Novelle cinesi o siano Le meravigliose avventure del mandarino FumHoam divise in 46. sere tradotte dalla lingua francese nell'italiana 1

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NOVELLE CINESI 
0 SIANO LE 

MERAVIGLIOSE 
AVVENTURE DEL 

MANDARINO... 



1 

I 




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NOVELLE 

e INES! 

O SIANO LE 

MARAVIGLIOSE AVVENTURE 

DEL MANDARINO 

F V M.H O A M 

Divife in XLVI. Sère- ■ 

Tradotte dalla Lingua Frane*^ 
jieW Italiana. 




Co» XjKi^t diSuftr'mi, 



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, Digitized ^Google 



NOVELLE cinesi' 

O S lA N 0 L fi ' 
MARAVIGUOSE AVVENTURA \ 

DEL MANDARINO 

F U M.H O A M- 

VRIMA PARTE. 

pySi^U Ahikia primo Vifìre -« 
^ Toiìgluck Re di Gaa- 

sL nK awendo Ipedito in- 

^j^jj^ Circallia (b) uno de' tuoi 

-^^^ nipoti chiamalo Holon< 
il a comprarvi le pi^i belte donzel- 
) che poteffe ritrovare ; efegui la 
A 2 fua. 
" (a) II Regno di Gjnnan contiene quelli 
di Laù9, di Tunchin , e di CocKinchina , 
Hlao/us della famiglia d'Hana gran con- - 
qiiiltatore fi refe pad(One dì tutti ipuM 
jiaefi , e a.vendo\ri condotte delle colonie, 
ti governò fecondo la polizia i e le- leggi 
della Cina, di cuj fecero patta. Tongla» 
ck fu uno de' dìfcendenti di quefio con* 
quilìatore, e fec« la fjw lefidaiu aTon- 
chinò . Qiielìi regni ponoo ame le- 
ghe d' Orienie in Occidente , e i loj dat 
mezzo giorno al Senenirione , 

(f>) Ha la Circa!TÌ3 al metio di il Ma- 
le Cuflùio , ed ti Monte Caucafo/che la 



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^ Novelle 
fua comtnirTione cnn un' evirerai e^t- 
tezza ; e lì pocea dir? , che niun fer- 
raglio del mondo conteneva tante bel- 
lezze, qaanre il Vafcelio, in cui egli ' 
fece iinbarcaTe a Baltbra (a) le Cii- 
calTiane, che (uo zio desinava ptefen- 
tare al Suliano delU Cina . 

Aoea Holonja traverlata una parte 
delia Perfia accompagnato da due Dei- 
vichi, co' quali avea legata in camcni- 
no un' amicizia adai flretta ■ L' 
uno di quelli in età di cicca 60. anni 
facea fui fuo volto vedete unaMaellà, 
che dava a conofccre , che (ode 4' una 
riguardevolilTima coDdijione , piiira che 
avelie abbracciata quella forte di vita/ 
e r altro , che paflava per fan nipote , 
c4 ' era di fedìd aqnì , avea tratti 
cori Kgolarì t che non fi poteva par-, 
ngonaiu» j fc poa ai paggi , i qaalt 
fe- 

Svìie <Ula Georgia , e il f^nme Don, o 
Taiwis al Settentrione , all' Oriente il 
Mare Cafpio , e all' Occidente lo ftretto 
di Cafìa . Non v'é popolo al mondo più 
bello , e meglio fatto di ouello ch'abita 
l»^,C'rcafTìi - Vi fi fa gVan traffico di 

f (a) Baifora città grande fituata all' e - 
llremua dell'Arabia deferta al conCorfo 
dell' B.ufrate , e del Tigri , giace dodici 
leghe lungi dal Golfo Perfiioo, ghc per- 
«li fi cKhm fl (^fo di Bairwa,' 



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Acondo Maometto prefeotaDO dopo Is 
loro motte ai buoni Murulmaniil Fon- 
ciré (a) . 

IVv ' Come queflt Dervichi non aveano 
' tbbaadonato il loro convento che pet 

fcDTtete tutto 1' Oriente , iveado lo- 
ID propofto Holonja di condurli alla 
iCtaa 1 accettarono l'offerta con pia- 
cere, e il Vafceilo andava a vele pie- 
ne , quando prefTo il golfo di Cambaia 
(b) attaccato da due corfari d' A- 
del (c). Benché follerò quelli due Vafcel' 
li di gran lunga fuperìori a quello d* 
Holonja , quello bravo Cinefe feci 

Ìtaove "sì belle , e (ù talmeote feco»- 
ato da' fuoi , che furono obbligati i 

A3 ' Con. 
(a) Quefto Poncirc è una TpcM dì U. 
mone , che paggi d'una pfifetta bellez- 
;]a ptefenieranno in un piatto d'oro ai 
Mufutmani , cke avrann* efattamente fe- 
juica la legge di M^Dmetto , allora quan* 
do /aranno nel Paradìfo » the a loro faU 
famente promette ; e fubiio CDtnparirà 
1 loro upa Huury, cÌoÌ ttrta'dónzella , ne' 

p (ti cui abbracciamenti dtirerinnq- pel coi;» 

"fo di jo. anni , ' » - i. 

It) ta Citti CaiiKa^ giace airlth* 
boecatura dell'Indo ; fr'moKo pbfiolàta'* 
'di cottiflmdo ì ton m Galfb<M 

r DAMefimo nome. ' , - : 

'■' (c) Adel k un Regno neUa'iMmiAr» 



! 

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Na-ueìle 

Corhtì a prendere la fugi dopo tufr 
4t perduri t loro p\iì valorofi foldati . 

I dae Dervichi non s' erano rifpi^ 
«ibtti' Q»l Goinb«nimeiig» ; il ncohio 
fpezitimeote v^avea diaioflrato ulte 
coraggio , che Hnlonji , il quale ^li 
-era in qualche maniera tenuto delli 
•vittoria , rallegraviri <!' aver ricevuto 
■nel Tao Valcelìo nn «omo eos) vaio- 
«db; e glieM licèi oonpltownto ; «1- 
ìat- quasda s^ivvìde fpargerfi fui vol- 
■to del di lui nipote uo elhemo pal- 
lore, c tingerfi di fangne il fuo veflì- 
»o . Fremetcc a quella vsdota ; e (Irac- 
ciaiidogU velocemente l'abito alla par- 
te dello BfMDBCO^fop intenzione 4^ 
penargli un pttaifi foccorfo , n&h ia 
fii' tàtema fkrpnfìir M ritwVai* . te 
«jueOo giovane, oaa Donzella S om 
beltà renea pari. Per bnotta forte m 
leggieriffima la ferita un poco al di fot- 
ìb del petto ; e il vecchio Dervich no« 
poteado più nafcondere un fecreto \ 
ttu Boa àiiet find ai prefeste t cfaì's 
^ Isonfidato , 9 dopo avert (l^^litii 
li Tangtw che affai leggiermente fcof- 
rew , li volfe a parlare ad Holonja^ ,Ìn 
quella guifa . Io vi credo , Signore , 
affai geoerofo per non abufarvi delia 
fcoperta « cbe avete fatta ; -e poiché 
il cab V.>fa« Citte eèttofceie il (eBo ^ 



.Digilized Go 



■tago < fcofnrvi eh lu imo f: 
fatfo che ua coor geoeioro , con» il 
«oAro , avrà piacere di favorirà un 
-pttnoipe , che dall' etto della fupremft 
grandezza è vedoM io nn iUmte pre» 
lipitaio aeli^abifli» del saUa. 

ISTORIA 

' Dì MaUkal/alm Re di CeergU . 

IO Tono Re di Georgia (a) ; Mj 
chiamo Malekalfalem , e facevo pe« 
r ordinario la mìa refìdenza in un Ca- 
flcllo della Provincia di Guriel , d' 
onde (ì fcoprtvano i contorni del Ma* 
Kero . Di tDtts le Sultane dei mio 
Serraglio non ho mai potuto ave» 
fc abo due fìgiiooli , un mfcbio, «4 «na 
Cetnoriai , nati Ambine d«Ui ncd»« 
Wmi main ; dm U coMCDto; «ht a$ 
ftòtivo qneth ittk* fmaiiiè ^ 
' A '4' - - - . 
(■) Xa Ocorsia , oAtrfiaaa.MK ^«ft 
da S. Ceorgìo , die .«'è il |l!HK«ur«^ 
Giace quetto paefc m U Mar merq , la 
Circaflu , ta Cotnatda , la Mo&ovia . 1 
Tartari del Dagheftjn , la l'roi'incia <li 
ficìrvan , e la Turcomania . Le Provincie 
di Guriel ( -d' Immereiù , c dì M-ngrelia 
fono la Coldiide, Faere natale di Medeai 

^-««a I*. Gwfiit ili IIOIWIIÌ.X if imi 
m ti tona (Piu)i,«Kft4Mtlc»»<, 



r 



8 Nvveìfe 

fu hen prcRci amareggiato 3aUa peT- 
iliia del giovine Alnanai ( ifocX eia 
}1 nome di mio figiiuok) ) Ù. (joilc ta 
ità di due anni mi (• «n la -fiia «(■« 41 
drice da Corfari rapito . Io diedi, in 
vano f Signore , i miei orditii per 
infeguìrliì non s'è potuto mai raggìu- 
gnerN ; e ■! anoikt . ìiftà Xpivenievole 
ttmpefla , che alcune ore dopo fopra- 
^iufifè ' fetnmerG ' qrafi tutti i Vafcelli 
da me fpediti dietro al giovane Princi- 
pe', 4ib mi fece cteJwe , che foffe egli , 
àilo inghiottito dall'onde. 
' ■ Dopo avere Tagrificato copiofe la- 
!|TÌme «Ut perdita da me fatta , ri- 
fclfi di rwirarmi eoo mìa figliuolt , 
nella Città di Teffi\s (a) Capitale, de" 
tnm Stati . QueOa. Principefla , ch« 
*ói vedete prelente mente focto «bito 
4I-Dffr»ùh , tCi chiamata Gnkhenrai 
' QtaflAK^r C^y^ poiché nafcendo diede 

iektme^i fperanse d' efTere un gmr- 
una perfetta, bellezza . Coraincian- 
rf* ?aJ*>Ìni'atchi«te , lafcia.rt la cura 
del tnift' regno ai miei Vifìri , e ^ pat 

treffo rhia figliuola , vedeva con us 
diremo piacete , ciie all' e» '''^'S; 

(_3.y Tcfflii fi chiamava anucimente Ar. 



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anbi, cht poteva avere, noov'mchi 
la pareggialte . Penfauo fetiamente al- 
la 6ne a rcìegUermi un genero , 'che 
fuccedelTe alla mia corona allora \ 
qaaaHo per an colpo di fortuna da 
.me Don afpettato il Saltano di BÌ- 
tlis (a) avoentofTì (òpra, i miei Stad 
COR una delie più numerore arma» , 
QueRo Principe chiamato Diiren2hÌR , 
cioè cuore di pietra non avea alcaa 
motivo di querelarft di me ma avea> 
do la fania pubblicate per tutto V O- 
TÌente le perfezioai di Cnlchenraz , 
ed emendo ben perfuaro , che igfac- 
mato delle Tae crodeltÀ , e del fuocau 
tivo carattere , io non glie l'avrei accot- 
dita per Tua rpofa , prefe ÌI piìi violen- 
to partito , concepì la rifoluzione d* 
ìmfadronìrn del mio Trono , e di 
togliermi Gulcheoraz ; ed efegui co- 
.me un fulmìtie di guerra una pana 
fuoi difegni . 
Non fu fenza ua-aaiarìflìmo dol»* 
re , ehe io vidi da lircnghin mettere 
tutto a fuoco , e a fangue ì mìei 
Stati / gli oppofi invano le poche trup- 
p3 , «he TTìi potè pertnstccre di faf 
leva la pace , in cui da pifi di dicci 
A 5 anni 
, (a) duefta .Città e \' antica Tigra- 
nocett^a ; giace ne' Monti tra ÌL Pia^- 
hck , la ÌQeoni'a V Afia minore , c fii 

»«fu,; ■ ' . 



imi h vivesr ttglib (atto ttiiiìtpm- 
oa f e minacciò di farmi morire oc* 
più cradeli fupplizj , (e io non gli 
dava Gu'chsnraz . Vi conTdIo , Si- 
gnore , che la difperazit ne , in eoi 
vidi mia fglraoU , accrebbe il mio 
dtiloir / Bon eiudicat a proposto 1' 
«rpcttare qtieft ingiufìo monmi in 
TcfRis con forze t^nio inùguili , a>- 
tne qne'le che mi rcflavano ; pflrtM 
Vìi il più d' oro e di gemme, che mi 
la poflìbile, e avendo corre pure Gul- 
«hcarjz, P'cfi gli abiti di Dervichi , for- 
lìmmo nel baio della notte dal mie 
yah^Q, t ds'raiei Stati; e dopo aven 
■tVamfara una parte della Perfia in vo- 
"Un compagnia (ì.imo finalmente giunti 
al -golfo di BalTota, dove s' inibarcam- 
"irio nel i?oflro Varcello . Giu'^icate , 
^S^nore i fe etlendGci rifohi di veni- 
'■ré Boft voi 'fino alla Cina ci fia re- 
nata la n-.enoma fperàtiZB di ritora» 
^ar iti Georgia, -e fe le tipftre difgra- 
iiie non Geno A' urta oaióra da foceom- 
'httvi , guando non avi (lìmo lapoto 
hietter freno alla difperniione , che ei 
%Ì ìi'gitati i primi ginrni , ne' quali fum- 
'tìlo'eYtanti e "fuggitiirf . 
' A^oltava .ccu tfiupoTfi Holonia le 
,fl![^*«erftoi;e del , Suttand "di Gedrgìa, 

4'^' dcpo 'aver dimaiidato (ssrdonò aili 



iJigilizsd I 



rgilizsd by GoOgle 



Cineji . 1 1 

flffH y teme pure a MslekiI&Ien , 

«u9pto' potea da -Ini dipnidaw * « af- 
cuTollit , che mm ibe^trebbe mm il 
loro Tegieto . Pttimittn , Sigoorf * 
foggiarne , ^he per Tollnare i] -voAr» 
cordoglio vi rapprefenrì etTcre i mtg- 
gior mali vicini ai maggior bene . CÌ4 
hi provato il ooUro augB^o Sultano 
Don ha più che quattro anni , Dallo 
Stato il pili infelice é falito fui Tro- 
no della dna , di cui pareva non do- 
ver clTere che la predella , Se il rao- 
conto d' una iloria tanio fiagolaie pub 
alleviare il voUro dolore , ve la narre- 
rò con piacere. Ah volentieri, riCpofe 
Cukhenraz , voi non faprefte obbli^r- 
d d'avvantaggio . E beae , cocKlDilJlt 
Hiddaj^, io vi foddisfo. 

-ISTORIA ■> 

• i>tt JW/Mrt» To»gÌKè, 

E Sfondo motto fenja figliuoli BWi^ 
■fchi il Sultano Eam>Vii , «he .fi« 
gnava in Ganoao, prefontolTi tin Bea* 
zìo (a) it quale avendo fatto cone- 
A 6 tette 
{i) I Bonzi Tono i MiniArl defU ReU' 
gione dei Cìnefi ; afiettena una da%i ' 
tincnza , e maravìgliofa fobrieti •Huwp 
ilìmfe Unirer<iti , dora ìitfegMW ì jnì- 
iksj delU loro ita*, e riTonoiacomuM. 



it Noveile 
kete al popolo , eh' età il più pr»: 
pinquo patentt del Re dalunto , dì- 
knandò d' edere iacoroo^to . Non 
oflanti le opposizioni , eh' cbbs nel 
confìglio , e le faggte rimoRranze Ai 
moki Mandarini , i quali rapprefeD< 
cavano , dw u ikkbo., cb'avea dal- 
la Tua piit-tOMn fioventù. abbando- 
nati i peo&eii d^Ie cofe mondaiifi , 
-farebbe poco atto a governare nnó 
Stato ; che il capo d'uno , avvezzo ad 
eHere nella polvere non pub fuftcnei 
(COD decoro il pefo d' una coroiia ; -il 
-fionzio fu eletto Re dì Ganoan dalle 
tflcdamazioDi dì nnto"^ popolo , A- 
«va qoefto Moaarca prefo appena 
4>o(TelTo del Trono , che il Governa- 
lor dell' Ifola dì Kium-cheu preparof- 
fi a contraftargli la corona . Egli el'* 
patente d' Eam-Va d'un, grado più 
propinqDo , e lo provava con chia- 
rezza ina il s)H)vo Re aweizo 
già at brillante ' del fno Stato , non 
•fjindicò opponuna la linunzia del Tra- 
ilo ^ anzi àìè ordini sì precilì , ch'ef- 
fendo (lato venti leghe lungi da Tun- 
chino , dove c'anoz|va con an pic- 
ciolo corpo d' armata , atreRato il foo 
concotrfnte, riroira di tenerle prigione 
nel n^odo tri i CÌBcC io . Gmìb calì 
praticato. : . ■ 



f' Digitized by GoO 



Cine fi . 

Re va ad' incontrarlo ; gli fa prefen* 
tare un bacino , ed un biocca d'oTo,, 
ttf e^i fe- obbligato a portare fu 1^ 
Ibi' teda e s pedi , fino al' luo^o 
'ìt fn'a' prigione e quella prigione è 
una grotta cavata fotto il trono me-r 
■defimo del Re regnante . Si fa o^nì 
"giorno uo'apsrtura a quefia grom per 
mx da rftan^te al ppigìpaiere ; e.feii- 
za cÉràrfi'di Ì»pste ^ lia VÌbo« d 
<kilOTto , ' cosi i cootioa* pel toi^ di 
'f«i'tnef!\ 4Dpo i quali U grótu rpfta 
muTata per femore. ■ 
' Andava fecondo qaeffa afanza il 
■fiotlro Re incontro al fuo Concorren- 
te col dilegno dì trattarlo in queflji 
'forma , -allorché s' impegni alla cao- 
'cìa the continuf) (in verfo il meazp 
•gioTBo . Obbligandolo il caldo a cer- 
'car i'rmbra psr riiìrarfì dalla fatica, 
lì corict) full' erba in un luogo , dov' e- 
ravi Ufi bofchetto ,■ e volendo pigliar 
■^bnOO -fi- copri il volto con un [ìitss^ 
ietto di feta rofTa per difcndcrfi dagj' 
TbTè«f : ■ 1 -faoi principali Miaiftri s'e- 
'iivù' per' rirpetto da lui allontanati d|i 
venti o trenta paffì , e godeva il Prin- 
cipe Hn tranquillo ripofo , alloichè fu 
dal più tuneOo avvenimsmo interrot- 
to , Un uccello da preda , cb' area i2 
fuo nido orecifamente fu V *lbero ì 
fava Al'ripo&f> ii noSro Jta^prm- 



«4 

deatto il -fmi^Mfr fdbfar tguìdm 
f9tzo di cune cAria , fi kmàà ùir 
pra'coa 09 tsl'nn^o, ^e cp^ Ap 
becco , c coB te fue veghie , cif,mat 
itiolto Ioni , « ngItcDii, <av6 anv 
bcdoc gli occhi . 

"Alle p'id» del .Sdrailo £ Cannan 
kceorfero i Im Ufficiali molro Tpa- 
ventatt ; ina ^ó^no iccìdeate , che 
'rfovfea ne* [ero txsorì eccitare dei mo- 
inaietiti ÀI compafEone , vi cagionò 
nel indmcnto flefTo nn effetto tacio 
«ontririo , Giadicando qoeOo Princi- 
pe' htabfle à-ifgMre per la perdita 
'«n« Ina '"nSl f fifolfero fui fatto me- 
lfefìnro''4t dir la corona a quello, che 
fe gli condoceva prigione , poiché era 
■del fangue de' loro Re ; e prendendo 
fi bacino , e la brocca d' oro la po- 
^ro fu la teQs di <)tieflo mifcrabile 
-principe', -d é» condaffeto a piedi io 
- ftate 'a '- Tpagtok .• cosi chi»- 
mavafi i) Tuo «oncorreilte j di' tgìuifi 
alzarono fol Trono. 

Qoello nuovo Monarca foprafatto 
dal cangiamento così improvifo di fua 
fcrtuna , e iteli? eflièmo perielio ^ in 
ìtai 'età -va- mcKhento piitiM , f«oe delr 
U'tvg^ Ifi^&otà fa r inAi^iHtà deir 

4 feribile che ta. pone .-tèmpo 
tA fia «rotalo ia itei-^itf» din^ 
■ • I»- 



eh e fi . 1 5 

venti.' DilTe bene laggiamente uno de' 
ooflri Poeti , che colui , il quale ca- 
va m tK»TD per farvi cadere il ftio 
tiemico , .&pre:fpeflri(nin9 a Te (ledo aa 
sbifTo per reppellirlì . Bornio infelice ^ 
profc^ol egli, la volita. fiwte infìnita- 
menre mi cnmmuove : ceffate di teme- 
le della voiha viia ; non entrerete 
tiell' orribile prigione , che m' aveva- 
te pre;>arara . addolcirò qiunu^ mj 
fwb poffibiifl V ainareaza dall» voSrf 
dif^azie ; e potete fcegUere, o di r»- 
ilare alla mia corte , o di ritirarvi m 
iquei lungo dei luiei Stati , che piSi'v' 
aggradirà , con cento mille pczae i' 
oro , che vi far6 oga" anno contare. 

Ah igsimaro ToBgluk « elclamò il 
SoDKO imdpBiidon ai piedi del nuo- 
<vo Sohano, fate ben voi conofcere d' 
elTerff piti di me degno del Trono. Se- 
dotto dal brillante d' ana coron;) , di 
mi io voleva privarvi , vi delìin-va 
«tla morte la piit ingiufta , e la pili 
n'adii^ mi itafciate la vita ci» 

non inerito .' fate .àiicort jii piti ;. ìa^ 
rìMmate th b^twfUj • Ah ! Signore , 
Ecco i fentimenti d' un veto Mooar- 

Tongiuk allora abbràctiù Ìl Bon- 
*io , r aflìcorò d'. uaa perfetta amici- 
Éi e-' falsalo fojte h Trono , skp 
gìì-^-Ui^ùmuakù» iSvw « .per it 
i ■> ga 



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1 6 dovette 
Difetta , e per l'erempio di modert- 
zioQc , che ain recenteinrate dato , 
tegna fono incirca quaitro anni con 
tana roddisfaEione perfetta di tutti i 
Gneli . 

■ Quanto è felice queRo Principe ! 
efclamò Malekalfalcm ,■ e quattro è 
ammirabile la i-m clemenza ! Egli è 
patimcnie Ì' oggetto della teocrezza 
di lutto il fuo popolo , ripiglib Ho- 
lonja ; e fc qualche cofa poò afflig* 
gerci , lì ^ , che tette le Suliant 
pofle fin al prcfetrte Del fao Serragliot 
non lu fapsM aiestnT toccai^li il fao 
ctiofe ; e che fe perlìSt ' io qoefla ia> 
feafìbilità ^ noi oon vedremo mai la 
fua poflerità regnare fopra ,i noftri 
figliuoli . Quella t la cagione , per 
cui Tahikia , fratello di nuo padre , 
« fuo primo Viltre, mi hi iovìato ia 
CÌKaffia ; ma. oaalim^as merito che 
tUtianó le rare osllezte the io. con* 
daco'alla Gina, teno bene dj boq 
ver riufciro meglio di coloro, che eb- 
bero fimili commìlTionij t . 

Si trovi) vera qneila predizione . 
Poti'i)ene fiolonja ag^iugnOK le gra* 
lie dell' afK a quella delta Datura , ^d 
•bbigliar le Danielle « che «vea «ra- 
dette a TonchiM ^ can .tatto ciò cbt 
pM dtr rialto allo rpUodorc, è' Ul 




Cmeft. 17 , 

«ofl nna mdiffefeaia ; che lo pofe io 

Malekalfalem e la Prìncipefra di 

Georgia av»no acceicato ao apoar- 

cameotO a Tunchino io cafa d'HoIo- 

ojai e queflo giovane con ogni attes* ? 

^ione ptocnrava diffipar la melaaco- 

V che di continuo U occupava ; ^ j 

ma non poteva egli medelimo vincere y2 
ta fua ài non efTere Ilato più de!?ti . ì] 

alm (elice. Ne dichiatava la fua sfflN i, 
lione al Re , e a Gulchenraa in ter* - 
mini compaffionevoli , alton qmo^a \ 
cosi prete a parlare qaefla Priftdpef- 
h . Non dovete voi ponto miravi* 
gliarvi della freddezza del Sultano vo. 
Uro SÌgno''c ; io pure cosi farei , fe > 
rofTì in fua vece ; e que(la Indifferen- 
za non nafee et» da an cuore vera- 
mente nobile t e in niun modo atCae^ 
cuto ai piaceri de' fenfi . Non vi è puf. 
una di quefte belle Donzelle , che fif 
èli prefemano , la quale noa fi leng» 
onorata de ì fuor favori : ma elle ri- 
cercano il Monarca , e non già Toa~ 
Block." Spogliate per an momento ijae' 
Ho Principe di tutta U ia» graadetzai' 
non avranno elle forfè die ilei iìfym 
gio per la fua pérfona , ' - , 

* Conofce il fontto dri loro cuori , a 
Vede che 'ti &Ai imbhfòne fa loro de- 
Édertte ll-p9rt*sj(ifl Al-filo letto , Ma 

lino» ' 



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it Novelle ^ 1 

|[ìpovUeglJ una perfona , che faecad* 
poco Clio del TiODo , che abbaglia 
ralm, risetti fìnceiamente gli omag- 
^ (fon Afonarca , e non lo riguard» ^ 
che come un femplice panicolare , 
•Uon voi ecciiarelle in quefto FriOr 
cipc tatti i movimenti , che gli fons 
i^noii ■ Ah Madama , rìrpofe Holo- 
ÌD)a f come fono veri quefìi riflelTi ; 
na dove rrtrovare quella rara per- 
foMf" Voi la vedete innanii a voi, ri- 
pigliò Gulcheòraz. Il Trono, fui quale 
fui allevala , m'ha avvezza ai rifpetr i 
ti e rommetTioni , che non conofcono ' 
le figliuole da voi compTace io Cir- 
pallia , e Te io aveICì tanta bellezza , 
fcr cui gettarle il vofiro Sultano git 
occbi (opra di me , qBalonque merì- 
\e ch'egli per altro poicfTe avere , gli 
farei beo conofcere la differenza , eh* 
_v' ha tra Ona Principeffa come me , 
ed una fchiava ; e come i fentimenti 
tlell'nna fvpnivaszano que' dell'altra'. - 
Una sobik fierezza nel vqflro fedo lé 1 
fa fttmiT* ; «d j la bcilìtè, e la pre- j 
Bira -di ^nafi tnttc le femmine aeU* ' 
Oriente . che. le fanno cadere net dtf- 
pregio che meritano . Vi pare forfè 
che io ne fappia troppo rtfpetro alld 
pia eti ; dm la Prìocipelh mìa ma- I 
ifi 41 di cui jfiWK mie jkialzava i\ 
fa» eam l^-gpeUa delfaltr^ i m» 
"Irti 



* Digilizad by Googlt 



{htprHk i\ -booa* ora ^«(le lezloaì 
nella mammona, che vi reileranno etcì* 
samente rcoipìie . 

• Afcolcava Malekalfalem faa 6glÌuo- 
la eoa ammirazione . Per veriià , ef- 
cbmà «gli , di tutte le Sultane del mk>~ 
liansglki BM fepfie alcuna trovare k 
•Anéi del m'm CQorè , come la beMa 
Abadan Sciroos madre d'Alroamat e 
di Gulchenraz . La fga modeAla , il 
■&0 confegno , il fuo pudore •, tatto 
m'incantava in quefta adorabile VrÌo- 
cipeflfa ; e mi fù iVnnpre di pefo la vi- 
ta dopo il CTudele momeuco , ia cut i' 
ho per Tempre perduta. 

Abbandoniamo i meili , e dolorofi 
fenfìeri, ripigliò Holonja. Aliai com- 
fireado , Signore , la rolidìcà del ra- 
^onameato di Galchearaz ^ ma n'd 
molto dìSicile l' efccozione . Le Prin- 
àpeite Don fono Tempre così belle , 
tome quelle di Georgia ,* e Gccotnc 
DOD i facile di penetrare ne' loro ip* 
]partnneDli , cosi nsn volendo i nodri 
«raarchi porli a rìfchio di fpofare nna 
femmina , il di cui merito non corri- 
^fponderebbe forfè all' idee della bcUeih 
la , ch'egli lì fono formate , fi conientaD* 
fih tolto di teaerfene a fchiave, nelle 
^oaii ritroTUio an' intera fommeffioBO, 
• d«Ut fHli fk mia» U loro amar 
Vc^ia laftM ^fcttHMOCe anati . 
•i.. no. 



20 Novelle 
Dnpo molti altri trattenimenti fs 

Sluefla materia Holonja (ì ritiri nel 
Ilo appartameaio ; e fe qualche cofa 

riè confoJarlo del Tuo poco fuccelTo fi ; i 
j che avendo due mcrcitnti di Tchia- 
vi prefentato al .Sultan della Cina un 
grandiffima numero di donieile d' un' 
cllrcma beile?za , egli non ne parve 
più commolìo di quello fi fo{\e allave- 
auU- delle CircafTune , che Holonii, 
ivtt con tania fatica e diligenza ri- 
«rcate , 

Era QD mefe incirca , che il Re di 
Georgia , e la Principerà foggiorna- 
vano io cafa di Holonja , il quale fi 
«ibrzava di compiacerli con ogni for- 
ti d'attenzione , e di rifpetto , allora 
«aoikt li prcgb di contentarfi , che 
lóro prerentaOe un fratello , ch'avcàj 
« che rirornava da un lun^o viaggio i, 
jd'ortde avea pattate confiderabili rior 
chezze , Avea MalclcalTaletn troppa 
obbligazione ad Holonja per rifiutar- 
gli queOa grazia ; e Gulehenraz per 
quanta ripugnanza che avelTe a Ufciatr ., 
■£ vedere Tettò gU abiti de] Tuo Ìs[- 
•(o't th' apca riprflb 'gi|jgne»do alla 
éCiat , v'acconfentì a riceverle . Vo- 
f> -j primi cotnplimenti che fi fanns 
jtn perfooc il dilliqaione , G infero 
« tavola : c Uzamaa^ C-coil chiana 
ufi . U frutììa. ì: tìo^* > imo&ik 
tan- 



Digilized by Goegte 



Chìcfì . 2 r 

tanto fpiiifO e vivacità , che fi tirò 
fo[>ra ptìi d' una volta gli f^uardi d^L' 
il PrincipelTa . Ma fe Gukhenm la 
vide con qualche attenzione , ren})egli< 
talmente tocco dagli allettamenti che* 
lagnavano fui di lei volto , e g'jiib 
bene ia delicatezza del (uo fpirito , che 
poco vi mancò , che nnn le dicliiaraf- 
fe fui fatto la Tua paffione . Riietiutoi 
per?) dalla prefenza di Maìekalfaiem ^ 
eh' avea lafciaio 1" abito di IJervich/ 
e Ehe HoloQia gli diffe epfere il pailrs' 
dì qoefl* ^glinolt > cnow pwl«i 
da an» nobile fiergzxa che regolava, 
tutte le dì lei azioni , afpett^ on tetn. 
po pif] propizio , e che r tuoi rifpetii 
le faceflero comprendere ciò , che per 
lei fentiva ti cuore . Non mancò efili 
di portarli afTidtianieate a cafa di fuo 
Catello air ori del pr«jb ; -e fèopieli-. 
do ad ogni momento loQve grazia 
seir oggeno de' fuoi defìder; , Quatito 
noi, mio caro fratello , lìamo felici ,cf- 
clamó egli un giorno in un trafporto, 
che non potè ritenere , che il Sulta- 
no della Cina ignori JI teforo , che ab* 
biamo in quella cafa i il ghiaccio tfel 
fuo cuore rimarrebbe ben prete (qua-^' 
gliato ai raggi dei begli occhi della 
voftra belU'.Ofpite , ed io ne morrei 
dì doiofe. Ma m»- vasaio ; profegul 
9^ pftt'MDW 1- beli» Cakhenraz:, 
{ ì- qne. 



a* Novelle 
guelfo motto ìnvoloatario , e non fii< 
té ofFcta da una si violenta dichiarazio- 
Re:'làprd Tempre il rifpetto poner fre- 
no alia mia paflìone per quanto viva 
eh' ella effer poffa .... Arrofsi la Prio- 
dpelTd in ^ueHo punto; e fù perqaal^ 
cfae tempo cnmbartuta dall' inclinazio- 
ne fegreta , cbefentiva per Uzumquei, 
• dall' alterezza che regolava tutte le 
file szioni ; ma 'precipitofameoie le* 
vanirli ; Uznniqaei , b'' i 
occhi irritati , voi ignorate eh' io Cu • 
ed è bene Ìl fuvi conofcere la'dillan* 
za , che v' ha da voi t me . (I Re di 
Georgia, che voi vedete, < nio padre: 
Radicate, fe Reno iif a>H Unoftrecoa- 
à^nai: rientrate n foì me^fimo ,« 
ma perdiate ìl tirjMtto , che mi' 
dovete , fa non volete , ch' io' fubko 
abbandoni la cafa di veltro frarello. 
Voi ficte la Prineipefla di Georgia , ef- 
clamò allora Uzumquei O Ciisli I 
cola, intrado , e che di ne fari ! ah* 
beliit GnUbeuraz » parche Don Ton io 
in anello pnnto H Saltano Tongluk 
per offrirvi nff'ciwc degno di voi . 

Voi non ne làrel^e piìt amabile a*mìei 
occhi , repplicb modellamente la Prin- 
ciptUa ; lo fplendore dei Trono non ' 
m' abbaglia ; e il monarca della Cina 
pf» qiaato potante «b* fia non evreb- ' 
fap M mo u«c piì dffiCM V in aU * 



D ìgìtizad by pO( 



t(0 , fe non fcntilfi per luì qHella 
itcfeia Gmpaiia , fcnza la qoalle H 
Fe mio p^dre ha promeflo di no» 
difpoTre dtlla niia.. mano , Vi confef- 
ferò ancora qualche cosa di più pef 
allegerire il dolore , che vedo ne' vo^ 
itri occhi dipinto , e ve !o confefferfcy 
lenza lofiore : dal primo giorno che 
io v'hs veduto , ho Tentito pitiche del- 
la ftima per voi, bramai che folle nato 
principe , e che avelie alTai cong- , 
gio.per rimetter inio padre fnl Tri> 
«0 dì Georsia T A\ coi ci ha .per ftrpC» 
fa privit! il mititore DiirengtiTB'fiéiN 
Bitlis j io v'ÉVrei piEferìto a tutri i 
monar^ ii\ nwndo , e I' afTenfo di 
mio padre , che v' ama ,- avrebbe con- 
farm»« la' iBl* elezione ; ma fono 
psrfiai QDeffi ^fcoilì .- io fono allevati 
fui Trono e f^J Trono foJamentt 
Jebbo.difoor del mio cu^tc . 

Gettofli afiora U7omqueÌ ai piedi dt 
Gulchenraz ; Madami, gli difle , co- 
noCco la temerità del mio aiìoie.- farò 
turti i miei sforzi per vincerlo , e non 
Vi ne parlerò più d' una palìione che 
vi ofTende^ltora cfl'eadoii.riitrato {ide^ 
fiD di CMfurtoiK , Holooia ^iiiiMiA 
«itlfi min perdono t Malekaifaleia « 
«Ila* Princi^tfc ddk indifcrezìone di 
fuo fratello. Q^jello amante afflitto (à 
più d' otto glbrat fenutidir di pwfes- 



tKifì *- Gnlcbenraz ma avea^ns ri- 
•cevuto nn orJioe efprcfTo , comparve 
ai dì lei occhi con tanta timidità , e 
con tanti contrairegii di dolore , che 
il Re n"cblj« pietà ; ordinò a fui fi- 
glinola d' ÌDcoraggirio coD qualche di- 
gaoùiaioat dì cottefìa . Uzumquei , 
clU gli dì0et liprendttc U «oftra pvi- 
noierii atlegiia ^ pongo in dimeaticin- 
7» r pffefa, che mi avete fatta; e vi- 
viamo, vi prego , nella fatnig'iatiti , 
in t-ui eravamo prima che i noftri pia- 
ceri fodero turbali dalla confcfìi'Jne dj 
nna palTione, a cui non pollo, [lède- 
vo corri rpondere , Ubbidì UzEitnquei { 
riprefe U Tua antica maniera di vìverC) 
e fi accotfe con un eftrema foddisfa- 
zione, che Gulchenraz leggeva ne' Tuoi 
òcchi il fuu amore lenza parete di of- 
fetiderfene. Erano già cinque mefì, che 
ogni giorno vedeva la PrincipefTa , air 
lorchè entrando una fera nel di lei ap- 
pattamenio , Signor , dilTe a Maiekal» 
falem ) voi fiete vendicato ; Dilfen-, 
ghin non é pi^ , e i voftri fedeli fud- 
diti vi afpcitano con un eftrgma im< 
pazienza . Ecco la- lettera, che vi in- 
drizsano i vodri Vìlìri ) e pCr awglii) 
ancora convinc-erveiw BÙratt la tef)a 
del Re di Billii , cbe Ìb «ticlla cella 
y'i porto . . 
Qiule {« la ibipreft £ MaJetnlfa*. 



Digiti2§tl bu " 



Ctnep, 2$ 
falein f ii Gulchenraz a qnefta ve< 
duo ! La tefla del loro nemico ao- 
Cora grondante di fangue, e la lette- 
ra" foitofcritra da tutli i Viiìri di Geor- 
gia non permetteva loro il dubitare di 
ób, che vedeaao . Per quale incas- 
to , efclamarono , avete voi- pptoto- 
efe^uir cofe , che pajoao tanto im^ 
poffibili .' Nulla è impofTibiic ali'eftre- 
ma brama , che ho di fervire la piii 
bella PTincipefia d<;lla terra , rifpofe 
Oiodellamente Uzaoiqoei, Partirete^ 
quando vi piacerà , o Madama ,_ p« 
la Geoi^ia col Re vvflfo fadre « ti 
io vi condurr!) ìn meno di quattrd 
ore . In meno di quattro ore , ripi- 
glio la PrincipelTa I Ah , Signore , 
per voglia eh' abbia di ritornate a Te& 
Àis , non bramo un limile viaggio ; 
ini lèmbra troppo fovraDatorale > e ' 
troK» pericotofo- ; voglio che mia 
padre eé io prendiamo la Arada or- 
dinaria , anzi che azzardare in quefts 
modo la H'jflra vita - Non correrà we- 
TULi rifchio , coniinuà Uzumquei , e 
quando v' averb narrato per qiiàl mez- 
zo fiate vendicati , non temerete piii 
U vettura, che dewe condurvi a Tef- 
flis : ma è pronta la cena , e mio 
fratello per dimolìrarvi i' allegrezza, 
che h.i del voitro rillabilimento , vno-^ 
le quefta fera banchettarci - Dono ce- 
JsJv.C'm.Tùm. U B " b» 



a» vi rtecooterò in che tnodo iì fie- 
no efeguice tante inaraviglìe . 

Malukairatem , e la FrincìpefTa paf- 
fatono aell'appartareieato. dellioato per 
h ,eeoa vi; (rosarOBa le più dtliiio- 
iÌBt vivaaoe r^zialmente on poich^t- 
Se («) ripieno , il tutto preparato con un' 
cdreaiit proprietà ; ed etTeadolì pofii 
a tavola s.' abbandonarono alla più per- 
fetta allegria . Quinta obbligazione io 
v' ho , elclamava di tempo in tempo 
il Re di. Georgia ! tiif > mio caro U- 
Vim^iieì f. BOB po0o a baOanza lico- 
aoT'Kria^ e iòtaneatt Gulchenraz può 
/odflisfariiela . Non fiere nato Princi- 
pe , egli è Vero ma dipende da voi 
la nafcita ì la vera nobiltà conlìfle nel- 
le viiiù • e neile belle azipni^, e noa. 
in una ferie d'antenatr, che noi fpef* 
lo difonoriamo con le nc^e iodesae' 
azioni . Qual gioja noa provcreij che 
mia figliuola voìeDe accettarvi pK- 
fpofo ! ah , Ce ci bifogna uti trono , 
vi lafcio. il mio , e mi ftimerò [elice 
di ellere volilo primo fqddito. 

Vedendo Uvimqueì , che Gulcheti- 
nz non s'opponeva alle brame del Re 
Ao padre , prodronTi ai fuoÌ piedi : 
.«oaferniate , le difle , adorabile Pria- 
Cipefft' y coofermate ti delie di M^Ie- 
■ , . kal- 
'. (■) Li et? ne 4i porco i una vivaa-i,. 
% fjHifiB dia Città., , " 



Digitizsd by QoOgle ' 



Cìneft . '27 
kalfalem .■ ma che ciò non gli colti 
il rroDo ; rinuncietE) piuttofto al pof- 
felTo della mia Regina , che privare 
qiìedo Monarca de' Tuoi diritti . 

La prìncipeffa d' un'aria molto fo> 
(peiA rialzava il Tua amante, e loffiì- 
va feaza opporvilì , che le abbracciar- 
le i ginocchi i e le bacialTe la mano, 
e MalekaKalem ti abbracciava atnbe4 
idee nel modo il i»ù affettiiofo ; quan- 
do s' adi ua grande lìtepito nell' anti* 
camera ; s' aprirono con violenza le 
porte ) e (ì vide in un momento en* 
trare più di jo. rebiavi neri con li 
fciabla alzata , e alla loro teAa db gio» 
vane di circa 30. aitiit bsllo di 
jqBante trai Ti pofTa imaginaic . Pn^ 
fido Holonja , efclamà , cosi tratti co( 
tuo padrone ? mt prsfenti delle Tchia*- 
ve, che fono il rifiiito della Circaflia^ 
e. ritieni per te una bellezia,che fa- 
rebbe vergogna alle -Hnri' ì Àh t' io* 
f^DarÀ-A.bnrlBmH -tB '^«0« ge^< 
. .(^Qe.ptniìe pvttfcnis' cba.m 
ceffo di collera , e la confofione , ta 
.cm fì trovarono Hòtonja.e Uzumqueì, 
fecero conofcere a Gnlchenrai , che 
un uomo , il quale parlava con ua 
ottono sì afToluto , non poteva ellere 
Ce non Tongluk. Re della Cin&,eU 
.la flì éifle con fierezza > le perfané 
4el «io xvgo odD fogtioaò clTerepre^ 



28 Novelle 
fcdtate a tuoi pati eotn? rchiave, nop 
fi «celano che. per via Ambafdatoi 
vi . Eo fono PriocipelTa di Georgia | 
c tn vedi ÌI Sultano Malekalfalem 
mìo padre , Va perfidi) ofnrpatore 
ci avea obbligati ad nfcire dai noOrì 
fiati , e la forte , che da quel te«p9 
fembrava averci abbandonati alle fa» 
più terribili percofTe , fi dichiara in 
uodro favore . V amabile Uiumqoei 
Ila lipaiati i di lei capiìcci tiAabilcn- 
4oc\ Topra un trono , che ci avea ra- 
^to Diircnghia Re di fiitlìt. Ta fai 
VT'qDale ibfitueia pn Priacipe conw m 
drggia con tnoi pari trattare. Trattar 
ci dunque con tutta {a dignità dovu- 
ta al noflro carattere , c perdona ti 
t^plonja di non averti f^tto confapevo- 
le , che noi eravamo in fua cafa . Io 
^ielo avea proibito, pofciache anche 
a mia veduta non avrebbe fatto cba 
accrercpre in te T averfìone , che bai 
per tutto il noflro felTo . Ah Mada- 
ma , cfciamb il Sultano della Cina , 
^oale .in^iuiliiia fate ai voflri begli 
occbi ; Ignorate il lorp potere , e li 
Ayete ciedati inabili « toccar il trio 

Sorp! St'^adDfabilc Priocipeffii ., voi 
ia eravate ta idato dì didipar U fri^ 
«zza», the io polTedeva.- voi npn lie- 
te mia , che. per far de' miracoli . 
ft?' 5!>e ve*);io? vm ergiate co]*- 



ti ! Ah , il mio amore vi aDnoja . 
Uzumqucì , V amabile Uzuihquei co-' 
si da voi chiamato , che io vidi ai vo- 
lili ginocchi , ha ritrovato il meizo 

di piacervi Signore,- interruppe 

^oi Malekalfalem , io vedo it voflMi 
«mor con éAùte ; mi le obblìgaiio- 
ai , efce abbiaìno i Uinrtiqoei , fono 
si (orti , che non ho .|>oiu(o pagarle 
fé non dandogli Gutchenraz in ifpd- 
fa . O Cielo ! «fclamb Tongluk J 1» 
bella Gtìkhcnraz preferirà òa femplU 
.ce particolare al monarca della Cirfa? 
Si , Signore , ripigliò con coltaftia 
la Priacipefia ; io amava UiamqUei 
fenza che lo. fapeffe ; ed anche pri- 
ma che ci avelTe rii^abiliti fui irono: 
dopo ha pofto la tefli del noflro ne- 
mico ai noAri piedi : t^aeda fervigio 
eli acquiflà fui mio cnote ad impe- 
rio , che l' iffeata di mìo padre anto* 
itia ; iadì lo tengo t>er mio fpdb. «. 
e tutte le potenze della terra u<Sa fa- 
nnno cafiaci di (arati tangi» 'rìroru-' 
«woe . Del redo , o Sigaore , coati, 
itub la PrinCÌpelTa in Oti tuono mma 
altiero , mi dìl^tace molto di avere 
difordinata la freddezza del voftro tem- 
peramento ; molte altre riempìrann» 
OH luogo , eh' io non ambifcD : ìmper- 
dodie è giusta finalmente la voftra 
m; e-s'^li i vero, che abbiate po- 
S 3 . tit 



30 



Novelle 



tato amarmi , come m'aRìcura vodra 
Maeflì , non iflarcte lungo tempo 
fenza innamórarvi S\ qualche bella 
Sultana che corrifponderà pili fi- 
vorevolmente ili ma «Ut voftra t««- 
f ezza . 

Che dice il felice UznniQaera fen- 
tiaienti si ooblll , e dì tanta Hìma .« 

|irofeguì il Saltano della Cina'? Io di- 
to , foggiunfe queflo appan~ionato a- 
niante profttandolì ai piedi dulìa Prin. 
b'pefTa , che la mia Torce lorpafTa le 
iiiie rperanzs: ch'ho finalmente riiro' 
vato ( cib, cne da sì long) tempo cer- 
cavo ) Da enore dÌfiat<r^atD , « cTie 
la me ama folamente me (lefu) . Maj 
adorabile PrincipefTa, egli è tempo di' 
farmi conofeere per quello , eh' io fo- 
no : perdonatemi quello inpocente ar- 
tifizio , che mi afTicura del voflro cuo^ 
Te . Voi vedete in Uzqmquei il vero 
Ke dalla Cina , di ciii quello , che 
i^pprefenta sì bene il di lui perfonag- 



Conofco il fondo <iel vaUro animo ; 
riè devo punto il voflro amore al mio 
rango : 1' amante folo ottenne la cOD- 
féfTione d'un amore , dì cui il Monar- 
ca non ha potuto aviere la preferen- 
za . Ho il confenfo del Re woilro pa- 
dre,; liete (lata vendicata di Dilfeti* 




;he una finta immagine. 




Digitized by G 



Cine fi . 3 1 

'iiarmi (a) innanzi al quale la natura 

' h fenza alcun velo , e che padrone 
degli elementi comanda ai Gen), che 
]i abitano , con '<od' autorità' cotann 
afiotuta , che tremano alla ' Tua voce . 
Che vi retta a 'bramare dopo il con- 
fencimento che prelìatte in mio favo- 
re? Venite toia cara Frincipeffa, ve. 
nite a falire fopra un trono , dove -, 
farete h foriana del Re di Gannao ^ 
e farete l'ammirazione di ncta Ì> CS^ 

.'uà! 

Malekalfalem 'e Gulchraw trari» 

si forprelì d' un ifimile fcoprimento , 

-che n'erano come immobili: ma ef- 
"fendofì il falfo Monarca ritirato 

foo fegaito per «ordine dì Tongink y 

» Hotoaja avendo corfertnatB la v*- 

r)(À di quanto 'era ^ITato , proflran- 

ioli a' piedi della 4>rìndpe(Ta di Geor: 

gfa per dimandarle perdono di 9«et^ ~ 
\^oAo]o tradimento, ella lo alzò da» 

' ■ _ «4 do* 

(a) Sì contano alla C'na nove ordini 

tti- Mandarini , e (^nt ordine è Jivifo in 

dfc gradi cho hanno Ae' contraftsgni 

particolari [ler diftinguerli .: ma pqcò non 

vi fono verqmfiite che tra fgrù dì MaR^ 

danni j i primi Tono Gomnatori <UPca% 

vincia ; i fecondi fono Mandarini d* ér» 

tpi| e hanno il. comando delle Truppe 

è i tcczi fone. Mandarini della Legfe, e 
•S j^ttertr, ed' elèidtana ìx giudicacm%' 



Digitized by GoOgle 



3 2 Novelle 
do.?li a haciar li Tua mano; e come 
eCclamò , ritrovo in Uzumqiuì il Sui- 
tano, che comanda in queRi luoghi t 
■ è tjuefia un' illufionp ? e quanto è 
piflaro non. è 1' effetto d' un fogno ? 
Kfe , Marfam» , ripigliò V airorofo 
Sultano ; nulla é più veto ■ a voi Ila 
a rendere (elice il Re della Cina . Ho- 
lonja avea eccitata ]a mia cuiiolìii 
ftei parlarmi d' una beila [Iraniera , 
ch'era io fila caCa , e il di cui cuore , 
mi diceva , era cosi infeofibile , co- 
nc il nJa.ì Vhb pjti volte veduta di- 
VeUanente tn?ellita : mi fono fatio 
credere fratello d' Holonja fiet cona- 
fcwe più miautamente i vodri fenti- 
fnjFItì 1 non hanno quefti fauo ci» 
•Kttfcm la dima e l'amore , che *« 
reta per voi alla prima vlua cobc^ 
pato ''. .voi dovelle accorgervene ; • 
quale fà il mio flupore , quando ia- 
uCi , che voi eravate la PrinGipelTa dì 
Georgia, il che m' avea fino all' ori 
Hulonja nalcoflo. Col dìfegno di ven- 
dicarvi de! voflro traditore Dilfen- 
ghia , licotfì al celebre Fum-Hoam'. 
Qoclìo .Mandarino della Legge , di 
c*i vi parlo f in meo tfi tre ore mi 
mfpprtì' a-'Tefflis'* entrai per foo 
mezzò nella caAieta deli' Ufurpacore; 
io fve^liai con la Cciabla alla mano, e 
lò sfidai ' a) combactìneiito' : ri- 



CTfief,. 3f3 

<orfe il vile alle più vergognofe fup- 
pltche ; non credei dover afcoltare 
qaeflo fcelerato / gli ho levata la vi- 
ta , e Fum-Hoam iveniio ragunati i 
voflri principali Vifìri , ho loro rao- 
firata- la tefta del Vn!ìro nemico ; ho 
loro rimproverata la debolezsa d' ave- 

- re riconorciuio quetlo traditore per 
loro fovrano : a qne(ta veduta han- 
no elTi tatti alzate mille grida dìgioja, 
ho fatto allora uccidere i di lui favo, 
ilfi , e colorò , che non hanno vo- 
luto riconofcere il loro-Re legittimo : 
finalmente anbloto padtone nella cit- 
tà di TeTHis npminai due de' vortrì 
principali Vifìri per governare i vo- 
flri (lati (ino al rìtorno del Re voRro 
padre : e dopo a*èr da toro riaeva* 
tì la letmi , che vi diedi , rifofittt 
come un baleno con Futn-Hoam , e 
iti fimiie brevità dì tempo portai a 
Tunchino la Teda del voftro nemi- 
co : Ecco , Madama , cib che m' ha 

^ì^o intraprendere 1' amore , che vi 
porùi» . E aoa Tali, qa«ft' amore ri- 
«om^afito col àono" del ro&n cuo- 
re ; *e differirete a rendervi alle af- 
feituofe pretnute d' oa Principe , che. 
v' adora .■* 

Ogni circoflanza del racconto del 
Sultano della Cina accrefceva lo Au- 
Ifore dì MaleJcilUleoi ^ e- di G^chea- 
«B 3 mi 



34 NoveHe- 
raz ; Signore, fipi^iò ella arrofTen-, 
do , v' amo , e poiché poco fa ve n'' 
ho fatta la dichiarazione , non è più 
tempo di difllmularlo ; ma la mia Re- 
ligione è di l'opra al mio amore . Voi 
Qete idolatra, ed io M ufo Iman a ; voi 
adorate più moftii , de' quali è fpa- 
«entevole la fola figura , e dovrebbe 
farvi abbandonare il - loro culto ; io 
<ooofco un folo Dio, di cui Maomet- 
to è r Inviato , e il gran Profeu 
MOt credete Ja trafRiìgrazione deli' a- 
tflme da un corpo nelValtro ; i^aeRo 
è uno dei principali punti del voflro 
poitore («) Chacabout , che io ren- 
go pfr afTurdo e ridicolo. Ecco i mìei 
VDtìoaetKÌ, o Signore; giudicate , (e 
pt^iMBo e&re aniti con «temi Je^a- 
«i^ fi; aliano ifipi qni vi obt)li(hu- 
te 

<ii> Ciiacabout nome 4' un .roliiarlo che 
inftgnò la trafisisrauone , o il palTaggiò' 
4leir anime da un corpo ndP altro. Kgli 
promjfe un infinito piacere a chi offer — ■ 
varebbc la fua legge; ed afì'ermó , che 
coloro, i (juali aminola ricevuta non 1' 
avrebbono puntualmente «(Tervata , paf: 
ferrbbono in divcrd corpi peltoifodi tre 
mila anni prima d'entrare nel "luofo dei 
Beati. Qjicfto Chacabout diflufe U fua 
l^ita per tutto il Regno di Siam, in una 
parte del Giappone * c di li sci TniuhiiMb. 
•«ilwe flV**. . .... 



Chefì. • J5 

te eoo i più forti giuramenti, a lafcìar- 
mi iiberamenie fare tatti gli efercizidì 
mia Religione in Tunchino. Ah , Ma» 
4itni , efclimò Tottgliik , io lo gioro 
pel mio capo , -che iferva -égli ii fcopo 
alle freccie de* miei pjh cradcli nemi- 
ci , fé mai iotrapreado di 'moleftarvi 
nella voflra religione ; ma mi lulingo , 
■che non Xarete Tempre si coftante nel- 
'Ì£ vodre TÌfoluzioni , e che J' iUnftie 
Tam-Hoam vi fard •vìfitrilmente 'C9)M>< 
fcete il voflro -errore. ^ ha «{5^ -'ffi' 
cnrato , che pretlo 1 Cin^ ed i'Geer- 
giani faranno futtopofli alla medefnna 
divinità. Se non viene a capo di quan- 
do m' ha promeffo , giuro pel medefi- 
ino giuramento , non foUmentedi por- 
4pi nel ToOro partito^ e -«li ticoRO- 
f(erc il vollro Maometto :pél vero Ii»> 
viaio di Dio , tn» eziandio dì difhvg- 
jere tutte le pagode del ■mio impe- 
rio, e di calp^n^re le ilatue,xhe fo- 
no glioggscti delle nofire adorazioni > 
Su iquelia alTictiTanza , 'ripigliò Gul- 
ch^nraz , io fono vodra , ;o Signore ^ 
ecco la mia mano. Tonglak allora n«: 
trafporto 'della Tua gioja condune la. 
fua nuova fpofa al Tuo palagio tra, 
una fpalliera di foldati , ogn' ano de] 
quali teneva in mano una torcia di 
cera odorifera. Fom-Hoam, e gli air. 
in Maodariai. fecero J#l U ce-i 



remoaie iti miiltaggia ; è qaefli W 

fpofì dopo, ftver condotto Makkal- 
falrm io un fup«ibo a planamento , (ì 
ritirarono pofcia ntl Ioro,_dove lì mi* 
fero a Jetto . 

Dopo avér dati i primi gioini ai 
piaceri , che regnoito per orbitario un 
sutrimoBÌo fatto per aiAotc , Hcor- 
doflì II Regina àiì Maddarim . St^ 
gnore , dilTe al Sultano, m'avete pro- 
meflo di condurmi Fom-Hoam , per- 
ché non me ne parlute più * E^ìi a- 
fpma i voltri ordiiti, mia Mia Regi- 
U y rirpofe ToDgliik ; che fi viét a. 
cercarlo. Ghmfe il MunMclo )■ tet- 
niine d'un quarto d'ora, cdopo avet 
preftati ai due Sultani, e alia Regina glt 
omaggi , zhe erano a loro dovuti , 
gli fu ordinato d' aflìdeiti fopra un 
monte di cuflini di velluto, lltoflre.e 
dotto Fum-Hosni , gii c^ifTe allora GuK 
chenraz , un uomo, a cui tanto devo, 
e ctie ha ripoflo il Re mio padre fai 
Trono in una mafHiera cotanto ftraor- 
^naria , non può efTE;r giunto a que- 
flfl' grado di fapienza , e di capaci- 
là , che per via d' avvenirne molto 
fiff^lari . Vi confelTo , che farei af- 
tìtì-ctffilifa dì fapcrie di voflra bota.' 
E|Iì' K fftcilìlTimo a conteniarrf , Ma»- 
èaaii i rìfpore allora- il Mindatiao .' 
jBftMo-'ipiiiGi^o »1 dìr 'FTÌa)a><i volh» 



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C'meft. . 37 

Maeftlk ; che dubito afTai , fhe prelll 
Udi a qaanto avrì> l'onore dì raccoil- 
tule . So j eh* ella i Moto prevéDDca 
Contro i .priocìp;. di noftra Religione 
che ligDanterà come tante favole lé^ 
verità the ne fono tnttoil fondamen-' 
to. Intanto polche volete edere inftruì- 
ta dei principali avvenimenti « ne' qua- 
li ebbi parte , egli è beùe che fia in- 
formala , che la vofira cniiAa i cone 
un^canialieoDte , leconilo l'corjd 
dìfferenfi , né^ 'qnan palfa , vi prende 
differenti impretlìoni , e v'è fogget- 
ti a tutte le pallioni de' corpi , eh' 
occupa . Quello è quanto bifo^na , 
Madama, che abbiate la bontà di coa- 
cederdii , 9i^(inqne ripugnanza che 
t^iaie' a tirto^ fe volete intendere il 
raceorfto d'iftone molto maravigliore , 
e che vi convinceranno «Ha verità di 
■ib , che fuppongo . Comparvi ìn 
tutte le parti del mondo fotto forme 
onninamente oppoHe : fono Hato_ pei 
confegnenza d' ogni forte di Religio- 
se , e feflb , ed ho^per una (ingoiate 
poflanza conferyata fino al v^fente 
h memoria dei (atti principali , che 
fono forre ai mici occhi accaduti , 
o a i quali ebbi qualche parte . CiJi 
deife edere molto catiofo , ripigliò 
Gulcbentaz. ridendo ; cominciate . dna- 
il necoBtò prométto ' d* if-' 



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r 



I 4S. f^eHe^ 

- «citarvi con M efiremo pÌMerc yt ^ 
non imponunarvi coii TÌnefTiQDi , chfr 
pptrabbero imbarazzarvi , Afpetterò a. 

! proporvi le mie difficoltà , quando 

avrete terminato tutto cib , che vole- 
te narrarmi « £ che. farete giunto allo 
flato di Mandarino , fotto Ja. i^ora. 
^1 qoale al prefente vi veggo . Ma, 
dovendo fecondo tutte l'apparenze ef- 

' ' fere aCTai lungo quello racconto , vi 

darò ogni feta )' intervallo di tempo , 
che v'i dal palleggio alia cena , il 
.quale aveva desinato alia.muOca ed 
si concerto . Avendo allora la Prìac^ 
ptffa fatto per fuo fileoijo conorqwe-, 
che afpettava , che Fum-'Hoara pat- 
lalTe , quello prave Maodatido priow- 
pib in lal guifa a difcoriete . 

\ PRIMA SERA 

' , 1 S T O I A ^ 

I 

\_ Del Mandarino Fmi BoiiM . 

NOn TK)flo. ^ Madama , ricordar- 
delle intf prioie avventure, 
i ' fen?« ' quiialclic ;^qt)ie , poiché to(to-^e. 

I Ufcìai li ^eia 'celetl^.perdtfceiulerem 

' ter» , .arimai- na i>Ùice fanciallo. , 

- ' cbe sUv^m^ -folak aa^at^ di cr^. 



^ehà . Ciò' f» in .PeiGa ove nacqui , 
folto il nome di Piorasb. Mio padre, 
ch'era un povero pallore, ni',avea la- 
fciata pochifTima -erediià rna tanto 
leci con. rie mie pratiche, che effendo- 
OTÌ avuanzato predo Siamek 1" uno dei 
vortri Re Pjfchdadieni C^) arrivai agli 
onori , € alle prime dignità , benché, 
il lulTo fpaventeuole , in cui vivea , mt^ 
dowelie far jitnirare onoii con una 
Jpeiie di difpregio, L' efttema fere di 
«boiinare s'impadronì in guifa tale del 
mio animo , che per giugnervi abban- 
donai .»tti gli fcrupoli Favorito di; 
Samtk flveva.Ja-JibfflA .^'accoflarmi- 

•(a) Pirclidad figniRca i\ Pcrfiaoo ul^ 
iuon giuftiziere; fii il foprannome , e il 
tìtolo d' Houfcheiikdeux , Re della prima- 
-ruzza dw Principi ,. che regnarono in Per- 
■fi», p ch'Jian^po da luì prefo il nome 4Ì 
f ifèhda'dìàni , o Pifehadìenl ,. Quefta pu- 
ma razza, o dinaftia , -fé fi crede ai Per- 
fìanì , è la raai^gìore del mondo : e per 
-verirà ella comprends tutti i Re , che 
compongono le Monarchie ■degli Affìrj , 

aidei, Babiion), Medi , e .Perfian! . $ia. 

(k era fìglinolo di CaiMmanath , ak 
quale gt' Iltorici 4uino n^U aniri'dl ^ti . 
V-L long al£iuu» che no» aamMemn 8h* 
mtk tra i Re , perchè .p(etcnd(»g , ch\ 
«gli manie, avanti fbo pdrc : .attct 
Jt^ao t che uopo lui regnatb , 



4-0 Novelle 
gli ad ogni momento del eioiDO ; mt 
flancai di fcrvire folto di lui; 1' alTaf- 
finai fpietatamente , e impadroneodo- 
ini pofcia con facilità dei Trono , vi 
commìfì tanti delitti , che fai bea pre- 
ùo rìguardaco come nn a'bominevole 
tiiaono. Non v'i violenza, oè ingin- 
ftizia, che non commettefTì , ut quo* 
io fupplizio , che non invcotafTì pei 
dar la inoite a coloro , che s' oppo- 
nevano ai miei voleri ■ Ma ftanco fen- 
za dubbio il Ciclo di vedermi com- 
niettere tanti misfatti , volle umiliar- 
■ni per -mezzo delle piò crudeli malat- 
tie , L'effremo diCordine , iti coi era 
vilTato dalla mìa più tenera gìoventfi, 
avea cagionata nna corruzione sì gran- 
de nelle mie viTcere , che dìv-enni' . 
benché vivo , parcolo - degli ' animali 
più vili fenzt potermene iit)er9r« , e 
non efTeiido che una granile il 
mio corpo , morii tie' Inngfai j é.pià,' 
orridi tormenti, e lafciai in Perfìa ua 
efempio fpaventevole della diuina giu- 
ftizia . Prfa ud:re , Madama , prore- 
gui Fam-Hoam , una metamotfofi 
maravìgliofa per la Tua fiagolatità .> 
Non éAe appena la B>U:aB)m«4arci«- 
10 i( còrpo di <]Qcfto R« etndele <H 
PerSa « die fi trovò -ftacMalìi in qoel* 
lo iU una poUe . ~" ' 
-$1 OH MHÌi IUiàIÌUQ|ttEeu&>eaa- 
. ■ ■ p»- 



Cìnejì. 41 
ghmfnto', ebbi alrr^cno ancora pet quaN 
che tempo la foddisfazìone di non ve> 
dermi privato del fangue umatin , di 
cui era fìato cotanto avido : ebbi' an- 
cora ben preDo occafìone d> elerciiare 
in quello corpicciulo de' moti (ìnga- 
lari di vendetta, ElfendoPiurasb, ave- 
va UD Serraglio ripieno delle più belle 
lemmiDe di tutto l'Oriente , cullodiie 
eia fchhv) , che il minimo de' miei 
%D8n!l Hetn tretn» di /pavento . 
Appena ccdaì di vivete ^ che quella 
elette mie feRiniine , la quale aveva 
fib dell' altre amata , c la quale ere* 
deva coreifpoDdefl'e di buona fede alia 
lift tenmzA 1 feguì fenza timore 
tatù le pallìotti del cuore . Amava 
eoa ftiroce un giovane Pcrlìaso , che 
lavora» «C* miei Cardini , e che pei 
éamrvi fenza riguardo fingeva il paz- 
zo, lo {BtroMTe nella fua camera , e 
gli iliede il Im^ , che io ordinaria' 
mente occupava . Voi non potrete- , 
Madama , trattMflie 41 tifo 1 qoMKto. 
Ti dirò f mi amo cor^ceivolo io 
crepava ^alla rabbia neir tnlire ì Riot-v 
teg^iamenri cootió di me della Sai' 
tana favorita , le imprecazioni , che 
dava alla mia memoria , e i trafpor- 
ti , Co' quali riceveva le carezze del 
Aio aibante . Mi laiciai allora farto- 
&SÌMU t9pt U più tnl eujo , dm 



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42- Kovelh 
vi fofle in- tiM» ja Perfia , Io tnilì 
Wto ia fangue per mille pinture , -e. 
ad ogni iflaate raddoppiando la mia 
collera , m' actiecò querta talmente , 
che da me medelìmo mi gettai neUe 
dita della mia perfida Soltana , dove 
NHireì ben prello la ftiotw. Ah, ab, 
«(cUmò rUefldo Gslcbmraz , che pia, 
eevolff , e ridicola avventura ! £ chct 
divenne pofcia l'anima, che occupa' og-i 
gidi il corpo Mi lìlullre Fum-Hoam. 
Voi motteggiate, MaJama, ripigliò il 
Mandarbo ; fìpeva bene che- Jo icie*, 
glimeMo -di .<q«efla iStoii^ vi farcbbo- 
ttfcire dalla <vot)ra iertetk ^ ma qaia< 
tao4«e'l».ftpatÌate tua Avola» «ob 4 
jKiò meo vm. 

..is-TfOSTA. 

23.'/ Ciavldiatia Indiano ^ 't iet 
fuo Cane . 

ALI' ufcìre del corpo di quelìo in- 
■ fetto , profegui Fura Hoam , 
'psITai in quello d' un picciolo cane 
Toettante ad tin cìaitatano chiamato. 
Kalem , che era allora ad Arracaa . 
(a) Il mio iftiato uguagliava lo (pi- 
*ito umano era ^ nn- ellrema bel' 
- . , ■ Jez* 

-. Città CafùtalB'.d'un It-egmi dei no* . 
deftmo none; M fìnihe d^Msftahaii qilf 
dì U dal Gan^e 7 ■ . ' ' ' 



Inza, e d'una docilità maraviglìofa . 
Ogn' nno voleva comperaTmi y ma il 
Ciarlatano mi metteva ad un prezzo 
sì alto , the non s'offriva alcuno per 
dargli la fomma , «he dimandava . 
Kon fi parlava in tutto Arracano,che 
Je' miei vezzi . Eccitarono quefti la 
curiofìtà d' una ticrfiiffima , « belliffi- 
ma vedova , clie fece «hiamare il mio 
padroiM : mi entrando nella di lei cala 
mAò tatmcon abbagliato dalk 'vitrei- 
tk dei ffloi oecìit , <he di mi. cangiai 
intenzione . Dertai ( così chiama^vaG 
^efta vedova ) fi maravigliò della mìa 
piccìola iìgura , e dopo avere vedu- 
ti tutti i miei «fercizj , teRb ancora 
ini) ÌDc^niata • Per guanto volete voi 
vendermi . ^ueDo animaletto P dille i 
Kalem . Jtìadjma , gli rifpofe , non, 
i più da vendere , di qui innanzi f 
■voflro ad una condÌ7Ìone ^lerò , che- 
temo che voi non accettiate . Non ho 
potuto follenere la vifta di tanta bel* 
ieiza feoia rffhaneriie vivamente toqr 
«o; v'amo. Madama 4 e benché ]^f- 
fì in quefli iuoqhi perun ciarlatali^ ,io 
fono d'una nafdta ilJuiìre ., Cofrirpod* 
<ietc a!la mia tfnetfzza , e permettetly 
ch'io fi» prello voi felice . EccDilpreZ-' 
«o, che pongo al mio cane.' " - " 
- tar/o ibrprefa Detbi di qnefl^ 
fiopofìzioae , che ^'eutà-io noa vi<>-< 



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Noveite 

lenii collera . Chiunque tu (ìa , gli 
dìfTe , partiti dalla mia prefenZa , Te 
non vuoi 1 che chiami i mìei TchiavI 
per farti accoppare . Non ve lo cotlfi- 
glifrei , Madama , le dilTe il mìo pa- 
drone ; temo poco le vortre tnìnaccic , 
rintuzzerei ben predo i di loro .cattici 
iratcamenti . OfleTa da quefle parole 
la vedova fece, venire i Tuoi fchiavì , 
e avendo lofo ordinato «fi maltrattar 
Kalem non ebbe egli appena fof> 
&ti verfo di loro una polvere dna 
teak, rotola di cocco , che tn vece d' 
afventarfi comro di Iiiì , 6 caricarono 
«li noi gli «Uri eoa tasFo forort', cfftf 
poco dopo caddero a terra come mor- 
ti ■ FCalem allora parlando a Deriai , 
conofieetc, le dìfle, una patte dei miei 
fegreti: vì latcio, Madama, nello (lu-* 
«ore , in cui fiete ; farete rifledo fol-. 
la paffioile totalmente rifpettafa , che 
per voi fento'- da qui a quattro gìom! 
verrb alla poltra porta ^1 mio cane ; 
fpero che mi liceverne più eottefemea- 
' ,tt dt oggidì . 

Ptofi^aiva Fum-HoatA li Tua fio- 
ria , quando fù avvifaia la Regina , 
che era preparata la cena ■ Ab j che 
mi difpiace, ella dilTev mootif ài vo- 
glia di fapere , qQiIe accogliea» fe- 
ce la bella vedora al Ciarlata&o r Cib 
iBteniIeii tmuA V«ftM Maeflà « rU 



piglib il Mandarino. Kon tnancherb. 
Madama , di ritrovarmi all'ora afle- 
gnata alla porta del voflro gabinetto . 
Ve ne prego, «Ila foggiunlsj non fa- 
preHe farrrii inag|Ìor piacere . Allora 
enendofì levata per andare % tavola 
col fultano Tuo fpofo , e col Se dì 
Georgia , Fom-^oan} \i ritirjà ia foa 

. SECONDA SERA 

fmtriutxjime iell'Iftorìé 4il CutlétM* 
no Indiano . e dtl fuo Cunt. 

ESfendo il giorno feguente la Regi- 
na della Cina rientrata nel palleg- 
gio trovò il Mandarino , che l'afpet- 
lava . JLo fece paljare nel fuo gabinet- 
to , ed eRendofi ogn' uno porto a fqo 
iuogo, principiò in tal goira a parla- 
re . Edcndolì ritirato il mio padro- 
ne, lafciò la bella vedova in un ertre- 
pio ilupore . La gioventfi , il boon 
garbo ; e la gran proprietà di Kalcm 
]e ripalTarono più d una volta Dello 
fpirito ; i miei piccioli vezzi I'occd- 
parono atTidnamenie ; e con on^ efife- 
ma Tua impazienza arrivò il quarto 
giorno . Fummo introdotti nella fua 
camera fecondo avea dato ordine ; e 
#vea(joaii tpflp j[ mio padroae taci- ^ 



^6. Novelle ' ' 

(b nelle Tue mani f: prof)r^ pofcia 
fuoi ginocchi . Bella Derisi , le difTe , 
dimenricatev) , vi fcon^iuro , l'inful- t 
to , che v' ho uttiniamente fatfo : vi 
iftii corretto per evitare gli effetti di j 
'vofttt «oliera . Ma s'è uds ofFera ri ' 
dirvt , the vi si ama , vi confelTo d* 
«n^ere oggiiil mille volte piì) coìpevd- 
le , che nella mia prima vifìca . Per I 
altro, Madama , non v'oftto un eoo- \ 
te indegno di uoì • Io lono fìgliuo- ' 
lo d'un Vtfìr del Re di Golconda ; \ 
Mio padre , che non ha altri figliuoli 
■che me , ha voluto maitiarmi contro 
mio genio : fuggii un impegno , per ' 
cui fcniiva Dna elhema repagnania ; 
le Tue minacele ni^ hanno fatto ufcir 
di Golconda con una botfa piena 
d'oro , che gli hì> tnbbaia ; fcorfi 
nello fpazio doé anni l' Imlìe , e 
una parte della VaS% ; ip* accompa- 
gnai col piU, valente Ciarlatano dell' 
Oriente , gaacfagtlai la "fua confiden- 
za , non mi nafcoilo alcuno dei . 
fuoi legreti , e ripigliavamo infieme 1 
la Itrada di Golconda, (a) poiché ave- '' 
«ra ÌBtero cbff foflie morto oito padre, 
aUttPcbè ebbi h difgra^ di perderlo 
a Bantam (b) pei un accidente ca- j 
■ B'f- 
(a) Gran Città nella Penifula tra il 
pange._ _ 

(II) Cuu piacittim» ,-CBlcbie pel ruo> 



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^ Ciaeft. 4/ 
eigioDato dal fucxo , e dal qnalp non 

. ha potuta ptefervarlo tutta la fua 
fcienza . Egii era andato a ceca alia 
campagna in cala d'un gran Signore: 
. Mi.fi palìò tipa pane della notte ali- 
vola , ^ avendo -il vino jifcaldaco lo- 
to il cscvdlo , ^-addftt'awitartjno nel- 
la fala d«! convito . Seguirono gli fcbiq- 
vi r efempto del loro padroae , e aven- 
do un dì loro neil' ubbriachezza attac- 
cato il fuoco ad una fpecie dì creden- 
za vicina alla fala , furono tutti a9a- 
gati prima chelìpoiefle portar loro al- 
cun Toccorfo . Seittij un dolore (enzz 
.pyt delia Tu.à perdita > tn^ impofteilài 
dt tutte le foe droghe, e dellibjo, in 
cui fi contenevano i luoj fcgreti ; ven- 
ni ad Arracan con diTegnu di fermar- 
vimi pocfailTimo ; i ve^^i del mio ca- 
ne eccÀUDDO la vgllra curio£ià , 
•faceH? cbiaoiate in, .voftrj^ cafa » f 
da qael punto perdei interamencc 
. Ja mi^ libertà.. Diventate mia Ipofq, 
o bella Deriaj , oon differite più 
felicità del più amoiofo di tutti gli 
uomini' , e v»ite a Qolconda a divi- 
dere con me gli imaieDlì beni , che 
m' h« itlciato moreado il Vj(ue mìo 
padre ^ " . 

Pio- 

commerzio. Giace nella parte Occidéma- 
le di Giava preflb lo ftreito della Sondai 
4 itt bccia r Ifoia di Suniatia . . 



^ Novelle 

Pronuncio il mio padrone t proli- 
ga) FaiD-Koam , quefle patole con 
tuono A appaffìonaio , che De- 
fili E.Ufcfò vincere , gli diede la f» 
4t , licevette la Tua « e li vidi po(o 
dO[l0' COmplimentaTlì 1' un 1' a]tro in- 
toÀio alla buona forte , eh' aveano di 
fclambievol mente polTederll . Dopo a- 
ver prefe delle g'ufte miture per ve- 
derli fpeffo , Kalem fi ritir?» , e mi 
Kfcìb alta Tua nuova Tpofa., che ben 
predo amai piò di quaoto Ci poflii 
immigiuare . 

Per verità non v'era <ofa di lei pili 
amabile . Si vedeva girar contitwa- 
niente 1' amore ne' fuoi occhi , che 
fembravano più chiari , e pili btilisn- 
x'i di due flelle- : avea una grazia in- 
cantatrìce - in tutte Je fee azioni ì il 
'fao.ndeie , >le Tm paro)* A-fiA »»■ 
'mani f i Ibbi mlBimi ' mofi i fooì 
forpiri , i raol- lanientì , tatto -ftno i 
fuoi difpreggi aveano un ceno allet- 
tamento , che andava dritto «1 cuo- 
re . Penfate , Madama , fe Kalem 
doveva (limarfì felice 'nel p«(ÌetTo ^ 
una si dilettevole fpofa. - - 

Come la gelofla ha femprt ^perti 
gli occhi y un giovane Signore, ladii- 
no , eh' era tnoltcì ^aD.anorato dellt 
«dh nuova pulrona", ncn iftett? )db* 
^ temfo ^4 >Gcoià«ti delle fàt^nen- 



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Cine fi . ^ 
ti vìfìte di Kalem.Ne parlò a. D<.fi.i 
in una maniera affai (prezzante '. 'De* 
riai lo trattò male , e qued' àtìa?ité . 
offefo per difpetto difìeminf) per-tottf 
la contrada uqa fama molto ingiurìori 
alla di lei riputazione . EfTenjo quC- 
fta ben prefto giunta agii orecchi df 
Dcriai , s" abbandoni) ella ad ntr do.' 
tere eccHTmi; av^va delle ragioni psr 
fton '"maolfeftate il fuo mant^ggio j' 
■non etano due nrrrf tìi" era vedova j 
« quefta dichiaraiione 1' avrebbe co- 
p;-[a d'infamia, fe Is avrebbe rinfac- 
ciata la fua inccTtinenza . Kalem le 
pt^>ofe in vano di parm per Golcon- , 
nos wrft« dar ' qoe^ colpo alla" 
■fitt «ipota«oii'e , «' pregollo di allon- 
nvarft per qualche giorno da Arracan 
per diflipare torti' quefìi Ingiitriolì ra- 
niofi . Kgli ubbidì con una pena eftte- 
ma ad un' ordi.ie cosi crudele , e fece 
credere , che pigiialie la ^reda di Per- 
fi». . 

Deriai tri tairto abbandonarafi al 
pili atnar6 dotore ricercava nel' Tuo' 
fpirito qualche rpediente per coocilia^ 
gi' iniereiTi del fuo an;ore con qucll? 
delia ftia riputazione . S' anncjava-all* 
cftremo -di non vedere Kakm , itU^ 
DM qii«lrio fkordanilulì , che to pei'< 
-«wamnte'- cifisfcèn tjnii 3 trti' >o^. 

■ " 9 " . ■ 



Vovelle 

tendete ai iboi - Chiavi , T3<Uqiìpìar(v 
Bo le fne lagrime , mi baciò con te- 
Sefciza ; ah , piacerle agii Dei , ella 
diffe , che tu potcHì ìd qoefto punto 
condanni qui il mio caro rpofo , co-, 
■w facevi venir j miei fcbiavi m\A' 
flilalai cenni ! 'Quale obblùuzioiw io 
BOB t' avuti ? Ebbe awem Oeriai ter- 
minato dì parlare , 0 Madama , che 
ialtaodo fopra di lei fcelì prootamen- 
te la feala , ed ebbi si favorevole la 
fortuna, che Dfcendo per un buco del 
fl^xiTe y per dove fcorrevano 1' ac^e » 
ijK«tni nella Arada Kalem traveliito 
da vecchia •■, ma si perfetianieete ca«- 
gtato dì figura , che f^iza 1' odorata , 
che aveva fioiflìmo , ncn avrei mai 
potuto riconolceilo . Saltai nelle Ime 
onicia , gli feti millff care7ze,e que- 
ie ffoÌQ affettuoio rerveodolì dì (jueflo 
per edtiara in cafa , picchiò 
alla porta , e ,lì fece preTentare a 
Deiiai corte una buona femmina di 
foe vitine aliai povera , che le por- 
tava il luo cane ritrovato nella ftia- 
él , Deridi av.a durà fatica a ricono- 
ft^Xaicm fono l'abito dì vecchia, 
tfkKt $1^ che flttogendogli la mano 
vide cadaigl) dagli occhi alcune lagri- 
me. Fm Titiiar le ine rchia.vC} edo- 
IO fdkii BB'.otfi.wtieiEt tn l* 
di l»Ì.ÌKBqCÌ* fenili w*$.fMy» sirL 
- •at 



lìtìzBdb^ ^ ^ QQflle : 



Cimft. SI ■ ; 

1 boccs , tanto era coffiirofTa dall' al- i 
legreiza , e d«l doloie , fece iniendere I 
rclla lua cala , the non poteva 
gifo ricrmpenfare quefla buona fen- ^ 
ma» del fenrigio pieflaicle , che. te- -Vi 
nendola in cala per a««r 1' occhio fa-, 
pra le (ot Ubhve • Reflìi dunque Ka- 
lem con Deriii , e. godeva tranquilla- 
nienie il piacere d' effcre amato da 
una delle più belle temminc deli' In- 
die , allora <|uando tutta ad un col- 
po cefsb per Io pftì Itraflo accidente U 
fi» felicità . 

TERZA SERA 

Continue^ont delC Iflerìa del Chrla- 
fan» Indialo , e dtt fu» cane. 

T? Rano talmente inebriati della loro 

buona forte Kaletn e la lua cara ^' 
IpcA , ch'erano aflìijtiaineate 1' uito 
dell' ^1^ . occDpatj . L'improvifo paT. 
faggio dal!» tiiOezia alla gioia cagio- 
DÒ alla mia padrona molta emoiio- 
se , ed eRendcjle fopraveruta fa feb- 
bre, per lo Ipazio di quaitio , o cil- 
ene giotDt , che Kalem lì trattenne 
al capezzale del fuo leno i io. rcdai 
totalmente trafcnrato , e per dime^- 
ticu^a DOS Ql'data deiP icqt». 

C » ' U 

\ ì' 



■Digtlizedby Google 



ijl Novelle 
lo mi coricava p«r ordinino con onn. 
giovane fchiava di DeHai , a cui m' 
et» motto affezionato ; ella, con com- 
prefe da i miei abbaiamoci , e gemi* 
ti,''Gbe fmciva ani violeatiftiina fete» 
e m vece di danni da bere ini prefen* 
tb delle conlerve eoa 1* ambra , che mi 
piacevano molto > e che accrebbero 
ancora T eCìremo ardore , che mi brn- 
clava le vifcere . Gìunft la mia fetc 
a tal eccedo, che mi fentiì sforzato da 
tina incogoifa pofTanza a mordere nel- 
la cofcia quefla giovinetta . Sia che il 
Tollore r impedì a fccprire il fuo ma- 
le , fia che non Io credette si grande 
com'era, non ne ^rlò ad alcuna , e 
lafcib penetrare tanto innanzi il velarti 
da me comunicatole , che appena De- 
fiai corrinciò ad cffer libera dalia fua 
febbre, che la Tua fchiawa cadette in 
{intomi , i qnali fecero con evidenza 
conofcere gli effetti della rabbia . SÌ 
tcoperfe alkra 1' origine del fuo male 
per l'avverBone , che io aveva all'ac- 
qua » e ne refloTooo ancora ireglio per- 
foafi , quando mi videro con occhi 
fcintillanti di furore mordere tutti gli 
fthiavi della cafa , e perfeguitarli fen- 
7a, abbaiare tcn la gola aperta e ca- 
Irica di Uhiume. 

Eia dilperata la mia cara padroOà 
Bil vcileimi lit'Dtto in V^^^o Qate, 



Ctncfi . jj 
« (lì efbre eoftretta a far aflbgm qite- 

fìa gìovÌQena . Semiva doppiamente la 
perdira che faceva, oltre U tenerezza»* 
eh' avea per me . Io faceva fenrinelìa 
alla porta della Tua camera , allora 
^nando v' era col fuo fpofo rinchiafa : 
i miei abbajametici le facevano Intende- 
re r accollsrfi de i Tuoi fchtavt , c 
non era polTibile cfi; reflaffe forprefa, 
mentre che io vegliava efattamwite 

Set lua ficurezza . Penfate danque, 
^latJama , con qual violento cordoglio 
\ potè rifoluertì ad ordinare , che s' an« 
da(Te a gettarmi nei fìij^ne . Farono ■ 
efeguiti puntualmente i fuoi ordini^, 
fui prefo , mi fù attaccata una pietri^ 
al collo, e fui gettato nel fiume Mar- 
tjbsn, Derisi grond:iva di lagrime al- 
i.i memoria de' miei piccioli vezzi , e 
Kalem procurava con le piti afTettnofe 
«arezze dilTìpare il Tuo dolore., allor* 
cbé due fratelii del Tuo defaato iràri- 
te entrarono nel fno appartamento fen- 
za che lì fofTe a quefta vifìca {vepaigJ 
ta . Lo flato , in cai la trovarono coti 
Kalem , non permife loro il credere,' 
che quella faffa vecchia folTe una fem- 
mina . Solpettarono, che Detiai s'ab* 
bMdonalTe alla dllTolatezza^ e ccedea" 
doiì afiai convinti dei!' oltraggio , che ' 
. faceva stia memorìa del lOTofrueliosf 
wvottuoBO ego»» lei , « cgarn Kfc* 
' ^ C 3 leni) 



^ -Digitized by Google 



^4 MìvjlU 

lem, che teneva tra le fue braccia , e 
fon venti pugnalate li tratìitero . 

Mentrt che (ì faceva quella Uogui- 
iob , c crtttiel* Tmu , io «m nel. fio- 
ine a dimenarmi; Tenni a cape drroia- 
pere co* miei denti la confa attaccata 
alla pietra , che m' avea fatm andars 
a ^^ltl jo . ed ellendo ufcito dall'acqua, 
la di cui qran fredd^zta auea fmor- 
zata la tnia rabbia , mi featii lìbero 
^al cocente trioM , cfafi wi divorava, 
yÌ(Ù^|lm il naio «orfO v«rfo U tata ài 
Ztefiai -. Ma- quale fu la mìa forprefa 
•eli' entrarvi di noi vi trovare da tut- 
te ÌB parti che fangue , ed orrore . 
G\i AH-iflini di Kaiem , e della mia 
caia poilrosa -erano ancora in ad j 
WÀ UwÌm ibpra £ loia , M . awidei 
4ovc ipat«» gtcgaerli .f di U ni» 
forza acvlTe aguaglìau ti nnìo fa- 
rore , lì avrei divorati . Avendo co* 
itoro intefo, che Ìo era rabbiolo , ri- 
c^rfero aì riraed) ordinarj perfarfigua- 
lì'tB i ma fìa che i noftri Dei volcl- 
r»to puoirli della toro brutale crudel- 
tà., Ga che tni fofle rimado ancora qual- 
die moto di rabbia , moriioni) poco e 
dopo in eccedi di {urore cosi violenti, 
ik' eB\ nvdeGmi lì divotarono. Quan- 
tp a me ^ o Madama , abbandonato 
alla dirpeuaione , che dinotava eoa 
wK^pa^iVattVoli , i .^Mmeva- 

DO 



Digrtized I 



1 



ni gettai (d i corpi H qaefti sfort»^ 
nati fpofi, della morte de* quali io e' 
n l'innocente tagione, poiché non li 
avrei lafciati forprctidere , fe foflì (la- 
to nel mio pofto ordinario , leccai te 
loro piaghe , e rìfiiKaado cwai Torte i' 
^ iltmento rpirai ben peeto £ dolor ai 
loro piedi , e fui eoa l«n» M msdefi. 
ma rogo confumato . 

Ah amabile cagnoliao , difT^ allora 
la Regina di Gannan , cam: io pia*- 
go la tua forte , e qnelta-di ^ueOt fp4« 
lì infelici ! Ma U^^io Fam-Koam» / 
folle tenta dabbio più awftudrato «** ■» 
corpi, cbt pofeia MÌniaft«; Km giS^ 
• MadMiM, rif;^c a MuIMbd. ' 

S T 'O A - ; 

SEnzi afiirt tfalF IvA^ Io pifii f* 
quello d'ana giovinetta ti BKna- 

gar [3), e nacqui da parenti tanto tlla* 
iiri per la nobiltà de'Iori antenati , quan- 
to per le loro immenfe ricchezze . poi 
rcltiamtta MafTouma > e mio ^idre, 
C 4 ' efee 
t (a) Città alle fatde-dfrì-MoM'dt Ot- 

te , che dividono queAit regno tra \ due 
He di Goleoodi e ai W&ponr . 



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5^ Novelle 
che noti areua altri fìiil'unli , pofe wt- 
li i penfjcii 1 riifovarnij un marita 
degno dì ine , quando era pervenuta 
alfEià di didafijcte anali,' .Noa era in 
?erun modo bella , anzi era allo in- 
contro un poco cDotrafatta-, ma ciò 
PDit impedì , che m Signore dei. ne- 
gl'io &ltì di Bifaagar , e d' una bra- 
vura ugi||le, a quella d:i primi Eroi 
dell^ Indie, non mi ncercilTe in ifpa- 
fa. Aveva molto rpìriio , e riparando 
fucilo meriio i difetti di mia peifona, 

.fi amammo con uni {lermìnata paf- 
Aocie^.cbe non eflingueva il godimen* 
Kiii.'^iaDo appena paffait bi mefi Ae\ 
luSa^ maritaggio , eh' cSendofì viva- 
' 'inente acuTa la .guerra tra |1 di BU*. 
oagar^e quello ili Carlinga (a), Man- 
four È^quffl'ejra il nome 4el inio fpo- 
fo ) votà al ròccorfo del lao Principe. 
Comandava -1490 derprincipali corpi del- 
la fua armata, « come un fnltoiiu di 
fiuem^^va t^lìat» a> (Muit qìatno 
s era oppofto al fuo volere , e t^e- 
va pendete intieramente- la vittoria 

_dilU nqitra parte , quando abbando- 
oandofi ad un. ardore troppo fcoal^Ua- 

■ to,,p«nMr& fitij nell'aTtjipia. nemica. 
' Tutti fn^itfai»' la gfasma de' fnói 
Min , m»«oB avendo potato eOm da* 

i ■ . . - fitei 

(« ) tìran' Cittì «rfti il gri*. di. Bi». 
gala nel^ Colia di CMomandel . 



I II ji|)i^ì<itfrr-' 



■ C/Vw/i. 57 , 

faw.Sit;ùts , glì-flomi^ TMgosawkifì 
fi vttterfi in tal gnìfa da uafoluomo 
f.vlitramti , voltarono faccia, e locir* 
cosdarono : rirpettarono in vano lafaa 
bnynn , e giiiiaTOiio che ii rendelTe. 
Non rifpofe Maafonr alla loro cotte- 
Ea k ngn «oa gn» solpi di fciabla , e 
*vv«Btuidofi coai« so kooe (opra di 
^ loro, lì dtfefe lino all'iiUinio fofpiro, 
e da tntlle colpi trafìtto morì fopra un 
cumulo di nemici , facendo invidiar la 
fua forte a que' medefimi , che l'avca- 
riQ in <ju^o italo ridotto. Se la mor- 
te del ibìo .fpofo folle avvenuta ne( 
principio de] eombatti meato , le cofe 
avrebbero bene cangiata facda , ma 
s'era già dichiarata la fortuna pel Ra 
di Bifnagar ; che comprava a troppo 
caro prezzo per la perdita del follegno 
della Tua corona . l>opo la vittoria i 
noDfi. foldati ritrovarono 41 corpo del 
mio rpofo: era ancora dipinto ne' Tuoi 
occhi il farore ; e me io riportarono 
in tale (lato. Ab , Madama, redai in 
f^nei punto sì tarbata, che appena po- 
tei proferire il minimo lamento , e 
fpargere una fola lagrima ,• fi copriro- 
no i miei occhi d'un velo mortale, e 
caddi in uno fvenipiento si lungo, che 
fi darò tutta 1' immaginabile fatica a 
fartnt rinvenire «d una vita , che m* 

' ' Cj u 




5^ Novelle 

Lo fquarciare .le mie vefti , gTsffiar- 
Òni il voho, ed il feno, flrapparmi i 
•apelii , tutto ci6 Ti) il minor teOiino- 
aio del mio vivo doiore . Per accre- 
fcerlo ancora feci imbalfamare il cor- 
po. del mìo Cpofo coi più prezlofi pro- 
fami : Io feci poTare fopra ug magni- 
fico letto e gli dava coniinuzmeDte 
fiotna e notte contrafT^gni delia pifi 
lincerà tenerezxi , Ìrrii;aitdo1o abboa.' 
dantemente con le mie lagrime . 

Non erano ofto giorni, ehi io me- 
ftava una vita sì itiOa , allora quando 
urrà buona vedova ^ Jalia cut camera 
fi vedeva nella mia cafa , corfe un» 
mattina tu;ta afifaiiaata a caTa dì mio 
padre. Signore^ g't JilTe , fino al pre- 
Ktite «oAr« figlÌBDla fa teiuta "pet «i 
ftolelto <fa vtrtò ccoitigilc , venite • 
«edetla » rrnentìre is tin mofocnto 
quella riputacioire , che credevamo a. 
verfeia legiitiroamente acqiiiftata ; at- 
tualmente fi trova ira le braccia d'uà 
Movo atuate , che la oonlola della 
ptfrdffK étl ìtnw V «I iUu&t Mi»> 
fctirC-''" 




cine fi. S* 

QARTA SERA 

tàt MMtMKfcflf , e conelufm* diU' IJi" 
ili di MaffohmM , 

Mio padre, profegnl Fum-Hosm, 
rimafe flordito ad una nuova si 
.pow conforme ai femlmenii -, che io 
. «fera fino a queil' ora moihati . ](ìì~ 
.utó _ dalle Ibllecitaiìoaì di queda 
femmia» pr^fe il tuo pugnale ; e eoa 
elTa penetrando fino nella mìa camera, 
feli6 in un' ellreoia forpiera di non ri- 
trovar altro oggetto del!» mia tene- 
rezza , fe aca il corpo del mio cam 
fyofa,. Io day» tDtIle bui atU faa bai- 
la boces, che tvea allora la morte pr|* 
vau dei fooi pio vìvi colori , quanda 
quefla femmina fenza troppo infonsarlì 
del [DOtivo della mia tenerezza , epre- 
ftando leiie lòUmente ad nna vediita, 
turbai» corfe' ai avvertire oeio padre 
^ibnore^ eh» eli* credeva , eli* 
(io facelfì: ali» di \ai tamìtiHit^ Poco vi 
nancb't dte il vecchi? net» taglìalTe U 
.afta a que(l«. hdllcreta Mcìna , cHe 
colla foga fi (alvb<.d«tlt foa collera. 
Mi raccontò ii loggctt» delta Tua vi- 
lìta 1 e av«a<lD «ompaHìoM dello ft»< 
, V fflw awokr- i« rài.^«t I sua 




tdanto il levarmi dagli occhi l'og^t' 
6 MW mia afflizione , Perciò fec» 
malgrado le mie calde preghiere , e fe- 
-conJo gii orJini del Re di BifnagRrf 
alzar uri rogo fuperbo imianzi )i mia 
cafa ; e fi difpofe fecondo I' afo del 
paefe , a farvi incenerire il corpo del 
: mio f^ofo . Vicina a vedermi priva 
.di <]Be(lo caro oggetto della tenerez- 
-tH , sht la morte m' aveva ^ crudeU 
tOMBle rapito, ruggiva come una L-eó- 
tndTa , che ha perduri t faoi leoncini » 
e mentre che s'accendeva il Cuoco del 
rogo, falli fulla terrazza ddla mfa ca- 
fa , e iatKÌ*ndomi. coraggiofameatff 
.nell: fiamme ebbi la confoiazione di 
morire abbracciando il mio «aro Maa- 
fonr . 

Lafctai appetta il corpo di qnefTì 
:vÌTtuofi Indiana , che pa(TaÌ fuceeflh- 
vamenie in altri , n;' quali RÌeate m' 
,avveffne di fÌRgolarC' Fni Ape, Gtif- 
: lo , e Topo . Ab quanti fegreti , rìpr- 

fiiò- Sulchenraz , dovete aver vednto J 
Din queft' ultima forma ! far^be, o f^' 
iMtdima t profegel il Mandarino, 
'4er trd^re il fondo- d' un abUto 1' ìn- 
■Rafwcadete di brvt ti racconto di tnt- 

J r forJaDterie da me vedute , o in- ' 
•«fé fare &tto quella figura . - Quante 




! VB famn» c*t 




Cine fi. 6i 
n Mmc , e abbandonarH ad cllrenit 
difordini ! Quante vsdove rìuiarirate 
in fegreto , o vivete nell' jieontÌBeii- 
za quanti recch! ii(«wtti biKitdi 
per la ilravagaoza loro coadot- 
ta I quiriti ricchi ridotti all' uitìmi 
miferia per la fregolatezia ! quanti 
mendichi refi infolentf dall'opulenta ! 
quanti ipocriti avrei potato fmafcfiera- 
re, fe avelli avnto Turo della [arela! 
quanti Cadis ncn ho veduto vendere 
ia gioftìiìa! quanti Bonzi, Dervichi, 
e Calenderi non ho conofciuto elTere 
perfttti fcellerati fatto fpoglie dì mor- 
tificazione, e di pietà! poiché alla fi- 
ne , o Madama , non v' era nè Corte, 
nè Camera, nè Palagio , né Confeglio, 
Appartamento cor. tanta dìlìgen» 
ierrato , dove non potefli pallate ,'e 
.rulla fuggiva ad un occhio , che vede- 
va rutto, e che nulla impediva diof- 
fervar tutto; ma dopo elTere liato Cet- 
ra anni fofto ta pelle di quella beftio- 
la , e if avere remila, una pane della 
PcrGa ; e à«it' Isdiie * peri) finalintatr 
cone quali tatti i nùei'fìBiiHVfm'fiHr- 
ptefo-, e (^zzÌm àt no gg^ ; . - i 



- ' \-i„DÌ9Ìli^e<' Google 



6z Novelle 



Avventuri dell' Iman Ah^enàt- 
nuà. (d) 

MI trovi! in un iÓante id OiniK^ 
net corpo d' tiii giovan* ctiia-" 
anto Abzeoderoud , j[ quale per una 
profonda lettura dell' Alcorano arrivi» 
fad elTcre (b) Imao. Mal§rado qnefla 
dignità , che doveva KDdernit pi^ tir- 
«Hpetto,, era (lato Tempre X\htt- 
tiao \ mft il, gran Ptofeta- prr *ia d' 
■D .caffigoafbi fingolare mi linife sti 
bnott cammino- travi neltfr mi» cof^ 
trada SD» giovine vedova d' uni eoo- 
pio» bellezza ^ eh'' era a(Ui ib^Ktt» 
iT ioco ntinenz» mori quela (trango- 
Iita da ni» o(To eh» inghiottì mangian- 
do co» trtppa- voracità / e lìccome 
la fna eafa , dipendeva dalia tnìa^ 
morchea , fui chiamato per l 'Abdeft 
(c)| e neir emozione che femj alla vi- 

. (*) Qlieflo nome in. PerCano fisnifa». 
Home d' acqua vìm , 

(b) L'Iman h una rpezic dì Cutato; 

(c) L'Abdell o 1' abluzione dei corpi 
i un punto (fci. pi^ «ficHaìali: nella religio- 
ne di Maometto , Se ne fervoiuv i iuOÌ 
ftguaci non folamente per neture i corpi , 
i»a^ 8' immaginano' ancora di purificar 
con ronzo 1' anima dà tutte le " 



Digilized (^OQglc 



Cifiejf : 6^ 

Ri dì tanta bellezza non pmei tratte- 
normi , ch« noB efelamaflì eoa mol- 
u Kidifctuime i ak l gran Profeta ^ 
mi ffim^eì felke avere ga-. 
flati ODO qaefta bella vedova ! piace- 
ri } che TÌfervate ai voflrì credenti coti, 
le H^Brir. Appena, o Madama, pro- 
nunciai ijMefle parole iodecenti ai mi» 
carsttere, ed al mio cTercizio, «he la. 
mia mano» cbe m ^lon pofaMMU 
faada Ài qóefhi Feminm , on nioto 
inuoloRiarì» , Saaà fapere , coinè cih 
ioSe frguito , . mi trovai il dito nella 
Tua bocca , e ì Tuoi deaii me lo ferra. 
Tono con tanta vblenza^che gettai dell* 
altiirime grida. II mio llapare fu ugna- 
le al mio ialmt 1 e taalsrado tutti t 
«lin iforai non poiel ritirare la mia 
«uoio . E per evitare lo fcandalo pteH, 
ed 



la Tua pregliiera fenza tvtre foi'ifdna 
a (juefto debito , pafTar,;bb; per abomine- 
vole peccitore : e le fcmm'iis M*omet- 
ticia v' ubidifcono tanto puntualmente ^ 
che lino da elTe depoflo è cosi netto, 
come il lino bianco, che prendono mi- 
te femmine d' altre nazioni . Non t Ut^ 
■neace queli' ufo stabilita dorm» la bio 
vita , ma eiiaNdio dopo la loro amte , 
• «ti InaRÌ,el Ioni tltmml { tfnM fr. 
«B fpoie « vlctt} OiUW» CHI àifm» 
k ttttp BHKi. 



«4 



Novetiè 



9à frCegO) la rìfolazioae di tsgliartnì il' 
dito , è mi titirat a cafa tutto inrao- 
guiaato ,fiagfi<ìo d^aver ^tta per po- 
ca accorttzza queda fìniflra operazio^ 
oe , per la quale fai molto beae am- 
malato , 

Ua attinte osi (Irav^ante mi 
ftee rientrare in me (leflfo ; e mi refe 
tosi applicato ai doveri del mw im- 
piego , eh* era conCìderaio come un 
nomo amato dal gran Profeta . Era 
cosi dedito alla preghiera, «he a qua- 
lunque ora s'entrale nella Mafchea , 
mi G trovava Tempre leggendo l'Al- 
corano ) o in una profonda medita- 
zione • Tanta virtù cagiortb dell' 
invidia n^li altri Inuni : appoQato- 
ho una giovancna per impegnarmi a 
contaminarmi con ella : refifteiti coó 
coraggio a qoefta tentazione, e licen- 
«ìai quella impudica con mioaccie . 
Rellò ella tanto irritata pel modo , 
con cnì la trattai, che rifoluta di vctt- 
dicarfene , fi diede m preda ad una 

-di quefti ìmani e appena feottlS gra- 
vida , che avanzando air oltinfio re- 
gno I' impudenza , ebbe V ardire d' ac- 
cnrarmi d'averle fatta violenia nella 
Mofcliea medeCma ^ di cui aveva T 

.aauniaiftrazioaa . Una tale piofana- 
zioBK «Mnmfiae contro iti me il pc^o- 
Ì9 ' 8*ì imi» ni^ awftaielli ooa ^ 




Cinefi, rfj 
■A rì(>MBit»oi»o t « pel loto cretKto 

fui polio in Bn' ofcurifTima prìgtaDe .* 
Jjve fiiff'j crudeitnente fino al mo- 
mento del parto é\ qui'fta infelice . 
. Il Cadi allora ai,';n<!r"TiÌ fatto coi.)ur- 
jtì al ojpczzale àsl faci letto colie 1' 
ifUme , in cpi ella faittva Ì più vivi 
Allori , e averti rtcevata di nuovo 
la fu» diehÌMaxione , io era per cRe« 
abbandonalo all' ultimo fuoplitio , Te 
prendendo oelle mie braccia il figiìuoJo 
nato da quella caliinniatrìce , ercì.imtiio 
non avelTi ftioda la Itngtja , o fan- 
ciullo , e dìcliiara quale ùì il ttio vero 
padre . Lo ctcdsrerte , Madama P Si 
fcnti itn' incognita voce , che nomittb 
ti «ero fuo padre : cosi reftai dichia- 
lato innocente dorila profana7Ìone , df 
cai era accufato. 

Dopo tina sì autentica dichìarazfV 
ne fui ben prelìo vendicato de'nuvj 
nemici : la calannìatrice , e i ttC 
Imani eonvlnti dalla fona ielU veri- 
tà confefTarono il loro delitto , (am- 
no condotti foori della Città , e ab* 
. bruciati vivi . A me fu rellituita la 
mia Mofchea , e fui pofcia Tempre ri- 
guardato io Ormus eoo tutto l'OnilM* 
ginabile tifpetto. 

Prefì cura della educKzione dd baia- 
bioo; gli diedp una buona Bodrìec, « 
. ^e&o giovxìietto , cke po&ia foe- 



64 Kovetle 
cedi:-»; al mro tsi piegò fece bea 
Dofceie lìn dalla mammella la Tua boti* 
(à, e ne diede ancora in due occafìóai 
de' i;fì^ni/Iimi faggi. Un giorno , 'che 
la Tu* nuiirice lo teneva tra le Tue brac- 
ci», vedendo paUare ua Cavaliere Per- 
Tiano di buon garbo , e riccamente 
velUto, ella dilTe fubìto con aa tuono 
di voce affai alto- ; piaccia Dio , che 
'il mio bambino Sa un gìonO' firnite 
a quefto magni Sco Signore iì ba«i- 
U|K> tafcib toflo la mammella ^ • ri- 
goardb fìiratnente il Cavaliere . Era 1» 
nudrìce in Dna forprefa fenza pari di 
quello moto , allora quando pafsb ìn- 
Daazi U fu» poita BBUomOyC^G fni* 
flava ; non pennettete , gran Dìo ^ 
ihf a* faeem tnii 8 fimite a fttò 
Igtiu&tb, crclMobelIa; «a ilftctha**- 
bino volgendoli verta di irt noffA di 
bramare d'avere la medefinta forte. 

C^ome un buon Mufulmatio dee 
una volta in mia andate a Medina , 
t alla Mecca , ed io non avea mai 
Atta qneDo «ia^ìo i ottenni tlal R« 
14' Ormos la licetz»' di ' farlo . Racra- 
Ri«««4n It mia IHfffdiea ^ e' qeeAa 
bDÓa Ur al imo MoeaiB (a) , « dopo 
molle fatiche arrivai alla trmba del 
■oDro Profeta : gli refi grìiie della 
fea protezione il vifibile} e dopo aver 

■ . (a) ll-Jfti«ìn ì una fpecÌB di Vicari» 



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Atto fai monte Anf^t il folito (a) 
' fagrìfizìo, ripigliai U (trada d'Ornras^ 
■Jowe amvttt sì tarili, chs elTeoil^ fer- 
rate le pone fai collrcrto & perOottirc 
nel f^)b<irga. Non fipcndo dou'aadtr 
ad allog^ijrc, dimandai coperro ad ua 
iinmo, ch^ i/ìdt lulla porta diunacsfn 
aliai vaga, EgU mi fece molto corte- 
ff mente eotrate, e avendomi fatto paf- 
(are in ona fsla molto beoe aggiuntata 
ni pcefeaiìk la cna-^ e fece matcere a 
noflta tavola una feminìaa di circa qua- 
ranta anni , eU era molto gruiofa . Paf^ 
lamioo allegraments la fera , e pofcÌR 
avenJDmr condotto ta an» camera , 
dnve fui lafciafo ia libertà , chiuli la 
porta, e mi caricai. Era qjnlchfora, 
che godeva un fo ino tranquillo, quan- 
do fui fvegiiata all' impioviro da uno 
fpettro fpaveatofO} ctu mi tir& perla 
braccio . 

~ (a) Quelli^ monte ^ a^i vicino alla 
M:ct:a ; i Mm'uiinanr vi fanno orjiiuriii 
menic il fagfifìzio del Montone . Preten- 
doro, che Adamo ed Eva dopo tiTere fta- 
ti <Xi\ k'aradtfo fcaccutl , fiicono 1' uno dall' 
altro feparatr pel corfo di no. anni per 
fjr penitenia , e che finalmente 1' uno L' 
altro ccrcandofi , fi rìcoiKbbero , e riu* 
nirono ìnfieme fulla cima dì quelta mon- 
te 1 il qu^e per quefla ragione preTe il 
fiMRMHdaMit (iml« Amba; che %iL- 
fi** soa^ccEe , 



H Novelle 

QUINTA SÉRA 

Cù^fìtuti}"" * * tonti tr/ìan» delh Av^ 
vt>ti»re dettAman Jflitand$niti. 

SI" m' arricciarono d'orrore i aptì- 
li , qtianJo al chiaro tJ^IIa J.uoa 
e diilin.amcntc viiJi un- nomo ton« 
nudT trafitio d* piiJ di jo- pngnalatff^ 
t eh' na ^a ratte le^rti grondante 
di faague • Kob temere y faggio \h>- 
zendcroud , mi difle non fono in 
tftato di farti'maie ; anzi ho I»ifogno 
di te per ti?ete ver).Y;ato . Afcoltami 
(òlamenie eoo attenzione . lo era 
non ha lungo tempo , il padrone dr 
queAa cafa , e mi (bfpQQCVa a par- 
tire per irpaan, quaoda qiit moglie , 
colla quale hai ieri cenata , profitti 
di queRa congii^iiaTa per anafGnar- 
mi con i'ajuto di mio fratello , coi 
quale era in commerzìo criminale . Do- 
po avermi ambedue pugnalato ìa qaetli 
medefima camera , m' h^nno poria- 
to in un pozzo d'un picciolo giar- 
dino di quella cafa , che hanno po> 
Icia elfi medelìaii riempito . Ua de- 
litto di qaelH oatara bob dee paffu 
ìa^in . Va a ca&i del Caco. (a> 

.10- 

()) Gnudicé (U cirìl«4 dal criorioald- , 
e deli* polìna. 



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Cirfcfi . 6p 
toflo ctie afcirai da ^elìa cafa ; fco- 
priglJ dò , che io ti dico ^ che pani- 
fca gli anco» detli nua morte^ è che 
dia al mio corpo la repohara, che me- 
rita ogni Muiulmano , che ha ptm- 
toalmente olien'au La legge di Mao- 

Potete penfar^ o Madama, in qual 
nanìera io pa0ai il teflo della notte, 
dopo che difparve lo fpetEro . AppC' 
na principiò a comparire Ì4 gietno , 
che ufcendo prontameme ,da cjueRa 
cafa lenza prender congedi da' miei 
oVi>ìti; corlì a cafa del Ca^ì , al qua- 
le narrai quanto m" era accaduto . Se 
non avefTe già faputo i principati av- 
Tenimeuti dì mia vita , avrebbe du- 
rata fatica a preftar fede a! mio di- 
fcorfo ; ma effendofi fui fatto porta- 
to coi fuoi Halas (a) in quefta ca- 
fa , e avendo fatto cavare il pazio , 
che era colmo , non ebbe appetìa tro- 
vate le prove (ìcure di qnello ornici, 
dìo , che la moglie , ed il complice 
conreffarono il loro delitto , e'forórto 
coir ultimo fupplizio puniti . Si i\i 
ftpolnn ti .cadavere , ed allìfìen- 
. éo lo a,^«fta lugubre ceremonia 
don rffparmi» le mie preghiere -pel 
ripofo della Tua aDÌO» , Rìenuai po- 
fcia in mia cafa \ e ^lla bedetìma 
- notte 



70 JMh 

' Berte appesa io era idilormentato , the 

m'apparve di nuovo lo fpettro, ma ìq 
ODO (tato ben differente da quello, in 
cui l'avcira veduto la prima volta . Io 
foBO coatento di te , mi dille ; il tuo 
oritstevoifl ulo m'.faa procona kfc-. 
pdtnra , te ne rÌDgrazio , e vogjì» ri- 
coniorcere il tuo bvem : ^Ìed«m ci^ 
che più t'aggrada : io foo. pento ad 
accordartcto . 

Dopo avete qualclie tempo ptofa- 
to , efTeado interamente dUlMcatO dal 
ipondo , non bramtw nk ticdmze , 
ni dignità , ni ooorf | vorrei , diflfi 
allo Ipetiro , eflere avvertito tól'or» 
della nia morte otto giorni prima 
che fucceda , acciò che da buon Ma< 
liiuTiaDo mi pTepaii a folienerta . Te 
llaccordo y lipigtiò lo Ipettio veu^ 
io ilelTo ad avvertirtene ,- coatìnua 
fempre ad efàmmente leguire la ìeg- 
ge drì gran Profeta , a (are le cin- 
q«e preghiere ordinate dall' Alcorano , 
a non mancare a4r abluzione cotanto 
da^Maomeiro raccomaodaia , e to ve- 
drài^pprcflìmaiG qneflo tenìbile. giorf 
■o fenza leiiierlo . SveglÀtO fh* fai 
tacconui quefla Tecendt ippanrioM 
a ^attro o ciuf oe de* miei amiti « i 
^Dali non ne fcuK>-dH n4nt« cma 
volttfe pieSaivj fede . Qmmo « »• 
ftiftiSo ci» Boo foie il frMto i' w* 
ivi*- 



DigilizBdb^^ 



Cineff . 7 r 

InaglflazMM li'caldau^y, cn'applieaì 4 
fate delle kaoae azioai , e eAicaic 
•Qn diligenu il fiiKittlIo , di 'cui 
V$ cartuto . . . 

Scorfe» «eaii anni , ne' qoali qne- 
(Iq giovane cimoiinò iempJS nelle 
flrada della legge Maomettana ; lo 
feci mio Mue2Ìn , ed ebbi, fempte oc. 
caCone d'ellere contenio delia Àiagn- 
tjtudine . Un giorno , che cinque o , 
fei dei mìei amici erano venuti a vi-- 
ficairmi , li trattenni a praoro , paP> 
facnino molto allegramente la gior-' ' 
iuta , ed elTendo verfo notte fopra. 
giooto ua g»R temporale , li fermai 
a- era a ^ e a doimìfe . Eravamo ref 
io .fai. fine ttelift cesa , osando t)£i- 
pjahtare alta aia porta : corlì con m 
lata» per vedete chi mi > dimandava ad ' 
un' ora sì indebita ; ma quale fu la 
mia forprefa di riconofcere l' nomo , 
che mi era già due volte appatilo . 
Ti aiantengo I». parela ■,■ 'Vtnuotì)< 
Imano mi diffe , e ti vengo «d laV^: 
vifare I che fra otto |^oì soa favai^ 
pià annoverato nel numero dei vf. 
reati . 

Udii appena qnefta falminante fea- 
tenza , che featii ud eflreoio tieRiote. 
,ÌB utte.le vie matbn ì liiBtni im1- 
la: «aU bla aaaiito rpavutato , che 
w- nkucm-wBttf^ tmì^i «ìc> «ali- 
ai. 



^2 NvwlU 

«i ; « W dfffi loK il f^g^ . Qoan- 
um^De nel loro ramerò vt ne fouera 
dnf t ft' quali aveva già 25. anni in 
circa DarraCe le mìe avvencure , ctit 
trAIUTODo tatti da viflonario , c mt 
dillero , che i digìusi <lel Rama' 
dan (a) e le flraordmarie anfleriià , 
che /acevai m' av<ano imfreffa que- 
fla fwtafia . Nmi- mi giovò -il ram- 
mentar loro riQoik del nioc», il'^ 
aflalTinio, le foe appartaìoBi-* wfftvd. 
I^ODO oelU . mednima .mifcreaenva v 
'me io perfaaro delia verità di quella 
IuedÌ7.ione, m'atóaodoosi ad un :i mor- 
tile triflezia 1 non già per liucrefci- 
memo- di iafcÌBre la vita, ma da SpA-. 
Ve^tP 4i,a«ii fflÌHC;abbkaBBza pon . 
ì^i difintfc^àe aU«M ik mia dcGdnì*,- 
t»a eliendonii.ee» fiata IMetà pre^ 
iato a qaefto giaa saflaggìo , qoanto 
pjù m'avvicinava ali' ora preti iTa , tao- - 
té più fcntiva divenir tranquilla 1» 
mja anima . .11 mio allievo fi ftrug- 
geva in pianto , e vedendo die io fta- : 
va meglio , che mai foiVi flato per lo ■ 
addietro, procurava di perfuadetfi , eh* 7 
il ttiomeato della noflta feparazioM - 
non era aocoia cotanto vicino-. 

Arrivò finalmente iJ giorno fatale . r 
I Biiei. raedeCmi amici vennero tutti 
f . ■in* 

■VI»* - 



in mi* eafe ; mi tiovaroQO oteopato 
■nella lettura ieW Akorano , e non po- " 
-leroro iitenEre le lagiime . Fafsò .la 
.f;icriura fcnis veruno accidente ; venne 
ia ■notte , ed io ancora viveva , ed io ' 
ftelfo commctava a cwderéi che ihl. 
treOr ingannato lo Tpcttro qoaiKl» 
votenifo travettar la mia corte '{ur al" 
coni bifegni , molte colonne, che (or- 
niavatio una (peiìe ài galleria tu U 
foirniìtà della mia cafa , fi diKaccaio- 
BO , e mi caddero XaWa teda . Allo 
Crepito di ^^dt estinta «ccorfcro i 
anici , « trovatxlbtnt iDtt» is 

ttoppo ooDvìnti della •verità (Mlr pre- 
dizioni dello fpeiiro . ■ > 

Ecco degli avvenimenti -molto ,fìiig(ii 
lari , difle "h Rc£;ÌDa della Cina . TanW 
■più mi piacquero , perche ccmbattff. 
no DB poco il vcflro lìflema -della 
trafmtgiazione ; n-a rtom voglio p« 
ti poca cofa arrenarvi ; coruinuate , 
faggio Fum-Hosm , « diteffii-^-j 
che por«ia dìventaile , Artofrì^^^US 
ilo picciolo rimprovero ri MaodMiéO'^ 
e ^fega) in ^ueAa ' guife ^ ■■■ 



Tm.t JPft«. Ciii, " ■ D ■ :V I5T0 



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/-r Novelle 

ISTORIA. 

Drtla hlla Jl-Raoulf . 

PAfTaì i Mitri y Madama , ecl en. 
trai a Vilapcor (a) nella lami- 
glia d' un ricco Mercante Indiano, di 
cui animai 1' unica 6gliaola . Dopo 
ot(o anni , cV era al mondo , mia Mi- 
dire non aveva partorii alt* 6gliiwlif 
c mio Padre volendoG vendicar' della 
forte , che gli aveva ri6«tato m. fi> 
gliuoto , fi tlndiò a piotittarmì tut- 
te le peifeaioni , che pcnoco diflin- 
gueie ncn rolarrenie una femina dal- 
V altre perloae del fuo fedo , ma ezian- 
dio che rendono un Domo compirò . 
Avta^ luHC le neceftarie difpo(izi(>' 
a) per ìraptraTe le fcicnie anche Je 
^E) «Aratte , ed efiendo non men ac- 
corta , che bella e ben-fatia, eb^i tut- 
ti i macfìii atti a coltivarmi Io fptri> 
to , e il corpo ; e liafcii così perfetta- 
mente in tutti qnefti efwcizj , the di- 
venni ben preflo il fuigetto delle con- 
verraKÌO0Ì 4i tolto Vifapour . 

Aveva appesa fedicì anni , V e,\va~ 
ta ÌB mm t Bella quale aveano le gra- 
Eie pd^ mti i kvo vezzi folla mia 
pef- 

• - ,^.><:;kti iurte, e «rialBdel ^f^t 
iK Cecm Mita Fenifcl» va il Gange . 




D Ì9Ìtizèdbu^o4)gIe 



C'wéfi . . V, 

fejUti», nc.^ aveavi un giovane ledia* 
no di qualirà , che ncn (acefìe tutti i 
funi i'.ortì per cntnernii in irpola . 
Ma non sb rer qual ciidele capric- 
ciò , TI. io Padre nun tutardo le loro 
inchieile , prefc U disegno di darmi 
»d un Vifire affai vectìiip . Colui , tht 
fpofai , pottndp più t,oilo pacare pet 
mio trifavolo , che per mio fpolo,. le- 
ce ben preflo pendere tutta la fperaa. 
za ai tniei ptetcntfenti , Benché le i<iiea>- 
«, che io poflcdeva all' nltitno fé» 
gno , m' avelTero data occafione di 
leggere mìVe cofe amorofe , e galan- 
ti T non eHendo^i accora fatte in 'tre 
fentir le pafTioni , non era giammai 
cortimofTa a qaefìe letture, ma 1 amé- 
re dalia mia l'emplicità «fiero livcltòv 
tutti i miei fenttmenti contro di ine 
mtderma , quando mi vidi Cra 
le bractia del mio. vecchio fpofo , e 
per mezzo di continue Kiflellìtmi mi 
fece comprendere >1 Soggetto cielle la. 
SrìoK ili taptt.iVBiaiitì ,pcr la lora Si^. 
^noré , f ,sÌM li fovrana felicttS 
cr^ d^ ftraie, c d' efieie amaro. Co- 
si f;iiidata dalla natura , dalt' amore, 
c dai difcorfi di femiiie mie amiche , 
le quali cooofcevano I errore, che fen- 
tiva per lo vecchio Vifìrc ^ m' accefi 
»U' etlionó fanzB-.c(UK)rc«er«ggeiio; 
dt «ni il mio cuore bramava il pofTer- 



Novffìle 



arNRo CMrlto aveva br3 forelU , 
eh' era Vedovi , della di lui età in cir- 
ca / aveva gran talento , e tencnio in 
fna cafa da più di is. anni accademia 
étì più dotti di VìTapouT , fconginri) 
foo tratelto 1 permettere , che io a(IV- 
fletTi alla loro aRemblea. Egli tn' ac- 
cordb quedx liberti , e non fiii appe- 
na isirodotts , che rellaì colma di lo-- 
dt per ilcunr opere ^ che loro leflTi ; 
ma q«Ue , che fih fai toccarono , mi 
«csMio dallf pane d* un jiovanf Sb 



, SESTA SERA 




CcH/iKnayf'oBe , e (cmlufibtit della flf- 
rÌ0 dtlta bella Al-Ratuf . 

INcflri occhi s' incontraroTo si fpef- 
fo , e con tanto attacco , che 
lien prefto fentimmo tutt i ir.oti d'una 
violenta pafTicne . Daottd fotto nctni 
finti alleUava gli otetchi di tutti ì 00. 
fili Arcadcmici con veilì dilicaii , e 
CAnjoni .tenere , ed anotofe . Noe Ai- , 
rò fama bd oSefvaref che le operf , 

a poco f iù appiflìoflafe j é ndendooil I 
j^peO». i fuc- étfcAlì'ÉAHierìofi . de' 
fD»li egli - SaUt tniivK |)eiictt{itns 





il 



Cinefi 

il fenfo , prefe alta fine l'ardire ili feri - 
vermi , t di rfHegirtiii eoo od bigliet- 
to tutta r atrtore y che [«itiva-per mn. 
Ricevrì nn eilremo piacere alla let- 
tura di ^DcDa lettera , vi rirpotì e 
regolarmeate pofcia ci fcrivewiran . 
Era più ti' aa mefe , chr contitiuiivt 
quello commerzio di lettere con 113' 
«Ilrema fbdisfazione -d' anibedae,^. 
quando un biglietto) che '4ctivevan 
Daou4 , efTendo per cattiva fort; car 
duto nelle mani del mìo vecchio ~<na- 
rito per aegli^nza di?l pnrracore fi 
itrmagÌQÒ , cfie awefli eiTen^iat menta . 
mannaro al mio^dovere , e cocnunicì; 
qué'ta lettera a mio P*dre, Ah, Ma- 
dama , pvolegirl Fum Hnam , qual 
durezza trovai in quelH doe vec< 
chi r 11 primo loro difegno' fù di tra-' 
^gaermi con lìiille pugnalare* tna vo- 
lendo ambedue falvars la lo^o ri^tt' 
taiioie , alla quale p.-nTavano chf dalTì. 
uni mortale percoiTa , rÌtr^;tTono ua- 
efpciJi'-«te affai lìngolare . Uirettameti- 
te Ibpra un luogo , dov' io foie^m ac- 
conciarmi la leÀa , eravi un bu!la di. 
marma t che rapt^refeiitava anojjeÌao*s 
Ari Kc ; era folfenato da una cornì- 
cfr, * fernrtto con dn ferro, c'ie .01^, 
iando a tiawfo della maraglia rife- 
fiua Ìb tma camera difoccupata . Ag- 
jgio^M^-^neilo ferro in modo > ch« 
D 3 l^ 



■yS Novelle 
ìeuando la vite , potevi il biiftì ti- 
berini Copra . M' cHervaronn per us 
baco, che fecero in quefla muraglia, 
e fceglìendo il tempo , in cui ac- 
tontìava il capa , il bal^o pel loro 
meno fi ftaccì» eoa tanta prontet- 
23, che ne fui fchìacciata prima di a- 
Verlo vedalo cadere , e fui in quella gui- 
Xa punita d' un delitto da me noa 

Quando Ìo cofnpiango queda mìfe- 
rahile Indiana , difle allora Gulehen- 
raa» e qnando fono biafimeuolt i pa- 
dri, tlie fì difonorano con matrimo- ' 
«) cfltanto fproporziowit'i ; Egli ■* ve- 
Mixbim, concinub Fum-Hoam ^ 
'A* qtMfttt la Torgente delle mie 
dif^rszré: fQ3 le fcienze , nelle quali 
m' avea mio Padre fatto iffruire, ' 
non vi contribuirono poco ; c non co- 
nobbi che troppo colla .nia fperienza 
(he il peoficre di regolare lafuafami- ! 
glia dee faA tutta V occupazione d' a- 
n« femina oaefla , e eh' è una fpe- 
zié di miracolo i fe volendo forpalTa- 
ré il Tuo fefTo, ed appigljarG allo Au- 
dio , V orgoglio , o qualche altra mC-. 
fìone da piìi temerfi , oon lefà ti^cib-^^ ! 
rare i fuoi doveri ... 



ISTO- 



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C'inefi. 7^ 
ISTORIA 
Di ]*xàéà\ 

ALI' nfcire dal cQrpo di quella ìa- 
felice vittima dell'avarizia » c 
dell' intereffe mi trovai trafporiato ÌR 
un iBomnito in un villaggio ne' con- 
lorni di To'cos (a) che avea la natura di 
tutti i fuoi doni arricchito . L' aria v' 
■era falubre, e pota,- dell' acque chia- 
re come ii crifiallo , che fcendevand 
dalla cima del Monte Pecras, ìrrigaw 
no con mille rulcelli d'un'eftremsft*^ 
fchczza, piante d'una (ingoiar bellez' 
za: vi fi vedevano groggiedi lutre Itf 
fpezie ; e i) terreno di quefta campa* 
gna conteneva nel fuo feno miniere S 
oro, p d' argento, 'che non avea an- 
cora faito cavare l' uatasa capldU 
gia. ."■ . - ■ 

Un ricetf pallore df codeClo vil- 
laggio abbitava un poggio aoieno , 
D 4 do- 
(a) Jolcos è un' antica Chtà della Ma- 
gnefia Provincia della Teffaglia , che al 
prefente non è che un villaggio chiama- 
to Jaco, fitwto alle -felde del Monte Pe- 
lion 0 Petras . Quefla Gttà è il luogo 
della lafbHa diluibile ,«iddttde .egli par- 
« A^l ArecMHdlUa ewnjte del To- 



dove area faito (jhhriciire QiIì. cfimn» 
dilTìma cafa . Nacqu: da tjiten'i LM inre^ 
e da fus moglie, c fuinrrmri JezJatf, 
e la fortuna , cliJ mi fù piuiiga d^-l- 
Iff Tue g-a7.'ie , comparir mi ftce in 

goelii luoghi fatto forma della p^j 
ella donzella , che fUlì ghnui»! i« 
. Grecia veduta . 

Un giorno , eh: Ì/rÌranJa le mie 
eomri;.ane , !e quili pilfavano i. giòr- 
ri intieri t^reifo limpide fontane- . o 
Btli'oinhroff QUs ad inf^^wi i d\Ì- 
' xi veloci , ftorrcva i n ^ft''" bjfchi , 
e che precorteua il mio IcJii.'re , tnì 
fi prefentb innanzi nii p.ift 'fe d' un» 
«rribile figara . Mi diede in q^el patir 
to délL' ali il timnr»; ipi poR dì tatti 
Rik. p^a. a> fi^i^re ; e qaelta fpezìr 
di mollro inreguendotni tonun'eftremr 
velocità diffidai deHa ccbrità dé miei 
piedi, mi rivoltai, e gfi fcorcai ii mìo 
iuóo ; ma noi avendo ben ferma Ì3 
mano , fallò il mia colpo , t quello 
brutale avendami allora fópragtanta Mk 
fenia dubbio per uendicarfi 4"' n>«Ì 
difpregì a fpefe del ttiio onotc ^ qnap^ 
tla un amabiliflimo Cavaliere acforrciiir 
ia alle mie grida , gli tagliià eoo, Dn<. 
l^iabiat» la tefta . 

Io era cotanto turbata , ^om^ 
fr ivvicioà il mio ^iberatoK * che w>n 
ebbi B» falameatf U feiu-dt jiQsra.: 



CineJ^. ti 
tiarIo~, ma né pure d' oppormi a Tuoi 
(fefìder; ; 'e le m' attaccò ion minore 
brutalità di quell' inlolente , che avea 
. Dccifo, BOQ fù meno di lui ardito nct- 
l» fu» hiraprcfat e pervenne al mede- 
fimo' fegno per una dif^rente iliaca . 
Non ebbi appena ricuperaci- 1 ffli<;irpìr 
Wrt , che oppre^a dal più vivo doloif 
B'' fffi mille fsaguìnotì rimprbeen 
dell'azione commefla. Le aiì« lagrìmt^, 
e le mie raddoppiate ^rids noa gli 
diedero t3rnpo di fcufatà del fuo trar 
fporto : temette , che non accorr^dera 
perfone tiel luego , dov'eravamo , e 
riialendO' a ^cavallo fparl come un ba- 
leno ! Mi 'ftrappai i capelli , e mi 
Pj^colB ri volto , ma U mia dilperi- 
ztone non recava rimedio alcuno al ' 
mio dolore , il quale ancora piii s'ae- 
trebbe , quando m' accori! , tlie portava 
nel mio fj;no de i .ficuri conirailcgoi 
àelli mia tiii'i;rai:a 

Solerai! tare ogn' anno a JalcosuM 
{erta pm itaptt^iun ie paLÌoreile di 
^òe' ceatotai ad evitar le lotprcfe d' a- 
more ; e principiava quella (erta da 
una pnrificaz-ione , chi fi faceva ba- 
gnandoli in ua finmicello , che pren- 
deva la Tua fotgente nel monie . Per 
qualunque Tcufa che io adduceffi per 
non intervewrB » ^»b&a .feiì», noo pò- 

D g su* 



mie eontpagne ad imitarl» . AviitntrM 
fatte fulia (poaéì del fìame : ci l'por 
eUaBiiBct folio una i^nda a quctlo ef- 
Ktto innalzata , e credendo aalcoDder 
Iftieglìo la^ mia debolezza , U ^uale m' 
immaginava non effere ahhtSmnà- ttf- 
perta dal velo, th' a«a fot co^^ a». 
i:ac£iai precipìiofamente tKiruqfla fiao 
■3) collo . Ma . o. Madam» , appena, 
tie featii la ftedd^zza , che (Iraordina- 
tiamente favellando il miferabile frut- 
to dell' indifcrezioDe di ^uel Cavaliere», 
«addi {venuta tT» is braccia deUe mìo^ 
,-co!Dpagne . Avendo tal voUo tatti 
fintomi d' itoa peifona m<»ÌboiuiU , &, 
pielè la rìfoluzione -di portarmi a ca— 
fa di mia Madre . Sia qai Don s' 
ancora veruno accorto del mio fallo / 
h femplicità dì quelle gìovanette non. 
■facea loro fofpettare lo^^lUto , in cui 
«ra : ma mia Madre appena mi vide , 
che molto- fcoulìgliatamenie gridando/: j 
al^ difgraziaia, efclaoab: , piacefTe agli | 
Dei che- folli' moita. nel ponto della 
ti» mfcita ! Eb non vedete voi 1*" 
orìgine del fuo fvenimenio ? Apriro- 
no allora gli occhi le mie compagne | 
"reftarono ;pur itoppo convinte del 
mio errore , e facendole il To0a- ] 
"re afcit- l^una dopo, t' atua , fpatfcfo. 
'ftr- HOm- 4a'fiMmv» ieUiH' di%azia< , *" 
^ tCttiiKA:*. ■fift-^keifa.^a. 

' ■ - ■* , milk 



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8; 



mia morte dalla le;^§i di Jolcos ; non 
lì lavava una fimile iaraoiìa > Te non 
col Tuo f»ngue , quando almeno wluf^ 
che n'era l'autore, oon fi jtrdenMde^ 
per.ifpofare colei, ch'*ye» difooorara; 
,oaie appena riavenni , che lelTi cella 
àccia di nuci gli affifteaiLU muCnt- 
KRza.di mane.f ■ . 



SETTIMA SERA. 



f^onttnuaz:ane , i conclufìons tieli' Iflq~ 
ria di Ji^ad. 

IL dolore , eh' aveva di trovirmi iir 
quello (iato, l'infamia, che ridoa* 
dava alla mia famìglia , e il timor 
del fuppliiìo mi fecero abortire . Dopo 
di che noQ fi differì più a condurmi 
nel luogo medslìmo , dove vittima 
della brutale palTioue degli uomiaì 
doveva ritrovare una morte lìcura . 
Cib , che accrelceva la dirperazìoop 
di mio Padre , fi era , che fecondo il 
medeiìmo coflume flabllito in- Jolcos , 
dovea egli medefimo troticare il corto 
d' Dna vita infelice , che m'avea dato 
iotto l'afpetto d'aflri fdegnaii . Invo- 
y cavti di tutto mio cuore il Cielo . e 
ìl^ ^«gavo di fai cotu^tccre ia' ipi^ 




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SÌ4. Novell 
tario il mìo delitto , ne chiamala Rn- 
tcl^iinonj gli alberi , fono i quali m' 
era sfoittiDatamente rìtiownì con ((Uel. 
temerario Cavaliere . Pareva , che i 
Dei fol^o fardi alla mìa voce, egli 

gìTgeva la gol» al coìtello , ehi mio 
xdre teneri' ctm -bdì^ mmo fróna&< 
'te, qosiìdo Ìl Principe Goufoul figliuo- 
lo deii' o'iimo He di Jokos , il qoale- 
da.in mefe al più era latito. ful.Trono,, 
fermò il braccio di mio Patire . Pa- 
llore} gli dide , fofpendete l'efetro di 
Doftra coUeia , t «do «bbidiie ad nna 
legge troppo fcveita , cha in quello pon- 
to abolìfco / Non è. colpevole quella 
bella (ìgiiaola , e il Cielo , che non^ 
vuole refiino opprefTì gì' innocenti , m' 
invia qui per falvarle la vita , Sicco^ 
me io fui , che Torto quelli mcdeGoli' 
■ alberi gli rapii 1' tìnore , cosi è dì do- 
^vere- , chs fpofindola emendi il fatò 
Vetrate . Riguardatela dunque da qóli 
tnaanz'i ccme volita Regina , e ren- 
dete giuftizia alla Ta^iezza della bella 
Jezdad Voi potete immsgtnaivi , qual' 
effetto faceffero le parole de! Re dì 

Ìolcorsn gli fpirrti di tutti i Paflori e 
*a(ton ; -Rimbombi) in un momento 
h Mva da Riille grida dì gioia : vi fì 
'tìpetevnitt ^Dntiauamnte i nomi 4i 
'Cfta\tìtìf-i t -iì JfruM ; c qoeflo -Mif 



C'tnejt, 8fj 
' (jendie « che aoa mno troppo lofi- 
tane dal luogo desinato pel rtiicr liip- 
p|i2,io , m' abbracciò , mi fece T^lit 
fut fuo caira oon mìo Padr« , e mia 
Madre , « et fece eondatre al foo pr- 
hgio, dove.-lb- fptt^i''Con mie le bf 
hffokft dovuto no «ango . Vf cent- 
■fdìeiò , Madama , che lo f^lendoi^ 
del Trono , fai quelle iO' veniva inal- 
zata , mi' toccò meno , che la mia 
giuftìficazione . Non m' infuptrbii nel 
■ vedermi fuperiore alle mie cofnpa- 
gne / non ini fcoi^i della mia nafcì* 
>a >' e facendomi un el^eoio placew 
di foocon-ere i mrl'erabiii ^ non paffai 
giraimai on gÌQrna , che non fofTe fo- 
gnato 09 gualche benefìzio verfo il po- 
polo . Quefta condotta mi fece tene* 
tamcnte amare del mio fpofo , e ado- 
rare, per così dire, di i miei rudditt, 
• non fu fenxa fparger lagrime ÌO'^ab- 
boodanza che tnl perdettero in capo i 
' fette anoi , che morii Csoza »vet ti> 
Aiata poilariiàv 

ISTORIA 

B'H<mf(òenk, e tii Guléei^e . 

Dopo aver lafciato IPcorpo di Jez- 
M poOii iir ^ello d' aa Bam^ 
- Kw , «tR:ta TioMic dei^ Sobbc^ght 



di Schf'as ("») che lavava ì fuoÌ drap- . 
pi nel Buine Baudemir, trovò tinchio.- 
-fo in un forziere d'ebano , c che lo. 
/pìnfe a lui vicino la ccrrciK* dell'ac- 
que . Avendo cotlui rotta la refracura. 
del forziere fìi rorprefo in vedervi ua 
fancìalio involto ìa paanicelli aliai ris- 
■chi , e ornati d' alcune .gemme , che 
.gli fece credere eScK iUulirela fua na- 
/ck» > Io gli fteodeva k. isie pioóe^ 
-«■aaì , coise per inqdorue U »o b*- 
jBOrfo. ed egli mofio daJU isu triCe- 
jìt. mi ponìi_w fila cafa. , e ponendo- 
ut tra le braccia, della fuaoxiglie, che- 
divideva, Ino latte tra. una telinola, 
ch'aveva alle poppe , e me . <jiu»ll 
.■«pena alla, pobetù- « cEu^noB feuea- 
■imì ■■ vcrsM ÌBcliMUotM- lo. me* 
fitae di mio -^drefpnitcìvo , ìinpie- 
,gava tutto il mio tempo alla caccia. 
e qaando verfo fera ritornava a, eafa 
<vi portava fempie maggior quaniiiidi 
(elvaticinì di quella ne faceffe hifoga* 
per alimentare tutta la- fua famiglia- . 
Mia forella dì latte fi chiamava Gulba- 
ze, e iiTHntorc m'atfea nomato Hous- 
chenk . Benché non rimiTaffi Gnibaie 
che con rispetto , credeflMi.EBitt i«ttAf 
la. 

• (a) .Gran-Cini i\ E*r6r-«i«W-rf *»; 
jp tu.tts là Peni» *. 



Chef. 8^ 
Vty trova<u pcTÌ). in lei tante bellezze^ 
che non poteva fenza un' eOrema emo: 
zione vederla . Una fera , che dopo aver - 
depodo ai Tuoi piedi ua giovane cervpi). 
di cui le feci prefente » aflètiiioraaiea- 
te l' abbracciai, i Houfchenic, mi dilTC) 
m'è teR\moa[o il cielo della putiti 
con cut V amp , e come prendo in^c- 
rdfc della voÀra vita ; voi mi collate 
ogAi giorno delle lagrime , f .no? vi 
veggo adalo're le bellìe fepKì fen:^ 
(remere ;., temo fempre\, che non' veii- 
ghiate portata a c^fa tutto bagnato nel 
voftro langue . Abbandonate ve ne 
fcongiuro pel ^ it^ vivo a&icoi^ abbani- 
donate , mio caro fratello f. quello 
violenta efercìzio , e lendetevi ua 
poco più alTiduo alla cafa . Ah^ bella 
Culbaze, efclamai , non mi coflrioge- 
te ad intraprendere un vii mefliere , 
per cui ho un'clirema ripugnanza y io 
Don làrò mai tintore : mi ballano il 
mio. arca Tolo , e 'le mìe frecde > avrei 
già mille voUe abbandonata: ìtctttf^ 
terna per prendere:' partitaaéH' ann'm 
della nofìra Reina, (e non foUìlnqne^ ^ 
fìi luoghi trattenuto da un fegreto in- 
canto , Voi fì=te-mia lorella , o ado- 
rabile Gulbaze , e non pollo trapsfTa- 
re co», voi fenza delitto i limiti della 
fiìì fretta amicizia , ; ma cofa ia non 
t «cci6 Ja paflÌQBe. cbc^r voi 



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8S Kovell'e 

fenio, parefFe effer legirtìma f SI , vi 

Sìoro per Maometto, che fe pbfTedefiI 
Trono dell' dniverfo , ve ne porrH 
h coroi» falli teftà, qatndo 'voìlolie. 
d ani cooijizioAe ancht plà tnettiocre -. 
Ahimj , mio egro fnt^ , ri^fe (3n& 
■ ba7e Tpargendo ligriiAe ia ibboodanV 
i voRri fenttimmi fpso «t mi^i' 
cwetmr . Ho mille volte bninaio f 
cb^ noa fofltmo uniti tnGeme co' legi- 
mi del (ansar} e malgr«do codefH in» ; 
«incibili oitacoii, remocre(\wread-0|ni 
tnomento la mn tenertzia per voi ; mi 
rimprovero eziandio fp*(ro le care^ze^ 
che vi faccio fpaventano quelle il 
mio pudore , e temo [' ombra del de- 
lirio pili che. la medefima morte. Per- 
, che dnnqutf m'knclTate voi- in quelli' 
luoghi ì lipigliài con nna lira ordina ria 
emozione . Volete voi , chev'efpon- 
^hiamo continnamenie la noUra debò- 
- le virtù Addio Gulbaze ; fu^cirb 
te' fempre nn' efca così pericolofa , 
■qual'c la' voiha ì ed ecco l'ultimo 
'taciò , che riccerete dal voflro saro- 
Kottfchenk ■ Eft^uii , o Madama-, 
profegul Fom-Hoam , qnefli- nfolà- 
zione, bf fiche ce ne coftà tiioke lagrì- 
ire ■ ofcii ali» fpuntare del giorno ^ 
andai' a prefentarmi ad uno de' Vi&i 
mt Reina di Perfia^JioB 
wlottt ftopiirslr , ^ 6© -^liwto'^' 



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Cmefì. 8^ 
on Tintore gl» diffi , che ignorava i| 
nome dì mio Padre j ma che fe io 
credffua aUa nobiltà del mio cuore , 
mi luCogava di fare s^ioaL cosi flrepr- 
tofe, chela Reina medefima non avreb^ 
be (ofiòre di confefìarmi fuo figliuolo, 
^teSa pìcciolii vivacità io fecerìdere^ 
DM diede dell impiego, e volendo egli 
medéRmo giudicate , fe corrirpondef. 
fu il mio valore alle parole , che gli 
tvea dette ^ mì raccomandò al ptiino 
Vilìre , di cni era geaero, U qoale m* 
wdjnb di.ièivjil» -io 'atiafpnie d'Ajg.-^ 
tinte di..c«mpo , Er^ qaefto Genera, 
le in ponto di date una gran batta- 
glia; io combattei Tempre neVaoi fian- 
chi , e fotto f^ii occhi dei ruio protec- 
lore . Salvai ad ambedue la vita, e fe- 
ci prodi^r si grandi di vjlore , che tU 
fiuaidaadóan i nemici coinè il Die 
tKctare della Perfìa non ardirono pià 
atteadcK i mìei eolpì . Io flrafcinav» 
per rutta la Campagna dietro di me. 
la •ìttotia ; e il ptimo Vifire attonito 
dd mìo coraggio mi fece L'onore dì 
dtcNarar altamente , che a falò 
lì doveva ii fuccetTo di qnefta giorna* 
ta , e di tutte qoelle che regairo» 
no . Gli nemici farono ihterameat» 
(Hsfam ; li fac^mo trìbiari dell» 
R^iu , ed io .ni. .funai lA li^ 



p»' Novellf 
tD (t) a portale al Iboi piedi i cnn- 
trafTegRÌ di loro rommifTione , e ubbi- 
dienza . 

Non erano più di fei mefi , the 
Kegìna Dugmé ( cosi nomìnavalì )cTa 
vedova di Koucfaddan Re di Peifia ^ 
ài coi non avea avuto "fé non due 
Blinole , quando comparii alla |»e^ii< 
za di quella Principefla . I Vifiri rarta% 
no già più di una volta follecitaia a , 
dar loto un padrone. Io ero aQaì ben 
fatto , e sì carico di gloria , che mi 
rimirò con na' ettremaauenzione. S'era 
ofcnra la mia mfdta y. le aàe grandi 
axioni riaalz»ino' ift gnUà « che w- 
niva- ««datò -dircemiere da qoe' priniE 
Eroi , che dicélì avere governata la Pef< 
Ca ne' tempi più remoti dell' antichità: 
e qoaaco pid io nalcondevala mia ori. 
gine , tanto più fi credeva , che quefìo 
iniftero foffe- par tentare an gramo il 
euore di rhigm^^. In fatti qaelia Prin- 
Ètpeila (t scciecb ella tDedelim^ circa la . 
mia nafciu in modo , cfie credetti da. 
enei pttoto conoTccie di Ada eSerk 

or- 



ti) L'una delleCittà principali di Psr- 
6t n:lla Provincia Djrèrach, ed Ìl fi^sior-^ 
flQ eraWi»'4e'^ di flerlia^ . . > 



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Ciuejì-. fi 

OTTAVA SERA 



CàHtitmawtie dtW Ifìcrìa d- Houfthtnk 



A Regina dì Perlìa avea al più 



P t trentacinque anni : eJ io non a- 
vei giammai veduta una d bella fem- 
mina. La fua natura era di quelle, che 
Bon fi Tapeva mirar!» ia taccia feazs 
ftopore. I roDt capelli , che fbrparTa-. 
i^m oefezza dsireban». ^ ^vano 
nfàlto alla bianchezza , ed alta vìvar 
cttà delia Toa quiiagione - Una delica- 
ta propor,zione ^ ed una eratta règola- 
riti regnavano in tutto il fuo volto . 
Vi vedeva brillare un cunijlo di 
certi veld che rapivano i cuori li piit 
ìad^i&Efflt^ , e chs m^glb Ci rei»otio , 
che fi poffaao efprimere. II fuoco dj* 
faoi occhi era aito a portare il difor- 
dine nell'attimi la più tranquilla . La' 
fua bocca , ch'ella non apriva fe noa 
per ricolitianni di Iodi , mt fece vede- 
re i denti li pili belli « e meglio or- 
dinati del monda. Le Tue mant^ che. 
mi diede a baciare, non parevano fat- 
te , che per tener fcettri , e cofone^ 
Usa affile , fierezza fo(l«)tava tantf» 
fciffìtoi i ed la ne te%^ talnuU»*; 



t di Gutliazt. 




fX Navelle 
abbagliata , che fcordandom! allori 
della mia cara Gottiaze perdn 1 aSo 
dalla ragiooc . Non , Maiima ^ 
quello divnni ; ma dopo'- elTere rìnve- 
nucè da una Cpeite ài fvenhnenro , 
<ai era caduto, ini trovai tra le brac- 
cia d'una vecchia fchiava-dJlj Regina; 
la quale mi. fece vedere , chs quelli 
PrincipelTa ni'avei anaccaro ai brac- 
cio il fno rmatto arricchirò di d'a- 
manti d'ttno ftracrdinario valore. Do- 
po trafponi che roipaflano turta l' i^r.- 
KiagÌTiazione , mi ritirai nella caTa àil 
primo Vifire fecondo l'ordine ,ch' egli 
m'avea dato , Quelli vi giunfe cifl- 
^ue giorni éspo: raccontai in q'jat 
modo era Djto accolto dalla Rcgma , 
e rcft-a tarmeoie lorprefo della m,T. 

fnificenza del foo preferite , che abb- 
racciandomi con on'eClrema tenerez- 
za ; Signore Hnofcbenk , jni.dilTe , to' 
fortuna principia a rioitrarvì di buoir 
occhio ; io voglio s'orzarla a rkonòr- 
feere il veltro uieriro , e fpero avan- 
ti che fia un mefe , d' inaliarvi fui' 
Trono di Ptrfia , Me , Signote , glt 
dìfli ;on forprefa , e in quale manie- 
ra ?.Faceiidbvì fpofare II R^i«a Du;- 
mi , mi rifpoCf . Un eroe come voi é" 
folo degno d'edere nnflro padtont , 
~ c pàiche dipende unicaoieDM dalla 
Begitf» -queffe feel», (opérttl», o 
«ir- 



-Cine fi. 9Z 
Mtth « capo di queli» inirapfefa . 

Petfuaro il ViOre , che io gii faiei 
eternameiiie obbligato di queflt efal- 
taiione , s'aft:i(ic& a rnanttncttr.i U 
parola ■ Arniò a riwov.ire Dugmè , 
t avendole eTsgeraii i miei fervigj 
fODobbe da un to1[ot« , che le copri- 
vi il volto ogni voka che pronancis-* 
«a U mio nome , la l^orte imprcCIio- 
ne , cde io aveva fatta nel Tao cuore . 
Se ne valfe -di quella favorevole (itua- 
liooc , e facendole credere , the nn 
ticmo di sì alto ralotc non potelTe eC- 
fere che d'una nafcita illuftre , la fcoo- 
giurò a r.cme di tutta la Perita di 
(ceglienai per Tuo Tpofo . Quindi fa- 
-FcoJo acir^'Sli sltri Vifiri', ed ancbt 
t foltlati , eh R-aBo flati ttOiiDÒDf ijet- 
la mU gloria , ta ttckiffe a dìmaD^ai 
tempo per pendere una tanto impor- 
tante rifolozione . Cosi fenia mcflrar 
di foddisfare l' tfìrema inclina-iiofie , eh' 
avea per me, conlènt) alcuni gre riii do- 
po a collocarmi ifal^Trono di Perfìa', 
%Ti Dugow la,[riiì'beUaPltlictpefla di:l> 
la tetra: pareva non avelie venti anni; 
ed io mi trovava il più felice di tutii 
i .mortali nel veder la bontà , colla qua- 
le riceveva ì miei aidori . Abbractiav^ 
una fera i fooi ginocchi con un profcn- 
- ^^Tìrpei» , -qDando paren^mt ette a- 



>4 Novelle 
baiione v' ìnqoieta , mia Regina , le 
difTì tremando j Avete voi Ipiacere del- 
la pargla data a' voftrì Vifiri ? Nò , 
Meufchenk , mi <li0è ; i mief Cm(U 
Rienti foao foDimefTì agl^interelTì del 
mio dovere, e le brame di tutta la Per- 
(ìa mi 'devono eifere una legge fom- 
na- Una legge fovrana , o Madama , 
erdamat .con emozione \ Fotrelle voi 
credere, che io woleliì effere tenuto al 
vonri fudditi, « non gii alla vofira fola 
ioelinaiione , deli' ìneftimabile forte di 
poITedervi ? Ah troppo adcrabìle Dug- 
mè , per quanto fieno fovraoe le leg< 
gi dello fìato , un vero amante le fot- 
topone a quelle dell' amore . Egli vuo. 
le efiere di tutto debitore all'oggetto 
di fua pailìone, e non riguarda la po- 
litica che come un ollacólo , che ha 
<)uafì. Tempre. fraAotnata la felkità del 
yen aomoti . £(urtjiai~fai qseflo ]»n< 
to il vdto deUa »n Regina', ri.fceJ 
prii'uM fnaoifefia alterazione . I fnot 
guardi tntbaii , che pareva cercaflero 
i miei ) temevano nel medefimo tempo 
d incontrarli ; e fe non avefTe in ^'>el 
Djomeoto ricbtanatt la fni ordinaria 
alteiezsa , i fuoi ^gl'occbt-. cbe fem- 
tÌTa*9iiq de' pià -laf^adi , awcMit- 
iq fojfe. bfdaio ufcre qaàlehv tnrt- 
to' ,,dié .in'a:vnri)be iatto «onofen^ ;- 
^gaoto^paOìiva ntl fsedo dri lfa CM^ 
'. . - re, 

i 



Digitizsd by 



tt . ' HòoìUkbIc , ai JiCe , la 
paAìoas è vi» r bo" >^ 

tranquilla per rifpondetvi 4 larcìaiemi 
yì prt^o ^«ertare 00 ripofo , che ìa- 
terioirp«na {em^n , da che vi mirai ^ 
la voAra prereoza , e la memoria del 
voflro merito . Mi prottrai di nuovo 
ti iwìt piedi : eUa n'alzò , mi diede 
la .faa nuse ■ a badare y c Ja Ij^^ 
ftttjod» Sojm «H hi 4|bi oecha» , 
sb» te-feofr'tfOMrfcffi» tutto jl4ìfi»diiié 
dèlia' mix •aìniit . Ftaaln«te > Mada- 
ma y era vennu Ja «otte, che precede, 
va i! mie maritaggio , e m' era cori- 
cato per ripofar qaakhe momento , 
quando bb fogno fpaTeotevole torbb 
tatto il piacere del mìo dormirr , M' 
apparve la mia cara Colbaze Rjoegta* 
ioti in lagrime ,* che fiere per fae\ 
Houfchenìc , mi diffe l Vi fiele gii 
dimeatìcato di tutta la lenereua, che 
avevate per me? Giovane temerario, 
v'abbaglia lo fplendore del tron»: tre- 
JBJte nel porvi i piedi ; apdate -ad 
Amarlo con un lerribìle delitto, fe io^ 
con voi non Io divido, 

Mi fvegliai fubito inun eSremo l'pa- 
veoto . Che Hgnilìca , gridai , qucflo 
ftravagame fogao ? Non faifogna fw- 
vi alcm' anenzione . Non pofla tpat, 
pM- <j^aze-, reait* fat torta .«Ila 
um.; -.<^ulu4Rc t^Sidamatmtbt tot. 

pr» 



Novelle 



pi» cìh prendcOì , uoD poti vincere 'A 
mio fpavcnro ; e <* «crebbe ancora y 
quando alcuni moniocl éjfo fi imm 
ad abbigliarmi d'abiti i ^fn^oÀi,* 
che i pia grandi SignoH di Perfi» mi 
condufTero nilb mofehea del Palagio - 
dove Ipolai la btlla Dugmc, 

P£r guaine ragioni ciV averTtno la 
Regia» , ed io_d'L-ifct contenti , era- 
Mmo in ' mutole DEìfTiin a agitazione. 
ma\%T»M §li sfòrzi che facevamo per 
vincerla , io primo m' accorti dì qnel- 
Ja della mìa fpofa : l'attribuii allo fpia- 
cere d'avere fpofato un incognito , e 
le teflificai il vivo dolore , che facea- 
no nafcere nel mìo cuore ì mìei rafpec- 
ti . Nò , mio Ciro Hcufchcnk , mi 
■difTe : i voAri Ibfpctti fono ingiurioS 
»lla tiiia tenerezea : psfìb al prcfeote 
confefiarvi fenza loflore a qnal punra 
v' ami V Ma an fogno > che feei qae- 
^a. Botte, rat tormema . Mi apparve 
il Re. BalicDaa <s»io Padre ; rai ptoiià 
Io- fpofarvi! ; - e mi prcdjfle toimaieia'* 
bili difgraziri Xe non Jo^blridiflì. Non 
ai'CDdD io troppa occifiooi di ef^s 
contenta ii m'to padre per lifpettare 
la fi» memoria , traJgrado. oi^tà iA 
preeifi , Don ho punto elìcalo a darvi 
U mano ed ecco il fcggcno della-mni 
wffitartuaìe ...Ah mia .can-^il^mi i 



alba - a Datfot-,: 





Cifieft . ff 
gna fece Io (leffo efiuto fai mio cuo. 
re, sia v'ebbi come voi, poco riguar- 
do . Le noRre lìfcaidate (aaiafìe hanno 
prodotto quefle fantaiime . Il ncllio 
«more è ben prello per diflru^gere il 
vano oltacolo , che hanno voluto in- 
terporre alla noftra fcambis,volc ioddis- 
fazione. In fatti palTammo il reClo det 
ciorop con rot}lta< tran^oillttà • Venne 
M Botte: -fn fpogliau la mia fpora : le , 
fàa Ichiave la ctwìcarono'. Qoamo a 
me dopo avere liccntìatì tutti i Vifìri, 
che «aricai preferiti , e prmcipaliren- 
ts i due f a' -quali era debitore del Tro- 
DO, andava per pormi ai Tuoi fianchi. 

Fareva che milli piii s'opponelTe al- 
le .mie brame , te- non il rotore dì 
Dc^mi . La. 'kongiorava Si «bandirlo 
fer'fempre, QBacido effendoiì aperta fui 
irin Itomaco la mia carr,?cia , ella v' 
clieri-b allo (pleadoTc i-'.-lie torclc di 
cera, che iJ^uminavano il noiiro app;ir- 
tarrento , un fegno , che raporelentéva 
peifetiamence un tulipano. Elia diedie 
in quel punto un grido (lupendo ; oh 
cielo , di(Te , ecco la Ipiegazione del 
mio fogno . Allora relpignendomi con 
un' eltrema forza , fi gettò faori dei 
Ietto , fi falvò in un gabinetto , in 
cui dormiva una vecchia Ichiava che' 
V avcB allevata , c fi lerrà n^tlo^MB- 
tsnjoiK la porta, .-^ . • ^. 

Hav^GinXtMiL E ''NO- 



Novelle 

NONA SERA 

Contima'zjone dtll' Ifioriit d' HoH- 
fcbenk f e di GulèiZe . 

Giudicate , Madama , del mio 
pare , profeguì il Mandarino , 
Mi coprii toflo con un veflito, coifì a 
'quella porta ; li negò d' aprtrmela , e 
dopo moki prieghi la ruppi , c vi ri- 
trovai la Regina ifuenota tra le brac- 
cia della faa vecchia Ich'uvì chiamata 
SuDgfaier . QaS\ è dunque il Tuggetto 
di tutta ^oefla turbolenza , Je diman- 
dai , e perchè la Regina , «h'ebbe fi- 
no al prefente tanta bontà per me , 
mi fugge con orrore ? Spiegatemelo , 
V8 ne fcongioro . Sunghier fenia ri- 
ffondcmì apri la in'a vefte , e veden- 
^aii qoffto tolipano dalla pjrte del 
cuore; ab, la Regina ha ben «e.one, 
tri difi- ■ quefl è quel f^ijo /atale , 
che la 

dfite . Apri gli occhi in ^uel punto 
Dugmè, li «olf= laoguìdaniente fop.a 
£.Be e flendendomi le braccia , ah 
iìo caro Heufclieuk , efcbtuo , ha lo- 
il ^ran ' ''K^ /l'^^"^ 

il ttitì l~ei«) con un i?!"'!" ■ VO' fe- 
« fisliaoio . ro , I«»da«a . le^^ 



fpofì con nn'eftrenio itupcre?Gièi im- 
poliìbile , e poiché è ■d'ìiopo cHe y' 
infìiuifca della mia aafcita , di coi vo- 
leva nafcendervi la bafFezza , io Ton 
debitore deHa luce ad an Tintore dèi 
fobborghì di Schiras , lopran nomi Dato 
Topai , per eflere zoppo . lo . non ha 
mai potuto avveziarmi ad una vita sì 
tnecanìca • Portato dal mio -coraggio 
'Kqniftki '^nalche gloria, tielle voftrt 
wipatef e la mia Kegisa^a «vota ìt 
bontà di TMg«re xo\ dono della fin 
wano , -e del (aù cuotc altane beli* 
«TÌont , che ebbero la foritioa di fia- 
terle . 

HcTjfchenk , npiglij» aKofa Dug- 
tnè con una ianguitia voce , piaceli? 
al Cielo , cfie quanto mi dite lofle 
veto, e che Topal pottife l'radicar» 
dal [Ilio cuore r orrore Icgreto, ch^ 
m' infpirdi'a la anura pvl Dodra ma- 
ritaggio , e di' CB^ tncalì I«a)ìa tèneri' 
le^za ! viviamo tome fratell» t faiéhr' 
la , finché fìa rilchiarato qtre^ mi*- 
1lern, e partiamo dimani per ScfeffBi,' 
Bifcgna mi conformalfi ai voleri dei- 
la Regina . Partimmo il giorno Te-- 
guente , e arrivammo al Palagio dì 
Schiraz , d'cnde inviò a cercare To- 
pai . Qu^lé (i^ la fua forprefe , quan- 
(n inrrodotto in va gabinetto , 
■ tti aoa Vm «be Daziai ^ ìm' ■ 
»J . £ » • fchi»- 



Jpo Novelle 
khiavB , ed io , d'intendere per qua] 
mezzo io era diuetmio di Perlia , 
Si profilò il nolìri pitdi , eJ avcudo- 
Io ihixo la Regina ; Topal , gli dil'- 
(e , non illaie bene in quefta pofltu- 
*a; benedite folamente il Cielo daver 
generato un figliuolo , il di cui (Irepi- 
lofo valore tnerità il Trono , e veni- 
te a vivere con noi neli'opulenia , e 
nelle dignità riferbate pel Padre dell' 
ìlluflre fìoufchenlC' 

Ah , Madama , rifpofe Topal tre- 
niando .' Houf^heok non é mio (ìgtigo- 
lo , .A àii dDB^iie io deggìo il 
-Siótno , ffìóù ffò pollilo tJelb ttìot- 
te ì Non lo ib vSiiMwe « mi rlfpor» 
4aeAo bupn nuno.. Sono àrea 19. an- 
iu,cbe vi troviù io mi forziere d^eba- 
BO, fi Vial* galleggiava fui fiume Eau- 
d^nìr , e lì injbaraizò ae' drappi , che 
io ave» porti ali' acqua . Le ricchezze 
de' voftri pannicelli, e le gioie , delle 
^ali eravate adorno , mi fecero cre- 
dere $ che foBe illullre la voftra nafci- 
ta, é cbe btrtwAsfle, ciie ignàlcfieaftro 
m^tigso v* avew coodannato a (v^rdnc. 
la vita, prima di conofcerae V ufo . Vi 
«vai dal forziere mia moglie vi 
nudri colia fua figliuola Gulbaze, e m' 
abbftndonafte , 0 Signore , nei punto , 
che infprmuo della ripugnanza , che 
'•vey>ii« per \ìt {mia ^roff^iooe j erg 



Cineft, 10 1 

per iflraiTv! dell' orcvità di voltiL 
nafcìca . 

Io era tanto forprefo del difcorfo 
di Top^l , che non m' accotfi , che 
la Regina flefTj [ul fofà fpargeva b- 
rime in abbonilanza . Ordinai % qoe- 
9 buoa vecalùo dj ritirarti per s^. 
che momeoto , e gi^itaniomi ai piedi 
di Dagmè , chi fappta almeiK) , (Via- 
ti^ma , le diffi , p°f q'iab av^entuta , 
io vi debbo il giorno , e qual- ragio- 
ne vi fu d' crpormi fui fiume Bauds- 
tnir . Ah. mio iuiiuoio , efclamò Oag- 
tni * debbo, io coprirvi Dna' cofa. , di 
cui non pofTo ricordarmi feoza orro. 
re ? e di qoai termini debbo jTerviì- 
mi per farlo ? Ma ma etTendo ^Qs* 
flo^ fegreto fapuio fe non (falla fede- 
le Sunghier, e da me , e avendo vd 
nn e/Iremo. iaterelTe di (eaerlò occid- 
to , nulla fiicbiefò a '.parridparTdo 
per qualaóqtw "tipugaiua ih' ab^ 
* '«lo . - , 



lisTa ■ 



Digitizsd by GoOgle 



l-tt Kavi;lle.. 



ISTORIA 
Di Dk^ìé Ris'na dì P,.,U.. ^ 

BAharran trio Padre» e Re di Perfia, 
faceva una parte dell'anno la fisa 
refidenia a Schlras . Non aVeua altri 
figlinoli che niCy e piacelTe al Cielo , ■ 
ine .rodi oiorM nel' punro, della- mìa 
DafcilA.- Mbr] la Sultm niia Madfe,, 
Vhe Jo appena lijccava i docficì anni , 
'♦■■permia tìifgraiia rìii- trovai troppo 
fcÈfta.. Mio Padt-e ,, ch' era generalmen- i 
Tt- Stolto da raitì i fuoi luciditi cre- 
'ieite Ttìoùr di dolore nel perdere la 
Regìha. I fuoi Vilìri gli rapprefeu-- 
■Ì(arQn& indarno eh' era troppo avad-- 
>a'fa hi fua affljiione . Egli, non- li af- 
'ti-'lifr^ fr i'inchiudendfiO n»l, fuo fepA*- 
ji!)ìo non voUe- veder perfbtfa pel corPa 
'di ttè tnelì . Io- dìvi(I«tra< it Rio.dolc)-. 
■(é per ■q.uiritó pct'ev'a, (>;r«fe(terio tà^ 
Riia. età ; e B -bAman. intenerito dà, 
careize , chi? ijli faceva l'Enza- crede- 
re, che iirjl!ero a confegtjenia , non j 
potè limiraimi' feUTa concepire per- j 
me 96- amor' aim^ale . Io sella' taiiL { 
età. noa - aveva art faffiiiente- dUcerfli- t 
iMMo ■pe^ ìftoprire- Ì faoi^ fentimeo- i 
li . La fola- altura mi faceva trattare- j 
.con >vU * I> teaerezza , che. ^li di- 




Dìgìtìzad ! 



C'mefi. laj 
mcftrava , non faceta che accendere 
l'orrìbile fuoco , che abbracciava oet- 
le fue vene . Ma qnaado principiai *A, 
«vvicinarnii all^ annO' decimo^rto 
l'età mi rendette più ragionevole , e 
divenni piìi- rilervata- coir Bahaman . 
Quella condotta Io- rìduUe alia dirps- 
razione : fe ne Jolfe con me;' io noa 
fapeva che TÌfpohdere ai..ruoi' iameatf, 
e procurava di evitarli più che^potef- 
11 , quando mi vidi [uno ad dq tram ' 
auaccata da ntlft' malattia lotaldiente 
incognita' . Perdei l'appetito , ebbi de' 
vomiti- contìanii, e fentii nelle mie vi- 
fcerc de' moti , che m' eraoa nuovi 
Ciò un' inquietava alTai , e l'ignoranza 
d&' nodrì Medici era forfè p^r cagt*- 
narnai la morte , quAido' mio Padre 
«{Tendo caduto in perirolora malartta , 
tutta la cura , che i\ lui fi prefe , 
non- potè aiIoncaf3.;ic foa ietto il 
puncio dtflla' iKone , il lii cui accelo 
Rinewa- al Tommo . Quando s'accorfe, 
«he- ndfl' aveva più- di qualche tnomeB' 
» di fita , fece partir tunì dalla {•io. 
catnerx Sila rìferVa dì Sunghier e di 
me . Accofta'evi mia fi^^Jiooia , mi 
diffe , ricevete i miei ultimi addio * 
ed' acEordatemi- il perdono d'un fallo , 
che mi fece còrt)tlicttcre l' efecrabìle 
pafTione-' ptr ìrOì oelKCpìrii- • Eravate ' 
tìdppò- ^gia , e troppo virati per 
£ 4 



I ©4 Ko^ielle 
certi fponJermi ; ma ptaiìttanJci d' tu» 
fonr.o , che a voi , cqoic a S'ii^!iier, 
prci:-JiMva o^ni fera , m' abban ! .uai -al 
pi^i deteLhbiie dì tutt' i dctiici. abufiit- 
do d?lla voflra innocenza. Ecco mja 
cara Dugrnè , l'origine della voiira 
malattia. Potete immaginarifi , Signo- 
re , profegul la Regina di Per/ìa y ci» 
che divenni in quel pnnto - La rabbia, 
t Isy dirpera^one mi fecero vomitate 
■ittìIIc tnvprecazinfii contro Rahaman . 
Égli i'afeolti) con umiliazione; merito 
ancDia più di tutto que^ , mi dilTe ^ 
fD3 tenete c\ìy occulto inorando tutta 
H Perfia e il mio delitto , e'I voAfO 
difonofC . Incarico voi , o Sunghier » 
di quella cura , fa^^ìunfe fyarijhdo a 
■ -quet^ fenvni^a , Conjiiceta Dugmè 
, fuori, di quelH luoghi , i fuoi gìnfti fu- 
Tori farebbero fsrCc cooofcere un fegrs- 
(o , eh' eller dee fei^lliio ia to' eter- 
,Ra obHvtone; fon per dare »l pefeote 
, ordine agli affari ijel mio {tato . S'oo- 
gbier tni nrnfcìnò dalla camera di Sa* 
,ìiatnan ; egli fece fubito entrare i fuoi 
Vifiri , e avendomi fatta proclamare 
R^ina di .Petfìa , ordinò loro di co. 
faufcere per loro Monica (juello , tha 
\ìO fc^Iierei per irpofo ■ Siecopie mjo 
: l^adre aveva fempre governati i fiipi 
'fttdiiè CUI una glande dolcezza » 
r ■/ • 
^^.^ " : ■ ■ ■ ■ 



■Digilizedbi? GoOglg 



Cinejt, loj 
c elie n'tn Riwramenre tmato, fura- 
bÓ pu[ttualmeBie er^guiti i fuoi ordi* 
ni . Fui tratta per forza dal fondo del 
palagio, ove m'abbandonava alla piti 
fpaventevole dtfperazione , per coUo- 
cirmi fur Trono , todo che fu morta 
Bahimaa , ed elTendomi pofcia riiiraii 
in quel!» medefmo a^artamento fotte 
preteflf) di compiagnervi un Monarca 
di cui detelìava , e deteflo ancora la 
memoria , vi rc-ftai Tei mefi Tema mo- 
ftrarrai ai pubblico piagnendo contì- 
nuamente !' infamia , che m' avei fat- 
ta fcifiire una forre crudele , Quando 
fa giunta l'ora dì«li alla luoe un barn- - 
faino , che venne al mondo con un 
tulipano impteifa con rutta diftinziorie 
dalla pane del cuore , Snnghrer ricevette 
il frutto del deieibbile amore di mio 
Padie ; io non potei rimirarlo fenaa 
fremere ; fi volfero concro'Iui le mie 
vifcere , e neli primo moto d 'i mio fu*, 
.rare ordinai a iSuu^hier d'andar a get- 
tarlo tiel fiutde BoademÌF , che fcoife 
a ,pii di 'qaif\o palaziia ■ £jia ufcl 
fbbito. t e ritorab ijtìpe an q4}avto,di' 
«a ad acCerUrmi d" aver efeguiti< i- 
rotei ordini . Ah , Signore , quinto 
é forte , e potente ne'oofiri cuori la 
natura '. S'agghiacciò a quella nuqva 
laito il mit> bflgue pù dolfì dejla 
0» audchi ,* . CQD Ugrint^di f»a-. 

£"5 " gu* 



toó- Novelli 
gue pianfì qtieHo infelice bambfno . DtTh ' 
pa aver daio un tempo adii coatìdera^ 
bile a] mio dolore , ed cfTermì intiera- | 
tneote Tillabiiita. , comparvi agli occhi 
éil mio popolo , e tnalgrado 1' eìirema ■ 
Diatloconla, che- non m'ha mai laTcìa- 
lii > mi trovò cosi bella- , che mi fti* 
mblàva^ coniinuamente a, dargli ni, 
Monarca , la- di cui polìerità poteRr 
governare la Perfia .. Tre anni dopo 
li morte di Bjhaman fpofsi invano il 
Principe KoadAidan, che uni la Gir- 
xjilia alla Perlìa . Quello Monarca, 
'non ebbe da. me clit due figltoole. , e; 
pianiì' veramente fa, fiia niDrtihiMcatlsi- 
iB. otto, fona per ua». cacata ' 
cavallo . QudV era: un Principe noa. 
men bravo eh; virtuolo mi amava, 
■con un impareggiabile tenere7za ; e 
aon. f;n23 rolfore. io paflava si tofto- 
. nelle voiire braccia- . Era sforzata ad. 
amarvi dalla, voce della natura.. QaeDa. 
{telTa. natura rìpugDava. all' inclinazid- | 
ne 1 che mi portava 'ad: ainmattervi 
nel mio- letto : l' ombra di.Babamao. 
m'. avea. avuertito di rigettare ilvollr», 
ir.aritaggi:» ; riguardava quello conTe- . 
glio come una contìnuaiione del fuo- | 
geiofo furore ; ma. grazie ali Cielo , : 
il fegno , che- portate- fuilo ftomaco , | 
■ m'ha fatvaia da un Ceconilo ilelitco. 
■OD lOfB.WfibHe'M'priaipi» l paaai- 
teUu 



DigSizsd by Gopsie 



Cine fi. 197 

mUì^iJb PS't^ ) torcer» d^baaó , 
in cui Songhier m'avea pofcti derto 
rf'avervi efpofto fui Baudemir, la feqi- , 
plice e naturale dichiarazione di To- 
pal , e il mio cuofE di tutre tjucfte prove 
più certo m'afficurano , the voi liete 
mio figliuolo. Ricevete duntjue mio cara 
Houfctienk , quelli puri abbracciarti sii- 
ti, e fciohi da ogni paflìone colpevole; 
e. non ellctido oeretlitio , che fappia il 
popolo legteti si importanti , fcegliet?- 
vi ona m(ì!^lie in tutta la Pcrfia, fpo- 
fa^ela iO' fegreto , io adotterò tjtti i 
.fuoi figUnoli , e -li faf^ paff«te pei 
miei . Ecco , mio ufo Hoofcnenk, ciA, . 
che coDiplrà' la mia ,« la s^m.' 
felicità . 

DECIMA SERA. 

AH' , Madama erdamaì allora , 
quella moglie- è già trovata . 
Qjiefta farà l' amabile Gulbaze la fi- 
gliuola di Topal .' Sei anni [odo , 'chff 
ci aisavatno- con - tnU^i immagiaabÌT 
te pLiiità . Credeodo che fó(I« mia fo, 
felUi e cemouio che noa.divenifIe.cof* 
pevole Ia Boara .pt0ìonfl V tbbia^i^ -. 



Dfgilized by GoOgle 



"ioS Novelle 

Padre . M'sveva U dirperazione m~ 
pegnato a prendere partito nella vo- 
fira armata ; vi cercava la morte , e- 
l'avrei fenia dubbio ritrovata , Te il 
Cielo, cde s' interelTa vifibilmente per 
ne « oon avefTc permeffo , . che come 

'no fulmine gaerra atterralfi i voflrt 
nemici feoVa ricevere la più leggera 
ferirà . Accordate dunque , Madama , 

'ai miei defìderi (;oeft' adorabile don- 
zella , ths Hopo voi fi può dire che 
(ìa i! «lodello di turre le^rfezioni : 

'Ah io v' acconfento di tono mi» 
cuore ripigli6 pograè ; ordioate * 
Toprl , che vaili a ufcarE* Gulbaie ; 
'. Ilo una preiTmr» vivifitma- di vederla « 
e d' abbracciai-I;) . Efpguii , Madama » 

)potiniió Funi-Hjsm E,li ordini d^-lla 
tegjna di t'etiìa/. , Uo" ora dopo com- 
parve G.ulbàfc . coD ^tutta Ja modeflìa 
' B^UD^ pierfbaa, d^ìia- fqa Cfjt > ella tì* 
ccvette datis R^^tni tetre m eatecié 
mmàfilnabill . Q^uefta Ptinoipefla mi 
feca inr lèi offei'wafe mille- grazie, eh» 
HarrW*utt« rruove , e avendole dee- 
tó j'xW'IàpErt fenza poterne dubiurfi 
che io' era niwxe dei Re d:fufito , « 
th' àuea qniìJie fcrupolo di viver* , 
con rae come maritn e tnc^lic . clt 
h foggiunfe , che' bramava- , ehe fi 
l^wlàfli.-nel m».ito Rfcflo-, e eh* éd wài. 
iéi: BÒA ffi^ijiiBe'i*»'!***!***»*' 



Digilizsd^ QOPgfZ 



va , fe non un inviolabile fegreto dal. 
la noUra parte, e à» qadia di TopaF. 

; Non poBo erprininvi , o Matiama ^ 
■qatle tii h foidisfarionfl , che Icntlm- 
tao Gntbaze ed io ad ordini s) precifì!' 
Li efegnimmo fu! fatto ; io diveuai Io 
friofo *i qiK"!ì' amabile fi^'iiuola , e la 
'Regina p:efe a fuo conto cinque fi. 
gliuoli , che ricevei daGulbaze,e che 
paffatoao per faoì iìgliuoli , 

Tra tanti fìn^etii d'elTcre contenra, 
Dugmé rperfifllmo »' ab>)atidoiiava aif 
nna nera meiancoirìa , e quando get- 
tava fopra di me la villa io fcorgeva 
quaiche volta d;l!e lagrime , che 
contro fua vo§'ii le fgoreawano dagli 
occhi . Fe;t quirato potei per diflìpaie 

-eoa fernpre nuavr piaceri te mefttr"^ 
idee , che UMtiflirafnente Ct ridueeva 
alla mente , del Re B^ahaman fu» 
Padre. Soccoinb-:;tie al mortjl? cordo- 
glio , che U diworaua; cadde arania* 
lata , e tutta l'arte de' Medici noa 
fcppa coai^rtrarle !a vita : morì fra 1* 
mie braccia , e qaelle di Gulbaze «Io» 
pO avermi pregato in prefenia di tuttt 
i Vilirì di filare quelVa bella figliuo- 
la, che pàlTava pir fua favorita . 

La rnorte dì mìa Madre mi cagio- 
nò uà eccelTivo dolore . Secondo i di 
bù Qtdiat inalzai Galbaze fil T^toao^ 
« »' 

l'I ■ 



Digilized by GoOgle 



ftp • Novetie 

c n'ebbi ncora tre figliuole , e dopo' 
d'efTetc amendoe viDutì ia una perTct- 
ta unione fino all'eiìtema vecchiaji , 
rirpettati.e onorali dai ooftri figliuoli, 
p nollri fudditi , lafciammo le cure del- 
la corona h-- ijiinle tu- cedura al 
Óoftro priaingeDKo dopo avere alTegr.ati 
ile§1i appannaggi confìderabiiì ai(]uattra' 
flirt Tiodrt figliuoli', e alle loro forelle; 
a noi- non fi riferbammo fe non la 
CircafTia , dove fi ritirammo, ed avem- 
mo la confolaaione di veder regnarci», 
pace tra tutti i noUri figliuoli fino al 
inotnento , che per volere del gran- 
Profeta- lardammo- Gulbaie ed io ia 
un medélìnio giorno- una vita, che fa^ 
icbbe {lata di pefo a chi di noi due 
.fofle fopravifluto all'altro. 
. Coniglio, difle la Regina dì Gannan, 
jph« mi recò molto diletto quefla IHo- 
ri«. , e che ne fooo totalmcate ìateref- 
fanti gli acctdciiH i Ma. «bf divetuOc- 



ISTO:. 



Che/li 



lift 



ISTORIA 

Della ùt!U Htnsu . 

IO pafTai , continai» i! Mandarino 
nel ci;r;'0 -d' una giovinetta di Ca- 
' ninor (a)- nnmara Hengu . Mìo Pa- 
dre, die er* Mercanre-di fìquaa , (b), 
era morta qualche- tetnpo prima che- 
IO nafceiri . Mia: Madre j (ihs coaiV- 
Uuf) il fuo commerciò'^ itk alìe«ò> cofl 
quella cura che potea permetierle il 
fao lUto-. Sempre ritirata in un pic- 
ciolo- appartamento- afTaì bene aij- 
gioftato con unj vecchia fchiava. 
cJiiamata Gehra. , vi- paffava il 
giorno iti lavori coDvenieatt al mio 
Tello , e godeva A' una dolce tranquil- 
lità , che non avea per anche turba- 
ta, veruna palfiose , quando una dif- 
graiia , che avvenne in nollra ca- 
la., (regolò, tutto, l'ordiae. di. oota. coar- 
dptta.^ 

' Avendo- uà giorno- molti Sigtiorì- 
lodiaDi attaccata rìlTa nella nollta bot- 
- te^^ fi fece vanam^te ogni sforzo 
per «mpedin . che Don avefli» delle 
cattive. «oolègncBU .. V« ne fu uno , ' 
che 

- (^)- W. Regno di Cajunor \ Del Malabat. 
tti UecaD e Ltlap Comain, 
C^) Fiquaa i;' IM f^aùi hins ' ^ ,. 



112 Novell ff' 

che ricevette un colpo di pognale > 
da cai reftò pericolofamente ferito . 
Si corfe fubiio a eeture M ChtraTg|o 
ftt metlfarlo }' a» èffni(ÌD, caduto iit 
>ao profondo fvenìmeDto non fi ^udicò' 
bene il portarlo a cafa Tua , e mia 
Riadrc Io fece porre nel proprio Ietto .* 
Si trovò profondifTima la piaga , ma 
'non elTendo mortale , il giovane In- 
diano fa ben preSo fuori di pericolo r 
Jlcndè grazie a" mia mfàn delle pre^ 
tRore che !.*»vn pei Ini prefe , e 
prima dì lafciarc la nodia caia colfe 
ri punto , in cui v'era- maggior nume- 
ro di perfone nciia noftra bottega , e 
'più oecapata mia madre , ed appog- 
giandoli fnl bracdo del ftio rcbiavo en- 
trò ilelTa mia eaméra , fcAza che io- 
afpetiaffi qaefla vìfita. Se fui Ibrprefa 
alla di lui uediHx > la mia fece in lui' 
una tale iriipreffrone, che fu per ifee- 
'nire. Ah , mio caro amico-, e^H dìf- 
■'ie il foo fchiavo, ta tionm' hai ingan- 
. nato: ceco la più bella peifona , che 
* VI (la al mdndùVe ^" ™ ft't"efeì 
felice d' efferne amaió coti tanto atdu- 
te, con quanto io l'adoro. Vi contef- 
fer6 , Madama, che mi trovai in uoj 
eflrema confufio-ie. Non avea mai ve- 
' duto on uomo sì beg fatto coreeCoizS. 
Tlechìd Ceosì cbiamaviE ^ocfto giov*- 



■ Chefi. 1 15 

. txtmeftte lufìngata dai Tuoi rirpett. fi 
omaggi che *he reftai fedotta, Sig^o- 
K, peib ^ (iiffi* sò la diAanza , che 
v' Ila na voi e me; qnefta non tniiper- . 
mette di diventar VD^ra' Tpof» , ed ho 
troppa virtù per etfe^e vollra Signora ; 
onde vi- fupplico di Ibfpendere ìe uo- 
Are burle , queflo è un rtcompenzare 
afTat male le preofiore , che abbiamo 
avtito'iK vofha vi». Ah ripigliò Cot- 
xa-Resbid, io. parlo con tutu ferini; 
non hO' mai veduta cofa si perfetta ,* 
chiamo in tenimonio tatti itiof^ri Dei , 
che mi punifcano della morte più crii, 
dele , fe aon faccio eonfitìere il mio usi- 
co bene nctl' efiere amaro d^l' adoia- 
bile Hengn . Gebra ^ che £00 «Ilou 
avea taciuto , credette veder dipiata 
negli occhi del mio amaate la fioceru 
, ti. Signore , gli di(Te , lamia giovane 
{>adrona non li lafcierà da fempUci pa- 
ro'e («durre. Benché iìa d' una tial'ciia 
molto infetiore alla vostra ^ la fua bel- 
. léiia , Te faOe- aota al rnoftro Suicano ^ 
potrebbe GoUocaris fui tròno di Oana- 
noT> Ah por troppo lo sb , efclaink 
Cotza-Recbid , e non pretendo il tao 
cuore, che per le. (Irade le più legit- 
time . Che vi dir^ , Madama , prote- 
guì Fum-Hoam ì'Gebra fu corrotta dai 
prcfenti del mio amutt . Fhifie di à- 
adcfQ aimiiftUtp per «va^oqcaGGoiedl 



S 14 Novelle 
«dermi più comodamente . Mi diedif 
feiò pel curio d' un wiefe tatti i nrjo- 
nenti , che mia Madre era ìfl botce- 
ga. Lo trovai Tempre amorofo (bm* 
meffo ; io pure 1' amai con una pallìo- 
Ba Dguale alla fua. e dopc averprelò 
con lui in piefenza/ diGebra. degi'' im- 
pegni da me crediiti heo- fìcm-ì., in' ab- 
bandonai- fen^a rìtervs » tutto ii mio 
amore . Mia madre igootaud queflo^ 
«ommcrzio ; non avrebbe mai accon.- 
lèrjtito a queilo fegreto maritagijio 
e per ^ueda- ragione mi configliò' Ge- 
bra a non pactarlene' . Era. tra tanto* 
tempo, che fi' manifellafrfr quello mi- 
flero . Il mio fpofo s' era ritirato dalfr 
noftra cafa , e^a già del tempo ,-iimi po- 
tendo più relìarvi con decenza , ed IQ- 
■ ^tiva d> dover diventare ben prefto- 
madre . Noa, fapevai qual partito pren- 
dere: quello della. fuE^a^ , che. mi fi. 
propolìo , mi pareva il r-iii ficnro. Ufciì^ 
da> cafa-. una notte- delle più ofcute ac- 
eompa§nm^ da Gcbra : il mio- {pòh 
et. arpe^tava àlls' porta, della, fltada . 

condoli un* inagnifìco caftello y. 
tihe airéplto hIìì lega lontatiQ da- Citnìi. 
nor; Cbnfibciy allora^ a- godere in H- 
berià delia' Tua cara prefenzk'! ma- qi]6- 
ifta gioja fà b«i tòrto- intÈrr«ta da un»" 
«uova i tRa tfiviflìrfìaménté mi tiAzH . 
WS^ tfiìitbe Ai tato feii^tls alla Ai*. 



Cinsfì . II "5 

fcps , efie ne cadde pericolo fa meo le 
»mmaiata . La fuTfrefe lu febbre con 
molta violenia , e mori in pochi gior- 
ni dandomi. tui[e 1' imira§inabili mi- 
ledizioni , e le quali non- ebbero che 
ben. prelto 11 loro effètto. 

Concepii una cradeje difperazioift- 
di quella ircrre , di- cùì io era la ca- 
gione , e mi farei mille- volte gccifa- 
fenza I' affitìenza. di. Gebra- e di CoE- 
21 R.echid, te premure de' quali fcc- 
carono- ben prefio- le mie lagiicne , e 
L' obbliai totalnwtite p«l coild di dufr 
•ani , quali plflaì nelle dcliets , clifc 
' colgano dde aRnmì cln teherifTina.- 
mente s! amsno.. 

Cotza-Rechid era il piti bello , è iC 
più compito di tutti gli uomini . Erai 
tròpte al mieii ginocchi- , e mi prete- 
flava , ch& dlurercbbe fino al fepolcroi 
y feto amore.. Q;)aodo' mi^ piarVe- fcs-- 
priré in lui qualche- rallenta mento , 
feci (utii. i. miei:- sforzi per ifcapritnfe 
1» cagione ; e non- avendola potuto- 
Coprire m- abbandonai ad un si viitt 
dolore , eh» tion aveva, pih. m- tntt- 
mento di ripofo- Il mio Ibniìo , quati^ 
do principiava- voltft- dormire , «%■ 
fìraordÌDanameif» aitalo : vedeva ifc 
-legno cedtO' Àravìganti. Éitìtafìme in» 
cernite nella Datura, e 1* nneiMildém 

itùti ^ixàttii 1 1 fo^i ffkveanvo- 
«• tk 



* Digilized by GoOgle 



21(5 Novclie 
li fi terminavano fempre in minaccie , 
che mi faceva mìa madre , e che fa- 
rei ben prdlo punita della dureiia per 
lei ami. 

Cotza-Rechid , che molto mi tra- 
{tonavi, Q che fenza far attenzione al 
mio dolore da quitijici giorni fi trat- 
teneva a Cananor , parve un giocno 
fentìbile ai miei mali . Dopo avetmì 
fatte aSmot leggere carezze mi propo- 
fe di prender 1' aria fuori del Tuo ca- 
Aello ì e noa avendo io altri votefì 
cbe i ftKii , (ni dil'pofi ad ubbidirlo , 
e dopo avere aggiunto aiauuì orna* 
menti alia mia beliczza per proccu- 
rare di riparar il torto , che le avea- 
BQ cwiooato in mia afflizione , e i 
miei fogni , raiicninD Gebra ed io in 
lut palBaehino , e Cotza Rechid a ca- 
. vallo.. Faceaimo sosi due buone le- 
gh« )-e giùngemnsb ad una pÌKÌola 
cafa. campellre , che gli appartenea . 
QiKlt' era un Tito il più deliziofo , ch« 
'fi patene vedete . Un vecchio India- 
ao , che d' avea la «ora ^ venne ad aptù- 
ci la porta. Erano i gianjiai di una 
compiuta proprietà, e una "fontana d' 
acqua viva e deliziofa avendoci invi- 
tati ad alfìderS full ' orlo del Tuo ba- 
cino , eì furono portati, de' fruiti fqu»- 
ili. 

Ofovii nel yolt« 4i Coti«U>t«hW 



D igiliz ad. by Gqagle 



•Cine fi, iij 
4in':iii^ietudiii« tfìremi ( non man- 
giatfa , e torceva me gli occhi , 
Cbe avete voi dunque mio cafo fpn" 
fo, teneramente gli difli ; e in quale 
coCa ebbi la difgrazia dì dirpiacervì ? 
Noo mi Tifpofe . Un Torrente di ia- 
griiBC, che mi coprì allora la faccia, 
lettninò di portare la eonfuRone nel- 
la fua anima, Ifvenni tra le braccia 
di G ebra , « J»po d' effere rinvenuta 
rellai in doo flupore fenia pari di non 
«der pili a me vicino Cotza-Rechtd , 
« di trovare » aiti piedi nna trarfa 
di-ireleto «erdr pefnstiffiina .. ^- 

UNDECIMA SERA 

Continuazione dell' Ijìcri i deth 
Òti/a Hengu . 

A vendo Gèbra prontamente rac- 
colta la boifa la trovò piena d'- 
oro, accompagnata d' una letifta per 
me Figuratevi , Madama , qaale 
itvenoi leggendovi prefso poco quc 
fle paiole. Diih raghìii parrhotari m' 
hatne- oAèlifgt» a matitnmi . Spafai otto 
eii^mfmUfigMdtl Governatore dì 
Q'»^>»dt^tBkAirb dimani al mi» 
to/ìtli^. Bi/figaa,Hfi,gK,ei,kiidiau 



tìigitized by GoOgle 



^1% Novelle 

vi àitl* parata cbt faie dtl mio cucve , it 

^Utfiu Jipandtimu t,-di che vifttào prt- 
itiat teomt fHM di chqutmilCi rupitif 
«e - i^ToccuTtite diviv€rvi tranquilla <m 
Cebra , e non fate roaSare , fe non •volete 
fphcire ti Cotza-Rec/jidt 

Non ÌDiraprCDdo t Madama , dine 
il MsiDdaTino, ? Taccontarvi , qunie 
la ì% Tnia. rabbia , qaaado fii'miii' 
<dalla pria» forprefa , Sa cai mi 'get-.. 
tò il lettura dì qucHa lettera . Vax 
perfona oltraggiata all' ultimo fegno 
può folamentc ben conofcere lo ila- 
to in cui mi trovai ,■ he fi viva- 
mente peneiraia , xiie '^apt(co come 
«to toorii / e il- fnio t^^rt aliando- 
nato t tatti gH «ffalti delia geblìa e . 
del ^ore ereditò i più rreri difegni - 
Sfoftonata Her.gu . efclamai , poiché 
per un 0ÌCr3É;pia, (he (I fa al luo rtl'. 
fo, fei priva dell' eietcnìo ciAY armi, 
e per confegusnii del piacere di po- 
ter lavare nel fnngue il nio affronto, 
cerca un- nUra ftrada per vendicarti 
deli' ingrato , cbe i' abbandoni . Cbe 
perìfca con la tua odiata rivale per 
via del pi£i lottile veisno . Ma , con- 
tinuii , eh come efe^-uire qu.'lìo ridi- 
cevo progetto P Mua ti fono clHuTe 
tutte le grafie. i»er*mrci*yi.? Ah mao- 
li d(iD9|UG fitlUQ& aùlb> folte-) che 



C'tneft. 



'fopravìvere all' infedeltà del tuo. {pO" 
io. Prendendo allora il mio pugaala 
- «ta per liberarmi da tatti i miei cor-. 



Io mi promìfe, che feaza ntebìo elU 
verrebbe a capo <Jt rovinare Itcrà-ri- 
vale, e di rendermi il cuore d^l tnio 
caro Cotza-Rechidi ina che piK 
gncrvi bìfogoava ufare £Taa ■àtSÀ- _ 
nmlazÌQlw - 

^Qiieda ^omelTa lècci la Torgentc 
^elle mie lagrime, e iri preparava a4 
afcoltarla con attenzione , quando ti 
vecchio Indiano , che avea la cuia di 
quella cafa , venne con le lue figlioo- 
le a prodr^rfi i\. miei piedi. Mada- 

mia 'nuova pallrons : ecc« lo fcrìtto f 
per coi Cotza-Rechid vi dona tutti l 
beni , che pofTede in quefti luoghi . 
Noi iiamo funi fchiavi , diventiamo 
vcOri , e fperiumo trovar in voi tant» 
bontà, che in Cotia Rechid, il ^1' 
eia il miglior padrone de] mocdo • I^Ìt 
cevetti le foniinefliaht A\ queflo buon 
Domo e delle Tue £gliuole<cn dolcezza , 
* f'^°'s."fio d'aver bifogno dirìpofomi 
ritirai la un aprarta mento d'una gran- 
de femplicità; ma d' una proprietà di- 
lettevole , e le vedute del quale non era- 
no Iienitat»cheda»c8oipagnedelÌ7ÌDfe, 
le ^uali dipeodevanp 'ài qMa "i"-* • 




Vi 



120 Novelle • 

Vi tnHhi Tutte le site bagaglic , chi 
il mio peffido f* «m btce fenza mia 
Apnti portare . Quefla veduta rrno- 
v6 tono -il mio dolore . V ho dunque 
per iMtwe perduto , mìo caio rpolo, 
cfclamaiì M' avete Tiloiaite ngatiqa- 
ta , e abbafaAdo della mia ferapllcìtà , e 
àé" voflrì orrìbili giaramentt m' abban- 
donale per gettarvi in braccio d' un' 
alrra. Ah , non fopraviveTÒ a quclta 
difgrazia ! Siete viva, allora mi dilie 
Gebra , fidatevi di me, mia cara Hen- 
ga ; farete ben tofìa vendicata . Le 
Move promeflc di Gebra acquietaro- 
no DO poco la mia dìfperazione ; m" 
m^iaì iè" fuoi difi;gni . e n' attefjcon 
in pazienza 1' effetto . Cotia Recbid 
v' ha troppo amata per abbandonar- 
vi fenza ritomo ; non mancherà di 
venire in- poco in queOi isoghi ^ s* 
infonneri dai vodri fcbìavi di ^nal 
maniera vivete. Fìngete irrita tran- 
quillità , e moftrate per quanto potre- 
te una libertà dì fpìrito, che lellifìchi 
dì trafcorailo , io v' aiTituro ben prefto 
del TucceHo dei miei incanti . _ 

Seenti'coQ fomma efattezza i coo- 
fìgli |i Gebra ; mi contenni alla pre- 
fn>M del vecchio , e deU^ fùe figinio- 
)e; effirttsi aecóra qualche volta mol- 
la sHegrta ,^ prtlàl si fp*o contro 
gì' Ìto^aì a catWj a' quali s' ab- 



baodcna troppo facilmente il noflri 
féflo y thi t dir«irfi , eh' erano rifeiìt 
i-CotE> Rechid , gif fecero credere ^ 
cbe poteva' vedermi fcBza temere ^ 
miei TÌmproveri .' Io fatti un giorno 
che io meno mi credeva , e che paf- 
feggiavR nel mio giardino , lo vidi a 
comparire all' improviTo . Io fono di 
voi cootento , o Hengti , mi UBe ; 
avete ptefò il bnoo partito; lo trarpof , 
IO v'avrebbe per Tempre sbandita dal 
mio cuore . Vivete in pace ìa quefli 
luoghi , e permettete, ciie venga quaU 
ciie volta ad iotetrompere la voflra fo- 
lliodioe . Rifpofì conforme ai fuoi deli* 
àer) , e fecondo l' i&flruzioni di Gebra ; e 
^oiQe non fì-potevft tennìaare la conver- 
fazìooe ftnza ohe fi prefentaffe qoal- 
che occaiìone di parlar di faa moglie; 
gli dimandai, s'era affai bella per ìfpe- 
rare di fiUarvi erernameote il fuo cuore. 
Me ne fece allora un ritratto, che m' 
avrebbe fatto morir di dolore , fe non 
avelli avuto la fona di comenermi ; 
□13 feppi cosi bea entrare in tutti ì 
faoi fentimenti , che non s' accorfe dell' 
emozione , nella quale io era j econ< 
tinuando . a pariicolarizarmi tutte l* 
perfezioni del corpo, e dello fpìritodel- 
h mia rivale, ch'egli tnnalia^k fopi* 
MCTo *iì> che v". avea di piCf btfHò-,^ T 
Inrsrttipin {ler dirgli, ^e^a 'le^flI^Hltf^' 



112 Novelh 

Ta in tutto , ma c^e guanto >! capri- 
li UDO cooofceva alcuna donni fctie po- 
te^Te luGagarfì è' averli ^ belli dei 
miei. Si mife a [orridere } rifcaldoffi 
la difpuca , « come nnn m' era per- 
meilo d' andare fino al Tuo cade] Io , lo 
pregai di portarmi alcuQi di que' bei 
capelli, che van:ava un'o , per para- 
gonarli co' miei . Me Lo promise ,e do-: 
«ver paflaco con me il limanenfe 
del giorno., lì rìtirb. 

Contenta Gebra , che avcffi profit- 
tato si bene delle Tue lezioni , non eb. 
bfl appena udite Le promefle del mio 
fpofo infedele , che ponofli Cubito a 
ricercare deli' erbe pefiifere , dell* 
pietre , e delle rs^^ici a lei fola ncie , 
e con poITepti miiie , al che era inftrnt- 
ta dalla fua più tenera gioventù , 
preparò ooa func/la mprte alla mia 
rivale • 

Giunfe finalmente jl momento, chff 
defìderavo con tanto ardore . Cotja- 
Rechid venne a vedermi quindici gior- 
ni in circa dopo la fua prima vifita . 
Vedue, mi dilTe accoOandomìfi , 
fow» ^rcittamo il} favore della mi» 
^r»,.'Efi8sÌB4te quefl' anello ài Cfc 
' palli r'e cenfpffMe, ^he la Joro ucrex- 
aa,:* il Ulto brfilwti! è di gran lang* 
fifPfFtQtft ai Mtén - lif -atsoftai ad un» 



Cineft. 12? 
Rn^endo di rimiraiii con sttenzìoft/^. 
a' involili una parte, che lafciat cade-', 
re nel mio feno, e gli reSicuit il tì- 
inaDenCe dopo avergli per compìacen- 
xa , e per meglio ingannarlo accorda- ' 
to , che i miei oon potevano entrare ' 
ÌD confronto lon quelli della mia ri- 
vale . Egli allora diede in un grande 
fcoppio di Tifo, c parendo foddisfitco' 
della mia buona fede ,.fii tutta gfo'r-' 
nata d' ua umore allegro y e non mi ' 
.lafcj* che molto tardi . • / ' ' ' 

duodeomasera; 

Continuati ont ^ e anchiufioi» 
deir ìjioria della btU* 
Htnga, -.' 

A Veami appena lafciato CotM-R*-' 
chid , che piena del mio rifentl- 
mento mi preparai alia vendetta con' 
tutta la pontualità necelTaria in iìmHi 
tntfter}. La notte fpai^ewa 1' ombra 
fua denza fuiia terra , quando Gebr* 
ed io coi capelli fciojti , e mezzo i^n- 
de eflendoci portate in aperta campa- 
gna , clamammo a noftro foccot^o 
i geni pKl Docevoli. A) ooflri ' oTrìbi- 
ti'fcòBgìnr! vedemmo ben pr^o le 
ftette perdere il' loro lAme -, e fe^«c 



Digitizsd by GoOgle 



124 Novelle 
dì fpn'io io ìfpaTuo ,tT^i{Ae X^veattVjO' ' 
lì del loro ud^iam^pio dì fito . la ' 
latja 1, «h' era jillora Tmdi(iira in , una ' 
dèoza. Debbia ci metteva in un' ofcu'* 

i fWj eh' era leggermente difTipata da" 
doe i^d dì pece ardenci , eh' avevamo 
aÙa n,;ne ; lèmbrava ora infarigui- 

.njta^èd «ra. brill.aDte di dìmme e 
il futrio ; .t. .«edemm'o ^itliniamente 
attorno di noi cà^ere^^una .pioggia di 
fciniill^ ardenti in vccb fi' ruggia. 
da falubre «'nutritiva . CDmiacIava 
a iesure. aa' ^Ureota agjtaztQBC alÌa^ 
vifia di tanti piodigj i/qaanAi .Gebtfù 
pcrcoteado -rre volte Ì' aria «or -una 
poJeDte verga , e pionunciando-, con 
orribili contorGonì i nomi più bar- 
bari, pofe fulta èìraso^ delle mdtf 
fKÌ i capelli, che io avea involati a 
CdnarRechid'j e fcoagiurò |e DeitÌL 
dell' laferiio , cfie /ofle, ^ueJ ma- 
WUtOiCoafumat^ j^e.itjfìoirta la. per-, 
foflf , di cui- erano., ideila oianiera. 
cb» fi', a^rjigiav^Qo .e coafiimavanj' 
qge' capelli .... 
. Io piiocipìava a godere d' ao» piena 
vendetta , m' imniaginava (fi ved^r 
giÀ tutta in fuoco la pila ridale , quan- 
do mi fentii totts ad pn tratto accefa 
eia uno flraordioarìo ardore , che m' 
it;br«cjava le vifcere . Si coagulò U 
Hio faoguc } ^ le^rinfe il mio '''^'^^ 



D igilizedjy QQÌ qgle 



Cine fi. _ i»5 

fi recMreno le mie meinbra , e èon- 
grande ftupore di Gebra , caJei a rcr, 
ra gettando i gemiti più fpaventevo- 
li . Ah, perfido CoEzi-Recltìd , efcla. 
mai con voci? moribontlà ! Hai bea 
conofciato qaìl aio volevi io fate 
dfe" captili di tua nK^lte: m' hai fni~ 
za dabbio ponato i miei propri 4^ 
f Olii t' avea fatto prefence , quando 
aveva la forte di piacerti , ed io dò la 
morte a me medefima volendok proc- 
curare alla mia rivale. ' Non ebbi clte 
il tempo di pronunziare qaeftc: ,|ib- 
, che parole; la mia an^ma privata del- 
la fua vendetta ufcì dai mìo miTera* 
bile corpo con grida valevoli' a fpB. 
ventare le piìi intrepide , e Gebra noa- 
■"volentlo foprnviverni con una pugna- 
lala fi irafilTe il cuore. 
' Ma , Madami , dilTe allora Fuo^ 
HAami pàlTiainB la f^ttgba l'òpra aA 
. àiòrre .sl^ Rida » ^ ctfe'beoe io merita- 
va, tafdaiilfo il' corpo di qnefta sfo^- 
turvaia donha , mi frovai feoia intw» 
rurione itr differenti Jìati poco itite- 
relTanti. Qual piacere avrede d'inten- 
dere if racconto de' peritoli, che fooN 
'B tòno la ffaraia (T na ierpent» -, h 
t^a e.oojofà vita, che ' meuì j- éf- 

V unotfllì^xit feci Tótm Ik figmf éi 
aa tenero nCRanolo, le epuriate fli»> 

■ - F -3 ■ ■ ■ *. 



126 Novelh 

Jìzie, che meditavo eOendo fcii^a , 

Oh (Me&e , interruppe la Regina 
.:d^ .Ciaa, io voglio faperle , e voi 
rJpi'^Kte DO' grandillìnno piacere a rac- 
.. contarmele . Foìchc Vodra Maellà lo 

^fiderà , difle il Mandarino , Tono a 
. foddisfaria . 

Avvtuturt della SeìmiM Moroug . 

.,/^UaIche tempo dopo la mianafcì- 
\^ ta in una felva deirindie fui prc- 
U con della pania , con la qua- 
• It fui pazza a nrofìnarmt gli occ i , 
.ivpleado imìiare ua Cacciatore , 
tiive^ veduto lavarfeli in un bacino d' 
*tam • e fui venduta ad un giovane Ct- 
mtit y che mi chiamò Moroug , e che 
4Mif>dqfnì feverilTirramente digiuna- 
^,'%ijaìaàa npn uiibidiva ai (noi een- 
SÙi t»Ì ^cadè. taitto docile » ed efper- 
tai-cbs- paiTara per un 'prodigio . Mi 
^ea comprata un picciolo cavallo , 
the io maneggiava con tanta delleri- 
tà , come il migliore cavallerizzo , ed 
era follia , mentre correva ^ di die 
topa di lui falti così veloci , che. tat- 
ti ne rclhvano all' ultimo Oseio ituÙ- 
ti. In fatti ia tutte \e ^ivS èeiVtm- 
.^iCf p« IV"*^ {talTaTa,'m riguar- 
lU^ con'' ^mÌTfàpfG ', Avendovi 
htxo il into pidìoac na coofìderabi- 
- ■ , le 



Cinefì. Xty 
le guadagno , rifoife di ritornar • 
Cambalu, do« Don gli acquitìai mi- 
nor quantità di dcDari , che nell' In- 
die. [ fanciBlli Oli portavano-cen pto- 
fufione ogni Torta dì frmri: e giocan- 
do con eflt , fcnza far loro alean ma- 
le gareggiavano a farmi carezze , ed 
io riportava ogni giorno una borfa , 
che tenfita «liaccita alla cintnra , [«e- 
Ba d' «gesto ; »1 ipule dm flpatura 
cit gssdaswnè da ^idla eiowD^ , 
che svea \i tmggior ^ere v fint^ 
nerfi coti me ^ ^ 
ElTcndo morta una bacrta doDoa dr 
CambaJu , la di cui cafa era contigna: 
B quella, in cut alloggiava il mìo pa-- 
4fsa* r eS arando- mia- fonmhà: :d' 
Bit ^iolo iKtO' Mdhn i: pMntdit 
fuori del tao- »p^ixta\tam tifblS : ?f 
imiiin i kmentf « che av» adito!' a 
farle. Mi calaP deftramente nella Tua 
camera : ni goti nna camicia , ed una 
fcuC»' dèlia defeHM, td cflctniorai fic- 
cai;^ tttt IfRD afpHt^ , (be fi TÌ- 
tonuiflr-^ tverla firprttlt» ^ t«pm* 
fieniar« anr ^rTa , ra\ <c^6 ^natì 
la vita. I principali parenti di qnefta 
femiaa', cTendo allora entrati nella 
foa camera, non li vidi appena a ri- 
cominciare i loro urli , ci» caecìando 
foori del Ietto la teSa feci 11 pfù ' Or- ' 
ridi, fditraì . Qpa&e bnoag. gùtì fft.' 



TT'lS Novelle 
« Vearate da un avvenimento sì ìmpro- 
■ vifo , e immaginandofi , che io forti 
il DisMlo , ratti precipito fa menta 

- fuggirono . Ecco lo fcompiglio M\i 

- cala . Sieorfefubitoallacomintifiitidei 

- ISoirÌ ti avvertirli di queft» rtm-a 
i -avvtMnni, OH rnvaai di coloro ra< 
. j'nitDOH i fatri compagni , ed eflen- 

doG tutri marMti di torcie , vennero 
iùe a due nella camera della defonta . 
. Io m' era tran^aiUamente riposa .in 

- lètto, quando viddi attivare. ^ueflo bel 
coneggio ■ Era dipìnto, il ttnaorc liit 

> :^tft' di calti i Bonzi: ciò to' incor- 

> n^ì -, e ne. TÌdi appesa entrar nn» 
~'4oHM , tbe fomiido vcloceineate dal 
..■Iettò , &lrai- &iHe fpalle del loro capo , 
' C'ameiidMli 1« ttarici , e gli otec- 
'wlii V io .mi gridare si acotamente- ^ 
«dw'^.ftvi.aotfratflli rovefciandofì gli 
t.Vsì tfi^^ iilrì„^ V «hbandonarooo 

%aW -forOfC rAUon ferrai la porta » 
-jé lò^peredfG « Cotta mìa voglia , e 

.dopo avergli lacerati t fuot atriti, gii 
-gettai nella faccia la fcuffia , e la ct- 
. micia delia vecchia ,« laticiandoini per 
. ]a Hndlra falii ÌI tetto , e rteqtni oella 

«afa del mio padrone - 
: Quefto povero Boaùo iof^. il. (mo 
, ffima fnvento s" accerfe tolto ««a 
.«hi.aveae a-farc}n» twM^ffcado- il |HÙ 

fnntj ùff^ k .BÌc ^tcoHe iqqI- 
■- : ■■ ' ' U 



D igitizsd GpQgle 



t, e (faqoiiio^ rpirité-, che 
t cogliere vantaggio turio . Noa, 
' m' ebbe appena'veduto fuori detla fa. 
' mera , che aprendo f>of» -cfaiaMÒ 
§li altri Bonzi , e rimprAvdrtadolì del' 
la loro debolezza, dìfie ohe avea-coin- 
;battMo eoa uno dei più potenti 
demonj y e cbe dopo uq' olliom 
' difeCa , 4t cai poneva i fegnf , i' a^ 
'Vea cotlmn jr 'céd^oH U vilK^ir > 
Ai^mlo'EtAo URca-M M pMCeMa 
;marare Fa fibeftr^', per xo! ^i* «• «M- 
' rrata io queda' camera , ufe) d^la cà.- 
.. fa colmo di prefenti, e di gloria , e ri* 
' gu?.rdam)olò cgn'' uno , coire un Tan- 
to oodio^ . Ì)tìi 3 lai ftcn- baflA . 
poteva 'farmi" ancora vedere faii t 
-'tetn di qndla cafa, e con cià fcopli* 
re il fuo inganno. S' iniormò dellM- - 
meste dei luogo, in cui iòggioraa» 
n njio padrone ed efleodo venuto^ 
allo fpuntar del giórno a licrovarlo ^ 
.gli racGoatò Icbieua^eDte ta fua ^V' 
' ventura, t lo pr^fi à caogìtr aWti- 
zìooe . Non avendovi tAoltft dì&vn. 
, za tra un fintile Bontio e aoa ^^IB 
'dì Ciarlatano, q'uarera il mio padrone , 
j eglino ben prelio s' accordarono , e an- 
damalo ad abbicare in un luogo aflai 
difcoflo , Gofìche reftò Tempre igno- 
ta in Cambaln queft» eoittick tf- 
yeDtan. * 

* t " 



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1 30 Novelle 
; pei altro aoa G parlava in tuÈta U 

Città (e aoa delle nwftvi^lie, che io 
, Capeva fate ; paTsit U mu fama fia 

tMl Smaglia «lei ÌSnltano « e li Sulla- 

sa favoriia, chiamala Alifcliak (f>e 
..poco (a avea inalzata al trono , ebbe 
«voglia di vedermi • Q.ue(1o Monarca ; 
.«he, noR poteva negarle cof» alcuna « 
. ordinò al mio jvidcone di farmi fare 
Aa fua prtleoza tpui j. mici efer. 

«izi. R#116 cUt,. tnfwtat* della mi* 
.^ediezza , e avendo moCirata do* 
.^Umilia paflìoae di polTedermi , hifo- 

^■Ò, che Yvam ( cosi chiamavafì il 
r mo padrone } mi lafciaRe nelle di 
^ ani , .« G .«ODCentjiSfr una ono- 

jtvfHiffiaia-prati&tfi^Knet <he :riècvet-- 
M4«l.Ra4cUa Cioft... . 

p XIIL S ÈRA 

■'^T'Ò m' era tairto avvezza a ' vivere 
' J.con Yvam, the non volli ubbidir 
mai alla Sultana ; divenni mefta , ed 
., il Sultano per compiacere Alifchak 

^avendo fatto chiamare il mio padro- 
■ mé, lo confegoò'aj ntftì princiM- 

Ji £MBBbi ^o»&»i»lofiU <f >cGoin>a- 
1^ - ^ Blu^ 



defidmSc U Scduuu i e di non mai 

otr qualfìvoglia cagione lafcìarlo . 
Rividi appena il mio padrone , che 
ripigliai la mia prima allegria j ed ef- 
fendo egli giovane e bello , Alifchak 
.«M wdnl» (ixm -.-«Mdeirir di' 

1 {affi fs»réì f a w a ben. tafto g{ ip. 
terpféti' del foo cuore i Yvam int^e 
mito ciò , che volevano dirgli , a V £«■ 
DUCO che doveva elTer predate a ^ne- 
Ae vtfitet.effeiula data gnaiigBMo. « 

. tam di (leaw.*..6 wMflM» hetk imft» 
■MHtt'tvcMtiiibeità, VirgMv- 
no eh* en andai» Jifia' cum S«t- 
land, dalla <pnle bob dovea n'tonr»- 
K fe noB quattro- giorni dopo y e che 

: io ero preiente alle- carezae , che. I« 
Sultana taceva al umo padroae, l'ndit 

'9 dimandailer ^u^If IoSmo i .faoi fe- 

'Sttorf , e da q.u»nto tenpff tlls 

net Serrai^io . le noa- vi toaa,:-ti»)im 

- UO tmmOt Mz'. i^pote , ma quanto «ri 
^rera lmt|o quell' anno ! Odiava ti 

-^titano pTitiiai><he vi amaflì , o mio 
Caro Yvanr, e quando più vi rimtEO, 
' Tanto più Tento a raddr^piarfì il ano 

'òdio centra di Inr . Ma poiché (tìm- 
^^ate curìofo dì eonofcenni , veglio 

'tjccontafvr "1 princ^ili TiTVtìTiineBti 
mia' vi» 1 e jii qua! piijuiiera io lìa 
■ ¥ e [\ , gtuB. 



«ab, e ck «ctcuoL'illK SnUuteM 
.tàiut -pMiiiMt . 



Ma^ ) noMtnatt 1»b • 

SÌo|elli»ie di CtyUn ( « ) «omo fe»«- 
-, tiflioio . Avea p«r ricino un gwva- 
. DC Indiano » chiamato Ganetn , che 

awndoia pii volte «eduli alla tua tir 
'««(ha of divenne fvifceraiatnente »- 
.sunto ■ EITendo Ganeso belliilino • 

■ »w irt^ lMiS" ""F» f"" r'^ 

■ iwBato i e mia Mai» (apendo, che il 
fno amiote non era così ricco , che fno 
Padre volefle acconfcntire di darglie- 
la in fpofa , rilòlfe dì luggire eo» '"' > 
e di ritirarli in qualche Ifola dell y- 
ceano Indiano . Dopo ivef «eie le 

-, ginde mifure per 1' efecnaione « s»*- 
fto progetto, rapì quanto potè d OlO 
e di gioje , ed effendefi col fuo amante 

„'„■-(.) Ceylan Ifola dtl M»'» 
, <Wfn il Capo dirottoti,. V haun inon- 
dU f. crrie eUtte il p» *" d''' ^- 
. lì chiama fino d Adamo ,. P»'.- 

, cb. afl«»«)o .sl' Xolwi , « t"-, 
m> tnihoìcteato iti lucilo "o""?'?»?.' 
■ t feH«|l!to,Ik «dde.^»'«»'^-«'S- 
' Jio,^n*«a«<(Bn**« loBr.l»»» 
lo* Voli. ^ • 



ia Mi iiiiiii i ii i ro ogie-' 



•tnbirMU,1b no vafcello , che par- 
ti»» per Timor (a), forono da t» vio-- 



iento temporale fpinti folla cofta * Sa- 
marra (h). Mia madre , eh' era di nie 
gravida, credette ntt^i: volte di mori- 
re neir agitaaione dei vafceH» . Non 
ebbe appena mcffo piè a terra , che 
non «olendo più arrifchi^r la fua vi- 
ta fui Mare, propofe a Ganem di re- 
3ar in que(l' Ifola . Per meglio na< 
fcoflderG alle ricerche di Tuo Padre , 
lafcib partire per Timor il vafcelio', 
eh' aveaO racconciato , ed elTendoG ri- 
tirata in cafi d' una buona vedova di 
Achem (e) ie fece crederi, che lei e 
Ganein (ofTero commedianti , eh' aref- 
fero fatto naufragio Tu (jnelle colle , e 
che t' era col fno marito falvata kA- 
lo fchifo del varwllo. Prellò fédeqac- 
fla femÌTia alle dì lei parofe , e fìc- 
cqtne mia Madre fateva qualche fpe- 
ft', che la rendeva più agiata , eb- 
be per lei tutta U pofTibile atten- 



(a) Ifola deli' Oc-ano Oricmals , ota 
delle Motuche . 

' ( b ) Una d«!te~grand' Ifole della Sonda . 

ìc) li Re d' AÉhem 'poffede la metà . 
delP Vola di , QfieftB Città , 

• cfae il k capitate dal fw R«joo « è *v 
^ fe it SctOtttioMJa Mi:. «n>~ «f^ *HB- 
penta. ~ 



zione . 





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1 34 Novelle 

Dopo alcuni med dì Ibegiorno ad 
Achilli, Dogandar di me li fgravà ; e 
fpnglìotil proéuModomi Ji. Datura , 
. poiché fece ua capo d' open di btl- 
ìezza . Mio ?»ire , « a» Madn-, 
aveano altri penlieri che della ni»edti- 
cazione; paflarono fette anni ia que- 
fla Città, ed accorgendoli , che non 
aveaoo portato feco un fondo alTai 
coafìderablle per ruflTiflerwi , come ave»-" 
no lino allora fatto , dopo avere ven> 
dute quafi rotte le ^ioje , meditava* 
no di ritornale a Ceylan « quando na> 
fera la buona fcmiaa , con la quale 
TÌvevano-, eacrò Iucta.al1egra in cafa , 
Vi porto una buona nuova , loro dìf- 
fe, i giunta ad Achem una cooipa* 
.gDÌa,di Conmediaiiti ; fono forCe cono- 
io ì ToQri caraeiati , i; tinto più lo 
credo , perchè prima d' arrivare air 
Ifola di Sumatra harmo fofferti molti 
naufragi . ^ da otto o dieci aoiù'in^ui; 
fconono tutte I' indie. 

Non poterono Dogandar 9 Canent 
iratteoere il rifo dell' idea dt quella 
femina. Ciìi potrebbe éffcre, rifpo- 
fe mia Madre ; oia^ voglio vederli a 
y lapprefentare prima di farmi conofce- 

re; e fé foRp cofioro qu^ , co' qnalt 
noi raapre[cBtavaiBO la commedia, ac- 
' crefcerò loro U gioji ^pet la Sotpx^a j 
cte Iwcfil^Hiò aal imi ,vcdm» 



Cìntfi: 'IJS 

Suanjo meno fe l' ifpetiertBBO V lle- 
b a quefte ragioni foddisfam h vèc- 
chia , G prete t'incarico di tuflodfftiil 
pollo ; e ci trovammo alla prima rap* 
prereniaiione , ciie fi feee altuni gtoru 
dopo da quella converfazifiae.- 

Era compoft* d* oftiibi nrpprefto- 
tanti quefta compagnia DogaìitkE 
vedendo, che diiniótrf»»- ogni gior- 
no il fao avere , l>refe tatto «d tm 
tratto Qtm rifoluzìone a)!ài bizzarra . 
Mio cara fpofo, eUa diffe a Ganem, 
mi viene fn peoGere un efpediente fer 
metcnci a coperto daita mireria, F»e- 
tiamoci Commedianti . Mio Padre 
allora traffe OB grido d' alicgreiia , ed 
abbracciando affcttnofamentc mia Ma- 
dre ; qbefia È3éà m' era gii venuta, 
' le diffc , ma^noft ardivo proporvel» . 
'■ Perchè talé delicatezza ! ella Jog^roii- 
"fe y^Qui non Eamo conorcÌDiì' . E(T5B> 
'dovi tempre viUuti ritirati , ntan<f-6 
peftferà, che fiamo d' altra cor«Uz1>9- 
tie , fe non df quella che ffatno per 
abbracciare; « te ooKra vecchia «fpt- 
te fcrvirà a far credere ^ «he ih- 
biamo fatto tatta la nattr» «t» ^e- 
flo meftiere : Vi fentite del rateato 
per quefto ? Vi confeBe , "ripigliò 
Cioem y tfftre qaéfta feAipre tlata la 
tìt i paflbnt dtimiftaMa' ; « rfie "fe tnì 
.Jfcffe AMOfflMMfld-illfgww li «il 



ìacIrnuiOMi- e che BoafbOi Amo tnu^ 
teaotg dall' amóre , cbe dalla mia 
prima gioventù aveva per voi , fa- 
leSbe bsa prefto Rata, prefa la mia ri- 

. Iblazìont ; mi avrei poilo nella prima 
compagnia , che foITc palUta per Cey- 
Un. lo naa ho mai avvaniitto tanto 
i miei deCderj , continuò Ougandar , 
bramai folamente , che fclTe permef- 
(b alle donzelle di mia condizioae di' 
ialir lui Teatro.; mi lufìo^ > ctie mi 
vi farvi dillinia e per la nacuiaie^Ha, 
toa cui avrei rapprefentata la comme- 
dia , e psr r auflera virtù, dì cui avrei' 
farta prole llìone • Non è <juella iii- 
compaiibile ceti taic flato , e fe qoel- 
lì e quelle r che 1' hanno abbcacciaiò , 
aveflero avuio iTreprenfibili cotlu- 
mì , non avrebbero refa rprefeievole- 
una condizione , che per a-ltro non hai 
cofa da. condannar^. , poidiè non ten- 

. de te- non a correggere i vizi degli uo- 
iDÌni tìr.2ciDdo loro innanzi gli occht 
una tavola, naturale dei loro difetti , 
e delle llravaganze nelle quali, cado- 
no ogni giorBo . Vai raggionate con 
latta verità , mia cara- Dogaadar , ri- 
pigliò Canem ; c^ventumo dun^e 
commedianti . 

Qaella rifolu^one, contìnui U Sul. 
tana AliCchak., fù paniualaMote ei«< 



•.'■àtkefi. rjif 

fsDtirsno il giorno fe^iKtitfrr n\\» cuoi- 
pagnia,e arendo Tcelio per prijicipiure 
tiafcheduno una parte , nella quale cre- 
dettero di poter riofcire, la rappreTen- 
ttróno coti tanto (noso , vivacità i 
. azione j e nstmleim > «bc tuRi. Rli 
-fpemrori r« ne ritomaKVo- CQQtéati 
della rapprefentaiione , e dei nuovi 
Attori. 

Mia Madre aveva al pìh venti tte 
inni ,* non v' era perfona di lei più bel- 
ia , e tutti ! giovani Signori d' Acheu 
peafando di iiovare apfffejjfo a., lei. .uà 
accelTo cosi favorevur'i.cqne 'pfeffD 
- alle commedianti ordinane ,1' oppie£> 
Cero di ^ifìte . Ella li ricevette coK 
molta civiità , e rpiegaodolì cbiaramen. 
te con efli loro , fece conofcere , cht 
tutti i fuoi talenti non palliavano i 
limiti de' fuoi doveri dì teatro . Non 
lo poterono credere ; le fpedirooo aà 
-preieoti magniBcì -, ella li rìfìucb tatti , 
Analmente uabilì si bene la Tua ripu- 
lazìone in &ch>m , che tutti la rìguat* 
davano con aetmkazione . 

La comp^oia dopo eflere (lata tre 
anni in quefta Città rifoUe di fcorter* 
totte quelle dell' Ifola di Snmatra . 
Mio Padre , e mia Madre , che avea- 
no amtnaffats ntdto denaro , erano 
fai dubbio di fegolrla. , ma moRì dall' 
taftantì p^hto dei loro camerati , 
, e 



Digilized by GoOgle 



j j8 Novelle 

e avvezzi alle fpeiie d' adonzieiir , 
che ìi gonfiava ài vanità , fi deter- 
minarono a non abbandonarli . Si fla- 
bìliroQO rucceflTivainente in direiS Ino- 
glii , dov' ebbero nna grandiditna for- 
tuna ; ed eflendofì fermatt ptr qualche 
tempo a Palicnbaiii , mia Madre tì- 
folfe dì dar a me una.piccioia parte. 
Aveva io allora più di tredici anai , 
wS €tu bcII'Hima per la nia età ; pio- 
fitni felle inflrtnionì di Domandar , 
e tiewet Ta primft voha , che moatar 
fui teatro» applaufi lì grandi, che tri 
fecero <juafi gitar il cerveii© - A mi- 
fura che crelceva in età, diveniva più 
bella, em' zppltcai talmente, alla nuo- 
■ va ptofcflVoné , (Me diventai ir* paco 
' 1»' ^«rice qjjaB coti valerne « cernir 
mia Madre. Tmro cr fecondava :■ 
vamo Bioiro ai;rati ; eravamo inff- 
nitamente llimati , ed avevamo figpi 
occafiofte d' eflere contenti della no- 
flra picciola fortasa y qnando tutta ài 
m tratto pel jiìl ewiele aetiikitte 
' ce&ò IgL lolin favo» ^k» . 



Cìitefi. IJ^ 



XIV. SERA 

CanMMM^ftfi» delU Aweniunàtila SkU 

urna v^lifcbak . 

IN lina nuova Tragedia , Intitolata 
'T Innocenxa opprefla , Ganem rap- 
{rreTentava la parte no nomo perfe. 
gnìtato dal Favorito d' nn Re dell' fn- 
die ) che amava la it lai Mògìié . 
Mia Madte , che Tapp^efeBtav^' ^••• 
, (la incgHe . in vcte d* afrendeifi ade 
pei-tecozioni del Favorito J6 trattava, 
^oa molta aliengia : fì fBpponevano 
a Ganem dei delitti , meritavano 
. U morte; e iì Tuo nenicoinooa deU' 
f. nltimc feene gli prefentava una tana 

pieoa di veleno, ed ua pugnale. Mio 
I Padre prima di fcegliere 1' una di que- 

lle due forti di morte , ripiendeva il 
Juo rhale ctìn parole più fiere , taico- 
maodava alla fua fpofa di vendicar- 
' la , s* era pofTibìIe, e dopo averli dati 

degli Addio molto affettoofi , fi feriva 
c«] pugnale nel mezzo del petto : wal 
punto che fpirava , fi rìcODefceva la faim 
innocenza, e rdegitato il Rfedetrindic 
"contra il iW'favonto ra^cdotava attt 
''vedova, ch^era vesdicat», cfieatwi egli 
'fte|b tastlan li tetti lA ko peitscatwe 

. V.. 



DigitizBd by GoOglC 



, 14.0 Novelle 

Era coftata quella rapprefenta rio- 
ne molto deoaro alla Compagnia , e 
iria madre vi rapprefentsva- con tan. 
U Bailirale7.ia , che fpremewa laeri- 
.iine da tutti gli fpettatori i ma i(i(e)i- 
cèmente per l«i ciò , cIT era aia frn- 
ziane, divende una verità . L' Aito- 
- re, che rapprefentava fluel favotiu 
' dJveane dì lei-effittiwanrente' amorofo, 
e Gcmofccodo la di lei virtù lì ferruare, 
cIk fiacke vìffUe Gaoem , non avretS. 
' be imI fpM-aQia di pofTederlà . Per li- 
bctarfì di ati uomù , che credeva il Tuo- 
im pedi mento alle fue ielicilà , s'imma- 
gÌDÒ il tradimento il più nero , che 
fi pofìa mai inventare . A§dziì> egli 
HidelÌBie il pugnale , con- cui mìo pa^ 
àie. C dovea colpire , e la cui punta 
ara- ribattuta e Gahetn venendo al!*' 
conchìufione della- fua parte lì diede 
sì veiocemenie tm colpo , che fe Io cae- 
ci6 fio» alla guardia nel corpo. Q.iia- 
Je.fEi la fua Uaptefa 4i vedere fprozza- 
•D dcl-fjiQ fangjoe il volto di mia ma- 
dre-, che alloca' 1' abbracciava • Connb> 
be fahito tuta- la nerezia d^ anima del 
filo camerata , 1' afferrò per il colio * 
ebbe tempo di dargli melte ferite col 
medefimo ferro , rovefciollo a terra 
t fpìratido qtialì in quel punto ^ ebbe 
iblaniMiC' tepipo di dare il . piipoalé V 
tua BMdr» I; oofìnudo con do ablù-v 



DigitizetJ Go 



Cingfi . 

ftàOit , i^Bils foRe la Tua mientjoae '- 
Il furore ^ impoflertà allora dei fenfi 
Dogaodar , profittò ' della cadirta ^ c 
ferite dell' àfliffino del fuo fpofo , e 
avTcniaodofi contro dì lui Io trafìfl'e 
in un moinrnto con tnille colpi , e 
vendicò fui faito la morte di mio Pa- 
df e , che fpirb nelle mie braccia . 

" Non s* era siai lanto feriafnenie m- 
ftnguin,ata la fcena , e xìh non q(\»a' 
re era per -ìnrangainarfi ancora d'avvaa- 
-(aggio , fc aBcrrando Ìl ferro , la di 
CD! punta iitia madre rivolgeva verCoil 
.ftìo cuore, non 1' avefTì prontamente 
■dàlie fue inani firappato . Ella fi gettò 
.allora fui corpo di mio padre tjnwdo" 
gemiti, the avrebbero inteiieHii i pik' 
Sarhari , e non vi ih alcuno d^gli alfi» 
flenti, die non verfafle abbondanti la- 
grime ad un si compaflìcBevoic fpeKs- 
c.o!o . 

Che vi dirò, mio caroTvam (Con- 
tinuò la Sultana Alifchak ; dopo quel 
giorno mia madre ebbe in orrore la Tua 
profcffìone, e dopo aver dato un tem- " 
po ccnfìdera-bile all' edreroo dolore , 
(Jie fcatitfa della perdita di Ganem , 
rifolfe ritornare a Ceylan , edi dar- 
ylG la liirtte in cafo , ctie Dòn ortenef- 
kMSaa padre ti jxfdon^ delli fua-fa^ 
ga . Motittinmo fui primo- balllflieti-. 
n, Agitisi Vela per tpitS: -Ifok , 4é - 
«ve- 



Digitizsd by GoOgle 



142 Novvlle 
avevamo favorevoli ITimo il vento , 
quando fcoprimmo due vaTcelH corfa- 
rì, che venivano alla noftra volta. A- 
niando ogni uno di perdere piuitoHo 
Ì3l vita che la liberti , ci preparammo 
al coa^tiUsento cor molto coraggio • 
Ecli* f» de' piil fanguinoO ; ma non 
ofìanie la relifleoza ìncredibilè , ^he fa* 
ceoinb , i CotSitì in meo tempo fi 
nodeipBo ai Boi pi^rcair , • tixllaio- 
Ro a pezzi quanti 9' óppofeio u loro 
ftfore. 

QDanto a me non era aflai il reflar 
priva deiU libertà , bl^^nava anc«ra , 
che avelTi la dirgrazìa di perdere mia 
madre . Refiò ella ferita nell'ardore del 
combattimento da una freccia , che 
le trafifle il feoo, e morì tra le mie 
baecia ) fenza che poteni recarle verun 
Ibccorfo ■ Non fo , mio caro Yvam , 
qnello io divenni in quel punto : caddi 
in tin profondo fvenimento , ed efTendo 
rivenuta mi trovai nel Vaicello dei 
Corfsri , e fcppi , eh' erafi gettato in 
mare il corpo di mia Madre . Raddop- 
piai allora i miei iìnghiozzi , e le mie 
lagrime .- dilTi mille ingiurie a qtiefU 
Barbari / eglino non m' afcotl^wao*,e 
(ecero tutto lo sforzo poffibile per prso- 
dere il corfo verfo 1' JEgìt'o . 

Avendo 1» bellezza il dritto d' am< 
fiMAfan Ic ntzìoai Utoà , quefli 
Cor- 



Digitizedby GoOglC 



Collari BOI mi riiniravHOGhe con ant- 
miraziroe ■ La macftà , che regnava ' 
ia tutte la mia pcrfona , e ]' infioite era- 
aie , ^tle quali era provveduta , lace^ 
Vado «d« tal imprel&ooe fopra i ioro 
cuori f che noii potevano torcere dai. 
mio Tolto gli occhi, eche£ icordava*- 
no ezian^o Ja cura del Vafcellu . 

£eRche il dolore , che fentiva , m' 
avetTe eQremaniente cangiata , noa 
ìfcorgeva che contrafegnì di foiprefa. 
in lutte .le loro azioni . Volli più volte 
profittami) dei loro Qupore per prec^l* 
tfinni od mare ; ma _i Barbari cflieadtK 
fi secarli del mio dìfegoo mi' feesto 
" fcendere io .una caOHU*? -dei VaTceljoy 
doire D̻Kt* avomo a temere della mia 
difporazicne , e vencudo 1' uno dopol' 
Altro a conlìdcranni , come arptravano. 
jrutti al poflttlo di mia perfona, e che 
-OgCì' uno di loro credeva avere diriitodi 
pretendeon! , cominciarono tra loro una 
rerrofìlTima conteoziBoe . KiTuldoCd 
la f Ì0a , iì venne all' ingiurie ,* dall' itin 
giurie ai colpi , e io un momenio lì vi- 
de net noflto vafceilo il piìi fanguiDofo 
combattimento, che lì pofla penTare. 
I Corfari dell' altro vafceilo forprefi.da^. 
9M^a crudele divilioce G awicinaK^ 
Ho al ot^o peii^eifinr^- Malavie- 
H ili £ar taSbai li «Mt)B&<,-pigÌiiWBii^ 
ymits , fi tsaaa&mtA talli j!. <»¥«a 
di 



DigilizBd by GoOgle 



144 NaveUè 

di mia conqoifTa , 1' uno OWtra ieW 
altro iccanendofi con ma enremo furo- 
le , perirono quali tutti dalle loro feri* 
te in meno di tre ore, colie hé tri tro- 
vai fola nel vafollo, mentre cbc T al- 
tro « il quale era qa»S vuoto, c' allon- 
IMtva k feconda ae' venti . 

Io era fino allora flata molto indiffe- 
lente a ciò , eh' era accaduto innanzi ai 
mìei occhi dopo la morte di mia ma- 
dre , e più contenta d' efTcre alla difcre- 
zìone dei mare, e dei motlri marini, che 
di qaefli'corfi , afpeiuva con un' im- 
ptfcgfljatHle ' iminifìbilitl la motte , 
qaurao mi fèntiì oppreffa da nna pio- 
lenta voglia éi dormire. Mi abbando^ 
nsi al fonno feaza carafc a ciò che di 
ine decidefTe ja fotte , e feci un fogno 
allat fiigolare. Mi pareva d' effere fulla 
«opiitt del sito picciolo vafcello , e 
veder atcire dal mate un magoiéco 
atro ratto brilliRte di madreperle , ti- 
nto da quattro mollri Marini affai S- 
mili ai noftri cavalli ; nel mezzo di que- 
llo carro v' era alfifo un uomo mezzo 
ìgaudo d' una orrevolilfima maeftà ; 
•sa barba affai folta gli copriva lo Ro- 
meo , e portava nella fua mano diritta 
ofi difdo tatto bitllante di gioje . V'era- 
m «Ron» dì lui molti nomini e don- 
M A nfla bcilifliink fugata GaoMa^m* 
tUAj BM H kBo M Joia.cof^ tctmi* 



C'meft . t4) 
nava in coda di pefce . Benché foffero 

nel!' acqua, danzai'ano con rutta vtva- 
(iià ed amore al fuono d' alcuni Ifiru- 
nienti , l' armonia de' quali a irefem- 
brava eccellente. Guidava nel mio fo- 
gno un infinito piacere, e non poteva 
faziarmi di rimirare uno fpettaeoìo 
tanto fìraordioario , quando qoeft' no- 
ito alzò gli occhi verfo il cielo , e 
leggendovi fenza dubbio le difgrazie , 
del£ quali era minacciata la mia vìi 
ta, fparfe alcune lacrime , e mi rimi* 
lò con un' elliejna pietà • Quanto io 
ti compiartgo , mi difie , skirtunata 
Alifchak, ma io non puoi fuggire i! 
tuo deftino . Battendo allora col fuo 
dardo il mare, vi fece una vafta a- 
pertora , in cui fi perdette con tutto 
K fuo corteggio. I venti allora otrifail- 
mente fifchiarono ; il mare , eh' eri 
a(Tai tranquillo aggitoffi all' ultimoTc' 
gno ; monti d' acqua pcrtsrono il Va- 
Fcello , in cui era , fìnò al Cielo, e nel 
medefìmo inflante Io precipitavano id 
abbiffi , ne' quali probabilmente lo dove" 
\z finire ì miei giorni, i tuoni , che 
fpaventevolfHente limbomhavano , 9 
le icofle violenti del Vafcetlo mi fvegtia- 
roao in quel momeato ^ e conoofoì , 
che Ix fine del^ mio s* aecdht* 
aiolto alla verità.- • - - .■ 



14^ Novelle 

XV. SERA 



Cùatìnuaxnne dtllt Awentur* 

dilla Sultana jìllfchok. 

IN queila terribile lempefla , che 
diirb due giorni e due notti, e che 
fingeva Tempre il mio vafcello in alto 
siare,r acqua (la tutte le patti v'entrava, 
C lo gettò fopra uno fcoglio , dove inol> 
fa da queir amore per la vita ,che e* 
iorpira nel pericolo la natura , abbandi- 
Dai tutta la mia iofenfibiltà , afferrai 
una tavola del Vafcello già infranto ìn 
Biille pezii, .e lafciaodami andare a 
^ado. della fottjins , g^EAtji a ter- 
n alle falde i''uD .tnoiue abitato d< 
uomini felvaggi . Alcnoe delle loro mo- 
gli erano per .buona rone fu i lidi del 
mare, quando vi giuoiì . Elleno mi 
fecero rigettar 1' acqua , eh' aveva affor- 
bita , ed accorgendo/i co* loro mariti , 
che dava qualche f^no di vita , ebbe- 
ro una cura efltecna di rircaldanDÌ nel- 
le loro capanne , dove mi pottarono. 

I miei ccthi' benché coperii dai va« 
por della morte r.'llomigliavano anco- 
ra alio fpierdoie di que' diamanti femi« 
grezii , o maiamente lavorati , che non 
gettatui come gli attii^ taDiofuccoi e 




le mie labra , che facevano prima ver- 
gogna al corallo, erano allora pavo- 
UiTze; ma non ol>anrÌ le nubi, che 
sfiguravano Ja mìa bellezza, ne furono 
talmente tocchi quelli Barbari , che 
Balta Ti^aiBBarODO jiei conCerrtrnii It 
TÌM • ^ 

Qaal fa il mio dolore dopo aver ri- 
prefo r nfo de' aiiei fenlì di trovarmi 
tra le braccia dì qaefìe femine , eh' 
erano sì difformi , che appena aveano 
la figura umana / e poiché il loro lin- 
ciaggio rafToinigliava ad urli , ed io non 
iMeodeva una parola dei loro difcorfì , 
uoa rifpolì loro che con f<3rpÌTÌ , qua- 
li dimoiflravanO affai la mia afflizione, 
svendami i mali fofferti levato quafi 
r ufo della parola . 

Negli otto primi giorni , che quelle 
feniDe, come pure i loro «larìti im- 
^ij^aionC con ogni fotte di cortefia per 
liilorarmi dal crudele travaglio , eh" 
avea patito , mi parve comprendere , 
che foffe tra quelli barbari in ficurezza 
il mio onore ; ne tellai ancora mag- 
giormente convinta per la fpezie di 
adorazione , che mi rendevano come 
ad una divinità. Si diflipb allora il mio 
kpguore i la gioja mi fece comparire 
niUe volte più bella;! miei vezzi rìpi- 
gltoroao il toro primo fplendore , e ar- 
«Mvdoni dì' coftanza cootia gli aSaM 
C 2 'dei- 



I,|8 Kovelle 

della fortQDa , riToKl di foppDrtare con 
fermezza le diferazie , che aveva anco- 
ra a pa|arc. Principiai donque ad av 
vezzaraii ad nn genere di vita si {Iraor- 
dinaria , e in meno di quattro mefi ia- 
tendeva abbaftanza la lingua di qaetìf 
Ifoiabi per comprendere una buona ptiT-> 
te delje loro intenzioni ■ 

Intefi allora, che avvezzi afcorrera 
in barchette velociffimei mari, vendex' , 
no eli fcbiavi , che faceano nel loro 
cono ; che la loro prima idea era ilata 
M triittarini come gli altri , ma che 
aveaBO nel mio volto ritrovate tai^ic 
grazie, cfa»Riì rìgnardavano come ja 
loro divinità tutelare ; che in. vece di 
rendermi mi tratterebbero c^me loro 
Segina fìachp reflerei con loro j ma di 
più, che non v'era pericolo , al quale non s' 
ef^onefTero per coofervarmi 1' onore , 
e la vira . Re(ìai moiio contenta di 
conofcere la buona volontà di codefti 
felvaggi verfo di mey ii fcongiurai a 
perfeverare in tjuefti fentimentijafficti- 
randoii , elle vi corriiponderei con tut- 
ta la pofTibiie gratitudine . Mi affaticai 
pofcia ad incivilirli per quanto potei; 
ipfegnai loro la mia lingua , 1' infor- 
mai de" cullumi dei noltri Indiaoi , e 
additai loro il modo di preparare Ì,ciÌM 
Ueàiia la noflta uAtnza • Tute dh 
m iteet a riguardjtre di qaéfta' buosa 



Cine fi. 1^9 

gette con ammirazione . Quando {mi 
trovava di buon umore * rapprefenta- 
»a loro da me fola delle commedie 
^ualì ìniiere , del che ne ^ovavano 
ut) eilremo piacete. Tutto ciò mi di- 
Tertiva , e raddoppiava il loro amore 
verfo di me . Era già un anno , che pref- 
fo loro foggiornava , quando un giorno 
eh' era predo loro come (eftivo , i loro 
nemici fecero uno sbarco nell' Ifola net 
punto , che meno fe 1' afpettavano , e 
nel mczio di loro mi rapirono . Mi 
fembra veder ancora la difperazionc di 

Juelli poveri felvaggi : tratfero nrìi 
paventevoli, inTeguirono i loro nemici 
con itidìcibil furore , c facritìcarono 
alla loro rabbia quanto s' oppofe al loi 
To valore y ma malgrado i icro sforai 
fui portata in una barca, e di là con- 
dotta 'in un' ifola affai vicina . Aveva 
appena mefTo piede a terra , che v' 
abbordò uoa pisciola flotta dei miei In- 
diani . Non (ì vide mai a combattere 
con tanta intrepidezza ; fecero un or- 
ribile micelio de' miei rattori , e dopo 
aver oieffo ìl fitoco alle loro abitazioni , 
mi coodufTero trionfante fìno in uni 
barca , e avendomi pofla in metzq 
della loro flotta , che faceva rimbomv 
bar P aria cm mille grida d' allegrezza^ 
ri^Jtmno la vdti dell* lor Ifola • 
NM poffe, aia caiiQ Y.ya(ft.Ptofi^ 
G 3 Is 



DigitizBd by GoOglC 



igo Navellff 
U Sultana Alifchak , ra^efentarvi 
filale fofTe la mia loddisfazione in ve- 
dere il buon cuore ài quelli Telvaggì , li 
lingraziai ne' termini li più afTettuo- 
fi, quando fopragiunfe un orrido tem- 
porale , elle difperfe tutte le barche dì 
nollra flotta, e fpinfe la mia in alto 
mare non oflaate tutta 1' erperienzz 
di 4Ìieci o dodici di quelli felvaggi , 
che lì sforzarano di guadagnare U 
terra . 

Quanto pili crefceva la tempefla , 
tanto più ci diicoftavamo dall' Ifola , « 
duri» quella tanto tempo , che in me- 
no di quattro giorni facemmo qaalì 
cia^uecflUO: legnie ■ Fummo alla fine 
ftttl geitatl al jnede d*^ una rupe , d* 
•ade fi poteva prender terra . Visbar- 
eatnmo y ma eravatno tutti cosi de- 
Mi dalla fame , e dalla fatica , che 

Sitevamo appena reggerfi . I miei 
qImiÌ vi trovarono alcune teiluggt- 
•I , * l« RiaBgiarono tgtalmente ciu- 
d* . QuMHo a me era si arRitia de* 
miei Buovi difadri , che peafava (oi- 
Jamente a lafciarini rriorìre . Eran» 
queOi felvaggi difperatt in vedere la 
defolazìone, ìa cui era caduta . Mi 
«nfolaroDO meglio che poterono, eoa 
l«->^p««BH di rie|iptraK> U loro lfolB; 
•d «M di Imo «m^ont fwuo oa 
fna» Bnft> ài ccm jìcm A >^ 
1- - eh'' 



' Cheft. 151 

cb" aveva cavalo da un bucod' una ru- 
pe, ne mangiai moda dalledi lui pre- 
ghiere . Quefto notriniento mi relH- 
tolte forre perdute, e Tifolota d'inòl- 
. trtroii' con loro io queft' Ifola , liram- 
mo la nolìra barca a terra , la nafcon- 
demoio nell'erbe , e traverfammo po- 
fch ptù à' una tega di paefe fenza 
vedervi abiiaztone alcuna . Q.ulndi sr- 
rlvatamo lìno ad una punta di terra, 
beochi roflimo giami a (luelle abbita- 
2Ìooi , eravamo uicini ad abbordarvi, 
quando fummo forprefi da tre bri- 
gantinì , che s' erano nafcofli iìerro 
uua rupe che s' inoltrava in mare. 
Vollero fubbito i miei felvaggi meitér- 
* fi in dìfcfa ; io li pregai a non irK- 
tere in rifchro le loro vite in nn'tóth- 
battìmento tanto difuguaie,- eglinó- m' 
ubbidirono , ed entrammo fpontanca- I 
mente in uno di quefti brigatitini . 
Qua! dolore non provai nel veder op- 
primere di catene queiH po^^eri mife- 

L_ , rabili ? Gettai delle g'ida fufficientl 
ad intenerire i piti cru^'eli ; ma ave- 
Ta a fare con barbari più crudeli' del- 
le beRie le pià feroci ,■ non intent'e- 
va il loro linguaggio / le mie lagrime ' v 

^, ' non li comnTOlTcro , e i miei Ilolani 
Bvendo diinollfato col loro furore, a 
qual regat enao fdegaati per la (At- 
tivi Me tU qD«ni pér6df » .faroac» al- 
'^04- U 



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j 5 2 Novelle 
k mia prefeozi uccilì ; e mi fi fece 
inceDdere , che mi fi farebbe lo ftcllo 
tratiainento, Te noa ccfl^ffì di piagne- 
TK . Vuilt precipitarmi in mare ; per 
impedirmelo fui incaienata * e dopo 
un mefe di navìgiLion'e , durante il 
quale mi fì fece temere pel mìo ono- 
re , fe non prendcfTì c bo , fui ven- 
du[a ad un mercante <iì fchiavi , che 
mi conduITe a!U Cina . 

Vi confeflo , mio c:.ro Yvam , pro- 
fcgul la fultana AiiTchak, the di tul- 
le le mìe difawenture niutia mi re- 
tò più vivo dolore , che quelli di 
pe'dere i mit-i cari Ifolani . Caddi in 
an' oppreflione , che mifc in ifcompt- 
glio il Mercante di Tchiavi . Credette 
di non «vervi rnigliof meizo per dif- 
fìpare In profonda melancoaiii , che 
allettava tanto la mia belleria , quan- 
to l'I dirmi , che mi dellin^va pei lo 
fe't*g!;o del Re delia Cina . Queft' 
onore noa lufìngò la mia vanità , e 
mi lafciai condurre a Cembali; (a) 
lome una virtima, che lì (Irafcina al- 
1 aitate. E' ufo, come potete faper- 
to , ^be in w giorno determinato fi 
ficcta Gompirìre ia noa fila efterioTc ' 
dèi pallio di qoelb .MoMrca tutte 

( « ] Catnbaln e Ve^rtg non Tono che 
ona medefittia Città Ca[^ale del C^t^t 
bh' é la patte SRtntriooiIe dclt» Cina . 



Cìwft , ' 153 . 

le giovane donzelle , cfie fi Vnola prc- 
fentai^Ii; m> perchè 1* artifizio ncA 
abbia parte a queila giornata , (ì ve- 
Oe ciarcheduna d' aa abbilo uniforme, 
e il primo Vilìre fa quella frefa . Il 
Saltano della Cina , che Tapete efle- 
re molto vecchio y e ancora piìt fos- 
w,,'tvea più volte traverlàtt ^sefta 
fala iti abbito di femmina per efamt- 
narci con attenzione . Avendo porcta 
ripigliati i fuoi uelHti , che brillavano 
di giojc le piij rifplendenti , ci fece 
paCTar tutte come in rafTegna innanzi 
il Tuo trono, e a fflìfnn che qualche^ 
duna di noi ivelle 1* onoré di piaecp» 
§ii y la faceva conoTcere al 'Vifìre cor 
un certo fegnale, e la quale lì faceva 
entrare nella Baiuftrata del trono . 
Benché noi fofTimo più di cento ci'- 
quanta, il Sultano non ne fcelfe che 
■■vt\ del namero delle quali io fui per 
mìa difgmia. Quanto all' altre,, ae 
-tOfofA arca feifaMa , dells quali fe- 
ce prefeste fuoi prìtwipali 0*- 
«ali,' fa licmziato il rimaoeMt* 



G J XVU. 



1 54 Ntvelh 



XVI. S E R A 

tana. Mifcba^ . 

L' Ertrema malinconia., che regna- 
va fui mìo. volto lecb noja al Sul.- 
uàQ. Bdla AlifchaJc mi dine, flria- 
g$adomi- tenerameate. la maio m' un.' 
coi^ b«iifr, che il {Mrcaggio d' aiLctu).* 
te. come- ti mio non. vi- piace ■ La Ice!.' 
ta da iTiG fatta di qnefie due altre Sulr 
tane, vi turba. Eh bene, per provar- 
vi r eccefio del mio amore ne faccio- 
^efeaie a] primo. Vifire . Ah, Signo- 
)ie ,, gli. diSi, prosandomi ai Tuoi pie- 
^ voi mi provate la voflra affezio- 
oe- con un> si grande fagrifìzio , che mi. 
sfbrtcìb. di' meritarla con tutte 1' atr 
lenfiojii che deggio avere per un sì pO' 
Wnte. Moii3tca , quale non cello di. 
ijfpettare' che ceRando, di vivere . Da: 
voi non. efiggo riCpetto , mi- diile alzaot 
domi il Sultano; efiggo amore , che vii 
ikhiegio - Non mi. rifpondete , ado- 
rabile lume di- mia vita Non (arefte- 
piti padrona del voftro cuore? Ah , ne 
morrei dii dolore ma non. vorrei co- 
^ingerc la- voftra^ incltnazìonc' . Re.- 
^ «MaoBO^ 1. ^Hidle; parola . si tene-. 



Ci,:4- . 155 
re , e sì fommefle . Io niente amo ^ 
Signore , gli dilli , e vorrei bene coq- 
fervir fetnpre queaì jnfeafibtltà . Ah , 
mia cara Alirchak , t'tptglib ÌI ^^ 
narca amorofo , qaefra àlTeveraDza 
rni r.eflituifce la vita . Che vi dirò , 
Yvsm , continui, la Sultana ■ dopo 
molti rifpcttofi riluti promifi. di cor- 
rifpondére all' ardor del Saltano . Non 
ebbe appetta: ìateta qjucfta. grata 1109- 
va, che. fui pofta- na le mani <IÌ Tette 
«cetile fchiave iel Serraglio , defti- 
nate a fervire le favorite . Fui con- 
dotta al bagno, e pofcia- nell^apparta- 
incnto del Re della Cina . M' afpet- 
tava con ima elirema i'npa/.icnza ,e 
non si toltomi vid'; entrar in fus c^- 
' mera , che correndo ad incontranti 
licenziò le fue fchiaue , mi ajutò^a 
fpogliarmi , .e mi pr^gf) a coricarmi . 
Allora fentii un tremore , che mi co,r- 
fe per inno il corpo ; l'abbiio di not- 
te-dei Suolano, lo rendeva ancora .piti' 
fbzzo; ma convenne ubbidirà. Mìpa- 
fi ai raoi fianchi , ed il Sultano mi Fe- 
ce il girrno fegnente ptoclamaf .Re- 
gina della Cina. Tante graiie avraj- 
bero doi'uto guadagnare il mio cuore; 
db non oftante non ho potuto .njai 
avAfeiiarmi alle fue carenze-, Le.^r^^e- 
TO ,. perché non polTó. fifiójgarlè r 9* 
ftocO'! che.s"aaaiEDta'òg<ir '|ioniò II. 

G. loi»: 



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1^4 Nùvelh 

■ria awciiìone^ • coao(co bene , che 
qved^ avverlìone procede dall' amore , 
che fento per 1' amabile Yvam . Per- 
che non è egli il Sultano della Cina , 
o non m' è permeilo ìt vivere con luì 
fuori dei Serraglio , fpoglia di tutte 
'^Dede grandezze , che mi fono di peCoì 
Ecco , Madama , coniinub Forn- 
Hoam , ciò, che udii fotto figura di 
Scimia a raccontare la be'ta A1if<:h?k> 
bifogna al prefente , the v' ìoforoii del- 
la contÌnu3^icfDe dell' avuentuie 3l 
q\ìeQ:i Salrara. 

L' Amore -in ogni tempo sccìecl» 
gli AmaiMi felici, Alifchak ed Y^aoi 
n' erano del numero. Qtierta bella per- 
fora mandava in obblio tutti i Tcui 
cordogli ua le braccia del mio padro- 
ne, mi ftordavafi eziandio delle leggi 
dell' onore, e del fuo dovere. Adora- 
"ta da uno più potemi Monarchi 
-dèlia terra ,-che 1' avea Rao al Trono 
tnàlzata , non dovea cofa verona man- 
care alla fua foddisfazione . Se o' abu- 
sai. I.e tictheiie immenfe , delle qua- 
li era difpcnfattice, gli onori eccelTivì 
■ che fe le rendevano , 1' amore il più te- 
- «re del tuo fpofo, tutto ciò non po- 
"-i* farla TÌentrare \a fededefima Uni- 
■!-*Sm«ate intenta al fuo caro Y-stii 
nt». penfava che, ai meizi di dargli le 
'«otti, cfav ella noo paflava «l Sialta- 



Cmtf,. , ijr 

w» . li mìo psdrone a«a la Ina ca- 
rriera air ingrefTo del Smaglio . Per 
arrivarvi bifognaua rraverfare due gran 
gallerie , dove abbitai/ano delle femmì* 
ne , e degli EunuL^hi vigiUntiflimi . 
Ma il fiuore della paffione d' Alirdiak 
domtDaDdola ■ interameàte , impano 
ella r Eunuco , cV era incaricato tA 
accompagaare il fuo amarne , di me- 
fcolare iti una fpeiie di farbetto , che 
fi dava ogni Tara a qu^rt^ femine e 
B quefli Eunuchi , un infuilone di pa- 
pavero preparato, e profittando' del 
loro fonoo ) andava a travare Yvao:*, 
Darò qualche tempo quello commer- 
zio; ma una notte avefido per catti- 
va forte urtato col pisde in una mar- 
ta eh" era appoggiata alla porta del 
capo de^li Eunuchi , la Tua caduta fe- 
ce un ftrepito sì grande , che lo ri- 
fvegliò , ufcì prcntamenie dalla Tua 
camera , e fermando Alifehak , eh' era 
Boperta d" un gran manto , la conduf- 
fe nel fuo appartamento, col pugnale 
alla gola , e fu nell' uitims forptcta di 
riconofccre al lume della fui lampaaa 
in lei la Regina della Cina .Gabao , el- 
la gli dille, la mia ufcita dal Serrnglio 
air ora prcfente wi t^à luogo di Icrpet. 
tare, che fìa irregolare la mia condot- 
ta : ella è ciò {^ob orlante efente d^' 
TUOpTovérì: la, toìt CDiìoGtà fa tutto il 



15S Novelle 

mo delitto. Vi chieggo il fegreto , 
c poi v' afficuro , che non avrere oc- 
calione ài pentirvi di quello fei- 
vigio . 

Avea avDto Gabao il tempo dì ri- 
netterfi dalla fua forprefa , ma era tan- 
to commoITo nel veder la Regina in 
quefto travenimetito sì. poco al fuo 
onore conforme, e in cui egli fcopriva 
tante bellezie , che non potè contenerli 
di non concepire de' defiderj , 1 quali per 
quanto follerò informi , rìmifeto Ati- 
fchak dal fuo fpavento . La temerità 
dei difcorfì dell' Eunuco , alcuni atti 
troppo liberi , a' quali ella medefima 
avea forfè dato luogo, le fecero: pren- 
dere fui fatto il fuo partito . Dopo 
auere-con molto fpregio rifpinto Ga- 
bao, diiEoftrò una violentiflìma col-- 
lera della Tua infoleoza , e trattollo con 
tanta alterigia, che non ofando rite- 
ner più ira le fue braccia profane la 
fua Regina, ella fc ne valle di que-- 
flo fegno di,rirpetIo per. ufcird' imba- 
razzo , e fcappando prontamente ri-- 
tornò nella fua camtra , prima che il 
capo degli Eunuchi fi folTe folamente.- 
accorro della di lei evafiotie . 

Egli i mollo difficile, il. comprende- 
re fino a Qual fegno poteya giugnere 
X inquietudine d' Alìfahak ,- e quale 
ibflt. Il, Tua rabbia d\ cffcrc fiata efpo-- 



Cine fi . 



'5P 



fia alle infoienti carezze del capa di- 
gli Eunuchi . Ri&lfe di veodiearfì eoa 
iw tTMto dei più arditi. Come if Sol. 
tana della -Cina non mancala mai « 
pranfue con lei , e che Gabao era IbD- 
to d- effem prefente, ellafece il gior- 
no feguente cader molto deDraoiente 
111 conuerfazione fulla cieca ubbidien- 
za', che gii prefiavano i di luì fuddi- 
li, e> gli dilte,. che le farebbe grato il 
WS qiiefta pruova fopta uno dei faoi 
EaoQcbi io un' oceafione mdtole^je- 
W , ma cba per quello effetto defidc- 
lerebbe , che (jueft' Eunuco totalaien- 
te da lei dìpendede. Voi potete facil- 
nience contentare la voftia, voglia , 
mìa. cara Regina , le dilfe quel. baOti 
Rie fcegliete da Gabao lìoo all' ulti- 
mo de' mici fchiavì : ve ne faccio prc- 
fcnce , e da queflo punto voi avete il 
potere alloluto.di decidere della liia 
vita, e- della fua morte , Perchè V.a- 
flra. Maeflà ha tanta bontà. , ripigliò 
Alifchak con 1' aria la più all'egra del 
mondo- , fcielgo Gabao medelìmo , 
ed' ecco, in che pretendo , che deg^ia 
ConGflere l'ubbidienza , che da lui efìg- 
go. Voglio, che principiando da que- 
&> momento , egli ila muto volonta- 
lip , cbc per quaifivoglia potfibile ca- 
ciboe , qumdo aacfae voAra augufla 



Erti gfi. ordinar parlnei el'ia- 




i6o Novelle 

terrogafle') egli non rifponda ai con 
la lingua , nè con altio fcgno Cinchi 
io non n' abbia data la permifrione ,* 
«he s' egli non ubbidifce coli' ultimi 
fommilTioDe a qnell' ordine , pub aflì- 
«nrarfì , che lo farà gettare nel canal dei 
fitiniini di quello ferrarlo eoa db* pte~ 
tra al collo- 

II Sultano fi pofe dì tutta foni a ri- 
dere ad un ordine tanto fmgolare : 
.confermò alla Regina il dono fatale 
del capo degli Eunuchi ," e per prin- 
cipiare a divertirfì gli fen cntto dì- 
nutie fu 4 doveri della fi» canea ka- 
za poter tfrme mt Colt yatoU • Ar 
vea fremuto àlla propoftKÌone della 
Regina, Gabao, il i)ual« a tutte ledt- 
■rtande, che gli faceva il Re, le dava 
W occhiata , in cui era dipìnta la col- 
lera-. Non fapea ^«1 (»rtÌto prende- 
te / fe aprwa U' tjoeca per ìfpiegare 
■al Sultaeo t' svvtnta» dell» notte pre- 
cedente , era la Tua mone (tcura ; fe 
taceva , vedeva bene che gli bifogna 
paHare in poter d' una padrona iner^ 
forabile , 1» quale non cercava (e non 
r occutìone di far perire nn teClimo- 
nio , che poteva informare il Tuo fpo- 
fo deila freddata fua condotta . Sti- 
mò pecb meglio T appiglititi all' nltt- 
.mo partito ^ la fperanaa , che la fua 
immlifiM. gBsdagiUR'bba it atote 



V 



Citte fi . iSi 
della Sulma, S' ingannò . Q.uani]ofì 
eoa Alilchiili: lungi dalU ^renza. 
Salmo* lenti ella rirvegliaifi tatto .il 
fuo oJio. Gabao protrato a te^ra non 
ardiva alzare gli occhi verfo la R^Ì- 
na / eralì gelato per Io fpaveoto il 
fuo fangue. Levati, gli difTe , e vie- 
rì meco. Egli ubbidì, e (ù due gior- 
ni continui efpoAo a tutte le dimande 
ielle fchiave della Sultana Tenza rom- 
pere i! filenzio . Il terzo giorno paf- 
sb Alifchak ne' giardini , vi rimafe fl- 
no alla notte , e fìngeva una grande 
tranquillità di fpirito quando tutto 
aij un tratto le venne voglia di ba- 
gnaiCì nel canale . V acqua era afTai 
balFa: refe fu le rive un padiglione:; 
vi fece entrar Gabao ; ffwgiiamì , fili 
didc . Ubbidì ei;li tremando , e non ia- 
peva , dove andalTe a terminare tutta 
quefla ^cerimonia , quando rrafporta- 
to fuoci di Te mcderinio alla viÀa di 
tante bellezze, che la Sultana mali- 
zìoTaineate fcopriva , fcordoflì dell' otdi- 
Be fevero , che n' avea ricevuto , ed 
efclamb in un entufìarino che non po- 
tè ritenere : O gran Dei , quanto è 
bella! che fi prenda, gridò Alifchak , 
che fe gli metta una pietra al collo , 
e che (i ^ctti nel canale . Eltt^viS ad 
eTegaire i faoi ordini folla sredesxi , 
*be qoanto facevalì , fuHe uà tèmplwe 



DgitizedbyGoogI 



ìJsvelle 

«Hverthnertto , quando mettndoO la 
Boa TÌolnita collera profegul = io vo- 
glio elTete Tubito ubbidita. Gli Eunu- 
chi fi gettarono allora (opra Gibao , 
fe gli legarono le mani dietro lafchte* 
na y fe gli tnife una pietra al collo , 
t credevafì , che terminerebbe il tut- 
to in «gualche leggiero caRi^n , quan- 
do comanda d' un tuono rijolutilTimo , 
che quefto miferabile folle gettato nel 
canale. Fu efcguieo quelì* ordine con 
ripugnanza) ma Gabso ciò non orante 
reftò dopo 'alcuni tnomenti anneri- 
to , e la Regina vide a perire queRs 
capo degli Eunuchi con tanta (oàAU 
Azione, che ifpiiò dell'orrore a tutti 
ì fuoi fchiavi . 

XVII. SERA 

■^ntlnua^one , e tonchìufione t}«l!e Av- 
venturi della Sultana AlìfcbaV, . 

NOn fu appena morto Gabao , 
che Alifchak inviò ad avvertire 
il Sultano della difubbidienTa , e del 
calligo dei fuo fchiavo . Ne redh egli 
Cnpnro , e Tdegnato ; ma però non 
fece alcnoa dinoftrazjone con la foa 
fyob, ed ebbe aocfae I» bontà ap- 
fmvm it caftigo, ^' «Ua «vet fatto 



Cine fi, iSi 
ioStin a quel capo de' fuoi Eunuchi , 
Se quello Monarca non 5 mollrò Ccon. 
testo ileir ationeeru^Ie della Regiaa, 
aoa fu cosi Ai tutte le di lui mogli . Ga- 
bM ert aflai affiato nel Serraglio , 
' aQwa dei tao potere con atolta Mf 
cessi , e r eflteina rereritì di quello , 
che il Re avea poOo in Dio lugo , 
vendeetc «Boan più cara ia di lui me- 
moria . ^ proecurb di peaeinre le 
ragioni della Regina , era fiimpre 
data di un .dolci£&ma umore ^ e nna 
dalle (be iclùave , tiì era parente, dì 
Gabao , .efr«dotì pitt volte accorta del 
fonao profondo , ta etri ella e le fue 
compagne pacavano quafì tutte le 
notti , gimiicb , che ciò. non paiflflc 
' |)rovenire fe una da, qualche droga , 
che fì metielTe nel forbetto . S' aSett* 
ne a beeme pel corfo di molti giorai , 
e fi aeeorfe ben prelloper qiieflo met- 
ta dei tradimento della Regina » eh' 
ella fegui«a fenza fare il minimo ftre- 
-piro, fino alla porta di Yvam . Su- 
bito che fi ili afficurata dell' infedel- 
tà di Alifchak , ne fece partecipe il 
Sultano . Non, poteva egli preftar fe- 
de ad una nuova sì poco credibile , 
ma convinto del fuo diflonore da fuoi 
j^roprj occhi , fece abbruciar vivo Y- 
-vani, tagliare la cella ad Alifi^ , 
«-alt mntie tbe fi gcmainil £m est- 



1^ Novelle 
fo nelle fiamfn,e , che confamaTano il 
mio povero padane , io mi falvai fngr 
gendo Topia le m^ra dei Semelio , 
gaadagnai le felire \ t vi fono vlffaU 
pel corfo di fette' ovvero otto meQ 
con molto rincrefcimemo d' aver per- 
enta la vita deliziofa , che menava 
per lo innanzi , finché avendo rincon- 
trata una truppa di comniedianti Tal* 
tati fui carro , che conducea il loro 
bagaglio . Fni ottimamente da loro ac< 
tolta ; tirava loro quantità di Tpetta- 
toii colle mie furberie , e faceva an- 
cora delle parti mute , che mi s' in, 
feenavapo nn momento prima che fi 
"principiafle la rapprefen (azione , ed 
vna di qacfte fvenrurate patti mi co- 
lli» la . Un giorno eh' «to vefll- 
ta da Saltano per rapprefentare ont 
fpeiie di bravo , e eh' era innanzi la 
porta della faU , dove fi dovea rap- 
prefentar la commedia, molti Indiani 
attaccarono rifla gli utii contro gli 
altri, e fi vide io un momento dodi- 
ci o quindici fciable sfoderate , ^lon 
fui fpettatrice tranquilla di queiìa lee- 
na : mi prefe voglia d' entrar neìia 
mifchia , mifi [a mano alia fciabla co- 
me gli altri , e colpiva inconfìgiiara- 
mente fenza fare gran male a quelli* 
■cbe io allaltava, perchè la aiìa fcia- 
, bla non eia dw di legno ma Bao-di, 




Chejì , 1^5 
que' brutali acciecato dalla collera pei 
un talpa y che gli ave» dato fai vifo , 
Bon diilinCe , fe folTe' «omo , o fci- 
mìa : mi tagliò la teRa eoo an rove- 
fcio di fciabla , e in quella guifa 
morii in an combattimento , che ca- 
gionò un duolo eilremo a tutii i Com- 
tnedianti , a' quali guadagnava mol* 
to denaro. 

Ah, che danoóì efclamò la Regi, 
Bk Hi Gana'ffl ; e >qnando deteflo (jucl- 
lo fiordito ! L' avventore della Sci- 
mi J , e della Sultana Alifchak m'han- 
no recato un efìremo piacere , ed 
affettavo un racconio più long*}'' del- 
le tnaljzie di quefto aoimaie , Elle fa- 
iont> innnoierabili, o Madama , r^pi- 
glìù Fom-Hoam y ma quelle minute 
particolarità non porterebbero che no- 
ja a voflra Maeiìà , e percii) tralafciai 
molti fcherti, che le pari a me quan- 
do era Scicnia , avendo poscia imita- 
to, non vi iarebbero rìu&iie nuove . 
Vaflerì) , quando y' aggradi ^ a nuo- 
ve avventare. Molto voleotìerT, Gul. 
.chenraz rifpoGe , non' mi ftaa» i titoli 
larvi. 



ISTO- 



iSé ìltvillt 



I S T O R t A 

Vi Ma^mu Levatrìtl £ ^flra- 
„n. (a) 

Dopo aver lafctato il corpo del- 
la Scimìa MoTODg , mi trovai 
in un momento (rafponato nella Tar. 
taria , ed animai ad A(^[BC<>n il cor- 
po della (iglrìiola di una Levatrice pc 
chiliimo fcrapolofa, e che Teppe con 
fuo gran vantaggio impiegare i pri- 
mi anni -di mia gioventù : voglio di* 
te , eh' ella m' inliruiva perlettamen- 
tc ncU' arte di piacere . Fui nomata 
Magmu , ed era naiuralmente affai 
bejla , ma. dava rifalla alla mia bel- 
le2za con tanta arte , cbe m' er> im- 
poflìbtlff il non riofcirne quartijo avea 
intraprefo di fare qualche conquida . 
Non ufciva dalla mia bocca una pa- 
rola , che non fofle (Indiata , e noa 
alzava , o abbaffdva gli occhi fenza 
mifteio. Sapere a maraviglia fingere 
Dna vividìn^a palTione ,.forpirare a tem- 
po , fare un gcfto chj allettaffe , fehei- 
7.aie crn gra7Ìa , unite lotti i veail 
d' una muta eicquenia in un folo for- 
Tifo t 

( a ) Gran Città della Tanatia Apati- 
ca vetfo r imboccatura dei Volga. E' la 
capital* il' lui regno del medefimo nomci 



tiro , eri nn' «te in me eccellente . A- 
vea finalmente tanta voglia di for- 
paffare T altre donzelle della mia età, 
che fida fempte nel mio fpecchio , v 
impiegava deli' ore intiere ad efami- 
nare, qnal abita daETe maggiore rì- 
falto alla mia bellezza , qual colore 
di drappo meglio mi conveniffe , la 
^ale piCi vamaggiofa maniera un a- 
nello de' miei capelli lì volteggiane 
cadeadoEni fuUe fpalle ; in quale fog- 
gia ì linnanenci tapelli potettero acco- 
tnodare con ma§gìor grazia ; come bi- 
fognalTe aprire, ferrare , e muovere le 
labbra con vezzo ,moflrare i miei bei 
denti fenza afTettazione , pjefentarmi 
meglio di faccia, o di prozio, aggiu' 
Ilare con maeftiia il velo, che porta- 
va; finalmente, o Madama , pareva j 
che un elTere ìnvifìbile animafTe Ì mieì- 
gelii , e le mie azioni, e che tutte It 
p
…[truncated]