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NOVELLE CINESI
0 SIANO LE
MERAVIGLIOSE
AVVENTURE DEL
MANDARINO...
1
I
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NOVELLE
e INES!
O SIANO LE
MARAVIGLIOSE AVVENTURE
DEL MANDARINO
F V M.H O A M
Divife in XLVI. Sère- ■
Tradotte dalla Lingua Frane*^
jieW Italiana.
Co» XjKi^t diSuftr'mi,
Ijigitized GoOgI
, Digitized ^Google
NOVELLE cinesi'
O S lA N 0 L fi '
MARAVIGUOSE AVVENTURA \
DEL MANDARINO
F U M.H O A M-
VRIMA PARTE.
pySi^U Ahikia primo Vifìre -«
^ Toiìgluck Re di Gaa-
sL nK awendo Ipedito in-
^j^jj^ Circallia (b) uno de' tuoi
-^^^ nipoti chiamalo Holon<
il a comprarvi le pi^i belte donzel-
) che poteffe ritrovare ; efegui la
A 2 fua.
" (a) II Regno di Gjnnan contiene quelli
di Laù9, di Tunchin , e di CocKinchina ,
Hlao/us della famiglia d'Hana gran con- -
qiiiltatore fi refe pad(One dì tutti ipuM
jiaefi , e a.vendo\ri condotte delle colonie,
ti governò fecondo la polizia i e le- leggi
della Cina, di cuj fecero patta. Tongla»
ck fu uno de' dìfcendenti di quefio con*
quilìatore, e fec« la fjw lefidaiu aTon-
chinò . Qiielìi regni ponoo ame le-
ghe d' Orienie in Occidente , e i loj dat
mezzo giorno al Senenirione ,
(f>) Ha la Circa!TÌ3 al metio di il Ma-
le Cuflùio , ed ti Monte Caucafo/che la
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^ Novelle
fua comtnirTione cnn un' evirerai e^t-
tezza ; e lì pocea dir? , che niun fer-
raglio del mondo conteneva tante bel-
lezze, qaanre il Vafcelio, in cui egli '
fece iinbarcaTe a Baltbra (a) le Cii-
calTiane, che (uo zio desinava ptefen-
tare al Suliano delU Cina .
Aoea Holonja traverlata una parte
delia Perfia accompagnato da due Dei-
vichi, co' quali avea legata in camcni-
no un' amicizia adai flretta ■ L'
uno di quelli in età di cicca 60. anni
facea fui fuo volto vedete unaMaellà,
che dava a conofccre , che (ode 4' una
riguardevolilTima coDdijione , piiira che
avelie abbracciata quella forte di vita/
e r altro , che paflava per fan nipote ,
c4 ' era di fedìd aqnì , avea tratti
cori Kgolarì t che non fi poteva par-,
ngonaiu» j fc poa ai paggi , i qaalt
fe-
Svìie <Ula Georgia , e il f^nme Don, o
Taiwis al Settentrione , all' Oriente il
Mare Cafpio , e all' Occidente lo ftretto
di Cafìa . Non v'é popolo al mondo più
bello , e meglio fatto di ouello ch'abita
l»^,C'rcafTìi - Vi fi fa gVan traffico di
f (a) Baifora città grande fituata all' e -
llremua dell'Arabia deferta al conCorfo
dell' B.ufrate , e del Tigri , giace dodici
leghe lungi dal Golfo Perfiioo, ghc per-
«li fi cKhm fl (^fo di Bairwa,'
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Acondo Maometto prefeotaDO dopo Is
loro motte ai buoni Murulmaniil Fon-
ciré (a) .
IVv ' Come queflt Dervichi non aveano
' tbbaadonato il loro convento che pet
fcDTtete tutto 1' Oriente , iveado lo-
ID propofto Holonja di condurli alla
iCtaa 1 accettarono l'offerta con pia-
cere, e il Vafceilo andava a vele pie-
ne , quando prefTo il golfo di Cambaia
(b) attaccato da due corfari d' A-
del (c). Benché follerò quelli due Vafcel'
li di gran lunga fuperìori a quello d*
Holonja , quello bravo Cinefe feci
Ìtaove "sì belle , e (ù talmeote feco»-
ato da' fuoi , che furono obbligati i
A3 ' Con.
(a) Quefto Poncirc è una TpcM dì U.
mone , che paggi d'una pfifetta bellez-
;]a ptefenieranno in un piatto d'oro ai
Mufutmani , cke avrann* efattamente fe-
juica la legge di M^Dmetto , allora quan*
do /aranno nel Paradìfo » the a loro faU
famente promette ; e fubiio CDtnparirà
1 loro upa Huury, cÌoÌ ttrta'dónzella , ne'
p (ti cui abbracciamenti dtirerinnq- pel coi;»
"fo di jo. anni , ' » - i.
It) ta Citti CaiiKa^ giace airlth*
boecatura dell'Indo ; fr'moKo pbfiolàta'*
'di cottiflmdo ì ton m Galfb<M
r DAMefimo nome. ' , - :
'■' (c) Adel k un Regno neUa'iMmiAr»
!
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Na-ueìle
Corhtì a prendere la fugi dopo tufr
4t perduri t loro p\iì valorofi foldati .
I dae Dervichi non s' erano rifpi^
«ibtti' Q»l Goinb«nimeiig» ; il ncohio
fpezitimeote v^avea diaioflrato ulte
coraggio , che Hnlonji , il quale ^li
-era in qualche maniera tenuto delli
•vittoria , rallegraviri <!' aver ricevuto
■nel Tao Valcelìo nn «omo eos) vaio-
«db; e glieM licèi oonpltownto ; «1-
ìat- quasda s^ivvìde fpargerfi fui vol-
■to del di lui nipote uo elhemo pal-
lore, c tingerfi di fangne il fuo veflì-
»o . Fremetcc a quella vsdota ; e (Irac-
ciaiidogU velocemente l'abito alla par-
te dello BfMDBCO^fop intenzione 4^
penargli un pttaifi foccorfo , n&h ia
fii' tàtema fkrpnfìir M ritwVai* . te
«jueOo giovane, oaa Donzella S om
beltà renea pari. Per bnotta forte m
leggieriffima la ferita un poco al di fot-
ìb del petto ; e il vecchio Dervich no«
poteado più nafcondere un fecreto \
ttu Boa àiiet find ai prefeste t cfaì's
^ Isonfidato , 9 dopo avert (l^^litii
li Tangtw che affai leggiermente fcof-
rew , li volfe a parlare ad Holonja^ ,Ìn
quella guifa . Io vi credo , Signore ,
affai geoerofo per non abufarvi delia
fcoperta « cbe avete fatta ; -e poiché
il cab V.>fa« Citte eèttofceie il (eBo ^
.Digilized Go
■tago < fcofnrvi eh lu imo f:
fatfo che ua coor geoeioro , con» il
«oAro , avrà piacere di favorirà un
-pttnoipe , che dall' etto della fupremft
grandezza è vedoM io nn iUmte pre»
lipitaio aeli^abifli» del saUa.
ISTORIA
' Dì MaUkal/alm Re di CeergU .
IO Tono Re di Georgia (a) ; Mj
chiamo Malekalfalem , e facevo pe«
r ordinario la mìa refìdenza in un Ca-
flcllo della Provincia di Guriel , d'
onde (ì fcoprtvano i contorni del Ma*
Kero . Di tDtts le Sultane dei mio
Serraglio non ho mai potuto ave»
fc abo due fìgiiooli , un mfcbio, «4 «na
Cetnoriai , nati Ambine d«Ui ncd»«
Wmi main ; dm U coMCDto; «ht a$
ftòtivo qneth ittk* fmaiiiè ^
' A '4' - - - .
(■) Xa Ocorsia , oAtrfiaaa.MK ^«ft
da S. Ceorgìo , die .«'è il |l!HK«ur«^
Giace quetto paefc m U Mar merq , la
Circaflu , ta Cotnatda , la Mo&ovia . 1
Tartari del Dagheftjn , la l'roi'incia <li
ficìrvan , e la Turcomania . Le Provincie
di Guriel ( -d' Immereiù , c dì M-ngrelia
fono la Coldiide, Faere natale di Medeai
^-««a I*. Gwfiit ili IIOIWIIÌ.X if imi
m ti tona (Piu)i,«Kft4Mtlc»»<,
r
8 Nvveìfe
fu hen prcRci amareggiato 3aUa peT-
iliia del giovine Alnanai ( ifocX eia
}1 nome di mio figiiuok) ) Ù. (joilc ta
ità di due anni mi (• «n la -fiia «(■« 41
drice da Corfari rapito . Io diedi, in
vano f Signore , i miei orditii per
infeguìrliì non s'è potuto mai raggìu-
gnerN ; e ■! anoikt . ìiftà Xpivenievole
ttmpefla , che alcune ore dopo fopra-
^iufifè ' fetnmerG ' qrafi tutti i Vafcelli
da me fpediti dietro al giovane Princi-
pe', 4ib mi fece cteJwe , che foffe egli ,
àilo inghiottito dall'onde.
' ■ Dopo avere Tagrificato copiofe la-
!|TÌme «Ut perdita da me fatta , ri-
fclfi di rwirarmi eoo mìa figliuolt ,
nella Città di Teffi\s (a) Capitale, de"
tnm Stati . QueOa. Principefla , ch«
*ói vedete prelente mente focto «bito
4I-Dffr»ùh , tCi chiamata Gnkhenrai
' QtaflAK^r C^y^ poiché nafcendo diede
iektme^i fperanse d' efTere un gmr-
una perfetta, bellezza . Coraincian-
rf* ?aJ*>Ìni'atchi«te , lafcia.rt la cura
del tnift' regno ai miei Vifìri , e ^ pat
treffo rhia figliuola , vedeva con us
diremo piacete , ciie all' e» '''^'S;
(_3.y Tcfflii fi chiamava anucimente Ar.
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anbi, cht poteva avere, noov'mchi
la pareggialte . Penfauo fetiamente al-
la 6ne a rcìegUermi un genero , 'che
fuccedelTe alla mia corona allora \
qaaaHo per an colpo di fortuna da
.me Don afpettato il Saltano di BÌ-
tlis (a) avoentofTì (òpra, i miei Stad
COR una delie più numerore arma» ,
QueRo Principe chiamato Diiren2hÌR ,
cioè cuore di pietra non avea alcaa
motivo di querelarft di me ma avea>
do la fania pubblicate per tutto V O-
TÌente le perfezioai di Cnlchenraz ,
ed emendo ben perfuaro , che igfac-
mato delle Tae crodeltÀ , e del fuocau
tivo carattere , io non glie l'avrei accot-
dita per Tua rpofa , prefe ÌI piìi violen-
to partito , concepì la rifoluzione d*
ìmfadronìrn del mio Trono , e di
togliermi Gulcheoraz ; ed efegui co-
.me un fulmìtie di guerra una pana
fuoi difegni .
Non fu fenza ua-aaiarìflìmo dol»*
re , ehe io vidi da lircnghin mettere
tutto a fuoco , e a fangue ì mìei
Stati / gli oppofi invano le poche trup-
p3 , «he TTìi potè pertnstccre di faf
leva la pace , in cui da pifi di dicci
A 5 anni
, (a) duefta .Città e \' antica Tigra-
nocett^a ; giace ne' Monti tra ÌL Pia^-
hck , la ÌQeoni'a V Afia minore , c fii
»«fu,; ■ ' .
imi h vivesr ttglib (atto ttiiiìtpm-
oa f e minacciò di farmi morire oc*
più cradeli fupplizj , (e io non gli
dava Gu'chsnraz . Vi conTdIo , Si-
gnore , che la difperazit ne , in eoi
vidi mia fglraoU , accrebbe il mio
dtiloir / Bon eiudicat a proposto 1'
«rpcttare qtieft ingiufìo monmi in
TcfRis con forze t^nio inùguili , a>-
tne qne'le che mi rcflavano ; pflrtM
Vìi il più d' oro e di gemme, che mi
la poflìbile, e avendo corre pure Gul-
«hcarjz, P'cfi gli abiti di Dervichi , for-
lìmmo nel baio della notte dal mie
yah^Q, t ds'raiei Stati; e dopo aven
■tVamfara una parte della Perfia in vo-
"Un compagnia (ì.imo finalmente giunti
al -golfo di BalTota, dove s' inibarcam-
"irio nel i?oflro Varcello . Giu'^icate ,
^S^nore i fe etlendGci rifohi di veni-
'■ré Boft voi 'fino alla Cina ci fia re-
nata la n-.enoma fperàtiZB di ritora»
^ar iti Georgia, -e fe le tipftre difgra-
iiie non Geno A' urta oaióra da foceom-
'httvi , guando non avi (lìmo lapoto
hietter freno alla difperniione , che ei
%Ì ìi'gitati i primi ginrni , ne' quali fum-
'tìlo'eYtanti e "fuggitiirf .
' A^oltava .ccu tfiupoTfi Holonia le
,fl![^*«erftoi;e del , Suttand "di Gedrgìa,
4'^' dcpo 'aver dimaiidato (ssrdonò aili
iJigilizsd I
rgilizsd by GoOgle
Cineji . 1 1
flffH y teme pure a MslekiI&Ien ,
«u9pto' potea da -Ini dipnidaw * « af-
cuTollit , che mm ibe^trebbe mm il
loro Tegieto . Pttimittn , Sigoorf *
foggiarne , ^he per Tollnare i] -voAr»
cordoglio vi rapprefenrì etTcre i mtg-
gior mali vicini ai maggior bene . CÌ4
hi provato il ooUro augB^o Sultano
Don ha più che quattro anni , Dallo
Stato il pili infelice é falito fui Tro-
no della dna , di cui pareva non do-
ver clTere che la predella , Se il rao-
conto d' una iloria tanio fiagolaie pub
alleviare il voUro dolore , ve la narre-
rò con piacere. Ah volentieri, riCpofe
Cukhenraz , voi non faprefte obbli^r-
d d'avvantaggio . E beae , cocKlDilJlt
Hiddaj^, io vi foddisfo.
-ISTORIA ■>
• i>tt JW/Mrt» To»gÌKè,
E Sfondo motto fenja figliuoli BWi^
■fchi il Sultano Eam>Vii , «he .fi«
gnava in Ganoao, prefontolTi tin Bea*
zìo (a) it quale avendo fatto cone-
A 6 tette
{i) I Bonzi Tono i MiniArl defU ReU'
gione dei Cìnefi ; afiettena una da%i '
tincnza , e maravìgliofa fobrieti •Huwp
ilìmfe Unirer<iti , dora ìitfegMW ì jnì-
iksj delU loro ita*, e riTonoiacomuM.
it Noveile
kete al popolo , eh' età il più pr»:
pinquo patentt del Re dalunto , dì-
knandò d' edere iacoroo^to . Non
oflanti le opposizioni , eh' cbbs nel
confìglio , e le faggte rimoRranze Ai
moki Mandarini , i quali rapprefeD<
cavano , dw u ikkbo., cb'avea dal-
la Tua piit-tOMn fioventù. abbando-
nati i peo&eii d^Ie cofe mondaiifi ,
-farebbe poco atto a governare nnó
Stato ; che il capo d'uno , avvezzo ad
eHere nella polvere non pub fuftcnei
(COD decoro il pefo d' una coroiia ; -il
-fionzio fu eletto Re dì Ganoan dalle
tflcdamazioDi dì nnto"^ popolo , A-
«va qoefto Moaarca prefo appena
4>o(TelTo del Trono , che il Governa-
lor dell' Ifola dì Kium-cheu preparof-
fi a contraftargli la corona . Egli el'*
patente d' Eam-Va d'un, grado più
propinqDo , e lo provava con chia-
rezza ina il s)H)vo Re aweizo
già at brillante ' del fno Stato , non
•fjindicò opponuna la linunzia del Tra-
ilo ^ anzi àìè ordini sì precilì , ch'ef-
fendo (lato venti leghe lungi da Tun-
chino , dove c'anoz|va con an pic-
ciolo corpo d' armata , atreRato il foo
concotrfnte, riroira di tenerle prigione
nel n^odo tri i CÌBcC io . Gmìb calì
praticato. : . ■
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Cine fi .
Re va ad' incontrarlo ; gli fa prefen*
tare un bacino , ed un biocca d'oTo,,
ttf e^i fe- obbligato a portare fu 1^
Ibi' teda e s pedi , fino al' luo^o
'ìt fn'a' prigione e quella prigione è
una grotta cavata fotto il trono me-r
■defimo del Re regnante . Si fa o^nì
"giorno uo'apsrtura a quefia grom per
mx da rftan^te al ppigìpaiere ; e.feii-
za cÉràrfi'di Ì»pste ^ lia VÌbo« d
<kilOTto , ' cosi i cootioa* pel toi^ di
'f«i'tnef!\ 4Dpo i quali U grótu rpfta
muTata per femore. ■
' Andava fecondo qaeffa afanza il
■fiotlro Re incontro al fuo Concorren-
te col dilegno dì trattarlo in queflji
'forma , -allorché s' impegni alla cao-
'cìa the continuf) (in verfo il meazp
•gioTBo . Obbligandolo il caldo a cer-
'car i'rmbra psr riiìrarfì dalla fatica,
lì corict) full' erba in un luogo , dov' e-
ravi Ufi bofchetto ,■ e volendo pigliar
■^bnOO -fi- copri il volto con un [ìitss^
ietto di feta rofTa per difcndcrfi dagj'
TbTè«f : ■ 1 -faoi principali Miaiftri s'e-
'iivù' per' rirpetto da lui allontanati d|i
venti o trenta paffì , e godeva il Prin-
cipe Hn tranquillo ripofo , alloichè fu
dal più tuneOo avvenimsmo interrot-
to , Un uccello da preda , cb' area i2
fuo nido orecifamente fu V *lbero ì
fava Al'ripo&f> ii noSro Jta^prm-
«4
deatto il -fmi^Mfr fdbfar tguìdm
f9tzo di cune cAria , fi kmàà ùir
pra'coa 09 tsl'nn^o, ^e cp^ Ap
becco , c coB te fue veghie , cif,mat
itiolto Ioni , « ngItcDii, <av6 anv
bcdoc gli occhi .
"Alle p'id» del .Sdrailo £ Cannan
kceorfero i Im Ufficiali molro Tpa-
ventatt ; ina ^ó^no iccìdeate , che
'rfovfea ne* [ero txsorì eccitare dei mo-
inaietiti ÀI compafEone , vi cagionò
nel indmcnto flefTo nn effetto tacio
«ontririo , Giadicando qoeOo Princi-
pe' htabfle à-ifgMre per la perdita
'«n« Ina '"nSl f fifolfero fui fatto me-
lfefìnro''4t dir la corona a quello, che
fe gli condoceva prigione , poiché era
■del fangue de' loro Re ; e prendendo
fi bacino , e la brocca d' oro la po-
^ro fu la teQs di <)tieflo mifcrabile
-principe', -d é» condaffeto a piedi io
- ftate 'a '- Tpagtok .• cosi chi»-
mavafi i) Tuo «oncorreilte j di' tgìuifi
alzarono fol Trono.
Qoello nuovo Monarca foprafatto
dal cangiamento così improvifo di fua
fcrtuna , e iteli? eflièmo perielio ^ in
ìtai 'età -va- mcKhento piitiM , f«oe delr
U'tvg^ Ifi^&otà fa r inAi^iHtà deir
4 feribile che ta. pone .-tèmpo
tA fia «rotalo ia itei-^itf» din^
■ • I»-
eh e fi . 1 5
venti.' DilTe bene laggiamente uno de'
ooflri Poeti , che colui , il quale ca-
va m tK»TD per farvi cadere il ftio
tiemico , .&pre:fpeflri(nin9 a Te (ledo aa
sbifTo per reppellirlì . Bornio infelice ^
profc^ol egli, la volita. fiwte infìnita-
menre mi cnmmuove : ceffate di teme-
le della voiha viia ; non entrerete
tiell' orribile prigione , che m' aveva-
te pre;>arara . addolcirò qiunu^ mj
fwb poffibiifl V ainareaza dall» voSrf
dif^azie ; e potete fcegUere, o di r»-
ilare alla mia corte , o di ritirarvi m
iquei lungo dei luiei Stati , che piSi'v'
aggradirà , con cento mille pczae i'
oro , che vi far6 oga" anno contare.
Ah igsimaro ToBgluk « elclamò il
SoDKO imdpBiidon ai piedi del nuo-
<vo Sohano, fate ben voi conofcere d'
elTerff piti di me degno del Trono. Se-
dotto dal brillante d' ana coron;) , di
mi io voleva privarvi , vi delìin-va
«tla morte la piit ingiufta , e la pili
n'adii^ mi itafciate la vita ci»
non inerito .' fate .àiicort jii piti ;. ìa^
rìMmate th b^twfUj • Ah ! Signore ,
Ecco i fentimenti d' un veto Mooar-
Tongiuk allora abbràctiù Ìl Bon-
*io , r aflìcorò d'. uaa perfetta amici-
Éi e-' falsalo fojte h Trono , skp
gìì-^-Ui^ùmuakù» iSvw « .per it
i ■> ga
Jiiailjzad by GoOgle
1 6 dovette
Difetta , e per l'erempio di modert-
zioQc , che ain recenteinrate dato ,
tegna fono incirca quaitro anni con
tana roddisfaEione perfetta di tutti i
Gneli .
■ Quanto è felice queRo Principe !
efclamò Malekalfalcm ,■ e quattro è
ammirabile la i-m clemenza ! Egli è
patimcnie Ì' oggetto della teocrezza
di lutto il fuo popolo , ripiglib Ho-
lonja ; e fc qualche cofa poò afflig*
gerci , lì ^ , che tette le Suliant
pofle fin al prcfetrte Del fao Serragliot
non lu fapsM aiestnT toccai^li il fao
ctiofe ; e che fe perlìSt ' io qoefla ia>
feafìbilità ^ noi oon vedremo mai la
fua poflerità regnare fopra ,i noftri
figliuoli . Quella t la cagione , per
cui Tahikia , fratello di nuo padre ,
« fuo primo Viltre, mi hi iovìato ia
CÌKaffia ; ma. oaalim^as merito che
tUtianó le rare osllezte the io. con*
daco'alla Gina, teno bene dj boq
ver riufciro meglio di coloro, che eb-
bero fimili commìlTionij t .
Si trovi) vera qneila predizione .
Poti'i)ene fiolonja ag^iugnOK le gra*
lie dell' afK a quella delta Datura , ^d
•bbigliar le Danielle « che «vea «ra-
dette a TonchiM ^ can .tatto ciò cbt
pM dtr rialto allo rpUodorc, è' Ul
Cmeft. 17 ,
«ofl nna mdiffefeaia ; che lo pofe io
Malekalfalem e la Prìncipefra di
Georgia av»no acceicato ao apoar-
cameotO a Tunchino io cafa d'HoIo-
ojai e queflo giovane con ogni attes* ?
^ione ptocnrava diffipar la melaaco-
V che di continuo U occupava ; ^ j
ma non poteva egli medelimo vincere y2
ta fua ài non efTere Ilato più de!?ti . ì]
alm (elice. Ne dichiatava la fua sfflN i,
lione al Re , e a Gulchenraa in ter* -
mini compaffionevoli , alton qmo^a \
cosi prete a parlare qaefla Priftdpef-
h . Non dovete voi ponto miravi*
gliarvi della freddezza del Sultano vo.
Uro SÌgno''c ; io pure cosi farei , fe >
rofTì in fua vece ; e que(la Indifferen-
za non nafee et» da an cuore vera-
mente nobile t e in niun modo atCae^
cuto ai piaceri de' fenfi . Non vi è puf.
una di quefte belle Donzelle , che fif
èli prefemano , la quale noa fi leng»
onorata de ì fuor favori : ma elle ri-
cercano il Monarca , e non già Toa~
Block." Spogliate per an momento ijae'
Ho Principe di tutta U ia» graadetzai'
non avranno elle forfè die ilei iìfym
gio per la fua pérfona , ' - ,
* Conofce il fontto dri loro cuori , a
Vede che 'ti &Ai imbhfòne fa loro de-
Édertte ll-p9rt*sj(ifl Al-filo letto , Ma
lino» '
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it Novelle ^ 1
|[ìpovUeglJ una perfona , che faecad*
poco Clio del TiODo , che abbaglia
ralm, risetti fìnceiamente gli omag-
^ (fon Afonarca , e non lo riguard» ^
che come un femplice panicolare ,
•Uon voi ecciiarelle in quefto FriOr
cipc tatti i movimenti , che gli fons
i^noii ■ Ah Madama , rìrpofe Holo-
ÌD)a f come fono veri quefìi riflelTi ;
na dove rrtrovare quella rara per-
foMf" Voi la vedete innanii a voi, ri-
pigliò Gulcheòraz. Il Trono, fui quale
fui allevala , m'ha avvezza ai rifpetr i
ti e rommetTioni , che non conofcono '
le figliuole da voi compTace io Cir-
pallia , e Te io aveICì tanta bellezza ,
fcr cui gettarle il vofiro Sultano git
occbi (opra di me , qBalonque merì-
\e ch'egli per altro poicfTe avere , gli
farei beo conofcere la differenza , eh*
_v' ha tra Ona Principeffa come me ,
ed una fchiava ; e come i fentimenti
tlell'nna fvpnivaszano que' dell'altra'. -
Una sobik fierezza nel vqflro fedo lé 1
fa fttmiT* ; «d j la bcilìtè, e la pre- j
Bira -di ^nafi tnttc le femmine aeU* '
Oriente . che. le fanno cadere net dtf-
pregio che meritano . Vi pare forfè
che io ne fappia troppo rtfpetro alld
pia eti ; dm la Prìocipelh mìa ma- I
ifi 41 di cui jfiWK mie jkialzava i\
fa» eam l^-gpeUa delfaltr^ i m»
"Irti
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{htprHk i\ -booa* ora ^«(le lezloaì
nella mammona, che vi reileranno etcì*
samente rcoipìie .
• Afcolcava Malekalfalem faa 6glÌuo-
la eoa ammirazione . Per veriià , ef-
cbmà «gli , di tutte le Sultane del mk>~
liansglki BM fepfie alcuna trovare k
•Anéi del m'm CQorè , come la beMa
Abadan Sciroos madre d'Alroamat e
di Gulchenraz . La fga modeAla , il
■&0 confegno , il fuo pudore •, tatto
m'incantava in quefta adorabile VrÌo-
cipeflfa ; e mi fù iVnnpre di pefo la vi-
ta dopo il CTudele momeuco , ia cut i'
ho per Tempre perduta.
Abbandoniamo i meili , e dolorofi
fenfìeri, ripigliò Holonja. Aliai com-
fireado , Signore , la rolidìcà del ra-
^onameato di Galchearaz ^ ma n'd
molto dìSicile l' efccozione . Le Prin-
àpeite Don fono Tempre così belle ,
tome quelle di Georgia ,* e Gccotnc
DOD i facile di penetrare ne' loro ip*
]partnneDli , cosi nsn volendo i nodri
«raarchi porli a rìfchio di fpofare nna
femmina , il di cui merito non corri-
^fponderebbe forfè all' idee della bcUeih
la , ch'egli lì fono formate , fi conientaD*
fih tolto di teaerfene a fchiave, nelle
^oaii ritroTUio an' intera fommeffioBO,
• d«Ut fHli fk mia» U loro amar
Vc^ia laftM ^fcttHMOCe anati .
•i.. no.
20 Novelle
Dnpo molti altri trattenimenti fs
Sluefla materia Holonja (ì ritiri nel
Ilo appartameaio ; e fe qualche cofa
riè confoJarlo del Tuo poco fuccelTo fi ; i
j che avendo due mcrcitnti di Tchia-
vi prefentato al .Sultan della Cina un
grandiffima numero di donieile d' un'
cllrcma beile?za , egli non ne parve
più commolìo di quello fi fo{\e allave-
auU- delle CircafTune , che Holonii,
ivtt con tania fatica e diligenza ri-
«rcate ,
Era QD mefe incirca , che il Re di
Georgia , e la Principerà foggiorna-
vano io cafa di Holonja , il quale fi
«ibrzava di compiacerli con ogni for-
ti d'attenzione , e di rifpetto , allora
«aoikt li prcgb di contentarfi , che
lóro prerentaOe un fratello , ch'avcàj
« che rirornava da un lun^o viaggio i,
jd'ortde avea pattate confiderabili rior
chezze , Avea MalclcalTaletn troppa
obbligazione ad Holonja per rifiutar-
gli queOa grazia ; e Gulehenraz per
quanta ripugnanza che avelTe a Ufciatr .,
■£ vedere Tettò gU abiti de] Tuo Ìs[-
•(o't th' apca riprflb 'gi|jgne»do alla
éCiat , v'acconfentì a riceverle . Vo-
f> -j primi cotnplimenti che fi fanns
jtn perfooc il dilliqaione , G infero
« tavola : c Uzamaa^ C-coil chiana
ufi . U frutììa. ì: tìo^* > imo&ik
tan-
Digilized by Goegte
Chìcfì . 2 r
tanto fpiiifO e vivacità , che fi tirò
fo[>ra ptìi d' una volta gli f^uardi d^L'
il PrincipelTa . Ma fe Gukhenm la
vide con qualche attenzione , ren})egli<
talmente tocco dagli allettamenti che*
lagnavano fui di lei volto , e g'jiib
bene ia delicatezza del (uo fpirito , che
poco vi mancò , che nnn le dicliiaraf-
fe fui fatto la Tua paffione . Riietiutoi
per?) dalla prefenza di Maìekalfaiem ^
eh' avea lafciaio 1" abito di IJervich/
e Ehe HoloQia gli diffe epfere il pailrs'
dì qoefl* ^glinolt > cnow pwl«i
da an» nobile fiergzxa che regolava,
tutte le dì lei azioni , afpett^ on tetn.
po pif] propizio , e che r tuoi rifpetii
le faceflero comprendere ciò , che per
lei fentiva ti cuore . Non mancò efili
di portarli afTidtianieate a cafa di fuo
Catello air ori del pr«jb ; -e fèopieli-.
do ad ogni momento loQve grazia
seir oggeno de' fuoi defìder; , Quatito
noi, mio caro fratello , lìamo felici ,cf-
clamó egli un giorno in un trafporto,
che non potè ritenere , che il Sulta-
no della Cina ignori JI teforo , che ab*
biamo in quella cafa i il ghiaccio tfel
fuo cuore rimarrebbe ben prete (qua-^'
gliato ai raggi dei begli occhi della
voftra belU'.Ofpite , ed io ne morrei
dì doiofe. Ma m»- vasaio ; profegul
9^ pftt'MDW 1- beli» Cakhenraz:,
{ ì- qne.
a* Novelle
guelfo motto ìnvoloatario , e non fii<
té ofFcta da una si violenta dichiarazio-
Re:'làprd Tempre il rifpetto poner fre-
no alia mia paflìone per quanto viva
eh' ella effer poffa .... Arrofsi la Prio-
dpelTd in ^ueHo punto; e fù perqaal^
cfae tempo cnmbartuta dall' inclinazio-
ne fegreta , cbefentiva per Uzumquei,
• dall' alterezza che regolava tutte le
file szioni ; ma 'precipitofameoie le*
vanirli ; Uznniqaei , b'' i
occhi irritati , voi ignorate eh' io Cu •
ed è bene Ìl fuvi conofcere la'dillan*
za , che v' ha da voi t me . (I Re di
Georgia, che voi vedete, < nio padre:
Radicate, fe Reno iif a>H Unoftrecoa-
à^nai: rientrate n foì me^fimo ,«
ma perdiate ìl tirjMtto , che mi'
dovete , fa non volete , ch' io' fubko
abbandoni la cafa di veltro frarello.
Voi ficte la Prineipefla di Georgia , ef-
clamò allora Uzumquei O Ciisli I
cola, intrado , e che di ne fari ! ah*
beliit GnUbeuraz » parche Don Ton io
in anello pnnto H Saltano Tongluk
per offrirvi nff'ciwc degno di voi .
Voi non ne làrel^e piìt amabile a*mìei
occhi , repplicb modellamente la Prin-
ciptUa ; lo fplendore dei Trono non '
m' abbaglia ; e il monarca della Cina
pf» qiaato potante «b* fia non evreb- '
fap M mo u«c piì dffiCM V in aU *
D ìgìtizad by pO(
t(0 , fe non fcntilfi per luì qHella
itcfeia Gmpaiia , fcnza la qoalle H
Fe mio p^dre ha promeflo di no»
difpoTre dtlla niia.. mano , Vi confef-
ferò ancora qualche cosa di più pef
allegerire il dolore , che vedo ne' vo^
itri occhi dipinto , e ve !o confefferfcy
lenza lofiore : dal primo giorno che
io v'hs veduto , ho Tentito pitiche del-
la ftima per voi, bramai che folle nato
principe , e che avelie alTai cong- ,
gio.per rimetter inio padre fnl Tri>
«0 dì Georsia T A\ coi ci ha .per ftrpC»
fa privit! il mititore DiirengtiTB'fiéiN
Bitlis j io v'ÉVrei piEferìto a tutri i
monar^ ii\ nwndo , e I' afTenfo di
mio padre , che v' ama ,- avrebbe con-
farm»« la' iBl* elezione ; ma fono
psrfiai QDeffi ^fcoilì .- io fono allevati
fui Trono e f^J Trono foJamentt
Jebbo.difoor del mio cu^tc .
Gettofli afiora U7omqueÌ ai piedi dt
Gulchenraz ; Madami, gli difle , co-
noCco la temerità del mio aiìoie.- farò
turti i miei sforzi per vincerlo , e non
Vi ne parlerò più d' una palìione che
vi ofTende^ltora cfl'eadoii.riitrato {ide^
fiD di CMfurtoiK , Holooia ^iiiiMiA
«itlfi min perdono t Malekaifaleia «
«Ila* Princi^tfc ddk indifcrezìone di
fuo fratello. Q^jello amante afflitto (à
più d' otto glbrat fenutidir di pwfes-
tKifì *- Gnlcbenraz ma avea^ns ri-
•cevuto nn orJioe efprcfTo , comparve
ai dì lei occhi con tanta timidità , e
con tanti contrairegii di dolore , che
il Re n"cblj« pietà ; ordinò a fui fi-
glinola d' ÌDcoraggirio coD qualche di-
gaoùiaioat dì cottefìa . Uzumquei ,
clU gli dì0et liprendttc U «oftra pvi-
noierii atlegiia ^ pongo in dimeaticin-
7» r pffefa, che mi avete fatta; e vi-
viamo, vi prego , nella fatnig'iatiti ,
in t-ui eravamo prima che i noftri pia-
ceri fodero turbali dalla confcfìi'Jne dj
nna palTione, a cui non pollo, [lède-
vo corri rpondere , Ubbidì UzEitnquei {
riprefe U Tua antica maniera di vìverC)
e fi accotfe con un eftrema foddisfa-
zione, che Gulchenraz leggeva ne' Tuoi
òcchi il fuu amore lenza parete di of-
fetiderfene. Erano già cinque mefì, che
ogni giorno vedeva la PrincipefTa , air
lorchè entrando una fera nel di lei ap-
pattamenio , Signor , dilTe a Maiekal»
falem ) voi fiete vendicato ; Dilfen-,
ghin non é pi^ , e i voftri fedeli fud-
diti vi afpcitano con un eftrgma im<
pazienza . Ecco la- lettera, che vi in-
drizsano i vodri Vìlìri ) e pCr awglii)
ancora convinc-erveiw BÙratt la tef)a
del Re di Billii , cbe Ìb «ticlla cella
y'i porto . .
Qiule {« la ibipreft £ MaJetnlfa*.
Digiti2§tl bu "
Ctnep, 2$
falein f ii Gulchenraz a qnefta ve<
duo ! La tefla del loro nemico ao-
Cora grondante di fangue, e la lette-
ra" foitofcritra da tutli i Viiìri di Geor-
gia non permetteva loro il dubitare di
ób, che vedeaao . Per quale incas-
to , efclamarono , avete voi- pptoto-
efe^uir cofe , che pajoao tanto im^
poffibili .' Nulla è impofTibiic ali'eftre-
ma brama , che ho di fervire la piii
bella PTincipefia d<;lla terra , rifpofe
Oiodellamente Uzaoiqoei, Partirete^
quando vi piacerà , o Madama ,_ p«
la Geoi^ia col Re vvflfo fadre « ti
io vi condurr!) ìn meno di quattrd
ore . In meno di quattro ore , ripi-
glio la PrincipelTa I Ah , Signore ,
per voglia eh' abbia di ritornate a Te&
Àis , non bramo un limile viaggio ;
ini lèmbra troppo fovraDatorale > e '
troK» pericotofo- ; voglio che mia
padre eé io prendiamo la Arada or-
dinaria , anzi che azzardare in quefts
modo la H'jflra vita - Non correrà we-
TULi rifchio , coniinuà Uzumquei , e
quando v' averb narrato per qiiàl mez-
zo fiate vendicati , non temerete piii
U vettura, che dewe condurvi a Tef-
flis : ma è pronta la cena , e mio
fratello per dimolìrarvi i' allegrezza,
che h.i del voitro rillabilimento , vno-^
le quefta fera banchettarci - Dono ce-
JsJv.C'm.Tùm. U B " b»
a» vi rtecooterò in che tnodo iì fie-
no efeguice tante inaraviglìe .
Malukairatem , e la FrincìpefTa paf-
fatono aell'appartareieato. dellioato per
h ,eeoa vi; (rosarOBa le più dtliiio-
iÌBt vivaaoe r^zialmente on poich^t-
Se («) ripieno , il tutto preparato con un'
cdreaiit proprietà ; ed etTeadolì pofii
a tavola s.' abbandonarono alla più per-
fetta allegria . Quinta obbligazione io
v' ho , elclamava di tempo in tempo
il Re di. Georgia ! tiif > mio caro U-
Vim^iieì f. BOB po0o a baOanza lico-
aoT'Kria^ e iòtaneatt Gulchenraz può
/odflisfariiela . Non fiere nato Princi-
pe , egli è Vero ma dipende da voi
la nafcita ì la vera nobiltà conlìfle nel-
le viiiù • e neile belle azipni^, e noa.
in una ferie d'antenatr, che noi fpef*
lo difonoriamo con le nc^e iodesae'
azioni . Qual gioja noa provcreij che
mia figliuola voìeDe accettarvi pK-
fpofo ! ah , Ce ci bifogna uti trono ,
vi lafcio. il mio , e mi ftimerò [elice
di ellere volilo primo fqddito.
Vedendo Uvimqueì , che Gulcheti-
nz non s'opponeva alle brame del Re
Ao padre , prodronTi ai fuoÌ piedi :
.«oaferniate , le difle , adorabile Pria-
Cipefft' y coofermate ti delie di M^Ie-
■ , . kal-
'. (■) Li et? ne 4i porco i una vivaa-i,.
% fjHifiB dia Città., , "
Digitizsd by QoOgle '
Cìneft . '27
kalfalem .■ ma che ciò non gli colti
il rroDo ; rinuncietE) piuttofto al pof-
felTo della mia Regina , che privare
qiìedo Monarca de' Tuoi diritti .
La prìncipeffa d' un'aria molto fo>
(peiA rialzava il Tua amante, e loffiì-
va feaza opporvilì , che le abbracciar-
le i ginocchi i e le bacialTe la mano,
e MalekaKalem ti abbracciava atnbe4
idee nel modo il i»ù affettiiofo ; quan-
do s' adi ua grande lìtepito nell' anti*
camera ; s' aprirono con violenza le
porte ) e (ì vide in un momento en*
trare più di jo. rebiavi neri con li
fciabla alzata , e alla loro teAa db gio»
vane di circa 30. aitiit bsllo di
jqBante trai Ti pofTa imaginaic . Pn^
fido Holonja , efclamà , cosi tratti co(
tuo padrone ? mt prsfenti delle Tchia*-
ve, che fono il rifiiito della Circaflia^
e. ritieni per te una bellezia,che fa-
rebbe vergogna alle -Hnri' ì Àh t' io*
f^DarÀ-A.bnrlBmH -tB '^«0« ge^<
. .(^Qe.ptniìe pvttfcnis' cba.m
ceffo di collera , e la confofione , ta
.cm fì trovarono Hòtonja.e Uzumqueì,
fecero conofcere a Gnlchenrai , che
un uomo , il quale parlava con ua
ottono sì afToluto , non poteva ellere
Ce non Tongluk. Re della Cin&,eU
.la flì éifle con fierezza > le perfané
4el «io xvgo odD fogtioaò clTerepre^
28 Novelle
fcdtate a tuoi pati eotn? rchiave, nop
fi «celano che. per via Ambafdatoi
vi . Eo fono PriocipelTa di Georgia |
c tn vedi ÌI Sultano Malekalfalem
mìo padre , Va perfidi) ofnrpatore
ci avea obbligati ad nfcire dai noOrì
fiati , e la forte , che da quel te«p9
fembrava averci abbandonati alle fa»
più terribili percofTe , fi dichiara in
uodro favore . V amabile Uiumqoei
Ila lipaiati i di lei capiìcci tiAabilcn-
4oc\ Topra un trono , che ci avea ra-
^to Diircnghia Re di fiitlìt. Ta fai
VT'qDale ibfitueia pn Priacipe conw m
drggia con tnoi pari trattare. Trattar
ci dunque con tutta {a dignità dovu-
ta al noflro carattere , c perdona ti
t^plonja di non averti f^tto confapevo-
le , che noi eravamo in fua cafa . Io
^ielo avea proibito, pofciache anche
a mia veduta non avrebbe fatto cba
accrercpre in te T averfìone , che bai
per tutto il noflro felTo . Ah Mada-
ma , cfciamb il Sultano della Cina ,
^oale .in^iuiliiia fate ai voflri begli
occbi ; Ignorate il lorp potere , e li
Ayete ciedati inabili « toccar il trio
Sorp! St'^adDfabilc Priocipeffii ., voi
ia eravate ta idato dì didipar U fri^
«zza», the io polTedeva.- voi npn lie-
te mia , che. per far de' miracoli .
ft?' 5!>e ve*);io? vm ergiate co]*-
ti ! Ah , il mio amore vi aDnoja .
Uzumqucì , V amabile Uzuihquei co-'
si da voi chiamato , che io vidi ai vo-
lili ginocchi , ha ritrovato il meizo
di piacervi Signore,- interruppe
^oi Malekalfalem , io vedo it voflMi
«mor con éAùte ; mi le obblìgaiio-
ai , efce abbiaìno i Uinrtiqoei , fono
si (orti , che non ho .|>oiu(o pagarle
fé non dandogli Gutchenraz in ifpd-
fa . O Cielo ! «fclamb Tongluk J 1»
bella Gtìkhcnraz preferirà òa femplU
.ce particolare al monarca della Cirfa?
Si , Signore , ripigliò con coltaftia
la Priacipefia ; io amava UiamqUei
fenza che lo. fapeffe ; ed anche pri-
ma che ci avelTe rii^abiliti fui irono:
dopo ha pofto la tefli del noflro ne-
mico ai noAri piedi : t^aeda fervigio
eli acquiflà fui mio cnote ad impe-
rio , che l' iffeata di mìo padre anto*
itia ; iadì lo tengo t>er mio fpdb. «.
e tutte le potenze della terra u<Sa fa-
nnno cafiaci di (arati tangi» 'rìroru-'
«woe . Del redo , o Sigaore , coati,
itub la PrinCÌpelTa in Oti tuono mma
altiero , mi dìl^tace molto di avere
difordinata la freddezza del voftro tem-
peramento ; molte altre riempìrann»
OH luogo , eh' io non ambifcD : ìmper-
dodie è giusta finalmente la voftra
m; e-s'^li i vero, che abbiate po-
S 3 . tit
30
Novelle
tato amarmi , come m'aRìcura vodra
Maeflì , non iflarcte lungo tempo
fenza innamórarvi S\ qualche bella
Sultana che corrifponderà pili fi-
vorevolmente ili ma «Ut voftra t««-
f ezza .
Che dice il felice UznniQaera fen-
tiaienti si ooblll , e dì tanta Hìma .«
|irofeguì il Saltano della Cina'? Io di-
to , foggiunfe queflo appan~ionato a-
niante profttandolì ai piedi dulìa Prin.
b'pefTa , che la mia Torce lorpafTa le
iiiie rperanzs: ch'ho finalmente riiro'
vato ( cib, cne da sì long) tempo cer-
cavo ) Da enore dÌfiat<r^atD , « cTie
la me ama folamente me (lefu) . Maj
adorabile PrincipefTa, egli è tempo di'
farmi conofeere per quello , eh' io fo-
no : perdonatemi quello inpocente ar-
tifizio , che mi afTicura del voflro cuo^
Te . Voi vedete in Uzqmquei il vero
Ke dalla Cina , di ciii quello , che
i^pprefenta sì bene il di lui perfonag-
Conofco il fondo <iel vaUro animo ;
riè devo punto il voflro amore al mio
rango : 1' amante folo ottenne la cOD-
féfTione d'un amore , dì cui il Monar-
ca non ha potuto aviere la preferen-
za . Ho il confenfo del Re woilro pa-
dre,; liete (lata vendicata di Dilfeti*
;he una finta immagine.
Digitized by G
Cine fi . 3 1
'iiarmi (a) innanzi al quale la natura
' h fenza alcun velo , e che padrone
degli elementi comanda ai Gen), che
]i abitano , con '<od' autorità' cotann
afiotuta , che tremano alla ' Tua voce .
Che vi retta a 'bramare dopo il con-
fencimento che prelìatte in mio favo-
re? Venite toia cara Frincipeffa, ve.
nite a falire fopra un trono , dove -,
farete h foriana del Re di Gannao ^
e farete l'ammirazione di ncta Ì> CS^
.'uà!
Malekalfalem 'e Gulchraw trari»
si forprelì d' un ifimile fcoprimento ,
-che n'erano come immobili: ma ef-
"fendofì il falfo Monarca ritirato
foo fegaito per «ordine dì Tongink y
» Hotoaja avendo corfertnatB la v*-
r)(À di quanto 'era ^ITato , proflran-
ioli a' piedi della 4>rìndpe(Ta di Geor:
gfa per dimandarle perdono di 9«et^ ~
\^oAo]o tradimento, ella lo alzò da»
' ■ _ «4 do*
(a) Sì contano alla C'na nove ordini
tti- Mandarini , e (^nt ordine è Jivifo in
dfc gradi cho hanno Ae' contraftsgni
particolari [ler diftinguerli .: ma pqcò non
vi fono verqmfiite che tra fgrù dì MaR^
danni j i primi Tono Gomnatori <UPca%
vincia ; i fecondi fono Mandarini d* ér»
tpi| e hanno il. comando delle Truppe
è i tcczi fone. Mandarini della Legfe, e
•S j^ttertr, ed' elèidtana ìx giudicacm%'
Digitized by GoOgle
3 2 Novelle
do.?li a haciar li Tua mano; e come
eCclamò , ritrovo in Uzumqiuì il Sui-
tano, che comanda in queRi luoghi t
■ è tjuefia un' illufionp ? e quanto è
piflaro non. è 1' effetto d' un fogno ?
Kfe , Marfam» , ripigliò V airorofo
Sultano ; nulla é più veto ■ a voi Ila
a rendere (elice il Re della Cina . Ho-
lonja avea eccitata ]a mia cuiiolìii
ftei parlarmi d' una beila [Iraniera ,
ch'era io fila caCa , e il di cui cuore ,
mi diceva , era cosi infeofibile , co-
nc il nJa.ì Vhb pjti volte veduta di-
VeUanente tn?ellita : mi fono fatio
credere fratello d' Holonja fiet cona-
fcwe più miautamente i vodri fenti-
fnjFItì 1 non hanno quefti fauo ci»
•Kttfcm la dima e l'amore , che *«
reta per voi alla prima vlua cobc^
pato ''. .voi dovelle accorgervene ; •
quale fà il mio flupore , quando ia-
uCi , che voi eravate la PrinGipelTa dì
Georgia, il che m' avea fino all' ori
Hulonja nalcoflo. Col dìfegno di ven-
dicarvi de! voflro traditore Dilfen-
ghia , licotfì al celebre Fum-Hoam'.
Qoclìo .Mandarino della Legge , di
c*i vi parlo f in meo tfi tre ore mi
mfpprtì' a-'Tefflis'* entrai per foo
mezzò nella caAieta deli' Ufurpacore;
io fve^liai con la Cciabla alla mano, e
lò sfidai ' a) combactìneiito' : ri-
CTfief,. 3f3
<orfe il vile alle più vergognofe fup-
pltche ; non credei dover afcoltare
qaeflo fcelerato / gli ho levata la vi-
ta , e Fum-Hoam iveniio ragunati i
voflri principali Vifìri , ho loro rao-
firata- la tefta del Vn!ìro nemico ; ho
loro rimproverata la debolezsa d' ave-
- re riconorciuio quetlo traditore per
loro fovrano : a qne(ta veduta han-
no elTi tatti alzate mille grida dìgioja,
ho fatto allora uccidere i di lui favo,
ilfi , e colorò , che non hanno vo-
luto riconofcere il loro-Re legittimo :
finalmente anbloto padtone nella cit-
tà di TeTHis npminai due de' vortrì
principali Vifìri per governare i vo-
flri (lati (ino al rìtorno del Re voRro
padre : e dopo a*èr da toro riaeva*
tì la letmi , che vi diedi , rifofittt
come un baleno con Futn-Hoam , e
iti fimiie brevità dì tempo portai a
Tunchino la Teda del voftro nemi-
co : Ecco , Madama , cib che m' ha
^ì^o intraprendere 1' amore , che vi
porùi» . E aoa Tali, qa«ft' amore ri-
«om^afito col àono" del ro&n cuo-
re ; *e differirete a rendervi alle af-
feituofe pretnute d' oa Principe , che.
v' adora .■*
Ogni circoflanza del racconto del
Sultano della Cina accrefceva lo Au-
Ifore dì MaleJcilUleoi ^ e- di G^chea-
«B 3 mi
34 NoveHe-
raz ; Signore, fipi^iò ella arrofTen-,
do , v' amo , e poiché poco fa ve n''
ho fatta la dichiarazione , non è più
tempo di difllmularlo ; ma la mia Re-
ligione è di l'opra al mio amore . Voi
Qete idolatra, ed io M ufo Iman a ; voi
adorate più moftii , de' quali è fpa-
«entevole la fola figura , e dovrebbe
farvi abbandonare il - loro culto ; io
<ooofco un folo Dio, di cui Maomet-
to è r Inviato , e il gran Profeu
MOt credete Ja trafRiìgrazione deli' a-
tflme da un corpo nelValtro ; i^aeRo
è uno dei principali punti del voflro
poitore («) Chacabout , che io ren-
go pfr afTurdo e ridicolo. Ecco i mìei
VDtìoaetKÌ, o Signore; giudicate , (e
pt^iMBo e&re aniti con «temi Je^a-
«i^ fi; aliano ifipi qni vi obt)li(hu-
te
<ii> Ciiacabout nome 4' un .roliiarlo che
inftgnò la trafisisrauone , o il palTaggiò'
4leir anime da un corpo ndP altro. Kgli
promjfe un infinito piacere a chi offer — ■
varebbc la fua legge; ed afì'ermó , che
coloro, i (juali aminola ricevuta non 1'
avrebbono puntualmente «(Tervata , paf:
ferrbbono in divcrd corpi peltoifodi tre
mila anni prima d'entrare nel "luofo dei
Beati. Qjicfto Chacabout diflufe U fua
l^ita per tutto il Regno di Siam, in una
parte del Giappone * c di li sci TniuhiiMb.
•«ilwe flV**. . ....
Chefì. • J5
te eoo i più forti giuramenti, a lafcìar-
mi iiberamenie fare tatti gli efercizidì
mia Religione in Tunchino. Ah , Ma»
4itni , efclimò Tottgliik , io lo gioro
pel mio capo , -che iferva -égli ii fcopo
alle freccie de* miei pjh cradcli nemi-
ci , fé mai iotrapreado di 'moleftarvi
nella voflra religione ; ma mi lulingo ,
■che non Xarete Tempre si coftante nel-
'Ì£ vodre TÌfoluzioni , e che J' iUnftie
Tam-Hoam vi fard •vìfitrilmente 'C9)M><
fcete il voflro -errore. ^ ha «{5^ -'ffi'
cnrato , che pretlo 1 Cin^ ed i'Geer-
giani faranno futtopofli alla medefnna
divinità. Se non viene a capo di quan-
do m' ha promeffo , giuro pel medefi-
ino giuramento , non foUmentedi por-
4pi nel ToOro partito^ e -«li ticoRO-
f(erc il vollro Maometto :pél vero Ii»>
viaio di Dio , tn» eziandio dì difhvg-
jere tutte le pagode del ■mio impe-
rio, e di calp^n^re le ilatue,xhe fo-
no glioggscti delle nofire adorazioni >
Su iquelia alTictiTanza , 'ripigliò Gul-
ch^nraz , io fono vodra , ;o Signore ^
ecco la mia mano. Tonglak allora n«:
trafporto 'della Tua gioja condune la.
fua nuova fpofa al Tuo palagio tra,
una fpalliera di foldati , ogn' ano de]
quali teneva in mano una torcia di
cera odorifera. Fom-Hoam, e gli air.
in Maodariai. fecero J#l U ce-i
remoaie iti miiltaggia ; è qaefli W
fpofì dopo, ftver condotto Makkal-
falrm io un fup«ibo a planamento , (ì
ritirarono pofcia ntl Ioro,_dove lì mi*
fero a Jetto .
Dopo avér dati i primi gioini ai
piaceri , che regnoito per orbitario un
sutrimoBÌo fatto per aiAotc , Hcor-
doflì II Regina àiì Maddarim . St^
gnore , dilTe al Sultano, m'avete pro-
meflo di condurmi Fom-Hoam , per-
ché non me ne parlute più * E^ìi a-
fpma i voltri ordiiti, mia Mia Regi-
U y rirpofe ToDgliik ; che fi viét a.
cercarlo. Ghmfe il MunMclo )■ tet-
niine d'un quarto d'ora, cdopo avet
preftati ai due Sultani, e alia Regina glt
omaggi , zhe erano a loro dovuti ,
gli fu ordinato d' aflìdeiti fopra un
monte di cuflini di velluto, lltoflre.e
dotto Fum-Hosni , gii c^ifTe allora GuK
chenraz , un uomo, a cui tanto devo,
e ctie ha ripoflo il Re mio padre fai
Trono in una mafHiera cotanto ftraor-
^naria , non può efTE;r giunto a que-
flfl' grado di fapienza , e di capaci-
là , che per via d' avvenirne molto
fiff^lari . Vi confelTo , che farei af-
tìtì-ctffilifa dì fapcrie di voflra bota.'
E|Iì' K fftcilìlTimo a conteniarrf , Ma»-
èaaii i rìfpore allora- il Mindatiao .'
jBftMo-'ipiiiGi^o »1 dìr 'FTÌa)a><i volh»
- Digitized by GoOgll
C'meft. . 37
Maeftlk ; che dubito afTai , fhe prelll
Udi a qaanto avrì> l'onore dì raccoil-
tule . So j eh* ella i Moto prevéDDca
Contro i .priocìp;. di noftra Religione
che ligDanterà come tante favole lé^
verità the ne fono tnttoil fondamen-'
to. Intanto polche volete edere inftruì-
ta dei principali avvenimenti « ne' qua-
li ebbi parte , egli è beùe che fia in-
formala , che la vofira cniiAa i cone
un^canialieoDte , leconilo l'corjd
dìfferenfi , né^ 'qnan palfa , vi prende
differenti impretlìoni , e v'è fogget-
ti a tutte le pallioni de' corpi , eh'
occupa . Quello è quanto bifo^na ,
Madama, che abbiate la bontà di coa-
cederdii , 9i^(inqne ripugnanza che
t^iaie' a tirto^ fe volete intendere il
raceorfto d'iftone molto maravigliore ,
e che vi convinceranno «Ha verità di
■ib , che fuppongo . Comparvi ìn
tutte le parti del mondo fotto forme
onninamente oppoHe : fono Hato_ pei
confegnenza d' ogni forte di Religio-
se , e feflb , ed ho^per una (ingoiate
poflanza conferyata fino al v^fente
h memoria dei (atti principali , che
fono forre ai mici occhi accaduti ,
o a i quali ebbi qualche parte . CiJi
deife edere molto catiofo , ripigliò
Gulcbentaz. ridendo ; cominciate . dna-
il necoBtò prométto ' d* if-'
DigilizBd by GoOgle
r
I 4S. f^eHe^
- «citarvi con M efiremo pÌMerc yt ^
non imponunarvi coii TÌnefTiQDi , chfr
pptrabbero imbarazzarvi , Afpetterò a.
! proporvi le mie difficoltà , quando
avrete terminato tutto cib , che vole-
te narrarmi « £ che. farete giunto allo
flato di Mandarino , fotto Ja. i^ora.
^1 qoale al prefente vi veggo . Ma,
dovendo fecondo tutte l'apparenze ef-
' ' fere aCTai lungo quello racconto , vi
darò ogni feta )' intervallo di tempo ,
che v'i dal palleggio alia cena , il
.quale aveva desinato alia.muOca ed
si concerto . Avendo allora la Prìac^
ptffa fatto per fuo fileoijo conorqwe-,
che afpettava , che Fum-'Hoara pat-
lalTe , quello prave Maodatido priow-
pib in lal guifa a difcoriete .
\ PRIMA SERA
' , 1 S T O I A ^
I
\_ Del Mandarino Fmi BoiiM .
NOn TK)flo. ^ Madama , ricordar-
delle intf prioie avventure,
i ' fen?« ' quiialclic ;^qt)ie , poiché to(to-^e.
I Ufcìai li ^eia 'celetl^.perdtfceiulerem
' ter» , .arimai- na i>Ùice fanciallo. ,
- ' cbe sUv^m^ -folak aa^at^ di cr^.
^ehà . Ciò' f» in .PeiGa ove nacqui ,
folto il nome di Piorasb. Mio padre,
ch'era un povero pallore, ni',avea la-
fciata pochifTima -erediià rna tanto
leci con. rie mie pratiche, che effendo-
OTÌ avuanzato predo Siamek 1" uno dei
vortri Re Pjfchdadieni C^) arrivai agli
onori , € alle prime dignità , benché,
il lulTo fpaventeuole , in cui vivea , mt^
dowelie far jitnirare onoii con una
Jpeiie di difpregio, L' efttema fere di
«boiinare s'impadronì in guifa tale del
mio animo , che per giugnervi abban-
donai .»tti gli fcrupoli Favorito di;
Samtk flveva.Ja-JibfflA .^'accoflarmi-
•(a) Pirclidad figniRca i\ Pcrfiaoo ul^
iuon giuftiziere; fii il foprannome , e il
tìtolo d' Houfcheiikdeux , Re della prima-
-ruzza dw Principi ,. che regnarono in Per-
■fi», p ch'Jian^po da luì prefo il nome 4Ì
f ifèhda'dìàni , o Pifehadìenl ,. Quefta pu-
ma razza, o dinaftia , -fé fi crede ai Per-
fìanì , è la raai^gìore del mondo : e per
-verirà ella comprends tutti i Re , che
compongono le Monarchie ■degli Affìrj ,
aidei, Babiion), Medi , e .Perfian! . $ia.
(k era fìglinolo di CaiMmanath , ak
quale gt' Iltorici 4uino n^U aniri'dl ^ti .
V-L long al£iuu» che no» aamMemn 8h*
mtk tra i Re , perchè .p(etcnd(»g , ch\
«gli manie, avanti fbo pdrc : .attct
Jt^ao t che uopo lui regnatb ,
4-0 Novelle
gli ad ogni momento del eioiDO ; mt
flancai di fcrvire folto di lui; 1' alTaf-
finai fpietatamente , e impadroneodo-
ini pofcia con facilità dei Trono , vi
commìfì tanti delitti , che fai bea pre-
ùo rìguardaco come nn a'bominevole
tiiaono. Non v'i violenza, oè ingin-
ftizia, che non commettefTì , ut quo*
io fupplizio , che non invcotafTì pei
dar la inoite a coloro , che s' oppo-
nevano ai miei voleri ■ Ma ftanco fen-
za dubbio il Ciclo di vedermi com-
niettere tanti misfatti , volle umiliar-
■ni per -mezzo delle piò crudeli malat-
tie , L'effremo diCordine , iti coi era
vilTato dalla mìa più tenera gìoventfi,
avea cagionata nna corruzione sì gran-
de nelle mie viTcere , che dìv-enni' .
benché vivo , parcolo - degli ' animali
più vili fenzt potermene iit)er9r« , e
non efTeiido che una granile il
mio corpo , morii tie' Inngfai j é.pià,'
orridi tormenti, e lafciai in Perfìa ua
efempio fpaventevole della diuina giu-
ftizia . Prfa ud:re , Madama , prore-
gui Fam-Hoam , una metamotfofi
maravìgliofa per la Tua fiagolatità .>
Non éAe appena la B>U:aB)m«4arci«-
10 i( còrpo di <]Qcfto R« etndele <H
PerSa « die fi trovò -ftacMalìi in qoel*
lo iU una poUe . ~" '
-$1 OH MHÌi IUiàIÌUQ|ttEeu&>eaa-
. ■ ■ p»-
Cìnejì. 41
ghmfnto', ebbi alrr^cno ancora pet quaN
che tempo la foddisfazìone di non ve>
dermi privato del fangue umatin , di
cui era fìato cotanto avido : ebbi' an-
cora ben preDo occafìone d> elerciiare
in quello corpicciulo de' moti (ìnga-
lari di vendetta, ElfendoPiurasb, ave-
va UD Serraglio ripieno delle più belle
lemmiDe di tutto l'Oriente , cullodiie
eia fchhv) , che il minimo de' miei
%D8n!l Hetn tretn» di /pavento .
Appena ccdaì di vivete ^ che quella
elette mie feRiniine , la quale aveva
fib dell' altre amata , c la quale ere*
deva coreifpoDdefl'e di buona fede alia
lift tenmzA 1 feguì fenza timore
tatù le pallìotti del cuore . Amava
eoa ftiroce un giovane Pcrlìaso , che
lavora» «C* miei Cardini , e che pei
éamrvi fenza riguardo fingeva il paz-
zo, lo {BtroMTe nella fua camera , e
gli iliede il Im^ , che io ordinaria'
mente occupava . Voi non potrete- ,
Madama , trattMflie 41 tifo 1 qoMKto.
Ti dirò f mi amo cor^ceivolo io
crepava ^alla rabbia neir tnlire ì Riot-v
teg^iamenri cootió di me della Sai'
tana favorita , le imprecazioni , che
dava alla mia memoria , e i trafpor-
ti , Co' quali riceveva le carezze del
Aio aibante . Mi laiciai allora farto-
&SÌMU t9pt U più tnl eujo , dm
L JJigitized by GoOgle
42- Kovelh
vi fofle in- tiM» ja Perfia , Io tnilì
Wto ia fangue per mille pinture , -e.
ad ogni iflaate raddoppiando la mia
collera , m' actiecò querta talmente ,
che da me medelìmo mi gettai neUe
dita della mia perfida Soltana , dove
NHireì ben prello la ftiotw. Ah, ab,
«(cUmò rUefldo Gslcbmraz , che pia,
eevolff , e ridicola avventura ! £ chct
divenne pofcia l'anima, che occupa' og-i
gidi il corpo Mi lìlullre Fum-Hoam.
Voi motteggiate, MaJama, ripigliò il
Mandarbo ; fìpeva bene che- Jo icie*,
glimeMo -di .<q«efla iStoii^ vi farcbbo-
ttfcire dalla <vot)ra iertetk ^ ma qaia<
tao4«e'l».ftpatÌate tua Avola» «ob 4
jKiò meo vm.
..is-TfOSTA.
23.'/ Ciavldiatia Indiano ^ 't iet
fuo Cane .
ALI' ufcìre del corpo di quelìo in-
■ fetto , profegui Fura Hoam ,
'psITai in quello d' un picciolo cane
Toettante ad tin cìaitatano chiamato.
Kalem , che era allora ad Arracaa .
(a) Il mio iftiato uguagliava lo (pi-
*ito umano era ^ nn- ellrema bel'
- . , ■ Jez*
-. Città CafùtalB'.d'un It-egmi dei no* .
deftmo none; M fìnihe d^Msftahaii qilf
dì U dal Gan^e 7 ■ . ' ' '
Inza, e d'una docilità maraviglìofa .
Ogn' nno voleva comperaTmi y ma il
Ciarlatano mi metteva ad un prezzo
sì alto , the non s'offriva alcuno per
dargli la fomma , «he dimandava .
Kon fi parlava in tutto Arracano,che
Je' miei vezzi . Eccitarono quefti la
curiofìtà d' una ticrfiiffima , « belliffi-
ma vedova , clie fece «hiamare il mio
padroiM : mi entrando nella di lei cala
mAò tatmcon abbagliato dalk 'vitrei-
tk dei ffloi oecìit , <he di mi. cangiai
intenzione . Dertai ( così chiama^vaG
^efta vedova ) fi maravigliò della mìa
piccìola iìgura , e dopo avere vedu-
ti tutti i miei «fercizj , teRb ancora
ini) ÌDc^niata • Per guanto volete voi
vendermi . ^ueDo animaletto P dille i
Kalem . Jtìadjma , gli rifpofe , non,
i più da vendere , di qui innanzi f
■voflro ad una condÌ7Ìone ^lerò , che-
temo che voi non accettiate . Non ho
potuto follenere la vifta di tanta bel*
ieiza feoia rffhaneriie vivamente toqr
«o; v'amo. Madama 4 e benché ]^f-
fì in quefli iuoqhi perun ciarlatali^ ,io
fono d'una nafdta ilJuiìre ., Cofrirpod*
<ietc a!la mia tfnetfzza , e permettetly
ch'io fi» prello voi felice . EccDilpreZ-'
«o, che pongo al mio cane.' " - "
- tar/o ibrprefa Detbi di qnefl^
fiopofìzioae , che ^'eutà-io noa vi<>-<
Digitizeò by Google
Noveite
lenii collera . Chiunque tu (ìa , gli
dìfTe , partiti dalla mia prefenZa , Te
non vuoi 1 che chiami i mìei TchiavI
per farti accoppare . Non ve lo cotlfi-
glifrei , Madama , le dilTe il mìo pa-
drone ; temo poco le vortre tnìnaccic ,
rintuzzerei ben predo i di loro .cattici
iratcamenti . OfleTa da quefle parole
la vedova fece, venire i Tuoi fchiavì ,
e avendo lofo ordinato «fi maltrattar
Kalem non ebbe egli appena fof>
&ti verfo di loro una polvere dna
teak, rotola di cocco , che tn vece d'
afventarfi comro di Iiiì , 6 caricarono
«li noi gli «Uri eoa tasFo forort', cfftf
poco dopo caddero a terra come mor-
ti ■ FCalem allora parlando a Deriai ,
conofieetc, le dìfle, una patte dei miei
fegreti: vì latcio, Madama, nello (lu-*
«ore , in cui fiete ; farete rifledo fol-.
la paffioile totalmente rifpettafa , che
per voi fento'- da qui a quattro gìom!
verrb alla poltra porta ^1 mio cane ;
fpero che mi liceverne più eottefemea-
' ,tt dt oggidì .
Ptofi^aiva Fum-HoatA li Tua fio-
ria , quando fù avvifaia la Regina ,
che era preparata la cena ■ Ab j che
mi difpiace, ella dilTev mootif ài vo-
glia di fapere , qQiIe accogliea» fe-
ce la bella vedora al Ciarlata&o r Cib
iBteniIeii tmuA V«ftM Maeflà « rU
piglib il Mandarino. Kon tnancherb.
Madama , di ritrovarmi all'ora afle-
gnata alla porta del voflro gabinetto .
Ve ne prego, «Ila foggiunlsj non fa-
preHe farrrii inag|Ìor piacere . Allora
enendofì levata per andare % tavola
col fultano Tuo fpofo , e col Se dì
Georgia , Fom-^oan} \i ritirjà ia foa
. SECONDA SERA
fmtriutxjime iell'Iftorìé 4il CutlétM*
no Indiano . e dtl fuo Cunt.
ESfendo il giorno feguente la Regi-
na della Cina rientrata nel palleg-
gio trovò il Mandarino , che l'afpet-
lava . JLo fece paljare nel fuo gabinet-
to , ed eRendofi ogn' uno porto a fqo
iuogo, principiò in tal goira a parla-
re . Edcndolì ritirato il mio padro-
ne, lafciò la bella vedova in un ertre-
pio ilupore . La gioventfi , il boon
garbo ; e la gran proprietà di Kalcm
]e ripalTarono più d una volta Dello
fpirito ; i miei piccioli vezzi I'occd-
parono atTidnamenie ; e con on^ efife-
ma Tua impazienza arrivò il quarto
giorno . Fummo introdotti nella fua
camera fecondo avea dato ordine ; e
#vea(joaii tpflp j[ mio padroae taci- ^
^6. Novelle ' '
(b nelle Tue mani f: prof)r^ pofcia
fuoi ginocchi . Bella Derisi , le difTe ,
dimenricatev) , vi fcon^iuro , l'inful- t
to , che v' ho uttiniamente fatfo : vi
iftii corretto per evitare gli effetti di j
'vofttt «oliera . Ma s'è uds ofFera ri '
dirvt , the vi si ama , vi confelTo d*
«n^ere oggiiil mille volte piì) coìpevd-
le , che nella mia prima vifìca . Per I
altro, Madama , non v'oftto un eoo- \
te indegno di uoì • Io lono fìgliuo- '
lo d'un Vtfìr del Re di Golconda ; \
Mio padre , che non ha altri figliuoli
■che me , ha voluto maitiarmi contro
mio genio : fuggii un impegno , per '
cui fcniiva Dna elhema repagnania ;
le Tue minacele ni^ hanno fatto ufcir
di Golconda con una botfa piena
d'oro , che gli hì> tnbbaia ; fcorfi
nello fpazio doé anni l' Imlìe , e
una parte della VaS% ; ip* accompa-
gnai col piU, valente Ciarlatano dell'
Oriente , gaacfagtlai la "fua confiden-
za , non mi nafcoilo alcuno dei .
fuoi legreti , e ripigliavamo infieme 1
la Itrada di Golconda, (a) poiché ave- ''
«ra ÌBtero cbff foflie morto oito padre,
aUttPcbè ebbi h difgra^ di perderlo
a Bantam (b) pei un accidente ca- j
■ B'f-
(a) Gran Città nella Penifula tra il
pange._ _
(II) Cuu piacittim» ,-CBlcbie pel ruo>
Digitized by Qoogk
^ Ciaeft. 4/
eigioDato dal fucxo , e dal qnalp non
. ha potuta ptefervarlo tutta la fua
fcienza . Egii era andato a ceca alia
campagna in cala d'un gran Signore:
. Mi.fi palìò tipa pane della notte ali-
vola , ^ avendo -il vino jifcaldaco lo-
to il cscvdlo , ^-addftt'awitartjno nel-
la fala d«! convito . Seguirono gli fcbiq-
vi r efempto del loro padroae , e aven-
do un dì loro neil' ubbriachezza attac-
cato il fuoco ad una fpecie dì creden-
za vicina alla fala , furono tutti a9a-
gati prima chelìpoiefle portar loro al-
cun Toccorfo . Seittij un dolore (enzz
.pyt delia Tu.à perdita > tn^ impofteilài
dt tutte le foe droghe, e dellibjo, in
cui fi contenevano i luoj fcgreti ; ven-
ni ad Arracan con diTegnu di fermar-
vimi pocfailTimo ; i ve^^i del mio ca-
ne eccÀUDDO la vgllra curio£ià ,
•faceH? cbiaoiate in, .voftrj^ cafa » f
da qael punto perdei interamencc
. Ja mi^ libertà.. Diventate mia Ipofq,
o bella Deriaj , oon differite più
felicità del più amoiofo di tutti gli
uomini' , e v»ite a Qolconda a divi-
dere con me gli imaieDlì beni , che
m' h« itlciato moreado il Vj(ue mìo
padre ^ " .
Pio-
commerzio. Giace nella parte Occidéma-
le di Giava preflb lo ftreito della Sondai
4 itt bccia r Ifoia di Suniatia . .
^ Novelle
Pronuncio il mio padrone t proli-
ga) FaiD-Koam , quefle patole con
tuono A appaffìonaio , che De-
fili E.Ufcfò vincere , gli diede la f»
4t , licevette la Tua « e li vidi po(o
dO[l0' COmplimentaTlì 1' un 1' a]tro in-
toÀio alla buona forte , eh' aveano di
fclambievol mente polTederll . Dopo a-
ver prefe delle g'ufte miture per ve-
derli fpeffo , Kalem fi ritir?» , e mi
Kfcìb alta Tua nuova Tpofa., che ben
predo amai piò di quaoto Ci poflii
immigiuare .
Per verità non v'era <ofa di lei pili
amabile . Si vedeva girar contitwa-
niente 1' amore ne' fuoi occhi , che
fembravano più chiari , e pili btilisn-
x'i di due flelle- : avea una grazia in-
cantatrìce - in tutte Je fee azioni ì il
'fao.ndeie , >le Tm paro)* A-fiA »»■
'mani f i Ibbi mlBimi ' mofi i fooì
forpiri , i raol- lanientì , tatto -ftno i
fuoi difpreggi aveano un ceno allet-
tamento , che andava dritto «1 cuo-
re . Penfate , Madama , fe Kalem
doveva (limarfì felice 'nel p«(ÌetTo ^
una si dilettevole fpofa. - -
Come la gelofla ha femprt ^perti
gli occhi y un giovane Signore, ladii-
no , eh' era tnoltcì ^aD.anorato dellt
«dh nuova pulrona", ncn iftett? )db*
^ temfo ^4 >Gcoià«ti delle fàt^nen-
-Digilizsd by GoOglC
Cine fi . ^
ti vìfìte di Kalem.Ne parlò a. D<.fi.i
in una maniera affai (prezzante '. 'De*
riai lo trattò male , e qued' àtìa?ité .
offefo per difpetto difìeminf) per-tottf
la contrada uqa fama molto ingiurìori
alla di lei riputazione . EfTenjo quC-
fta ben prefto giunta agii orecchi df
Dcriai , s" abbandoni) ella ad ntr do.'
tere eccHTmi; av^va delle ragioni psr
fton '"maolfeftate il fuo mant^ggio j'
■non etano due nrrrf tìi" era vedova j
« quefta dichiaraiione 1' avrebbe co-
p;-[a d'infamia, fe Is avrebbe rinfac-
ciata la fua inccTtinenza . Kalem le
pt^>ofe in vano di parm per Golcon- ,
nos wrft« dar ' qoe^ colpo alla"
■fitt «ipota«oii'e , «' pregollo di allon-
nvarft per qualche giorno da Arracan
per diflipare torti' quefìi Ingiitriolì ra-
niofi . Kgli ubbidì con una pena eftte-
ma ad un' ordi.ie cosi crudele , e fece
credere , che pigiialie la ^reda di Per-
fi». .
Deriai tri tairto abbandonarafi al
pili atnar6 dotore ricercava nel' Tuo'
fpirito qualche rpediente per coocilia^
gi' iniereiTi del fuo an;ore con qucll?
delia ftia riputazione . S' anncjava-all*
cftremo -di non vedere Kakm , itU^
DM qii«lrio fkordanilulì , che to pei'<
-«wamnte'- cifisfcèn tjnii 3 trti' >o^.
■ " 9 " . ■
Vovelle
tendete ai iboi - Chiavi , T3<Uqiìpìar(v
Bo le fne lagrime , mi baciò con te-
Sefciza ; ah , piacerle agii Dei , ella
diffe , che tu potcHì ìd qoefto punto
condanni qui il mio caro rpofo , co-,
■w facevi venir j miei fcbiavi m\A'
flilalai cenni ! 'Quale obblùuzioiw io
BOB t' avuti ? Ebbe awem Oeriai ter-
minato dì parlare , 0 Madama , che
ialtaodo fopra di lei fcelì prootamen-
te la feala , ed ebbi si favorevole la
fortuna, che Dfcendo per un buco del
fl^xiTe y per dove fcorrevano 1' ac^e »
ijK«tni nella Arada Kalem traveliito
da vecchia •■, ma si perfetianieete ca«-
gtato dì figura , che f^iza 1' odorata ,
che aveva fioiflìmo , ncn avrei mai
potuto riconolceilo . Saltai nelle Ime
onicia , gli feti millff care7ze,e que-
ie ffoÌQ affettuoio rerveodolì dì (jueflo
per edtiara in cafa , picchiò
alla porta , e ,lì fece preTentare a
Deiiai corte una buona femmina di
foe vitine aliai povera , che le por-
tava il luo cane ritrovato nella ftia-
él , Deridi av.a durà fatica a ricono-
ft^Xaicm fono l'abito dì vecchia,
tfkKt $1^ che flttogendogli la mano
vide cadaigl) dagli occhi alcune lagri-
me. Fm Titiiar le ine rchia.vC} edo-
IO fdkii BB'.otfi.wtieiEt tn l*
di l»Ì.ÌKBqCÌ* fenili w*$.fMy» sirL
- •at
lìtìzBdb^ ^ ^ QQflle :
Cimft. SI ■ ;
1 boccs , tanto era coffiirofTa dall' al- i
legreiza , e d«l doloie , fece iniendere I
rclla lua cala , the non poteva
gifo ricrmpenfare quefla buona fen- ^
ma» del fenrigio pieflaicle , che. te- -Vi
nendola in cala per a««r 1' occhio fa-,
pra le (ot Ubhve • Reflìi dunque Ka-
lem con Deriii , e. godeva tranquilla-
nienie il piacere d' effcre amato da
una delle più belle temminc deli' In-
die , allora <|uando tutta ad un col-
po cefsb per Io pftì Itraflo accidente U
fi» felicità .
TERZA SERA
Continue^ont delC Iflerìa del Chrla-
fan» Indialo , e dtt fu» cane.
T? Rano talmente inebriati della loro
buona forte Kaletn e la lua cara ^'
IpcA , ch'erano aflìijtiaineate 1' uito
dell' ^1^ . occDpatj . L'improvifo paT.
faggio dal!» tiiOezia alla gioia cagio-
DÒ alla mia padrona molta emoiio-
se , ed eRendcjle fopraveruta fa feb-
bre, per lo Ipazio di quaitio , o cil-
ene giotDt , che Kalem lì trattenne
al capezzale del fuo leno i io. rcdai
totalmente trafcnrato , e per dime^-
ticu^a DOS Ql'data deiP icqt».
C » ' U
\ ì'
■Digtlizedby Google
ijl Novelle
lo mi coricava p«r ordinino con onn.
giovane fchiava di DeHai , a cui m'
et» motto affezionato ; ella, con com-
prefe da i miei abbaiamoci , e gemi*
ti,''Gbe fmciva ani violeatiftiina fete»
e m vece di danni da bere ini prefen*
tb delle conlerve eoa 1* ambra , che mi
piacevano molto > e che accrebbero
ancora T eCìremo ardore , che mi brn-
clava le vifcere . Gìunft la mia fetc
a tal eccedo, che mi fentiì sforzato da
tina incogoifa pofTanza a mordere nel-
la cofcia quefla giovinetta . Sia che il
Tollore r impedì a fccprire il fuo ma-
le , fia che non Io credette si grande
com'era, non ne ^rlò ad alcuna , e
lafcib penetrare tanto innanzi il velarti
da me comunicatole , che appena De-
fiai corrinciò ad cffer libera dalia fua
febbre, che la Tua fchiawa cadette in
{intomi , i qnali fecero con evidenza
conofcere gli effetti della rabbia . SÌ
tcoperfe alkra 1' origine del fuo male
per l'avverBone , che io aveva all'ac-
qua » e ne refloTooo ancora ireglio per-
foafi , quando mi videro con occhi
fcintillanti di furore mordere tutti gli
fthiavi della cafa , e perfeguitarli fen-
7a, abbaiare tcn la gola aperta e ca-
Irica di Uhiume.
Eia dilperata la mia cara padroOà
Bil vcileimi lit'Dtto in V^^^o Qate,
Ctncfi . jj
« (lì efbre eoftretta a far aflbgm qite-
fìa gìovÌQena . Semiva doppiamente la
perdira che faceva, oltre U tenerezza»*
eh' avea per me . Io faceva fenrinelìa
alla porta della Tua camera , allora
^nando v' era col fuo fpofo rinchiafa :
i miei abbajametici le facevano Intende-
re r accollsrfi de i Tuoi fchtavt , c
non era polTibile cfi; reflaffe forprefa,
mentre che io vegliava efattamwite
Set lua ficurezza . Penfate danque,
^latJama , con qual violento cordoglio
\ potè rifoluertì ad ordinare , che s' an«
da(Te a gettarmi nei fìij^ne . Farono ■
efeguiti puntualmente i fuoi ordini^,
fui prefo , mi fù attaccata una pietri^
al collo, e fui gettato nel fiume Mar-
tjbsn, Derisi grond:iva di lagrime al-
i.i memoria de' miei piccioli vezzi , e
Kalem procurava con le piti afTettnofe
«arezze dilTìpare il Tuo dolore., allor*
cbé due fratelii del Tuo defaato iràri-
te entrarono nel fno appartamento fen-
za che lì fofTe a quefta vifìca {vepaigJ
ta . Lo flato , in cai la trovarono coti
Kalem , non permife loro il credere,'
che quella faffa vecchia folTe una fem-
mina . Solpettarono, che Detiai s'ab*
bMdonalTe alla dllTolatezza^ e ccedea"
doiì afiai convinti dei!' oltraggio , che '
. faceva stia memorìa del lOTofrueliosf
wvottuoBO ego»» lei , « cgarn Kfc*
' ^ C 3 leni)
^ -Digitized by Google
^4 MìvjlU
lem, che teneva tra le fue braccia , e
fon venti pugnalate li tratìitero .
Mentrt che (ì faceva quella Uogui-
iob , c crtttiel* Tmu , io «m nel. fio-
ine a dimenarmi; Tenni a cape drroia-
pere co* miei denti la confa attaccata
alla pietra , che m' avea fatm andars
a ^^ltl jo . ed ellendo ufcito dall'acqua,
la di cui qran fredd^zta auea fmor-
zata la tnia rabbia , mi featii lìbero
^al cocente trioM , cfafi wi divorava,
yÌ(Ù^|lm il naio «orfO v«rfo U tata ài
Ztefiai -. Ma- quale fu la mìa forprefa
•eli' entrarvi di noi vi trovare da tut-
te ÌB parti che fangue , ed orrore .
G\i AH-iflini di Kaiem , e della mia
caia poilrosa -erano ancora in ad j
WÀ UwÌm ibpra £ loia , M . awidei
4ovc ipat«» gtcgaerli .f di U ni»
forza acvlTe aguaglìau ti nnìo fa-
rore , lì avrei divorati . Avendo co*
itoro intefo, che Ìo era rabbiolo , ri-
c^rfero aì riraed) ordinarj perfarfigua-
lì'tB i ma fìa che i noftri Dei volcl-
r»to puoirli della toro brutale crudel-
tà., Ga che tni fofle rimado ancora qual-
die moto di rabbia , moriioni) poco e
dopo in eccedi di {urore cosi violenti,
ik' eB\ nvdeGmi lì divotarono. Quan-
tp a me ^ o Madama , abbandonato
alla dirpeuaione , che dinotava eoa
wK^pa^iVattVoli , i .^Mmeva-
DO
Digrtized I
1
ni gettai (d i corpi H qaefti sfort»^
nati fpofi, della morte de* quali io e'
n l'innocente tagione, poiché non li
avrei lafciati forprctidere , fe foflì (la-
to nel mio pofto ordinario , leccai te
loro piaghe , e rìfiiKaado cwai Torte i'
^ iltmento rpirai ben peeto £ dolor ai
loro piedi , e fui eoa l«n» M msdefi.
ma rogo confumato .
Ah amabile cagnoliao , difT^ allora
la Regina di Gannan , cam: io pia*-
go la tua forte , e qnelta-di ^ueOt fp4«
lì infelici ! Ma U^^io Fam-Koam» /
folle tenta dabbio più awftudrato «** ■»
corpi, cbt pofeia MÌniaft«; Km giS^
• MadMiM, rif;^c a MuIMbd. '
S T 'O A - ;
SEnzi afiirt tfalF IvA^ Io pifii f*
quello d'ana giovinetta ti BKna-
gar [3), e nacqui da parenti tanto tlla*
iiri per la nobiltà de'Iori antenati , quan-
to per le loro immenfe ricchezze . poi
rcltiamtta MafTouma > e mio ^idre,
C 4 ' efee
t (a) Città alle fatde-dfrì-MoM'dt Ot-
te , che dividono queAit regno tra \ due
He di Goleoodi e ai W&ponr .
Digitizeò by Google
5^ Novelle
che noti areua altri fìiil'unli , pofe wt-
li i penfjcii 1 riifovarnij un marita
degno dì ine , quando era pervenuta
alfEià di didafijcte anali,' .Noa era in
?erun modo bella , anzi era allo in-
contro un poco cDotrafatta-, ma ciò
PDit impedì , che m Signore dei. ne-
gl'io <ì di Bifaagar , e d' una bra-
vura ugi||le, a quella d:i primi Eroi
dell^ Indie, non mi ncercilTe in ifpa-
fa. Aveva molto rpìriio , e riparando
fucilo meriio i difetti di mia peifona,
.fi amammo con uni {lermìnata paf-
Aocie^.cbe non eflingueva il godimen*
Kiii.'^iaDo appena paffait bi mefi Ae\
luSa^ maritaggio , eh' cSendofì viva-
' 'inente acuTa la .guerra tra |1 di BU*.
oagar^e quello ili Carlinga (a), Man-
four È^quffl'ejra il nome 4el inio fpo-
fo ) votà al ròccorfo del lao Principe.
Comandava -1490 derprincipali corpi del-
la fua armata, « come un fnltoiiu di
fiuem^^va t^lìat» a> (Muit qìatno
s era oppofto al fuo volere , e t^e-
va pendete intieramente- la vittoria
_dilU nqitra parte , quando abbando-
oandofi ad un. ardore troppo fcoal^Ua-
■ to,,p«nMr& fitij nell'aTtjipia. nemica.
' Tutti fn^itfai»' la gfasma de' fnói
Min , m»«oB avendo potato eOm da*
i ■ . . - fitei
(« ) tìran' Cittì «rfti il gri*. di. Bi».
gala nel^ Colia di CMomandel .
I II ji|)i^ì<itfrr-'
■ C/Vw/i. 57 ,
faw.Sit;ùts , glì-flomi^ TMgosawkifì
fi vttterfi in tal gnìfa da uafoluomo
f.vlitramti , voltarono faccia, e locir*
cosdarono : rirpettarono in vano lafaa
bnynn , e giiiiaTOiio che ii rendelTe.
Non rifpofe Maafonr alla loro cotte-
Ea k ngn «oa gn» solpi di fciabla , e
*vv«Btuidofi coai« so kooe (opra di
^ loro, lì dtfefe lino all'iiUinio fofpiro,
e da tntlle colpi trafìtto morì fopra un
cumulo di nemici , facendo invidiar la
fua forte a que' medefimi , che l'avca-
riQ in <ju^o italo ridotto. Se la mor-
te del ibìo .fpofo folle avvenuta ne(
principio de] eombatti meato , le cofe
avrebbero bene cangiata facda , ma
s'era già dichiarata la fortuna pel Ra
di Bifnagar ; che comprava a troppo
caro prezzo per la perdita del follegno
della Tua corona . l>opo la vittoria i
noDfi. foldati ritrovarono 41 corpo del
mio rpofo: era ancora dipinto ne' Tuoi
occhi il farore ; e me io riportarono
in tale (lato. Ab , Madama, redai in
f^nei punto sì tarbata, che appena po-
tei proferire il minimo lamento , e
fpargere una fola lagrima ,• fi copriro-
no i miei occhi d'un velo mortale, e
caddi in uno fvenipiento si lungo, che
fi darò tutta 1' immaginabile fatica a
fartnt rinvenire «d una vita , che m*
' ' Cj u
5^ Novelle
Lo fquarciare .le mie vefti , gTsffiar-
Òni il voho, ed il feno, flrapparmi i
•apelii , tutto ci6 Ti) il minor teOiino-
aio del mio vivo doiore . Per accre-
fcerlo ancora feci imbalfamare il cor-
po. del mìo Cpofo coi più prezlofi pro-
fami : Io feci poTare fopra ug magni-
fico letto e gli dava coniinuzmeDte
fiotna e notte contrafT^gni delia pifi
lincerà tenerezxi , Ìrrii;aitdo1o abboa.'
dantemente con le mie lagrime .
Non erano ofto giorni, ehi io me-
ftava una vita sì itiOa , allora quando
urrà buona vedova ^ Jalia cut camera
fi vedeva nella mia cafa , corfe un»
mattina tu;ta afifaiiaata a caTa dì mio
padre. Signore^ g't JilTe , fino al pre-
Ktite «oAr« figlÌBDla fa teiuta "pet «i
ftolelto <fa vtrtò ccoitigilc , venite •
«edetla » rrnentìre is tin mofocnto
quella riputacioire , che credevamo a.
verfeia legiitiroamente acqiiiftata ; at-
tualmente fi trova ira le braccia d'uà
Movo atuate , che la oonlola della
ptfrdffK étl ìtnw V «I iUu&t Mi»>
fctirC-''"
cine fi. S*
QARTA SERA
tàt MMtMKfcflf , e conelufm* diU' IJi"
ili di MaffohmM ,
Mio padre, profegnl Fum-Hosm,
rimafe flordito ad una nuova si
.pow conforme ai femlmenii -, che io
. «fera fino a queil' ora moihati . ](ìì~
.utó _ dalle Ibllecitaiìoaì di queda
femmia» pr^fe il tuo pugnale ; e eoa
elTa penetrando fino nella mìa camera,
feli6 in un' ellreoia forpiera di non ri-
trovar altro oggetto del!» mia tene-
rezza , fe aca il corpo del mio cam
fyofa,. Io day» tDtIle bui atU faa bai-
la boces, che tvea allora la morte pr|*
vau dei fooi pio vìvi colori , quanda
quefla femmina fenza troppo infonsarlì
del [DOtivo della mia tenerezza , epre-
ftando leiie lòUmente ad nna vediita,
turbai» corfe' ai avvertire oeio padre
^ibnore^ eh» eli* credeva , eli*
(io facelfì: ali» di \ai tamìtiHit^ Poco vi
nancb't dte il vecchi? net» taglìalTe U
.afta a que(l«. hdllcreta Mcìna , cHe
colla foga fi (alvb<.d«tlt foa collera.
Mi raccontò ii loggctt» delta Tua vi-
lìta 1 e av«a<lD «ompaHìoM dello ft»<
, V fflw awokr- i« rài.^«t I sua
tdanto il levarmi dagli occhi l'og^t'
6 MW mia afflizione , Perciò fec»
malgrado le mie calde preghiere , e fe-
-conJo gii orJini del Re di BifnagRrf
alzar uri rogo fuperbo imianzi )i mia
cafa ; e fi difpofe fecondo I' afo del
paefe , a farvi incenerire il corpo del
: mio f^ofo . Vicina a vedermi priva
.di <]Be(lo caro oggetto della tenerez-
-tH , sht la morte m' aveva ^ crudeU
tOMBle rapito, ruggiva come una L-eó-
tndTa , che ha perduri t faoi leoncini »
e mentre che s'accendeva il Cuoco del
rogo, falli fulla terrazza ddla mfa ca-
fa , e iatKÌ*ndomi. coraggiofameatff
.nell: fiamme ebbi la confoiazione di
morire abbracciando il mio «aro Maa-
fonr .
Lafctai appetta il corpo di qnefTì
:vÌTtuofi Indiana , che pa(TaÌ fuceeflh-
vamenie in altri , n;' quali RÌeate m'
,avveffne di fÌRgolarC' Fni Ape, Gtif-
: lo , e Topo . Ab quanti fegreti , rìpr-
fiiò- Sulchenraz , dovete aver vednto J
Din queft' ultima forma ! far^be, o f^'
iMtdima t profegel il Mandarino,
'4er trd^re il fondo- d' un abUto 1' ìn-
■Rafwcadete di brvt ti racconto di tnt-
J r forJaDterie da me vedute , o in- '
•«fé fare &tto quella figura . - Quante
! VB famn» c*t
Cine fi. 6i
n Mmc , e abbandonarH ad cllrenit
difordini ! Quante vsdove rìuiarirate
in fegreto , o vivete nell' jieontÌBeii-
za quanti recch! ii(«wtti biKitdi
per la ilravagaoza loro coadot-
ta I quiriti ricchi ridotti all' uitìmi
miferia per la fregolatezia ! quanti
mendichi refi infolentf dall'opulenta !
quanti ipocriti avrei potato fmafcfiera-
re, fe avelli avnto Turo della [arela!
quanti Cadis ncn ho veduto vendere
ia gioftìiìa! quanti Bonzi, Dervichi,
e Calenderi non ho conofciuto elTere
perfttti fcellerati fatto fpoglie dì mor-
tificazione, e di pietà! poiché alla fi-
ne , o Madama , non v' era nè Corte,
nè Camera, nè Palagio , né Confeglio,
Appartamento cor. tanta dìlìgen»
ierrato , dove non potefli pallate ,'e
.rulla fuggiva ad un occhio , che vede-
va rutto, e che nulla impediva diof-
fervar tutto; ma dopo elTere liato Cet-
ra anni fofto ta pelle di quella beftio-
la , e if avere remila, una pane della
PcrGa ; e à«it' Isdiie * peri) finalintatr
cone quali tatti i nùei'fìBiiHVfm'fiHr-
ptefo-, e (^zzÌm àt no gg^ ; . - i
- ' \-i„DÌ9Ìli^e<' Google
6z Novelle
Avventuri dell' Iman Ah^enàt-
nuà. (d)
MI trovi! in un iÓante id OiniK^
net corpo d' tiii giovan* ctiia-"
anto Abzeoderoud , j[ quale per una
profonda lettura dell' Alcorano arrivi»
fad elTcre (b) Imao. Mal§rado qnefla
dignità , che doveva KDdernit pi^ tir-
«Hpetto,, era (lato Tempre X\htt-
tiao \ mft il, gran Ptofeta- prr *ia d'
■D .caffigoafbi fingolare mi linife sti
bnott cammino- travi neltfr mi» cof^
trada SD» giovine vedova d' uni eoo-
pio» bellezza ^ eh'' era a(Ui ib^Ktt»
iT ioco ntinenz» mori quela (trango-
Iita da ni» o(To eh» inghiottì mangian-
do co» trtppa- voracità / e lìccome
la fna eafa , dipendeva dalia tnìa^
morchea , fui chiamato per l 'Abdeft
(c)| e neir emozione che femj alla vi-
. (*) Qlieflo nome in. PerCano fisnifa».
Home d' acqua vìm ,
(b) L'Iman h una rpezic dì Cutato;
(c) L'Abdell o 1' abluzione dei corpi
i un punto (fci. pi^ «ficHaìali: nella religio-
ne di Maometto , Se ne fervoiuv i iuOÌ
ftguaci non folamente per neture i corpi ,
i»a^ 8' immaginano' ancora di purificar
con ronzo 1' anima dà tutte le "
Digilized (^OQglc
Cifiejf : 6^
Ri dì tanta bellezza non pmei tratte-
normi , ch« noB efelamaflì eoa mol-
u Kidifctuime i ak l gran Profeta ^
mi ffim^eì felke avere ga-.
flati ODO qaefta bella vedova ! piace-
ri } che TÌfervate ai voflrì credenti coti,
le H^Brir. Appena, o Madama, pro-
nunciai ijMefle parole iodecenti ai mi»
carsttere, ed al mio cTercizio, «he la.
mia mano» cbe m ^lon pofaMMU
faada Ài qóefhi Feminm , on nioto
inuoloRiarì» , Saaà fapere , coinè cih
ioSe frguito , . mi trovai il dito nella
Tua bocca , e ì Tuoi deaii me lo ferra.
Tono con tanta vblenza^che gettai dell*
altiirime grida. II mio llapare fu ugna-
le al mio ialmt 1 e taalsrado tutti t
«lin iforai non poiel ritirare la mia
«uoio . E per evitare lo fcandalo pteH,
ed
la Tua pregliiera fenza tvtre foi'ifdna
a (juefto debito , pafTar,;bb; per abomine-
vole peccitore : e le fcmm'iis M*omet-
ticia v' ubidifcono tanto puntualmente ^
che lino da elTe depoflo è cosi netto,
come il lino bianco, che prendono mi-
te femmine d' altre nazioni . Non t Ut^
■neace queli' ufo stabilita dorm» la bio
vita , ma eiiaNdio dopo la loro amte ,
• «ti InaRÌ,el Ioni tltmml { tfnM fr.
«B fpoie « vlctt} OiUW» CHI àifm»
k ttttp BHKi.
«4
Novetiè
9à frCegO) la rìfolazioae di tsgliartnì il'
dito , è mi titirat a cafa tutto inrao-
guiaato ,fiagfi<ìo d^aver ^tta per po-
ca accorttzza queda fìniflra operazio^
oe , per la quale fai molto beae am-
malato ,
Ua attinte osi (Irav^ante mi
ftee rientrare in me (leflfo ; e mi refe
tosi applicato ai doveri del mw im-
piego , eh* era conCìderaio come un
nomo amato dal gran Profeta . Era
cosi dedito alla preghiera, «he a qua-
lunque ora s'entrale nella Mafchea ,
mi G trovava Tempre leggendo l'Al-
corano ) o in una profonda medita-
zione • Tanta virtù cagiortb dell'
invidia n^li altri Inuni : appoQato-
ho una giovancna per impegnarmi a
contaminarmi con ella : refifteiti coó
coraggio a qoefta tentazione, e licen-
«ìai quella impudica con mioaccie .
Rellò ella tanto irritata pel modo ,
con cnì la trattai, che rifoluta di vctt-
dicarfene , fi diede m preda ad una
-di quefti ìmani e appena feottlS gra-
vida , che avanzando air oltinfio re-
gno I' impudenza , ebbe V ardire d' ac-
cnrarmi d'averle fatta violenia nella
Mofcliea medeCma ^ di cui aveva T
.aauniaiftrazioaa . Una tale piofana-
zioBK «Mnmfiae contro iti me il pc^o-
Ì9 ' 8*ì imi» ni^ awftaielli ooa ^
Cinefi, rfj
■A rì(>MBit»oi»o t « pel loto cretKto
fui polio in Bn' ofcurifTima prìgtaDe .*
Jjve fiiff'j crudeitnente fino al mo-
mento del parto é\ qui'fta infelice .
. Il Cadi allora ai,';n<!r"TiÌ fatto coi.)ur-
jtì al ojpczzale àsl faci letto colie 1'
ifUme , in cpi ella faittva Ì più vivi
Allori , e averti rtcevata di nuovo
la fu» diehÌMaxione , io era per cRe«
abbandonalo all' ultimo fuoplitio , Te
prendendo oelle mie braccia il figiìuoJo
nato da quella caliinniatrìce , ercì.imtiio
non avelTi ftioda la Itngtja , o fan-
ciullo , e dìcliiara quale ùì il ttio vero
padre . Lo ctcdsrerte , Madama P Si
fcnti itn' incognita voce , che nomittb
ti «ero fuo padre : cosi reftai dichia-
lato innocente dorila profana7Ìone , df
cai era accufato.
Dopo tina sì autentica dichìarazfV
ne fui ben prelìo vendicato de'nuvj
nemici : la calannìatrice , e i ttC
Imani eonvlnti dalla fona ielU veri-
tà confefTarono il loro delitto , (am-
no condotti foori della Città , e ab*
. bruciati vivi . A me fu rellituita la
mia Mofchea , e fui pofcia Tempre ri-
guardato io Ormus eoo tutto l'OnilM*
ginabile tifpetto.
Prefì cura della educKzione dd baia-
bioo; gli diedp una buona Bodrìec, «
. ^e&o giovxìietto , cke po&ia foe-
64 Kovetle
cedi:-»; al mro tsi piegò fece bea
Dofceie lìn dalla mammella la Tua boti*
(à, e ne diede ancora in due occafìóai
de' i;fì^ni/Iimi faggi. Un giorno , 'che
la Tu* nuiirice lo teneva tra le Tue brac-
ci», vedendo paUare ua Cavaliere Per-
Tiano di buon garbo , e riccamente
velUto, ella dilTe fubìto con aa tuono
di voce affai alto- ; piaccia Dio , che
'il mio bambino Sa un gìonO' firnite
a quefto magni Sco Signore iì ba«i-
U|K> tafcib toflo la mammella ^ • ri-
goardb fìiratnente il Cavaliere . Era 1»
nudrìce in Dna forprefa fenza pari di
quello moto , allora quando pafsb ìn-
Daazi U fu» poita BBUomOyC^G fni*
flava ; non pennettete , gran Dìo ^
ihf a* faeem tnii 8 fimite a fttò
Igtiu&tb, crclMobelIa; «a ilftctha**-
bino volgendoli verta di irt noffA di
bramare d'avere la medefinta forte.
C^ome un buon Mufulmatio dee
una volta in mia andate a Medina ,
t alla Mecca , ed io non avea mai
Atta qneDo «ia^ìo i ottenni tlal R«
14' Ormos la licetz»' di ' farlo . Racra-
Ri«««4n It mia IHfffdiea ^ e' qeeAa
bDÓa Ur al imo MoeaiB (a) , « dopo
molle fatiche arrivai alla trmba del
■oDro Profeta : gli refi grìiie della
fea protezione il vifibile} e dopo aver
■ . (a) ll-Jfti«ìn ì una fpecÌB di Vicari»
DigitizBd by GoOglg
Atto fai monte Anf^t il folito (a)
' fagrìfizìo, ripigliai U (trada d'Ornras^
■Jowe amvttt sì tarili, chs elTeoil^ fer-
rate le pone fai collrcrto & perOottirc
nel f^)b<irga. Non fipcndo dou'aadtr
ad allog^ijrc, dimandai coperro ad ua
iinmo, ch^ i/ìdt lulla porta diunacsfn
aliai vaga, EgU mi fece molto corte-
ff mente eotrate, e avendomi fatto paf-
(are in ona fsla molto beoe aggiuntata
ni pcefeaiìk la cna-^ e fece matcere a
noflta tavola una feminìaa di circa qua-
ranta anni , eU era molto gruiofa . Paf^
lamioo allegraments la fera , e pofcÌR
avenJDmr condotto ta an» camera ,
dnve fui lafciafo ia libertà , chiuli la
porta, e mi caricai. Era qjnlchfora,
che godeva un fo ino tranquillo, quan-
do fui fvegiiata all' impioviro da uno
fpettro fpaveatofO} ctu mi tir& perla
braccio .
~ (a) Quelli^ monte ^ a^i vicino alla
M:ct:a ; i Mm'uiinanr vi fanno orjiiuriii
menic il fagfifìzio del Montone . Preten-
doro, che Adamo ed Eva dopo tiTere fta-
ti <Xi\ k'aradtfo fcaccutl , fiicono 1' uno dall'
altro feparatr pel corfo di no. anni per
fjr penitenia , e che finalmente 1' uno L'
altro ccrcandofi , fi rìcoiKbbero , e riu*
nirono ìnfieme fulla cima dì quelta mon-
te 1 il qu^e per quefla ragione preTe il
fiMRMHdaMit (iml« Amba; che %iL-
fi** soa^ccEe ,
H Novelle
QUINTA SÉRA
Cù^fìtuti}"" * * tonti tr/ìan» delh Av^
vt>ti»re dettAman Jflitand$niti.
SI" m' arricciarono d'orrore i aptì-
li , qtianJo al chiaro tJ^IIa J.uoa
e diilin.amcntc viiJi un- nomo ton«
nudT trafitio d* piiJ di jo- pngnalatff^
t eh' na ^a ratte le^rti grondante
di faague • Kob temere y faggio \h>-
zendcroud , mi difle non fono in
tftato di farti'maie ; anzi ho I»ifogno
di te per ti?ete ver).Y;ato . Afcoltami
(òlamenie eoo attenzione . lo era
non ha lungo tempo , il padrone dr
queAa cafa , e mi (bfpQQCVa a par-
tire per irpaan, quaoda qiit moglie ,
colla quale hai ieri cenata , profitti
di queRa congii^iiaTa per anafGnar-
mi con i'ajuto di mio fratello , coi
quale era in commerzìo criminale . Do-
po avermi ambedue pugnalato ìa qaetli
medefima camera , m' h^nno poria-
to in un pozzo d'un picciolo giar-
dino di quella cafa , che hanno po>
Icia elfi medelìaii riempito . Ua de-
litto di qaelH oatara bob dee paffu
ìa^in . Va a ca&i del Caco. (a>
.10-
()) Gnudicé (U cirìl«4 dal criorioald- ,
e deli* polìna.
Digilizedby Google
Cirfcfi . 6p
toflo ctie afcirai da ^elìa cafa ; fco-
priglJ dò , che io ti dico ^ che pani-
fca gli anco» detli nua morte^ è che
dia al mio corpo la repohara, che me-
rita ogni Muiulmano , che ha ptm-
toalmente olien'au La legge di Mao-
Potete penfar^ o Madama, in qual
nanìera io pa0ai il teflo della notte,
dopo che difparve lo fpetEro . AppC'
na principiò a comparire Ì4 gietno ,
che ufcendo prontameme ,da cjueRa
cafa lenza prender congedi da' miei
oVi>ìti; corlì a cafa del Ca^ì , al qua-
le narrai quanto m" era accaduto . Se
non avefTe già faputo i principati av-
Tenimeuti dì mia vita , avrebbe du-
rata fatica a preftar fede a! mio di-
fcorfo ; ma effendofi fui fatto porta-
to coi fuoi Halas (a) in quefta ca-
fa , e avendo fatto cavare il pazio ,
che era colmo , non ebbe appetìa tro-
vate le prove (ìcure di qnello ornici,
dìo , che la moglie , ed il complice
conreffarono il loro delitto , e'forórto
coir ultimo fupplizio puniti . Si i\i
ftpolnn ti .cadavere , ed allìfìen-
. éo lo a,^«fta lugubre ceremonia
don rffparmi» le mie preghiere -pel
ripofo della Tua aDÌO» , Rìenuai po-
fcia in mia cafa \ e ^lla bedetìma
- notte
70 JMh
' Berte appesa io era idilormentato , the
m'apparve di nuovo lo fpettro, ma ìq
ODO (tato ben differente da quello, in
cui l'avcira veduto la prima volta . Io
foBO coatento di te , mi dille ; il tuo
oritstevoifl ulo m'.faa procona kfc-.
pdtnra , te ne rÌDgrazio , e vogjì» ri-
coniorcere il tuo bvem : ^Ìed«m ci^
che più t'aggrada : io foo. pento ad
accordartcto .
Dopo avete qualclie tempo ptofa-
to , efTeado interamente dUlMcatO dal
ipondo , non bramtw nk ticdmze ,
ni dignità , ni ooorf | vorrei , diflfi
allo Ipetiro , eflere avvertito tól'or»
della nia morte otto giorni prima
che fucceda , acciò che da buon Ma<
liiuTiaDo mi pTepaii a folienerta . Te
llaccordo y lipigtiò lo Ipettio veu^
io ilelTo ad avvertirtene ,- coatìnua
fempre ad efàmmente leguire la ìeg-
ge drì gran Profeta , a (are le cin-
q«e preghiere ordinate dall' Alcorano ,
a non mancare a4r abluzione cotanto
da^Maomeiro raccomaodaia , e to ve-
drài^pprcflìmaiG qneflo tenìbile. giorf
■o fenza leiiierlo . SveglÀtO fh* fai
tacconui quefla Tecendt ippanrioM
a ^attro o ciuf oe de* miei amiti « i
^Dali non ne fcuK>-dH n4nt« cma
volttfe pieSaivj fede . Qmmo « »•
ftiftiSo ci» Boo foie il frMto i' w*
ivi*-
DigilizBdb^^
Cineff . 7 r
InaglflazMM li'caldau^y, cn'applieaì 4
fate delle kaoae azioai , e eAicaic
•Qn diligenu il fiiKittlIo , di 'cui
V$ cartuto . . .
Scorfe» «eaii anni , ne' qoali qne-
(Iq giovane cimoiinò iempJS nelle
flrada della legge Maomettana ; lo
feci mio Mue2Ìn , ed ebbi, fempte oc.
caCone d'ellere contenio delia Àiagn-
tjtudine . Un giorno , che cinque o ,
fei dei mìei amici erano venuti a vi--
ficairmi , li trattenni a praoro , paP>
facnino molto allegramente la gior-' '
iuta , ed elTendo verfo notte fopra.
giooto ua g»R temporale , li fermai
a- era a ^ e a doimìfe . Eravamo ref
io .fai. fine ttelift cesa , osando t)£i-
pjahtare alta aia porta : corlì con m
lata» per vedete chi mi > dimandava ad '
un' ora sì indebita ; ma quale fu la
mia forprefa di riconofcere l' nomo ,
che mi era già due volte appatilo .
Ti aiantengo I». parela ■,■ 'Vtnuotì)<
Imano mi diffe , e ti vengo «d laV^:
vifare I che fra otto |^oì soa favai^
pià annoverato nel numero dei vf.
reati .
Udii appena qnefta falminante fea-
tenza , che featii ud eflreoio tieRiote.
,ÌB utte.le vie matbn ì liiBtni im1-
la: «aU bla aaaiito rpavutato , che
w- nkucm-wBttf^ tmì^i «ìc> «ali-
ai.
^2 NvwlU
«i ; « W dfffi loK il f^g^ . Qoan-
um^De nel loro ramerò vt ne fouera
dnf t ft' quali aveva già 25. anni in
circa DarraCe le mìe avvencure , ctit
trAIUTODo tatti da viflonario , c mt
dillero , che i digìusi <lel Rama'
dan (a) e le flraordmarie anfleriià ,
che /acevai m' av<ano imfreffa que-
fla fwtafia . Nmi- mi giovò -il ram-
mentar loro riQoik del nioc», il'^
aflalTinio, le foe appartaìoBi-* wfftvd.
I^ODO oelU . mednima .mifcreaenva v
'me io perfaaro delia verità di quella
IuedÌ7.ione, m'atóaodoosi ad un :i mor-
tile triflezia 1 non già per liucrefci-
memo- di iafcÌBre la vita, ma da SpA-.
Ve^tP 4i,a«ii fflÌHC;abbkaBBza pon .
ì^i difintfc^àe aU«M ik mia dcGdnì*,-
t»a eliendonii.ee» fiata IMetà pre^
iato a qaefto giaa saflaggìo , qoanto
pjù m'avvicinava ali' ora preti iTa , tao- -
té più fcntiva divenir tranquilla 1»
mja anima . .11 mio allievo fi ftrug-
geva in pianto , e vedendo die io fta- :
va meglio , che mai foiVi flato per lo ■
addietro, procurava di perfuadetfi , eh* 7
il ttiomeato della noflta feparazioM -
non era aocoia cotanto vicino-.
Arrivò finalmente iJ giorno fatale . r
I Biiei. raedeCmi amici vennero tutti
f . ■in*
■VI»* -
in mi* eafe ; mi tiovaroQO oteopato
■nella lettura ieW Akorano , e non po- "
-leroro iitenEre le lagiime . Fafsò .la
.f;icriura fcnis veruno accidente ; venne
ia ■notte , ed io ancora viveva , ed io '
ftelfo commctava a cwderéi che ihl.
treOr ingannato lo Tpcttro qoaiKl»
votenifo travettar la mia corte '{ur al"
coni bifegni , molte colonne, che (or-
niavatio una (peiìe ài galleria tu U
foirniìtà della mia cafa , fi diKaccaio-
BO , e mi caddero XaWa teda . Allo
Crepito di ^^dt estinta «ccorfcro i
anici , « trovatxlbtnt iDtt» is
ttoppo ooDvìnti della •verità (Mlr pre-
dizioni dello fpeiiro . ■ >
Ecco degli avvenimenti -molto ,fìiig(ii
lari , difle "h Rc£;ÌDa della Cina . TanW
■più mi piacquero , perche ccmbattff.
no DB poco il vcflro lìflema -della
trafmtgiazione ; n-a rtom voglio p«
ti poca cofa arrenarvi ; coruinuate ,
faggio Fum-Hosm , « diteffii-^-j
che por«ia dìventaile , Artofrì^^^US
ilo picciolo rimprovero ri MaodMiéO'^
e ^fega) in ^ueAa ' guife ^ ■■■
Tm.t JPft«. Ciii, " ■ D ■ :V I5T0
.rTlj^itizBd by Google
/-r Novelle
ISTORIA.
Drtla hlla Jl-Raoulf .
PAfTaì i Mitri y Madama , ecl en.
trai a Vilapcor (a) nella lami-
glia d' un ricco Mercante Indiano, di
cui animai 1' unica 6gliaola . Dopo
ot(o anni , cV era al mondo , mia Mi-
dire non aveva partorii alt* 6gliiwlif
c mio Padre volendoG vendicar' della
forte , che gli aveva ri6«tato m. fi>
gliuoto , fi tlndiò a piotittarmì tut-
te le peifeaioni , che pcnoco diflin-
gueie ncn rolarrenie una femina dal-
V altre perloae del fuo fedo , ma ezian-
dio che rendono un Domo compirò .
Avta^ luHC le neceftarie difpo(izi(>'
a) per ìraptraTe le fcicnie anche Je
^E) «Aratte , ed efiendo non men ac-
corta , che bella e ben-fatia, eb^i tut-
ti i macfìii atti a coltivarmi Io fptri>
to , e il corpo ; e liafcii così perfetta-
mente in tutti qnefti efwcizj , the di-
venni ben preflo il fuigetto delle con-
verraKÌO0Ì 4i tolto Vifapour .
Aveva appesa fedicì anni , V e,\va~
ta ÌB mm t Bella quale aveano le gra-
Eie pd^ mti i kvo vezzi folla mia
pef-
• - ,^.><:;kti iurte, e «rialBdel ^f^t
iK Cecm Mita Fenifcl» va il Gange .
D Ì9Ìtizèdbu^o4)gIe
C'wéfi . . V,
fejUti», nc.^ aveavi un giovane ledia*
no di qualirà , che ncn (acefìe tutti i
funi i'.ortì per cntnernii in irpola .
Ma non sb rer qual ciidele capric-
ciò , TI. io Padre nun tutardo le loro
inchieile , prefc U disegno di darmi
»d un Vifire affai vectìiip . Colui , tht
fpofai , pottndp più t,oilo pacare pet
mio trifavolo , che per mio fpolo,. le-
ce ben preflo pendere tutta la fperaa.
za ai tniei ptetcntfenti , Benché le i<iiea>-
«, che io poflcdeva all' nltitno fé»
gno , m' avelTero data occafione di
leggere mìVe cofe amorofe , e galan-
ti T non eHendo^i accora fatte in 'tre
fentir le pafTioni , non era giammai
cortimofTa a qaefìe letture, ma 1 amé-
re dalia mia l'emplicità «fiero livcltòv
tutti i miei fenttmenti contro di ine
mtderma , quando mi vidi Cra
le bractia del mio. vecchio fpofo , e
per mezzo di continue Kiflellìtmi mi
fece comprendere >1 Soggetto cielle la.
SrìoK ili taptt.iVBiaiitì ,pcr la lora Si^.
^noré , f ,sÌM li fovrana felicttS
cr^ d^ ftraie, c d' efieie amaro. Co-
si f;iiidata dalla natura , dalt' amore,
c dai difcorfi di femiiie mie amiche ,
le quali cooofcevano I errore, che fen-
tiva per lo vecchio Vifìrc ^ m' accefi
»U' etlionó fanzB-.c(UK)rc«er«ggeiio;
dt «ni il mio cuore bramava il pofTer-
Novffìle
arNRo CMrlto aveva br3 forelU ,
eh' era Vedovi , della di lui età in cir-
ca / aveva gran talento , e tencnio in
fna cafa da più di is. anni accademia
étì più dotti di VìTapouT , fconginri)
foo tratelto 1 permettere , che io a(IV-
fletTi alla loro aRemblea. Egli tn' ac-
cordb quedx liberti , e non fiii appe-
na isirodotts , che rellaì colma di lo--
dt per ilcunr opere ^ che loro leflTi ;
ma q«Ue , che fih fai toccarono , mi
«csMio dallf pane d* un jiovanf Sb
, SESTA SERA
CcH/iKnayf'oBe , e (cmlufibtit della flf-
rÌ0 dtlta bella Al-Ratuf .
INcflri occhi s' incontraroTo si fpef-
fo , e con tanto attacco , che
lien prefto fentimmo tutt i ir.oti d'una
violenta pafTicne . Daottd fotto nctni
finti alleUava gli otetchi di tutti ì 00.
fili Arcadcmici con veilì dilicaii , e
CAnjoni .tenere , ed anotofe . Noe Ai- ,
rò fama bd oSefvaref che le operf ,
a poco f iù appiflìoflafe j é ndendooil I
j^peO». i fuc- étfcAlì'ÉAHierìofi . de'
fD»li egli - SaUt tniivK |)eiictt{itns
il
Cinefi
il fenfo , prefe alta fine l'ardire ili feri -
vermi , t di rfHegirtiii eoo od bigliet-
to tutta r atrtore y che [«itiva-per mn.
Ricevrì nn eilremo piacere alla let-
tura di ^DcDa lettera , vi rirpotì e
regolarmeate pofcia ci fcrivewiran .
Era più ti' aa mefe , chr contitiuiivt
quello commerzio di lettere con 113'
«Ilrema fbdisfazione -d' anibedae,^.
quando un biglietto) che '4ctivevan
Daou4 , efTendo per cattiva fort; car
duto nelle mani del mìo vecchio ~<na-
rito per aegli^nza di?l pnrracore fi
itrmagÌQÒ , cfie awefli eiTen^iat menta .
mannaro al mio^dovere , e cocnunicì;
qué'ta lettera a mio P*dre, Ah, Ma-
dama , pvolegirl Fum Hnam , qual
durezza trovai in quelH doe vec<
chi r 11 primo loro difegno' fù di tra-'
^gaermi con lìiille pugnalare* tna vo-
lendo ambedue falvars la lo^o ri^tt'
taiioie , alla quale p.-nTavano chf dalTì.
uni mortale percoiTa , rÌtr^;tTono ua-
efpciJi'-«te affai lìngolare . Uirettameti-
te Ibpra un luogo , dov' io foie^m ac-
conciarmi la leÀa , eravi un bu!la di.
marma t che rapt^refeiitava anojjeÌao*s
Ari Kc ; era folfenato da una cornì-
cfr, * fernrtto con dn ferro, c'ie .01^,
iando a tiawfo della maraglia rife-
fiua Ìb tma camera difoccupata . Ag-
jgio^M^-^neilo ferro in modo > ch«
D 3 l^
■yS Novelle
ìeuando la vite , potevi il biiftì ti-
berini Copra . M' cHervaronn per us
baco, che fecero in quefla muraglia,
e fceglìendo il tempo , in cui ac-
tontìava il capa , il bal^o pel loro
meno fi ftaccì» eoa tanta prontet-
23, che ne fui fchìacciata prima di a-
Verlo vedalo cadere , e fui in quella gui-
Xa punita d' un delitto da me noa
Quando Ìo cofnpiango queda mìfe-
rahile Indiana , difle allora Gulehen-
raa» e qnando fono biafimeuolt i pa-
dri, tlie fì difonorano con matrimo- '
«) cfltanto fproporziowit'i ; Egli ■* ve-
Mixbim, concinub Fum-Hoam ^
'A* qtMfttt la Torgente delle mie
dif^rszré: fQ3 le fcienze , nelle quali
m' avea mio Padre fatto iffruire, '
non vi contribuirono poco ; c non co-
nobbi che troppo colla .nia fperienza
(he il peoficre di regolare lafuafami- !
glia dee faA tutta V occupazione d' a-
n« femina oaefla , e eh' è una fpe-
zié di miracolo i fe volendo forpalTa-
ré il Tuo fefTo, ed appigljarG allo Au-
dio , V orgoglio , o qualche altra mC-.
fìone da piìi temerfi , oon lefà ti^cib-^^ !
rare i fuoi doveri ...
ISTO-
Digitized by GoOgle
C'inefi. 7^
ISTORIA
Di ]*xàéà\
ALI' nfcire dal cQrpo di quella ìa-
felice vittima dell'avarizia » c
dell' intereffe mi trovai trafporiato ÌR
un iBomnito in un villaggio ne' con-
lorni di To'cos (a) che avea la natura di
tutti i fuoi doni arricchito . L' aria v'
■era falubre, e pota,- dell' acque chia-
re come ii crifiallo , che fcendevand
dalla cima del Monte Pecras, ìrrigaw
no con mille rulcelli d'un'eftremsft*^
fchczza, piante d'una (ingoiar bellez'
za: vi fi vedevano groggiedi lutre Itf
fpezie ; e i) terreno di quefta campa*
gna conteneva nel fuo feno miniere S
oro, p d' argento, 'che non avea an-
cora faito cavare l' uatasa capldU
gia. ."■ . - ■
Un ricetf pallore df codeClo vil-
laggio abbitava un poggio aoieno ,
D 4 do-
(a) Jolcos è un' antica Chtà della Ma-
gnefia Provincia della Teffaglia , che al
prefente non è che un villaggio chiama-
to Jaco, fitwto alle -felde del Monte Pe-
lion 0 Petras . Quefla Gttà è il luogo
della lafbHa diluibile ,«iddttde .egli par-
« A^l ArecMHdlUa ewnjte del To-
dove area faito (jhhriciire QiIì. cfimn»
dilTìma cafa . Nacqu: da tjiten'i LM inre^
e da fus moglie, c fuinrrmri JezJatf,
e la fortuna , cliJ mi fù piuiiga d^-l-
Iff Tue g-a7.'ie , comparir mi ftce in
goelii luoghi fatto forma della p^j
ella donzella , che fUlì ghnui»! i«
. Grecia veduta .
Un giorno , eh: Ì/rÌranJa le mie
eomri;.ane , !e quili pilfavano i. giòr-
ri intieri t^reifo limpide fontane- . o
Btli'oinhroff QUs ad inf^^wi i d\Ì-
' xi veloci , ftorrcva i n ^ft''" bjfchi ,
e che precorteua il mio IcJii.'re , tnì
fi prefentb innanzi nii p.ift 'fe d' un»
«rribile figara . Mi diede in q^el patir
to délL' ali il timnr»; ipi poR dì tatti
Rik. p^a. a> fi^i^re ; e qaelta fpezìr
di mollro inreguendotni tonun'eftremr
velocità diffidai deHa ccbrità dé miei
piedi, mi rivoltai, e gfi fcorcai ii mìo
iuóo ; ma noi avendo ben ferma Ì3
mano , fallò il mia colpo , t quello
brutale avendami allora fópragtanta Mk
fenia dubbio per uendicarfi 4"' n>«Ì
difpregì a fpefe del ttiio onotc ^ qnap^
tla un amabiliflimo Cavaliere acforrciiir
ia alle mie grida , gli tagliià eoo, Dn<.
l^iabiat» la tefta .
Io era cotanto turbata , ^om^
fr ivvicioà il mio ^iberatoK * che w>n
ebbi B» falameatf U feiu-dt jiQsra.:
CineJ^. ti
tiarIo~, ma né pure d' oppormi a Tuoi
(fefìder; ; 'e le m' attaccò ion minore
brutalità di quell' inlolente , che avea
. Dccifo, BOQ fù meno di lui ardito nct-
l» fu» hiraprcfat e pervenne al mede-
fimo' fegno per una dif^rente iliaca .
Non ebbi appena ricuperaci- 1 ffli<;irpìr
Wrt , che oppre^a dal più vivo doloif
B'' fffi mille fsaguìnotì rimprbeen
dell'azione commefla. Le aiì« lagrìmt^,
e le mie raddoppiate ^rids noa gli
diedero t3rnpo di fcufatà del fuo trar
fporto : temette , che non accorr^dera
perfone tiel luego , dov'eravamo , e
riialendO' a ^cavallo fparl come un ba-
leno ! Mi 'ftrappai i capelli , e mi
Pj^colB ri volto , ma U mia dilperi-
ztone non recava rimedio alcuno al '
mio dolore , il quale ancora piii s'ae-
trebbe , quando m' accori! , tlie portava
nel mio fj;no de i .ficuri conirailcgoi
àelli mia tiii'i;rai:a
Solerai! tare ogn' anno a JalcosuM
{erta pm itaptt^iun ie paLÌoreile di
^òe' ceatotai ad evitar le lotprcfe d' a-
more ; e principiava quella (erta da
una pnrificaz-ione , chi fi faceva ba-
gnandoli in ua finmicello , che pren-
deva la Tua fotgente nel monie . Per
qualunque Tcufa che io adduceffi per
non intervewrB » ^»b&a .feiì», noo pò-
D g su*
mie eontpagne ad imitarl» . AviitntrM
fatte fulia (poaéì del fìame : ci l'por
eUaBiiBct folio una i^nda a quctlo ef-
Ktto innalzata , e credendo aalcoDder
Iftieglìo la^ mia debolezza , U ^uale m'
immaginava non effere ahhtSmnà- ttf-
perta dal velo, th' a«a fot co^^ a».
i:ac£iai precipìiofamente tKiruqfla fiao
■3) collo . Ma . o. Madam» , appena,
tie featii la ftedd^zza , che (Iraordina-
tiamente favellando il miferabile frut-
to dell' indifcrezioDe di ^uel Cavaliere»,
«addi {venuta tT» is braccia deUe mìo^
,-co!Dpagne . Avendo tal voUo tatti
fintomi d' itoa peifona m<»ÌboiuiU , &,
pielè la rìfoluzione -di portarmi a ca—
fa di mia Madre . Sia qai Don s'
ancora veruno accorto del mio fallo /
h femplicità dì quelle gìovanette non.
■facea loro fofpettare lo^^lUto , in cui
«ra : ma mia Madre appena mi vide ,
che molto- fcoulìgliatamenie gridando/: j
al^ difgraziaia, efclaoab: , piacefTe agli |
Dei che- folli' moita. nel ponto della
ti» mfcita ! Eb non vedete voi 1*"
orìgine del fuo fvenimenio ? Apriro-
no allora gli occhi le mie compagne |
"reftarono ;pur itoppo convinte del
mio errore , e facendole il To0a- ]
"re afcit- l^una dopo, t' atua , fpatfcfo.
'ftr- HOm- 4a'fiMmv» ieUiH' di%azia< , *"
^ tCttiiKA:*. ■fift-^keifa.^a.
' ■ - ■* , milk
Digitizad by Qoogle |
8;
mia morte dalla le;^§i di Jolcos ; non
lì lavava una fimile iaraoiìa > Te non
col Tuo f»ngue , quando almeno wluf^
che n'era l'autore, oon fi jtrdenMde^
per.ifpofare colei, ch'*ye» difooorara;
,oaie appena riavenni , che lelTi cella
àccia di nuci gli affifteaiLU muCnt-
KRza.di mane.f ■ .
SETTIMA SERA.
f^onttnuaz:ane , i conclufìons tieli' Iflq~
ria di Ji^ad.
IL dolore , eh' aveva di trovirmi iir
quello (iato, l'infamia, che ridoa*
dava alla mia famìglia , e il timor
del fuppliiìo mi fecero abortire . Dopo
di che noQ fi differì più a condurmi
nel luogo medslìmo , dove vittima
della brutale palTioue degli uomiaì
doveva ritrovare una morte lìcura .
Cib , che accrelceva la dirperazìoop
di mio Padre , fi era , che fecondo il
medeiìmo coflume flabllito in- Jolcos ,
dovea egli medefimo troticare il corto
d' Dna vita infelice , che m'avea dato
iotto l'afpetto d'aflri fdegnaii . Invo-
y cavti di tutto mio cuore il Cielo . e
ìl^ ^«gavo di fai cotu^tccre ia' ipi^
DigilizBd by GoOgle
SÌ4. Novell
tario il mìo delitto , ne chiamala Rn-
tcl^iinonj gli alberi , fono i quali m'
era sfoittiDatamente rìtiownì con ((Uel.
temerario Cavaliere . Pareva , che i
Dei fol^o fardi alla mìa voce, egli
gìTgeva la gol» al coìtello , ehi mio
xdre teneri' ctm -bdì^ mmo fróna&<
'te, qosiìdo Ìl Principe Goufoul figliuo-
lo deii' o'iimo He di Jokos , il qoale-
da.in mefe al più era latito. ful.Trono,,
fermò il braccio di mio Patire . Pa-
llore} gli dide , fofpendete l'efetro di
Doftra coUeia , t «do «bbidiie ad nna
legge troppo fcveita , cha in quello pon-
to abolìfco / Non è. colpevole quella
bella (ìgiiaola , e il Cielo , che non^
vuole refiino opprefTì gì' innocenti , m'
invia qui per falvarle la vita , Sicco^
me io fui , che Torto quelli mcdeGoli'
■ alberi gli rapii 1' tìnore , cosi è dì do-
^vere- , chs fpofindola emendi il fatò
Vetrate . Riguardatela dunque da qóli
tnaanz'i ccme volita Regina , e ren-
dete giuftizia alla Ta^iezza della bella
Jezdad Voi potete immsgtnaivi , qual'
effetto faceffero le parole de! Re dì
Ìolcorsn gli fpirrti di tutti i Paflori e
*a(ton ; -Rimbombi) in un momento
h Mva da Riille grida dì gioia : vi fì
'tìpetevnitt ^Dntiauamnte i nomi 4i
'Cfta\tìtìf-i t -iì JfruM ; c qoeflo -Mif
C'tnejt, 8fj
' (jendie « che aoa mno troppo lofi-
tane dal luogo desinato pel rtiicr liip-
p|i2,io , m' abbracciò , mi fece T^lit
fut fuo caira oon mìo Padr« , e mia
Madre , « et fece eondatre al foo pr-
hgio, dove.-lb- fptt^i''Con mie le bf
hffokft dovuto no «ango . Vf cent-
■fdìeiò , Madama , che lo f^lendoi^
del Trono , fai quelle iO' veniva inal-
zata , mi' toccò meno , che la mia
giuftìficazione . Non m' infuptrbii nel
■ vedermi fuperiore alle mie cofnpa-
gne / non ini fcoi^i della mia nafcì*
>a >' e facendomi un el^eoio placew
di foocon-ere i mrl'erabiii ^ non paffai
giraimai on gÌQrna , che non fofTe fo-
gnato 09 gualche benefìzio verfo il po-
polo . Quefta condotta mi fece tene*
tamcnte amare del mio fpofo , e ado-
rare, per così dire, di i miei rudditt,
• non fu fenxa fparger lagrime ÌO'^ab-
boodanza che tnl perdettero in capo i
' fette anoi , che morii Csoza »vet ti>
Aiata poilariiàv
ISTORIA
B'H<mf(òenk, e tii Guléei^e .
Dopo aver lafciato IPcorpo di Jez-
M poOii iir ^ello d' aa Bam^
- Kw , «tR:ta TioMic dei^ Sobbc^ght
di Schf'as ("») che lavava ì fuoÌ drap- .
pi nel Buine Baudemir, trovò tinchio.-
-fo in un forziere d'ebano , c che lo.
/pìnfe a lui vicino la ccrrciK* dell'ac-
que . Avendo cotlui rotta la refracura.
del forziere fìi rorprefo in vedervi ua
fancìalio involto ìa paanicelli aliai ris-
■chi , e ornati d' alcune .gemme , che
.gli fece credere eScK iUulirela fua na-
/ck» > Io gli fteodeva k. isie pioóe^
-«■aaì , coise per inqdorue U »o b*-
jBOrfo. ed egli mofio daJU isu triCe-
jìt. mi ponìi_w fila cafa. , e ponendo-
ut tra le braccia, della fuaoxiglie, che-
divideva, Ino latte tra. una telinola,
ch'aveva alle poppe , e me . <jiu»ll
.■«pena alla, pobetù- « cEu^noB feuea-
■imì ■■ vcrsM ÌBcliMUotM- lo. me*
fitae di mio -^drefpnitcìvo , ìinpie-
,gava tutto il mio tempo alla caccia.
e qaando verfo fera ritornava a, eafa
<vi portava fempie maggior quaniiiidi
(elvaticinì di quella ne faceffe hifoga*
per alimentare tutta la- fua famiglia- .
Mia forella dì latte fi chiamava Gulba-
ze, e iiTHntorc m'atfea nomato Hous-
chenk . Benché non rimiTaffi Gnibaie
che con rispetto , credeflMi.EBitt i«ttAf
la.
• (a) .Gran-Cini i\ E*r6r-«i«W-rf *»;
jp tu.tts là Peni» *.
Chef. 8^
Vty trova<u pcTÌ). in lei tante bellezze^
che non poteva fenza un' eOrema emo:
zione vederla . Una fera , che dopo aver -
depodo ai Tuoi piedi ua giovane cervpi).
di cui le feci prefente » aflètiiioraaiea-
te l' abbracciai, i Houfchenic, mi dilTC)
m'è teR\moa[o il cielo della putiti
con cut V amp , e come prendo in^c-
rdfc della voÀra vita ; voi mi collate
ogAi giorno delle lagrime , f .no? vi
veggo adalo're le bellìe fepKì fen:^
(remere ;., temo fempre\, che non' veii-
ghiate portata a c^fa tutto bagnato nel
voftro langue . Abbandonate ve ne
fcongiuro pel ^ it^ vivo a&icoi^ abbani-
donate , mio caro fratello f. quello
violenta efercìzio , e lendetevi ua
poco più alTiduo alla cafa . Ah^ bella
Culbaze, efclamai , non mi coflrioge-
te ad intraprendere un vii mefliere ,
per cui ho un'clirema ripugnanza y io
Don làrò mai tintore : mi ballano il
mio. arca Tolo , e 'le mìe frecde > avrei
già mille voUe abbandonata: ìtctttf^
terna per prendere:' partitaaéH' ann'm
della nofìra Reina, (e non foUìlnqne^ ^
fìi luoghi trattenuto da un fegreto in-
canto , Voi fì=te-mia lorella , o ado-
rabile Gulbaze , e non pollo trapsfTa-
re co», voi fenza delitto i limiti della
fiìì fretta amicizia , ; ma cofa ia non
t «cci6 Ja paflÌQBe. cbc^r voi
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8S Kovell'e
fenio, parefFe effer legirtìma f SI , vi
Sìoro per Maometto, che fe pbfTedefiI
Trono dell' dniverfo , ve ne porrH
h coroi» falli teftà, qatndo 'voìlolie.
d ani cooijizioAe ancht plà tnettiocre -.
Ahimj , mio egro fnt^ , ri^fe (3n&
■ ba7e Tpargendo ligriiAe ia ibboodanV
i voRri fenttimmi fpso «t mi^i'
cwetmr . Ho mille volte bninaio f
cb^ noa fofltmo uniti tnGeme co' legi-
mi del (ansar} e malgr«do codefH in» ;
«incibili oitacoii, remocre(\wread-0|ni
tnomento la mn tenertzia per voi ; mi
rimprovero eziandio fp*(ro le care^ze^
che vi faccio fpaventano quelle il
mio pudore , e temo [' ombra del de-
lirio pili che. la medefima morte. Per-
, che dnnqutf m'knclTate voi- in quelli'
luoghi ì lipigliài con nna lira ordina ria
emozione . Volete voi , chev'efpon-
^hiamo continnamenie la noUra debò-
- le virtù Addio Gulbaze ; fu^cirb
te' fempre nn' efca così pericolofa ,
■qual'c la' voiha ì ed ecco l'ultimo
'taciò , che riccerete dal voflro saro-
Kottfchenk ■ Eft^uii , o Madama-,
profegul Fom-Hoam , qnefli- nfolà-
zione, bf fiche ce ne coftà tiioke lagrì-
ire ■ ofcii ali» fpuntare del giorno ^
andai' a prefentarmi ad uno de' Vi&i
mt Reina di Perfia^JioB
wlottt ftopiirslr , ^ 6© -^liwto'^'
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Cmefì. 8^
on Tintore gl» diffi , che ignorava i|
nome dì mio Padre j ma che fe io
credffua aUa nobiltà del mio cuore ,
mi luCogava di fare s^ioaL cosi flrepr-
tofe, chela Reina medefima non avreb^
be (ofiòre di confefìarmi fuo figliuolo,
^teSa pìcciolii vivacità io fecerìdere^
DM diede dell impiego, e volendo egli
medéRmo giudicate , fe corrirpondef.
fu il mio valore alle parole , che gli
tvea dette ^ mì raccomandò al ptiino
Vilìre , di cni era geaero, U qoale m*
wdjnb di.ièivjil» -io 'atiafpnie d'Ajg.-^
tinte di..c«mpo , Er^ qaefto Genera,
le in ponto di date una gran batta-
glia; io combattei Tempre neVaoi fian-
chi , e fotto f^ii occhi dei ruio protec-
lore . Salvai ad ambedue la vita, e fe-
ci prodi^r si grandi di vjlore , che tU
fiuaidaadóan i nemici coinè il Die
tKctare della Perfìa non ardirono pià
atteadcK i mìei eolpì . Io flrafcinav»
per rutta la Campagna dietro di me.
la •ìttotia ; e il ptimo Vifire attonito
dd mìo coraggio mi fece L'onore dì
dtcNarar altamente , che a falò
lì doveva ii fuccetTo di qnefta giorna*
ta , e di tutte qoelle che regairo»
no . Gli nemici farono ihterameat»
(Hsfam ; li fac^mo trìbiari dell»
R^iu , ed io .ni. .funai lA li^
p»' Novellf
tD (t) a portale al Iboi piedi i cnn-
trafTegRÌ di loro rommifTione , e ubbi-
dienza .
Non erano più di fei mefi , the
Kegìna Dugmé ( cosi nomìnavalì )cTa
vedova di Koucfaddan Re di Peifia ^
ài coi non avea avuto "fé non due
Blinole , quando comparii alla |»e^ii<
za di quella Principefla . I Vifiri rarta%
no già più di una volta follecitaia a ,
dar loto un padrone. Io ero aQaì ben
fatto , e sì carico di gloria , che mi
rimirò con na' ettremaauenzione. S'era
ofcnra la mia mfdta y. le aàe grandi
axioni riaalz»ino' ift gnUà « che w-
niva- ««datò -dircemiere da qoe' priniE
Eroi , che dicélì avere governata la Pef<
Ca ne' tempi più remoti dell' antichità:
e qoaaco pid io nalcondevala mia ori.
gine , tanto più fi credeva , che quefìo
iniftero foffe- par tentare an gramo il
euore di rhigm^^. In fatti qaelia Prin-
Ètpeila (t scciecb ella tDedelim^ circa la .
mia nafciu in modo , cfie credetti da.
enei pttoto conoTccie di Ada eSerk
or-
ti) L'una delleCittà principali di Psr-
6t n:lla Provincia Djrèrach, ed Ìl fi^sior-^
flQ eraWi»'4e'^ di flerlia^ . . >
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Ciuejì-. fi
OTTAVA SERA
CàHtitmawtie dtW Ifìcrìa d- Houfthtnk
A Regina dì Perlìa avea al più
P t trentacinque anni : eJ io non a-
vei giammai veduta una d bella fem-
mina. La fua natura era di quelle, che
Bon fi Tapeva mirar!» ia taccia feazs
ftopore. I roDt capelli , che fbrparTa-.
i^m oefezza dsireban». ^ ^vano
nfàlto alla bianchezza , ed alta vìvar
cttà delia Toa quiiagione - Una delica-
ta propor,zione ^ ed una eratta règola-
riti regnavano in tutto il fuo volto .
Vi vedeva brillare un cunijlo di
certi veld che rapivano i cuori li piit
ìad^i&Efflt^ , e chs m^glb Ci rei»otio ,
che fi poffaao efprimere. II fuoco dj*
faoi occhi era aito a portare il difor-
dine nell'attimi la più tranquilla . La'
fua bocca , ch'ella non apriva fe noa
per ricolitianni di Iodi , mt fece vede-
re i denti li pili belli « e meglio or-
dinati del monda. Le Tue mant^ che.
mi diede a baciare, non parevano fat-
te , che per tener fcettri , e cofone^
Usa affile , fierezza fo(l«)tava tantf»
fciffìtoi i ed la ne te%^ talnuU»*;
t di Gutliazt.
fX Navelle
abbagliata , che fcordandom! allori
della mia cara Gottiaze perdn 1 aSo
dalla ragiooc . Non , Maiima ^
quello divnni ; ma dopo'- elTere rìnve-
nucè da una Cpeite ài fvenhnenro ,
<ai era caduto, ini trovai tra le brac-
cia d'una vecchia fchiava-dJlj Regina;
la quale mi. fece vedere , chs quelli
PrincipelTa ni'avei anaccaro ai brac-
cio il fno rmatto arricchirò di d'a-
manti d'ttno ftracrdinario valore. Do-
po trafponi che roipaflano turta l' i^r.-
KiagÌTiazione , mi ritirai nella caTa àil
primo Vifire fecondo l'ordine ,ch' egli
m'avea dato , Quelli vi giunfe cifl-
^ue giorni éspo: raccontai in q'jat
modo era Djto accolto dalla Rcgma ,
e rcft-a tarmeoie lorprefo della m,T.
fnificenza del foo preferite , che abb-
racciandomi con on'eClrema tenerez-
za ; Signore Hnofcbenk , jni.dilTe , to'
fortuna principia a rioitrarvì di buoir
occhio ; io voglio s'orzarla a rkonòr-
feere il veltro uieriro , e fpero avan-
ti che fia un mefe , d' inaliarvi fui'
Trono di Ptrfia , Me , Signote , glt
dìfli ;on forprefa , e in quale manie-
ra ?.Faceiidbvì fpofare II R^i«a Du;-
mi , mi rifpoCf . Un eroe come voi é"
folo degno d'edere nnflro padtont ,
~ c pàiche dipende unicaoieDM dalla
Begitf» -queffe feel», (opérttl», o
«ir-
-Cine fi. 9Z
Mtth « capo di queli» inirapfefa .
Petfuaro il ViOre , che io gii faiei
eternameiiie obbligato di queflt efal-
taiione , s'aft:i(ic& a rnanttncttr.i U
parola ■ Arniò a riwov.ire Dugmè ,
t avendole eTsgeraii i miei fervigj
fODobbe da un to1[ot« , che le copri-
vi il volto ogni voka che pronancis-*
«a U mio nome , la l^orte imprcCIio-
ne , cde io aveva fatta nel Tao cuore .
Se ne valfe -di quella favorevole (itua-
liooc , e facendole credere , the nn
ticmo di sì alto ralotc non potelTe eC-
fere che d'una nafcita illuftre , la fcoo-
giurò a r.cme di tutta la Perita di
(ceglienai per Tuo Tpofo . Quindi fa-
-FcoJo acir^'Sli sltri Vifiri', ed ancbt
t foltlati , eh R-aBo flati ttOiiDÒDf ijet-
la mU gloria , ta ttckiffe a dìmaD^ai
tempo per pendere una tanto impor-
tante rifolozione . Cosi fenia mcflrar
di foddisfare l' tfìrema inclina-iiofie , eh'
avea per me, conlènt) alcuni gre riii do-
po a collocarmi ifal^Trono di Perfìa',
%Ti Dugow la,[riiì'beUaPltlictpefla di:l>
la tetra: pareva non avelie venti anni;
ed io mi trovava il più felice di tutii
i .mortali nel veder la bontà , colla qua-
le riceveva ì miei aidori . Abbractiav^
una fera i fooi ginocchi con un profcn-
- ^^Tìrpei» , -qDando paren^mt ette a-
>4 Novelle
baiione v' ìnqoieta , mia Regina , le
difTì tremando j Avete voi Ipiacere del-
la pargla data a' voftrì Vifiri ? Nò ,
Meufchenk , mi <li0è ; i mief Cm(U
Rienti foao foDimefTì agl^interelTì del
mio dovere, e le brame di tutta la Per-
(ìa mi 'devono eifere una legge fom-
na- Una legge fovrana , o Madama ,
erdamat .con emozione \ Fotrelle voi
credere, che io woleliì effere tenuto al
vonri fudditi, « non gii alla vofira fola
ioelinaiione , deli' ìneftimabile forte di
poITedervi ? Ah troppo adcrabìle Dug-
mè , per quanto fieno fovraoe le leg<
gi dello fìato , un vero amante le fot-
topone a quelle dell' amore . Egli vuo.
le efiere di tutto debitore all'oggetto
di fua pailìone, e non riguarda la po-
litica che come un ollacólo , che ha
<)uafì. Tempre. fraAotnata la felkità del
yen aomoti . £(urtjiai~fai qseflo ]»n<
to il vdto deUa »n Regina', ri.fceJ
prii'uM fnaoifefia alterazione . I fnot
guardi tntbaii , che pareva cercaflero
i miei ) temevano nel medefimo tempo
d incontrarli ; e fe non avefTe in ^'>el
Djomeoto ricbtanatt la fni ordinaria
alteiezsa , i fuoi ^gl'occbt-. cbe fem-
tÌTa*9iiq de' pià -laf^adi , awcMit-
iq fojfe. bfdaio ufcre qaàlehv tnrt-
to' ,,dié .in'a:vnri)be iatto «onofen^ ;-
^gaoto^paOìiva ntl fsedo dri lfa CM^
'. . - re,
i
Digitizsd by
tt . ' HòoìUkbIc , ai JiCe , la
paAìoas è vi» r bo" >^
tranquilla per rifpondetvi 4 larcìaiemi
yì prt^o ^«ertare 00 ripofo , che ìa-
terioirp«na {em^n , da che vi mirai ^
la voAra prereoza , e la memoria del
voflro merito . Mi prottrai di nuovo
ti iwìt piedi : eUa n'alzò , mi diede
la .faa nuse ■ a badare y c Ja Ij^^
ftttjod» Sojm «H hi 4|bi oecha» ,
sb» te-feofr'tfOMrfcffi» tutto jl4ìfi»diiié
dèlia' mix •aìniit . Ftaaln«te > Mada-
ma y era vennu Ja «otte, che precede,
va i! mie maritaggio , e m' era cori-
cato per ripofar qaakhe momento ,
quando bb fogno fpaTeotevole torbb
tatto il piacere del mìo dormirr , M'
apparve la mia cara Colbaze Rjoegta*
ioti in lagrime ,* che fiere per fae\
Houfchenìc , mi diffe l Vi fiele gii
dimeatìcato di tutta la lenereua, che
avevate per me? Giovane temerario,
v'abbaglia lo fplendore del tron»: tre-
JBJte nel porvi i piedi ; apdate -ad
Amarlo con un lerribìle delitto, fe io^
con voi non Io divido,
Mi fvegliai fubito inun eSremo l'pa-
veoto . Che Hgnilìca , gridai , qucflo
ftravagame fogao ? Non faifogna fw-
vi alcm' anenzione . Non pofla tpat,
pM- <j^aze-, reait* fat torta .«Ila
um.; -.<^ulu4Rc t^Sidamatmtbt tot.
pr»
Novelle
pi» cìh prendcOì , uoD poti vincere 'A
mio fpavcnro ; e <* «crebbe ancora y
quando alcuni moniocl éjfo fi imm
ad abbigliarmi d'abiti i ^fn^oÀi,*
che i pia grandi SignoH di Perfi» mi
condufTero nilb mofehea del Palagio -
dove Ipolai la btlla Dugmc,
P£r guaine ragioni ciV averTtno la
Regia» , ed io_d'L-ifct contenti , era-
Mmo in ' mutole DEìfTiin a agitazione.
ma\%T»M §li sfòrzi che facevamo per
vincerla , io primo m' accorti dì qnel-
Ja della mìa fpofa : l'attribuii allo fpia-
cere d'avere fpofato un incognito , e
le teflificai il vivo dolore , che facea-
no nafcere nel mìo cuore ì mìei rafpec-
ti . Nò , mio Ciro Hcufchcnk , mi
■difTe : i voAri Ibfpctti fono ingiurioS
»lla tiiia tenerezea : psfìb al prcfeote
confefiarvi fenza loflore a qnal punra
v' ami V Ma an fogno > che feei qae-
^a. Botte, rat tormema . Mi apparve
il Re. BalicDaa <s»io Padre ; rai ptoiià
Io- fpofarvi! ; - e mi prcdjfle toimaieia'*
bili difgraziri Xe non Jo^blridiflì. Non
ai'CDdD io troppa occifiooi di ef^s
contenta ii m'to padre per lifpettare
la fi» memoria , traJgrado. oi^tà iA
preeifi , Don ho punto elìcalo a darvi
U mano ed ecco il fcggcno della-mni
wffitartuaìe ...Ah mia .can-^il^mi i
alba - a Datfot-,:
Cifieft . ff
gna fece Io (leffo efiuto fai mio cuo.
re, sia v'ebbi come voi, poco riguar-
do . Le noRre lìfcaidate (aaiafìe hanno
prodotto quefle fantaiime . Il ncllio
«more è ben prello per diflru^gere il
vano oltacolo , che hanno voluto in-
terporre alla noftra fcambis,volc ioddis-
fazione. In fatti palTammo il reClo det
ciorop con rot}lta< tran^oillttà • Venne
M Botte: -fn fpogliau la mia fpora : le ,
fàa Ichiave la ctwìcarono'. Qoamo a
me dopo avere liccntìatì tutti i Vifìri,
che «aricai preferiti , e prmcipaliren-
ts i due f a' -quali era debitore del Tro-
DO, andava per pormi ai Tuoi fianchi.
Fareva che milli piii s'opponelTe al-
le .mie brame , te- non il rotore dì
Dc^mi . La. 'kongiorava Si «bandirlo
fer'fempre, QBacido effendoiì aperta fui
irin Itomaco la mia carr,?cia , ella v'
clieri-b allo (pleadoTc i-'.-lie torclc di
cera, che iJ^uminavano il noiiro app;ir-
tarrento , un fegno , che raporelentéva
peifetiamence un tulipano. Elia diedie
in quel punto un grido (lupendo ; oh
cielo , di(Te , ecco la Ipiegazione del
mio fogno . Allora relpignendomi con
un' eltrema forza , fi gettò faori dei
Ietto , fi falvò in un gabinetto , in
cui dormiva una vecchia Ichiava che'
V avcB allevata , c fi lerrà n^tlo^MB-
tsnjoiK la porta, .-^ . • ^.
Hav^GinXtMiL E ''NO-
Novelle
NONA SERA
Contima'zjone dtll' Ifioriit d' HoH-
fcbenk f e di GulèiZe .
Giudicate , Madama , del mio
pare , profeguì il Mandarino ,
Mi coprii toflo con un veflito, coifì a
'quella porta ; li negò d' aprtrmela , e
dopo moki prieghi la ruppi , c vi ri-
trovai la Regina ifuenota tra le brac-
cia della faa vecchia Ich'uvì chiamata
SuDgfaier . QaS\ è dunque il Tuggetto
di tutta ^oefla turbolenza , Je diman-
dai , e perchè la Regina , «h'ebbe fi-
no al prefente tanta bontà per me ,
mi fugge con orrore ? Spiegatemelo ,
V8 ne fcongioro . Sunghier fenia ri-
ffondcmì apri la in'a vefte , e veden-
^aii qoffto tolipano dalla pjrte del
cuore; ab, la Regina ha ben «e.one,
tri difi- ■ quefl è quel f^ijo /atale ,
che la
dfite . Apri gli occhi in ^uel punto
Dugmè, li «olf= laoguìdaniente fop.a
£.Be e flendendomi le braccia , ah
iìo caro Heufclieuk , efcbtuo , ha lo-
il ^ran ' ''K^ /l'^^"^
il ttitì l~ei«) con un i?!"'!" ■ VO' fe-
« fisliaoio . ro , I«»da«a . le^^
fpofì con nn'eftrenio itupcre?Gièi im-
poliìbile , e poiché è ■d'ìiopo cHe y'
infìiuifca della mia aafcita , di coi vo-
leva nafcendervi la bafFezza , io Ton
debitore deHa luce ad an Tintore dèi
fobborghì di Schiras , lopran nomi Dato
Topai , per eflere zoppo . lo . non ha
mai potuto avveziarmi ad una vita sì
tnecanìca • Portato dal mio -coraggio
'Kqniftki '^nalche gloria, tielle voftrt
wipatef e la mia Kegisa^a «vota ìt
bontà di TMg«re xo\ dono della fin
wano , -e del (aù cuotc altane beli*
«TÌont , che ebbero la foritioa di fia-
terle .
HcTjfchenk , npiglij» aKofa Dug-
tnè con una ianguitia voce , piaceli?
al Cielo , cfie quanto mi dite lofle
veto, e che Topal pottife l'radicar»
dal [Ilio cuore r orrore Icgreto, ch^
m' infpirdi'a la anura pvl Dodra ma-
ritaggio , e di' CB^ tncalì I«a)ìa tèneri'
le^za ! viviamo tome fratell» t faiéhr'
la , finché fìa rilchiarato qtre^ mi*-
1lern, e partiamo dimani per ScfeffBi,'
Bifcgna mi conformalfi ai voleri dei-
la Regina . Partimmo il giorno Te--
guente , e arrivammo al Palagio dì
Schiraz , d'cnde inviò a cercare To-
pai . Qu^lé (i^ la fua forprefe , quan-
(n inrrodotto in va gabinetto ,
■ tti aoa Vm «be Daziai ^ ìm' ■
»J . £ » • fchi»-
Jpo Novelle
khiavB , ed io , d'intendere per qua]
mezzo io era diuetmio di Perlia ,
Si profilò il nolìri pitdi , eJ avcudo-
Io ihixo la Regina ; Topal , gli dil'-
(e , non illaie bene in quefta pofltu-
*a; benedite folamente il Cielo daver
generato un figliuolo , il di cui (Irepi-
lofo valore tnerità il Trono , e veni-
te a vivere con noi neli'opulenia , e
nelle dignità riferbate pel Padre dell'
ìlluflre fìoufchenlC'
Ah , Madama , rifpofe Topal tre-
niando .' Houf^heok non é mio (ìgtigo-
lo , .A àii dDB^iie io deggìo il
-Siótno , ffìóù ffò pollilo tJelb ttìot-
te ì Non lo ib vSiiMwe « mi rlfpor»
4aeAo bupn nuno.. Sono àrea 19. an-
iu,cbe vi troviù io mi forziere d^eba-
BO, fi Vial* galleggiava fui fiume Eau-
d^nìr , e lì injbaraizò ae' drappi , che
io ave» porti ali' acqua . Le ricchezze
de' voftri pannicelli, e le gioie , delle
^ali eravate adorno , mi fecero cre-
dere $ che foBe illullre la voftra nafci-
ta, é cbe btrtwAsfle, ciie ignàlcfieaftro
m^tigso v* avew coodannato a (v^rdnc.
la vita, prima di conofcerae V ufo . Vi
«vai dal forziere mia moglie vi
nudri colia fua figliuola Gulbaze, e m'
abbftndonafte , 0 Signore , nei punto ,
che infprmuo della ripugnanza , che
'•vey>ii« per \ìt {mia ^roff^iooe j erg
Cineft, 10 1
per iflraiTv! dell' orcvità di voltiL
nafcìca .
Io era tanto forprefo del difcorfo
di Top^l , che non m' accotfi , che
la Regina flefTj [ul fofà fpargeva b-
rime in abbonilanza . Ordinai % qoe-
9 buoa vecalùo dj ritirarti per s^.
che momeoto , e gi^itaniomi ai piedi
di Dagmè , chi fappta almeiK) , (Via-
ti^ma , le diffi , p°f q'iab av^entuta ,
io vi debbo il giorno , e qual- ragio-
ne vi fu d' crpormi fui fiume Bauds-
tnir . Ah. mio iuiiuoio , efclamò Oag-
tni * debbo, io coprirvi Dna' cofa. , di
cui non pofTo ricordarmi feoza orro.
re ? e di qoai termini debbo jTerviì-
mi per farlo ? Ma ma etTendo ^Qs*
flo^ fegreto fapuio fe non (falla fede-
le Sunghier, e da me , e avendo vd
nn e/Iremo. iaterelTe di (eaerlò occid-
to , nulla fiicbiefò a '.parridparTdo
per qualaóqtw "tipugaiua ih' ab^
* '«lo . - ,
lisTa ■
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l-tt Kavi;lle..
ISTORIA
Di Dk^ìé Ris'na dì P,.,U.. ^
BAharran trio Padre» e Re di Perfia,
faceva una parte dell'anno la fisa
refidenia a Schlras . Non aVeua altri
figlinoli che niCy e piacelTe al Cielo , ■
ine .rodi oiorM nel' punro, della- mìa
DafcilA.- Mbr] la Sultm niia Madfe,,
Vhe Jo appena lijccava i docficì anni ,
'♦■■permia tìifgraiia rìii- trovai troppo
fcÈfta.. Mio Padt-e ,, ch' era generalmen- i
Tt- Stolto da raitì i fuoi luciditi cre-
'ieite Ttìoùr di dolore nel perdere la
Regìha. I fuoi Vilìri gli rapprefeu--
■Ì(arQn& indarno eh' era troppo avad--
>a'fa hi fua affljiione . Egli, non- li af-
'ti-'lifr^ fr i'inchiudendfiO n»l, fuo fepA*-
ji!)ìo non voUe- veder perfbtfa pel corPa
'di ttè tnelì . Io- dìvi(I«tra< it Rio.dolc)-.
■(é per ■q.uiritó pct'ev'a, (>;r«fe(terio tà^
Riia. età ; e B -bAman. intenerito dà,
careize , chi? ijli faceva l'Enza- crede-
re, che iirjl!ero a confegtjenia , non j
potè limiraimi' feUTa concepire per- j
me 96- amor' aim^ale . Io sella' taiiL {
età. noa - aveva art faffiiiente- dUcerfli- t
iMMo ■pe^ ìftoprire- Ì faoi^ fentimeo- i
li . La fola- altura mi faceva trattare- j
.con >vU * I> teaerezza , che. ^li di-
Dìgìtìzad !
C'mefi. laj
mcftrava , non faceta che accendere
l'orrìbile fuoco , che abbracciava oet-
le fue vene . Ma qnaado principiai *A,
«vvicinarnii all^ annO' decimo^rto
l'età mi rendette più ragionevole , e
divenni piìi- rilervata- coir Bahaman .
Quella condotta Io- rìduUe alia dirps-
razione : fe ne Jolfe con me;' io noa
fapeva che TÌfpohdere ai..ruoi' iameatf,
e procurava di evitarli più che^potef-
11 , quando mi vidi [uno ad dq tram '
auaccata da ntlft' malattia lotaldiente
incognita' . Perdei l'appetito , ebbi de'
vomiti- contìanii, e fentii nelle mie vi-
fcerc de' moti , che m' eraoa nuovi
Ciò un' inquietava alTai , e l'ignoranza
d&' nodrì Medici era forfè p^r cagt*-
narnai la morte , quAido' mio Padre
«{Tendo caduto in perirolora malartta ,
tutta la cura , che i\ lui fi prefe ,
non- potè aiIoncaf3.;ic foa ietto il
puncio dtflla' iKone , il lii cui accelo
Rinewa- al Tommo . Quando s'accorfe,
«he- ndfl' aveva più- di qualche tnomeB'
» di fita , fece partir tunì dalla {•io.
catnerx Sila rìferVa dì Sunghier e di
me . Accofta'evi mia fi^^Jiooia , mi
diffe , ricevete i miei ultimi addio *
ed' acEordatemi- il perdono d'un fallo ,
che mi fece còrt)tlicttcre l' efecrabìle
pafTione-' ptr ìrOì oelKCpìrii- • Eravate '
tìdppò- ^gia , e troppo virati per
£ 4
I ©4 Ko^ielle
certi fponJermi ; ma ptaiìttanJci d' tu»
fonr.o , che a voi , cqoic a S'ii^!iier,
prci:-JiMva o^ni fera , m' abban ! .uai -al
pi^i deteLhbiie dì tutt' i dctiici. abufiit-
do d?lla voflra innocenza. Ecco mja
cara Dugrnè , l'origine della voiira
malattia. Potete immaginarifi , Signo-
re , profegul la Regina di Per/ìa y ci»
che divenni in quel pnnto - La rabbia,
t Isy dirpera^one mi fecero vomitate
■ittìIIc tnvprecazinfii contro Rahaman .
Égli i'afeolti) con umiliazione; merito
ancDia più di tutto que^ , mi dilTe ^
fD3 tenete c\ìy occulto inorando tutta
H Perfia e il mio delitto , e'I voAfO
difonofC . Incarico voi , o Sunghier »
di quella cura , fa^^ìunfe fyarijhdo a
■ -quet^ fenvni^a , Conjiiceta Dugmè
, fuori, di quelH luoghi , i fuoi gìnfti fu-
Tori farebbero fsrCc cooofcere un fegrs-
(o , eh' eller dee fei^lliio ia to' eter-
,Ra obHvtone; fon per dare »l pefeote
, ordine agli affari ijel mio {tato . S'oo-
gbier tni nrnfcìnò dalla camera di Sa*
,ìiatnan ; egli fece fubito entrare i fuoi
Vifiri , e avendomi fatta proclamare
R^ina di .Petfìa , ordinò loro di co.
faufcere per loro Monica (juello , tha
\ìO fc^Iierei per irpofo ■ Siecopie mjo
: l^adre aveva fempre governati i fiipi
'fttdiiè CUI una glande dolcezza »
r ■/ •
^^.^ " : ■ ■ ■ ■
■Digilizedbi? GoOglg
Cinejt, loj
c elie n'tn Riwramenre tmato, fura-
bÓ pu[ttualmeBie er^guiti i fuoi ordi*
ni . Fui tratta per forza dal fondo del
palagio, ove m'abbandonava alla piti
fpaventevole dtfperazione , per coUo-
cirmi fur Trono , todo che fu morta
Bahimaa , ed elTendomi pofcia riiiraii
in quel!» medefmo a^artamento fotte
preteflf) di compiagnervi un Monarca
di cui detelìava , e deteflo ancora la
memoria , vi rc-ftai Tei mefi Tema mo-
ftrarrai ai pubblico piagnendo contì-
nuamente !' infamia , che m' avei fat-
ta fcifiire una forre crudele , Quando
fa giunta l'ora dì«li alla luoe un barn- -
faino , che venne al mondo con un
tulipano impteifa con rutta diftinziorie
dalla pane del cuore , Snnghrer ricevette
il frutto del deieibbile amore di mio
Padie ; io non potei rimirarlo fenaa
fremere ; fi volfero concro'Iui le mie
vifcere , e neli primo moto d 'i mio fu*,
.rare ordinai a iSuu^hier d'andar a get-
tarlo tiel fiutde BoademÌF , che fcoife
a ,pii di 'qaif\o palaziia ■ £jia ufcl
fbbito. t e ritorab ijtìpe an q4}avto,di'
«a ad acCerUrmi d" aver efeguiti< i-
rotei ordini . Ah , Signore , quinto
é forte , e potente ne'oofiri cuori la
natura '. S'agghiacciò a quella nuqva
laito il mit> bflgue pù dolfì dejla
0» audchi ,* . CQD Ugrint^di f»a-.
£"5 " gu*
toó- Novelli
gue pianfì qtieHo infelice bambfno . DtTh '
pa aver daio un tempo adii coatìdera^
bile a] mio dolore , ed cfTermì intiera- |
tneote Tillabiiita. , comparvi agli occhi
éil mio popolo , e tnalgrado 1' eìirema ■
Diatloconla, che- non m'ha mai laTcìa-
lii > mi trovò cosi bella- , che mi fti*
mblàva^ coniinuamente a, dargli ni,
Monarca , la- di cui polìerità poteRr
governare la Perfia .. Tre anni dopo
li morte di Bjhaman fpofsi invano il
Principe KoadAidan, che uni la Gir-
xjilia alla Perlìa . Quello Monarca,
'non ebbe da. me clit due figltoole. , e;
pianiì' veramente fa, fiia niDrtihiMcatlsi-
iB. otto, fona per ua». cacata '
cavallo . QudV era: un Principe noa.
men bravo eh; virtuolo mi amava,
■con un impareggiabile tenere7za ; e
aon. f;n23 rolfore. io paflava si tofto-
. nelle voiire braccia- . Era sforzata ad.
amarvi dalla, voce della natura.. QaeDa.
{telTa. natura rìpugDava. all' inclinazid- |
ne 1 che mi portava 'ad: ainmattervi
nel mio- letto : l' ombra di.Babamao.
m'. avea. avuertito di rigettare ilvollr»,
ir.aritaggi:» ; riguardava quello conTe- .
glio come una contìnuaiione del fuo- |
geiofo furore ; ma. grazie ali Cielo , :
il fegno , che- portate- fuilo ftomaco , |
■ m'ha fatvaia da un Ceconilo ilelitco.
■OD lOfB.WfibHe'M'priaipi» l paaai-
teUu
DigSizsd by Gopsie
Cine fi. 197
mUì^iJb PS't^ ) torcer» d^baaó ,
in cui Songhier m'avea pofcti derto
rf'avervi efpofto fui Baudemir, la feqi- ,
plice e naturale dichiarazione di To-
pal , e il mio cuofE di tutre tjucfte prove
più certo m'afficurano , the voi liete
mio figliuolo. Ricevete duntjue mio cara
Houfctienk , quelli puri abbracciarti sii-
ti, e fciohi da ogni paflìone colpevole;
e. non ellctido oeretlitio , che fappia il
popolo legteti si importanti , fcegliet?-
vi ona m(ì!^lie in tutta la Pcrfia, fpo-
fa^ela iO' fegreto , io adotterò tjtti i
.fuoi figUnoli , e -li faf^ paff«te pei
miei . Ecco , mio ufo Hoofcnenk, ciA, .
che coDiplrà' la mia ,« la s^m.'
felicità .
DECIMA SERA.
AH' , Madama erdamaì allora ,
quella moglie- è già trovata .
Qjiefta farà l' amabile Gulbaze la fi-
gliuola di Topal .' Sei anni [odo , 'chff
ci aisavatno- con - tnU^i immagiaabÌT
te pLiiità . Credeodo che fó(I« mia fo,
felUi e cemouio che noa.divenifIe.cof*
pevole Ia Boara .pt0ìonfl V tbbia^i^ -.
Dfgilized by GoOgle
"ioS Novelle
Padre . M'sveva U dirperazione m~
pegnato a prendere partito nella vo-
fira armata ; vi cercava la morte , e-
l'avrei fenia dubbio ritrovata , Te il
Cielo, cde s' interelTa vifibilmente per
ne « oon avefTc permeffo , . che come
'no fulmine gaerra atterralfi i voflrt
nemici feoVa ricevere la più leggera
ferirà . Accordate dunque , Madama ,
'ai miei defìderi (;oeft' adorabile don-
zella , ths Hopo voi fi può dire che
(ìa i! «lodello di turre le^rfezioni :
'Ah io v' acconfento di tono mi»
cuore ripigli6 pograè ; ordioate *
Toprl , che vaili a ufcarE* Gulbaie ;
'. Ilo una preiTmr» vivifitma- di vederla «
e d' abbracciai-I;) . Efpguii , Madama »
)potiniió Funi-Hjsm E,li ordini d^-lla
tegjna di t'etiìa/. , Uo" ora dopo com-
parve G.ulbàfc . coD ^tutta Ja modeflìa
' B^UD^ pierfbaa, d^ìia- fqa Cfjt > ella tì*
ccvette datis R^^tni tetre m eatecié
mmàfilnabill . Q^uefta Ptinoipefla mi
feca inr lèi offei'wafe mille- grazie, eh»
HarrW*utt« rruove , e avendole dee-
tó j'xW'IàpErt fenza poterne dubiurfi
che io' era niwxe dei Re d:fufito , «
th' àuea qniìJie fcrupolo di viver* ,
con rae come maritn e tnc^lic . clt
h foggiunfe , che' bramava- , ehe fi
l^wlàfli.-nel m».ito Rfcflo-, e eh* éd wài.
iéi: BÒA ffi^ijiiBe'i*»'!***!***»*'
Digilizsd^ QOPgfZ
va , fe non un inviolabile fegreto dal.
la noUra parte, e à» qadia di TopaF.
; Non poBo erprininvi , o Matiama ^
■qatle tii h foidisfarionfl , che Icntlm-
tao Gntbaze ed io ad ordini s) precifì!'
Li efegnimmo fu! fatto ; io diveuai Io
friofo *i qiK"!ì' amabile fi^'iiuola , e la
'Regina p:efe a fuo conto cinque fi.
gliuoli , che ricevei daGulbaze,e che
paffatoao per faoì iìgliuoli ,
Tra tanti fìn^etii d'elTcre contenra,
Dugmé rperfifllmo »' ab>)atidoiiava aif
nna nera meiancoirìa , e quando get-
tava fopra di me la villa io fcorgeva
quaiche volta d;l!e lagrime , che
contro fua vo§'ii le fgoreawano dagli
occhi . Fe;t quirato potei per diflìpaie
-eoa fernpre nuavr piaceri te mefttr"^
idee , che UMtiflirafnente Ct ridueeva
alla mente , del Re B^ahaman fu»
Padre. Soccoinb-:;tie al mortjl? cordo-
glio , che U diworaua; cadde arania*
lata , e tutta l'arte de' Medici noa
fcppa coai^rtrarle !a vita : morì fra 1*
mie braccia , e qaelle di Gulbaze «Io»
pO avermi pregato in prefenia di tuttt
i Vilirì di filare quelVa bella figliuo-
la, che pàlTava pir fua favorita .
La rnorte dì mìa Madre mi cagio-
nò uà eccelTivo dolore . Secondo i di
bù Qtdiat inalzai Galbaze fil T^toao^
« »'
l'I ■
Digilized by GoOgle
ftp • Novetie
c n'ebbi ncora tre figliuole , e dopo'
d'efTetc amendoe viDutì ia una perTct-
ta unione fino all'eiìtema vecchiaji ,
rirpettati.e onorali dai ooftri figliuoli,
p nollri fudditi , lafciammo le cure del-
la corona h-- ijiinle tu- cedura al
Óoftro priaingeDKo dopo avere alTegr.ati
ile§1i appannaggi confìderabiiì ai(]uattra'
flirt Tiodrt figliuoli', e alle loro forelle;
a noi- non fi riferbammo fe non la
CircafTia , dove fi ritirammo, ed avem-
mo la confolaaione di veder regnarci»,
pace tra tutti i noUri figliuoli fino al
inotnento , che per volere del gran-
Profeta- lardammo- Gulbaie ed io ia
un medélìnio giorno- una vita, che fa^
icbbe {lata di pefo a chi di noi due
.fofle fopravifluto all'altro.
. Coniglio, difle la Regina dì Gannan,
jph« mi recò molto diletto quefla IHo-
ri«. , e che ne fooo totalmcate ìateref-
fanti gli acctdciiH i Ma. «bf divetuOc-
ISTO:.
Che/li
lift
ISTORIA
Della ùt!U Htnsu .
IO pafTai , continai» i! Mandarino
nel ci;r;'0 -d' una giovinetta di Ca-
' ninor (a)- nnmara Hengu . Mìo Pa-
dre, die er* Mercanre-di fìquaa , (b),
era morta qualche- tetnpo prima che-
IO nafceiri . Mia: Madre j (ihs coaiV-
Uuf) il fuo commerciò'^ itk alìe«ò> cofl
quella cura che potea permetierle il
fao lUto-. Sempre ritirata in un pic-
ciolo- appartamento- afTaì bene aij-
gioftato con unj vecchia fchiava.
cJiiamata Gehra. , vi- paffava il
giorno iti lavori coDvenieatt al mio
Tello , e godeva A' una dolce tranquil-
lità , che non avea per anche turba-
ta, veruna palfiose , quando una dif-
graiia , che avvenne in nollra ca-
la., (regolò, tutto, l'ordiae. di. oota. coar-
dptta.^
' Avendo- uà giorno- molti Sigtiorì-
lodiaDi attaccata rìlTa nella nollta bot-
- te^^ fi fece vanam^te ogni sforzo
per «mpedin . che Don avefli» delle
cattive. «oolègncBU .. V« ne fu uno , '
che
- (^)- W. Regno di Cajunor \ Del Malabat.
tti UecaD e Ltlap Comain,
C^) Fiquaa i;' IM f^aùi hins ' ^ ,.
112 Novell ff'
che ricevette un colpo di pognale >
da cai reftò pericolofamente ferito .
Si corfe fubiio a eeture M ChtraTg|o
ftt metlfarlo }' a» èffni(ÌD, caduto iit
>ao profondo fvenìmeDto non fi ^udicò'
bene il portarlo a cafa Tua , e mia
Riadrc Io fece porre nel proprio Ietto .*
Si trovò profondifTima la piaga , ma
'non elTendo mortale , il giovane In-
diano fa ben preSo fuori di pericolo r
Jlcndè grazie a" mia mfàn delle pre^
tRore che !.*»vn pei Ini prefe , e
prima dì lafciarc la nodia caia colfe
ri punto , in cui v'era- maggior nume-
ro di perfone nciia noftra bottega , e
'più oecapata mia madre , ed appog-
giandoli fnl bracdo del ftio rcbiavo en-
trò ilelTa mia eaméra , fcAza che io-
afpetiaffi qaefla vìfita. Se fui Ibrprefa
alla di lui uediHx > la mia fece in lui'
una tale iriipreffrone, che fu per ifee-
'nire. Ah , mio caro amico-, e^H dìf-
■'ie il foo fchiavo, ta tionm' hai ingan-
. nato: ceco la più bella peifona , che
* VI (la al mdndùVe ^" ™ ft't"efeì
felice d' efferne amaió coti tanto atdu-
te, con quanto io l'adoro. Vi contef-
fer6 , Madama, che mi trovai in uoj
eflrema confufio-ie. Non avea mai ve-
' duto on uomo sì beg fatto coreeCoizS.
Tlechìd Ceosì cbiamaviE ^ocfto giov*-
■ Chefi. 1 15
. txtmeftte lufìngata dai Tuoi rirpett. fi
omaggi che *he reftai fedotta, Sig^o-
K, peib ^ (iiffi* sò la diAanza , che
v' Ila na voi e me; qnefta non tniiper- .
mette di diventar VD^ra' Tpof» , ed ho
troppa virtù per etfe^e vollra Signora ;
onde vi- fupplico di Ibfpendere ìe uo-
Are burle , queflo è un rtcompenzare
afTat male le preofiore , che abbiamo
avtito'iK vofha vi». Ah ripigliò Cot-
xa-Resbid, io. parlo con tutu ferini;
non hO' mai veduta cofa si perfetta ,*
chiamo in tenimonio tatti itiof^ri Dei ,
che mi punifcano della morte più crii,
dele , fe aon faccio eonfitìere il mio usi-
co bene nctl' efiere amaro d^l' adoia-
bile Hengn . Gebra ^ che £00 «Ilou
avea taciuto , credette veder dipiata
negli occhi del mio amaate la fioceru
, ti. Signore , gli di(Te , lamia giovane
{>adrona non li lafcierà da fempUci pa-
ro'e («durre. Benché iìa d' una tial'ciia
molto infetiore alla vostra ^ la fua bel-
. léiia , Te faOe- aota al rnoftro Suicano ^
potrebbe GoUocaris fui tròno di Oana-
noT> Ah por troppo lo sb , efclaink
Cotza-Recbid , e non pretendo il tao
cuore, che per le. (Irade le più legit-
time . Che vi dir^ , Madama , prote-
guì Fum-Hoam ì'Gebra fu corrotta dai
prcfenti del mio amutt . Fhifie di à-
adcfQ aimiiftUtp per «va^oqcaGGoiedl
S 14 Novelle
«dermi più comodamente . Mi diedif
feiò pel curio d' un wiefe tatti i nrjo-
nenti , che mia Madre era ìfl botce-
ga. Lo trovai Tempre amorofo (bm*
meffo ; io pure 1' amai con una pallìo-
Ba Dguale alla fua. e dopc averprelò
con lui in piefenza/ diGebra. degi'' im-
pegni da me crediiti heo- fìcm-ì., in' ab-
bandonai- fen^a rìtervs » tutto ii mio
amore . Mia madre igootaud queflo^
«ommcrzio ; non avrebbe mai accon.-
lèrjtito a queilo fegreto maritagijio
e per ^ueda- ragione mi configliò' Ge-
bra a non pactarlene' . Era. tra tanto*
tempo, che fi' manifellafrfr quello mi-
flero . Il mio fpofo s' era ritirato dalfr
noftra cafa , e^a già del tempo ,-iimi po-
tendo più relìarvi con decenza , ed IQ-
■ ^tiva d> dover diventare ben prefto-
madre . Noa, fapevai qual partito pren-
dere: quello della. fuE^a^ , che. mi fi.
propolìo , mi pareva il r-iii ficnro. Ufciì^
da> cafa-. una notte- delle più ofcute ac-
eompa§nm^ da Gcbra : il mio- {pòh
et. arpe^tava àlls' porta, della, fltada .
condoli un* inagnifìco caftello y.
tihe airéplto hIìì lega lontatiQ da- Citnìi.
nor; Cbnfibciy allora^ a- godere in H-
berià delia' Tua cara prefenzk'! ma- qi]6-
ifta gioja fà b«i tòrto- intÈrr«ta da un»"
«uova i tRa tfiviflìrfìaménté mi tiAzH .
WS^ tfiìitbe Ai tato feii^tls alla Ai*.
Cinsfì . II "5
fcps , efie ne cadde pericolo fa meo le
»mmaiata . La fuTfrefe lu febbre con
molta violenia , e mori in pochi gior-
ni dandomi. tui[e 1' imira§inabili mi-
ledizioni , e le quali non- ebbero che
ben. prelto 11 loro effètto.
Concepii una cradeje difperazioift-
di quella ircrre , di- cùì io era la ca-
gione , e mi farei mille- volte gccifa-
fenza I' affitìenza. di. Gebra- e di CoE-
21 R.echid, te premure de' quali fcc-
carono- ben prefio- le mie lagiicne , e
L' obbliai totalnwtite p«l coild di dufr
•ani , quali plflaì nelle dcliets , clifc
' colgano dde aRnmì cln teherifTina.-
mente s! amsno..
Cotza-Rechid era il piti bello , è iC
più compito di tutti gli uomini . Erai
tròpte al mieii ginocchi- , e mi prete-
flava , ch& dlurercbbe fino al fepolcroi
y feto amore.. Q;)aodo' mi^ piarVe- fcs--
priré in lui qualche- rallenta mento ,
feci (utii. i. miei:- sforzi per ifcapritnfe
1» cagione ; e non- avendola potuto-
Coprire m- abbandonai ad un si viitt
dolore , eh» tion aveva, pih. m- tntt-
mento di ripofo- Il mio Ibniìo , quati^
do principiava- voltft- dormire , «%■
fìraordÌDanameif» aitalo : vedeva ifc
-legno cedtO' Àravìganti. Éitìtafìme in»
cernite nella Datura, e 1* nneiMildém
itùti ^ixàttii 1 1 fo^i ffkveanvo-
«• tk
* Digilized by GoOgle
21(5 Novclie
li fi terminavano fempre in minaccie ,
che mi faceva mìa madre , e che fa-
rei ben prdlo punita della dureiia per
lei ami.
Cotza-Rechid , che molto mi tra-
{tonavi, Q che fenza far attenzione al
mio dolore da quitijici giorni fi trat-
teneva a Cananor , parve un giocno
fentìbile ai miei mali . Dopo avetmì
fatte aSmot leggere carezze mi propo-
fe di prender 1' aria fuori del Tuo ca-
Aello ì e noa avendo io altri votefì
cbe i ftKii , (ni dil'pofi ad ubbidirlo ,
e dopo avere aggiunto aiauuì orna*
menti alia mia beliczza per proccu-
rare di riparar il torto , che le avea-
BQ cwiooato in mia afflizione , e i
miei fogni , raiicninD Gebra ed io in
lut palBaehino , e Cotza Rechid a ca-
. vallo.. Faceaimo sosi due buone le-
gh« )-e giùngemnsb ad una pÌKÌola
cafa. campellre , che gli appartenea .
QiKlt' era un Tito il più deliziofo , ch«
'fi patene vedete . Un vecchio India-
ao , che d' avea la «ora ^ venne ad aptù-
ci la porta. Erano i gianjiai di una
compiuta proprietà, e una "fontana d'
acqua viva e deliziofa avendoci invi-
tati ad alfìderS full ' orlo del Tuo ba-
cino , eì furono portati, de' fruiti fqu»-
ili.
Ofovii nel yolt« 4i Coti«U>t«hW
D igiliz ad. by Gqagle
•Cine fi, iij
4in':iii^ietudiii« tfìremi ( non man-
giatfa , e torceva me gli occhi ,
Cbe avete voi dunque mio cafo fpn"
fo, teneramente gli difli ; e in quale
coCa ebbi la difgrazia dì dirpiacervì ?
Noo mi Tifpofe . Un Torrente di ia-
griiBC, che mi coprì allora la faccia,
lettninò di portare la eonfuRone nel-
la fua anima, Ifvenni tra le braccia
di G ebra , « J»po d' effere rinvenuta
rellai in doo flupore fenia pari di non
«der pili a me vicino Cotza-Rechtd ,
« di trovare » aiti piedi nna trarfa
di-ireleto «erdr pefnstiffiina .. ^-
UNDECIMA SERA
Continuazione dell' Ijìcri i deth
Òti/a Hengu .
A vendo Gèbra prontamente rac-
colta la boifa la trovò piena d'-
oro, accompagnata d' una letifta per
me Figuratevi , Madama , qaale
itvenoi leggendovi prefso poco quc
fle paiole. Diih raghìii parrhotari m'
hatne- oAèlifgt» a matitnmi . Spafai otto
eii^mfmUfigMdtl Governatore dì
Q'»^>»dt^tBkAirb dimani al mi»
to/ìtli^. Bi/figaa,Hfi,gK,ei,kiidiau
tìigitized by GoOgle
^1% Novelle
vi àitl* parata cbt faie dtl mio cucve , it
^Utfiu Jipandtimu t,-di che vifttào prt-
itiat teomt fHM di chqutmilCi rupitif
«e - i^ToccuTtite diviv€rvi tranquilla <m
Cebra , e non fate roaSare , fe non •volete
fphcire ti Cotza-Rec/jidt
Non ÌDiraprCDdo t Madama , dine
il MsiDdaTino, ? Taccontarvi , qunie
la ì% Tnia. rabbia , qaaado fii'miii'
<dalla pria» forprefa , Sa cai mi 'get-..
tò il lettura dì qucHa lettera . Vax
perfona oltraggiata all' ultimo fegno
può folamentc ben conofcere lo ila-
to in cui mi trovai ,■ he fi viva-
mente peneiraia , xiie '^apt(co come
«to toorii / e il- fnio t^^rt aliando-
nato t tatti gH «ffalti delia geblìa e .
del ^ore ereditò i più rreri difegni -
Sfoftonata Her.gu . efclamai , poiché
per un 0ÌCr3É;pia, (he (I fa al luo rtl'.
fo, fei priva dell' eietcnìo ciAY armi,
e per confegusnii del piacere di po-
ter lavare nel fnngue il nio affronto,
cerca un- nUra ftrada per vendicarti
deli' ingrato , cbe i' abbandoni . Cbe
perìfca con la tua odiata rivale per
via del pi£i lottile veisno . Ma , con-
tinuii , eh come efe^-uire qu.'lìo ridi-
cevo progetto P Mua ti fono clHuTe
tutte le grafie. i»er*mrci*yi.? Ah mao-
li d(iD9|UG fitlUQ& aùlb> folte-) che
C'tneft.
'fopravìvere all' infedeltà del tuo. {pO"
io. Prendendo allora il mio pugaala
- «ta per liberarmi da tatti i miei cor-.
Io mi promìfe, che feaza ntebìo elU
verrebbe a capo <Jt rovinare Itcrà-ri-
vale, e di rendermi il cuore d^l tnio
caro Cotza-Rechidi ina che piK
gncrvi bìfogoava ufare £Taa ■àtSÀ- _
nmlazÌQlw -
^Qiieda ^omelTa lècci la Torgentc
^elle mie lagrime, e iri preparava a4
afcoltarla con attenzione , quando ti
vecchio Indiano , che avea la cuia di
quella cafa , venne con le lue figlioo-
le a prodr^rfi i\. miei piedi. Mada-
mia 'nuova pallrons : ecc« lo fcrìtto f
per coi Cotza-Rechid vi dona tutti l
beni , che pofTede in quefti luoghi .
Noi iiamo funi fchiavi , diventiamo
vcOri , e fperiumo trovar in voi tant»
bontà, che in Cotia Rechid, il ^1'
eia il miglior padrone de] mocdo • I^Ìt
cevetti le foniinefliaht A\ queflo buon
Domo e delle Tue £gliuole<cn dolcezza ,
* f'^°'s."fio d'aver bifogno dirìpofomi
ritirai la un aprarta mento d'una gran-
de femplicità; ma d' una proprietà di-
lettevole , e le vedute del quale non era-
no Iienitat»cheda»c8oipagnedelÌ7ÌDfe,
le ^uali dipeodevanp 'ài qMa "i"-* •
Vi
120 Novelle •
Vi tnHhi Tutte le site bagaglic , chi
il mio peffido f* «m btce fenza mia
Apnti portare . Quefla veduta rrno-
v6 tono -il mio dolore . V ho dunque
per iMtwe perduto , mìo caio rpolo,
cfclamaiì M' avete Tiloiaite ngatiqa-
ta , e abbafaAdo della mia ferapllcìtà , e
àé" voflrì orrìbili giaramentt m' abban-
donale per gettarvi in braccio d' un'
alrra. Ah , non fopraviveTÒ a quclta
difgrazia ! Siete viva, allora mi dilie
Gebra , fidatevi di me, mia cara Hen-
ga ; farete ben tofìa vendicata . Le
Move promeflc di Gebra acquietaro-
no DO poco la mia dìfperazione ; m"
m^iaì iè" fuoi difi;gni . e n' attefjcon
in pazienza 1' effetto . Cotia Recbid
v' ha troppo amata per abbandonar-
vi fenza ritomo ; non mancherà di
venire in- poco in queOi isoghi ^ s*
infonneri dai vodri fcbìavi di ^nal
maniera vivete. Fìngete irrita tran-
quillità , e moftrate per quanto potre-
te una libertà dì fpìrito, che lellifìchi
dì trafcorailo , io v' aiTituro ben prefto
del TucceHo dei miei incanti . _
Seenti'coQ fomma efattezza i coo-
fìgli |i Gebra ; mi contenni alla pre-
fn>M del vecchio , e deU^ fùe figinio-
)e; effirttsi aecóra qualche volta mol-
la sHegrta ,^ prtlàl si fp*o contro
gì' Ìto^aì a catWj a' quali s' ab-
baodcna troppo facilmente il noflri
féflo y thi t dir«irfi , eh' erano rifeiìt
i-CotE> Rechid , gif fecero credere ^
cbe poteva' vedermi fcBza temere ^
miei TÌmproveri .' Io fatti un giorno
che io meno mi credeva , e che paf-
feggiavR nel mio giardino , lo vidi a
comparire all' improviTo . Io fono di
voi cootento , o Hengti , mi UBe ;
avete ptefò il bnoo partito; lo trarpof ,
IO v'avrebbe per Tempre sbandita dal
mio cuore . Vivete in pace ìa quefli
luoghi , e permettete, ciie venga quaU
ciie volta ad iotetrompere la voflra fo-
lliodioe . Rifpofì conforme ai fuoi deli*
àer) , e fecondo l' i&flruzioni di Gebra ; e
^oiQe non fì-potevft tennìaare la conver-
fazìooe ftnza ohe fi prefentaffe qoal-
che occaiìone di parlar di faa moglie;
gli dimandai, s'era affai bella per ìfpe-
rare di fiUarvi erernameote il fuo cuore.
Me ne fece allora un ritratto, che m'
avrebbe fatto morir di dolore , fe non
avelli avuto la fona di comenermi ;
□13 feppi cosi bea entrare in tutti ì
faoi fentimenti , che non s' accorfe dell'
emozione , nella quale io era j econ<
tinuando . a pariicolarizarmi tutte l*
perfezioni del corpo, e dello fpìritodel-
h mia rivale, ch'egli tnnalia^k fopi*
MCTo *iì> che v". avea di piCf btfHò-,^ T
Inrsrttipin {ler dirgli, ^e^a 'le^flI^Hltf^'
112 Novelh
Ta in tutto , ma c^e guanto >! capri-
li UDO cooofceva alcuna donni fctie po-
te^Te luGagarfì è' averli ^ belli dei
miei. Si mife a [orridere } rifcaldoffi
la difpuca , « come nnn m' era per-
meilo d' andare fino al Tuo cade] Io , lo
pregai di portarmi alcuQi di que' bei
capelli, che van:ava un'o , per para-
gonarli co' miei . Me Lo promise ,e do-:
«ver paflaco con me il limanenfe
del giorno., lì rìtirb.
Contenta Gebra , che avcffi profit-
tato si bene delle Tue lezioni , non eb.
bfl appena udite Le promefle del mio
fpofo infedele , che ponofli Cubito a
ricercare deli' erbe pefiifere , dell*
pietre , e delle rs^^ici a lei fola ncie ,
e con poITepti miiie , al che era inftrnt-
ta dalla fua più tenera gioventù ,
preparò ooa func/la mprte alla mia
rivale •
Giunfe finalmente jl momento, chff
defìderavo con tanto ardore . Cotja-
Rechid venne a vedermi quindici gior-
ni in circa dopo la fua prima vifita .
Vedue, mi dilTe accoOandomìfi ,
fow» ^rcittamo il} favore della mi»
^r»,.'Efi8sÌB4te quefl' anello ài Cfc
' palli r'e cenfpffMe, ^he la Joro ucrex-
aa,:* il Ulto brfilwti! è di gran lang*
fifPfFtQtft ai Mtén - lif -atsoftai ad un»
Cineft. 12?
Rn^endo di rimiraiii con sttenzìoft/^.
a' involili una parte, che lafciat cade-',
re nel mio feno, e gli reSicuit il tì-
inaDenCe dopo avergli per compìacen-
xa , e per meglio ingannarlo accorda- '
to , che i miei oon potevano entrare '
ÌD confronto lon quelli della mia ri-
vale . Egli allora diede in un grande
fcoppio di Tifo, c parendo foddisfitco'
della mia buona fede ,.fii tutta gfo'r-'
nata d' ua umore allegro y e non mi '
.lafcj* che molto tardi . • / ' ' '
duodeomasera;
Continuati ont ^ e anchiufioi»
deir ìjioria della btU*
Htnga, -.'
A Veami appena lafciato CotM-R*-'
chid , che piena del mio rifentl-
mento mi preparai alia vendetta con'
tutta la pontualità necelTaria in iìmHi
tntfter}. La notte fpai^ewa 1' ombra
fua denza fuiia terra , quando Gebr*
ed io coi capelli fciojti , e mezzo i^n-
de eflendoci portate in aperta campa-
gna , clamammo a noftro foccot^o
i geni pKl Docevoli. A) ooflri ' oTrìbi-
ti'fcòBgìnr! vedemmo ben pr^o le
ftette perdere il' loro lAme -, e fe^«c
Digitizsd by GoOgle
124 Novelle
dì fpn'io io ìfpaTuo ,tT^i{Ae X^veattVjO' '
lì del loro ud^iam^pio dì fito . la '
latja 1, «h' era jillora Tmdi(iira in , una '
dèoza. Debbia ci metteva in un' ofcu'*
i fWj eh' era leggermente difTipata da"
doe i^d dì pece ardenci , eh' avevamo
aÙa n,;ne ; lèmbrava ora infarigui-
.njta^èd «ra. brill.aDte di dìmme e
il futrio ; .t. .«edemm'o ^itliniamente
attorno di noi cà^ere^^una .pioggia di
fciniill^ ardenti in vccb fi' ruggia.
da falubre «'nutritiva . CDmiacIava
a iesure. aa' ^Ureota agjtaztQBC alÌa^
vifia di tanti piodigj i/qaanAi .Gebtfù
pcrcoteado -rre volte Ì' aria «or -una
poJeDte verga , e pionunciando-, con
orribili contorGonì i nomi più bar-
bari, pofe fulta èìraso^ delle mdtf
fKÌ i capelli, che io avea involati a
CdnarRechid'j e fcoagiurò |e DeitÌL
dell' laferiio , cfie /ofle, ^ueJ ma-
WUtOiCoafumat^ j^e.itjfìoirta la. per-,
foflf , di cui- erano., ideila oianiera.
cb» fi', a^rjigiav^Qo .e coafiimavanj'
qge' capelli ....
. Io piiocipìava a godere d' ao» piena
vendetta , m' imniaginava (fi ved^r
giÀ tutta in fuoco la pila ridale , quan-
do mi fentii totts ad pn tratto accefa
eia uno flraordioarìo ardore , che m'
it;br«cjava le vifcere . Si coagulò U
Hio faoguc } ^ le^rinfe il mio '''^'^^
D igilizedjy QQÌ qgle
Cine fi. _ i»5
fi recMreno le mie meinbra , e èon-
grande ftupore di Gebra , caJei a rcr,
ra gettando i gemiti più fpaventevo-
li . Ah, perfido CoEzi-Recltìd , efcla.
mai con voci? moribontlà ! Hai bea
conofciato qaìl aio volevi io fate
dfe" captili di tua nK^lte: m' hai fni~
za dabbio ponato i miei propri 4^
f Olii t' avea fatto prefence , quando
aveva la forte di piacerti , ed io dò la
morte a me medefima volendok proc-
curare alla mia rivale. ' Non ebbi clte
il tempo di pronunziare qaeftc: ,|ib-
, che parole; la mia an^ma privata del-
la fua vendetta ufcì dai mìo miTera*
bile corpo con grida valevoli' a fpB.
ventare le piìi intrepide , e Gebra noa-
■"volentlo foprnviverni con una pugna-
lala fi irafilTe il cuore.
' Ma , Madami , dilTe allora Fuo^
HAami pàlTiainB la f^ttgba l'òpra aA
. àiòrre .sl^ Rida » ^ ctfe'beoe io merita-
va, tafdaiilfo il' corpo di qnefta sfo^-
turvaia donha , mi frovai feoia intw»
rurione itr differenti Jìati poco itite-
relTanti. Qual piacere avrede d'inten-
dere if racconto de' peritoli, che fooN
'B tòno la ffaraia (T na ierpent» -, h
t^a e.oojofà vita, che ' meuì j- éf-
V unotfllì^xit feci Tótm Ik figmf éi
aa tenero nCRanolo, le epuriate fli»>
■ - F -3 ■ ■ ■ *.
126 Novelh
Jìzie, che meditavo eOendo fcii^a ,
Oh (Me&e , interruppe la Regina
.:d^ .Ciaa, io voglio faperle , e voi
rJpi'^Kte DO' grandillìnno piacere a rac-
.. contarmele . Foìchc Vodra Maellà lo
^fiderà , difle il Mandarino , Tono a
. foddisfaria .
Avvtuturt della SeìmiM Moroug .
.,/^UaIche tempo dopo la mianafcì-
\^ ta in una felva deirindie fui prc-
U con della pania , con la qua-
• It fui pazza a nrofìnarmt gli occ i ,
.ivpleado imìiare ua Cacciatore ,
tiive^ veduto lavarfeli in un bacino d'
*tam • e fui venduta ad un giovane Ct-
mtit y che mi chiamò Moroug , e che
4Mif>dqfnì feverilTirramente digiuna-
^,'%ijaìaàa npn uiibidiva ai (noi een-
SÙi t»Ì ^cadè. taitto docile » ed efper-
tai-cbs- paiTara per un 'prodigio . Mi
^ea comprata un picciolo cavallo ,
the io maneggiava con tanta delleri-
tà , come il migliore cavallerizzo , ed
era follia , mentre correva ^ di die
topa di lui falti così veloci , che. tat-
ti ne rclhvano all' ultimo Oseio ituÙ-
ti. In fatti ia tutte \e ^ivS èeiVtm-
.^iCf p« IV"*^ {talTaTa,'m riguar-
lU^ con'' ^mÌTfàpfG ', Avendovi
htxo il into pidìoac na coofìderabi-
- ■ , le
Cinefì. Xty
le guadagno , rifoife di ritornar •
Cambalu, do« Don gli acquitìai mi-
nor quantità di dcDari , che nell' In-
die. [ fanciBlli Oli portavano-cen pto-
fufione ogni Torta dì frmri: e giocan-
do con eflt , fcnza far loro alean ma-
le gareggiavano a farmi carezze , ed
io riportava ogni giorno una borfa ,
che tenfita «liaccita alla cintnra , [«e-
Ba d' «gesto ; »1 ipule dm flpatura
cit gssdaswnè da ^idla eiowD^ ,
che svea \i tmggior ^ere v fint^
nerfi coti me ^ ^
ElTcndo morta una bacrta doDoa dr
CambaJu , la di cui cafa era contigna:
B quella, in cut alloggiava il mìo pa--
4fsa* r eS arando- mia- fonmhà: :d'
Bit ^iolo iKtO' Mdhn i: pMntdit
fuori del tao- »p^ixta\tam tifblS : ?f
imiiin i kmentf « che av» adito!' a
farle. Mi calaP deftramente nella Tua
camera : ni goti nna camicia , ed una
fcuC»' dèlia defeHM, td cflctniorai fic-
cai;^ tttt IfRD afpHt^ , (be fi TÌ-
tonuiflr-^ tverla firprttlt» ^ t«pm*
fieniar« anr ^rTa , ra\ <c^6 ^natì
la vita. I principali parenti di qnefta
femiaa', cTendo allora entrati nella
foa camera, non li vidi appena a ri-
cominciare i loro urli , ci» caecìando
foori del Ietto la teSa feci 11 pfù ' Or- '
ridi, fditraì . Qpa&e bnoag. gùtì fft.'
TT'lS Novelle
« Vearate da un avvenimento sì ìmpro-
■ vifo , e immaginandofi , che io forti
il DisMlo , ratti precipito fa menta
- fuggirono . Ecco lo fcompiglio M\i
- cala . Sieorfefubitoallacomintifiitidei
- ISoirÌ ti avvertirli di queft» rtm-a
i -avvtMnni, OH rnvaai di coloro ra<
. j'nitDOH i fatri compagni , ed eflen-
doG tutri marMti di torcie , vennero
iùe a due nella camera della defonta .
. Io m' era tran^aiUamente riposa .in
- lètto, quando viddi attivare. ^ueflo bel
coneggio ■ Era dipìnto, il ttnaorc liit
> :^tft' di calti i Bonzi: ciò to' incor-
> n^ì -, e ne. TÌdi appesa entrar nn»
~'4oHM , tbe fomiido vcloceineate dal
..■Iettò , &lrai- &iHe fpalle del loro capo ,
' C'ameiidMli 1« ttarici , e gli otec-
'wlii V io .mi gridare si acotamente- ^
«dw'^.ftvi.aotfratflli rovefciandofì gli
t.Vsì tfi^^ iilrì„^ V «hbandonarooo
%aW -forOfC rAUon ferrai la porta »
-jé lò^peredfG « Cotta mìa voglia , e
.dopo avergli lacerati t fuot atriti, gii
-gettai nella faccia la fcuffia , e la ct-
. micia delia vecchia ,« laticiandoini per
. ]a Hndlra falii ÌI tetto , e rteqtni oella
«afa del mio padrone -
: Quefto povero Boaùo iof^. il. (mo
, ffima fnvento s" accerfe tolto ««a
.«hi.aveae a-farc}n» twM^ffcado- il |HÙ
fnntj ùff^ k .BÌc ^tcoHe iqqI-
■- : ■■ ' ' U
D igitizsd GpQgle
t, e (faqoiiio^ rpirité-, che
t cogliere vantaggio turio . Noa,
' m' ebbe appena'veduto fuori detla fa.
' mera , che aprendo f>of» -cfaiaMÒ
§li altri Bonzi , e rimprAvdrtadolì del'
la loro debolezza, dìfie ohe avea-coin-
;battMo eoa uno dei più potenti
demonj y e cbe dopo uq' olliom
' difeCa , 4t cai poneva i fegnf , i' a^
'Vea cotlmn jr 'céd^oH U vilK^ir >
Ai^mlo'EtAo URca-M M pMCeMa
;marare Fa fibeftr^', per xo! ^i* «• «M-
' rrata io queda' camera , ufe) d^la cà.-
.. fa colmo di prefenti, e di gloria , e ri*
' gu?.rdam)olò cgn'' uno , coire un Tan-
to oodio^ . Ì)tìi 3 lai ftcn- baflA .
poteva 'farmi" ancora vedere faii t
-'tetn di qndla cafa, e con cià fcopli*
re il fuo inganno. S' iniormò dellM- -
meste dei luogo, in cui iòggioraa»
n njio padrone ed efleodo venuto^
allo fpuntar del giórno a licrovarlo ^
.gli racGoatò Icbieua^eDte ta fua ^V'
' ventura, t lo pr^fi à caogìtr aWti-
zìooe . Non avendovi tAoltft dì&vn.
, za tra un fintile Bontio e aoa ^^IB
'dì Ciarlatano, q'uarera il mio padrone ,
j eglino ben prelio s' accordarono , e an-
damalo ad abbicare in un luogo aflai
difcoflo , Gofìche reftò Tempre igno-
ta in Cambaln queft» eoittick tf-
yeDtan. *
* t "
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1 30 Novelle
; pei altro aoa G parlava in tuÈta U
Città (e aoa delle nwftvi^lie, che io
, Capeva fate ; paTsit U mu fama fia
tMl Smaglia «lei ÌSnltano « e li Sulla-
sa favoriia, chiamala Alifcliak (f>e
..poco (a avea inalzata al trono , ebbe
«voglia di vedermi • Q.ue(1o Monarca ;
.«he, noR poteva negarle cof» alcuna «
. ordinò al mio jvidcone di farmi fare
Aa fua prtleoza tpui j. mici efer.
«izi. R#116 cUt,. tnfwtat* della mi*
.^ediezza , e avendo moCirata do*
.^Umilia paflìoae di polTedermi , hifo-
^■Ò, che Yvam ( cosi chiamavafì il
r mo padrone } mi lafciaRe nelle di
^ ani , .« G .«ODCentjiSfr una ono-
jtvfHiffiaia-prati&tfi^Knet <he :riècvet--
M4«l.Ra4cUa Cioft... .
p XIIL S ÈRA
■'^T'Ò m' era tairto avvezza a ' vivere
' J.con Yvam, the non volli ubbidir
mai alla Sultana ; divenni mefta , ed
., il Sultano per compiacere Alifchak
^avendo fatto chiamare il mio padro-
■ mé, lo confegoò'aj ntftì princiM-
Ji £MBBbi ^o»&»i»lofiU <f >cGoin>a-
1^ - ^ Blu^
defidmSc U Scduuu i e di non mai
otr qualfìvoglia cagione lafcìarlo .
Rividi appena il mio padrone , che
ripigliai la mia prima allegria j ed ef-
fendo egli giovane e bello , Alifchak
.«M wdnl» (ixm -.-«Mdeirir di'
1 {affi fs»réì f a w a ben. tafto g{ ip.
terpféti' del foo cuore i Yvam int^e
mito ciò , che volevano dirgli , a V £«■
DUCO che doveva elTer predate a ^ne-
Ae vtfitet.effeiula data gnaiigBMo. «
. tam di (leaw.*..6 wMflM» hetk imft»
■MHtt'tvcMtiiibeità, VirgMv-
no eh* en andai» Jifia' cum S«t-
land, dalla <pnle bob dovea n'tonr»-
K fe noB quattro- giorni dopo y e che
: io ero preiente alle- carezae , che. I«
Sultana taceva al umo padroae, l'ndit
'9 dimandailer ^u^If IoSmo i .faoi fe-
'Sttorf , e da q.u»nto tenpff tlls
net Serrai^io . le noa- vi toaa,:-ti»)im
- UO tmmOt Mz'. i^pote , ma quanto «ri
^rera lmt|o quell' anno ! Odiava ti
-^titano pTitiiai><he vi amaflì , o mio
Caro Yvanr, e quando più vi rimtEO,
' Tanto più Tento a raddr^piarfì il ano
'òdio centra di Inr . Ma poiché (tìm-
^^ate curìofo dì eonofcenni , veglio
'tjccontafvr "1 princ^ili TiTVtìTiineBti
mia' vi» 1 e jii qua! piijuiiera io lìa
■ ¥ e [\ , gtuB.
«ab, e ck «ctcuoL'illK SnUuteM
.tàiut -pMiiiMt .
Ma^ ) noMtnatt 1»b •
SÌo|elli»ie di CtyUn ( « ) «omo fe»«-
-, tiflioio . Avea p«r ricino un gwva-
. DC Indiano » chiamato Ganetn , che
awndoia pii volte «eduli alla tua tir
'««(ha of divenne fvifceraiatnente »-
.sunto ■ EITendo Ganeso belliilino •
■ »w irt^ lMiS" ""F» f"" r'^
■ iwBato i e mia Mai» (apendo, che il
fno amiote non era così ricco , che fno
Padre volefle acconfcntire di darglie-
la in fpofa , rilòlfe dì luggire eo» '"' >
e di ritirarli in qualche Ifola dell y-
ceano Indiano . Dopo ivef «eie le
-, ginde mifure per 1' efecnaione « s»*-
fto progetto, rapì quanto potè d OlO
e di gioje , ed effendefi col fuo amante
„'„■-(.) Ceylan Ifola dtl M»'»
, <Wfn il Capo dirottoti,. V haun inon-
dU f. crrie eUtte il p» *" d''' ^-
. lì chiama fino d Adamo ,. P»'.-
, cb. afl«»«)o .sl' Xolwi , « t"-,
m> tnihoìcteato iti lucilo "o""?'?»?.'
■ t feH«|l!to,Ik «dde.^»'«»'^-«'S-
' Jio,^n*«a«<(Bn**« loBr.l»»»
lo* Voli. ^ •
ia Mi iiiiiii i ii i ro ogie-'
•tnbirMU,1b no vafcello , che par-
ti»» per Timor (a), forono da t» vio--
iento temporale fpinti folla cofta * Sa-
marra (h). Mia madre , eh' era di nie
gravida, credette ntt^i: volte di mori-
re neir agitaaione dei vafceH» . Non
ebbe appena mcffo piè a terra , che
non «olendo più arrifchi^r la fua vi-
ta fui Mare, propofe a Ganem di re-
3ar in que(l' Ifola . Per meglio na<
fcoflderG alle ricerche di Tuo Padre ,
lafcib partire per Timor il vafcelio',
eh' aveaO racconciato , ed elTendoG ri-
tirata in cafi d' una buona vedova di
Achem (e) ie fece crederi, che lei e
Ganein (ofTero commedianti , eh' aref-
fero fatto naufragio Tu (jnelle colle , e
che t' era col fno marito falvata kA-
lo fchifo del varwllo. Prellò fédeqac-
fla femÌTia alle dì lei parofe , e fìc-
cqtne mia Madre fateva qualche fpe-
ft', che la rendeva più agiata , eb-
be per lei tutta U pofTibile atten-
(a) Ifola deli' Oc-ano Oricmals , ota
delle Motuche .
' ( b ) Una d«!te~grand' Ifole della Sonda .
ìc) li Re d' AÉhem 'poffede la metà .
delP Vola di , QfieftB Città ,
• cfae il k capitate dal fw R«joo « è *v
^ fe it SctOtttioMJa Mi:. «n>~ «f^ *HB-
penta. ~
zione .
DigilizBd by GoOglC
1 34 Novelle
Dopo alcuni med dì Ibegiorno ad
Achilli, Dogandar di me li fgravà ; e
fpnglìotil proéuModomi Ji. Datura ,
. poiché fece ua capo d' open di btl-
ìezza . Mio ?»ire , « a» Madn-,
aveano altri penlieri che della ni»edti-
cazione; paflarono fette anni ia que-
fla Città, ed accorgendoli , che non
aveaoo portato feco un fondo alTai
coafìderablle per ruflTiflerwi , come ave»-"
no lino allora fatto , dopo avere ven>
dute quafi rotte le ^ioje , meditava*
no di ritornale a Ceylan « quando na>
fera la buona fcmiaa , con la quale
TÌvevano-, eacrò Iucta.al1egra in cafa ,
Vi porto una buona nuova , loro dìf-
fe, i giunta ad Achem una cooipa*
.gDÌa,di Conmediaiiti ; fono forCe cono-
io ì ToQri caraeiati , i; tinto più lo
credo , perchè prima d' arrivare air
Ifola di Sumatra harmo fofferti molti
naufragi . ^ da otto o dieci aoiù'in^ui;
fconono tutte I' indie.
Non poterono Dogandar 9 Canent
iratteoere il rifo dell' idea dt quella
femina. Ciìi potrebbe éffcre, rifpo-
fe mia Madre ; oia^ voglio vederli a
y lapprefentare prima di farmi conofce-
re; e fé foRp cofioro qu^ , co' qnalt
noi raapre[cBtavaiBO la commedia, ac-
' crefcerò loro U gioji ^pet la Sotpx^a j
cte Iwcfil^Hiò aal imi ,vcdm»
Cìntfi: 'IJS
Suanjo meno fe l' ifpetiertBBO V lle-
b a quefte ragioni foddisfam h vèc-
chia , G prete t'incarico di tuflodfftiil
pollo ; e ci trovammo alla prima rap*
prereniaiione , ciie fi feee altuni gtoru
dopo da quella converfazifiae.-
Era compoft* d* oftiibi nrpprefto-
tanti quefta compagnia DogaìitkE
vedendo, che diiniótrf»»- ogni gior-
no il fao avere , l>refe tatto «d tm
tratto Qtm rifoluzìone a)!ài bizzarra .
Mio cara fpofo, eUa diffe a Ganem,
mi viene fn peoGere un efpediente fer
metcnci a coperto daita mireria, F»e-
tiamoci Commedianti . Mio Padre
allora traffe OB grido d' alicgreiia , ed
abbracciando affcttnofamentc mia Ma-
dre ; qbefia È3éà m' era gii venuta,
' le diffc , ma^noft ardivo proporvel» .
'■ Perchè talé delicatezza ! ella Jog^roii-
"fe y^Qui non Eamo conorcÌDiì' . E(T5B>
'dovi tempre viUuti ritirati , ntan<f-6
peftferà, che fiamo d' altra cor«Uz1>9-
tie , fe non df quella che ffatno per
abbracciare; « te ooKra vecchia «fpt-
te fcrvirà a far credere ^ «he ih-
biamo fatto tatta la nattr» «t» ^e-
flo meftiere : Vi fentite del rateato
per quefto ? Vi confeBe , "ripigliò
Cioem y tfftre qaéfta feAipre tlata la
tìt i paflbnt dtimiftaMa' ; « rfie "fe tnì
.Jfcffe AMOfflMMfld-illfgww li «il
ìacIrnuiOMi- e che BoafbOi Amo tnu^
teaotg dall' amóre , cbe dalla mia
prima gioventù aveva per voi , fa-
leSbe bsa prefto Rata, prefa la mia ri-
. Iblazìont ; mi avrei poilo nella prima
compagnia , che foITc palUta per Cey-
Un. lo naa ho mai avvaniitto tanto
i miei deCderj , continuò Ougandar ,
bramai folamente , che fclTe permef-
(b alle donzelle di mia condizioae di'
ialir lui Teatro.; mi lufìo^ > ctie mi
vi farvi dillinia e per la nacuiaie^Ha,
toa cui avrei rapprefentata la comme-
dia , e psr r auflera virtù, dì cui avrei'
farta prole llìone • Non è <juella iii-
compaiibile ceti taic flato , e fe qoel-
lì e quelle r che 1' hanno abbcacciaiò ,
aveflero avuio iTreprenfibili cotlu-
mì , non avrebbero refa rprefeievole-
una condizione , che per a-ltro non hai
cofa da. condannar^. , poidiè non ten-
. de te- non a correggere i vizi degli uo-
iDÌni tìr.2ciDdo loro innanzi gli occht
una tavola, naturale dei loro difetti ,
e delle llravaganze nelle quali, cado-
no ogni giorBo . Vai raggionate con
latta verità , mia cara- Dogaadar , ri-
pigliò Canem ; c^ventumo dun^e
commedianti .
Qaella rifolu^one, contìnui U Sul.
tana AliCchak., fù paniualaMote ei«<
•.'■àtkefi. rjif
fsDtirsno il giorno fe^iKtitfrr n\\» cuoi-
pagnia,e arendo Tcelio per prijicipiure
tiafcheduno una parte , nella quale cre-
dettero di poter riofcire, la rappreTen-
ttróno coti tanto (noso , vivacità i
. azione j e nstmleim > «bc tuRi. Rli
-fpemrori r« ne ritomaKVo- CQQtéati
della rapprefentaiione , e dei nuovi
Attori.
Mia Madre aveva al pìh venti tte
inni ,* non v' era perfona di lei più bel-
ia , e tutti ! giovani Signori d' Acheu
peafando di iiovare apfffejjfo a., lei. .uà
accelTo cosi favorevur'i.cqne 'pfeffD
- alle commedianti ordinane ,1' oppie£>
Cero di ^ifìte . Ella li ricevette coK
molta civiità , e rpiegaodolì cbiaramen.
te con efli loro , fece conofcere , cht
tutti i fuoi talenti non palliavano i
limiti de' fuoi doveri dì teatro . Non
lo poterono credere ; le fpedirooo aà
-preieoti magniBcì -, ella li rìfìucb tatti ,
Analmente uabilì si bene la Tua ripu-
lazìone in &ch>m , che tutti la rìguat*
davano con aetmkazione .
La comp^oia dopo eflere (lata tre
anni in quefta Città rifoUe di fcorter*
totte quelle dell' Ifola di Snmatra .
Mio Padre , e mia Madre , che avea-
no amtnaffats ntdto denaro , erano
fai dubbio di fegolrla. , ma moRì dall'
taftantì p^hto dei loro camerati ,
, e
Digilized by GoOgle
j j8 Novelle
e avvezzi alle fpeiie d' adonzieiir ,
che ìi gonfiava ài vanità , fi deter-
minarono a non abbandonarli . Si fla-
bìliroQO rucceflTivainente in direiS Ino-
glii , dov' ebbero nna grandiditna for-
tuna ; ed eflendofì fermatt ptr qualche
tempo a Palicnbaiii , mia Madre tì-
folfe dì dar a me una.piccioia parte.
Aveva io allora più di tredici anai ,
wS €tu bcII'Hima per la nia età ; pio-
fitni felle inflrtnionì di Domandar ,
e tiewet Ta primft voha , che moatar
fui teatro» applaufi lì grandi, che tri
fecero <juafi gitar il cerveii© - A mi-
fura che crelceva in età, diveniva più
bella, em' zppltcai talmente, alla nuo-
■ va ptofcflVoné , (Me diventai ir* paco
' 1»' ^«rice qjjaB coti valerne « cernir
mia Madre. Tmro cr fecondava :■
vamo Bioiro ai;rati ; eravamo inff-
nitamente llimati , ed avevamo figpi
occafiofte d' eflere contenti della no-
flra picciola fortasa y qnando tutta ài
m tratto pel jiìl ewiele aetiikitte
' ce&ò IgL lolin favo» ^k» .
Cìitefi. IJ^
XIV. SERA
CanMMM^ftfi» delU Aweniunàtila SkU
urna v^lifcbak .
IN lina nuova Tragedia , Intitolata
'T Innocenxa opprefla , Ganem rap-
{rreTentava la parte no nomo perfe.
gnìtato dal Favorito d' nn Re dell' fn-
die ) che amava la it lai Mògìié .
Mia Madte , che Tapp^efeBtav^' ^•••
, (la incgHe . in vcte d* afrendeifi ade
pei-tecozioni del Favorito J6 trattava,
^oa molta aliengia : fì fBpponevano
a Ganem dei delitti , meritavano
. U morte; e iì Tuo nenicoinooa deU'
f. nltimc feene gli prefentava una tana
pieoa di veleno, ed ua pugnale. Mio
I Padre prima di fcegliere 1' una di que-
lle due forti di morte , ripiendeva il
Juo rhale ctìn parole più fiere , taico-
maodava alla fua fpofa di vendicar-
' la , s* era pofTibìIe, e dopo averli dati
degli Addio molto affettoofi , fi feriva
c«] pugnale nel mezzo del petto : wal
punto che fpirava , fi rìcODefceva la faim
innocenza, e rdegitato il Rfedetrindic
"contra il iW'favonto ra^cdotava attt
''vedova, ch^era vesdicat», cfieatwi egli
'fte|b tastlan li tetti lA ko peitscatwe
. V..
DigitizBd by GoOglC
, 14.0 Novelle
Era coftata quella rapprefenta rio-
ne molto deoaro alla Compagnia , e
iria madre vi rapprefentsva- con tan.
U Bailirale7.ia , che fpremewa laeri-
.iine da tutti gli fpettatori i ma i(i(e)i-
cèmente per l«i ciò , cIT era aia frn-
ziane, divende una verità . L' Aito-
- re, che rapprefentava fluel favotiu
' dJveane dì lei-effittiwanrente' amorofo,
e Gcmofccodo la di lei virtù lì ferruare,
cIk fiacke vìffUe Gaoem , non avretS.
' be imI fpM-aQia di pofTederlà . Per li-
bctarfì di ati uomù , che credeva il Tuo-
im pedi mento alle fue ielicilà , s'imma-
gÌDÒ il tradimento il più nero , che
fi pofìa mai inventare . A§dziì> egli
HidelÌBie il pugnale , con- cui mìo pa^
àie. C dovea colpire , e la cui punta
ara- ribattuta e Gahetn venendo al!*'
conchìufione della- fua parte lì diede
sì veiocemenie tm colpo , che fe Io cae-
ci6 fio» alla guardia nel corpo. Q.iia-
Je.fEi la fua Uaptefa 4i vedere fprozza-
•D dcl-fjiQ fangjoe il volto di mia ma-
dre-, che alloca' 1' abbracciava • Connb>
be fahito tuta- la nerezia d^ anima del
filo camerata , 1' afferrò per il colio *
ebbe tempo di dargli melte ferite col
medefimo ferro , rovefciollo a terra
t fpìratido qtialì in quel punto ^ ebbe
iblaniMiC' tepipo di dare il . piipoalé V
tua BMdr» I; oofìnudo con do ablù-v
DigitizetJ Go
Cingfi .
ftàOit , i^Bils foRe la Tua mientjoae '-
Il furore ^ impoflertà allora dei fenfi
Dogaodar , profittò ' della cadirta ^ c
ferite dell' àfliffino del fuo fpofo , e
avTcniaodofi contro dì lui Io trafìfl'e
in un moinrnto con tnille colpi , e
vendicò fui faito la morte di mio Pa-
df e , che fpirb nelle mie braccia .
" Non s* era siai lanto feriafnenie m-
ftnguin,ata la fcena , e xìh non q(\»a'
re era per -ìnrangainarfi ancora d'avvaa-
-(aggio , fc aBcrrando Ìl ferro , la di
CD! punta iitia madre rivolgeva verCoil
.ftìo cuore, non 1' avefTì prontamente
■dàlie fue inani firappato . Ella fi gettò
.allora fui corpo di mio padre tjnwdo"
gemiti, the avrebbero inteiieHii i pik'
Sarhari , e non vi ih alcuno d^gli alfi»
flenti, die non verfafle abbondanti la-
grime ad un si compaflìcBevoic fpeKs-
c.o!o .
Che vi dirò, mio caroTvam (Con-
tinuò la Sultana Alifchak ; dopo quel
giorno mia madre ebbe in orrore la Tua
profcffìone, e dopo aver dato un tem- "
po ccnfìdera-bile all' edreroo dolore ,
(Jie fcatitfa della perdita di Ganem ,
rifolfe ritornare a Ceylan , edi dar-
ylG la liirtte in cafo , ctie Dòn ortenef-
kMSaa padre ti jxfdon^ delli fua-fa^
ga . Motittinmo fui primo- balllflieti-.
n, Agitisi Vela per tpitS: -Ifok , 4é -
«ve-
Digitizsd by GoOgle
142 Novvlle
avevamo favorevoli ITimo il vento ,
quando fcoprimmo due vaTcelH corfa-
rì, che venivano alla noftra volta. A-
niando ogni uno di perdere piuitoHo
Ì3l vita che la liberti , ci preparammo
al coa^tiUsento cor molto coraggio •
Ecli* f» de' piil fanguinoO ; ma non
ofìanie la relifleoza ìncredibilè , ^he fa*
ceoinb , i CotSitì in meo tempo fi
nodeipBo ai Boi pi^rcair , • tixllaio-
Ro a pezzi quanti 9' óppofeio u loro
ftfore.
QDanto a me non era aflai il reflar
priva deiU libertà , bl^^nava anc«ra ,
che avelTi la dirgrazìa di perdere mia
madre . Refiò ella ferita nell'ardore del
combattimento da una freccia , che
le trafifle il feoo, e morì tra le mie
baecia ) fenza che poteni recarle verun
Ibccorfo ■ Non fo , mio caro Yvam ,
qnello io divenni in quel punto : caddi
in tin profondo fvenimento , ed efTendo
rivenuta mi trovai nel Vaicello dei
Corfsri , e fcppi , eh' erafi gettato in
mare il corpo di mia Madre . Raddop-
piai allora i miei iìnghiozzi , e le mie
lagrime .- dilTi mille ingiurie a qtiefU
Barbari / eglino non m' afcotl^wao*,e
(ecero tutto lo sforzo poffibile per prso-
dere il corfo verfo 1' JEgìt'o .
Avendo 1» bellezza il dritto d' am<
fiMAfan Ic ntzìoai Utoà , quefli
Cor-
Digitizedby GoOglC
Collari BOI mi riiniravHOGhe con ant-
miraziroe ■ La macftà , che regnava '
ia tutte la mia pcrfona , e ]' infioite era-
aie , ^tle quali era provveduta , lace^
Vado «d« tal imprel&ooe fopra i ioro
cuori f che noii potevano torcere dai.
mio Tolto gli occhi, eche£ icordava*-
no ezian^o Ja cura del Vafcellu .
£eRche il dolore , che fentiva , m'
avetTe eQremaniente cangiata , noa
ìfcorgeva che contrafegnì di foiprefa.
in lutte .le loro azioni . Volli più volte
profittami) dei loro Qupore per prec^l*
tfinni od mare ; ma _i Barbari cflieadtK
fi secarli del mio dìfegoo mi' feesto
" fcendere io .una caOHU*? -dei VaTceljoy
doire D̻Kt* avomo a temere della mia
difporazicne , e vencudo 1' uno dopol'
Altro a conlìdcranni , come arptravano.
jrutti al poflttlo di mia perfona, e che
-OgCì' uno di loro credeva avere diriitodi
pretendeon! , cominciarono tra loro una
rerrofìlTima conteoziBoe . KiTuldoCd
la f Ì0a , iì venne all' ingiurie ,* dall' itin
giurie ai colpi , e io un momenio lì vi-
de net noflto vafceilo il piìi fanguiDofo
combattimento, che lì pofla penTare.
I Corfari dell' altro vafceilo forprefi.da^.
9M^a crudele divilioce G awicinaK^
Ho al ot^o peii^eifinr^- Malavie-
H ili £ar taSbai li «Mt)B&<,-pigÌiiWBii^
ymits , fi tsaaa&mtA talli j!. <»¥«a
di
DigilizBd by GoOgle
144 NaveUè
di mia conqoifTa , 1' uno OWtra ieW
altro iccanendofi con ma enremo furo-
le , perirono quali tutti dalle loro feri*
te in meno di tre ore, colie hé tri tro-
vai fola nel vafollo, mentre cbc T al-
tro « il quale era qa»S vuoto, c' allon-
IMtva k feconda ae' venti .
Io era fino allora flata molto indiffe-
lente a ciò , eh' era accaduto innanzi ai
mìei occhi dopo la morte di mia ma-
dre , e più contenta d' efTcre alla difcre-
zìone dei mare, e dei motlri marini, che
di qaefli'corfi , afpeiuva con un' im-
ptfcgfljatHle ' iminifìbilitl la motte ,
qaurao mi fèntiì oppreffa da nna pio-
lenta voglia éi dormire. Mi abbando^
nsi al fonno feaza carafc a ciò che di
ine decidefTe ja fotte , e feci un fogno
allat fiigolare. Mi pareva d' effere fulla
«opiitt del sito picciolo vafcello , e
veder atcire dal mate un magoiéco
atro ratto brilliRte di madreperle , ti-
nto da quattro mollri Marini affai S-
mili ai noftri cavalli ; nel mezzo di que-
llo carro v' era alfifo un uomo mezzo
ìgaudo d' una orrevolilfima maeftà ;
•sa barba affai folta gli copriva lo Ro-
meo , e portava nella fua mano diritta
ofi difdo tatto bitllante di gioje . V'era-
m «Ron» dì lui molti nomini e don-
M A nfla bcilifliink fugata GaoMa^m*
tUAj BM H kBo M Joia.cof^ tctmi*
C'meft . t4)
nava in coda di pefce . Benché foffero
nel!' acqua, danzai'ano con rutta vtva-
(iià ed amore al fuono d' alcuni Ifiru-
nienti , l' armonia de' quali a irefem-
brava eccellente. Guidava nel mio fo-
gno un infinito piacere, e non poteva
faziarmi di rimirare uno fpettaeoìo
tanto fìraordioario , quando qoeft' no-
ito alzò gli occhi verfo il cielo , e
leggendovi fenza dubbio le difgrazie ,
del£ quali era minacciata la mia vìi
ta, fparfe alcune lacrime , e mi rimi*
lò con un' elliejna pietà • Quanto io
ti compiartgo , mi difie , skirtunata
Alifchak, ma io non puoi fuggire i!
tuo deftino . Battendo allora col fuo
dardo il mare, vi fece una vafta a-
pertora , in cui fi perdette con tutto
K fuo corteggio. I venti allora otrifail-
mente fifchiarono ; il mare , eh' eri
a(Tai tranquillo aggitoffi all' ultimoTc'
gno ; monti d' acqua pcrtsrono il Va-
Fcello , in cui era , fìnò al Cielo, e nel
medefìmo inflante Io precipitavano id
abbiffi , ne' quali probabilmente lo dove"
\z finire ì miei giorni, i tuoni , che
fpaventevolfHente limbomhavano , 9
le icofle violenti del Vafcetlo mi fvegtia-
roao in quel momeato ^ e conoofoì ,
che Ix fine del^ mio s* aecdht*
aiolto alla verità.- • - - .■
14^ Novelle
XV. SERA
Cùatìnuaxnne dtllt Awentur*
dilla Sultana jìllfchok.
IN queila terribile lempefla , che
diirb due giorni e due notti, e che
fingeva Tempre il mio vafcello in alto
siare,r acqua (la tutte le patti v'entrava,
C lo gettò fopra uno fcoglio , dove inol>
fa da queir amore per la vita ,che e*
iorpira nel pericolo la natura , abbandi-
Dai tutta la mia iofenfibiltà , afferrai
una tavola del Vafcello già infranto ìn
Biille pezii, .e lafciaodami andare a
^ado. della fottjins , g^EAtji a ter-
n alle falde i''uD .tnoiue abitato d<
uomini felvaggi . Alcnoe delle loro mo-
gli erano per .buona rone fu i lidi del
mare, quando vi giuoiì . Elleno mi
fecero rigettar 1' acqua , eh' aveva affor-
bita , ed accorgendo/i co* loro mariti ,
che dava qualche f^no di vita , ebbe-
ro una cura efltecna di rircaldanDÌ nel-
le loro capanne , dove mi pottarono.
I miei ccthi' benché coperii dai va«
por della morte r.'llomigliavano anco-
ra alio fpierdoie di que' diamanti femi«
grezii , o maiamente lavorati , che non
gettatui come gli attii^ taDiofuccoi e
le mie labra , che facevano prima ver-
gogna al corallo, erano allora pavo-
UiTze; ma non ol>anrÌ le nubi, che
sfiguravano Ja mìa bellezza, ne furono
talmente tocchi quelli Barbari , che
Balta Ti^aiBBarODO jiei conCerrtrnii It
TÌM • ^
Qaal fa il mio dolore dopo aver ri-
prefo r nfo de' aiiei fenlì di trovarmi
tra le braccia dì qaefìe femine , eh'
erano sì difformi , che appena aveano
la figura umana / e poiché il loro lin-
ciaggio rafToinigliava ad urli , ed io non
iMeodeva una parola dei loro difcorfì ,
uoa rifpolì loro che con f<3rpÌTÌ , qua-
li dimoiflravanO affai la mia afflizione,
svendami i mali fofferti levato quafi
r ufo della parola .
Negli otto primi giorni , che quelle
feniDe, come pure i loro «larìti im-
^ij^aionC con ogni fotte di cortefia per
liilorarmi dal crudele travaglio , eh"
avea patito , mi parve comprendere ,
che foffe tra quelli barbari in ficurezza
il mio onore ; ne tellai ancora mag-
giormente convinta per la fpezie di
adorazione , che mi rendevano come
ad una divinità. Si diflipb allora il mio
kpguore i la gioja mi fece comparire
niUe volte più bella;! miei vezzi rìpi-
gltoroao il toro primo fplendore , e ar-
«Mvdoni dì' coftanza cootia gli aSaM
C 2 'dei-
I,|8 Kovelle
della fortQDa , riToKl di foppDrtare con
fermezza le diferazie , che aveva anco-
ra a pa|arc. Principiai donque ad av
vezzaraii ad nn genere di vita si {Iraor-
dinaria , e in meno di quattro mefi ia-
tendeva abbaftanza la lingua di qaetìf
Ifoiabi per comprendere una buona ptiT->
te delje loro intenzioni ■
Intefi allora, che avvezzi afcorrera
in barchette velociffimei mari, vendex' ,
no eli fcbiavi , che faceano nel loro
cono ; che la loro prima idea era ilata
M triittarini come gli altri , ma che
aveaBO nel mio volto ritrovate tai^ic
grazie, cfa»Riì rìgnardavano come ja
loro divinità tutelare ; che in. vece di
rendermi mi tratterebbero c^me loro
Segina fìachp reflerei con loro j ma di
più, che non v'era pericolo , al quale non s'
ef^onefTero per coofervarmi 1' onore ,
e la vira . Re(ìai moiio contenta di
conofcere la buona volontà di codefti
felvaggi verfo di mey ii fcongiurai a
perfeverare in tjuefti fentimentijafficti-
randoii , elle vi corriiponderei con tut-
ta la pofTibiie gratitudine . Mi affaticai
pofcia ad incivilirli per quanto potei;
ipfegnai loro la mia lingua , 1' infor-
mai de" cullumi dei noltri Indiaoi , e
additai loro il modo di preparare Ì,ciÌM
Ueàiia la noflta uAtnza • Tute dh
m iteet a riguardjtre di qaéfta' buosa
Cine fi. 1^9
gette con ammirazione . Quando {mi
trovava di buon umore * rapprefenta-
»a loro da me fola delle commedie
^ualì ìniiere , del che ne ^ovavano
ut) eilremo piacete. Tutto ciò mi di-
Tertiva , e raddoppiava il loro amore
verfo di me . Era già un anno , che pref-
fo loro foggiornava , quando un giorno
eh' era predo loro come (eftivo , i loro
nemici fecero uno sbarco nell' Ifola net
punto , che meno fe 1' afpettavano , e
nel mczio di loro mi rapirono . Mi
fembra veder ancora la difperazionc di
Juelli poveri felvaggi : tratfero nrìi
paventevoli, inTeguirono i loro nemici
con itidìcibil furore , c facritìcarono
alla loro rabbia quanto s' oppofe al loi
To valore y ma malgrado i icro sforai
fui portata in una barca, e di là con-
dotta 'in un' ifola affai vicina . Aveva
appena mefTo piede a terra , che v'
abbordò uoa pisciola flotta dei miei In-
diani . Non (ì vide mai a combattere
con tanta intrepidezza ; fecero un or-
ribile micelio de' miei rattori , e dopo
aver oieffo ìl fitoco alle loro abitazioni ,
mi coodufTero trionfante fìno in uni
barca , e avendomi pofla in metzq
della loro flotta , che faceva rimbomv
bar P aria cm mille grida d' allegrezza^
ri^Jtmno la vdti dell* lor Ifola •
NM poffe, aia caiiQ Y.ya(ft.Ptofi^
G 3 Is
DigitizBd by GoOglC
igo Navellff
U Sultana Alifchak , ra^efentarvi
filale fofTe la mia loddisfazione in ve-
dere il buon cuore ài quelli Telvaggì , li
lingraziai ne' termini li più afTettuo-
fi, quando fopragiunfe un orrido tem-
porale , elle difperfe tutte le barche dì
nollra flotta, e fpinfe la mia in alto
mare non oflaate tutta 1' erperienzz
di 4Ìieci o dodici di quelli felvaggi ,
che lì sforzarano di guadagnare U
terra .
Quanto pili crefceva la tempefla ,
tanto più ci diicoftavamo dall' Ifola , «
duri» quella tanto tempo , che in me-
no di quattro giorni facemmo qaalì
cia^uecflUO: legnie ■ Fummo alla fine
ftttl geitatl al jnede d*^ una rupe , d*
•ade fi poteva prender terra . Visbar-
eatnmo y ma eravatno tutti cosi de-
Mi dalla fame , e dalla fatica , che
Sitevamo appena reggerfi . I miei
qImiÌ vi trovarono alcune teiluggt-
•I , * l« RiaBgiarono tgtalmente ciu-
d* . QuMHo a me era si arRitia de*
miei Buovi difadri , che peafava (oi-
Jamente a lafciarini rriorìre . Eran»
queOi felvaggi difperatt in vedere la
defolazìone, ìa cui era caduta . Mi
«nfolaroDO meglio che poterono, eoa
l«->^p««BH di rie|iptraK> U loro lfolB;
•d «M di Imo «m^ont fwuo oa
fna» Bnft> ài ccm jìcm A >^
1- - eh''
' Cheft. 151
cb" aveva cavalo da un bucod' una ru-
pe, ne mangiai moda dalledi lui pre-
ghiere . Quefto notriniento mi relH-
tolte forre perdute, e Tifolota d'inòl-
. trtroii' con loro io queft' Ifola , liram-
mo la nolìra barca a terra , la nafcon-
demoio nell'erbe , e traverfammo po-
fch ptù à' una tega di paefe fenza
vedervi abiiaztone alcuna . Q.ulndi sr-
rlvatamo lìno ad una punta di terra,
beochi roflimo giami a (luelle abbita-
2Ìooi , eravamo uicini ad abbordarvi,
quando fummo forprefi da tre bri-
gantinì , che s' erano nafcofli iìerro
uua rupe che s' inoltrava in mare.
Vollero fubbito i miei felvaggi meitér-
* fi in dìfcfa ; io li pregai a non irK-
tere in rifchro le loro vite in nn'tóth-
battìmento tanto difuguaie,- eglinó- m'
ubbidirono , ed entrammo fpontanca- I
mente in uno di quefti brigatitini .
Qua! dolore non provai nel veder op-
primere di catene queiH po^^eri mife-
L_ , rabili ? Gettai delle g'ida fufficientl
ad intenerire i piti cru^'eli ; ma ave-
Ta a fare con barbari più crudeli' del-
le beRie le pià feroci ,■ non intent'e-
va il loro linguaggio / le mie lagrime ' v
^, ' non li comnTOlTcro , e i miei Ilolani
Bvendo diinollfato col loro furore, a
qual regat enao fdegaati per la (At-
tivi Me tU qD«ni pér6df » .faroac» al-
'^04- U
Digitized by GoOgle
j 5 2 Novelle
k mia prefeozi uccilì ; e mi fi fece
inceDdere , che mi fi farebbe lo ftcllo
tratiainento, Te noa ccfl^ffì di piagne-
TK . Vuilt precipitarmi in mare ; per
impedirmelo fui incaienata * e dopo
un mefe di navìgiLion'e , durante il
quale mi fì fece temere pel mìo ono-
re , fe non prendcfTì c bo , fui ven-
du[a ad un mercante <iì fchiavi , che
mi conduITe a!U Cina .
Vi confeflo , mio c:.ro Yvam , pro-
fcgul la fultana AiiTchak, the di tul-
le le mìe difawenture niutia mi re-
tò più vivo dolore , che quelli di
pe'dere i mit-i cari Ifolani . Caddi in
an' oppreflione , che mifc in ifcompt-
glio il Mercante di Tchiavi . Credette
di non «vervi rnigliof meizo per dif-
fìpare In profonda melancoaiii , che
allettava tanto la mia belleria , quan-
to l'I dirmi , che mi dellin^va pei lo
fe't*g!;o del Re delia Cina . Queft'
onore noa lufìngò la mia vanità , e
mi lafciai condurre a Cembali; (a)
lome una virtima, che lì (Irafcina al-
1 aitate. E' ufo, come potete faper-
to , ^be in w giorno determinato fi
ficcta Gompirìre ia noa fila efterioTc '
dèi pallio di qoelb .MoMrca tutte
( « ] Catnbaln e Ve^rtg non Tono che
ona medefittia Città Ca[^ale del C^t^t
bh' é la patte SRtntriooiIe dclt» Cina .
Cìwft , ' 153 .
le giovane donzelle , cfie fi Vnola prc-
fentai^Ii; m> perchè 1* artifizio ncA
abbia parte a queila giornata , (ì ve-
Oe ciarcheduna d' aa abbilo uniforme,
e il primo Vilìre fa quella frefa . Il
Saltano della Cina , che Tapete efle-
re molto vecchio y e ancora piìt fos-
w,,'tvea più volte traverlàtt ^sefta
fala iti abbito di femmina per efamt-
narci con attenzione . Avendo porcta
ripigliati i fuoi uelHti , che brillavano
di giojc le piij rifplendenti , ci fece
paCTar tutte come in rafTegna innanzi
il Tuo trono, e a fflìfnn che qualche^
duna di noi ivelle 1* onoré di piaecp»
§ii y la faceva conoTcere al 'Vifìre cor
un certo fegnale, e la quale lì faceva
entrare nella Baiuftrata del trono .
Benché noi fofTimo più di cento ci'-
quanta, il Sultano non ne fcelfe che
■■vt\ del namero delle quali io fui per
mìa difgmia. Quanto all' altre,, ae
-tOfofA arca feifaMa , dells quali fe-
ce prefeste fuoi prìtwipali 0*-
«ali,' fa licmziato il rimaoeMt*
G J XVU.
1 54 Ntvelh
XVI. S E R A
tana. Mifcba^ .
L' Ertrema malinconia., che regna-
va fui mìo. volto lecb noja al Sul.-
uàQ. Bdla AlifchaJc mi dine, flria-
g$adomi- tenerameate. la maio m' un.'
coi^ b«iifr, che il {Mrcaggio d' aiLctu).*
te. come- ti mio non. vi- piace ■ La Ice!.'
ta da iTiG fatta di qnefie due altre Sulr
tane, vi turba. Eh bene, per provar-
vi r eccefio del mio amore ne faccio-
^efeaie a] primo. Vifire . Ah, Signo-
)ie ,, gli. diSi, prosandomi ai Tuoi pie-
^ voi mi provate la voflra affezio-
oe- con un> si grande fagrifìzio , che mi.
sfbrtcìb. di' meritarla con tutte 1' atr
lenfiojii che deggio avere per un sì pO'
Wnte. Moii3tca , quale non cello di.
ijfpettare' che ceRando, di vivere . Da:
voi non. efiggo riCpetto , mi- diile alzaot
domi il Sultano; efiggo amore , che vii
ikhiegio - Non mi. rifpondete , ado-
rabile lume di- mia vita Non (arefte-
piti padrona del voftro cuore? Ah , ne
morrei dii dolore ma non. vorrei co-
^ingerc la- voftra^ incltnazìonc' . Re.-
^ «MaoBO^ 1. ^Hidle; parola . si tene-.
Ci,:4- . 155
re , e sì fommefle . Io niente amo ^
Signore , gli dilli , e vorrei bene coq-
fervir fetnpre queaì jnfeafibtltà . Ah ,
mia cara Alirchak , t'tptglib ÌI ^^
narca amorofo , qaefra àlTeveraDza
rni r.eflituifce la vita . Che vi dirò ,
Yvsm , continui, la Sultana ■ dopo
molti rifpcttofi riluti promifi. di cor-
rifpondére all' ardor del Saltano . Non
ebbe appetta: ìateta qjucfta. grata 1109-
va, che. fui pofta- na le mani <IÌ Tette
«cetile fchiave iel Serraglio , defti-
nate a fervire le favorite . Fui con-
dotta al bagno, e pofcia- nell^apparta-
incnto del Re della Cina . M' afpet-
tava con ima elirema i'npa/.icnza ,e
non si toltomi vid'; entrar in fus c^-
' mera , che correndo ad incontranti
licenziò le fue fchiaue , mi ajutò^a
fpogliarmi , .e mi pr^gf) a coricarmi .
Allora fentii un tremore , che mi co,r-
fe per inno il corpo ; l'abbiio di not-
te-dei Suolano, lo rendeva ancora .piti'
fbzzo; ma convenne ubbidirà. Mìpa-
fi ai raoi fianchi , ed il Sultano mi Fe-
ce il girrno fegnente ptoclamaf .Re-
gina della Cina. Tante graiie avraj-
bero doi'uto guadagnare il mio cuore;
db non oftante non ho potuto .njai
avAfeiiarmi alle fue carenze-, Le.^r^^e-
TO ,. perché non polTó. fifiójgarlè r 9*
ftocO'! che.s"aaaiEDta'òg<ir '|ioniò II.
G. loi»:
Digitizad Google
1^4 Nùvelh
■ria awciiìone^ • coao(co bene , che
qved^ avverlìone procede dall' amore ,
che fento per 1' amabile Yvam . Per-
che non è egli il Sultano della Cina ,
o non m' è permeilo ìt vivere con luì
fuori dei Serraglio , fpoglia di tutte
'^Dede grandezze , che mi fono di peCoì
Ecco , Madama , coniinub Forn-
Hoam , ciò, che udii fotto figura di
Scimia a raccontare la be'ta A1if<:h?k>
bifogna al prefente , the v' ìoforoii del-
la contÌnu3^icfDe dell' avuentuie 3l
q\ìeQ:i Salrara.
L' Amore -in ogni tempo sccìecl»
gli AmaiMi felici, Alifchak ed Y^aoi
n' erano del numero. Qtierta bella per-
fora mandava in obblio tutti i Tcui
cordogli ua le braccia del mio padro-
ne, mi ftordavafi eziandio delle leggi
dell' onore, e del fuo dovere. Adora-
"ta da uno più potemi Monarchi
-dèlia terra ,-che 1' avea Rao al Trono
tnàlzata , non dovea cofa verona man-
care alla fua foddisfazione . Se o' abu-
sai. I.e tictheiie immenfe , delle qua-
li era difpcnfattice, gli onori eccelTivì
■ che fe le rendevano , 1' amore il più te-
- «re del tuo fpofo, tutto ciò non po-
"-i* farla TÌentrare \a fededefima Uni-
■!-*Sm«ate intenta al fuo caro Y-stii
nt». penfava che, ai meizi di dargli le
'«otti, cfav ella noo paflava «l Sialta-
Cmtf,. , ijr
w» . li mìo psdrone a«a la Ina ca-
rriera air ingrefTo del Smaglio . Per
arrivarvi bifognaua rraverfare due gran
gallerie , dove abbitai/ano delle femmì*
ne , e degli EunuL^hi vigiUntiflimi .
Ma il fiuore della paffione d' Alirdiak
domtDaDdola ■ interameàte , impano
ella r Eunuco , cV era incaricato tA
accompagaare il fuo amarne , di me-
fcolare iti una fpeiie di farbetto , che
fi dava ogni Tara a qu^rt^ femine e
B quefli Eunuchi , un infuilone di pa-
pavero preparato, e profittando' del
loro fonoo ) andava a travare Yvao:*,
Darò qualche tempo quello commer-
zio; ma una notte avefido per catti-
va forte urtato col pisde in una mar-
ta eh" era appoggiata alla porta del
capo de^li Eunuchi , la Tua caduta fe-
ce un ftrepito sì grande , che lo ri-
fvegliò , ufcì prcntamenie dalla Tua
camera , e fermando Alifehak , eh' era
Boperta d" un gran manto , la conduf-
fe nel fuo appartamento, col pugnale
alla gola , e fu nell' uitims forptcta di
riconofccre al lume della fui lampaaa
in lei la Regina della Cina .Gabao , el-
la gli dille, la mia ufcita dal Serrnglio
air ora prcfente wi t^à luogo di Icrpet.
tare, che fìa irregolare la mia condot-
ta : ella è ciò {^ob orlante efente d^'
TUOpTovérì: la, toìt CDiìoGtà fa tutto il
15S Novelle
mo delitto. Vi chieggo il fegreto ,
c poi v' afficuro , che non avrere oc-
calione ài pentirvi di quello fei-
vigio .
Avea avDto Gabao il tempo dì ri-
netterfi dalla fua forprefa , ma era tan-
to commoITo nel veder la Regina in
quefto travenimetito sì. poco al fuo
onore conforme, e in cui egli fcopriva
tante bellezie , che non potè contenerli
di non concepire de' defiderj , 1 quali per
quanto follerò informi , rìmifeto Ati-
fchak dal fuo fpavento . La temerità
dei difcorfì dell' Eunuco , alcuni atti
troppo liberi , a' quali ella medefima
avea forfè dato luogo, le fecero: pren-
dere fui fatto il fuo partito . Dopo
auere-con molto fpregio rifpinto Ga-
bao, diiEoftrò una violentiflìma col--
lera della Tua infoleoza , e trattollo con
tanta alterigia, che non ofando rite-
ner più ira le fue braccia profane la
fua Regina, ella fc ne valle di que--
flo fegno di,rirpetIo per. ufcird' imba-
razzo , e fcappando prontamente ri--
tornò nella fua camtra , prima che il
capo degli Eunuchi fi folTe folamente.-
accorro della di lei evafiotie .
Egli i mollo difficile, il. comprende-
re fino a Qual fegno poteya giugnere
X inquietudine d' Alìfahak ,- e quale
ibflt. Il, Tua rabbia d\ cffcrc fiata efpo--
Cine fi .
'5P
fia alle infoienti carezze del capa di-
gli Eunuchi . Ri&lfe di veodiearfì eoa
iw tTMto dei più arditi. Come if Sol.
tana della -Cina non mancala mai «
pranfue con lei , e che Gabao era IbD-
to d- effem prefente, ellafece il gior-
no feguente cader molto deDraoiente
111 conuerfazione fulla cieca ubbidien-
za', che gii prefiavano i di luì fuddi-
li, e> gli dilte,. che le farebbe grato il
WS qiiefta pruova fopta uno dei faoi
EaoQcbi io un' oceafione mdtole^je-
W , ma cba per quello effetto defidc-
lerebbe , che (jueft' Eunuco totalaien-
te da lei dìpendede. Voi potete facil-
nience contentare la voftia, voglia ,
mìa. cara Regina , le dilfe quel. baOti
Rie fcegliete da Gabao lìoo all' ulti-
mo de' mici fchiavì : ve ne faccio prc-
fcnce , e da queflo punto voi avete il
potere alloluto.di decidere della liia
vita, e- della fua morte , Perchè V.a-
flra. Maeflà ha tanta bontà. , ripigliò
Alifchak con 1' aria la più all'egra del
mondo- , fcielgo Gabao medelìmo ,
ed' ecco, in che pretendo , che deg^ia
ConGflere l'ubbidienza , che da lui efìg-
go. Voglio, che principiando da que-
&> momento , egli ila muto volonta-
lip , cbc per quaifivoglia potfibile ca-
ciboe , qumdo aacfae voAra augufla
Erti gfi. ordinar parlnei el'ia-
i6o Novelle
terrogafle') egli non rifponda ai con
la lingua , nè con altio fcgno Cinchi
io non n' abbia data la permifrione ,*
«he s' egli non ubbidifce coli' ultimi
fommilTioDe a qnell' ordine , pub aflì-
«nrarfì , che lo farà gettare nel canal dei
fitiniini di quello ferrarlo eoa db* pte~
tra al collo-
II Sultano fi pofe dì tutta foni a ri-
dere ad un ordine tanto fmgolare :
.confermò alla Regina il dono fatale
del capo degli Eunuchi ," e per prin-
cipiare a divertirfì gli fen cntto dì-
nutie fu 4 doveri della fi» canea ka-
za poter tfrme mt Colt yatoU • Ar
vea fremuto àlla propoftKÌone della
Regina, Gabao, il i)ual« a tutte ledt-
■rtande, che gli faceva il Re, le dava
W occhiata , in cui era dipìnta la col-
lera-. Non fapea ^«1 (»rtÌto prende-
te / fe aprwa U' tjoeca per ìfpiegare
■al Sultaeo t' svvtnta» dell» notte pre-
cedente , era la Tua mone (tcura ; fe
taceva , vedeva bene che gli bifogna
paHare in poter d' una padrona iner^
forabile , 1» quale non cercava (e non
r occutìone di far perire nn teClimo-
nio , che poteva informare il Tuo fpo-
fo deila freddata fua condotta . Sti-
mò pecb meglio T appiglititi all' nltt-
.mo partito ^ la fperanaa , che la fua
immlifiM. gBsdagiUR'bba it atote
V
Citte fi . iSi
della Sulma, S' ingannò . Q.uani]ofì
eoa Alilchiili: lungi dalU ^renza.
Salmo* lenti ella rirvegliaifi tatto .il
fuo oJio. Gabao protrato a te^ra non
ardiva alzare gli occhi verfo la R^Ì-
na / eralì gelato per Io fpaveoto il
fuo fangue. Levati, gli difTe , e vie-
rì meco. Egli ubbidì, e (ù due gior-
ni continui efpoAo a tutte le dimande
ielle fchiave della Sultana Tenza rom-
pere i! filenzio . Il terzo giorno paf-
sb Alifchak ne' giardini , vi rimafe fl-
no alla notte , e fìngeva una grande
tranquillità di fpirito quando tutto
aij un tratto le venne voglia di ba-
gnaiCì nel canale . V acqua era afTai
balFa: refe fu le rive un padiglione:;
vi fece entrar Gabao ; ffwgiiamì , fili
didc . Ubbidì ei;li tremando , e non ia-
peva , dove andalTe a terminare tutta
quefla ^cerimonia , quando rrafporta-
to fuoci di Te mcderinio alla viÀa di
tante bellezze, che la Sultana mali-
zìoTaineate fcopriva , fcordoflì dell' otdi-
Be fevero , che n' avea ricevuto , ed
efclamb in un entufìarino che non po-
tè ritenere : O gran Dei , quanto è
bella! che fi prenda, gridò Alifchak ,
che fe gli metta una pietra al collo ,
e che (i ^ctti nel canale . Eltt^viS ad
eTegaire i faoi ordini folla sredesxi ,
*be qoanto facevalì , fuHe uà tèmplwe
DgitizedbyGoogI
ìJsvelle
«Hverthnertto , quando mettndoO la
Boa TÌolnita collera profegul = io vo-
glio elTete Tubito ubbidita. Gli Eunu-
chi fi gettarono allora (opra Gibao ,
fe gli legarono le mani dietro lafchte*
na y fe gli tnife una pietra al collo ,
t credevafì , che terminerebbe il tut-
to in «gualche leggiero caRi^n , quan-
do comanda d' un tuono rijolutilTimo ,
che quefto miferabile folle gettato nel
canale. Fu efcguieo quelì* ordine con
ripugnanza) ma Gabso ciò non orante
reftò dopo 'alcuni tnomenti anneri-
to , e la Regina vide a perire queRs
capo degli Eunuchi con tanta (oàAU
Azione, che ifpiiò dell'orrore a tutti
ì fuoi fchiavi .
XVII. SERA
■^ntlnua^one , e tonchìufione t}«l!e Av-
venturi della Sultana AlìfcbaV, .
NOn fu appena morto Gabao ,
che Alifchak inviò ad avvertire
il Sultano della difubbidienTa , e del
calligo dei fuo fchiavo . Ne redh egli
Cnpnro , e Tdegnato ; ma però non
fece alcnoa dinoftrazjone con la foa
fyob, ed ebbe aocfae I» bontà ap-
fmvm it caftigo, ^' «Ua «vet fatto
Cine fi, iSi
ioStin a quel capo de' fuoi Eunuchi ,
Se quello Monarca non 5 mollrò Ccon.
testo ileir ationeeru^Ie della Regiaa,
aoa fu cosi Ai tutte le di lui mogli . Ga-
bM ert aflai affiato nel Serraglio ,
' aQwa dei tao potere con atolta Mf
cessi , e r eflteina rereritì di quello ,
che il Re avea poOo in Dio lugo ,
vendeetc «Boan più cara ia di lui me-
moria . ^ proecurb di peaeinre le
ragioni della Regina , era fiimpre
data di un .dolci£&ma umore ^ e nna
dalle (be iclùave , tiì era parente, dì
Gabao , .efr«dotì pitt volte accorta del
fonao profondo , ta etri ella e le fue
compagne pacavano quafì tutte le
notti , gimiicb , che ciò. non paiflflc
' |)rovenire fe una da, qualche droga ,
che fì metielTe nel forbetto . S' aSett*
ne a beeme pel corfo di molti giorai ,
e fi aeeorfe ben prelloper qiieflo met-
ta dei tradimento della Regina » eh'
ella fegui«a fenza fare il minimo ftre-
-piro, fino alla porta di Yvam . Su-
bito che fi ili afficurata dell' infedel-
tà di Alifchak , ne fece partecipe il
Sultano . Non, poteva egli preftar fe-
de ad una nuova sì poco credibile ,
ma convinto del fuo diflonore da fuoi
j^roprj occhi , fece abbruciar vivo Y-
-vani, tagliare la cella ad Alifi^ ,
«-alt mntie tbe fi gcmainil £m est-
1^ Novelle
fo nelle fiamfn,e , che confamaTano il
mio povero padane , io mi falvai fngr
gendo Topia le m^ra dei Semelio ,
gaadagnai le felire \ t vi fono vlffaU
pel corfo di fette' ovvero otto meQ
con molto rincrefcimemo d' aver per-
enta la vita deliziofa , che menava
per lo innanzi , finché avendo rincon-
trata una truppa di comniedianti Tal*
tati fui carro , che conducea il loro
bagaglio . Fni ottimamente da loro ac<
tolta ; tirava loro quantità di Tpetta-
toii colle mie furberie , e faceva an-
cora delle parti mute , che mi s' in,
feenavapo nn momento prima che fi
"principiafle la rapprefen (azione , ed
vna di qacfte fvenrurate patti mi co-
lli» la . Un giorno eh' «to vefll-
ta da Saltano per rapprefentare ont
fpeiie di bravo , e eh' era innanzi la
porta della faU , dove fi dovea rap-
prefentar la commedia, molti Indiani
attaccarono rifla gli utii contro gli
altri, e fi vide io un momento dodi-
ci o quindici fciable sfoderate , ^lon
fui fpettatrice tranquilla di queiìa lee-
na : mi prefe voglia d' entrar neìia
mifchia , mifi [a mano alia fciabla co-
me gli altri , e colpiva inconfìgiiara-
mente fenza fare gran male a quelli*
■cbe io allaltava, perchè la aiìa fcia-
, bla non eia dw di legno ma Bao-di,
Chejì , 1^5
que' brutali acciecato dalla collera pei
un talpa y che gli ave» dato fai vifo ,
Bon diilinCe , fe folTe' «omo , o fci-
mìa : mi tagliò la teRa eoo an rove-
fcio di fciabla , e in quella guifa
morii in an combattimento , che ca-
gionò un duolo eilremo a tutii i Com-
tnedianti , a' quali guadagnava mol*
to denaro.
Ah, che danoóì efclamò la Regi,
Bk Hi Gana'ffl ; e >qnando deteflo (jucl-
lo fiordito ! L' avventore della Sci-
mi J , e della Sultana Alifchak m'han-
no recato un efìremo piacere , ed
affettavo un racconio più long*}'' del-
le tnaljzie di quefto aoimaie , Elle fa-
iont> innnoierabili, o Madama , r^pi-
glìù Fom-Hoam y ma quelle minute
particolarità non porterebbero che no-
ja a voflra Maeiìà , e percii) tralafciai
molti fcherti, che le pari a me quan-
do era Scicnia , avendo poscia imita-
to, non vi iarebbero rìu&iie nuove .
Vaflerì) , quando y' aggradi ^ a nuo-
ve avventare. Molto voleotìerT, Gul.
.chenraz rifpoGe , non' mi ftaa» i titoli
larvi.
ISTO-
iSé ìltvillt
I S T O R t A
Vi Ma^mu Levatrìtl £ ^flra-
„n. (a)
Dopo aver lafctato il corpo del-
la Scimìa MoTODg , mi trovai
in un momento (rafponato nella Tar.
taria , ed animai ad A(^[BC<>n il cor-
po della (iglrìiola di una Levatrice pc
chiliimo fcrapolofa, e che Teppe con
fuo gran vantaggio impiegare i pri-
mi anni -di mia gioventù : voglio di*
te , eh' ella m' inliruiva perlettamen-
tc ncU' arte di piacere . Fui nomata
Magmu , ed era naiuralmente affai
bejla , ma. dava rifalla alla mia bel-
le2za con tanta arte , cbe m' er> im-
poflìbtlff il non riofcirne quartijo avea
intraprefo di fare qualche conquida .
Non ufciva dalla mia bocca una pa-
rola , che non fofle (Indiata , e noa
alzava , o abbaffdva gli occhi fenza
mifteio. Sapere a maraviglia fingere
Dna vividìn^a palTione ,.forpirare a tem-
po , fare un gcfto chj allettaffe , fehei-
7.aie crn gra7Ìa , unite lotti i veail
d' una muta eicquenia in un folo for-
Tifo t
( a ) Gran Città della Tanatia Apati-
ca vetfo r imboccatura dei Volga. E' la
capital* il' lui regno del medefimo nomci
tiro , eri nn' «te in me eccellente . A-
vea finalmente tanta voglia di for-
paffare T altre donzelle della mia età,
che fida fempte nel mio fpecchio , v
impiegava deli' ore intiere ad efami-
nare, qnal abita daETe maggiore rì-
falto alla mia bellezza , qual colore
di drappo meglio mi conveniffe , la
^ale piCi vamaggiofa maniera un a-
nello de' miei capelli lì volteggiane
cadeadoEni fuUe fpalle ; in quale fog-
gia ì linnanenci tapelli potettero acco-
tnodare con ma§gìor grazia ; come bi-
fognalTe aprire, ferrare , e muovere le
labbra con vezzo ,moflrare i miei bei
denti fenza afTettazione , pjefentarmi
meglio di faccia, o di prozio, aggiu'
Ilare con maeftiia il velo, che porta-
va; finalmente, o Madama , pareva j
che un elTere ìnvifìbile animafTe Ì mieì-
gelii , e le mie azioni, e che tutte It
p
…[truncated]