Sentimenti di un'anima peccatrice la quale desidera che Iddio glie li muti in affetti di penitente per averli e su la lingua, e nel cuore in vita, et in morte. Dedicati all'A.R. di Cosimo 3. gran duca di Toscana. Dal padre d. Anacleto Catelani Barnabita espressi dal medesimo nelle sere degli esercizj spirituali ..

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Anacleto Catelani

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SENTIMENTI DI 

UN'ANIMA 
PECCATRICE LA 
QUALE 
DESIDERA... 

Anacleto Catelani 



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SENTIMENT-I^ 

D r UN' ANIMA 

PECCATRICE 
li quale defidera che Iddio glie li muti 
in affetti di Penitente »»■ 
ter averli e fu la lingua , e nel Cuore i\ 
m vita , a in Morte . 

DEDICATI 

ALL' A. R. DI 

COSIMO III. 

GRAN DUCA DI TOSCANA. 
Dal Padre 
D. ANACLETO CATELANI 

BARNABITA 

EfprelEdalmedeiìmo nelle Sere degli 
Eferciij Spirituali 
Neil* Oratorio della Divina Grazia fer la 
Convergane de' Peccatori, 

Sotto I* invocazione dell» B. V. di ■ i 
Loreto , e dell'Angelo Cuftode ~- 
ÌU (HO Colteli, di S. Sehafiim, 
m Livorno* 

IN LUCCA, MDCCVI. ' ' 

er Giovan lattifta Lodovici cSebaftiano 
Domenico Cappuri. >( Con tic. de- Sut 



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ALTEZZA 

REALE. 




LLE mani 

diV.A.R. 

fi prefentano dall'infimo 
defuoifudditi, alcuni fo 



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gli , che non haverebbero 
ardire di porfegli fotto i 
piedi , quando non tuffe- 
rò offequj predati a Cri- 
fto , et adorazioni di quel- 
la Mifericordia che illu- 
mina le menti de' Giufti , 
e compunge il Cuore de' 
Peccatori . Gon quefta 
ponderazione hò^cquie- 
tato il rimorfo , che riave- 
vo, di rendermi fofpetto 
di non conofeere la gran- 
dezza del Prencipe a cui 
dedico, perlapicciolezza 
del tributo con cui lo 
venero : effendomi affì- 




cu- 



irato efTer proprio d* 
ri Prencipe , uguale a 
7 ". A. R. , il tributo di la- 
rime penitenti , mentre 
b ne compiace anche 
3ip , facendole degne di 
npolàre.fopra il fuoTro» 
no . Quefte lagrime dun-> 
que , che da più Centurie 
dlPopctóforofiofpatìfefi 
piedi del CròcifilTo , nell' 
Oratorio aperto (òtto la 
protezione di V. A. R, 
fra le divote fere degli 
Efercizj fpirituali , hanno 
refo fluido il mio Inchio- 
ftro.ne 5 panegirici della 
1 4 *. 

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divina Pietà . Qileftache 
hà infegnato a me , età gl* 
altri, il modo di piangere, 
c l'unica , e vera cagione 
che potiamo e dobbiamo 
bavere di lagrimare giu- 
ftàmentè , efenza rifpiar- 
mo, m' ha lafciato per- 
fuadere da Congregati , a 
metterètalla lue© quanto 
reftava fepolto fra le te- 
nebre de lpiritualì tratte- 
nimenti : Comparirà dì 
qui il mio Oratorio,dopo 
fette Anni , arrivato all' 
ufo della ragione , mentre 
ha mutato il modo dila- 

• ,- f gri- 

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grimare , e quei pianti che 
prima faceva a funerali 
de' beni temporali pefdu^ 
ti , gì' ha confagratì aldòt 
lore de'benifpiritualijdtft 
fipatidaU'ufodegl'Mbb 
tri, e dell'Anima rilifètaT 
mente perduta . Non.» 
contenti ipen itanto quéfti 
rrflef.cóhfiaceliijdi dolerli 
cori ordinari, dolori > han- 
no voluto fòtto gl'occhi 
motivi , da ridurli eòa 
{l'ajuti della Divina Gra^ 
;ia a quella grandezza 
iella quale la Trinità ha 
ipofto la remiflìorie della 

col- 



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colpa. Se la Grand' Ani- 
ma di V. A. R. non tro- 
verà in quefti fentimenti 
lumi d'acerefcere i fuoi 
fplendori , vi conofcerà 
défidèrj , li quali chiedo- 
no a Dio che l'efpreflìoni 
di un peccatore , parlino 
ad eflère effetti di peni? 
- tente . Permetta V. A. R. 
che io la lupplichi d'ag- 
giungere alle ; mie pre- 
ghiere , et a quelle con cui 
il mio Oratorio chiede a 
Dio le fue benedizioni 
alla Cafa Reale, et a tutti 
i fubi feUciflìmi Stati, an- 
che 



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che le proprie,per confe- 
guire la converfione de' 
peccatori , primo et ulti- 
t • mo fine del noftro inftitu-, 
L to, e delle fantiflìme incli- 
w nazioni di V.A.R., alla di 
ù cui grandezza raflègnan- 
i0 domi qual nacqui , e qual 
il- mi glorio d'eflere , mi fot- 
rk. tofcrivo 

£ Di V. A. R. 

0" Livorno 18. Settembre 170* 

Offl ì: 

attì 

Umilifi. Dimotifs. , et Obbligati^. 
, a "" Servitore y e Pajfallo . 

che D. Anacleto Catelani Barnabita . 




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A 5 FRA TEL LI 

DELLA CONGREGAZIONE. 

ECco compiaciuti i voftri defi~ 
derj, a cofto de miei roffori. 
Ho dato alla luce quanto fra 
le tenebre delle noflre fere divote 
doveva reflar fefolto; fot che man- 
candoli adeffo quella dolorofa efpref- 
font che gli animava , compariran- 
no fernet -vii* . Le fin vive effref- 
fioni dell'anime addolorate fonate 
da altri Scrittori con finale, e 
con energia , faranno adeffo compa- 
rire fer tefide^è ciò eie traV cre- 
devi fervori : fono ferò contento 
it bavervi dimoftrate il mio affetto, 
il -quale non fenfa j»t difeafito che 
me ne può rifultare , furibe- incontri 
le 'voflre fodisfayoui . Siatemi voi 
tejlimonj che non ho Jlampato fer 
jltra gloria, che fer quella d'Iddio, 
1 ' ne 

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ne per altro fine, che fer giovare 
«Ile voftre mime . La Grafia Di- 
vina, che mi tutto t'amo invo- 
chiamo col fetente Patrocinio della 
noflra Gran Madre Maria, e Santi 
Angeli mitri Cuftòdi , darà alle fa, 
mie £ un feecatore miferahìle anelli 
efficacia , che fotra comf ungervi , e 
Tendervi dolenti s alla confidera^iont 
ié'voftri danni fpirituali. Ricorda- 
tevi dell' ohligo quotidiano di. frati- 
care agni fera fatto di contrizione , 
che dalla frequente lettura di queftì 
fogli vi fi renderò, e facile , e fami- 
liare . Pregate Iddio che f affino qae- 
fti fent intenti £ un feecatore ad 
effere affetti di fenitente , e che Die 
ce li confervi e fu la lingua , e nei 
cuore , in vita, et in morte , e Dio 
lli ienedica^ :••.>•*•;.».*« r.. 

Don 

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D. IDELPHONSUS MANARA 
Congregai. Cler. Regul.S. Fault 
Fmpfitm Generali!. 

CUM làbrum , cui Titulus eli 
Sentimenti a" un Anima pecca, 
trite é-c à Patre D. Anacleto Ca- 
telano Congregationis noftrse Pre- 
sbytero Profeflò compofitum,duo 
ejufdem Congregationis noftrs 
Eruditi Viri , quibus id commifi- 
mus , accurata leaione , et gra- 
vi judicio recognoverint, et pone 
in lucem edi probaverint ; Nos, 
ut typis mandecur , quantum in 
Kobis eft facultatem facimus. In 
quorum fidem , has fieri , Sigillo- 
que noftro munirijuffimus. 

SS. Blafii, & Caroli die 24. Set. 
tembris 1706. 

D. Idelfhonfus Manara Frspjitus 
Generali*. 



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DE mandato Illuftriffimi , ac Revereu- 
diffimiD. D. Vincenti! Torre Vicarii 
Generalis Eminenti Mimi Cardinalis Spada 
Epifcopì Lucani, pcrlegi Librum, cui titulus 
Sentimenti d'un' anima peccatrice ; ab adm. 
fcev. D. Anacleto Catelano compoiìtum , 
& mhil in eo- cenAtrà notandum , fed totum 
laude dignum , fida ac boms moribus confo- 
num, inveni : Unde ut typis mandetur, per- 
niile quam maximè cenieo . 

Lucie in hac noftra Domo 5. Maria? ad 
Cortem Orlandingam hac die xj. Odo- 
bris 1706. 



^ JofepbSsrdiCo»g. Matrix Dei. 



Imprimatur . 

Vincentius Torre Vie. General. 

Jofeph Nicolini Prasp. Illuftrifc, 
Off. fuper Jurifd. . 




1 



SEM 





f 



SENTIMENTO 



PRIMO 

ìPer la fera dell'Efercizio intitolata 
il Bilancio . 

■ Jflìmilarum ejl Regnum Céorum 
bomini rsgì, qui •volait ratiomm 
f onere cum Jervis fuis . 
S. Matteo rS. 13. 

HE penfi Anima mia , che 



rifolvi? Ti fuona all' orec- 



chiò in quello punto l'orri- 
bil tuono del fupremo (indicato 
che ti vuole al rendimento de' 
conti. Tu che farai? Ti nafeon- 
derai? Ma dove? Fuggirai? ma 
acjualafilodificurezza? Penetrar 




A 



no 



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t 

■ Ito li fguardi del tuo Signore den- 
tro gT Abifli , e li fpazj che fono 
voti d'ogni cofa , fono pieni d'Id- 
dio , la cui immenfità s' eftende 
fenza confini. Sei con un piede sù 
la bocca del fepolcro , con l'altro 
fu gì* orli dell' inferno , condan- 
nata a colà penare per tutta l'eter- 
nità per la tua mala amminiftra- 
zione . Rifcuotiti , che non v* è 
tempo da penfar più ; rendi contoj 
Iddio ti pofe al mondo perche tu 
trafficarti un eternità beata . T hà 
dato un gran contante di grazia 
nel Battefimo ; te l' hà duplicato 
nella penitenza , e ne' Sagramenti . 
1" hà aflegnato molti meriti fui 
Banco della Croce . T hà ftabilito 
le corrifpondenze con la Beatifli- 
ma Vergine , e co fuoi Santi per 
mezzo dell' orazioni . Hor ren- 
dine conto. Cambiarti la grazia di 
Pio per quella delle Creature . 
■ ' - Per- 

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Perdetti per l' abbondanza de' 
peccati tutto il Capitale della Paf- 
iione di Giesù Crocififlb . Lafciafti 
la corrifpondenza che tenevi con 
il Cielo per mezzo dell' orazioni 
trafcurate del tutto, e te medefìma 
vendetti agli arbitri) di Satanaflb . 
Povera Anima mia! Fede,non l'hai 
più , perche l' opere ti manifeftano 
per infedele : Speranza,non la puoi 
havere , perche la cognizioue dell* 
ofFefe fatte al tuo Iddio , non ti 
moftra Scurezza, che d'un Inferno. 
Carità , l' hai perduta, perche non 
hai amori che per la terra . Il nome 
di penitenza t'inorridifce; quello 
della Contrizione ti è incognito : 
che penfi anima mia, che rifolvi ? 
Ubi fugiam nifi ai te Deus meus ? 
A te ricorrerò mifericordiofo 
mio Redentore per ottenere dalla 
tua Pietà quella compaffione , che 
non sà chieder la lingua., perche 
A z non 



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tìon hi merito da fperarla . Habbi 
Tù un poco di pazienza con me , 
che rimetterò in aflètto la fconcer- 
tata mia vita per renderti il frutto 
de' tuoi favori . Dammi anche un 
poco di tempo , mio Dio , dammi 
un poco di tempo , che io ti ren- 
derò tutto , col renderti quefta 
Anima, che a si gran prezzo del tuo 
Figliuolo facefti tua . Ti darò le la- 
grime trasfufe fu quelli occhi dalla 
forza del dolore , che opprime il 
Cuore , avveduto della vanità de- 
gl'oggetti^ torno i quali ha impie- 
gate le fue affezzioni . E fe il mio 
pianto non hà voce da giungere fi- 
no al Cielo ,efaudifci quejla , con 
la quale il fangue di Giesù Crociti f- 
fo domanda per me miferabile la, 
tua mifericordia . Sì mio Dio : ab- 
bi per me vifcere di pietà , e rimet- 
ti il debito a chi non hà modo di 
Sodisfarlo fenza il nuovo Capitale 
della 



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J 

, della tua Grazia, con l'ajuto della 
quale polla cominciare ad amarti 
per non ceffare da fi beli' impiego 
già mai . 

SENTIMENTO 

SECONDO. 

I>er la fera dell' Efercizio intitola- 
tola Neceffità,cioè,della Grazia . 

itine mt mbH foteflisfaccrt^. 
S.Joan. 15.J. 

AL Raggio della grazia col 
quale la voftra mifericordia 
illumina la mia ménte , mi ricono- 
feo mio Dio per quell'Anima in- 
felice che fono . Il mio peccato mi 
hà refo cosi frenetico , che mi ha 
fatto fprezzare quell'unico rime- 
dio, che poteva eifer giovevole al 
mio gran male ; adeffo che ne co- 
• A j no- 



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6 

nofco l'errore, a- voi mi prefent», 
medicò di Paradifo , perche 1' arte, 
e la Natura non hanno Eiìfi/arma- 
chi da curarlo . E fe voi non intra- 
prendete quella cura , a chi hò dà 
ricorrere per reinedj ? Forfè alfe 
mie penitenze ? Ma fe quefte da 
voi non vengono follevate a flato 
di merito , come potranno effere 
giovevoli alle mie piaghe . Sò che 
il Balfamo della voftra grazia non 
è venale , e per ciò ,non vi offeri- 
fco per confeguirlo , il viliflimo 
prezzo delle mie operationi ,ma 
lo domando in dono dalla voftra 
Mifericordia . Sò, che la condizio- 
ne delle umane preghiere è ri- 
ftretta in termini troppo angufti , 
perimpetrarealle mie colpe il per- 
dono: ma fe voi non lo concedere- 
te , che a chi meriti di confeguir- 
lo , e chi lo potrebbe fperare ? Non 
potete però negare alle mie preghi- 
ere, 



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'ir 
*t 

ere , fon ben deboli , quanto vi 
chiedano , fenza ritrattare la mife- 
ricordia di quelle promette , colle 
quali havete follecitato noi a chie- 
dere, per confeguire . Chiedo dun- 
que un dolore intenfo , che mi fac- 
cia deteftare 1' riavervi offefo , a 
mifura della qualità delle mie col- 
pe . Lo chiedo a voi,percheil mio 
cuore , che in tant'altre Ieggieriffi- 
me occafioni mi ha martirizzato 
con gli fpalìmi,ade{fo nega alle mie 
meftizie la confolatione di effer 
dolenti . Chiedo a voi lagrime di 
contrizione , perche provocate 
dalla ricordanza di non havervi 
amato quanto dovevo , mi guada- 
gnino il merito del perdono . Ral- 
legrate , ò mio Signore , con que- 
lla grazia i principi della mia peni- 
tenza , mentre co' roffbri del vol- 
to vi manifefta la confufione , che 
provo ,per havervi offefo , e coli' 
A 4 an- 

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é 

anguftie del core vi efprimei pro- 
ponimenti dell' emendazione . E 
fé la grevezza de miei falli obliga 
la voftra pietà ad efler meco fde- 
gnofa , la finezza del voftro amo- 
re la muova a compaffionare le mie 
miferie. Cosi vi prega quell'anima 
a voftri piedi umiliata , e non per, 
altro fine , che per potervi amare 
eoo tutti gì' atti della volontà , che 
adeflo per Tempre a voi folo dona , 
econfagra» 



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Pentimento 

TERZO. 

Per la fera dell' JEfercizio della 
Socera di Simone , cioè dell' 
orridezza del Peccato 
mortale . 

Satrut MHtem Simonis Sencbatur ma. 
gnisfòrthus . S. Luca 4.3 8. 

MIO Signore, io vi comparì, 
fco d'avanti, ripieno di con- 
fufione, e quantunque proftrato 
al Trono della voftra Maeftà con 
I atto di oftequiofiffima umiliazione 
vi adori, come mio Dio, non hò 
però ardire di alzar gli occhi verfo 
quel volto , le cui bellezze fono 
fiate da me pofpofte ad ogni più 
vile oggetto terreno. Sonreo,lo 
confeflo , o mio Signore , e tanto 
reo, che la voftra giuftizia, non 
A" 5 può 



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IO 

può condannarmi a pena uguale 
alla colpa , non havendo io forze 
per reggere a quel gaftigo Tornino, 
che fi doverebbe alla gravezza del 
mio peccato-. Efereitate dunque 
gli ecceffi della voftra mifericor- 
dia , già che io fono incapace di 
foftenere quelli della voftra giufti- 
zia ; et alla pena infinita , che fi do- 
verebbe all'infinita malizia del mio 
peccare , foftituite un infinito do- 
lore di haver peccato. Punitela 
tepidezza de' miei affètti con uà' 
ecceffo di fpafimo, e con atto della 
folita voftra pietà , elevate la mia 
fiacchezza a flato di potere per 
molto tempo patire tutto quel 
dolore, col quale la voftra potenza 
può coftituire un' Anima addolo- 
rata . Se voi non mi promettete 
quefta grazia, io fono così infelice, 
che ne meno poflo chiedervi tutto 
il dolore, che vorrei, perche -il 
.' .' .* do- 



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li 

dolore , che bramo , mi togliereb- 
be la vita , et io non vorrei morire 
per il dolore , ma vivere per tant" 
altro tempo addolorato per quan- 
to fon viiTuto peccatore . Sento , 
che prova una gran fatica nell'ad- 
dolorarfi il mio core da me avvez- 
zato a godere, e gli occhi partecipi 
delle compiacenze del medefimo , 
e per ciò rei delle medefime colpe, 
non fanno piangere, perche hanno 
fatto l'abito alle allegrezze. Què- 
fti_, che come meflàggieri de'fenfi, 
hanno fervito per riportare all' in- 
telletto gl'inganni de medefimì:, 
adeflb ricufano di rapprefentarli 
J'cfrrore di quella colpa, che po- 
trebbe indurlo a comandare alla 
volontà di deteftarla,di abominar- 
la . Indotti dalle promette della 
vanità , e del piacere, a tradir 
l'anima , che gli credeva guardie 
fedeli , fi vergognano adeflb di 
A 6 fco- 



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li. 

fcoprirfi col pianto per traditori . 
Ma fe queftì non vogliono pian- 
gere,difciolgafi il cuore inlagrime, 
e colla diftruzione di fe fteflo, gli 
oblighi a quel pianto , che non 
vorrebbero. Cosi nel Mare della 
mia contrizione fi fommerga quel 
peccato , che commifi , e refti af- 
fogata la fperanza , che ha T Inimi- 
co di farmelo novellamente com- 
mettere. Sì, mio Iddio, fantifi- 
cate colla voftra Grazia , queftì 
miei fenfi ,accioche le fuppliche di 
un peccatore , meritino di eflere 
da voi riceute , come affetti di pe- 
nitente , e mi ottenghino quel che 
vi chiedo , eh* è. il ringraziarvi > 
amarvi , è benedirvi perlempre,, . 



SE Ne 

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; V 
** 

SENTIMENTO 

Q,U A R IO. 

Per la fera dell' Efercizio di |.àz> 
zaro morto, Cioè dello flato 
del Anima fenza Gratia . ' 

■ ■• .'. -. ■ : < :• 

Domine fi ' fuiffct bìc,fratermtitì non 
fnìJfettmrtHm. 8. Ciò: ii.ìsl ■ 

• - 

E<Pco , ò mio Dio , giunto quél 
giorno, nel quale voi minac- 
ciane di fare al; peccatore uno 
fpecchiodi fe medefimo,accioche 
vedeflè quello, che dalla varietà 
degli oggetti li veniva impedito di 
rimirare . Vedo me non qual mi 
creafte voi , ma quale mi fon fatto 
da me . Vedo l'orridezza delle 
mie colpe , che già mi parevano 
fpiritofi parti della libera volontà ; 
vedo le piaghe fatte nella mia Ani- 
ma , e riconofco per ferite mortali 



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- «4 

tutti gli allettamenti de' fenfi , che 
per nonfarmi accorgere del colpo, 
hanno' fofpefo il dolore , eh' è la 
lolita compagnia . Temerono >i 
traditori , che io ricorreffi al me- 
dico per falute , e mi hanno Tem- 
pre tenuto celato il male , benché 
mortale , o moftratò in mio arbi- 
trioyin ogni tempo il rimedio : Vi 
* ringrazio , o mio Dio , che co' ful- 
mini del voftro fdegno havete fl- 
luminata una mente , che non ha 
faputo 'valerli /de" raggi della va- 
te Grazia, e colla deformità di 
me fteflb fattomi conofeere la 
bruttezza della colpa , che mi con- 
lamina . Chiamavo le miferie ca- 
pricci della fortuna, et ora ij che 
le riconofeo effetti della mia vo- 
lontà, comando al cuore,che rior- 
dini con gli artifizi del dolore 
quella fimetria , che hanno feon» 
cerata le violenze delle paffionk 
Deh 



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Deh fate , mio Dio , che fe non 
mi rincrebbe di morire a voi per 
vivere al Mondo, ora non mi fiano 
gravi le trafitture di quel dolore, 
che può farmi morire al Mondo 
per vivere unicamente a voi folo\ 
Pianghino gli occhi miei fui cada- 
vere della propria Anima , come 
voi piangefte fu fracidumi di Laz- 
zaro , e diventino il Giardino per 
la mia lepra . Dite , mio Dio , an- 
che a me, ch'io venga fuora dal Se- 
polcro , dove mi trovo , e la mia 
refurrezione fia un panegirico 
della voftra mifericordia . Se la 
mia morte fuffe originata da tutt* 
altro , che da mancarmi voi folo , 
io non adoperarci le violenze delle 
preghiere per obligare la voftra 
pietà . Ma è troppo fenfibile il per- 
der voi Anima dell' Anima mia . 
Voi folo chiedo , voi folo bramo'^ 
voi folo voglio. Negatemi pofei» 



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il Paradifo, che fon contento : e 
fe volete darmi 1" Inferno , date- 
melo non in pena di riavervi of- 
fefo , ma in cuftodia , accioche 
non vi offenda mai più : e così 
amandovi unicamente per Voi , in 
Voi, e con Voi viva per tutti i 
fecoli de fecoli . Amen. 

SENTIMENTO 

Q_U INTO, 

Per la fera dell' Efercizio del Servo 
del Centurione , cioè dell* 
Anima che ha recupera- 
ta la Grazia . 

Ego ucuiam , curda cam , 
S. Matteo 8. 7. 

Specchiati , Anima mia , in quel 
Tronco di Croce , fui quale 
pend. Giesùj e poi f fe ti dà il 

j: " " CO, 

- ' Digilized by Qpogle 



cuore fprezza te ftefla . Specchiati 
Anima mia in quel Tronco di Cro- 
ce ,ful quale pende Giesù , e poi, 
fe ti da il cuore, ftima poco quel 
peccato ,che ti deforma . La par- 
ticipazione , che tù hai d' Iddio, 
ha innamorate di te il Aio Verbo 
fino al farli Uomo per te ; la defor- 
mità del fuo originale ha indotto 
il tuo Creatore a patire per te , per 
tornarti all' efler primo , e fe tù 
non eredi le bellezze dell' eflère 
tuo al tuo Creatore , che ti afficura 
di haverti fatto a fua Immagine , 
è fomiglianza , credilo al tuo Re- 
dentore , che per rifarcirne il dan- 
no , ti afficura di haver verfato tut- 
to il fuo Sangue . Et è poffibile , 
mio Dio , che voi amiate più me 
di quello, che io ami voi, ancorché 
voi fiate infinitamante più amabile, 
di me ? Et è poffibile , che voi 
amiate me , quando io non amo 
v me? 



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me ? E cheqùandolamor proprio 
m'infegna a lafciat voi per me 
folamente in quello , che riguarda 
il vero mio bene ; mi perfuada a ' 
nonrurarmi nè di vói, nè di me? 
■e Còme chiedo s'è'pofiìbile , quan- 
do veramente e così ? le altrui bel- 
lezze m' innamorano , e le voftre 
non mi allettano : le mie non mi 
muovono, e pur, dopo di voi, non 
vi è cola fra le create in terra più 
bella dì me , perche non vi è Crea- 
tura , che habbia la fomiglianga di 
Voi,come lo . Mio Dio, di qui co- 
nofoér dovete la mia pazzia, eia 
mia fciocchezza , fia oggetto della 
Voftra Mifericordia . Compatite- 
mi fe non conofco voi , che fete 
tanto più conofcibile di nie, fopra 
di me / quando non conofco me , 
che fono a me fteflb tanto più noto 
di voi , perche voi fete fuori di 
me per il mio peccato, quantunque 
fia- 



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fiate in me per la voftra ìmmenfi- 
tà : et io fon femprein me quan- 
tunque fia fuori di me peri' infen- 
fatezza delle mie operazioni . riab- 
biate dunque mifericordia di me , 
che così conofcerò voi, e me : Voi 
per Creatore , me per creatura , e 
imparerò ad amarvi , come Crea- 
tore, fenza confiderarvi qual Giu- 
dice. Sento già gì' influfli della 
voftra pietà , perche il mio cuore 
viene eccitato ad amarvi fenza al- 
tro fine , che di adempire ciò , che 
devo , et operare ciò , che voi me- 
ritate. Detefto tutti gli altri amo- 
ri , abomino tutte le altre bellezze, 
rifolvo di non curarle più mai ; et 
intanto propongo di ftimare le mie 
in quanto fono una participazione 
delle voftres voi Sole , io raggio , 
per mai più fepararmi da voi s e 
cosi fia , ; . 

SEN- 

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SENTIMENTO 

SESTO. 

Perle Efercizio dell'Ipocrita, cioè 
• quanto fi faccia per il mondo, 
e quanto poco per la 
falute Eterna . 

Omnia opera fan faciuntut-videantur. 
S.Matteo 13. j. 

I 

VI detefto hore male fpefe ; vi 
abomino giorni impiegati 
malamente, anni della mia vita tut- 
ti gettati. Mifero me , mio Dio , 
milero me , che voltando un' oc- 
chio indietro fra tanti anni di tem- 
po , che voi mi defte per amarvi , e 
fervirvi,non trovo un hora, che fia 
fiata tutta per voi i anzi non trovo 
un hora , che fia fiata impiegata ve- 
ramente per me , é per fervizio del- 
la mia Anima. Deh mifericordio- 
fo 



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fo Signóre non permettete , che al 

tribunale della voftra Giuftizia fia- 
no portate accufe sì giufte della 
mia tepidezza . Non haverei di. 
fefe , che non mi accufaflero 5 fcu- 
fe , che non aggravatfero il delitto; 
prove , che non fi convertiflèro in 



formare difcorfi da ma?cherare ne 
meno colle bugie la verità delle 
mie negligenze . Le mani non fan- 
no dove nafconderfi per non ef- 
fer convinte di effetti fempre im- 
piegate nelle cofe della terra. Gli 
occhi perduti nel vedere la vanità 
delle mie operazioni , non fanno 
lagrimare, perche non gli hò ac- 
coftumati, che a godimenti. L'in- 
telletto confufo,non hà configli da 
intraprendere. Solo il cuore, ben- 
ché indegno di fperarela tante vol- 
te fprezzata mifericordia , addolo- 
rai dall' evidenza de', fuoi peri- 



capi di accufe . La lii 




coli, 



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coli , provoca col fuo dolore a 
compaffione la voftra pietà. Se 
quello non vi muove a fcordarvi 
del mio demerito , che farà di me , 
che non hò lafciata occafione pre- 
fentatami da nemici della mia Ani- 
ma per offendervi , che non l'hab- 
bia fatto : che mi fono aflbggetti- 
to alle tirannide de' loro comandi, 
e tutto hò fatto per ubbedirgli , e 
mai a voi hò preftato il dovuto vaf- 
fallaggio . Pietà di me; e fe un cuor 
contrito è vittima , che pofla pla- 
car l' ira voftra j ecco che ve l'of- 
ferifco , quali oppreflbdalfuo do- 
lore. Mi dolgo , mio Dio , di non 
havervi amato quanto , e voi meri- 
tate, et io dovevo . Mi pento di 
quelli affetti , che incatenati alla 
terra dal proprio genio , fi fon ri- 
bellati da voi , per farli tutti altrui . 
Ma fe vi è tempo all'emenda, ecco 
che li richiamo tutti per confa- 
t ikfi crar- 



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crarli a voi Colo, e per ccmpenfar 
con l' intenderne delle affezzioni il 
difetto degl'anni, ne' quali s\ mala- 
mente impiegaronofi . Così pro- 
pongo, cosi rifolvo . Benedite voi 
le mie rifoluzioni , datemi la voftra 
Grazia per bafe de' miei proponi- 
menti , accioche sù quefta fermati, 
non fi mutino mai più. E così fia . 




SEN- 



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SENTIMENTO 

SETTIMO. 

Per U fera dell'Efercizio della per- 
dizione, cioè, dannarci noi, per- 
che non vogliamo falvarci . 

Q»of/« •volai congregare filios tuoi 
quemadmodum Gallina congregai 
fullos [noi frb alai , & nolutfti , 
S.Matteo 23.37. 

ECco , o mio Dio , la mia men- 
te combattuta da gli atti me- 
morabili della voftra beneficenza. 
Ecco il mio core sì vivamente tra- 
fitto da' meditati eccedi dell' Amoi 
vollro , che già fi riduce allo fpafi- 
tno , all'agonia . E com' è poffibile 
foffrire rimproveri cosi giufti , co- 
me fon quelli , che fento farmi da 
voftro amore? Come foftenere la 
confijfione , di cui mi carica il co 
no 

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nófcimento , che io guado i dife- 
gni della 'voftra Mifencordia; che 
avvilifcoil prezzo del voftro San- 
gue ; e che vendo tutto il Teforo 
de voftri meriti per un palmo di 
terra . Mà Copra tutto quanto mi 
accuora il fovvenirmi , che in quel 
giorno tremendo, in cui doverà 
eflere giudicata l'anima mia , fen- 
tirò da' miei Nemici rimppverarmi 
il cambio , che hò fatto di voi con 
lóro ! Io , dirà il Demonio , 
non ti hò creato; non mi fono fatto 
Uomo per te; non fon morto per 
renderti affoluto dalle tue colpe , 
ami ti hò machinato rovine , e tù 

10 fapevi : non hò meditato , che i 
modi per farti eflere perpetua- 
mente dannato , e ti era ben noto : 
>emc fervidi, enonChrifto: e me 
ubbidirli , non Chrifto . Io , dirà 

11 mondo, ti hò fatto vedere, che 
tutte le mie felicità fono l' ifteflà 

B in- 



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26. 

incoftanze ; e Chrifto ti hit pro- 
meflì per l'eternità i Cuoi Tefori : 
,negl' altrui precipizi hai letto i pe- 
ricoli delle tue rovine , e Chrifto 
ne premj dati a gli altri , che V, han- 
no fervito , ti hà moftrato le Aie 
ricompenfe , E pure io fui l'amato, 
nonChriftoT Io,ripiglieràla carne, 
non hò potuto tanto acciecarti , 
che tù non vedetti, e nell'altrui 
bare, e nell'altrui fepolture il fine 
delle fpefe , che facevi per me i il 
termine delle bellezze , che adora- 
vi . Chrifto ti hà pofto fotto gli 
occhi le bellezze del Paradiio , e 
pure io fono ftata la diletta , e non 
Chrifto. Non più, Grazia Divina, 
' non più : fofpondece per un poco 
la luce, con la quale ìlluminafte la 
mia mente; fe non, morirò per la 
confufione , et io vorrei morire 
per ildolore . Sò, mio cuore ,-che 
fu di pietra , ma come a quelli 
col- 

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colpi refifti? Caro dolore , ama-, 
to dolore , dolore tante volte 
aborrito , dolore con tanto artifi- 
zio di allegrezze da me (caccia- 
to , vieni ad occupare F anima 
mia : a porre ftanza dentro il 
rnio cuore per non partirti più 
mai: Mio Dio volgete sù quelli 
miei fpafimi gli occhi pietofi, e 
non lì tenete più filli fulle mie 
iniquità, fulle mie ingratitudini. 
Scordatevi di eflèr Giudice", ri- 
guardatemi come Padre , non per 
confolare le mie afflizioni , che 
ricufano ogni conforto , e folo go- 
dono del dolore, ma per confolare 
nella mia mente per fempre lo 
fplendore di quella cognizione . 
Et io , così defedando fempre il 
peccato , che commifi , fuggendo 
dall' cccafione di più commetter- 
lo, altri non amerò , che voi , ad al- 
tri non ferviròjche a voi . Cosi pro- 
fi 2 pon- 



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pongo , cosi fpero per la voftra 
lomma Mifericordia . . m ■ i 

SENTI ME NT O 

OTTAVO. 

Per la fera dell' Efercitio dell' im- 
penitenzà,cioè,i pericoli dell' 
afpettare a ravederfi ' 
alla Morte . 

Qrtaretis me , et non itrvenietis , et 
in Jeccato <v:ftro moriemim .■ 
■ S.Gto: 8. il. 

ANcorche dovunque io mi vol- 
ga, non veda che contrafegni 
del voltro Amore , ò mio Giesù , e 
marche della voftra pietà : ancor- , 
che. io mi protetti infuffìciente a 
rendervi grazie per ciafcnno, e 
per tutti quei didimi benefizj,che 
rai havete fatto; io mi protetto 
però 

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però, che particolarmente per uno 
bramerei de' Cherubini la feienza, 
e de' Serafini l'amore, per ringrazi- 
arvi , e corrifpondervi con tutto 
l'affettò del cuore . Che era di me, 
mio Dio , fe io morivo di morte 
improvifa, et in. ftato'di "peccatore? 
a che ferviva per meil :Teforo -del* 
la voftra Paflione, il prezzo del 
voftro Sangue ? E -pure , potevo 
morire cosV , fe la voftra Clemenza 
non afpettava queft' :Asiima alla 
penitenza . E pure meritavo di 
morire così, perche troppo mi 
havevi afpettato, et il voftro afpet- 
tare fervida a me permokiplicare 
le oflsfe alla, voftra Maeftà : -pote- 
vo morire cosi ,e voleva dire que- 
lla morte , principiare una eterna 
infeliciffima vita ; voleva dire , per» 
dere il Paradifo per Tempre . ,Qìie- 
fti mio Dio , fono ben giufti motivi 
di piangere ; giufte occafionMi be- 
B 3 ne- 



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nedirvi , perche all'uno de' mali mi 
havete fottratlQ, dall'altro mi date 
fperanza di poterne fuggire. Mi 
havete fottratto, perche mi havete 
graziato di tempo da chiedervene 
un' umile , e dolente perdono.. Mi 
date/fperanzft^perche mi fate ve- 
dere le vciftre Mifericordie. Ma 
nè le fperanze , nè i timori voglio 
per motivo de' miei dolori , ò per 
oggetto de' miei ringraziamenti , 
ma folo la pie cà u fa tami,di havermi 
colto al pericolo di non amarvi, 
più mai . O mio Dio , che perdita 
il perdere l'amar voi ! Vi ami 
dunque , mio Dio , quello mio 
cuore; vi ami l'Anima mia da voi 
confermata per ivoftri Amori. Ri- 
chiami tutti gli affetti divilì in tante 
qofe terrene, e coftituendone un 
folo,vi ami ,fe non quanto devo, 




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3 1 

' preghiere: unite al dolore del cuor 
cnntrito gli affetti dell'Anima in- 
vaghita di voi . Concedetemi, che 
vi ami quanto defidero , e poi ad- 
doloratemi quanto a voi piace . 
Saranno i dolori del mio cuore 
contrafegni dell' haver voi efau- 
dua la mia orazione ; dell* haver io 
veramente rifoluta l'emendazione. 
Perda la morte per Tempre le fpe- 
ranze di cogliermiaH' improvifo 
perche rifolvo di vivere in.ogui 
tempo apparecchiato a quel col- 
po, mediami gli ajuti della vofira 
Grazia, che invoco.. Amen.. . 

.«.:~S, : ;.' '.'i •::t! !. : c* .". * >C/ " S 

-i : ) . .. '. : ; ..' j 
; . j B 4 S EH- 

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SENTIMENTO 

NONO. . . , 

Per la fera dell' Efercizio del Fi- 
gliuolo della Vedova, cioè, 

! " » della morte.' . : 

... : : , .' ' . j." -.l'i n 

i Ecce Defmtlus . S. Luca 7, 1 2. 

Giungerà , anima mia , e pur 
troppo giungerà, l'hora , che 
doverai lafciar quefto corpo con 
cui fufti unita si ftrettamente. 
Giungerà, e giungerà quando tù 
la crederai ancor lontana , perche 
non pentì eh' ogn' hora del tempo, 
è l'hora propria a morire. E che fa- 
rai in quel punto ? come ti troverai 
in quel momento , in cui haverai 
avanti gì' occhi l'orrido fpettro 
della tua colpa da un lato, il tempo 
che fugge , dall' altro ? l' eternità 
che ti afpetta : l' Inferno fotto i 
pie- 

1 

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piedi , il Paradifo fa? tó tefta i fpa- 
ventata , confufa , anfiofa , agoni- 
zante , et afflitta , per non fapere 
che doveri effer di te-, anzi per 
faper pur troppo , che cofa-fia pCr 
eflèr di té, fe Iddio ;'nok havera 
mifericordiade tuoi' peccati» fecol 
Sangue di Chrifto non fi pagherà 
alla Giuftizia il prezzò del tuo «- 
fcatto , dannata per tutta Un' f iter» 
nirà , col corpo lafciatoin Quattro 
palmi di terra ad'infràcidire ad 
effer cibo di verrai . Non mi negai 
re ò mìo Dio , in quetpUntOgP 
afpetti favorevoli della •tvfa;*hil'èW 
ricordia , e quantunque m'ite* Sa 
meritevole, che di provare gli' 
eccelli dell'ira tua , non mieotatehs. 
dere in quell'hora la<livizià di qtìè-' 
gliiBfluflì j Cheifiiol comtìtiicafé'la 
benignità della tua Gleménz"& ~ 
quantunque nel tempo del viver 
miohabbiapofto fi grandi oftacóli- 
-u' ' B j al- 



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alla loro attiviti. Non enere con 
quella fola Anima mia avaro di 
quei favori che deftinafti per tutto 
}1 Genere Humano , rendendo 
difoeratì co'tuo r ifdegni gì* ultimi 
minuti del viver mio . Se tu allora 
mi caccerai dal tuo cofpetto , qual 
luogo vorrà ricever quello mirabi- 
le ; avanzo dell'ira tua ? Se tù fprez- 
zejai l' humiltà delle mie preghie- 
re., disvorrà più intraprendere la 
protezione di quel);' infelice , per 
fptcrarlo a fendenti della tua fpada? 
E fe non poflo impetrare Miféri- 
cordia dal fonte della pietà , chi 
hàverà compaffione de miei peri- 
coli? Deh,Signore/ammiin quefto 
punto provare gì*, atti della tua 
Clemenza , {occorrendomi con 1* 
abbondanza di quella redenzione 
con cui liberarli tu tto il mondo dal- 
le duriflìme fue catene . Non de- 
fraudare ò mioRcdentore/afpet- 
i. U ta- 



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itàzione de* miei peiifieri , che 
penitenti e divoti ,afpettano da te 
quefta Grazia . Efaudifci la voce di 
quelle lagrime, che antioipata(nen- 
te-il cuore manda fu gl'occhi >.per 
eflfere à parte della tua'Miferi- 
cordia, timorofo d' efTer ridutto iti 
quel punto a flato , ò di non poter 
lagrimare, ò di lagrimarfenza frut- 
to. Tutte le mie fperanze termina- 
no in te folo~ fu tu l' Ancora j thp 
nell'ultime tempefte delle tentai*, 
ni infernali!, trattenga queft'-Anji 
ma neLlaifede, njella-'ctritàv'^e iiel 
dolore d'ha verri offefo yacp& eh* 
non pericoli di perderti per tutta 
l'.Kternità . la matita tnas Domine 
lismendo [fintimi meuM : ricevilo 
tu in . qtieiìo punto , accioche' V 1 n-i 
fanno ipeard^ Uanf paranza di pefflè- 
dcrle già mai.. .':.dm.i:i :•! 

. : 4,» A -, , - . , ^ --.« 

' ala.' Bfi SEM- 



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SE NT I MENTO 



1 DECIMO. 
Perla fera dell' Efercizio dell'Epa- . 



- ■: inferno . S.Lucà 16. 1 3. i ( , .i 

PErdino ff occhi miei l'ufodel 
piangere, fe non fi. disfanno 
in Lagrime fu la ponderazione dell' 
infenfatezza di quell'anima mia, 
che impegnata da fenfi agli amori 
delroon<Jó, lafcia ftracinarfi all'in- 
ferno con le catene lavorate iasxt 
niflìmecompiacenze . Perdino pu- 
re l' ufo del piangete , e del vedere,: 
fe.a» altro impiegano i gemiti , che; 
nel lavare le macchie così copiofe 
e le piaghe sì putride di queft' ani- 
ma peccatrice , e non fi valgono 




* i H Affi 



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delli fguardi per altro , che per mi- 
rare i tormenti di quella Carcererà, 
cui dalla Divina Giuftizia fon con- 
dannati i protervi. Deh ikotnis 
.Dio , che nqnrefti.pi^iir>me fenti- 
mento di forte alcuna. 1 , fé nbnim- 
pegno tutto il mio fpirito a rendere 
addolorata l'Anima mia cosi per- 
duta fra le terrene compiacenze, 
che affatto fcordoffi dell'obbligo , 
che haveva al Creatore per farli 
ferva della creatura . SI, potenze 
della mia aoima,unitevi tutte a ren- 
der fonimele mie meftizie. Sì^èn-f 
timenti del mio corpo Andiate i 
modi di tormentarmi , àccioche 
eccitata quell'anima dalle forze del 
tormento a quel dolore^ che non 
può rifvéjjjharli la viftadiunDio 
per fuacagione crocififfo,tlmio fpiJ 
rito impari àd abominare la colpa , 
eoi provare,qualche rigòrdella pe-l.. 
na,Hicónofcj di quìjSigaQrèjla tepi 
7,1 " dez- 



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dezzsr; di'quift' anima mia , fe per 
rifcaldarla nell' amor tuo , è necef- 
-fario valerli del foco dell' inferno , 
>e:ooihpaflìonandone il miferabile 
■ fato , campattifcili quella grazia!, 
fenraJa qualemortè utile il dolore, 
Kon è profittevole il pentimento . 
Eftmguino le mie lagrime quella* 
jfHBnma , asciò che noti regni, più 
jn>me l'alhorrimehto.del ;peccato 
perla terribilità del tormentò , rria 
per 1' orrore, del mio. delitto . SI 
mia Gifisù $ qucfte i noci , e qiièfti 
pianti -, che. adeflb e/cono e dalla 
botcà j e dal cuore per impierofire 
i rigori della tua Gkiiìizia, impe- 
trino qualche clemenza nel tri- 
bande della iai ^Mifericardia . 
Sclncai r ài!ére>la:tùkìctgei;éza con 
laquantótWIcfclleirolrte maq'Uale 
fcelle raggine può fceàdere pfauito 
il fomle'.detja tua pietà ?;.Qò che. 
rjon pi{à.<m<y^cylmi£ì dolore., w 
-&3Ù la 

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57 

la mia penitenza j me lo menti 1* 
unione della tua Grazia, e fia frut- 
to della tua paflione, la redenzione 
: di queft' anima , che ti chiede d' 
amarti Tempre. : 

SENTIMENTO 

; ' DECIMOPR1MO. _ . 

Per la fera dell' Eferciziò del rimè- 
dio , cioè , della cònfeffione , 
e penitenza . 

i Quorum remiferitis ficcata , remìt* 
tentur eis , àt quorum reti* ,- 
nucritis , retenta fuat .: 
S.Gio: io.ij. 

MIO Signore , ne' mezzi ap- 
parecchiati dalla voftra Bon- 
tà a i naufragi della mia Anima, io 
ho trovato per mia cagione più 
grandi i pericoli, della mia fom- 
mer- 

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40 



merfione . Hò mutate le Segnature 
della Grazia in Tribunali della 
Giuftizia , all' ora coftituendomi 
più che mai reo , quando bramavo 
di eflère alToluto, come innocente. 



arroflito di humiliare la mia fnper- 
bia ad accularli por delinquente . 
S* è' bifognato vantarli- dell'ini- 
quità , per non parere a gli altri in- 
feriore nella malizia , mi fon glo- 
riato anche de non commelfi de- 
litti , ■parendomi-, che il numero 
più grande , e; la : gravezza ' delle 
colpe mi accrcfceflè l'eftimazione , 
ethò poi havuto timore di Eredi- 
tare la mia reputazione , fe l'accu- 
favo al voftro Tribunale per dfelitt- 
quente , per ottenere il.perdónol 
Mi pareva d'eflere innocente , per- 
che la cautela , con cui hò peccato, 
mi aflicurava » che. non vi erano 



Hò peccato con sfacciataggine in 
faccia d' un mondo , e poi mi fono 




teftimonj , che mi potettero ;cok 
Vincefper reo.e non mi fovveniva^ 
che il cuore più nafcofto è il libro 
sù cui gl'occhi della voftra giù- 
ftizia leggono i proceffi delle feéle» 
raggini ■ umane . Còsi acciecato, 
non havevo cognizione , che per 
le compiacenze, le quali veftivanó 
di belle apparenze l'orridezza della 
colpa , per afcondermi le pene, che 
èrano infeparabili dall' ifteffà ". 
Così , fe • qualche volta mi dolfi , 
fù per Pacerbità della pena,noa 
per l'atrocità della colpa. Cosi 
frenetico hò vifluto, ò mio Dio, 
che abominavo chi mi configliava 
al bene j e fe qualche volta i lumi 
della voftra Grazia mi facevano 
vedere aperto l' Inferno per trat- 
tenermi dal peccare , mi adiravo 
contro quella mifericordia , che 
raffrenava la libertà del peccare . 
Quelli, mio Signore } fono fiati i 
miei 



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miei peccati , et imiei d.olqrj che 
mai non hanno havutq. voi per og- 
getto^ perciò mai non han ; prodot- 
ta vera rifoluzione di non peccare. 
XO;Conpfcó,e lo vedo , perche hò 
.richiamata alla menje la quantità 
delle /alfe promette fatte ai. Con- 
federi , e niuna ne trovo j che fia 
ftatà fatta di cuore ; e penfandó di 
haver ingannato voi , '.e loro , tro- 
,vo che io fon flato folamentc il 
delufof. Supplifca miq£>iò,quefta 
«publica Confeffione alla prefenz? 
di tutto il Paradifo , per il difetto 
.delle private , Quello dolore, che 
.provo adelfo ,conlìderando4i ha. 
venfi olialo, lia refo dalla voltr* 
Grazia efficace rimedio per tutte 
Je offefe , che già vi hò fatto, eper- 
,chs ; adeiro.v,erameiue,m.i dolgo di 
haver peccato ,. aderto .veramente 
rifolvo X emandazione . Non paf- 
ferà quello giorno , che non vi dia 
■'L. at- 



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atteftat i del mio buon proposto , 
perche fenza riguardo all' infamia 
del mio nome, mi ritratterò di 
quanto ingiuftamente hò del prof- 
fimo publicato : fenza penfare alla 
diminuizione delle mie foftanze , 
reftituirò il mal tolto ,ò 1' ingiufta- 
mente acquiftato : contento di vi- 
vere per fempre nel mondo privo 
di tutto, pur che poffieda un' ar- 
dente Carità verfo-di voi, crf e 
quello, che colle mie lagrime ora 
vi chiedo. " ' • ' 




■:'■<. s <r . , (.-'•>: T^t .,t7.2t : 



SEN- 



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44 

SENTIMENTO 

DEC1MOSKCOXDO . '. c 

Per la fera dell' Efercizio della 
Maddalena,cioè,de vantaggi, 

che lì riportano dall' 
: ■'!■'•" 'amare Iddio. 

Remittmtur ci peccata multa , qua- 
... 'i nittm dikxit multum. 

il) . • S.LltCa 7. 47. : 

CON troppo roflore , mi pre- 
fenterei a tuoi piedi adorato 
Redentore , con penfiero di chie. 
derti qualche follievo nell' affli- 
zione intenfiflìma, che mi riduce 
a gì' affanni dell' agonie , per non 
poterti amare quanto- vorrei, ti- 
morofo di poter comparire ingan- 
natore , e bugiardo , fe non fapeffi 
che l' acutezza della tua vifta non 
lafcia all' inganno, gabinetto da 
na- 

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nascondere i fuoi penfieri , né alla 
menzogna , antro dove occultai 
le'fue frodi. Tu vedi dunque o 
Signore, tutti lifpafimi,a':qualimi 
foggettano i miei defiderj , ambi-- 
ziofi unicamente d' amarti . Vedi 
gli accoramenti della mia anima, 
che per debitore per elezione 
vorrebbe vivere efatta oflervatrice 
delle tue leggi , poiché humiliata 
all' implorazione del perdono 
delle panate trafcuratezze , fi af- 
fligge al folo penfiero di poter di 
nuovo comparir rea dell' inoflèr- 
vanza de' tuoi Statuti . Vedi i pal- 
piti del mio cuote , i timori della 
mia cofcienza collegati per tor- 
mentarmi , al folo rifleflb , di poter 
perdere la tua grazia , di poter fe- 
pararfi dalla tua bontà. Vedi i 
(entimemi di quefto tuo humiliffi- 
mo fervo , il quale dalla Segnatura 
della Grazia attende unicamente 
il 



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il refcritto del memoriale , che t'ha 
dato, di amarti Tempre, havendo 
impegnato per ottenere>quefto fol 
favore, tutto il poter del dolore, 
e delle lagrime, che tu gli delti . 
E non vuoi che mi affligga , o mio 
Signore , al folo pericolo , che 
pofla pattare un momento fenza 
che ti ami ? E non vuoi, che implo- 
ri la tua Clemenza , fui dubbio di 
pofporre i fplendori della tua Di- 
vinitàai raggi di qualche tranfito- 
ria bellezza? Sì mio Dio, che mi 
voglio affliggere: SI che voglio do- 
lermi : St che ti voglio pregare . 
Dammi ò Signore , che io t' ami 
perfettamente , e poi dà alla tua 
potenza , la licenza di tormentar- 
mi , che allora non haverò altra 
paflione , che quella di non poter 
patire quanto vorrei , e farò con- 
tento di morir patendo, purché 
pofla vivere , e morire amando . 

SEN-; 

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SENTIMENTO 

'DECIMOTCRZO. 

Per la fera dell' EfercizSo del Ti-- 
more , cioè , la ponderazione 
de' Noviffimi. 1 

Vìttnt: mfiffìma hominis iltixs pejorn 
prioribm . S. Matteo 1 2. 4J, 

G IÀ , che la tua mifericordià ò 
Signore.,, non hà fervito per 
me che a rendere più contumace 
nel peccare i miei fentimenti, fol- 
lecitati ad offenderti dalla con fide- 
razione della tua Divina Clemen- 
za , confige timore tuo carne s metts : 
piacciati quefta {era , di raff renare 
la libertà de' medefimi , col rigore 
de' tifoi caftighi . Lafcia da un 
canto , la tua pietà , e con la sferza 
della tua Giufh'zia flagella la con- 
tumacia di quelle affezzioni, che 
col 



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Col calche Sella tua Clemenza, 
formano fomenti alla loro ostina- 
zione . Sarà un atto della'tua Bon- 
tà, rendere coirle paure avvertita 
queft Anima , che non riflette alla 
potenza del tuo gran braccio , e 
tutta intenta a considerarti per 
Padre , non s' avvede , che tù fei 
deftinato per Giudice delle fue 
fceleratezze. Imprimimi nella men. 
te l' orrore , che mi daranno i pen- 
fieri di comparire al tuo Tribunale 
nell' ultimo punto della mia vita ; 
lo fpavcnto dell' univerfal findi- 
cato; 1' atrocità delle fiamme ap- 
parecchiate per punire le mie ini- 
quità , accioche fe non sò amarti , 
fappia temerti . Sì mio Dio , mor- 
tifica le mie compiacenze con lo 
fpettro de' tuoi rigori , e con le 
fembianze della tuaadirata Giufti- 
zia : togli a gì' occhi miei il diletto 
di rimirare quelli oggetti, da quali, 
rico- 

. . «Google 



riconofco le miei rovine . Mi tor- 
menti la mia cofcienza con le ri- 
cordanze de miei demeriti , e 1' 
acerbità di quelle pene , che non 
ponno fpiegarfi con le parole , fi 
facciano ftimoli della mia pigrizia , 
per farmi correre per le ftrade del- 
la falute : Confige timore tuo , car- 
nes meas : Perche altro non bramo, 
che amarti , defidero d' imparare 
a temerti , -con fperanza che cosi 
fanta paura , noli folo abbia da ec- 
citare in me il dolore di haverti of- 
fefo , ma le cautele per non offen- 
derti più. Ti mirino gl'occhi miei 
fempre affifo fui Tribunal del rigo- 
re , accioche veruno fempre a tuoi 
piedi lagrime di compunzione , 
per fottrarfi dalla feverità di quel- 
la fpaventoi'a fentenza , con la qua- 
le faranno da te puniti i protervi , 
accioche amandoti con timore , e , 
temendoti con Carità , polla me- 
C dian- 



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I 



5JO 

diante la tua gràzia fpirare frà le 
tue braccia qiieft' anima con il tuo 
Sangue comprata . 

SENTIMENTO, 

DECIMOQUARTO . » 

Per la Sera dell' Efercizio del Pro- 
digo, cioè, la perdita di tutti i 
beni Spirituali . 

Pater peccavi in Cdum y &coramte. 
S. Luca 15. 21. 

i 

MI riconofco ò Signore in 
quello punto , privo di tutti 
quei beni Spirituali , che rendeva- 
no V anima mia degna della tua 
prelenza , e della tua protezione, 
per nonhaver faputo reprimere 
l'alterigia di quei fenfi, che spu- 
gnanti di foggettare k fteffi al do- 
minio della ragione/i fono ribella- 
ti 



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■ JI 

ti per fottrarfi alla fantità delle tue 
leggi. Oppreffo dalle illufioni del- 
• la concupifcenza , fono andato in 
contro alla deformità della colpa , 
\ perche corteggiata da quelli , mi 
rauembrava unica guida al diletto. 
£pure è vero , ò mio Dio . I moti 
della Carne , eccitati dalla perfua- 
fiva de fguardi , con la dolcezza del 
piacére mi hanno amareggiato il 
diletto delle tue divine infpirazio- 
. ni , che mi fembravano configli da 
nemico, perche cercavano dì ri- 
tirarmi dal fatollare le mie dilìblu- 
tezze , di quanto defideravano . 
Circondato l'intelletto da quelli 
;. orrori , che fi follevavano dalle 
Cimerie del vizio , non haveva lu- 
me , che per vedere quelli oggetti , 
che fe ben fracidumi dell' Imma- 
nità , li venivano coloriti per Iridi 
di contenti dall'immaginativa in- 
gannata. Adulato dalle promette 
• C i del 



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del fenfo , non hò potuto aprire la 
bocca a chiederti prima d'ora mi- 
fericordia , perche tutto impiega- 
to ad oflequiare le diflolutezze 
non fapevo formare accenti di pe- 
nitenza . Ah mio Signore , non ar- 
mare la tua pietà di fdegni contro 
V iniquità di queft' anima , e non* 
permettere che i miei iuppofti pia- 
ceri fervino avanti il Tribunale 
della tua Giuftizia , per teftimonj 
delle mie colpe . E vero , che la 
mia ripugnanza a privarmi di 
quelle , è fiata cagione , che io mi 
ria abbufato della tua tolleranza , e 
clic fi fia guidamente commollb 
contro di me il tuo fdegno , ma è 
anche vero , che tù fei il Dio dell' 
infinita mifericordia . Dammi Si- 
gnorCjlagrime da lavare le macchie 
delle mie fenfualità : occhi da co- 
nofcerne l' orridezza , mentre ab- 
bominandone fino il nome, pro- 
pon- 



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potigcT di non volere amar , che te 
iólo . Conferma tu le mie rifolu- 
Ziòhf j acciò che polla perpetua- 
mente cantare le grandezze della- 
tua bontà in compagnia deglf 
Eletti.; . ■/ • ■ . 

SENTIMENTO 

, DECIMOQUINTO. 

Per la fera dell' Efercigio delle La. 
grimé di S. Pietro, cioè, del defi- 
dario di havere una contri- 
zione perfetta. 

- Et egrèjfits foras Brtit amare. 
'■' "> • S. Luca ' z 2. 63..'- > '• 

FJ Cco , o mio Dio , che la tua 
_>voce dettandomi dal profon- 
do letargo in cui giacevo fepoko , 
rende viiibile a queft' Anima quei 
pericoli , che nafeofti dalle caligini 
Q j delle. 



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delle mie colpe , facevano inevitar, 
bile il precipizio, fe tu non lo cofti- 
tuivi vifibile, co i lumi della tua 
Grazia. Quella hora alla cecità 
della mia anima L fa conofcere la 
bruttura di quei peccati, che mi 
havevanorefo incapace di partici- 
pare del merito della tua paflìone , 
e di godere della preziofità del tuo 
Sangue , lafdandomi nel numero 
de prefciti . Infelice figlio di un ge- 
nitore delinquente, come lui alle 
tue chiamate , mi fon nàfcofto , 
Vocem tuatn audi<vi ,& abfcondi me : 
timorofo, che la forza della tua vo- 
ce , havefle potere di farmi dare in- 
dietro da quel fentiero , che mi 
guidava alla fodisfazione de' miei 
appetiti per portarmi in braccio 
della tua mifericordia . Confiderà, 
o mio Dio, la mia fciocchezza , e 
moviti a compaflìone d' queft'ani- 
ma ingannata dalle lufinghe de' 



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ss 

fenfi : Si , mio Signore, con gli atti 
proprj della tua previdenza, foc- 
corri le neceflìtàdi quell'Anima, 



ftar quelle colpe , che la foggetti- 
no alla pena di perderti eterna- 
mente . SI mio Signore , co balfa- 
mi della tua mifencordia medica 
le piaghe della mia Anima, che non 
sà più altro defiderare , che il dolo- 
re d' haverti offefo , e per quanto 
ladelicatezza del fenfo profeflì di 
aborrimento al dolore,a flìcurati o 
mio Dio , che non potrai dare a 
queft' Anima in quella vita cola più 
cara , che renderla e fommamente 
e perpetuamente dolente .Non 
eflere cosi gelofo delle tue pene , 
che a me neghi di concederne quel- 
la parte , che dalla tua pietà è (la- 
ta inllituita per rimedio del nollro 
male , che cosi tolto dal pericolo 
con la potenza delle tue chiamate , 



bifognofa del 




C 4 cor- 



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5* , 

correrò il fentiero della fallite, 
che mi fpianafti con la tua Croce. 

dimmi k Santa Comunione .' 

VUoi venire a tnh ,mio Giefù ? 
vuoi venire à me ? comuni- 
carti à me ? Vuoi farti mio cibo , 
mio nutrimento , mia foftanza ? 
Non credevo, mio Bene , che a ta- 
le fvifceratezza di affetti dove/Te 
arrivare un cuor Divino. Venire a 
me ? confervarfi per me ? e quando 
pare, e piace à me ? Oh tenerezze, 
che mi fpezzano il cuore ! e come 
mai , anima mia , ti refta più gufto 
delle cofe terrene ? come hai più 
palato per delizie di Mondo? E pu- 
re è così , mio Dio . Diventato un. 
Israelita infelice nel deferto di que- 
llo Mondo , fon naufeato dalla 
manna delCielo per appetenza del- 
le carni di Egitto . Corfi anch' io , 
in- 

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invitato dalle fallaci lufìnghe di un 
Serpente , a guftare un pomo pieno 
di toffico . Non mi so muovere a 
cibarmi di un boccone del Cielo, 
invitato da voi , che sì amorofa- 
mente me l'offerite. La trafgreili- 
one del voftro precetto eral' uni- 
co gufto , che ci trovavo : la libera, 
li tà della voftraefibizione fa, ch'io 
non ne ftimi il Tefofo . Perdona- 
te , mio Dio,iaUa cecili : non la pu- 
nite come merita , che farebbe it 
privarla di tal delizia per fempre , 
ma caligatela , con renderla di vói 
continuamente" famelica , fenza 
che fi fatolli giamai . Conofco , thè 
vi chiedo per pena ciò,che farà una 
fingolàriffima grazia . Ma io chiej 
do pene alla voftra Mifericordia 
non alla voftra Ciuftizia . Siano fi» 
mili a quelle dell' Anime purgan- 
ti , le afflizioni della mia Aruma : 
fpafimi ella per efler da voi lonta, 
C J ua, 



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na,e goda de fuòi fpafimi, come 
mezzi , per unirfi un giorno con 
voi , per arrivare ad amarvi fenza 
pericolo di mai più perdere il vo- 
ltroamore. Giàgodoun faggio di 
Paradifo, quando voi vi portate fa- 
cramentato nella mia anima , e fe il 
.timore di tornarvi a perdere per 
la mia colpa , npn mi diminuire il 
contento , ò quanta farebbe la fe- 
licità del mio cuore! Quello ti- 
more farà , che abomini perpetua- 
mente il peccare , perche può al- 
lontanarmi da, voi. FatemioDio, 
ehe quando, òfemia inclinazione , 
è il mio nemico , mi provocano al 
pecca to , io mi ricordi , che fe pec- 
co , perderò voi ; e quefta ricor- 
danza farà freno delle mie più 
fregolate paflioni . Perdonatemi 
intanto , tutto quello che hò pec- 
cato , per i meriti dalla voftra Paf- 
fione, applicati tutti dalla Qhiefa 
'■J ve 



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. voftra dilettiffima Spofa , a difteri- 
co del mio debito. Perdonate a 
quelle anime , che.nel Purgatorio 
, fodisfanno alla voftra Giuftizia, 
per le quali unite a' meriti voftri, 
offerifco quelle mie deboliflìme 
operazioni . Dividete con me, 
parte delle loro pene , per ammet- 
termi ad una porzione de beni 
preparatili , e la forza del dolore 
renda i miei fentimenti impotenti 
all' offendervi . Penino fin che vi- 
vono, purché vivano fenza pecca- 
re. Quefto folo derìderò , mio 
Giesù : bramo il Pàradifo'; folo per 
quefto , the 1' elTerne éfclùfo , è 
fegno di non havervi amato : temo 
dell' Inferno ; fola pexche è pena 
di havervi offefo , che per altro , 
fe lontano dal Cielo vi poteffi ama- 
re, quanto vi amanoi Beati ifefrài 
dolori dell' Inferno poteffi amarvi ) 

. quanto vi amano i Serafini , tolle- 
ri! I C 6 rau 

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-TU 

6o 

rarei la lontananza dell' uno , e fof- 
frirei le pene dell' altro . Dunque 
datemi Signore , il voftro amore , 
non chiedo più; Datemelo Signo- 
re mio Giesù, fate che vi ami : Voi, 
che regnate col Padre, e con lo 
Spirito Santa ne fecoli de fecoli. 
Amen . 




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6x 

PER LE SERE 

DELLA PASSIONE 

Crifto nelTorto. 

SENTIMENTO I. 

NUMERO XVII. 

HOR vanne a gl'orti o pecca- 
tore : vanne a gl'orti, portati 
dentro alle ville , e non vi fu giar- 
dino ò prato , in cui non lafci im- 
prefle le memorie de tuoi capricci , 
già che nell* orto di Getfemani , 
non vi è gleba di terra , che non fia 
inzuppata di Sangue vivo del Fi- 
gliuolo humanato d'Iddio per re- 
dimerti dall' Inferno . Vanne all' 
orto anima mia peccatrice in com- 
pagnia degl'altri delinquenti. SI 
vanne all'orto, ma dove fudafan- 
gue Gjeìù, « fermati, lì confide- 
rà». 



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Ai 

rando di che fapore foffe it pomo 
guftato da primi Padri dell'huomo, 
da cui s' efpreflTerq le preferiti ama- 
rezze del tuo Signore . SI mio Gie- 
sù, che verrò all'orto , non più per 
guftar dolcezza di frutti, ma l'ama- 
rezza della Mirra di quel Calice, 
in cui tu bevefti tutti i peccati del 
Mondo , disfatti in pene dovute 
alla loro atrocità* Anzi verrò ali* 
orto per raccoglier quel balfamó, 
che fudato dal tuo Santiffimo cor- 
po , ferve per rimedia delle mie 
piaghe . Diede la pietà del tuo 
Eterno Genitore a gl'occhi miei la 
potenza , di formar col pianto di 
penitenza , la falubre pifcìna per 
le mie infirmiti,, e perche quelli 
hanno feccata k Io? forgente in 
piangere le fole fiumane difavven-, 
ture , tu col fangue delie tue vene 
formi la tenna per mondarmi dalla 
Lepra delle mie coige. Deh ad- 



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dolorato mio Bene , c5cedi a queft' 
anima già per tua mifericordia 
pentita del fuo fallire , che almeno 
con i fofpitidel cuor doléte,moftri 
compaflìone di quella triftezza , 
che doveva eflere tutta fua , ancor- 
ché fia quantunque innocente il 
caftigo della colpa volontariamen- 
te addogatati . Tu Figliuolo d' Id- 
dio tanto apprendefti l'orrore del 
mio peccato , che ti fece fudar del 
fangue , et io huomo fottopofto 
all'efame del tuo tribunale incor- 
rotto, lo commetto con sfaccia» 
faggine , et allegrezza . Illumina 
mio Redentore adorato , la cecità 
di quella mante doppiamente con- 
fufa , e dalle finezze dell'amor tuo, 
e dagli eccelli della fua ingratitudi- 
ne , accio che conofcendo , che 
cofa voglia dire peccare , impari a 
deseftare per fempre il non confor- 
marmi a i tuoi Divini Statuti . SI vi 
. - de- 



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deteftó ,'vi abomino , vi maledico 
fpaventofe cagioni di sì copiofi l'u- 
dori i infami fonti di tante cupe 
malinconie : E voi occhi miei , fe 
volete che fiahpreziofe le lagrime 
del voftro pentimento, vedatele 
ora , che potendofi melcolare con 
quello fangue, compariranno al 
Tribunale della Giuftizia Divina- di 
valore per il voftro rifcatto . Ver- 
gatele c#a , che -mefeolandolì con 
quello fangue renderanno quelt' 
Anima , mondata dalla fua lepra , 




Tra, 



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6j 

-, Tradimento ài Giuda . 

SENTIMENTO II. 

NUMERO XVIII. , 

AH mio Giesù , che pondera- 
zione è mai quella , che voi 
prefentate alla mia mente , la quale 
conofce tanto peggiori di quei di 
Giuda, ifuoi tradimenti! Egli era 
Apoftolo di tre Anni , io già di tan- 
ti anni fon fatto voftro difcepola. 
col Battefimo . Egli favorito per sì 
poco tempo , io beneficato per 
tanti luftri . Egli traditore una vol- 
ta , e morì dannato , io traditore 
tante volte , et afpettato a peniten- 
za . Oh mio Giesù : Giesù, Gaudio 
degl' Angeli , allegrezza del Para- 
difó , lafciatemi nel mio dolore , 
nel mio rimorfo , che ben merito , 
d' effere tarmentato da miniftri 
della 



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66 

della voltra giuftizia , gii» che que- 
lla rifletterne non m' addolora. 
Egli vi vendè per trenta denari , io 
vi vendo per un foldo . Egli gua- 
dagnò qualche cofa , et io fpendo 
nè piaceri del mondo , e confumo 
quanto hò per tradirvi . Egli , non 
vi legò , et io vi Aringo con le funi 
delle mie colpe: egli vi baciò, et 
io vi calpefto. Egli commìfe un 
tradimento folo , et-io tariti . Rag- 
gi del Sole, che fotte fpettatori de* 
tradimenti da me fatti a Giesù , 
convertitevi in tante lancie, da tra, 
pattare quello ingratiflìmo cuore . 
Stelle della notte , teftimonj lumi- 
noli delle fniefcelleratezze , muta- 
te ogni influflb in acutiflima pun- 
ta per ferire le mie pupille, acciò 
che ridotte ad elTer dolenti , verfi- 
no fangue , già che negano alle mie 
afflizioni le lagrime ideila contri- 
zione. Sì mio Giesù, efaudite i 
miei 



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✓ 

miei voti , e comquelle voci , con 
le quali fpaventaftì gl'Armati , fa- 
te cadere le mie paffioni abbattute 
a' piedi della ragione , fenza fpe- 
ranza, cho pollino forger più mai . 
Cerco anch' io , Giesù Nazzareno . 
Fate fentire anche a me un , io fon 
quello ; che ferva per farvi temere , 
già che non hò faputo fin* hora 
amare. Sì , ditemi, fon quello che 
t' ho da giudicare , già che come 
Redentore non sà confederarvi 
l'acciecata mia mente. Ma nò, mio 
Dio , che farebbe quello un puro 
temervi fenza amarvi, et io vor- 
rei temervi amando , et amarvi te- 
mendo : anzi vorrei puramente 
amarvi , perche voi per la voftra 
paffione tollerata per me , meritate 
tutto l'amore . Fate dunque , che 
v' ami , e perche vi ami , tenetemi 
vivo nel penfiero l'orrore, che 
mi havete fatto apprendere dell* 
' enor- 



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<58 

enormità del tradimento , perche 
Jionvitradifcapiùmai. ' 

GieitiJfiercoffo con ftiaffo . 

; SENTIMENTO III. 

HUMERO XIX. 

Glufìizia Divina , ricevete iri 
fodisfazione "de' peccati/del 
Mondo, uno'ftiàffo (offerto dai 
Creatore del Mondo , e' contenta 
dì tolleranza sì generala , condo- 
nate, e rimettete al mio Giesùl'al- 
tre pene . Impiegatevi tutta in pro- 
celiare la temerità del colpo ,1* 
atrocità del delitto , e punire il reo 
con tutto il potere del voitro brac- 
cio. Provoco contro di me il ri- 
gore della voftra ira,fe la follecito 
contro il reo , quando ie'non fono 
flato il percuifore delle guancie 
Di- 

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Divine , fono ftàto,la cagione della 
percofTa . SI Anima mia peccatri- 
ce , sì , fei tu fola la delinquente . 
£ che t' hà fatto il tuo Giesù , che 
l' offendi ? Narra il. male , che ti 
fece; accufalo per il bene , cheti 
tolfe ; numera gì' aggravj , che ri- 
ceverli: e fe tanto non ardifce la 
tua perfidia , obligata alla confef- 
fione d' infinità di favori, perche 
l' offendi? Ah mio Giesù, t'offen- 
de l' anima mia , perche s' è fcor- 
data di edere anima tua e per la 
creazione , e per la redenzione , e 
per la confervazione : tuo P intel- 
letto , datoli per conofcerti : tua la 
volontà : concedutali per amarti : 
tua la memoria, per confervarvi 
la ferie de' benefici a 'ei fatti , e 
non contenta d' havertì tolto 
quanto era tuo , e d'haverti defrau- 
dato del fine per cui tu gliel dona- 
ci , fi ferve de' tuoi favori per ol- 
trag- 

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7° . . 

traggiarti. Mio Giesu, che mio 
pur fei , obligato ad effer tale , dal 
proprio amore , quantunque riab- 
bia fin' hora ricufato d' effere io 
tuo . Sento pur troppo il fuono 
di quella giuftiffima querela , che 
i mi fàal cuore la tua pietà , cur tne 
C(dis ? Perche m' offendi anima in- 
grata ? perche mi offendi ? Perche 
t'offendo ò mio Signor ? tù ben lo 
fai : benditi gì' occhi della mia 
inente dalla caligine dèlie colpe , 
non mi lafcian conofcefe la tua 
Maellà. Ingannato l' intelletto da' 
fenfi , non propone alla volontà , 
che il fango, per oggetto de'proprj 
amori . E quello , che mi accuora 
sì è , che fe tu Signore non diffipi 
quefte tenebre , con gli fplendori 
della tua grazia , in vano chiederò 
ad altri ajuto alle mie miferie . Ic 
non ho ardire di domandarti mi- 
fericordia, non perche creda, che 
• • . • tu 

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tu nqn fìaper darmela, mapercne 
sò , che non hò merito per confe- 
rirla , fe non è la tua pietà , che a 
me la comparta , con cjuell'eccelTo 
d'amore con cui tù miri l'anima 
quantunque fìa peccatrice . Dam- 
mela dunque ò Signore , a confu- 
sone de miei nemici infernali, che 
tentano di rendermi difperato di 
perdono , dimostrandomi il mio 
peccato , maggiore della tua cle- 
menza , per impedirmi la peniten- 
za , che hò rifoluro, e per farmi 
apprendere per impoiTibile il per- 
dono che chiedo : e così pentito 
de miei falli , et affoluto dalla tua 
pietà , ferva io d'efempio a gl'altri 
delinquenti , di confidare nella tua 
clemenza, e di valerli del frutto 
della tua pallone. 



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Negazione dì S. Pietro. 



SENTIMENTO IV. 

NUMERO XX. 

MEntre le lagrime di Pietro ; 
rapprefentano à me 1' ofti- 
nazióne del mio cuore , contro le 
prove della tua mifericordia , che 
tante volte rivolle all' anima mia 
li (guardi, per renderla ravveduta; 
perduto nel refleffo d' una durez- 
za cosi grande, vengo in odio a me 
fteflb ,non trovando luogo da na- 
fcondere le mie fceleratezze . La 
tua paflìone mio Giesù , non hà 
potere da compungermi ila morte 
non hà terrori, da raffrenare le mie 
licenze ; V inferno non hà tormen- 
ti da fpaventare le mie perfidie , e 
perciò confetto , che la crudeltà et 
il rigore , fono poveri di caftighi , 
■ " che 



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che fiano proprj per le mie colpe , 
e per i miei demeriti . Quella pe- 
rò , eh' è la maflima delle colpe , fi 
è , che dopo haverti cento ^mil- 
le volte negato , è parfo troppo a 
miei occhi il piangere a mezze 
lagrime, et anche quelle, gettate a 
rifleuìoni della tua indignazione , 
non dal dolore d'havere offefala 
tua Divinità , e d' havere ftrapaz- 
zate le finezze dell' amor tuo . Ah 
potenza divina , che potette fare 
ufeire dalle pietre più dure , acque 
falubri per riftoro di popoli fiti- 
bondi , percuoti quefta fera il ne- 
rigno di quello cuore , acciò che 
tramandi a gl'occhi quelle lagrime, 
delle quali è afìetata 1* anima mia 
penitente . Occhi infanguinati del 
mio appaflìonato Giesù , belle pu- 
pille dello ftrapazzato mio Reden- 
tore , rimiratemi pur un poco con 
un folo fguardo , feritemi, che ba- 
D ile- 



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fterà quella piaga , per farmi ver- 
fare , convertito in lagrime , tutto 
il fangue. Voi pur piangete per 
me , belli occhi del mio Signore: 
preftaremi almeno una parte del 
voftro pianrc -, acciò che ne lavil' 
anim* mi? . Uno (guardo foio mio 
Dio , un rocco della tua grazia 
movente , è un chieder poco , a 
chi diede tutto per me . Ah Si- 
gnore, comanda anche a me, eh' io 
venga a te fopra l'acque d:.lla mia 
contrizione , è che in quelle retini 
fommerfe tutte le colpe . Tolga il 
rumor delle lagrime alla miafinde- 
refi la voce da rinfacciarmi , che 
t' ho negato più volte. Ufcirò 
fuori di me , per viver tutto in te, 
confolandomi la tua paflione con 
quella Speranza,che non permette- 
rai,che la malignità de miei nemici, 
trionfi fu la dannazione d' un Ani- 
ma, da te a sì caro prezzo redenta, 
, e mi 

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e mi concederai, che venga a gode- 
re un tanto frutto nel Paradifó . 



Tlagella%ioa$ . 

SENTIMENTO V. 

- NUMERO XXL 

GAte Piaghe del mio Giesù 
flagellato: infangumate bel- 
lezze del mio Redentore : Oh con 
qual violenza a voi tirate quella 
fera , l'anima mia . Confeflb , che 
vi devo tutto , fe vi devo la mia 
falute . Confiderando o mio Si- 
gnore , il tuo corpo tutto lacera- 
to da quei colpi , eh' eran dovuti 
amefolo, ti porgo fuppliche per 
un favore , che farà l'adempimento 
di ogni mio defiderio . Dammi o 
Signore un interna grazia di devo- 
zione, che purghi la mia lingua : 
D i una 



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7 6 

una faenza di Cherubino , che mi 
fuggerifca penfieri per efferti gra- 
to almeno con la voce , a corri- 
fpondere con teneri affetti alle 
tue amorofe finezze . Ah, che 
per corrifpondere a te mio Giesù , 
altro fapere non vi vuole, che il 
fapere amare , e la qualità del bene- 
ficio, obliga il cuor, non la lingua . 
Concedimi almenoSignore,che pe- 
netri la mia carne il dolore di un 
Colo di quei fieriflimi colpi , che ti 
percoffero, acciò- che impari ad 
abominar quei delitti , che ti fog- 
gettano a tanta pena , et han bifo- 
gno di una sì copiofa redenzione. 
Se ti contentafti d'efter legato. ad 
una colonna, permettimi che ti 
leghi al mio cuore , che quello an- 
cora è di pietra, et afperfodal tuo 
Sangue, diventerebbe al tuo Ge- 
nitore affai caro . Ma hai ben ra- 
gione di negarmi quanto ti chiedo, 



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fe t' ho pofpofto a i più vili oggetti 
del mondo , e in concorrenza del- 
la tua grandezza , e del tuo amore, 
ho prelcelta la baffezza delle crea- 
ture , dedicando al Fango j miei af- 
fetti , e confagrando le mie tene- 
rezze alla putredine . Se per can- 
cellare tanta enormità,,baftà>il mio 
fangue, Io verferò o mio Signor 
vol^hrieri' 1 cc^teJitò[di fpirar ràrji- 
ma a tuoi piedi , e per haverti offe- 
fo , e per noti offenderti più mai . 
Sapendo però , che la tua giuftizia 
non vuol la morte del pecca tp.re' j 
ma che Ti converta, e che viva, aflì- 
curo le mie fperanze fu la colonna 
con cui abbracciato foffrifti , certo 
che riceverefti per atto di gratitudi- 
nej i fentimenti di un cuòre-, che 
fnpplica latuaMifericordia.di un 
generofo perdono .. Sì j i propo- 
nimenti della mia anima , che;gtà 
toglie ad ogni altra asfail'amoie y 
" D j per 



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per amare unicamente té folo , fia- 
no da te impreziofiti con il tuo me- 
delimo Sangue per eflèrti cari , re- 
nunziandóio ad ogni altra poten- 
za , che a quella fola di amarti, e be- 
nedirti per Tempre . 

Coronazione di Sfitte. 

SENTIMENTO VI. 

NUMERO XXII. 

MAladetti miei penfieri , che 
con la voftra ambizione 
pungefte il Capo del mio Giesù . 
Abominevoli vanitk, che fofte ca- 
gione , cheifiiffe il mio Signore ve- 
ftito di ftracci . Maladette Spine , 
horridi germogli delle mie fcelera- 
tezze. Miei defiderj impudichi, 
di quefte pene la colpa è voftra . 
Mie brame {moderate, di quelli 
ssq j u fpa- 



fpafimi, à voi fi deva l'orrore. 
Empi Giudei federati, domando 
dove Gete , chi mi vi moftra , che. 
vi fveni , che vi trafigga . Ma fe hò 
da trafiggere il reo delle voftre; 
pene , contro di chi dovevo volger: 
l'armi , che contro di me medefi- 
mo , che fono il più complice de* 
voftri ftrapazzi , della voftra paf- 
fiòne? Che farò mio Signore per 
punire un tanto delitto ? Datemi 
Signore un vivo dolore, che fia 
efecutbre della giufta fentenza del- 
la mia : morte . Sò , che quella è 
poca pena a una tanta colpa . Da- 
temi Signore la morte per dolore 
d' riavervi offefo, poi rendetemi 
di nuovo alla vita , acciò che per 
cento e mille volte morendo , e 
Tempre per dolore de miei peccati, 
pofia almeno con mille morti , e 
con mille dolori efler grato ad 
una fola delle voftre pene . Vieni 
- : ~ D 4 ». 



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8o 

caro dolóre ; e fé bene io non lo 
meriti , tratta me come trattarti il 
mio Redentore : l'affliggerti fenza 
ucciderlo , perche più duraffe . li' 
fua paffione ; tormentami j e con- 
fervami in vita, perche duri Tem- 
pre il mio amore . Se dal mio Re- 
dentore cavarti il Sangue , da me 
cérca almeno lagrime , che riftori- 1 
no il mio Giesù, inoltrando corrif- 
pondenzaal fuo amore. Fui cru- 
dele con te mio Signore , non effer 
meco pietofo:. corona con 1 le tue 
fpine il mio cuore , e fe il Sef afino 
di Affili hebbe da te nel petto una 
fola ferita , perche tanto ballava a 
far che t'amaffe, obhga me ad 
amarti ,< a forza di tante piaghe , 
quante furono quelle delle tuefpi- 
ne , e fia un atto della tua Miferi- 
cordia l'efficacia de' mezzi , che m' 
induchino ad amarti per fempre . 
in-.'tv ju/ii.-b :. .•; Hl.' 

U. SEN. 



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li 

Incontro: di-Mfi*. f^fmoh^ 

:-jt;> , :efc- portate. Crosti., ;iovsq 
jiiion'ir. ;'i ''J oltvcvi c=Md-i; i 

SENTIMENTO VII. 

.( , ; o;i'. . f:ì.- il :il .->> 
.•••:< NUMERO XXIH.. r>» 
(c-.-> ivirl~:>>L03 ;b:i.-9/fii iov a 

SAziate la voftra ambiziprie O 
dolori j occupando il cuor .di 
Giesù. Che più bel trionfbibra-} 
mar potete, .di qutUsj \u chetV* 
preparò la Giudaica perfidia mei 
pefantiffimo tronco , a cui Inuma- 
nità di Giesù ferve i di gloriofiffima 
fpoglia . E fe un Cuor folo non 
baita alla voftra f uperbia,prendete 
ancor quefto mio/uddi tò della vo« 
ftra: barbarie:, opprimendola; fera 
za riguardo,ptrfarche vivaaccud* 
iato quanto volete': ima perdona», 
tei li-lVafimi, al cuore d? una iinno-. 
centiuima Madre riffi troppa itlrant-, 
nide, il voler affliggere . dueinno^ 
D j cen- 



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8% 

penti ,;e poi perdonare a tanti col- 
pevoli ,Behevi fecefclatia , onde 
voi abbiate voluto sì fieramente 
tormentarla? pfe'de el|ajCorpb à 
Giesù per render fuddito a' vo- 
ftri arbiirj il- fohtéàeU allegrezze, 
e voi invece di contentarvi così , 
Vi sfogate contro di lei , fino à fprì 
mare nell' anima le ferite ? Ma 
perche accufd per tiranni i dolori, 
che affliggono Giesù , e Maria, e 
non |)iù!tofta-punifcò , f chi fù la 
cagion ' delle pene ì Mira anima 
infelice il 'pefo del tuo peccare, 
che opprime Giesù addolorato 
dal ignvet tronco Confiderà i 
dolori della Madre , come figli del 
tuo peccato , e poi non negare , 
che fono impietriti i tuoi fenfi ,fé 
il cuor nonifi f pezza , fé gl'occhi 
non fi fan fonti di lagrime:, o tu 
non fuggi dal còrpo , per non efler 
complice di così grande empietà . 

i CI- > Ma- 

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Madre Santiflima , fofteprefeRyata 
da ogni c olpa #ex ìavptewifc/fa 
più; efquifito alla pena? fólte con- 
fervata innocente , per patire più 
d'ogni reo , recando in vita pe$ 
veder morire un Figliuolo, ienza; 
che ì yqftri. dolori alleggeriuèrq,,! 
fuor , anzi li rendcilcropiù penofvj 
Intercedetemi in quello punto, 
dal voftro adorato Figliuolo , qh? 
già , che i m iei fentiment j fon.così 
inclinati al fodisfarfi di vietati pia. 
ceri, le potenze dell* anima mi 
rapprefentino che cofa coltine» 
ad un Figh'uol di Dio , e Figlio vro^ 
Uro, le fodisfazipni del, corgj>j 
acciò che almeno con l'abominar 
la cagione de* voftri fpafimi , mi 
rifolva di detettarli . SI Madre 
Santa : si amorofo Figliuolo, prati- 
cate oggi queft' atto di pietà , con 
chi non la merita , dividete meco il 
dolore ; e fe non fon capace , a fof- 
-, D 6 fri- 



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*4 . , . ■ 
frirne K metà fenza morire , fofte- 
nélemi -perche nóh morì . Divi-, 
tiete l'ambre , é - parche il cuore 
tiòn s* iricenerifca, infufficiente all' 
ardore di s\ gran fuoco / tempera- 
tene l'attività Cori una pioggia di 
lagrime penitenti, le quali femprè 
fi veruno , perche fi còhfèrvi fiami 
Ria' sì bella , acciò che addolorato 
per amore , e fatto amante per il. 
dolore d' eflèr flato cagione- di 
vòftre pene, ottenga , che dopa 
la mia "morte goda di quelle alle- 
grezze , che voi godete , et il vo- 
ftro Figliuolo comprò per noi a 
eofto de luoi dolori . ; — '■'> i:: 
•.miw-i I i -':> wi.r.Js sui < Dr. 

; ti , ".«fi -'l iJ r :• a;[< r.-:.; 



t fj . «..;•, il. CU* ' l'J..'{.' ... jO 

",'< ■. "i">' '.. ' u S, • 



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' SENTIMENTO Vili. 



i. nerezza nel morir di Gitìsù, 
fcagfiàcevi Coatto di ine miferabilé 
peccatore , e fèppeliitemi '■' fotte* 
un Calvario di; ffifft . » Tafcto fi 
deve';, et è "pòco }'a : c-m f<kla'*àufa' 
della morte del Figlruòl' di Maria.' 
Scuotiti Terra , e fpalàncati m vò. 
ragini , per feppellir peccatóri. 
Ah mio» Signore jpéggiór di queftò 
è il tormento , a cui ini condanna-' 
rio i miei peccati , perchè mi piava» 
nò di voi , fe voi morite per me , 
fe mi tolgono gli fplendori della 
vòftra grazia , e mi lafciano in 
quelle tenebre ehe mi guidano al 
precipizi» fenza vederlo . Padre;, 




- NUMERO XXIV. 



Eter, 



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u 

Eterno , come havete afpettato 
tanto a punire quella crudeltà , ( 
con ia quale ctocifijBoicji nuovo il * 
voftró Figliuolo' ?' Còme tòllerafte 
fin qui l'atrocità delle mie colpe , 
la moltitudine de miei facnlegj , la 
rinovazione di tante piaghe .nel 
corpo del voftro Santiffimo Figliò 
incarnato? Adeflalqvedo^deflb- 
lo capifco , aderto 1* intendo , il 
Sangue, cheegUfparfe permei il 
Corpo ,che fù addolorato permei 
1^ marte che loffrì per me, la di cut 
memoria è quotidiana fopra gì* 
Altari, gridano anche aderto per- 
dono a peccatori, perdono, mipi 
Giesì? j addolorato pei me: mio; 
Giesù , crocifiiflopet me; mio Gie- 
sù , morto- per me , ricordatevi; 
di me ,. hor che fete nel volito Re r 
gno < Me^fktìt- mei Dimane . Spen- 
gano, fe.voftr*.fete queftje mie la- 
grime i che /fargo al yollro Cal- 
va- 

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vario, per dolore d'havervi óffefo,- 
^di non havervi amato., tbl ha vervi 
crocififlb - Vi ringrazio, mìo G tesi» 
della mia redenzione, , vi ringrazio 
per le voftre pene dovute a me 4 
ma fe non vi rincrebbe il tante» 
penare , er.il così 'acerbamente 
morire , non vi rincrefea di far fen- 
ti're anche" a , me^ che vi chiedo* 
mifericordia,, che, hqggi farò in 
Paradifo con voi perla grazia , che 
voi mi darete , di tion offendervi- 
più . Inmanus trias Domine commen- 
dofpiritHtameHm. Qiielt Anima,per 
cui vivo , è voftra , perche creata 
da vói , datami da voi , redenta da 
voi , a voi la raccomando , a voi la 
confacro , a voi la dono : quello è 
il fentìmento , con cui voglio vive* 
re, con cui voglio morire . Sì nelle 
J tue mani^Signore.confegno l'ani- . 
mi mia . Perda il demonio la fpe- 
ranza di poffederla più mai , e fe io..' ? 

non 



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non hò merito da cbnfeguir tan- 
to , Madre addolorata pregate per \ 
tue : Difcepolo dilettò , intercedei'' 
ce per me, acciò che per me non 
fia i'parfo invano il Sangue del mio 
Ciesù , et io goda il frutto della 
fila Redenzione- Amen. , sti.ii.w 

SENTIMENTO 

; ; : numero xxv.; ;i ,,;; 

Per la feradeirEfercizio iritifòlato 
il difiriganno, cioè, delta 'co» 
gnizione del Mondo 1 ."" <■ ; - 

«-''.:'■ ;.jrj' ( ,»*:*. .'V lf,( I »* U.'ì 
Si ÌAunikrs nos ùiit , pitoni j quia ma 
frioremoiio babuit . S. |o! J 5.1.8;;'. 

COnofco , e pur troppo chiara- 
mente conofco^adorato mio 
Redentore, con quante lufìitghe 
cerchi il Mondod'alfcntànarmi da 
Tècolcuore,perconfacrarIouni- _ 
ca- 



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faftofe , gì' occhi rapprefentano 
per dilettevole all' Intelletto > , e-, 
mentre; le tentazioni con le vio-* 
fenzeiidé fen'fr fi sforzaho.di farmi 
indegno della tua grazia , tu con 
atti di pietà proprj delle tue tene- 
rezze y mi ifolleciti a. ponderare lev 
frodi del perfido ingannatore : conj 
tutK>ci6gl' ardori delle mie; con-v 



nò le virtù , che per eccello di mi- 
fencordia nell'anima mia jfacefjà; 
fiorire^ che amparnaìrio arfi;J ei 
bruciati fterpi di non coltivata bo« ! 
fcaglia:; Tu non ottante mio. Dio , - 
con li (limoli della tua indignazio- 
ni» pungi la' mia* finderefi , acciò 
che coftrétta aU ? addolciarli, fpar- 
ga quelle lagrime, ile quali eftin- 
guendo il nocivo ardore, introdu- 
cano con l' umido della contrizio-i 
ne , il nutrimento neceflario .alla 




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9° 

produzione de frutti di penitenza. 
Io al contrario ,ingrato alla tua pie- 
tà, con l' orgoglio della mia ambi-, 
zione maledico , come furori della 
difgrazia , i flagelli , co' quali.il tuo 
braccio amorofo mi percuote per- 
che corregga gl'errori della mia 
vita, e renunzio ai lumi della tua 
grazia , perdendomi ne lampi , co* . 
quali gì' oggetti della terra alletta- 
no le mie pupille per accecarle . 
Ora però, che con un diluvio! di. 
raggi, delia tua mifericordia , fughi . 
le larve (dell'apparenze,! con tali; 
lagrime piàngo gì' errori della mia '. 
vita , che non mi reftanb penfieri , 
i quali non s' impegnino a render 
malinconico il cuore alla' ricordan- 
za d'eflerfi lafciaro sì fattamen- 
te ingannare. L'afflizione interna 
che ti viene ora teftimoniata mio 
Dio , e dalla bocca , e dagli occhi 
fia nel tribunale della tua pietà 1' 



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9 Y 

autentica di quel doIore ? arquale tù 
promettefti il perdono d' ogni de- 
litto. Abbandonafti una -volta , e 
eon ragionerà protezione di queft'- 
anima , refa immeritevole del tuo 
amore perchè non ambiva altro 
patrocinio ,che quello del Mondo, 
fiancando per la moltiplicità delle 
colpe , la tua medefima mifericor- 
dia ; adeflb però non puoi negare 
alle mie lagrime il favor de tuoi 
fguardi,eflèndo quefte caufate non 
da altra ponderazione , che da 
quella d'averti offefo con tanta in- 
giuria della tua bontà , quale et è , 
e devè effere 1' unico oggetto di 
tutte le adorazioni . Poni nel tuo 
cofpettolefuppkche, cheprefen. 
to al tuo piede , acciò che fatte effi- 
caci dal tuo' aggradimento ,m' ot- 
tenghino il Perdono, che ti do. 
mando. • i 

- .■ . u. ;!..■!'- , ;:>!:■.'- .-■ 
5 ' SEN- 



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SENTIMENTO 

a , numero xxvi. ; 

Per la fera dell' ÉfereizTó détto-r 
' Vigriiajò'li , cioè della móMio- 

fità dell'ingratitudine a fom- 
'?, ; mi beni fattici, da Dio . ■•■ r > 

Mdlosittah fefiet . S. Matteo %v:e,t. 

HOra , che il lume della: tua 
grazia, rapprefentaalla mia 
éonfiderazione , 1' oftinata ingra. 
eludine della 'mia anima, contro 
gì' àsti della tua mifericof dia , sbi- 
gottito alla ponderazione d! erro- 
ri cosVmaflicei , inftupidito per la 
grandezza delle mie -perverfità , 
vengo in odio a me fteflb . Hora , 
che mercè delle tue illutìrazioni , 
rifletto , che quelle virtù fpirituali 
donatemi dalla tua grazia , fono 
ffcate diffipate > e poftein fuga dal- 



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la mia anima, dalla malizia della 
mia volontà , abbandonata a fe- 
guitare i configli del vizio , cono- 
fco, che l'Inferno non hà tor- 
menti da punir degnamente le mie 
diffolutezze ; che la morte non hà 
terrori per raffrenar le licenze 
della mia anima , e che ogni mag- 
gior crudeltà è povera di cafti- 
ghi proporzionati a miei falli, et 
a miei demeriti . E quello che mi 
rende ò Signore , più fenfibile P 
acerbità del mio dolore , è che i 
miei occhi non fanno prendere 
orrore , mirando la grandezza 
delle mie colpe . Vendicati di lo- 
ro ò mio Dio , vendicati di loro , e 
ferendoli per mano della peniten- 
za , obligali a verfar fempre lagri- 
me avanti il trono della tua giufti- 
zia , per renderla a miei demeriti 
più pietofa . Vendicati mio Dio , 
di quefto mio cuore , e ferendolo 
ì ! '5 da 



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94 

da ogni pane , con la faetta dell' 
amor tuo , obligaloa mandar fuo- 
ri da fe, tutte l' affezioni , che lo 
riempivano , impedendo all' amor 
tuo l' ingreffo . Vendicati ò mio 
Signore , e fà che il mio cuore pia- 
gato mortalmente dall' amor tuo 
fra la dolcezza de fuoi fpafimi , al- 
tro non brami , che il dolore d' 
haveni offefo , per medicina delle 
lue piaghe , e già che non ha fapu- 
tc ornare il fuo Creatore, redi con- 
dannato dalla tua mifericordia ad 
una perpetua confufione , con ha- 
ver Tempre viva la ricordanza delle 
fue colpe : accioche cosi (paven- 
tata l'anima mia dalla bruttezza del 
peccato , detefti gì' errori della fua 
vita , e fi confervi nella rifoluzione 
d' abbominarliperfempre . 

, ■ : ' i . j '. : . 

SEN- 



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97 

SE NT I MENTO 

NUMERO XXVII. 

Ter k fera dell' Efercizio detto il 
Bando; cioè, l'Anima Peccatrice 
. / 'V efclùia dalla Beatitudine . ■ 

Nefciowos. S. Matteo i j. ti. 

N Pn mi negare o mio Dio , gì' 
afpetti favorevoli della tua 
mifericordia , quantunque io non 
meriti di provare , che gì' eccedi 
della tua ira . Non mi contendere, 
la divinità di quelli influffi, che tuoi 
comunicare la benignità della tua 
clemenza , quantunque io habbia 
pofto con il mio peccare un si 
grande oftacolo alla loro attività. 
Non edere con quell'anima mia 
avaro di quei favori , eh' hai defti- 
nati per tutto il genere humàno , 
rendendo difperati co' tuoi fde- 



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~ 1' ? ~ 

gnii princìpi delfamóir mici . Se tù 
mi fcacci dal tuocofpetto,qual luo- 
go vorrà quello miferabile avanzo 
dell'ira tua? Se tu fprezzi l'humil- 
tà de miei preghi , chi vorrà più 
intraprendere la protezzione della 
mia anima per fottrarla da fenden- 
ti della tua fpada ? Sè tu mi con- 
trarli gli effetti foliti del tuo amore, 
da chi ho io da mendicare affezio- 
ni ? E fe io non potrò impetrare 
mifericordia , da chi è il fonte del- 
la pietà, chi compaffionerà la mia 
infeliciffima condizione? la depref- 
fione del mio miferabile flato ? 
Deh Signore fammi provare gl'atti 
della tua pietà : foccorrimi con gì' 
eccelli di quella redenzione , con 
cui liberafti il Mondo dalle catene, 
che r annodavano in miferabile 
• fchiavitudihe . Non -defraudare l'I 
-afpettazione de miei penfieri, che 
humili , e divoti afpettano da te 
que- 



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qùe&i grazia. Efaudifci Ja voce 
delle mie lagrime , che; fon dal 
cuore fomminiftrate a gl'occhi, 
perche defidsra à'-efftìe .anch' elfo 
a parte della tua Mifericordia . 
Tutte le mie fperanze terminano 
in te folo , per l'impetrazione de 
loro giuffiffimi fini. Sii tu incora 
che nelle tempéfte di quefto pelago 
agitato , e furente , trattenga la 
una anima , acciò che'non pericoli 
mai più d'urtare in quelli fcogli , 
ohe mi hanno fatto far pèrdita 
dell'amor tuo, che così godendo 
del fratto della tua redenzione, po- 
rrò fperare d* amarti adeffo , e 
giungere una volta ad amarti , e 
benedirti per fempfe'. • 
«•r'.l ■ ? . 1 1 '■ . . * ìi. !. >.:. 



Z SEN- 



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SENTIMENTO 

*" NUMERO XXVHI: '? ùU 

Per la fera deH'Eferciiio^e} tmm 
•J» guido , cioè, il grafi male--! '* 
, ni. : della Tepidezza.-' •<*•:••! 
■■ ;! :l')0 ài; j.;. ■.;;' j. t>. ii <•<«. sv .. • 
Tiy ip«W fa fitto m»oshabt miu i»fif - 
ztX mitate fra , S. Gio; jt y< ;! ..! • 

SEnto rflio; j : sftanuate , le: 
iowe , illanguiditeilcnieiWbra j: 
fa,?ta e/ìle )a.yo£e*lfg<saÀglfecchi» 
fjaecb,i ,i defider j , morta 1» fperan* 
ie^ir»».la S arifà , jlla^*dita;Ia- 
fede j e rivolgendomi a cercar la 
cagione di tanto lagrimevoli di. 
favventure, trovo efleie fiata la 
liberinoli la quale mi fono abban. 
donato, afeguitarei configli ce* 
miei capricci , e compiacere la 
sfrenatezza de' miei appetiti . A j 
tal ; cognizione - fuggeritami dalla 
ari; : s. d ~ tua 



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faà cteirtenza , ho; rifolùto fuggire 
da quejkjconverfazioni, che prò- 
J vocandó la concupifcibile i sfa- 
' marfi dicompiaceiize , accecavano: 
«lil ragionevole , acciò che non di- 
'"ftingueffe ingannevoli quei diletti , 
eh' erano fi ardentemente defide- 
rati da fetifi . Hò procurato :Ai- 
trovar> qualche (campo, con la» 
vorar nel mio cuore una folitudi- 
ne, in cui'nafcondere me medefiv 
Dia s confufb dall' incontrarmi con' 
Mnce creature, lequaii tuite-rim»' 
prò vera vano la mia ingratitudine a 
tuoi Divini favori , e bramofo di' 
accertare in vfn tal ritiramento que 
fpàfirhi j .che ' pèr interpofiziòne d' 
oggettivile li diftraggano,mai non 
pollino renderli temperati, mi fiffo • 
rielle tue pene, nella tua paffione f 
nella tua Croce ,> come frutti de 
miei mede,fimi mancamenti . Prima 
d' llóra .non applicando la mente , 
~ ,t È z ; che- 



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che a quelli oggetti , che potè vi- 
no eccitarmi detestabili compia- 
cenze, vedevo mafcherate quelle 
brutture , che lafciano Tempre nelL* 
anima , fordida impreffione d' ini- 
quità , et hora , che nella pena, che 
tu (offrirli , vedo 1' atrocità della 
colpa , per cui folti foggetto a pa- 
tire , confeffo o Signore le mie 
fceleratezze , e voglio più tolto ar- 
rifchiare l'anima mia a rigori della 
tua giuftizia , col fcoprirle al tuo 
tribunale, ohe afficurare il credito 
della mia riputazione , col tenerle 
riaicofte,-, e perdere il merito della* 



Dio ,l' infedeltà de miei penfieri , 
il disprezzo delle tue leggi, l' ino- 
bidieriza alla fanti tà de tuoi coman- 
di , l'ingratitudine alli ecceffi della 
tua bontà, la mia perfìdia in ricufa- 
re l'invitodelle tue infpirazioni:Z><?- 
k Domine iniqmtate! meas . Il mio 



tua protezione . Confeffo 




do- 



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• dolóre dalla tua paifericordia fitto 
abile a forpaflare 1' ordine dèlia 
natura , cancelli le debolezze della 
natura , et ecciti in me quel fenti- 
mento di amore verfo, di te , che 
merita la cognizione, et.il vigore , 
che tu rni dai : acciò che vivendo 
perpetuo adoratore della tua Divi- 
nità, pofla fperare di pròfeflàrleun, 
perfetto vaflatlaggió nel Cielo i 




E 3 SEN- 



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SENTIMENTO 

Per la fera dell'Efércizioy detto il 
*' : defiderio , cioè, là'btama di, 
5 féguitare la vocazioni! di Chri. 
•'• ilo, ina fenza vóleré ! }afrìar il 

Mondo . ;: , ; T h 

ai'.jti -j-i-.-tot' .,; shsi:»7i3fj:-j 

. Fair, -vende omnia qu& babes . 
© S.iMKfc Slij. Mpiob KH.tf 

t:dd«t sto.03 mi srfi , 9 !0!is;?i •-i r n 
S 7Qi$inio Dio, gl'occhi tuoi; 
• V fopr» <r afflinone ili ^quefta 
tua i miferabile creatura , non per 
diffipare co' tuoi fguardi lei fu^ 
meftizie , ma per compaffionare la 
fùa fiacchezza . Vórrdbfae o mio 
Signore quefta raia.anima colpire il 
più vivo dolore,che pofla ufeire da 
uno fpirito appaflionatoi, e con la 
più profonda umiltà , che poflàj 
profeflìye , che. mediante i lumi 
•wa : (■ •» della 



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«tellàtuìgra'zia, Hà cógnizioqedet 
fik> niente^: vorrebbe piangere per 
i' infedeltà , con la quale hà fervito 
la tua- grandezza , e fupplicar di 
perdonò ìa tua Clemenza: ma op- 
ri reflà dal dolore di quelle piaghe 
cori cui ii temperali difaftri marti- 
icizano il cuore, non hà lagrime, 
che per verfarle fui cadavere delle 
mie; felicità , fatte unico oggetto de 
miei dolqiii E come è poflibile o 
mio Signore , che un cuore riabbia 
fenfo cori éfquifito alla; fièni fi 
temporali difkvtfennira , e fia pbì 
di macigno alla ponderazione delle 
perdite eteme , che fà l'anima pec» 
catrke:rVEpure è cosl # mioDiOje 
purché cosi . Supplico per cantola 
tua clemenza , non che mi temperi 
lifpafimi , non che mi raffèreni con 
bricioli di fuperne confolazioni k 
rnente,ingombrata da falfe caligini 
di malinconia , ma che. muti nel 
. il . E 4 mio 



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mio cuòre la cagione de;' dolori ,'e 
J'oblighi a doWfi non per àteoj 
che per haverti orfefo . Non fa- 
ranno le mie lagrime di' afflizione , 
ma di conforto , fe raderanno per 
il motivo di non havem ; a«isro , 
fopra ad ogni cofa; E Itimelo i 
miei fpafimi più giocondi di quan- 
to ha il Mondo , che polla arrecar 
confono , fe w li folìeViadelTere 
non patiménti' di afflitta > ria fea* 
«ménti dr penitente. Efaudifei 
Clèmentiffimo Signore le mie prei- 
ghiere, per rendere pompon gli* 
actidellatuaMifericórdia,, r 
.'.st; ;..'!! ::::"n'i li'o,, sJlLl n 

t> -.CI >iifr .-'«-co ó !>wc3 
; . •_.-j:>;.-8 ."feoa-J.s 

i ji -t: otl i ■ 1 ; 

fti ' -i::cd ain:i'jt;1 ib i1lÌ3.*i<! 
r,r ,io ì! i ' S Bùi-';: {:<.•; ii,r..-;;-'r 
. - ' i V... : .:■ 
SEN- 

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SENTIMENTO 

NUMERO XXX,' 



Per la fera dell ? Eferciziò , «tettQ.itl 
frutto 1 , cioè , della cognizione-, 
che deve cavarli dagP eferctzi; 
non eflervi altro vero bene-che 
Dio , eh' è il fòmfnoBenexi; , 'j 
;t.;:j !.. rlatel/'i»: i'f . ' . ;> 

T* ■ ChrtftKf ìfìft 

. v . 5. Matteo [i.ó.-sS^,. . . 

i A Niraa mia troppo deca- nella 
J~\. cognizione del vero., ...che 
eoi» follecitudini , non -piterrotte 
vai cercando d'arrivare al porto 
della felicità fra i vortici tempefton 
di quella vita,, ravyifa finalmente 



con cui la Divina clemenza rjfchia- 
ra le tenebre della tua ingnoranza . 
Penfafti di trovarla fra i piaceri del 
fenfo, allettata, dalla vanità degl* 





E S 



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éggétti , ma i eftafti item mèà& 
altro hon ne riportafti éhe penti- 
menti : La credetti tràtfèrtutà tic! 
numerò dì libertine amicizie , f © 
non trovato fra quelle, elie ; adula- 
2ione, la quale telebrando con 
applaufi le tue fteflè&elleratezze, 
f animala a sfacciatamente •pràti- 
carle: Ti perfuadefti di nonpoter 
efferdclufa, cercandola fra i teforf, 
onde intento all\iccumulare,ti po- 
nefti Dio fottoi piedi; etì Vangelo 
dietro léfpàllé , ma-finataèntefiai 
trovato •* che' ftvlà pietra 'di para- , 
gerì; dérSepolcrdjttfttò^l'òrb non 
e -che cenere . Ah che tórdi ri»' ti" 
avvedo rhio Dio j che -voi foto fie te 
hi vera felicità . Ma a raè'miftràbi- 
le'j perduta-ne miei capricci , ét àp- 
paffiónata nè miei voleri,noii riefcè 
o Signor di 1 (laccarmi dà qìlefto in- 
ganno , fe con la potenza della tua 
déftra non togli dall* mente 

^ dal 



A quello, fine co' l'entimemi, de) 
cuor cpntfdtp , imploro gl'atti deW 
,Ja tua ffì^ericordia : piango, npa 
ver 1 acerbità delle pena , a cui mi 
foggett;,;,, amando unicamente,, i* 
terrajmafefA' s atrpcità della salpa, 
jmpieganio.. nei fango - gì' .affetti 
dov,utf af f .' ,c l'paùmo per la caufa, 

pietà, co; iimovll interni 4ella.jC9.it 
fcien^? yMà* gaftigando W mie in, 
eanhateoppinionj : proyo.che .vai 
(paventandomi ffoxna , e ■nott.e.j, 
cpLfar^ni, apprendere i-rigori- della 
tua giuria y accie? che ini tifeuota» 
da quel letargo , col quale il mon- 
do rende foggetti tutti li miei fenfi, 
e confeCfp , che la tua bontà non 
è circonfcritta da termini ; che la 
tua clemenza non hi mifura . 
Confufa per tante dagli eccedi del 
tuo amore y,la mia perfidia fi duoli 



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'tot 

diiion hàver'tihtè lagrime, Quante 
baftaflèro a fare un mare , ih cui 
potefle affogare «gn^attra cófa , 
the non è Dio, co» Scurezza di 
«trovare un fjntabene, 'quando il 
dolóre mi ferva di timoniere, efia 
aura propizia il vento de miei fb- 
fpkt- Ma già, che tu ti contènti 
liiiòDiOjpre venire col perdonò la 
penitenza delcnorcontrito , rice- 
vi quella humiliffima deteftazione 
delle mie male impiegate- fatiche , e J 
dell* offefa fatta a te nel cercar fe- , 
licita fuori dite, egràdiffci la-rifo- 
luzióne di non voleri <*ff<* felice j 
che con te folti:. 



:.J . or : M '~i 5 



PRO. 



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(.vaep 




Da Jrdticarfi ' ogtf ahnò'da'FrateHi , 
'.'e Sorelle détta Congregazione deìf 
\;Angeì téftòd'g ; e della; S. Caffi *, 
' ' fotta 'il iittito detta Congregazione 

s '^WMmsm * * a 

L c»* ■-. • -.*< j br.pmsctru sì». 
/"\ Nhipotente , e pifitofiflìmo' 

■ V/ mio Signore . Ecco a Voflri 
piedi un-ànimà peccatrice , che 
tà«è vòltéda voi favorita ,' tante, 
volte ingrata a voftri benefizi- 
v'haóffefo. Ecco quella, che tan- 
te volte invitata' dalla voftra cle- 
rnéitéStÉiremendazion della vita,' 
tante volte hà propèllo di ravve- 
derti, e (e per qualche poco tempo 

* s* è follevata , è poi ricaduta nel 
fango delle vecchie fue colpe. 

Con. 



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'tip 




a yoftri pie*; peroftenèr^ npvel- 
lamenteaerdono de miei, defitti 
cornipedi in tutto il tempp della 
milita, e,principaUnente,neira», 
ytó fcQtfo, Mi dolgo mio$ignorc ; 
e detefto 1 hayer compartito 1", 
ajnore delmidpuorea tanti ogget- 
ti terreni , levandolo' a voi ì , a cui . 
era unicamente dovuto ../Detefto 
tutti, quegj' atti , quei penfiejv- .lè,. 
quelle paióle,,per mezzo tjéìle <ju^.. 
li poffo hayer offefo^ahcorchejeg^, .. 
giermente, J*Y,l^W r (e«»ì accupr* 
il non haverne quel fummo dojpv 
re,', che defidero , e che .dovere» ,', : n 
Confeflb d" haver trasgrediti j; 
voftri fanti precetti ,' con nomina- , 
re tante. , e tante volte il yoftro ■ 
Santifiìmo nome in vano, o con 
hayerlo adoperato, per sfogo d' 
ka,o P er autentica di bugie, con ... 
• ^ - èie- 



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efecraiicM fpergioro . Irf Vece, df 
fpendèft f- pomi féftivi in ' atri 
dh'r#fi'an¥viHù , gl' hò fpefi iti vàiì 
riirà , ét nif iaftiilli ^impiegando Wf 
opere fenili , e più che fervili , 9 
me', e èhì'dipendevada me, racèrii : 
do più-Vohto- d* tiri mio comodo ; 

Hò prdfanató , é con difcorfì.è* 
ctin'fgujttli la fantità delle Vòftrtf 5, 
ChiefeV farro fcandolo dell'altrui' 
innocèrria", e «ittiolo M altrui fra, 1 
giiita' ^n' {)ótt'amentr inconvc.*' 
nienti' alla cattòlica pròféffione=." 
Hò mancato di quel fi/petto . acuì ; 
m"bbbligàva , e il Decalogo > la 
natura à' tutti i'miei fapèriórty nò»' 1 
riéònofcertdo altro maggiore, del 
miò gènio , e del mio capriccio , a 
oli folò oftinatàmente hò voluto 
compiacere. 

Se Bori hò tolto là vita a miei 
proffimiin tante,* tante occafioni, 
ci» 



fciò è flato unicamente per non po- 
tere, trattenuto da|, timore della 
pena , non dall' horror della col- 
pa , desiderando per altro ii loro 
efterminio , e macchinandolo con 
frodi , e con impofture , avvele- 
nando la loro reputazione con de-, 
trazioni inventate dall'iniquità del 
Miò cuore. Hò macchiato ì in- 
nocenza , che voi mi delle nel Bat- 
tefimo , con 1* impurità de i penfie- 
li j.delle parole , e degl' atti con- 
taminati ; e famelico dell'altrui in- 
nocenza he», tentato ogni mezzo 
perdevorarla. Mi fon, fatto {chia- 
vo del mio Nemico , profeflàndo 
falfità ne difeorfi , frode ne traffi- 
chi , inganno ne pefi\, adulazione 
ne' difeorfi ,fimulazione ne* ; confi-* 
gli , Tipocrifia netta devozione, 
avidità negl'acquifti , et odio im- 
placabile, contro chi leggiermen- 
te mina, ojfefo. SonoftataTiran- 
-. J 1 no 

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Do di me mjedefimo , condannali, 
domi con; le. mie fceleratezze all' 
eterne fiamme ... ;-, 

I miei fenfi fono fiati i più cari, 
compiacendo loro anche con apo- 
ftafia dal Vangelo. Ilmio corpo è 
flato T unicamente: diletto , più 
penfando al temporale , che ali* 
Eterno . Sono flato un lucifero di 
. fuperbia , e di quel bene , che mi 
davi per incitarmi allumarvi , mi 
fon fervito per vendermi volonta- 
riamente al Demonio. Mi fonò 
inferocito contro i difetti de prof- 
fimi, :fe<. bea leggieri, volendo, 
iChe folTerorcompatiti i mfei,fe ben 
■tantorgravi. ,110 negato iòccorfo 
■ i poveri , ajuto à i deboli , patro- 
cinio agi' apprefli , eonfolazione 
a gl'afflitti-, rii^oro a i mendichi, 
eonfiglia a- fenilici, ammaeftra- 
mento a gì' ignoranti , cercando 
unicamente i miei vantaggi con 
Top- 

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j'oppreffione 'de • i de*B,ligj * Di- 
giuni , gì* hò rotti' ConigoìofitV. 
Mette,!' hò fentitecon diftrazioni. 
Divozioni,!' ho fatte fenza apphca- 
zione . Confeflioni.l' hòefercitate 
fenza efame, fenza dolore, fenza 
integrità , lenza: proponimento^, 
fenza fatisfaziQne . Il Sacramentò 
pucariftico , V hò frequentato fen- 
za pietà. Nà quanto dilli ò Signo- 
te j è anche la minor pane del mio 
■peccare , Vi bàtti di fapere che 
90n hò limato ne voi , ne il proiS» 
mp, per fapere che noa ci è dc- 
litto,che io non habbia commeffo . 
• Adelfo però mio Dio , detefto 
tutti li miei peccati , che intendo 
dixonfeìTare publicamente , defr, 
Aerando y «he il cuore disfatto dal 
dolo* e in lacrime penitenti ,inijtt*j 
boecmtiper ginocchi , periottenere 
U perdono- Rimiratemi Signore 
c^me.yOftra creatura , non come 
vo. 

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m% - 

voftra nemica . Confideratemieo- 
rnè afperft dal voftro fangue £ no» 
come coperta dalla mia lebbra - : 
rome redenta , non cotrie (chiava 
e nell'abiflo della voftra pietà , fi 
fòmmergS la fentenza della mii 
pena-, pófche io rinuovo i propd- 
nimenti délrémehdà;' ' 

Invocando in primo luogo' 
Patrocinio ,et ajuto della SailtiflU" 
ma Trinità , rcjnterceffiorie dell* 
SamiffimafVétgin^dià.GiòSBat-i 
afta , i&SSi Pietro' e PaòtoV ed* 
tutòri Sa«rt ) 'e i: Saliteid\t 'Gieto^ 
prmrieilffleHte de miei 1 avvocati |j 
PrOpongofli rivolgete^ vaifofo , 
come ad oltìrao mio-fine^ adorato» 
mid-Redentareitutto il mio cuore b 
iutó i'miei "affetti 1 ,-tutte le mie- epe* 
rtztoni, Sacrificando vi tutte le 1 poi 
tenze delta mia attinia.. Date voi 
o Signore,contrizion'e al cuore; la- 
grime -a gl'occhi per dolermi,, e 
per 

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kit 

per piangere il male , che hò fatto, 
per eftinguere con 1' acqua della 
penitenza le fiamme dovute alla 
colpa . Propongo mio Signore 
adorar voi folo, amar voifolofo- 
pra tutti , e i prolumi doppo voi . 
Propongo Santità ne difcorfi , pu- 
rità ne penfieri , modeftia nelle 
comparfe , riverenza nelle Chiefe , 
divozione ne Sacramenti , carità 
co nemici , compaffione co pove- 
ri, rifpetto co maggiori , fincerità 
ne traffichi, fedeltà ne configli , ve. 
rità nelle parole . Cacciate da me 
Signore ,lo fpirito della fuperbia , 
e datemi 1' humiltà > quello dell' 
ira , e datemi la mànfuetudine ; 
quello dell' invidia, e datemi Cari- 
tà ; quello dell'avarizia , e datemi 
liberalità; quello della gola,e datej- 
«ìv temperanza ; quelio dell' acci- 
dia,^ datemi fervore : O vero Dio, 
Signore dell' anima mia , Creato- 
re, 



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re, e Redentor mìo. •'<"-•-■ > 
Date bando dal mio cuore alla 
vanità de penfieri , e dell' opere , 

. all' incoftanza nel bene, alla legge- 
rezza nelle parole , alla libertà nel- 

, li fguardi , all' i mpurità de i penfie» 
ri,al genio delle detrazioni,o mor- 
morazioni, 2I folletico delle curio-' 
fità , al defiderio delle ricchezze j' 
alla vanagloria di me meddimo . — "*" 
Fate , che non difprezzi i poveri 
che non opprima i debolijche non-' 
abbandoni i derelitti ; che habbia 
in abominazione la beftemmia , 'la 
bugia , e l' interefle privato . To. 

^glete da me la temerità nell' opere, 
la pertinacia ne pareri , 1* iiique- 
tudine ne defideri , V oziofità nel 
vivere, la calunnia contro i prof- 
fimi , la feverità co domeftici , e 
l'oftinazione nel male .Concedete- 
mi mio Giesù,per il Sangue fparfo. 
per mè,il perdono de miei peccati, 
«il 



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t f si liquore >€he polla perdonare , 
a chi hà offefo roè .«, If»-defiderio 
ardente d' intraprendere le virtù , 
la volontà di fuggire il/iB.% 
Mio Dio hò rammentato quel folo 
inale, di cui ho* potuto rkoj'dfirf 
mi; hò fatto rrtdltò più di; quel che 
dico^e V.oiftilail fapete ,£>e-ba>do a 
miei peccati , temo giuftamente : 
-fe confiderò la voftrà .rriirèrìtór- 
dia, (pero con fondamento : . vor- 
rei far del. bene , me>sò che tocca 
a voi a darmi 1' aiuto. Aflbdate 

mio Dìo cori là Voftfa grazìa 
, .r '^ triie^efoluzioiH , tacciò, 
che habbia riabilita ne 
proponimenti, : pe!rfe ! -',.^; ,li ' , "' 

e così ua . 
L A U S D E O . 



Google 



| .- V 

, Al tfftire lodatifltmo Autore 
t.., iì Z«eft' Opra. 

i . Hit. i ■ 

sonetto: 

è 

MJLntre d' un Atout ptcttrìte ì fenjì 
Detfuopeatirfi,in quefle earte efprimì,- 
Contro il peccato quella guerra intìnti 
i. ,4Pht tien ili /pitti in /ocra fiamma dccenji. 

Jà quel dolor y che. eoi dir tuo difpenfi, 

Chè più 'd* ogni gioire il duol fi fiimi'. . 
■ " Son le Virtù che favellando imprimi, 
- j Frutto aU quel the fai , di quel che penfi . 

Infondi Alma iì foco , gli* Alme incendi, . 
Sì fai gli incbiojlri tuoi vena di pianto 
Quctl ora i vizi a fulminare imprendi » 

Venero un mì bel Zelo, e dico intanto , 

D' Te yihe i Cuor difanto Amore accendi t 
^ -JSo/o ANACLETO bd d'inumargli ili/fa. 

4fr 

In tejlìmonìo di fua devozione ni di Lui Merit* 
Amedeo Saminuti. 



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•'T \~ 



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