che fubito co' Servi è corfo a pren-
derla , fenza trovare il minimo oftacolo , eflendofi contentato il
colpevole di poter fottrarfi colla fuga.
Fofca, E di prefente, che l'hanno trovata vi è tanto firepito?
Dup, E come ì Informato il Sig. Narmindo del divagamento della mo-
glie.
5t
glie , che da qualche tempo in qua , perdutafi ad imitazione (H
cere' altre nella lettura delle Gazzette , fcordavafi di aver occhio
alla fanciulla , voleva gagliardamente batterla ; e fé due Amici
non fi fodero vigorolamente oppofti e con ragioni , e con fatti ,
la fconfigliata Signora malamente l'avrebbe pallata.
Eug. Dunque la tempefta è quafi caduta?
Dup, Con tali mezzi fi è riparata dalle maggiori furie del tempora-
le ; né gli fono toccati che due pefantiffimi fchiaffi ; uno de' qua-
li per accidente gli ha cacciato il gran Cuffione fui fuoco.
Fofca. Sono flati in tempo a levarlo?
Dup. Da uno de' due mediatori è ftato fubitamente falvato ; non aven*
do, che riportato leggieri danni qua, e là.
S'tmp. GliAvvifi, gliAvvifi fono ftati ben ferviti!
Fé/. Sì !
Simp, Li ha fatti in mille pezzi; proibendo alia delinquente di mai
più azzardarfi a tale frafcheria : col promettergli , le coutravvie*
ne, di dargli un raro rinfrefco di Canna d'India.
Eii^. Benedetta quella mano, che lo farà Non dico ciò perchè
io goda del fuo male , ma perchè fi emendi da un fanatitmo si
deteiiabile.
Fum, E non la compatifce? Sa pure, che i/onth non regna y in chi
non fa compatire.
Bug. E' vero ; ma pur troppo , quando fentonfi certi gagliardi fpro-
pofiti , sfuggono propofizioni , che farebbero da tacerfi . Peggio fa-
rei certamente, fé un ajuto fuperiore non mi affilteffe.
Fum. Quifta sbrigliata forfè la renderà più cauta, e premurofa di ri-
conofcerfi debitrice di una vigilante cura fugli andamenti di una
figlia , che , per foddisfare ad una pazza inclinazione , fi era fcor-
data degli obblighi rilevanti, che ha verfo quelli, che gli hanno
data la vita.
• Dup. Potrebbe darfi ; ma io non ho gran fede , che fi emendi . Le
d^nne per lo più fono deboli di teila, e- caparbie.
Fum, Sa V. S. da che ciò provenga? Dalla poca cura che hanno gli
uomini di dare una buona educazione allemedefime nella età im>-
matura, ed in feguito. Sotto la direzione di pii Genitori , cheil-^
luiiri donne non vantano le Storie tutte?
Dup. Ma fono rare.
Fum, S' inganna. Il numero è fterminato ; e fé i Padri non folo, ma
gli altri uomini ancora nel praticar colle donne ccrcaflero di far
ad effe difcorfi edificanti, gli raccontafifero lodevoli azioni di ce-
lebri Eroine , che in tanti generi di virtuofe gefta fi fono refe
immortali , in quanti hanno potuto fegnalarfi uomini eccellenti ;
d' altro carattere fi renderebbero ; né troverebbefi , chi le fprez-
zaffe, come leggieri di capo.
Du^.
5*
Dup. E' sì rilevante il numero di donne, che hanno potuto renderfi
chiare, ed eguagliare in diverfi modi, ed in caratteri ammirabili
di ogni genere i più ftgnalati del noftro fedo, che il Mondo ce-
lebra ?
f^um. Sì Signore, Signor sì, e, fé non temefll di recar tedio col tef-
fer Catalogo di famofe femmine, che meritano di effer parago-
nate ad uomini più rinomati sì per valore, sì per fa pere, sì per
quanto può mai gradire a chi fi compiace dicofe veramente gran-
di ; non avrei terminato, che ella farebbe mutata di fentimento.
I>i*p, Eccettuate le immortali Giuditte, le Debore, le Jaeli, celebri
ne' farti marziali delle più rifpettabiii Storie; e la Fauflina Ma-
ratti , la Marinelli , e Veronica Gambara in Parnaffo , rifervate
fempre le venerabili fu gli Altari, non mi fowiene ai^u-V alerà,
che meriti di edere arrolata tra tanti egregi- uomini, chè^in ogni
tempo accrebbero fplendore al noftro feflò.
Fum. Non altre? Oh Sig. Dupaldo (perdoni a quanto, con tutto il
rifpetto, mi trovo in necefTità di francamente dirgli) non fi fa-
rà prefa gran pena di legger Storie.
Dup. Io , a dir vero , non fono fiato molto portato per un tal Ge-
nere di erudizione ; ma ho praticato uomini dotti ; ne fo di al-
cun' altra , che debba riputarfi degna di effere pareggiata con qual-
cuno de'nortri Eroi.
Fum. Permettono , Signori , che io fchieri molt' altre celebrate fem-
mine (tacendone rilevanti ffimo numero) colie loro memorabili
azioni fcritte in fronte?
Fof. Io vi avrò tutto il piacere.
Lod. e Simp. Racconti pure ciò, che vuole,
Dup. Incominci.
Fum, Alle prime da lei rinomate sì famofe in materia di guerra ,
ponno meritamente annoverarfi le Fredegunde, le Semiramidi ,
le Tomiri, le Ificrati, le Cieopavre, le Cammille, le Zenobie,
le Pantafilee , le Celie , ed altre molte , che nell' età più lon-
tane diedero chiare prove del lor valore . Che fé poi indagar
vogliamo, fé gli altri fecoli fieno fiati da fimili donne illufirati ,
o per meglio dire, fé in ogni tempo abbia il Mondo avuto ra-
gionevole motivo di ammirar donne ai par degli uomini bellico-
fe, e prodi, troveremo; che Maria Pozzuolana, datafi al guer-
reggiare, non ebbe la pari, né fi trovò guerriero, che la potef-
fe fuperare . Indefeffa nelle più gravi fatiche, dormiva nel cuor
del verno al fereno , altro non avendo per letto , che la nuda
terra, e lo feudo per guanciale {Sat. & Petr.)\ e da fette vol-
te riportò in egual numero di battaglie generofamente la palma.
Che Madama Balignii oppofiafi agli Spagnuoli , che oppugnavano
Cambray nella Fiandra, con animo grande fi affacciò alle triu-
eie-
3? ,
cìere, e colle fue Damigelle s' intrommife in tutte le militari
azioni , lavorando trinciere , aggiullando ripari , piantando arti-
glierie, caricando cannoni, riconofcendo porti, incoraggendo fol-
dati, e fortemente conubattendo colle armi alla mano, con illu-
pore fommo de' nemici medefimi.
Tof. Che ne dice, Sig. Fumagaldo, quefte due fono valorofe?
J)up. Ammirabili, ma poche.
>F«w. Piano ! Che ftupore non recò nel memorabile afledio di Otlen-
da nella Fiandra, {Girardi an. 1604.) fatto dagli Spagnuoli un
Giovine, che, date ftuperide prove del fuo valore, rimalo mor-
to, fu ritrovato femmina?
Altra fimilmente nell' affedio di Torino fatto da' Francefi , che fil-
mata Uomo pel fuo valore , arrivò al grado di Capitano di Ca-
valleria, e per dieci anni diede mirabili contraflegni del fuo co-
raggio: {IJl. Guatai 1(540. pari. 2. l'tb» 7.) potendo in certo in-
contro evitar la morte arrendendofi , volle piuttofto generoCamen-
te morir combattendo, che vilmente arrenderfi .
S'tmp. Brave, Bravilfimef
Fum, Avanti, comincio adeffo. Nel 1644., volendo i Casigliani for-
prendere certo Cartello de' Portughert ; querti , mancandogli uo-
mini, fi fervirono di donne, le quali fecero prodigi : coficchè
una, tuttoché ferita, uccife molti Soldati.
Allorché da' Turchi nel Regno di Candia fu prefa Canea , in quel-
la difefa mirabilmente fegnalaronfi le donne ; ed una fpezialmen-
te chiamata Regina, (Gualcii Part. 5. lib, io. an. 1648.) vera-
mente di sì bel nome degniffima, e nella eroica imprefa Aute-
fignana dell' altre, che morì fuUa breccia.
Ne' tumulti di Napoli, che non fece quella famofa Donna Ifabel-
ia, che ritiratali nel Cartello di Favola, ( Gualdi an. 1648. >
per tre mefi coraggiofameate foftenne lo affejj^o popolare?
Chi poi ha termini per far i dovuti encomi alla celebre Artemisia ^
che nel memorarJo giorno , in cui Serfe Re della Perfia contro
i Greci a Salamina, favorendolo erta, diede le più maravigliofe
prove del fuo valore; coficchè il mentovato Monarca, enervan-
dola dal maertolò Padiglione innalzato fui lido, ebbe a dire:
che in tale -circortanza gli uomini avevano fatto da donne, e
quella Eroina da uomo ? Però gli Atenienfi fpaventati dal valo-
re di cortei comandarono ad Aminio Capitano di una Galera,
che , lafciati gli altri nemici , folamente cercafle di fuperare la
gran Guerriera , promettendogli dieci mila dramme in ricom-
penfa .
Sufcitatofi grave tumulto nella China T anno i<52 2., ardirono i
fol levati di afTediare la Capitale di quel gran Regno . Mentre
però correva il terzo mefe dell* affedio , certa coraegiofa donna ,
C " ra*
34
radunati var j Soldati nelle proprie Terre , ( Samod, Rei. Chìn. )
feppe reprimere 1' orgoglio de' ribelli, facendo flrada al neceda-
rio foccorfo della Piazza .
Nella China medefima fiorì pure altra incomparabile Guerriera ,
moglie di un certo Doge, la quale fattafi Conducitrice di nu-
merofo corpo di Soldatefche , fece conofcere 1' attività fua gran-
de negli affari guerrefchi , contro la Tartara Potenza : non am-
mettendo, che titoli propri Toltanto del feflb virile.
JLod. Quefla fera io prendo concetto delle dontìe in una materia, che
Tempre ho giudicata fuperiore a qualunque donna per animofa
che foUe ,
X)np* Quelle, che finora il celebre Sig. Fumagaldo, grande Avvoca-
to delle donne ci ha defcritte sì famofe , fono in troppo fcarfo
numero , relativamente alla moltitudine preflbchè infinita di
quelle, che non farebbero atte, che a guerreggiare co' grilli, e
co' ranocchi .
Tum. Adagio pure, Sig. Dupaldo. Giacché mi decanta Patrocinatore
di un fé fio, del quale ha sì poco concetto in materia guerrefca,
mi fento fiimolato a profeguire con più di vigore le incomincia-
te difefe.
£«;^. Animo, Sig. Fumagaldo; ma non s' impegni poi a provare,
che al giorno d' oggi vi fieno molte donne capaci di far prodez-
ze marziali: perchè io fiefia dirò contro* le femmine; accertan-
dolo, che tutta la nofira bravura confifie in feguire, purtroppo
biafirrievolmente, le maflime di un fecolo guafio . Si fanno af-
falti, ma alle chicchere icì Caff^ ; fi maneggiano ferri, ma da
fermar ridicoli ornamenti al capo; fi danno battaglie, ma alle
menfe più laure . Tutta la noftra cura continuamente aggirafi in
ccrrparir più belle, più amabili, più rifpettabili ; imitando fola-
mente gli uomini in cofe fuperflue ; maneggiando fcatole da ta-
bacco, orologi , che a nulla fervonci, e carte da giuoco, per co-
ronar così una vita da vere poltrone,
Fof, La Signora Madre, incairbio di favorire le povere donne, delle
quali il Sig. Dupaldo moilra di averne sì poco concetto , fem-
pre più le deprime . Non vi fono forfè prefentemente femmine
molto pregievoli, faggie , e che adempiono le proprie obbliga-
zioni ?
Eug. Parlo in generale, e folamente di quelle, nelle quali fi ravvi-
fano i caratteri mentovati. Ma, cara figlia, quefte fono in trop-
po gran numero; e così effendo la cofa, ed amando io fomma-
mente il vero, non pollo, che vieppiù confermarmi ne'medefimi
fentimenti .
Tum. Permettano pure , che io fcftenga il mio impegno ; mettendo
folto gli occhi del Sig. Dupaldo altri femminili Soggetti, allo
fplea-
55
fplendore de' quali fìa poi coftretto abbafTar le pupille , e cedere
al vero.
Dup. Ve ne vogliono almen cento , fé devo mutar opinione .
Fum. M' ingegnerò trovarne affai più .
Dup. Coraggio pure .
Funu Qui converrà non far parola di Tevea, che, rimafta vedova
per la rrorte di Argone Re di Schiavonia , armò contro i Ro-
mani, ruppe i loro Eferciti, uccife il Confole Publio Ennio, e
trucidò i fuoi foldati . Come pure della generofa Marcella di
Lenno, che ancor fanciulla, vedendo fuo padre uccifo dai Tur-
chi , mentre difendeva la porta di Covino , prefe V armi dell' e-
fìinto Genitore , ed animofainente fodenne l' impeto de' nemici .
Da altri poi aflìftita , gP infeguì Hno alle navi , lafciando coper-
ta la ftrada di cadaveri. Sarà conveniente folranto di adunarne
moltiffìme, e far vedere a chiariffimo lume, che, con il feffo,
ma la generoiità, il coraggio, e la virtù fanno il bel carattere
de' forti : Fori'ts e/i qui atiimum habet infrailutn , vel qm val'tdiS
V tri bus prceditus e/ì .
Le Donne Argive , come riferifce notiffìmo Storico, dirette da Tra-
fiUa loro Antefìgnana, valorofamente difefero colle armi alla ma-
no la fua Città dagh aflalti di Cleorrene Re di Sparta. Affer-
ma lo rteffo Scrittore, che le donne Ibere, e Sauromare fono al
pari degli uomini armigere, bellicofe, e pratiche nel tirar di
faeita. Le Gotiche alfediate da certi popoli loro poco buoni vi-
cini : mentre i loro mariti erano in altra guerra gagliardamente-
impegnati, fi unirono in ben ordinati fquadroni , e diedero a' ne-
mici una rotta confiderabile: neceffìtando i rimarti ad una vcr-
gognofa fuga : Ipfa armis affumptis fotx exercìtum adverfar'tomm
in fugam verterunt. {Ctem. AlejJ, Sinj. Majol.)
Nel Perii Provincia dell' America, fcriffe il Majoli : che le don-
ne talmente fono aniraofe, e guerriere che mettono fpavento a*
vicini Re : Armis plunmum vaUnt , proximifque Regnis omnibus
terrori extant , atque divitiis , potentiaque pollent .
La R':;gina Zinga, fatta Conducitrice di .un efercito di donne, fu
di fommo fpavento a' Regni del Congo. {F, Alemand. Ifl. del
Congo) Le donne Lacene unite a' loro mariti contro de' Meffe-
ni el'ercitavano con tutto il coraggio le cariche militari , facendo
invidia a' più capaci .
Le éonne Alemanne fotto lo Imperio di Emanuele Comeno nell'
Oriente, al pari degli uomini generofe, fi fecero afcrivere alla
milizia, per andare alla imprefa di Gerufalemme , ( £/. tib. 12.
var, Iji. Felice Adolfi) e veftite da uomo, fecero prove inaudi-
te del loro valore.
Le donne animofamente difefero la Città di Belvace affediata dal
C 2 Du-
5<5
Daca Carlo òì Borgogna ; (/o. Rtrts) e nell' ultimo .affalto da-
to dal detto Principe, lo refpinfero con tale intrepidezza, che
empirono le fofle di cadaveri nemici.
E la Boemia, per lo fpazio di anni fette non fu gagliardamente di-
fefa, e governata dalle fue magnanime femminei' Finalmente i
S?fTameti popoli della Scizia, non permettevano, che alcuna don-
na fi ffaritaifp, quando prima non aveva uccifo tre Soldati ne-
mici in battaglia . ( j^hx. ab Altx. l'tb. i. cap. 14. ) Non prrus
vubànt ^ quam tres occìdetìnt , Lafciando con molt' altre di far
parola dello ftuolo innumerabile delle Amazoni ; perchè la Sig.
fofca, fentendo le prodezze di quefte, prefa da gagliardo entu-
fìafmo di mortrar anch' effa il fuo fpirito , non gettaffe la rocca,
fui fuoco , e frettolofa , prefo uà coltello , non correlìe in canti-
na a tagliar in pezzi un falame 4
Fof. ( rìdendo ) Oh ! di quelli ne ammazzerei !
Bug. Gran compagne, che avrefte in fimili battaglie.
Tum, E' pago Sig. Dupaldo? crede, che fia già oltrepafTato il nu-
mero da lui ricercato?
J>«p. Non avrei crefluto , che le donne foffero ftate capaci di tanto .
Futtì, Ma! il finquì detto, folamente prova a favore del valore don-
nefco : vi rimane eh' io metta in chiaro 1' altra parte della mia
propofizione: che in faijere , ed in quanto ponno gli uomini fe-
gnalarfi, del pari lo pofTano le Signore donne. Eccomi pertanto
air adempimento. Maria Catterina Con'effa d' Aunoy, morta
nel principio del corrente fecolo, non fi é forfè colle lue beli'
cpere in profa , dimoflrata erudita ì La Conteffa di Bregii colle
fue lettere, ed i fuoi verfi a noi per mezzo delle ftarap2 lafcia-
ti ì La Calteinau Conteffa di Murat colle fue Poefie , col fuo
Romanzo de' Folletti di Kernofi, ultimamente riftampato: e la
Catterina Chemin ammefTa all' Accademia Reale di Pittura , e
di Scultura del gran Parigi , celebre in rapprefentare al vivo i
fiori, non fono effe d'immortale memoria? Qual fama non fi
fono acquiflate una Vittoria Colonna, una Elifabecta Girolami
Ambra? Le Capizucchi, le Grillo, le Paolini, Gaetane da Spel-
lo, Arragone, Avogadre , Molze , levarono pur grido anch' ef-
fe: ed i loro componimenti vengono tuttora confiderati , Ma»
e dovrei paffare fotto filenzio la Gaetani, la Battiferra , la Ter-
racina, la ... . Caro Sig. Dupaldo una ferie di dotte femmine
mi fi prefenra in quefto momento alla fantafia, che può ragio-
nevolmente farmi temere di recar tedio, fé di più mi avanzo.
Quindi piutroiìo, per non mancare all'impegno, lafciate le mol-
te , che porrei feguire a nominare , mi rertringerò ad una Eli-
fabetta Cheron , che oltre di eflere prode nell' Intaglio, nella
Poefia, e nella Mufica , arrivi» col fuo pennello ad un grado di
per-
57
perfezione, che fa ^ordire . £ 1' Accademia di Parig' , e quella
de' Ricovrati di Padova, meglio di me conobbero i pregi di que-
fìa gran donna, che per meglio apprendere i fenfi de' Salmi ,
imparò la Lingua Ebraica , facendone poi la parafrafi in verfi .
A quella inarrivabile fem
Dup, Balia così. Farò un Evviva alle Signore Doqne , e mi ralle-
grerò colla Signora Fofca , che il fuo feffo abbia potuto dar fag-
gi sì luminofi di vado fapere.
Tum. Maria Hurtier morta nel 1734. Maria Lowencourt nel 17 r 2,
la Philips, la chiariiTma Baffi di Bologna, poco fa tolta a' vi-
venti : quella famofa Marcella , che nel cuor di Roma dalla Cat-
tedra vtniva riconofciuta gran maeftra nella m.iftica Teologia, in-
^^ regnando agli fteffi uomini dotti in ?.kre Scienze , e da' primi
J|b Teologi in voce , ed in ifcritto da molte parti d' Italia Copra ii
^^ fenfo delle Scritture fi confultava . La notiffima ....
Dtip. Cedo tiéf : bafla così .
Fum. Mài E in mafèn.i di generofità, non vuol fentire di quella
,.4 Donna Spartana riKita Ha Cicerone, che avvifata della morte di
Iun fuo figlio , accaduta in guerra , fenza punto dolerfi , rifpofe :
ideo illuni gtnui , ut effet , qui prò patria mori non timeret ? Di
un'altra, parimenti di Sparta, che, fentendo efler morto un fuo
figlio valorofamente combattendo , franca rifpofe : egli era vera-
mente mio figlio. Di Cornelia figlia di Scipione Africano, ma-
dre di dodici figli , detti Gracchi , che tutti gli furono uccifi ;
tra i quali i due grand' uomini Tiberio, e Cajo j come da ella
lei veduti morti , e gettati nel Tevere : con tutto ciò Dmpre
flette con volto fereno e quieto a fpettacolo sì lagriraevole j aa-
2Ì a coloro, che vollero, fenza bifogno, confolarla in circollan-
za sì amara , coraggiofamente rifpofe : Nunquam non felicem me
dicam y qua Graccos p eperi P Non brama , in genere di accortez-
za fapere di una Teodora Imperadrice di Coftantinopoli , -come
feppe volger le idee di un Bogori ? Di una Cia , moglie di Fraa-
cefco Olderaffi , che conduffe a sì buon termine uno de' più tor-
bidi affari? Di uaa Francefca di Cleves figlia del Duca di Ni'
vers che ....
D/ip. Mai più parlo contro le donne, prefente il Sig. Fumagaldo»
Credo tutto. Sono guerriere, fapicnti, generofe, accorte, taci-
turne .....
Euj^. Taciturne , che parlerebbero per le orecchie .
:^imp. E come la Sig, Eugenia è fi contraria al proprio Ceffo i Noa
ha udito quante celebrati (Time donne abbiano illudrati i tempi
paffati ?
Eug. Appunto, perchè in addietro molte fono (late le meritevoli dì
un nome illuUre 3 e d poche di prefente aamminlno le lutniao»
C 3 fe
fé peiaf* di quelle; per quedo io mi rìfento ; né poflb trattene-
re i mUì giuiìi tralporti. Anzi; di molto redo maravigliata , co-
me il Sig. Dupaldo contrario tanto alle donne, cedendo final-
mente, abbia di pui qualificate le medefime tacite ; quantunque
il Sig. Fumagaldo in tal genere non ne abbia celebrata pur
una.
Fura» Eppure, a piena prova del mio alTunto, voglio anche fu que-
fio particolare , quantunque fcabrofo , aumentar fplendore alla
femminile virtù ; defiderofo peraltro, che, fuggerendo poi ad efle
qualche malTima, unicamente diretta a farle per fempre felici,
con animo generofo dimoftrino, che han fenno, e prudenza.
Fo/ca . Ajuto, Sig. Fumagaldo, ajuto ; che quefta a me pur fembra
difficile.
Fum, E perchè le Signore Donne chiaramente comprendano , che ho
tutro l'impegno per loro, dovunque la ragione lo porti; pro-
verò qucfta pane, non già con qualche illullre fatto di una grati
Dama, Principefia, o jlegina, ma di una Lmmina vile, e da
partito : onde V argomento riufcir pofTa oltremoio vigorcfo , e
robuflo . La fucida Leena per atteftazion di Laerzio , (,Hlf. 7. cap. i.)
confapevole della congiura di Ariftogitone, e di Armadio, non
fi troncò ella co' denti la lingua , e non U fputò in faccia al
Tiranno Ippia : levando a fé la potenza di rivelare , ed all'
empio la fperanza di fp.pere il fegreto ? Ecco le parole ftefle
del citato Autore; In Hippix Tyrannt faciem infpuìt ^ ut expue"
ret vocem-i ne confiterì poffet ^ fi tamen v't^a voluiffet . Atto ge-
nerofo a tal fegno , ed ammirabile , che meritò dagli Ateniefi
lo innalzamento fuperbo di una Statua rapprefentante Leena ,
con lingua d' oro , ed il motto : Superavtt fexum vìrtus •
Bug. Ma fé volle tacere fu corretta tagliarfi la lingua .
Fum. Ma tacque, e colla perdita di un membro sì caro.
Bup, Ecco , Sig. Eugenia . Era meglio , che non parlaffe , Con un
argomento a fortiori ha provato beniffimo.
Fof. Sia benedetto il Sig. Fumagaldo ; efio è uomo amante del
vero .
Fum, Gli piace, Sig. Fofca, chi dice la verità?
Fof, Anzi.
Fum, Dunque poffo fperare, che, fé dirò qualche altra verità, ella
di buon grado l' afcolterà .
Fof, Qjuefto poi sì .
Fum, Ed io benedirò mille volte sì bei fentimenti . Dirò , che la
Signora Fofca merita diftintiffimi encomj, e che polTiede una vir-
tù molto grande .
Fof, Si accerti, che in veduta del vero, faprei far fagrifizió di tut-
to, fin della vita medefima,
Fum,
5^
Fmn. Ecco un Eroina vivente, onore di quefti tempi infelici.
Fof. Le lodi un foie le merita. Io fono una mifera creatura: e, fé
in me trovafi qualche poco di buono, tutto è dono di Dio.
Fum, Sempre più mi edifica, e refto confolato . PotefìTi così avere
il contento di vedere 1' infinito numero di tant' altre , che cie-
camente correndo fulle traccio del luflb , delle mode , della fpen-
(ìeratezza, del libero converfare, vanno per fempre a perderfij
Poteffi , il ripeto, vederle amanti del vero! mentre farei ben
certo, che tutte le toglierei alla loro eterna ruina.
Fofca, Quefte, a mio credere, non fono caufe valevoli a produrre
sì terribili effetti,
Fum, Cofi non (offe ! Pur troppo una tale ftrada, che fembra buo-
na, o indifferente, finalmente porta ad un precipiz'o sì fiero.
Quefta volta paflb ad autorità fenza pari , cito lo Spirito Santo
mede fimo, E/ì via ^ qux vìdetur homlni rtBa y & novijpma ejus
ducunt ad mortem. Sì, cariflTima Signora Pofca^ vi è una ftra-
da , che fembra buona ^ ma finalmente conduce all' Inferno j ed
ella , che fi profefia tanto amante del vero , fi perfuada di que-
lla gran verità . Sentii , anni fono , in una infigne Bafilica uri
eccellente Oratore, che con chiarillimi argomenti provò ad evi-
denza : che non folo i fopraddetti difordini fono firade ficure
di perdizione j ma che la ftefla vita molle , che ha meno appa-
renza di male sì è quella via fpaziofa, che in fine guida alle
tenebre. EfTendo già tempo di terminare la converfazione , trala-
fciando moltiflime prove, che fono convincenti all' ecceflò, mi
reftringerò a quella fola, contro cui non vi è che opporre. I fo-
li predeflinati vanno al Paradifo ; e quelli , come ci avverte l' Apo-
fio'.o. Dio li volle fimili alla immagine di Gesii Grido, Se i
feguaci delle mafTime del mondo , oV bagordi , dell' allegria , del
luflb, delle mode, dei balli , e della vita molle pofifano aHòni-
gliarfi al Crocefìffo , e confeguentemente dirli marcati col fe^jna
di predcdinazione, lo dica pure c^i ha un po' di fennoj e di
fede .
C 4 ENI'
46»
ENIGMA TERZO
SONETTO.
[ Er appagar tue brame io me ne vivo
Immobil fcmpre in difagiata fede ;
E lungi da fperar doni, o mercede,
Soffro il rigor del verno, il caldo eftivo.
E benché d' alma , e fentimenti privo ,
E parlo , e movo ; e non ho lingua , e piede :
Più che ad ogn' altro , a me preftafi fede ,
Perchè più franco a verifade arrivo ,
Mifuro ciò , che Ibmmamente vale ,
E r uom più faggio a gran ragion desia ,
Poiché valor quaggiù non dafTì eguale .
Ma poi di notte ogni poter mi manca :
Le nubi (lede inutil fan eh' io fia :
L' unico Sol la mia virtù rinfranca.
X' Orologio a Sole^
CON-
CONVERSAZIONE, O VEGLIA
TERZA.
COGNOMI DEGL'INTERLOCUTORI.
Signori CandiottOy Sereno ^ Maru/p'to y Fiorillo, Avariano^ Ermindo^
Merillo y Bevinetlo,
Cand, Q* Ara ormai tempo d' incominciare il noftro Trefette . Giao-
O elle jeri fera provai una fatalità dì carte sì grande , che
non potei a meno di non lacerarle ; vorrei vedere , fé in quella
la forte mi vuol favorire, oppure, in cafo di sfortuna, fé poffo
imitar loro Signori , che con quiete fomma fogliono moftrarfi im-
perturbabili a quanti contrarj accidenti di giuoco ponno mai
dar£ .
Fiorillo . Amico caro , non è ella una fpezie di vaneggiamento lo
ftrapazzare le carte, lacerar le medefime, e convertir un' azione
di fpaflb in tormento? Io, come vedelìe , non poteva trattenere
le rifa, nel fentire le continue lamentanze , che facevate colla
forte: nel vedere il vodro rabbiofo modo di giuocare : e final-
mente la Scena di far in pezzi le carte ; che queft' oggi , quante
volte mi fi è prefentata alla fantafìa, tante ancora ho dovuto
ridere .
Cand. Fui prefo da un impeto di collera sì gagliardo, che non potei
a meno di non isfogarmi.
Fior. Gran vendetta in vero.' gran difpetto, che facefte alle {leffe J
Prendertela contro cofe infenfate! Ma non è, a parlar con ifchiet-
tezza, una folenne pazzia? Che colpa mai ponno aver le carte,
le qu€li vanno, come dai Giuocatori vengono diftribuite?
Cand. Dite beniffimoi e fapete, che dopo feci mia fcufa. Ma quan-
do vedo certe combinazioni di carte , non fo trattenermi .
Fior, E voi non vi ef ponete a pericolo di mancare al vofìro dovere.
Sereno. Spero di aver trovato queft' oggi la maniera di ridur le no-
ftre converfazioni ad un metodo, cne toglierà di mezzo, o al-
meno fminuirà in gran parte, quegli accidenti, che talora ìnkdu
divano il Signor Candiotto.
Mar. Ho piacere ; mentre, ancorché io vinca ; quel fentire alcuno dei
Compagni a comtniferarfi , a gridare, ad arrabbi arfi , m'invola
quel poco di piacere, che avrei nel giuoco ; e provo pena.
Ser. Leggendo queft' oggi all' ora folita la Fiiofofia Morale del cele-
bre
42
bre Muratori, Opera, che la Gioventù particolarmente dovreb-
be leggere, ed i Padri ai figli fuggerirla, la buona forte ha por-
tato, che io m' incontri neil' ottavo Capitolo , in cui 1' egregio
Autore tratta del buon ufo delia Ragione. Parla in effo anche
del Giuoco delle carte, che, prefo, come finora ho fatto in mia
Cafa , non condanna ; ma che non iafcia per altro dì non pof-
porlo ad altre applicazioni più degne dell' uomo, acciò meglio
rimanga impiegato il preziofo capitale del tempo , che Dio ci do-
na , e che d' ordinario ci lagniamo effer sì breve . Quindi ho
determinato, che in avvenire uniamo ad un divertimento più no-
bile, l'utile ancora. Ognuno di noi il giorno, farà la fcelta di
quegli argomenti , che pjù gli fembreranno a propofito ; im.pofTef-
fandofi di Dottrine , Fatti Storici , Sentenze , ed altre tali cofe ,
che capaci fieno di renderci più morigerati, e proprj nella So-
cietà. E perchè nelle noftre converfaiioni non manchi quelT al-
legria , che foUeva le Perfone ftudiofe , non tralafcierò di legge-
re qualche mia Commedia delle ultime, non peranche ftampatej
fperando, che, come Amici, compatirete le mie debolezze: fa-
"v cendomi conofcere que' molti errori , che in effe rileverete : o in-
troducendo difcorfi lepidi, capaci di rallegrare: o col mettere in
veduta faceta correggibili cofiumi , de' quali pur troppo in que-
llo fecolo il cieco mondo ridonda.
Fior. Accetto immediatamente lodando la ritrovata maniera di paffa-
re le ore della fera con diletto , e profitto : afTicurandolo , che
farò tutto il polfibile , per incontrare il fuo genio .
Mar. Come mai potrei difapprovare sì bel ritrovato.' Tanto più, che
trovomi provveduto di ottimi libri ; onde la mattina , incambio
di barattar ciarle nel Caffè , e ftar offervando chi paifa , racco-
glierò da celebri Scrittori la materia, che potrà convenire alls
noftre veglie.
Ser, Effendo infallibile , che il tempo dato all' uomo in quefta vita ,
per quanto fia lungo , paragonato cogli anni interminabili della
Eternità , non merita di elier chiamato principio di momento ,
io, che conofco chiaramente una tal verità, dovrei perdere ma-
lamente il mcdefimo ? non fia mai vero , Chi vorrà favorirmi
neir avvenire , o fi fornifca de' medefimi fentimenti , o cangi con-
verfaxione: mentre non confidererò per intrinfeco Amico, chi
non vorrà faggiamente uniformarfi a quefio mio penfamento.
Avertano . Non poteva il Sig. Sereno trovar invenzione più confacen-
te a' miei defiderj , e più pròpria di noi . Protefio , che ho fem-
pre giuocato per compiacere; né ho provato in fimjle palfatem-
po , che dell' infipido ; e la mafiTima parte delle volte del difpia-
cere ; o per le combinazioni avverfe delle carte , che duravano
«lolto ; 0 per accidenti Urani , che rincrefcevano j o per le la^
men-
45
rrentanze de' perditori , e le altercazioni tra i compagni a mo-
tivo delle giuocate non corrifpondenti alle regole; ed in fine,
perchè mi Ikncava in aflbggettarmi ad un' attenzione feriofa ,
per riportare la palma in una tenzone di figuracele malfatte. Fi-
niamolo pur anche affatto, che ne godrò all' eftremo.
■ Mar, A ben riflettervi , il tempo fi poteva propriamente dir confu-
mato ; mentre le ore delle fere d' Inverno da noi fino ad ora ia
gran parte impiegate nel giuoco , fono le migliori , e le più a
propofito , per approfittare qualche cofa nelle cognizioni , che in
tanto numero a noi abbifognano, o fi riguardi alla focietà civi-
le , o alla buona morale , o ai tanti noftri doveri .
Ter. Giacché fortunatamente fiamo rimarti colpiti da verità sì profit-
tevole, diamoci con tutta premura in avvenire a far la fcielta
de' mezzi più validi , per ottenere l' intento •
Ermtndo , e Bevi nello, Deo Gratìas,
Ser, Avanti, avanti.
Ermtndo , Fatti da tutti i vicendevoli doveri di ri/petto , fiede , coi
Compagno .
Sereno, Sero , quefia volta, Sìg. Ermindo; per altro di poco.
Ermin, Un accidente de' più ridicoli, che mai abbia fentito , mi ha,
oltre il folito, trattenuto.
Ser. E quale ?
Ermtndo . Il figlio dell' Orefice Gambinella , invaghitofi da qualche
tempo della figlia minore delle tre che ha il Sig. Gregorio Ar-
miciolo Gentiluomo affai noto , e per le cariche , delle quali in
addietro è flato onorato , e per le fue affluenti ricchezze ; ma fo-
pra tutto per la vigilanza indefeflia, che ha per le fue figlie :
non avendo potuto, malgrado i varj tentativi fatti, mai difcor-
rere colla medefima ; aveva finalmente trovato modo di appagar
le fue brame nella f^guente inaudita maniera. Erafi egli accor-
dato con certa fua Cugina, figlia unica di un Cittadino vedovo,
la quale, dimorando contro la Cafa del prelodato Signore, come
amica delle fue figlie, dalla fineflra , dandofì la opportunirà, in-
daga fle , quando fofl^ero per portarfi a qualche Chiefa lontana dì
Città, pregandole fignificarglielo; perchè defiderava, come altre
volte aveva fatto, di feco loro portarfi a diporto. Informata del
quando, egli poi farebbefi veflito da donna, ben coperto dal cen^^
dale, che, ufato come in quefla Città, copre, a beneplacito,!
affatto il volto; e fingendo eflerfi , come fua Cugina foreftiera^
portata coflà , per imparare in pochi giorni certo lavoro ; avreb-
be feco .lei goduta la pafleggiata ; ed accompagnatofi cella In-
namorata, gli avrebbe farti quei difcorfi , che meditava. La me-
diatrice , efeguito perfettamente il tutto, ed avuta la rifpofta:
che que^a mattina erano per andare ai Riformati : egli per tem-
po
44
pò fi è portato dalla Cugina, coir occórrente, per fariì velìifs.|
Incominciata la Scena, ridendo entmmbi con gran piacere, fi è
affacciato allo fpecchio appefo in vicinanza della fineltra, per ve'
dere qual figura faceffe in tale abito. Sa, che quefta mattina i]
vento gagliardamente foffiava: con impeto fi è aperta improvvi-
famente la fineflra , dirimpetto alia quale per accidente flavad
ad un balcone, così a ritrofo , il Fratello maggiore dell' amata ,
che conofciuto il foggettoj infofpettito antecedentemente dai fre-
quenti paffcgqi per io addietro da quello fatti in tale Contradei-
la, fi è prefiffo di voler offervare l'efito di novità fifFatta. Giun-
ta r ora deftinata le Sorelle hanno chiamata V Amica , che to-
flamente colla finta Cugina fi è portata nella Arada, afpettando
le altre, che, fotto la icorta della Madre, unitamente fi fono
dirette al fopraddetto luogo. Il nuovo Achille, fubitamente ac-
compagnatofi colla fof pi rata, franco, e giulivo fé la camminava
per r ampia ftrada, che fempre affollata, conduce alla Piazza ;
quando il Fratello fuddetto, giovine un po' troppo di natura fo-
cofo, e colpito in parte a lui molto fenfibile, di volo è corfo
nella flalla , dove conferva un, fortiffimo nervo per medicina di
un cavallo affai bizzarro , che in effa tiene : e prefolo , preflamen-
te camminando, ha fopraggiunto il drappello. Per non ingannar-
fì , ha colla finiftra prefo un lembo del cendale occultante il vol-
to; e veduto, che aveva ottimamente colpito, ha incominciata
col nervo una fuonata in Allabreve fulle fpalle di quella finta
Donzella, che l'ha meffa per la contrada medefima di galoppo,
ma fempre dalla tempefta feguita . Dicono gli Spettatori, che
mai più fiafi veduto un sì ridicolo avvenimento . Imperciocché
il forprefo appena fermate le prime , per vedere dove correva ,
ha mandato il cendale dietro le fpalle , il quale invertito dal ven-
to , faceva giuochi bell.ffimi in aria, e ciò ha qualche poco du-
rato : ma finalmente gli è caduto . Allora poi la Commedia viep-
più è riufcita galante ; offervandofi coflui , col Cuffione , correre
a precipizio; il quale, alcun poco dopo, per un colpo di nervo,
a bella pofla fu quello fcaricato, è sbalzato contro le mura .
Per buona forte poi gli è riufcito correre in una bottega , dove
la moltitudine ha potuto impedire le furie troppo impstuofe del
vendicativo Giovane .
Cand» Bella, belliffima Scena, e più che bravo Armicioli.
Ser, Il colpo è ridicolo, non lo nego ; e fé mi foffi trovato prefen-
te , non avrei potuto trattenere le rifa ; ma non per quefto è
mai da lodarfi la condotta del fratello, che non aveva diritto di
farfi Giudice , poi Carnefice di un offenfore , che poteva dirfì
giunto al colmo di una cecità in qualche modo fcufabile . N(*
ÉcilmentQ pub crederfì, che abbia intefo il Gambiaella di ap«
por-
45
portare, ben ponderate le cìrcodanze, tenue lefione alla onora-
tezza della Cafa Armiciolìj ma folamente di rilevare le difpo-
fìzioni dell' animo di una fanciulla, il cui contegno, e le belle
virtù, che in efìfa rifplendono, forfè avranno colpa maggiore nel-
la piaga dello fventurato amante, che le corporali bellezze, del-
le quali non è fiata doviziofamente fornita dalla natura. Quindi,
fé il delufo , come ha prefo un infolito mezzo , per efprimere
all' amata Donzella i fuoi affetti , un altro ne prende di levarlo
di vita con qualche tradimento, che vale a dire con un mezzo,
al quale fogliono foccombere anche i più forti , il giovine Armi-
cioli da chi troverà rimedio alla fua ruina ? Creda, Sig. Can-
diotto , che prima d' intraprendere azioni , che pollano difpiacere
a qualcheduno , vi è da penfare affai : So , * queflo è fatto •verìf-
fimo ^ che in un picciol luogo, certo Giovine Gradaffo , reftò vit-
tima di picciol Fanciullo, per averlo minacciato di quattro cal-
ci , fé non lafciava di borbottare , perchè contro genio de' fuoi
Genitori quello difcorreva colla forella : fervendoli dello fchioppo
medelìmo, che in diifanza di pochi pafli , lo sfortunato Drudo
lafciato aveva; né credefle, che ciò accaduto foffe a fangue cal-
do, no j minacciato, tacque, diflìmulò ; e fatti varj giri per l'aja,
nulla moftrando più di curarli dell' abborrito amoreggiamento ,
bel bello fi accorto all'arcobufo. Moftrava di offervarlo; toccava,
poi ritirava la mano dalla bacchetta ; dirigeva lo fguardo altrove ;
finché afpettata la palla al balzo, che l'ofFenfore volgeffs le fpal-
le , ri aggiuftatamente gli fcaricò un colpo nel mezzo della fcbie-
na, che lo ftefe morto fui fuolo. Eh, Amico, prudenza vi vuo-
le , e della più fina ! Moltiffimi fono idonei a far del male ,
pochi del bene .
Cand. Ma, che fatto avrebbe V. S. fé fi foffe trovata nel cafo dell'
Armiciol) ?
Ser. Tuct' altro, che ufar violente. Era mèglio confonderlo fenza ffre-
pito, che iritarlo colle fevere. Quanto meglio farebbe riufcita la
cofa, fé il Fratello fubito aveffe fpedito uti fervo, che richiamaf-
fe indietro la madre, dicendogli: che per pochi momenti occor-
reva ntornaffe in cafa. Mentre, non fortendo mai le figlie fen-
za di effa, tutto il drappello avrebbe retroceduto; e fentendo di
ptìter tortamente ripigliare l'andata, avrebbe introdotto nella pro-
pria abitazione, la mezzana, e lo innamorato, Allora fatta chia-
mare la Genitrice fola in una camera, dirgli, che fi degnaffe di
far quanto gli avrebbe fignificato, fé voleva godere di un bellif-
fimo cafo. Ella pertanto fubito faceffe ordinare il Caffè , e porta-
tafi nella folita camera, colà radunate le figlie, colle compagne
diceffe : che per mezza ora gli conveniva tardare ; intanto i\ ca-
vaffero i cendali ; e difcorreffero particolarmente «olla foreftierg •
4<5
Accettane , o nb il travertito ài metterfi in libertà , era sforzi
fcoprire il volto ; che tanto badava . Quindi fatta portare la Orieii
tale bevanda , egli poi entraffe nella camera , e feriamente com-
plimentafle per nome lo fcoperto Gambinella ; ma fenza invetti-
ve, fenza grida, la cotal guifa, la confufione, il roffore, dal
quale farebbe rimalo prefo il delufo Giovine, e le ragioni, che
in feguito brevemente poteva fchierare , tendenti a perfuaderlo di
fue mal fondate idee; meglio, che le furiofe percofle, avrebbero
guafto il filo al pretefo amareggiamento; e la mediatrice deipa-
ri farebbefi illuminata per altra fiata . Che , fé tanto foflTe poi riu-
fcito fruftraneo, le vigenti leggi fulla materia di Nozze difugua-
li, non fomminiftrano largo campo per provvedere ai difordini ?
Amico, quando voglia rifletterfi, e non abbandonarfi a precipita-
ti giudizi, non mancano ripieghi prudenti, chi porgono l'oppor-
tuno rimedio , fenza efporre a pericoli ; e quello , che più impor-
ta, a non macchiar la cofcienza.
Cand, Vi farebbe troppo del cerimoniofo in quello fuo provvedimen-
to. Nervo, nervo.
Ser, Auguro profperi fucceffi al Giovine Armicioli;ma effendo veriC-
fimo, fecondo lo afforifmo di S. Francefco di Sales, che piùmof-
che fi prendono con un pochino di mele , che con vafo grande di
aceto ; io piuttofto mi appiglierei ad un mezza , almeno fuUe
prime, non molto auftero , che ad uno focofo, atto di leggieri
più a finiftri eventi, che ad appagare: dia guardingo, mentre con
fondamento può temere infaufte confeguenze.
Cand. Facciamo il noftro Trefette , almeno per quefia fera , che in
feguito mi uniformerò anch' io alle determinazioni dei Sig. Se-
reno.
Ser. E' anche per tempo ; e mancavi il Sig. Merillo .
Cand. Siamo qui in fei ; onde il numero è anche foprabbondante .
Ser. Afpettiamolo anche un poco . Egli è fempre uno de' più folleci-
ti; però, fé mai qualche affare lo trattenere, non voglio, che,
arrivando, abbia il difpiacere di non trovar le cofe diipofie come
le altre fere, per una difcreta tardanza.
Cand. Quella volta il cuore mi dice, che vinco trenta partite.
Ser, Ed il mio , che ne perde quaranta .
Cand. E' Giovedì ; ho la barba fatta di frefco;è luna nuova: però fo«
no ficuro di vincere.
Ser. Che a che fare il Giovedì; la barba di frefco recifa ;, ed il No-
vilunio colle carte ?
Cand. Dandofi quelle cofe, fempre vinco; onde vi credo.
Ser. E podi tali accidenti , ha piena fede di refiar vincitore ?
Cand. E come f
Ser, Sig. Candiotto, una nuova frefca frefca . In cafa mia V. S. non
giuoca mai più. .Cand,
r
4f
^Cartd. Perchè?
Ser, Io permettere , che un amico , confiderato parte di me fteflb , fog-
H getto a' trafporti, a parole fconcie,ed a vane oflfervanze , alimen-
ti la fua paflione, a lui torbida fonte di tante imperfezioni ? Non
mai . Amo negli amici la parte più nobile , né ad efTì altro pro-
curo , che femplice bene * Però non farei del carattere , che pro-
feflb, qualora non mi opponeffì a quanto può fenza dubbio ren-
der vani i miei dcfideri ,
Cand. Ed ella trova tanto dì male in fìmili bagatelle?
Ser, Fate così, amico, in cambio di ftarvene tant'ore del giorno col
microfcopio in mano ad oflervare un pulce , un mofcherino ; in
cambio di tagliar la tefta alle lumache, per vedere, fé lo Spal-
lanzani è veritiero ^ provvedetevi di un qualche ottimo e difcreto
Moralità, non eflendo io feguace di un Gennet, ElizaJde , Ha*
bert , Giovinino, ed altri rigidi; ma nemmeno de' Diana, Cara-
mueli , Tamburini , ed altri chiamati Laflifti ; attenendovi il pii^
vi fia poffibile alla fentenza fiancheggiata dalla maggior ragione , e
diflante dagli eiìremi. Imperciocché, a mio giudi/io, quanto com-
parite bravo Fifico fperimentale , e buon Matematico ; altrettanto
mi fembrate cattivo Teologo .
^and. Attendano a tale fìudio i Preti , i Frati , e particolarmente i Con-
fefibri, che una tale fcienza, per me, la ftimo inutile.
*Ser. Per qual motivo il folo Ceto Ecclefiaftico deve darli a fimile ap-
plicazione ?
Cand. Per faper diftinguere i peccati da genere a genere , e conofcere le
materie lecite dalle illecite, acciò pofTano rettamente far da Giudi-
ci ne' Tribunali di Penitenza.
Ser. Ed i Penitenti , in grazia de' quali fi aprono fìfFatti Giudizi , do-
vranno come Talpe ignoranti, peccare alla cieca, né mai cercar
lumi da fcienza sì nobile , sì neceflaria ; badando foltanto , che do-
po gli fpropofiti fatti (ì trovi, chi decida, fé fono mortali , o ve-
niah? Che razza di penfare avete mai ? Grida la legge Civile: 7^^7o-
rantia janìs neminem excufat ; ed altrettanto non intuonerà la Di-
vina? Lafciate di tagliar la tefta alle Lumache, che al Gran Tri-
bunale non vi farà chiedo conto , fé di bel nuovo la fanno ; ma
bensì, come potendo, non vi fiele illuminato de' voftri doveri.
Voi predar fede sì grande a vane oflervaaze : e chiamarle cofe da
nulla? Cominciate in Luna nuova con tutto Io impegno a rifor-
irarvi, che mai a Luna vecchia non fode in un fepolcro, e coli'
anima chi fa dove. Amico, qui autem prudens eji^ audit confitta ,
iProv. 12.) Quede fono parole di Salomone.
Cand. Che io fia delinquente in materie veniali , Io fo ; ma in mor-
tali
Str, Prendete il Teologo morale Probabili(^ il più laflb i e q,ualora
non
4^
non dica peccato mortale la piena fede alle vane oflfervanze ; dite-
mi del menzognero, che ne fon pago. Poi sì poco cafo fate de' pec-
cati veniali? Ricordatevi, che nemo repente fit fummus j che qui
fpern'tt modica ^ paulat'tm dectdet .
Meril. Servo di loro Sigg. Tutti gli corrifpondono , Queft'oggi fono fla-
to indovino . L' ho detto fubito ,
Fiorii, Che?
Meril, Che il Sig. Armicioli avrebbe pagata falatiffima la Tua ven-
detta.
Ser. La Commedia è forfè divenuta Tragedia ?
Meril, Pur troppo ! e non l' avefTì mai veduto ,
Cand, Com' è rtata? diteci
Ser. aCandiotto. Non gliel'ho detto? Eh
Meril. Circa l'ora di notte, fortendo dalla propria Cafa Io sfortuna-
to Giovane per andarfene , com' era folito , a vegliare , fatti feì
paflTi circa, è flato alle fpalle affalito dall'inimico, che nel mez-
zo della fchiena, fcaricatogli un colpo di piftola, lo ha fui mo-
mento uccifo , dandogli dippiù alcune pugnalate nel dorfo, a fe-
gno di maggiore vendetta.
Cand. Che difgrazia ! Povero Armicioli !
Ser. Tanto gli aveva prefagito anch' io . E' flato arreflato V uccifore ?
Meril. Subitamente un Bottegaio con un colpo di ftanga fcaricatogli
alle gambe, lo ha flefo in terra ; e lì poco dopo, corfa la sbir-
raglia , lo ha flrafcinato alle carceri .
Ser. Eccoli rovinati entrambi.
Avor. Che gran bisbiglio vi farà mai !
Meril. Amici, torno a ripetere, non avefli mai veduto! Un fervo del-
la Cafa è flato il primo ad accorrere ; che , veduto il barbaro af-
faffinio, altamente efclamando, e rilevando il tragico fucceflb , ha
precipitofamente condotta la infelice Madre, e le tre Sorelle alla
compalfionevole vifla. Nello fteflb tempo, per cattiva mia forte,
dovendo pafl^are accidentalmente per quella contrada , fono arri-
vato appunto , quando l' addolorata Genitrice , veduto il primo
parto delle fue vifcere in sì lagrimevole flato , alzati gli occhi al
Cielo, dopo la più dolorofa efclamazione , opprefla da violenti Ai-
mo duolo, è rimafla priva di voce , e moto in uno fvenimento
profondo . E già cadeva fui cadavere del morto figlio , fé varj ac-
corfi al tragico avvenimento non l'avefl^ero foftenuta . L'udire la
ondeggiante turba degli affollati , che in lamentevoli termini , ora
compaflTionava il fior delia età sì preflo recifo 5 ora la tenera Ma-
dre, che femiviva portavafi di pefo alle flanze ; ora le tre Sorel-
le, che dirottamente piangendo, mandavano le Arida al Cielo,
empiendo l'aria di lamenti, fvellendofi difperatamente i capelli ^
ora r efiinto infelice , che coi capo per terra nel maggior pendio
» del-
49
iella contrada, recava col volto immerfo nel proprio fangue,che
a quella parte fcorreva ; col fuoco, che tuttora languidamente nel-
la Ichiena avvampava: talmente fono fuor di me (hffo, che non
faprei efprimcrlo.
Ser. Ecco , Sig. Candiotto , dove preflamente terminano quei fogget-
ti, ai quali poco fa tefleva gli encomj.
Cand. Non fo che dire! Son confuib.
S*r, E' grande il cordoglio , che provo per fiffatta morte ; ma giunge
" al fommo, qualora penfo, che ftanti le premefle di quella mat-
tina, malamente preparato foffe, per la gran refa de' conti . Ani-
ma sfortunata !
Tior, Per quel che veggo, è da compiangerfi l'uccifo fenza mifura ;^
ma moko ancora fono da commifeiarfi i Genitori dell' uno, e dell'
altro.
Ser, Cerramente che anch' effi rimangono in uno flato afTai tormento-
fo. L' appaffionato Padre del trapaffato, finché avrà vita, fi ve-
drà vivamente fcolpita nella fantafìa la Scena lugubre del tradi-
to l'uo iangue , con qu.Ue circotlanze tutte, che capaci fono di
accuorare un feno paterno. L'altro del malfattore, che infallibil-
mente foggiacela all'obbrobrio di fopravvivere ad un figlio (iroz-
2aio per mano infame . Quanti peffimi effetti provengono mai da
una precipitata rifoluz^oaw!
Cand. Non avrei mai creduto.
Ser. Ed io fubitamente , come fa ,. ho temuto di qualche gagliardo dì^
fordine. Il defio di vendicarfi trova facilmente ove annidarfi ; e
chi per tgmpo non fi arma con prudenti rift.-fTì contro sì forte
nemico, d'ordinario s'inabifTa ne' più barbari misfatti.
Meril. Signori, di grazia, mutiamo difcorfo. E' talmente grande il
turbamento in cui mi trovo , ed è talmente imbevuta la fanta-
fìa di malinconiche idee, che ormai non ne pofTo più.
Ser, Sì, amico, avete ragione. Ch^ dobbiam fare , per cagionarvi qual-
che gioviale diftrazione ?
Mer. Facciamo la folita partita del Trefette. -
Marufp. Bando rigorofo contro il medefimo . Abbiamo trovato moc?o
afiai pm dilettevole , e conveniente per impiegare il tempo della
fera.
Metti. Che novità! E quale?"
Ssr, Per non ripetere quanto, prima della fua venuta fi è. detto, che
potrebbe recar tedio agli altri; riferbandomi dimani all'ora lolita
nel Caffè di fuccintamente renderla informata ; gli alTicuro , che
in mia cafa più non fi giuocherà, fé non fi da(L» qualche llraor-
dinario incontro. Ella, comecché ragionevole e fpregiaiicata, non
avrà Cernito i motivi di quella determinax.one , che farà di una-
nime f^imento-, anzi vigorofo-Apologirta di un Amico , eh;? for-
D tu-
no
lunatamente ha fcoperto ciò, in veduta di che , fi è proteftato,
di voler fecondare ad ogni collo i dettami delia retta ragione , e del
dovere . ^
CW. Il Sig. Sereno vuol tralafciare di far ciò che univerfalmente fi
pratica. Dunque s' inganneranno Artigiani, Cittadini, Gentiluo-,
mini , e quante elafi! mai trovanfi di perlbne , che intavolano giuo-
co e di giorno, e di notte, e in efio trovano le fue delizie? Nu-
mero sì fierminato di ogni età, di ogni feflb, di ogni condizione,
fecondo lui, opererà contro ragione? Io refio.
Ser, Quanto mai è pofl^ente una radicata pafiione nel cuore del uomo f
Moltiffimi , particolarmente nelle Città, è vero, giuocano ; ma
convien diftinguere . Imperciocché altri paflando la giofnata in oc-
cupazioni profonde , la fera lodevolmente prendono follievo con
gualche oneiio giuoco di carte , come V Ombre , il Trefette , ed al-
tri firaili. Altri ,e quefti in gran numero, fono difoccupati , i qua-
li amanti di darfi bel tempo, e poco informati de' doveri dell' uo-
mo, buona parte dehgiorno, e della notte la fagrificano all'Idolo
indt^gno del giuoco , e fpeflb ancora di azzardo . Altri filialmente
di efio ne fanno la più rigorofa Profefiìone ; non altro cercando ,
che di fiarvi occupati quando mai poflono; procurando anche con
arti finifiime di far inganni , per acquiikrli l' obbrobriofo nome di
marivoii, di ladri; e giuocar anche l'anima. Porto ciò, ditemi di
grazia: fiete voi nd numero de' primi?
Cand. Se non fono de' primi , non mi novero nemmeno tragli ulti-
mi .
Ser, Siete ben de' feccndi, che fate gitto del tempo, pltre il difetto
di cader frequentemente in efcandefcen^e : di fdegnarvi r di efler
fuperfliziofo. Qaindi con qual cuore potrei io, che vi fono ami-
co davvero, darvi mano in una materia, che sì vi pregiudica?
Diiìngannatevi una volta; e fé moitiflìmi altri del voliro taglio
battono sì cattivo fentiero, non vogliate fame argomento perpro-
feguire. Ricordatevi , che argumentum pefjimi turba e/i : detto,
che a maraviglia provato viene dal Sagrofanto Vangelo . Multi
junt vocali y panel vero elecìi. Non feguite dunque la moltitudine
Dell' affare unico importanti fiìmo dell'anima, fé non volete dan-
narvi .
Cand. Pofiìbile, che per cofe , le quali fembrano innocenti, o leggie-
ri difetti , tanti miferamente , quafi ad occhi bendati , fi perda-
no.'
Ser» Pur troppo ella è così . Avete Ietto ciò , che dice lo Spirito San-
to ne' Proverbi ? Efi via , (^Uts videtur homini recia , & novijftma
eyus ducunt ad mortem. (Prov. i6. 25,) Quefia è parte di quel-
la ftradajper cui camminando la mafiìma parte de' Criftiani, allo-
ra folamente conofcono il precipizio, quacdo già vi fi trovano
dentro . Bevin,
5t
Bevhi. Che al fuo foVtto dorme , e dormendo di/corre , Portatelo via , por-
tatelo via.
Meril. Che uomo curiofo ! Vuol portarG alle Gonverfazioni , d' ordina-
rio le varia , ed ovunque fa ridere .
jivor. E quafi Tempre dorme.
Bevin, E' mezz'acqua, e raezz* acqua; te lo getto nel vifo.
Meril, ,i Sogna il guerrir le fchiere,
„ Le felve il cacc'ator .
Ser. Bìfogna IbfFrir l' amico co' fuoi difetti ,
Bev. Il Sig. Sereno è matto.
Cand. Bevone laido.
Ser. Lafciatelo d re , già egli adeflb co' fuoi difcoefi non merita , t
non demerita.
jivor. Sappiate, che d'ordinario racconta quanto gli accade fvegliato;
oudt alle volte fa rìdere a crepa pancia.
Ser. Ho intefo, ho intefo: lo fveglio fubito.
Cand. Lafciate che dorma ; già nondimeno farà da ftatua .
Ser, Non è uomo da lafciar dormire, particolarmente in certi Iqpghi,
AIlo, alto, Sig. Bevinello; nelle Gonverfazioni non fi dorme •.
fcuotendolo .
Bev, /vegitandoft , Volevo bere .
Ser. AlUgramente , dia fvegliato ,
Bev. Non dormo mica, (lo così quieto,
Ser. Ma mi ha detto del matto ,
Bev. Se non ho detta parola .
Cand. Per verità , che glielo avete detto , fenza intoppo di lettera •
Bev. Non ho detto niente.
Ser. Prenda una prefa di tabacco, gli porge la fcatola»
Bev. Poco tabacco .
Cand. E molto Bacco,'
Bev. Il mio bifogno .
Cand. A mina colma; a buona mifura.
Bev. Chiude gli occhi , e china il capo .
Ser. St) via, difcorriamo: ci racconti qualche cofa.
Bev. Non faprei che dire.
Avor. Raccontategli quanto l' altra fera fif lafte , dormendo > in Cafa
Millellmi , che ridono ancora.
B^v. Tutte bugie .
Ser, No, no: piutcorto mi dica il perchè ama di andar alle Veglie,
rè poi altro fa che dormire ; imperciocché quefto è un atto mol-
to incivile, dal quale un Galantuomo deve guardarfi,
Bev. Gli ripeto; non dormo; mi godo così quieto quieto.
Ser. Io mo finceramente gli dico, che dorme .ia tallo; parla fchiet-
«meiKe di ciò., a cui per natura più inclina, ingiuria, fé occor-
D z re;
5»
re ; e fi fa poco onore . Onde , fé foflì nel fuo cafo , mi crederei,
per più motivi , obbligato a darmene in Cafa .
£ev. Non vi è il male, che fi dice.
Scr^ Son già bafievolmente' perfuafo, che V. S. faccia da Comico
fenza avvederfene, e converta le Càù in teatri, fenza mercede.
Faccia quanto, in poche parole, gli fuggerifco: Appaghi la fon-
nolenza nel proprio letto j e in compagnia degli altri fappia ftar
defto. Signor Candiotto, ripigliando il filo, è perfuafo di quan-
to gli diffi ? >
Cand. Non totalmente .
S(ì\ Ma, cariffimo, fé i Sacri Dottori, fé le Divine Scritture, fe
gli (ieffi Gentili Filofofi ad una voce , avvertiti ci rendono : che
il tempo è preziofo; che tutto impiegar de^^efi per confeguire il
gran fine, per cui fiamo al mondo.; perchè non dovete appi-
gliarvi ai configli, di chi fui vero vi parla? Come potete con-
tinuar le pedate di uno fiuolo, quantunque affai numerofo , che
facile fi figura il confeguimento di ciò, che pure coiìò patimen-
ti allo fiefio Figlio di Dio! Oportuh Chrijìum patiy G" ita in-
trart in glor'iam /uam> Amico caro, il voftro errore troppo è
palmare .
Cand. Quando folamente giuochiamo per ricreare lo fpirito antece-
dentemente affaticato in cofe proprie allo fiato nofìro , non fo
ravvifare difetto, che ci allontani da quel termine , a cui fiamo
incamminati .
Ser, Non condanno, e fin dalle prime non ho parlato contro un tale
divertimento, come viziofo: avendo folamente detto, che fareb-
be meglio con qualche mezzo più vanraggiofo , e conveniente
divertirfi. Il motivo di bandir dalla mia Cafa le carte, è origi-
nato foltanto dal vedere, ch'ella, incambio di ottenere il fine,
per cui fi ufavano, s'inquietava, recava agii altri difpiacere i e per
ultimo nutriva una ferie di vane offervanze , che quanto io fan-
no ritmicelo, altrettanto lo macchiano di colpe montali .
MerìK Per dirla, il Signor Candiotto, con cui altrove ho tante volte
giuocato , ha fempre avuto qualche riguardo , o a' giorni , o al-
la Luna, o al milchiac le carte, o a prender luogo alla tavola:
coficchè più, e più volte ho dovuto ridere.
Cand. Eppure varie volte ho colpito.
Ser. Eppure ciò è avvenuto da caufe aliene ; e con difpiacere de-
vo dire al troppo credulo Amico, che la fua debolezza è molto
grande.
Cand. L'ofTervar alle fafi Lanari non' è vana offervanza .
Ser. Queflo noi nego; ma dico bene, che in queflo particolare, la
Luna vi darà poco lume, né farà per dichiararfi più a vofìro
favore, che d'altri; mentre ancorché influiffe , opererà cieca-
ftiente . -" Cand.
55
"Carni. Non crederò più a cofa veruna , facciamo quattro fole Par-
tite.
Ser, Ne quattro , né due . Conòfco di poter divertirmi con maggior di-
letto, ed utile: tanto piace agli altri compagni , però, fé oggi
ho apprefa la preziofità del tempo , voglio approfittarmi di que'
lumi , che , trafcurati , potrebbero eftinguerfi ; lanciandomi nel piti
bello fra l'orror delle tenebre.
Meril. E qual farà la nuova maniera di profeguir con piii di fpaflb, e
profitto maggiore le noftre Veglie ?
Ser, Con un'alternativa di Storie, Commedie, Tragedie, Sonetti,
Lezioni della Scrittura, Panegirici, Prediche, ed altri Libri fcien-
tifici facendovi opportuni riflelTi, e pafcsndo l'animo di lumino-
fe notizie . In cotal guifa non godremo affai piti , che in veder
le vittorie di quattro cenci colorati , tra i lamenti , e l' ire dei per-
ditori, che involano quel po' di fpaflb, che potrebbe fperarfi?
Merlilo . Anzi .
Fior. Non è incomparabilmente maggiore il diletto, che proviene dal
fentir un Sonetto, una Commedia, un Panegirico, fcritti fecondo
l'arte, la uno ftile, che, rifpettivamente proprio, alletta, ed in-
canta, con paragoni, fimilitudini, nobiltà di concetti, e pellegri-
ni ritìe{li,che quel piacere apportano, il quale dolcemeate ra-
pi fce ?
Ser. Io conofco Soggetti per pietà , e fapere veramente infigni , che U
fera, o cogli Annali d'Italia del celebre Muratori, o colle dotta
Lezioni Scritturali del Zucconi, o Rofli, Niccolai, e Martinet-
ti, o con dilettevoli Poefie, trovano il piìi (bave trattenimento;
e con riflelli prudenti , a guifa dell'api, raccolgon poi uà mele di
»ita .
Cafìd. Beniflìmo. Giuochorò di giorno in Cafa Goldrini, Caltombrio,
Alatenelli , ne' Caffè , nelle Spezierie ; e poi la fera verrò all' Ora-
torio di Penitenza.
^er. No, caro, non parlate così. Venite, ed aflficuratevì , che godrete
più di quello, che non credete; e perfuadetevi , che verrà giorno,
in cui mi direte, che fempre vi ho parlato da amico.
Cand. Proverò anche quefta ; ma quando mi fi prefcntano alla me»"
te i tre Tre, le Napolitane, le Vele, feato una gran reRÌ*
tenza.
Ser. Siete ragionevole?
Ca7ìd, Spero di sì.
Ser. L' uomo deve operar da quello ch^ egli è ì
Cand. Anzi,
Seu V. S. è vinta. Se dunque l'uomo deve operare da ifàgioflèvole j
la ragione non folo , ma le più venerabili autorità rendendoci
avvertiti , che farfi deve gran capitale del teffl|>o j perchè non dcb-
P j biam
54 .
biam noi faggiamente , e nel miglior modo impiegarlo ? Ss i
Gentili Filolofi parlano apch' efTì del tempo , come di cofa dell'
ultima importanza, che far non devono i Criftiani?
Cand, Sentirei vclontieri quali fono que' famofi Pagani , che tanto pre-
giarono il tempo.
Ser, Ed io vi appagherò . Licurgo appreffo Plutarco dice .• che reBe t"
f uditi ttmporìs rationem habent . Teofraflo fcriffe.' Sumptus prc"
ttofifjtmus tempus efl . Seneca .• Quem mihi dat'ts ^ qui aliquod pre-
tium tempori ponat , qui diem ajlimet , qui intelligat fé quotidie
mori ? come pure .• Omnia atieria funt , tempus tantum nofirum
Fiorillo, Lo fteffo eccellente Filofofo di più non dice: Etiam fi mul-
tum fupereffet atatis, parce difpenfandum erat , ut fuffìcsret neref-
fariis : nunc qua dementia e/i fupervaciia di/cere in tanta tempor'is
«■^e/^tffe? Parimenti nella 117. Epiilola:* iVo/; tam bewgnum ^ ac
liberale natura nobis tempus dedit , ut aliquid ex ilio vacet pir~
dere: e finalmente ; Puniìum ejì y quod vivimus, <& adhuc punEla
minus.
Ser, E 1' incomparabile Tullio, la vera Fenice dei fublimi talenti, non
conobbe anch' effo un tanto vero , allorché fcriffe : Conferto no-
Jìram longijftmam atatem cum aTernitate y & fic b*evijftma reperìe-
tur ? quando diffe ; Quid eft in homìnis vita diu ^ mihi ne diw
turnum quidem videtur ? quando nelle Filippiche efpreffe: Quis
ejiy quamvts adolefcenSy qui exploratum habeatyfe ad vefperum effe
viÙurum ? Ed in fine allorché nelle Tufculane ; Qux potejì effe
in vita jucunditas , cum dies ac nocìes cogitandum fit jam effe
morie» dum ?
Mamf. Che fentimenti fin ne' Gentili!
MerilL In quefto particolare fembran Cattolici.
Cand. Le dottrine di quefti uomini grandi fono belliffinae ; ma reme-
rei più convinto, fé poi udiffì, che i Gentili praticarono quanto
fcriffero.
Ser. E quando mai vi darete per vinto ? Ricordatevi amico , che Io
Spirito Santo dice: 2»/' mentis eft diirx y corruet in malum{Prov.z^),
Tuttavia fentire; Plinio ffimava tanto il tempo, che perder noa
ne voleva un fol momento ; però vedendo un fuo nipote , che
pafleggiava, torto il riprefe , dicenjio : potrefti meglio impiegar
quefle ore, E perchè, facendofi legger un libro da un fuo dome-
ftico , Io fteffo fuo nipote fece replicare una parola per Io ac-
cento mal pronunziato i fembrandogli una tal replica perdimento
di tempo, del pari il riprefe: ma, effendo ormai tardi , trala-
fciando di foggiungere come ftimaffe in pratica il tempo un Alef-
fandro Magno, un Democrito, un Z none, che pure noi riguar-
davano prezzo di Eternità, mi reftringerò al folo Dionigi Re
di
5$
él Siracufa, che <Jopo la rifornia da Platone introdotta nella Tua
Corre, divenne avariflimo del tempo i onde venendo richieito da
uno de'fuoì Cavalieri, qual foflfe l'ora difoccupara, per avere
udienza da Sua Maeftà , così gti rifpofe ; a&fit , quod me otto-
fum mvenias \ Ch?, fé tanto fecero i più faggi Padani, da puro
lume di natura guidati; a quali eccefTì di Itima del tempo non
faran giunti , ed arrivar non devono i veri Criftiani !
Caìjcl. Ora fon pago .
Scr. Debbo poi crederlo?
Cand. Ve ne afTicuro.
Ser, Siccome voi non fiete rìmafto perfuafo, fintantoché non avete
fentito , che fia flato pof^o in pratica , quanto fu fcritto ; io pu-
re pienamente non credo , fé in avvenire non veggo , che
l'opere voftre corrifpondano a' detti .
Cand. Avete ragione. Pmr pari refertur,
Ser, Perchè però vergognofo riefce ad un Criftìano il prender norma
per ben operare dai ciechi Gentili , fiavi a grado 1' udire quan-
to apprezzaffero il tempo alcuni Cattolici. S. Bernardo diceva:
che la cola più preziofa del mondo è il tempo, quantunque si
poco limato. Il Cardinnl Olio guardavafl dal perdere minima
parte di tempo, dicendo: che, ficcome è viliflfima l* avarizia del
denaro; così è preziofiflìma quella del tempo. E S. Bernardino
da Siena diceva ; che tanto vale il tempo , quanto Dio ; perchè
in un alimento può acquiftarfi.
Fior. E noi dovrelFimo perderlo malamente? Non fia mai vero.
^vcr. Quanto fei m^i preziofo, o tempo!
Ser. Prefenratofi con fupplica alla mano certo valorofo Soldato ali*
Imperador Carlo Quinto, chiefe congedo; ma Cefare , cui eran
ben note le doti dtir Oratore proccuraado con dolci parole e
grandi promeffe dì trattenerlo; così gli rifpofe: non più ad ono-»
ri , e ricchezze terrene afpiro ; ma alle celefti , ed eterne . Chie-
do licenza per frappor tempo alla vita^ ed alla morte. Inter
vit.e negotia & mofùs diem opottet fpatium intercedere. Sì gene-
rofa, prudente, e Criftiana rifpofta fé sì gran colpo nell'animo
fteffo di Cefare , che da quel punto ftabilì , cojme fece , di rinun-
ziar e Regai, ed Imperio: onde rìtiratofi nel Monaftero di S.
Giufto, fpefe il rcfiduo de' giorni fuoi in prepararfi alla morte,
che fu da Santo; prima ancor della quale perfettamente fano
poflofi in un feretro, fecefi cantar Qflizio, e Meffa de Requiem*
Efempio raro di Crilhana pietà/
Marufpio. Quello la indovinò.
Ser, Finalmente ; ftandofene per morire il Padre Francesco Cataneo ,
primo difcepolo del B. Colombino, e pregato dai Religiofi ailan-
li, a lafciar loro gualche rilevante ricordo; dopo replicate iitta-
D4 w,^
ze, rifpofe: volentieri: Chi ha tempo non afpettì tempo; e ciò
detto fpirò. Amici, il ricordo è per tutti. Cht ha tempo ^ non
afpettì tempo. Se non v'è alcuno, che afficurar fi pofla di un
giorno fole: perchè azzardarfi di p anger fenza fine la perdita del
tempo ? Imperciocché racconta Dretelio nel capo terzo de' Dan-
nati, che uno di quefti infelici fecefi fentir piangente ad un Rs-
ligiofo di fantifficna vita mentre faceva orazione. Interrogato co«
fiui perchè sì amaramente, e tanto piangeffe , rifpofe : piango, e
piangerò in eterno cogli altri dannati il tempo perduto in cofe
vane, in foverchj divertimenti, nelle iniqui:à, di cui quando era-
vamo in tempo, non ne avemmo ftima, e Io confumammo. Oh
fé aveffimo un' ora / Ah fi daretur bora ! Ah fi daretur bora ! Ma
in eterno la cercheremo indarno /
Fior. E con ragione. Perchè devefi prevaler del tempo finché fi è in
tempo, effendo avvifati fin col comaaio dal Sagrofanto Vangelo:
Ambulate dum lumen habetis y ne tenebre vos comprehendant ,
N
ENIGMA QUARTO,
SONETTO.
On v'è chi pofla indovinar chi fia
Cortei , che Tempre va , né mai fi move ;
E quando fplende il Sole, o il Cielo piova,
Giammai 1' ufato fili feguire oblia.
Ottima talor è, talora è ria.
Qui piacer porta , e difpiacere altrove ,
Pace in un luogo, in altro l'armi move;
Ma ferba ognor l' indole fua natia .
Per effa il moto è in ogni parte grande,
A tutti ferve in quefta riva, in quella,
E rifo, e pianto di fovente fpande.
E' nelle Ville men pulita , e cara :
Nelle Città più maeftofa, e bella :
'Dqì mondo in ogni lido amata, e chiara»
La Strada,
CON-
57
CONVERSAZIONE QUARTA
DI GIORNO.
Nella Sala a terreno di un Cafino in Campagna .
INTERLOCUTORI.
SÌ£. Francefco Padrone del detto . Eltfahtta fua moglie . Sìg. Deme-*
nìco jlm'tco y t Socio del detto in certe Mercature. Sig. Pao-
lo uomo curio/o, Petronio Servo del Sig. Francefco,
Frane, QTcchè or ora noi faremo i folitì conti menfuali. Oggi vera-
O mente non potrei , dovendo fcriver più lettere ; ma piut-
tofto le differirò a quefta fera, per non variar quell'ordine, che
da tanti anni ci mantiene in una perfetta concordia , e fa, clie le
noftre focietà quietamente ci fruttino ; né in effe s' incontri con-
fufìone alcuna , errori , od altri accidenti , che pofTano apportar in-
quietudini, d funicni di animo, e danneggiamenti.
Dom. Quefta regola fommamente mi piace. Imperciocché vedo chia-
ramente, che fé così non faceffimo, di leggieri avverrebbero equi-
voci , e difficoltà .
Frane. Se tanti, che contraggono Società, fpeflb, a un dato tempo,
con veni fiero , di metter fempre in chiaro lo ftato delle medefime,
non manterrebbero in credito quel Proverbio , che dice : Le So-
cietà cominciano in nome di Dio, e terminano in nome dei Dia-
volo.
Dom. Mi difpiace fclamente, che fra qualche poco arriverà quel bc-;
nedetto Sig. Paolo , e ci fraftornerà ,
Frane. Ha detto di venire?
Dom. Anzi i e vi farebbe a queft'ora, fé per effetto della fua fomma
curiofità, non avefTe proseguito l'andata, per portarfi a rilevare,
chi fieno quel S'gnore , e quella Signora , che quefta mattina in
Legno fono paflati in vicinanza della fua Cafa, e fmontati a Ca-<
fa Ferlicioni .
Frane. Non faprei che volermi , fé potelTi far conofcere ad un tale
Amico , quanto difconvenga ad un uomo la curiolnà intorno a
cofe , che ad effo non appartengono ; e quanto fimile difetto dan-
neggi coloro, che fono fignoreggiati da fìffatta frenefia.
Dom. Anche io facrifìcherei qualche cofa di belio, fé potelTi avere il
contento di vederlo emendato.
Frane,
58
frane» Bifogna ben dire , che fìamo tutta miferia f Egli ha mille
bellinìme doti, che tutte rimangono ecciiffate da una tal debo-
lezza .
Dom. Se il Sig. Paolo giugneffe a fuperare un tal vizio, farebbe ado-
rabile: ma d'ordinario così avviene. Chi rifplende per molte doti ^
fia poi effetto di qualche occulta prefunzione, o vana ftima di
fé medefimo i fìa mancanza di riflelTo fu i proprj andamenti j
foggiace a qualche gagliarda imperfezione , che pregiudica a quan-
ti fregi lo adornano, come in una cetra una fola corda in diffo-
nanza , toglie la dolce armonia di tutte 1' altre .
Frane, Vogliamo tentare un'azione da veri Amici?
Dom. Già fapete, che il voler voilro, è voler mio. Che dobbiam
fare ?
Frane. Vedete là quella Caffetta nuova, che quella mattina, sì ben
lavorata, mi è fiata condotta dal Legnaiuolo famofo di Verde-
gallo.
Dom. La vedo.
Frane. Quella per appunto deve giovare ali' intento , quantunque per
altro fine ordinata . Effendomi ftato , poco fa portato da un mio
Contadino un bel rigogolo vivo , da lui prefo quefta mattina in
un buco di un albero; voglio in effa chiuderlo, e collocarla fui- *
la tavola , che vedete nel mezzo della Sala . Subito arrivato ,
indagherà egli ; chi 1' ha fatta ; fé fia di mia ragione : a qual'
ufo è deftinata? Allora fui ferio gli dirò: che ho gagliardiflimo |
impegno di non manifeflare cos' alcuna intorno ad effa ; e che
mi recherei a fommo aggravio , fé qualcheduno fi az^ardaffe di
aprirla , per fapere che include . Dirò , eflervi qualche cofa di
bello i ma non volere aflblutamente indicarlo. A tali efprelTio-
ni, e ferie fignificanze, fi accenderà in eflb un' ardenti ffima bra-
ma di appagare la fua curiofità ; e non potrà a meno dì nonaz-
zardarfi ad aprirla . Poco dopo afcenderemo le Scale , dicendo ,
che ci conviene ritirarci nella folita camera, per fare i confueti
conti. Intanto avvertirò la moglie, che rimafta in fua compa-
gnia , venga di fopra per far qualche faccenda , che gli fuggerirb ;
come pure n' iftruirò il Servo , che porrò in agguato , acciò la
cofa cammini a mio talento. Imperciocché avvenuto quanto fpe-
ro , difcenderemo di volo , e proccurerò all' Amico que' rifleifi ,
che fentirete.
Dom, Afficuratevi pure, che va nella rete.
Frane. Di ciò non ne dubito. Vado fubito a chiamar la moglie per
dargli quelle direzioni , che fanno al cafo ; come pure a dar gli
ordini opportuni al Servente; e porto il rigogolo nella Caffetta.
Intanto fatevi falla porta, acciò «oa ci forprendeffe intempeOi-
vameate .
Dom,
59
D«w. Amico, fate pretto: eccolo a «apo della ftrada, che viene.
Frane, Vado fubiiOi non fiam fuori di tempo, (parte) *
Dom. Ven^a pure, che forfè quefta volta la curiofità gli farà tran-
§uggìare un boccone amaro i ma , che gli pub mettere in concer-
to gli umori. Ha che fare con un Amico, che veramente Io
ama , e non fi perde . Egli è ben certo , che avrà tutta la cu-
ra di fargli vedere, come in terfo fpecchio, la deformità perni-
clofa del fuo mancamento, e di additargli qu«' mezzi, che di leg-
gieri lo poono condurre al dovere.
Elìfabettay ridendo. Serva umiliffìma. Signor Domenico.
Dom. Devotiflìrao Servidore a Lei, mia Signora.
Eli/ab. Viene il curiofo ?
Dow. Veniva; ma in quefto punto fi è fermato con un Contadino ,
che ha incontrato, con una fporta alle fpalle.
El'tfab. Eh I vorrà fa pere il contenuto .
Dom. Per Bacco, la vifita!.... Vi ha fopra una mano!... apre, e
guarda ! . . . viene .
Elìf. Ha ottenuto l'intento: ha fatto un bel guadagno; perb fé ne
viene contento.
Tranc. ritornato. E' vicino?
Dom. In vicinanza alle fiepi dell'Orto Si è fermato con usa
donna .
El'tfab. Bifognerà, che la interroghi. E' neceffario, che rilevi dove
vada , ed a che fare .
Dom. Alzano la voce . . . pare , die la donna fi lamenti ha det-'
to , che non glie lo vuol dire .
Elif. Ho fentito anch'io.
Frane. Ecco il volatile nella Cafla. Ora che tutto è difpoflo, venga
pure, che fofpiro il momento.
Dom. La donna s'incammina.... il Sig. Paolo la prega... (^ridendo)
lo ha mandato a far legna, per Bacco.
Eli/. Voglio vedere , fé la conoico : (fi affaccia ) è la Fegatella : non
poteva lo indagatore abbatterfì peggio. £' infoiente, quanto h
mofche ; ma fé Io merita .
Dom. Guadagni della curiofità .
Frane. Quefta non è frutta nuova per lui . Di fimili bocconi , ne ha
già tranguggiato a barella, ed anche di piìi amari affai.
Dom. Ma non per quefto fi è rifanato.
Frane. Per quanto fembri inemendabile, non voglio difperare. Mi
fi vanno rapprefentando alla mente ragioni, che fono di una ro-
buftezza capace di fargli vedere lo fìomachevole della fua piaga,
e di guarirlo aflai predo.
Dom. Quanto godrei di un efito si fortunato!
Elif. Non arriva per anche .
Dom»
6o
Dom, Viene pian piano.
f^ltf. Sarà fconfolato per Io affronto ricevuto.
Vom. Si è fermato fu due piedi , mirando la Fegatella , che feguffl
immobile cogli occhi. j|
Frane. Forfè per vedere , fé ciò nulla oftante pub foddisfare alla fufl
curiofità , rilevato a qual Cafa è incamminata ; per poi fare i
fuoi pronoftici, o faperlo da altri.
Dom. Entra per io Portone.
Lli/, Sono impaziente di vedere la riufcita.
Frane. Se mai ho parlato con enfafi , quefta volta certamente voglio i
mettere in campo tutto il poflibile alle mie forze abbiette.
Dom. Vengo a federe , mentre fi accolla ; onde non abbia a fofpetta- i
re .
Frane. Dunque, fé dobbiam fare i Conti, avrà feco i recapiti necef- '
farli, per mettere in chiaro le Partite del fuo Dare, ed Ave- '
re .
Dom. Ho quanto fa d'uopo: e fpero, che ci sbrigheremo più predo
del folito; perchè quefto mefe i contratti fono flati di poco nu-
mero, e dì qualità meno rilevante degli altri.
Paolo. Eccomi. Servo di loro Signori.
Tutti fanno il dovere.
Dom. Siete pago; o avete fatto i paflì ai vento?.
Paolo. Ho faputo felicemente il tutto. E' un Notaro di Lomiridia,
con fua moglie, amico del Signor Ferdinando, che fono venuti
feco a pranzo. Anzi mi è toccato un pezzo di terta di ciocco-
lato, veramente preziofa , e quattro bicchieri di vino , che mi*
hanno appieno rallegrato il cuore. Se venivate, anche voi farefle
flato a parte del piacere da me provato ; ma , perchè tacciat.e!
tutto di curiofità, fiete rimafto privo del medefimo.
Dom. Amo meglio di non effer comparfo curiofo, che di aver gufa-
to e i'una, e l'altro .
Paolo . Non farefte altrimenti comparfo tale , perchè con un pretese
bellamente mi fono riparato da fimile taccia. Ho moftrato dì ef-^
fermi colà portato, per vedere, fé tra i fuoi Libri vi aveffe le
Commedie di Terenzio ; bramando io fommamente di leggerle ,'
e così ho ripiegato con tutta politezza ad ogni ombra. Che bel-
la Calfetta. E' fua Signor Francefco? Quanto è viftofa!
Frane, E' mia ; ma di tal capo non fé ne parla . Favorite , Sig. Pao-
lo, voi dite di aver sì bene dileguato ogni fofpetto? e vi vaa-
tate di un ritrovamento tale?
Paolo . Anzi ; ma lafciamo quefte minuzie . Perchè non fi pub far pa-
rola di quella Caffetta ? E' forfè quella delle difgrazie ; oppure
deftinata a cofe tali , che non fieno comunicabili ad un amico ?
Frane. (Qualunque ella fiafij e per guanto abietto, od eminente ilfao
de-
6i
desino, non voglio fignifìcare a chiccheflTia la minima circoftan-
za rifguardante la medefima. Rimettiamoci fuila carriera. lomo
VI di6c , che , ne avete rimediato a non comparir bramofo di fa-
pere chi foflero quei Foreftieri , né riefce lodevole il ripiego; ma
bensì deteftabile . Riguardo alla prima parte : il Sig. Ferdinando
è totalmente convinto della voftra curiofità , ed a giorno delle
voilr'arti, per nafconderla. Riguardo alla feconda: refto maravi-
gliato, come per inezie, che niente vi appartengono, ofate di
ricorrere a bug<e ; mollrando così di non conofcere quanto fcon-
venga ad un Criftiano, e galantuomo, il carattere di menzogne-
re i e molto pili, recandovi a gloria debolezza sì vile.
Paolo. De minìmis non curat Pmtor: né ho fentore alcuno, che mi
determini a credere, che il Signor Ferdinando mi qualifichi come
voi dite.
Frane, V ingannate a partito. Più dì una volta difcorrendo con eflb
di voi, mi ha francamente detto: che in quefto particohire fiere
peggio delle donne. Che procurate bensì di occultare il volltro de-
bole , fotto fpecié galanti ; ma inutilmente : perchè fiete cognito
quanto le ortiche . Intorno poi al non doverfi annoverar tra le
ccfe di poco rilievo le menzogne , delle quali fiete folito far ufo
a coprimento della voftra imbecillità; é tanto lungi dal vero,
che iòno corretto dirvi: qualmente, in fcntir fimili fpropofiti ,
mi fi diminuifce in gran parte quella ftima, che di voi ho fin'
ora nodrito , ritrovandovi privo di certi lumi , che troppo fon ne-
ceflarii pel buon regolamento di fefteflb. E non fapete, che Plu-
tarco, quel celebre Greco , quantunque Pagano, lafciò fcritto:
che mentiri fervile vittum eft ^ & cunBìs mortalibus infecian-
dum f ed Ariltotile diffe: mendax hoe lucratur^ ut cum vera di'-
xerh f et non credatur ? K, giacché mi fowengono autorità di
Greci famofi , che dal folo naturai lume guidati, mirabilmente
corroborano il mio affunto : vi dirò , che Omero neir Odiffea ci
afferma : che mendax ab bofle non differt .
Paolo. Alcoltino, come gagliardamente battono la frulla.
D'^w. H ) lentito .
Paolo. E' un Legno, che viene a trabocco. (Sbalza, incamminando^
fi f rettolo/o ver/o la porta) Sono due. Voglio correre a vedere,
che non foffe qualche gran Perfonaggio. eorre.
Vom. ajjacctandofi alla porta. Oh ! .... è caduto a fiacca collo . . . ,
vengo.
Frane, corre alla porta. Vi Cete fatte male?
Paslo. Ho fatta una caduta bcftiale. Il nafo ha patito affai; forte il
fan^^e .
Dom. Come fiete precipitato?
Paolo. Per un urto irapetuofo di piede jn un faffo, che alquanto fo-;
vrat-
rf2
vrafìa al piano del cortile: e per efTere in corfa, non ho potuto
trattenermi.
Dom. Mi difpiace .
Frane, Guadagno della curiofità! eh, per Bacco f
Paolo, Mi difpiace , di non aver potuto vedere chi fieno.
Frane, Ed a me non importa un granellino di arena .
Paolo. PafTa Eurofindo, che li ha incontrati: voglio chiedergli qual-
che notizia. Va alla flrada raccogliendo col fazzoletto il /angue ^
che gli va f correndo dalle narici ,
Flifabetta piano al Signor Domenico, Si fofle almen rotta la tefta ;
giacché ad onta della caduta , e delle correzioni di mio marito ,
liegue pertinace ad appagare la inquieta paflTione.
Frane, avendo fentito. Non per quefto mi perdo. Sarà un amminico-
lo, che in compIefTo può riufcire di qualche attività , Corag-
gio.
Dow. Se trionfarle di tale Soggetto , potete dire , che fiere il Medi-
co degl'incurabili; ed avventurarvi a qualunque imprefa.
Frane. Veggo anch'io, che la cura è difficile, perchè un fimil male
ha profondiffime le radici. Tuttavia non dlfpero.
Paolo ritornato. Una talpa come quello, non credo, che fi trovi in
tutto il Mondo. Dice, che non ha fatta ofìfervazione a dovere;
che v'erano uomini ; ma nemmeno fa quanti, né di qual colo-
re fieno veftiti. Se perfone , che fembraffero di alto rango , né
fé giovani, o vecchi. In fomma zotico, e ftupido quanto mai.
Frane, Credete forfè, che tutti fieno del vcftro taglio? Che guadagno
avrebbe poi riportato, fé avefle fatti li fopraddetti rilievi? Anzi
giudamente lo ammiro , e fìimo ; perchè non fi divaga in ciò ,
che non gli deve importare.
Paolo, Si fa, perchè naturalmente 1' uomo è portato ad inveftigare;
e qualora poffa riufcire di reflar appagato, fi prova piacere.
Vom. Non tutto quello , che la natura dimanda è lecito ; né in qu»-
Ho particolare fa d' uopo di prove ; e voi , meglio di me lo fa-
pete.
Frane, In altri generi il Sig. Paolo , è un Argo novello non finto ;
ma in quefto ha gli occhi appannati. Qualche giorno per altro
fpero , che rileverà , quanto prefentemente non vede . Amico ,
andiamo, con permeffo del Sig. Paolo, a far quei conti, a mo-
tivo de' quali fiete venuto coflà.
Paolo . Dunque non potrò queft' oggi godere la voftra converfazio-
ne?
Frane, Terminata la faccenda, che quefta volta non dovrebbe portare
gran tempo, torneremo, per follevarci alquanto; poi fé vorrete,
andremo, fecondo il folito, a far quattro pafTi.
Paolo» Cercate foilecitarvì, acciò pofliamo divettirci. Io intanto leg^
gè-
gerb alla Signora Elifabetta la vita del Santo , che oggi corre
nei Leggendario nuovo di quel Padre dell'Oratorio, che molto
incontra .
Tranc. Procurate anche voi, che vi refti la medefima imprefla, colle
circoftai>ze più rilevanti ; che poi , paff^ggiarido me la racconte-
rete ; onde abbiamo campo di approfittare fugli efempj di quelle
Anime giufte, che hanno conofciuta la vera fcienza, a confufio-
ne di tant' altri , che perduti miferamente dietro inutili , e dan^
nofe letture, deridono quegli affennati, che, eonofciuto il moti-
vo di fua creazione , fi prevalgono di que' mezzi , che riconofca-
no più convenienti, e più atti al confeguimento di quel fine, a
cui devono afpirare.
Dom. Se io debbo dirvi il vero: dacché fento, per mezzo di un tal
Libro , quanto hanno fatto , e patito uomini , e donne illuftri
per formarfi un lurrinofo feggio di gloria nel Cielo ; mi Cento
molto difpofio all'adempimento de' miei doveri, e meno affezio-
nato alle cofe del Mondo .
frane, E non fapevate, che dell'udir Dottrine, Regole, e Precetti
per ben vivere, molto più giova il fentir gli atti pratici? Gi'in»-
feetiamenti fono buoni , ma gli efempj ottimi j onde ne venne 1:'
aPiloma , verba mavtnt ^ esempla trahunt ,
Paolo, Le virtù in pratica fuor d'ogni dubbio perfuadono, e violetti-
tano alla imitazione.
Pranc. Andiamo, amico.
Dom, Vengo, partono .
Eli/. Favorifca dunque di leggere .
Paolo. Subito, {in atto dì alzar/ì) Ho patito anche in un ginocchio.
E' ftata una caduta pre^ipitofa di molto ! va a prendere il Li-
òro,
Eli/, Ha voluto correre, onde farà con maggior impeto accaduto il
tombolo.
Paolo ritornando , Fallando s' impara , dice il Proverbio ^ aveffi alme-
no rilevato chi foffero J
Elif. Qual giovamento poi? Gli fi è mólto gonfiato il aafo, e dive-
nuto livido.
Paolo toccandolo , E come !
Elif. Era ben meglio , che fé ne flaffe in Cafa ,
Paolo. E per niente I
Elif, TriftifìTimo lucro.' Era anch'io, come le altre donne, var; atv
ni addietro, premurofa di fapere certe coferelle di niun momeit-
to; ma mio marito con ragioni mi ha difingannato.
Paolo, Sa, che fia nella Caffitta ?
Elif. Per accidente l'ho faputo i fenza ch'io lo curaffi.
Paolo . E' qualche cola di bello ì
Elif,
6^
'Elìf. Ha già fentito corre fiali efpreflb il Sig. Francefco: ficchè pub
fìgurarfi, fé mi trovo in grado di poter in qualche modo appa-
gare il fuo deiiderio.
Paolo. E' bello il continente, farà anche bello il contenuto.
Elìf. Sia com' efier fi voglia j io debbo appuntino fecondar le premu-
re di chi mi è fuperiore.
Paolo. Lo ha veduto?
Eli/. No Signore, né mi preme vederlo.
Paolo. Quando fa ciò che includa, può anche guardarvi dentro.
Eli/. Se non m'importa.
Paolo. E' cofa di valore?
Eli/. Mutiam difcorfo. Legga.
Paolo . Leggerò \ ma è bella !
Eitf, Oh ! ... . mi era fcordata di metter fuori la farina , per far il
pane dimattina . Se mi permette , fra mezzo quarto d' ora ri-
tornò .
Paolo . Si accomodi .
Elìf. "Vado.
Paolo folo. Che bella comodità mi fi è prefentata di veder nella Caf-
fetta! Ma l'amico non merita di efTer difguftato, ed ha moitra-
ta troppa premura , che ron fappiafi ciò , che in elfa racchiude-
fi. Che può mai effervi? l'avermi fatte foventi voice confi lenze
di rilievo, e non volermi circa di efla in alcun modo confapevo-
le del contenuto, fempre piìi mi defta curiofità di guardarvi den-
tro . Che danno poi gli recherei ? Ma è di parola ; e potrei per-
dere un vero amico, che nelle occafioni ha dati faggi luminofif-
fimi del fuo leale amore. Quanti impreftiy di confeguenza ! Quan-
ti paffi a mio favore ! Quante raccomandazioni appo i Mmiftri
di Stato per me sì giovevoli.'.. Ma gli fono anch'io fempre (ia-
to gratiflìmo dove ho potuto ; e delle confidenze fattemi non ne
ho fvelata parola; ma rigorofamente ho cuHodito il fegreto. In
quello il Sig. Francefco tri fa torto, non avendo giudo morivo di
efcludermi. Non lo a che partito appigliarmi; ma al vero ami-
co , come Seneca dice , non devefi tacer cos' alcuna : ed io fon
tale. Si alza per accoftarfegU ^ s^ invia ^ poi f erma fi . Ogni regola
però ha la fua eccezione. Se l'amico, onorati (Timo , e coftuma-
to, in quefto particolare, aveffe giufta cagione di non partecipa-
re notizie , che ne verrebbe ? Se perdo gemma sì preziofa
Che diavolo può mai effere in quella Cafifetta? Che può effervi,
che non fi poffa vedere da me, che fono amico fegreto? Voglio
vedervi : alza pian piano , e nel piegarfi per incominciare a ve-
dervi di dentro il rigogolo fugge , e col rojiro gli colpìfce in un oC"
chio . Ahimè !
Il Sèrvo . Sig. Padrone , è tradito , corra , corra .
frane.
,mc, dalla Scala ^ fegutto da Domenico , che precipt tof amente d'tfcen-
dono ; nel vedere in vicinanza delta Tavola il Stg, Paolo . Ami-
co infedele ! e ad onta di quanto vi ho detto , fìete ftato fupera-
to dalla voftra malnata paflìone . Dove fono le proreiìe tante vol-
te a me fatte di amore, di corrifpondenza, di fede? Per così po-
co avete polio in non cale tanti oggetu, che dovevano in voi
eftinguere ogni più ardente brama di appagamento? Me infelice!
a chi ho mai creduto ! a chi aperto il mio cuore i a chi dati coa-
traflegni evidenti di una verace amicizia I
x'aolo. Non fo che dire! addoloro, fpafimo! Che mai era in quel
malvagio nafcondiglio ?
Frane, Ciò, che avevate debito di non ricercare. Siete flato colpito in
un occhio?
Paolo . E come ! è tanto grande il dolore da cui fono prefo , che or-
mai fi rende infoffribile.
Frane. Chiudete il fano , e rilevate, fé avete patito nella vifta.. Sa-
averte farto a mio modo!
Paolo, Vedo; ma fpafimo.
Dom. Mi difpiace.
Eitf. Povero Sig. Paolo . da fé { fuo daniK) ; impari a non elTer cu-
r/ofo. )
Dom. Sapeffi almeno infegjiarvi qualche cofa a lenificamento del vo-
ftro male.
Frane Ho in una boccettina un po' di olio di mandorle dolci : quedo
do/rebb^ mitigar il dolore; vado a prenderlo.
Paolo. Maledetto vizio, dove mi hai fgraziatamiìnte ridotta!
Dom. Riconolcete una volta il voftro errore, e prelìate fede agli ami-
ci , che di cuore vi parlano .
Frane, Prendete, e con quelVoiio ungetevi, che proverete follievo.
Paolo, Pare, che alquanto minori, fi unge.
Frane. Quell'oggi il volerò difetto vi ha fruttato bene.
Paolo. Pur troppo! Prendete la boccettina, e vi ringrazio.
Frane. La metto qui fuila tavola , acciò p.ìflìate replicare , occorren-
do. Sicché in avvenire doi^rò con voi regolarmi in una maniera
tutta diverfa dalla fin' ora ufata. Comecché l'odio non è lecito,
né alcun atto, che indichi la piti liet^e apparenza del medefimo,
cesi farò coftretto con fatica , e ritrofia a praticarvi : ma circo-
fpetto, e fempre temendo di qualche peffuno effetto della vollra
curiofità .
Paolo. Scufatcmi, amico caro, fé mi fon prefa una libertà, a cagicn
della quale tanto vi rfentite. Allicuratevi , che quanto ho fritto,
non è feguito incofifiderataraente : ho el'aminato prima fé col fod-
diitare alla mia curiohtà , potevo nuocervi ; ed avendomi fem-
brato di no, affidato alla fegretezza grande da me fempre ufa-
i; ta
66
ta intorno a quanto di rilevante vi fiete degnato confidarmi , mi
fono determinato ; che poi non mi ha recato , che danno , e
pena .
frane» Appunto, perchè a voi più volte ho rivelati gli arcani più oc-
culti del cuore, e tempre mi fìete (iato fedele ^ in quefto partico-
lare dovevate ufare di tutta la fortezza , per non lafciarvi fupe-
rare da una vile pafTioncelia, contro di cui prima io afveva con
tanta enfafi parlato ; e che di recente vi aveva fatto provare ac-
cidenti avverfi . Tanto più, che, fapendo voi il mio naturale,
alieniflimo dal mentire, dovevate onninamente refiar perfuafo ,
che, avendovi fatte tant' altre confidenze, ma non già quefta;
e di efiermi fpiegato : che non riconofcerei per amico chi tentaC-
fe di rilevare quanto llavafi rinchiufo in tal mobile : io rimarrei
gagliardamente offtlb, qualora operafle contro le mie protette.
faolo. Ho creduto a Seneca, che non confiderà vera quell'amicizia,
che ammette Jferve. Vuol egli, che tutto fi confidi all'amico;
non potendofi a ciò mancare, fenza off-iiderlo.
Frane, Quel gran Filolofo ha fcritto beniflìmo; ma rifletrete, ch'egli
generalmente parla . Sapendo voi , che non v^ ha regola , che fog-
getta non fia a qualcl)2 Appendice , ben di leggieri potete reftar
perfuafo , che qualora concorrano forti ragioni di non partecipare
qualche cofa all' amico , le faggie dottrine del citato Autore non
fono applicabili al cafo . E come avrei dovuto blandire la voftra
curiofità, per diftrugger la quale appunto era necefiario un tal
contegno ? Il vero amico deve a bada lena , ed inceflantemente
procurare il vero bene dell' altro ; onde io, che a voi mi pro-
fefib veramente tale, coaofcendo il mio dovere, ed il voftro bi-v
fogno, elfendomi prefido, come fa il ^Sig. Domenico, di tentar*
la volira emenda , a bella polla ho trovala la invenzione di quell'
^ordigno. Come dunque avrei ottenuto 1' intento? Non vedete
apertamente, che la dottrina di Seneca in quefto particolare fcon-
viene? ne voi dalle premelie potevate farne ufo, perchè diretta-
mente e viziofamente venivate ad opporvi alle mie infinuazioni ,
mofìrandovi pertinace nel voitro difetto? A qual termine vi hai
mai condotto la voftra curiofità ? Sapevate , che mi era profetato
di non riconofcere per amico, chi lì fofle oppofto alle mie idee:
dovevate ricordarvi delle protefte più , e più volte fattemi , al-
lorché da me ricevefte contrafi^egni ficuri d' intrinfechezza : era-
vate convinto, che per i miei più cari non ommetto cos' alcu-
na, che loro polla giovare, ed impedifco a tutt' uomo qualun-
que fuo danno; ciò nulla ollante, tutto ha ceduto all' anfia vile
di faper ciò , che per tanti riguardi non dovevate cercare ; e fen-
za fperanza di riportarne il minimo vantaggio . Dov' è qui per-
tanto un pcniiare da uomo? La cognizione del proprio dovere ?
La
^7
La gratitudine? Infelice Francefco! chi mai fin ora occupò tanta
parte del tuo cuore amorofo !
Paolo. Amabililficno amico, avete ragione, Conofco la eflrema mia
debolezza; ed i confeguenri amari di e(Ta vieppiù me la rappre-
fentano deteftabile , odiofa . Scufate i trafporti di una radicata paf-
fione, che con violenza mi ha condotto sì lungi da quel fentie-
ro , che in avvenire cercherò mai Compre di camminare . Conti-
nuatemi il pregievole amor voflro, di cui fommamente vi prie-
go, ed aflficuratevi , che non tralafcierò alcun mezzo per dar mor-
te ad un vizio, che fotto lievi apparenze copre moltiplicati di-
fordini .
frane. Q^jando ciò fia, accertatevi pure, che non folo vi rimetto il
torto fattomi, che in vilìa del pentimento prefen'-e chiamo ama-
bile , e caro ; ma che ancora vi amerò affai più del paff'ato , co-
mecché privo di un mancamento, che tanto in voi mi difpia-
ceva .
Dom. Mantenetevi nel bel propofito fatto; e Tempre piìì rendetevi
degno di effere amato da un cuor sì magnanimo , e premarofo
del voit^o bme .
Frane. Ad oggetto però, che più agevolmente pofTute deprimere, ed
annientare la oJiol'a paffìone , che vi tiranneggia , e che noa tea-
za fatica, e diligenza porste fapsrare, permettetemi, chi, ripi-
gliato il filo del mio dil'corfo, da voi interrotto, allorché, cor-
rendo, fpinto dalla vo'lra brama di fapere chi follerò quei Signo-
ri, che a briglia f:iolta fono paff'ati in que' legni, avete poi fat-
to il b^l guadagno di una caduta precipitofa , e di rompervi il
nafo; io poffa mertervi fott' occhio il deforme del carattere di un
curiofo; e con fatti Storici riconofciate , con quale impegno dob-
biate cercare di abbattere dalle radici sì abominevol nemico.
Paolo. Ben volontieri afcolterò quanto per effetto di fincero amore fa-
rete per faggerirmi ; conofcendo anch' io , che , malgrado le sbri-
gliate di queft' oggi, farà laboriofa di molto quella vittoria, che
affolutamente voglio fopra di una propeafìone, da tanto fempo
avvezza a quanti sfoghi bramava .
Frane. Per procedere adunque con quell'ordine, che più attorni fem-
bra al conilguimento dell' intento , primieramente uferò alcune
autorità, e dottrine; d' indi con alcuni b:;lli{rimi fuccelfi darò
termine a quanto mi giova fperare di vofìro profitto; giacché
più delle ragioni fogliono dar moto gli efempj . A prima giun-
ta dovete reftar penualb , che la curiofità di faper ciò, che a
voi non appartiene, non è atto, come convien credere, che ab-
biate fin ora penfato, indifferente, ma viziofo ; onde l' Angelico
Dottor S. Tommato nelle fue Quiftioni dice, che 1' app.'tito di
fapcre é dato all' uogio da Dio, perchè, A applichi a conofcere
E 2 il
^8
il fuo fine : rea chi fi ferma in quefte ricerche vane , che a nul-
la fervono, o non ad altro, che a pafcer la mente di cognizioni
inutili , non ufa 1' intelletto a quel fine , per cui fu fatto j quin-
di per confeguenza commétte almeno peccato veniale . In
fatti , fé le parole oziofe fono materia di colpa ; anche le co-
gnizioni , e le inquilizioni fenz' alcun fine cnefto , faranno inu-
tili, e colpevoli. Che fé poi la curiofità giugnefle a tanto di
fpiar cofe, la notizia delie quali fi opponeflfe gravemente al fi-
ne fuddetto , ed alla legge di Dio , arriverebbe ancora fuor
d' ogni dubbio a peccato mortale . Come p. e. chi afcoltalfe la
Confeffione di un qualche Compagno , o trovandola fcritta la
leggefle, benché non la narrade ad altri ; chi applicafle a libri
ofceni, per imparar malizie, o (laffe di nafcolto ad offervare azio-
ni laide , che alcuno faceffe ; chi aprifle lettere di fegreto ec. Si-
milmente, fé col voler fapere, fi paffaffe a giudicare, a parlare.
Imperciocché , quanti peccati in tal guifa fuccedono ! Se un cu-
riofo de' fopraddetti vede una donna , che fovra le fue facoltà gli
fembri adorna, quantunque oaeftifìima i pure così la difcorre : ve-
dete la tale, fa ben ella ingegnarfi ; non mancano regali, a chi
non mancano amici . Vede un mercante ben in arnefe , che fi
ttatta, fecondo il curiolb, più di quel, che porti la fua pofiìbi-
lità, egli fubito: frutti delle ufure , che va commettendo. Così
di tant' altri . Quindi S. Gregorio il Magno , fé chiama gran
male la curiofità, anche folam>;nte, perchè chi è impeciato di
un tal vizio, d'ordinario non penifa poi a' proprj affari: Grave
curiofitatìs vìttum ejì , qua dum cuiiislibet mentem ad ìnvejiìgan-
dum proximi v'ìtam extet'tus duchj femper et fua intima ab [condita .
«f aliena fcitns ^ fé nefciat : con quanta maggior ragione deve
quaiificarfi tale , qualor ne fuccedano i Ibpraddetti difordini ?
Paolo » Voi mi mettete ad una veduta, che mi riefce totalmente nuo-
va, ma che mi perfuade. Credetemi pure, amico caro , che, fé
avefTì avuto molto prima le predette notizie, già da gran tem-
po farei fveltito di un abito sì perniciofo . Pur troppo lo atten-
dere a* fatti altrui impedifce , che non fi badi a' proprj .
Tranc. Il Padre Calmo nelle fue dotte Lezioni paragona i curiofi a
quei , che ftanno alla fineflra . Veggono quelli ciò , che fi fa
nella ftrada, non quello, che avviene entro la propria Stanza.
Quindi poi ne fuccedono inconvenienti graviflimi , che non folo
danneggiano il colpevole, ma fovente ancora gì' innocenti rae-
defimi. E a dir vero, fé di quello vizio è tocco un capo di fa-
miglia ; quante volte da eiTo trafcuranfi rilevanti affari , e gì' in-
felici figli ne rifentono il danno ! quanti lavori fi tirano in lun-
ga, de' quali chi li commife ne abbifogna ; e chi deve fargli ,
pw ne nfente dafino, per la mercede, che più tardi riceve.
Quam-
6g
Quanti padri, e quante madri, perJute dietro vane inquifizioai,
o di fapere che difcordie regnino in qualche cafa, e chi le ca-
gioni : perchè quel giovane , quell' ammogliato frequenti quella
converfazione : come quel tale poffa veftir pompofamente: quell'
altra dia ritirata , e cent' altre di fimil force ; trafcurano la edu"
cazione de' proprj figli, e tant' altre obbligazioni loro sì conve-
nienti : avendo cent' occhi per veder le minuzie degli altri , e
neppur uno, per conofcer i fuoi madornali fpropofifi. Succeden-
dogli, come, favolofamente, ad Argo, che intento ad oflervar
fu gli altri, non vide il fuo affalitore, eh? Io uccife . Mi paf-
liamo ai fatti Storici , come promifi . E' talmente odiofa la cu-
riofità di chi fi diletta faper le altrui azioni fenza ragionevol mo-
tivo, che Diego Savedra riferifce il feguente cafo. {Sìmb. 66.)
Un Contadino vago di fupere l' ordine, ed il regolamento ma-
raviglioio dell'api, provvide a tal efF.nto un alveare di vetro,
e ccilocatolo in fua Cafa , con diligenza fpiava oa;ni loro dife-
gno: ma che? quefte al folito prima di far altro intonacarono il
trafparente albergo, con tale induftria, che delufo il Ru(lico ,
potè fcriverfi fu quel ricettacolo il motto : Vias tllìus quis in-
telligìt ?
Domenico^ Così accadeile a tutti i curiofi, di mai redar appagati?
Frane. A quanti mai avverrebbe dì crepar dalla rabbia I Tn fatti è fa-
ma, che Omero fé ne morì di dolore, per non aver faouto fcior-
re un curiofo enigma . Eudofio di<'eva , che qual farfalla fareb-
be volontieri rimalto abbrugiato dalle ardenti fiamme del Sole,
furchè aveffe potuto vagheggiarlo vicino. E Plinio, ricercando
curiofamente la origitie delle fiamme del monte Vefuvio , relt^
da quelle incenerito ,
Dom, Io pure ho letto in Seneca, che il Filofofo Canio Giunio lie-
to fé ne andava alla morte, per la fola curiofità di fa pere : fé
veramente l' anima era immortale, e fé nel punto delia fua fé-
parazione dai corpo, foffe ella per accorgerli, che fi feparava.
Frane. Ne folamente un tal difordine riduce l' uomo a volontaria-
mente metterfi a pericolo di perder la vita j ma contro voglia
ancora fa fpingerlo a morte. Tanto avvenne a certo Mercan-
te, il quale trovandofi in Coftantinopoli Tanno 1694., {Cont,
Majolin. r,2em. Ifior. lib. 5. ) curiofo dì veder nel Serraglio ;
prelb un cannocchiale, incominciando ad appagarfi ; per fua di f-
grazia , fu veduto dal Gran Turco medefimo , che tolhmenie
lo fece decapitare. Mj, e quante volte non copre di roflòre i
fuoi feguaci? Il Re Antigono, paflando per lo accampato fuo
Efercito, fu prefo dalia curiofità di fapere ciò, che faced'e il Po*-
ta Antagora : quindi avvicinatofi pian piano al padiglione di que-
fìo, vide, che {lava cuocendo pefci j onde gli dine: penfì tu,
E 3 An-
70
Anragora, che Omero, mentre {lava fcrivendo le gefla di Aga-
mennone, cuocere pefci? E tu, o Re, fogi^iunfe incontanente il
Poeta, penfi forfè, che Agamennone fofle curiolo di fapere, fé nel
fuo efercito fi cuoceffero pefci ? Coperto da vergogna fimilmente
rimafe certo foggetto , il quale incontrarofi con un conofcente , che
fotto il mantello portava non fo qual cofa, gli addimandò, che fof-
fe ciò, che in tal maniera portava: poiché udì rifponderfi : ap-
punto lo tengo nafcofto, perchè non fappiafi cofa fia. Ideo vela-
tura efl y ut ignoretur. Lo ftefTo finalmen^-e accadds ad Antonino
Pio, come fcrive Giulio Capitolino, poiché trovandofi un gior-
no in Cafà di un Cittadino Romano, gì' incominciò a dimandar
cento notizie rifguardanti la (leffa j chi i' avede innalzata, di chi
fofle il difegno, donde venute le colonne, quanto coftatTero, chi
vi aveffe dipinto , ed altre tali ; al che il Padrone per buon trat-
to pazientemente rifpofe ; ma finalmente , annoiato da quelle
fìucchevoli inchiefts, francamente die iine così : Curri in domum
atienam vener'ts ^ & mutus ^ & furdus efto. Qjjefto però è il me-
no. Bifogna rifii'ttere, che la curiofità ò propria^nente un' info-
lenza j imperciocché fé non è lecito internarfi nell' altrui Cafa
fenza permeffo del fuo Padrone j così è difetto l' internarvifi col-
lo fguardo . Nec oculus in charta , me manus in cruìnena . An-
zi fenza gran fatica può ciafcuno conofcere, che poca differenza
paffa tra il curiofo , ed il ladro . Democrito certamente vi trova
pochi ffima difparità, onde liberamente fcrilTe : i'<7r«>« intere/i ocu'
los ne , art manum domui aliente inferas : V uno ,6 1' altro è ru-
bare . «
Dom. Sentite amico! Alla larga dalla curiofità .
Paolo, Convien dire, che fi operi alla cieca.
Frane. Finalmente, come in appreiTo fentirete, la curiofità allora fo-
lamente lafcia il curiofo, quando ceffa di vivere. Racconta eru-
dito Scrittore, {^Arsf. de vhits part. 2. H&. de curiofitate n. i^.)
che, ritrovandoG moribondo un tal vecchio , fentito certo bisbi-
glio fra gli aflanti, alzò alquanto il capo, afcoltando ciò, che
dicevafi . Allora i circolanti , credendo , che 1' Infermo abbifo-
gnaffe di qualche cofa , fi efibirono ; ma egli così rifpofe : nul-
la mi occorre ; folamenre faprei volentieri di che difcorrete \ e
poi morirei contento. Ecco 1' infelice fine degl' ingannati curiofi,
che viffuti fempre fuor di fé fiefli, anche colla morte alla gola,
fan chiaramente vedere , che , qual fi vive fi muore .
Paolo, Oh! quefta è brutta!
Frinc. In fomma, fé mai non forte convinto, che la curiofità intorno
a quelle cofe minute , che z noi in niun modo appartengono ,
non fofie miferabil forgente di pefiTimi effetti ; fpecchiatevi nel
Santo Re Davide , che tanto ebbe a piangere per la curiofità ,
che
71
che Io condufTe di volo a cosi enorme peccato. Mirate la pove-
ra moglie di Lot , convertita dalla curiolìtà irt una Statua di Sa-
le. Inorriditevi al tanto fangue fparfo per la curioOrà di Dina.
Temete, in fomma , e tremate, perchè, fé fcìntilla /ape con-'
temptn magnum excìtat tncend'tum ^ che non farà queftd pefte,
quello gran fuoco difllpatore dello ipirito dell' uomo , che fatto
per un nobiliffirao fine, vilmente da tale moftro trattenuto vie-
ne in cofe inutili, e vane; onde mancando ai proprii doveri in
molte rilevanti guife, Sprovveduto de' neceffarii mezzi per la fa-
Iute, incontra in morte il terribile nefc'to vos ^ intuonato alle ver-
gini pazze dal Sagrofanto Vangelo .
Faolo, Sono affatto convinto, che il m'o vizio fia deteflabile al fom-
mo. Profeffo mille obbligazioni a voi , che, qual araorofifTinio
amico, mi avete si al vivo illuminato; e vi afficuro, che, ia
avvenire , quanto fono flaxo premurofo di attendere ai fatti al-
trui, tanto farò gelofo di non lafciarmi piegare a dar minimo
pafcolo a sì odiofo difetto.
pranc. Fatelo, cara parte di me fleflb, fatelo. Penfi ciafcuno a fé
fteflb, e non agli altri. Attende tiòi , Siam circondati da troppi
nemici , per non aver tempo da perdere in frafcherie . In fuper-
vaciùs rebus ^ è lo Spirito Santo medefimo, che dà l'awifo,
In fupervacuìs rebus noli fcrutari multsplìciter •■, a cui ben a ra*
gione fan eco le fovraccitate parole d' incredibile pefo : Atterde
tibì\
ENIGMA HU I N T 0.
SONETTO.
V^Hi mi decanta in un continuo moto;
Chi mi tien fermo in ammirabil quiete;
Eppure io fono in oigni parte noto;
E r ore faccio all' Ùniverfo liete .
Sebbene in vafte parti io fia remoto;
Per me 1' arbor fi verte , il gran fi miete ,
^_. E , benché fiero , ed a me fteflo ignoto ,
^B Riparo altrui la fame, altrui la fcte.
^^ Sembro di picciol mole, ancorché grande:
Non fento , o vedo ; eppur mi s' offre incenfo ;
Perchè la virtù mia gran beni fpande.
Abbafll dunque I' Uom fuperbo il ciglio,
Che per mirarmi è mal capace il fenfo ;
Benché non fia del Sommo Giove il Figlio.
J/ Sole .
X 4 C<DN-
72
CONVERSAZIONE, O VEGLIA
QUINTA.
COGNOMI DEGL' INTERLOCUTORI.
// Signor Streno , Mertllo , Fiorillo , Marufpio , e Candiotto ,
Si finge nella Camera da Vifite del Sig. Sereno Gentiluomo in una
Città Lombarda.
Candiotto . TT^ Inalmente , quefta fera , effendo Giovedì , mi perfua-
X do, che il Sig. Sereno permetterà, che facciamo un
Trefette. Se noi tutti fiamo (lati condifcendenti alle fue deter-
minazioni fin ora j fpero , che non faprà opporli qualche volta
alle noftre. Che ne dice?
Sereno, Che novità! Sono già varie fere, che abbiamo fatta la nofìra
converfazione , fenza fare parola alcuna di giuoco : tutti hanno in
cib dimoftrato pieno contento ; facendo ciafcuno parte agli altri
delle conquide fatte fu di ottimi libri; dando così a divedere,
quanto verfatile riefca la faa beli' indok r ed improvvifamente
il Sig. Candiotto progetta il riprovato perditempo? Se mai, ami-
ci cari, il compiacimento, le paffate Veglie dimoftrato, foffe (ta-
to finto, parlate chiaro; acciò io pofTa prendere quelle rifolu-
zioni , che mi fembreranno pih convenevoli .
Meri/lo, Refti perfuafo, Sig. Sereno, che non folo abbomino il giuo-
co, ma ormai ancora chi Io efercita : però altro non voglio ,
che quanto piace a lei, mio veraciffimo amico.
Fiorillo, Con qual fondamento, Sig. Candiotto, nel fare la inchieda
fpiacevole al Sig. Sereno, ha eftefe le fue brame, chiamandole
di tutti noi? Non fo comprendere donde pofla arguire, che ia
alcuni di noi (ìafì deftata la minima premura di un divertimen-
to sì volontieri lafciato.
Cand, Non piCi . La mia propoila unicamente riconofce la origine
dall' aver in queiV oggi veduti nella Spezieria Cardelli alcuni
belIifìTimi accidenti, che nuovamente prefentatimifi alla fantalìa,
mi hanno moflo a parlare nella guifa a loro poco grata.
Marufpio, Si è trovato prefente al gran lifigio fucceduto nella mede-
fima tra il Sig. Nifop'o , ed il Dottor Cervopavi, per certa giuo-
cata pretefa im:>ulita dall' ultimo rinomato?
Cand^ Non fo, che fia fucceduto contrailo alcuno. Quando non fot;
fé
73 r
fé ciò feguito dopo la mia partenza , Efll erano dì buoniflìmo
umore.
Ssr. Il giuoco ha quefte belle particolarità di non aver riguardo ai
vincoli pih robufti di una lunga intrinfichezza ,
Mar. Tanto (ì è avverato queft' oggi. Dopo varie propone, 9 rifpo-
fte, i due amicifflmi fono arrivati a farfi la Genealogia: a carifc.
carfi l' un l'altro di contumelie : e, fé mediatori dì vaglia non
fi foflero adoperati per dividere quefìi accaniti Giuocatori , la
parucca del Dottore verliva malamente pettinata,
Merìllo. Crefch orario, Sig, Candiotto • ferapre più mi faccio parti-
tanto del Sig. Sereno: fempre più prendo abborrimento al libro
fciolto ; e fempre pii!i riconofco fimiie trattenimento per una for-
gente perenne di lagrimevoli difordini,
Fiorillo. I due amiconi hanno fpezzato vincolo sì tenace, che da
molti arni li univa?
Marufp. E come ! Se lo Speziale Morindi , e Cleniani non fi frajv-
ponevano, il Dottore veniva ficuramente maltrattato.
Sereno. Fui, non ha molto, in certa Corte delia Lombardia Traf-
padana, dove due amici, giuocando, vennero alle contefej on-
de uno di eflTi cavatofi di faccoccia un pugnale , diede due col-
tellate all' altro sì aggiuftatamente, che ogn'una di effe gli col-
pì nel cuore , non lafciando tempo ai mifero , di proferir pa-
rola,
Fiorillo . Chi far volefle regiflro degli avvenimenti tragiti feguiti à
motivo del giuoco , formerebbe volumi ; né avrebbe mai a ter-
minare. Tanto egli è flato in ogni tempo fertile di lagrimevoli
eventi !
Cand. Sono già bafievolmente perfuafoj ed hanno fentito perchè così
abbia parlato. Tanto più, che quefta fera, più dell' ordinario,
mi fento allegro, ed inclinato a qualche trattenimento gioviale.
Sereno . Ebbene , La Converfazione di quefta fera riefca di voftro ge-
nio. Leggete, fé così vi aggrada, una mia breve Commedia dì
un atto lolo , inntolata Lt feguaci di Bacco,
Cand, Quando fia ridicola , volentieri la fcntirb ; ma non voglio leg**
Ser. Leggerò io ; che meglio intenderò i miei fcorbj . Quel che pof-
fo dirvi , fi è ; che quando la fcr'ffi , più volte io fteffo fui co-
rretto a sbardellatamentc ridere. Vado di volo a prenderla: con
permeffo ,
Cand. Amici, 1* avete mai Ietta , o fentita?
Merillo . Le pubblicate dal Sig. Sereno, tutte le ho vedute i ma que-
fta è inedita , e
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