Eudossia e Paolo; o, I martiri, dramma sacro del cav. Luigi Venturi. Musica del maestro cav. Teodulo Mabellini, fatto eseguire per la terza volta le sere 19, 20, 21 febbraio 1882, nella chiesa di S. Giovanni Evangelista alle Scuole pie dalla Congregazione di Maria SS. Addolorata e S. Giuseppe Calasanzio.

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Mabellini, Teodulo, 1817 1897

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« 


o 

I  MARTIRI 

DRAMMA  SACRO 

DEL  CAV.  LUIGI  VENTURI 

MUSICA 

DEL  MAESTRO  CAV.  TEODULO  MABELLINI 

futiio  eseguire  pei*  la  terza  volta 

le  sere  19,  20,  21  Febbraio  1882 

.NELLA  CU1BSA 

DI  S.  GIOVANNI  EVANGELISTA 
ALLE  SCUOLE  PIE 

DALLA  CONGREGAZIONE 

RI  MARIA  SS.  ADDOLORATA  E  S.  GIUSEPPE  CALASAXZ10. 


FIRENZE 

A  SPESE  DELLA  CONGREGAZIONE 


Tip.  Calasanziana. 


PERSONAGGI. 


IRENEO,  VECCHIO  SACERDOTE 
PAOLO,  TRIBUNO  ROMANO 
EUDOSSIA,  CATECUMENA 
LICINIO,  CONFIDENTE  DI  PAOLO 
GIULITTA,  DIACONESSA 
ANNIO,  PREFETTO  DI  ROMA 
PUBLIO,  CONFIDENTE  DI  ANNIO 

SACERDOTI 

DIACONI 

ACCOLITI 

DIACONESSE 

VERGINI 

LITTORI 

PRETORIANI 

SOLDATI 

GLADIATORI 

BACCANTI 

POPOLO 


Cristiani. 


Pagani. 


s  Coro. 


La  Scena  in  Roma. 


—  L' azione  nei  306  dell'  Era  Cristiana. 


PARTE  PRIMA. 


SCEMA  PRIMA. 

FORO. 


Si  celebrano,  per  ordine  dell'Imperatore  Galeno, 
le  Feste  in  onore  di  Bacco. 

ANNIO  E  CORO  DI  BACCANTI. 

Evoè 

CORO. 

Figlio  immortai  di  Semele, 
Che  siedi  a  Giove  accanto, 
Sacra  è  la  gioia  e  il  canto 
Di  questo  giorno  a  te: 

Evoè. 

Vien';  dalle  vette  Xsmariche 
A  noi  ti  mostra,  e  n'odi; 
Le  tazze,  il  vin,  le  lodi, 
Tutto  oggi  sacro  è  a  te: 

Evoè. 

I  BACCANTI. 

Tu  fanciullo  rapito  ne1  mari 
Fulminasti  i  tirreni  corsari: 
Per  te  domo  a'  Titàni  1'  orgoglio 
Giove  in  soglio  —  più  fermo  sedè. 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 


LE  BACCANTI. 

Te  beato  le  Grazie  del  paro 
Con  le  Ninfe  di  Nisa  educaro; 
E  tu  in  Nasso  di  nozze  celesti 
Lieta  festi  —  la  figlia  d'  un  Re. 

TUTTI. 

Su,  fra  gli  urli  dell1  orgie  baccanti 
S' inghirlandin  le  tazze  fumanti: 
Agitati  da  divo  furore 
Diamo  onore,  —  o  gran  Libero,  a  te: 

Evoè. 

Disciolti  all'  aure 
Del  crine  i  nodi, 
Danze  s1  intreccino 

In  mille  modi;  * 
Tra  flauti  e  cembali 
Verdi  d'  alloro 
A  pieno  coro 
Gridiamo  a  te, 

Bacco,  Evoè. 
Di  tralci  e  pampini 
Le  tempia  avvinte, 
Di  pretto  Massico 
Le  labbra  tinte, 
Satiri  e  Menadi, 
Fauni  e  Silvani, 
A  piene  mani 
Libiamo  a  te, 

Bacco,  Evoè. 
(Il  Coro  dei  Baccanti  si  disperde) 
Si  odono  voci  di  dentro. 
Viva  il  Tribuni 

ANNIO. 

Quai  grida! 


PARTE  PRIMA. 


7 


SCENA  li. 

PUBLIO  E  DETTO. 
ANNIO. 

Publio,  che  fu? 

PUBLIO. 

Con  la  vittoria  in  pugno 
Torna  Paolo  fra  noi.... 

ANNIO. 

Paolo! — che  narri? 

PUBLIO. 

Tra1  suoi  guerrieri  io  st*esso 
Lo  ravvisai  poc'  anzi. 

ANNIO. 

Or  come  .al  ferro 
Sfuggir  potè,  che  l'odiato  capo 
Troncar  dovea?...  forse  del  Messo  infido 
Fu  lento  il  braccio? 

PUBLIO. 

Il  tuo  stupor  divido. 
SCEMA  III. 

PAOLO  ACCOMPAGNATO  DAL  POPOLO  E  DAI  SOLDATI, 
LICINIO  E  DETTI. 

CORO. 

Viva  il  Garzoni  si  cingano 
Di  lauro  a  lui  le  chiome; 
Suona  per  lui  tra  i  Sarmati 
Terrore  il  nostro  nome  ; 
Ei  del  nimico  esercito 
Le  posse  alfin  sperdè. 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 


PAOLO. 

Guerrieri ,  amici ,  popolo 
Di  Roma,  a  voi  ritorno; 
Voi  della  mia  vittoria 
Fate  più  bello  il  giorno; 
Premio  maggior  de'  lauri 
E  il  vostro  amor,  per  me. 
annio  (a  Paolo). 

Or  eli1  :  qual  tristo  annunzio 
Spenti  narrò  i  dì  tuoi? 
paolo. 

Giorno  vi  fu,  ch'io  vittima 
D'  un  traditor  fra  noi , 
Sul  capo  4iiio  risplendere 
Vidi  un  romano  acciar. 

ANNIO. 

(  Ma  indarno  !  ) 

CORO. 

E  tu  del  perfido 

Il  nome  sai? 

PAOLO. 
Lo  ignoro. 
CORO. 

Chi  dall'  iniqua  insidia 
Ti  trasse? 

paolo  (con  trasporto). 
Il  Dio  che  adoro. 
coro. 

Qual  Dio? 

ANNIO. 

(Foss'  egli  ?...  oh  gioia!) 

LICINIO. 

(Taci:  non  ti  svelar.)     (piano  a  Paolo) 
paolo  (da  sè). 
(Ah  tu,  contro  il  ferro  ignudo 
Tu,  Signor,  mi  fosti  scudo: 


PARTE  PRIMA. 


9 


La  tua  voce  in  quel  momento 
Fu  spavento  —  al  traditor. 

Deh  per  te,  per  te  concesso 
Dare  il  sangue  un  dì  mi  sia! 
Se  la  vita  è  dono  adesso, 
Premio  fia — la  morte  allor). 
CORO. 

Fausto  Nume  ai  patrii  lari 
Or  ti  rende,  e  a' tuoi  più  cari: 
La  corona  a  te  sia  data, 
Ch' è  serbata  —  al  vinci tor. 

paolo,  (con  entusiasmo) 

Ah,  non  a  me  quel  serto, 
Nè  quell'onore  è  mio! 
Per  me  vinceva  un  Dio, 
Che  combattea  per  me. 

Un  Dio,  che  vede  aperto 
Quanto  è  quaggiù  celato, 
Che  ha  in  man  di  Roma  il  fato, 
E  l'Universo  al  piè. 

ANNIO. 

(Al  nuovo  culto  forse  (piano  a  Publio) 
Ei  la  sua  fè  già  porse; 
Lo  sguardo  tuo  sovr'  esso, 
Publio,  vegliare  or  de'). 
CORO. 

Viva  il  Tribun ,  che  appresso 
Un  Nume  ha  difensore; 
Che  vendicar  1'  onore 
Dell'Aquile  potè! 

(Partono  tutti,  meno  Paolo  e  Licinio) 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 


SCEMA  IV. 

PAOLO  e  LICINIO. 

PAOLO. 

Licinio  mio ,  V  amplesso 

Dammi  di  pace.  (si  abbracciano) 

De'  fratelli  nostri 
Qnai  nuove  hai  tu? 

LICINIO. 

Triste,  o  mio  Paolo.  Il  crudo 
Galerio  ci  persegue  ;  e  Y  esterminio, 
Ch'egli  giurò,  ben  eseguir  promette 
Quest'Annio  suo. 

PAOLO. 

L'iniquo!  —  e  dimmi....  io  tremo 
Di  tua  risposta.... 

LICINIO. 

Intendo:  in  chiusa  cella, 
Presso  le  tombe  ove  il  Cristian  s'asconde, 
Eudossia  vive  :  il  santo 
Sacerdote  Ireneo,  cui  l'affidasti, 
La  frugai  mensa  e  della  mente  il  pane 
Con  lei  divide:  ad  ogni  sguardo  occulta, 
Nelle  vie  della  fè  già  corre  adulta. 

PAOLO. 

Oh  gioia!  ed  Annio?... 

LICINIO. 

Ei  freme 

Per  la  perduta  preda. 

PAOLO. 

Il  Ciel  mi  serbi 

Quella  diletta! 
(Ftiòlio  traversa  la  scena,  guardando  Paolo  c  Lic.) 


PARTE  PRIMA.  11 
LICINIO. 

Separiamci;  invano 
Sull'orme  sue  Publio  non  torna! 

PAOLO. 

Addio. 

I  miei  fratelli  nel  celato  loco, 

Dove  si  prega,  io  rivedrò  fra  poco,  (si  dividono). 

SCENA  V. 

CATACOMBE. 


EUDOSSIA,  GIULITTA 
e  coro  di  DIACONESSE  e  di  VERGINI. 

GIULITTA. 

T'  inoltra,  Eudossia  ;  in  questo  asil  di  pace 
Muovi  securo  il  piede. 

EUDOSSIA. 

0  mia  Giulitta, 
Fra  le  tue  braccia  io  son. 

GIULITTA. 

Perchè  t'  arresti  ?... 

Palpiti  ancor? 

coro  di  vergini. 
Sgombra  dinanzi  ali1  ara 
Della  mestizia  il  vel  ; 

Ogni  tuo  passo,  o  cara, 
Qui  t'  avvicina  al  Ciel. 

EUDOSSIA. 

Oh  benedette 
Queste  voci  pietose  !  io  nuova  ancora 
Nella  scuola  d1  amor,  fra  voi,  sorelle 
Agli  affanni  educate  e  alla  preghiera, 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 

Fra  voi  trovo  una  calma 
Mestissima,  soave,  (si  abbandona  fra  le  bisaccia 

Ghilitta). 

GIULTTTA. 

Iddio  ti  parla 

Così  nel  cor! 

CORO  DI  DIACONESSE. 

Sol  del  dolor  la  via 
Può  trarti  al  Cielo  un  dì: 

Prega;  e  virtù  ti  dia 
Quei  che  per  te  V  aprì. 

GIULITTÀ. 

Prossima  all'  ora 
Che  lavacro  ti  fia  V  onda  lustrale, 
Fidati  nel  Signor  :  —  tristo  chi  geme, 
E  si  presenta  a  lui  senza  la  speme! 

EUDOSSIA. 

E  ver,  tenera  amica  ; 
D1  ogni  mia  pena  antica 
Presso  al  grand'  atto  già  mi  prende  oblio, 
E  della  fè  sull'  ale  io  m'  alzo  a  Dio. 
Egli  amoroso  duce, 

Signor  del  mio  pensiero, 

Per  un  sentier  di  luce 

Mi  trasse  in  faccia  al  vero, 

E  la  virtù  divina 

Seguì  rapito  il  cor. 
Egli  invitommi  a  sciogliere 

Della  speranza  il  canto; 

Ei  m1  insegnò  le  gioie 

Santificando  il  pianto: 

E  amor  la  sua  dottrina, 

E  Ip,  sua  legge  amor. 


PARTE  PRIMA. 


13 


SCENA  VI. 

IRENEO  ACCOMPAGNATO  DA  SACERDOTI, 
DIACONI,  ACCOLITI  e  dette. 

IRENEO. 

Già  muore  il  giorno,  e  V  appressar  dell'  ombre 
Chiama  i  Fedeli  ali1  ara.  In  queste  sacre 
Tenebrose  pareti  il  mesto  lume 
Delle  lampe  si  avvivi,  e  scopra  al  pio 
La  tomba  al  lato  dell1  aitar  di  Dio. 

(gli  Accoliti  accendono  le  lampade) 

Eudossia  ! 

EUDOSSIA. 

Padre  ! 

IRENEO. 

Delle  bianche  stole 
Già  sei  velata  !  in  te  ragiona  adesso 
Il  pensiero  del  Ciel  :  fra  poco  il  nome, 
Avventurosa,  de1  Redenti  avrai! 

EUDOSSIA. 

0  Padre....  oh  !  se  qui  mai 
Testimon  di  mia  gioia  ^ 
Paolo  qui  fosse! 

IRENEO. 

Egli  fra  l1  armi  prega, 
E  pensa  a  te:  degna  ti -rendi,  o  figlia, 
Dell1  amor  di  quel  prode,  a  cui  tu  devi 
Quest1  ora  di  salute.... 

eudossia  (con  trasporto). 

Oh  nel  cor  mio 
Tu  leggessi,  Ireneo  !... 

Ireneo  (con  calma). 

Vi  legge  Iddio!  — 
Ma  sin  che  giunga  il  sospirato  istante, 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 

Là  ti  ritira,  Eudossia.  (accennando  dentro  la  scena) 

Al  Signor  tuo 
Da  te  segreta  ora  parlar  si  vuole 
Con  queir  affetto  che  non  ha  parole. 

(Eudossia  si  ritira) 

SC  E  IVA  TU. 

Giunge  un  drappello  di  Cristiani. 

PRIMO  CORO  DI  CRISTIANI. 
Stanchi  del  viver  gramo 
Che  ci  offre  un  dì  terren, 
Al  fonte  d'  ogni  ben, 
Fratelli,  andiamo. 
Se  T  uom  che  non  perdona 
Servi  col  Sol  ne  fa, 
La  vera  libertà 
Notte  ci  dona. 

IRENEO. 

Dio  vi  dia  pace! 

CORO. 

Pace 

Che  supera  ogni  senso. 

IRENEO. 

Oh  quanto  è  bella 
De'  fratelli  V  union  !  dolce  siccome 
L'  unguento  che  d'  Aronne  unses  le  chiome, 
Soave  qual  rugiada 
Che  lieve  di  Sion  su  V  eibe  cada. 


PARTE  PRIMA. 


15 


SCENA  Vili. 

Giunge  un  secondo  drappello  di  Cristiani. 
SECONDO  CORO  DI  CRISTIANI. 

Ai  tabernacoli  del  Dio  velato 
Con  umil  fronte  —  corre  il  fedel, 
Qual  si  precipita  cervo  assetato 
Di  vetta  al  monte  —  verso  il  ruscel. 

Meglio  la  placida  gioia  romita 
Neil'  abiezione  —  presso  al  Signor, 
Che  il  folle  strepito  di  sozza  vita 
Nel  padiglione  —  del  peccator  ! 

IRENEO. 

Con  voi  sia  pace  ! 

CORO. 

Pace 

Qual  dà  T  Agnel,  che  le  peccata  tolle. 

IRENEO. 

Beato  T  uom  che  volle 
Porre  in  Dio  sua  fortezza  !  e  spirto  e  luce 
E  grazia  e  gloria  avrà  !  da  questa  valle, 
Ove  il  pianto  gli  pon  su  gli  occhi  un  velo, 
Le  vie  prepara  per  salire  al  Cielo. 

SCIÌTA  ix. 

Giunge  un  terzo  drappello  di  Cristiani. 
TERZO  CORO  DI  CRISTIANI. 

0  voi  che  patite 
Nei  dì  del  dolor, 

Fratelli,  venite 
A'  piè  del  Signor. 


KUDOSSIÀ  E  PAOLO. 


TUTTI  TRE  I  CORI. 

Benedette  eternamente, 
Grande  Iddio,  le  tue  magioni  ! 
Qui  s'  inalza  a  te  la  mente, 
Qui  ci  ascolti  e  ci  perdoni  ! 
Nel  periglio,  nel  sospetto 
Noi  corriamo  a  te,  Signor, 

Qual  colomba  al  suo  diletto, 
Qual  agnella  al  suo  pastor. 

IRENEO. 

Pace  a  voi  tutti  ! 

CORO. 

Pace 

Qual  non  dà  il  mondo,  nè  può  tórre! 

IRENEO. 

Pace 

Alla  vergili  nascosa,  allo  schernito 
Vecchio  languente,  al  confessor  che  geme 
In  crudi  ceppi.... 

PAOLO  E  DETTI. 

paolo  (in  distanza). 

Ed  al  guerrier,  che  torna 
De'  suoi  fratelli  al  sospirato  amplesso. 

IRENEO. 

Qual  voce! 

PARTE  DEL  CORO. 
Chi  parlò? 

ALTRA  PARTE  DEL  CORO. 

Tu,  Paolo  ! 

PAOLO. 

Io  stesso! 


PARTE  PRIMA.  17 

M'  incoronò  poc'  anzi 

Roma  di  lauri  il  crine  :  or  dell'  umile 

Cener  de'  penitenti  io  qui  lo  spargo. 

A  voi  tornar  ni'  è  dolce 

Ne1  giorni  della  prova  ;  e  vo*  che  sia 

Indivisa  con  voi  la  sorte  mia. 

CORO. 

Generoso  ! 

PAOLO. 

Ma  quivi 

Si  pregava,  Ireneo  :  più  lieta  è  V  ara 
Per  festivo  splendor.  Qual  s'  apparecchia 
Rito  solenne? 

IRENEO. 

Oggi  il  Signor  compiuta 
Vuol  la  grand1  opra,  a  cui  primier  la  mano 
Ponesti,  o  figlio.  —  Si  prepara  al  sacro 
Battesmo  Eudossia.... 

PAOLO. 

Eudossia!  oh  di  qual  gioia 
Mi  chiama  a  parte  il  Ciel! 

IRENEO. 

Deh,  la  tua  vista 
Non  la  turbi  al  grand'  atto....  Ella  s1  appressa. 

{Paolo  si  ritira  in  disparte). 

SCEilA  XI. 

EUDOSSIA  CONDOTTA  PER  MANO  DA  GIULITTA, 
E  DETTI. 

GIULITTA. 

Vieni,  o  diletta. 

PAOLO. 

(È  dessa! 

2 


18  EUDOSSIA  E  PAOLO. 

Non  pur  così  la  prima  volta  il  core 
Tremò  vicino  alla  gentil  sembianza!) 

SACERDOTE. 

Tutto  è  pronto,  Ireneo. 

IRENEO. 

Figlia,  t'  avanza. 
(Ireneo  ascende  lo  scalino  dell'altare:  Eudossia  gli  s'  in- 
ginocchia  davanti.  Un  momento  di  silenzio  universale.) 

IRENEO. 

A'  piè  dell'  altare  ti  svela.  —  Chi  sei  ? 

(solennemente) 

EUDOSSIA. 

Eudossia  è  il  mio  nome. 

IRENEO. 

Che  brami  qui  tu? 

EUDOSSIA. 

Del  culto  spogliarmi  di  stupidi  Dei, 
La  Croce  adorata  seguir  di  Gesù., 

IRENEO. 

All'opre,  alle  pompe  di  Satana  immonde?... 

EUDOSSIA. 

Rinunzio  per  sempre. 

IRENEO. 

E  vuol  la  tua  fè?... 

EUDOSSIA. 

A  vita  novella  risorger  dall'  onde. 

IRENEO. 

E  Fonde  di  vita  si  versin  su  te.  (la  battezza) 

Il  Cielo  è  dischiuso:  calati  siili'  ali 
Stan  presso  all'  Eletta  gli  Spirti  immortali  : 
Al  riso  de'  Santi  la  bocca  s'  aprio, 
D'  un  raggio  di  Dio  —  lo  sguardo  brillò! 

EUDOSSIA. 

Già  scende  il  soave  tuo  spirto,  o  Diletto, 
E  a  tanta  dolcezza  non  basta  il  mio  petto! 
Siccome  suggello  ti  premo  sul  core, 


PARTE  PRIMA. 


19 


D'  un  trono  <T  amore  —  V  omaggio  ti  fo. 

PAOLO. 

(0  Dio!  nel  suo  core,  in  mezzo  al  tuo  fuoco 
Un  raggio  d1  affetto  per  me  trovi  loco  : 
In  essa  ti  diedi  V  ancella  amorosa. 
In  essa  la  sposa  —  da  te  chiederò!) 

SACERDOTI  E  POPOLO. 

Imbraccia,  o  sorella,  lo  scudo  del  forte; 
E  vinta,  ma  sempre  t'  insidia  la  morte  : 
E  più  di  spavento  quel  giorno  dee  farti 
Che  tregua  donarti  —  V  iniqua  sembrò. 

DIACONESSE  E  VERGINI. 

Più  pura  dell1  alba  disgombra  da  velo 
La  vergine  è  tutta  già  cosa  del  Cielo; 
Più  dolce  di  luna  che  sorge  novella, 
Del  giglio  più  bella  —  che  dianzi  spuntò. 

IRENEO. 

Compiuto  è  il  rito. 
paolo  {ad  alta  voce). 

Eudossia  ! 

EUDOSSIÀ. 

Qual  voce  in  cor  ini  suona? 
paolo. 

Il  Ciel  t'  acquista,  Eudossia, 
E  il  Cielo  a  me  ti  dona. 

EUDOSSIA. 

Oh  gioia,  oh  immensa  gioia! 
Paolo....  Signor....  tu  qui  ? 

(si  ode  alto  strepito  dentro  la  scena) 

IRENEO. 

Ma  di  che  suono  echeggiano 
Le  cupe  vòlte  intorno? 

CORO. 

Armi,  ed  armati  irrompono 
Già  nel!'  umìl  soggiorno. 


20 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 


IRENEO. 

Chi  del  Signore  il  tempio, 
Chi  profanare  ardì? 

COBO. 

Pietoso  Iddio,  soccorrici  ! 

(voci  di  dentro) 
Morte  all'  inqua  schiatta  ! 
CORO. 

Scoperti  siam! 

SCENA  XII. 

ANNIO,  PUBLIO,  SOLDATI  e  detti. 

ANNIO. 

Qual  mucchio 
Di  traditor  s1  appiatta  ? 
—  Chi  siete  voi  ? 

IRENEO. 

Romani,  (con  calma) 
Che  la  preghiera  unì. 

PUBLIO. 

(Mira!)  (piano  ad  Annio) 

ANNIO. 

(Chi  veggio!  Paolo! 
Eudossia  in  poter  mio!) 

PAOLO. 
Soldati  ravvisatemi  ; 
Vostro  Tribun  son  io.  (scoprendosi) 

SOLDATI. 

Cristian  tu  sei? 
IRENEO,  PAOLO  E  TUTTO  IL  CORO  DI  CRISTIANI. 

Cristiani 
Tutti,  siam  tutti,  qui. 

ANNIO  E  SOLDATI. 

Queir  ara  si  atterri, 


PATITE  PRIMA. 


Che  han  gli  empi  inalzato; 
Si  traggano  in  ferri 
La  morte  a  sperar; 

E  poi  l'esecrato 
Lor  sangue  si  versi 
Sui  resti  dispersi 
Dell'ultimo  aitar. 

IRENEO,  PAOLO  E  CORO  DI  CRISTIANI. 

Voi  grandi,  voi  forti 
Sol  contro  gli  umili, 
Sapete  le  morti 
Con  gioia  donar. 

Noi  miseri  e  vili, 
Cui  sacro  è  il  patire, 
Sappiamo  morire, 
Sappiam  perdonar. 
EUDOSSIÀ,  GIULITTA  E  CORO  DI  DIACONESSE  E  DI  VERGINI. 

Se  Torà  è  già  piena 
Del  vostro  potere, 
Se  il  career,  V  arena 
Ci  attende  a  pugnar, 

Andremo  alle  fiere, 
Ma  senza  lamenti; 
Vedremo  i  tormenti, 
Ma  senza  tremar. 
(I  soldati  trascinano  seco  i  Cristiani). 


FINE  DELLA  PARTE  PRIMA. 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 


PARTE  SECONDA. 


SCENA  PRIMA. 

CARCERE  MAMERTINO. 


IRENEO,  PAOLO  e  CORO  DI  CRISTIANI. 

CORO. 

Coraggio  !  —  Al  ben  superno 
Le  menti  alziain,  fratelli: 
Cresce  su  i  muti  avelli, 
Su  i  campi  del  dolor, 

A' rai  d'un  sole  eterno, 
Della  speranza  il  fior. 

PRIMA  PARTE  DEL  CORO. 

Pascol  dì  sante  istorie 
Abbia  la  nostra  fede. 
—  Un  giorno  il  divo  Paolo 
Pose  in  quest'antro  il  piede; 
L1  asil  della  bestemmia 
Sonò  di  casta  prece, 
Ed  ei  così  ne  fece 
Un  tempio  del  Signor. 

SECONDA  PARTE  DEL  CORO. 
Voli  il  pensiero  al  martire 
Vincenzo  in  Saragozza:  — 
Ei  fra  ritorte  orribili, 
Nella  prigion  più  sozza, 


PARTE  SECONDA. 


23 


D'  amor  parlava  agli  Angioli 
Rotto  de' sensi  il  velo, 
E  gli  Angioli  del  Cielo 
Gli  rispondean  d'  amor. 

TUTTI. 

Fratelli,  orsù,  costanza, 
Coraggio  nel  dolor! 

Per  noi  della  speranza 
Cresce  più  bello  il  fior. 

PRIMA  PARTE  DEL  CORO. 

Che  vai  se  agli  occhi  un  raggio 
Qui  mai  del  dì  non  splende, 
Quando  la  fiamma  accende 
Di  caritade  i  cor? 

TUTTI. 

Fratelli,  or  via,  coraggio; 
Luce  è  per  noi  1'  amor. 

SECONDA  PARTE  DEL  CORO. 

Se  infetto  il  cibo  avanza 
Da  ria  pietà  largito, 
Che  vai,  quand' è  nudrito 
Del  Pan  de'  forti  il  cor? 

TUTTI. 

Fratelli,  or  via,  costanza; 
Nostro  alimento  è  amor! 

(il  Coro  si  ritira  in  fondo) 

SCENA  11. 

IRENEO  e  PAOLO. 

IRENEO. 

Perchè  il  tuo  labbro  si  fé' muto,  o  figlio, 
Nei  conforti  fraterni;  e  verso  il  Cielo 
Sollevar  non  osando  i  mesti  lumi, 


KUDOSSIA  E  PAOLO. 

Dal?  oppresso  tuo  cor  più  volte  uscio 
Un  segreto  sospiro? 

PAOLO. 

0  Padre  mio!... 
E  spaventoso  e  nero 

Come  il  peccato  quel  pensier,  che  l'alma 
Ora  mi  sparge  del  velen  di  morte. 

IRENEO. 

Come? 

paolo,  (con  impeto) 
Il  guerrier  già  forte 
Quasi  un  fanciullo  or  geme; 
Geme,  ma  non  per  sè:  vile  lo  ha  reso 
L'altrui  periglio;  e  in  cor  la  punta  ei  sente 
Di  quel  dolor,  che  in  altro  core  è  fitto. 

IRENEO. 

Ah!  di  crudel  conflitto 

Vittima  sei:  —  deh  vieni,  e  la  pena 

Versa  nel  sen  paterno....  Eudossia  forse?... 

(con  affetto) 

PAOLO. 

Tu  l'hai  nomata!  —  in  tutti 

Della  mente  i  pensier  la  sua  mi  torna 

Immagine  adorata,  e  l'accompagna 

Una  feroce  idea...  Padre,  io  la  veggo 

Or  fra1  tormenti,  che  inventò  l'acuta 

V oluttà  de'  tiranni ,  a  lenti  sorsi 

Bever  la  morte;  ed  ora 

Gir  trascinata  in  quelle  sale  infami 

Che  il  vizio  aperse  a  consumar  delitti, 

E,  spogliati  i  suoi  ceppi,  essere  a  forza 

Piangendo  avvinta  da  più  ree  catene.... 

....Ahi,  dalle  braccia  d'Annio!  —  Io  non  resisto! 

(si  abbandona  quasi  fuori  di  sè) 

IRENEO. 

Deh  cessa,  o  Paolo,  il  tristo 


PARTE  SECONDA. 


25 


Tuo  vaneggiar.  Quei  che  salvava  Agnese 
Dagli  amplessi  nefandi,  e  bella  e  pura 
Al  trono  la  chiamò,  mentre  or  favelli, 
Difende  Eudossia  tua. 


SCENA  III, 

LICINIO,  EUDOSSIA  in  abito  di  Soldato  e  detti. 

LICINIO. 

Pace,  fratelli! 
eudossia. 

Paolo! 

PAOLO  E  IRENEO. 

Eudossia! 

PAOLO. 

Oh  non  m' inganno! 

Tu  sei  dessa! 

IRENEO. 

E  in  quali  spoglie! 

PAOLO. 

Chi  ti  tolse  al  vii  tiranno? 

IRENEO. 

Chi  ti  aprì  le  inique  soglie? 

EUDOSSIA. 

Questo  pio....  (accennando  Licinio) 

LICINIO. 

Di  su  mi  venne 
Luce  e  ardir,  che  mi  sostenne. 

PAOLO. 

Tu,  Licinio? 

LICINIO. 

Ed  arti  e  doni, 
Tutto  oprai:  fu  Dio  con  me! 

PAOLO. 

Nell'orror  di  mie  prigioni  (abbracciandolo) 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 

Mi  si  schiude  il  ciel  per  te. 

EUDOSSIA. 

Padre!  (ad  Ireneo) 

IRENEO. 

Eudossia! 

EUDOSSIA. 

Oh  come,  oh  quanto 
Io  patii!  lo  sa  il  Signore! 
Era  il  dì  mia  vita  il  pianto, 
Nella  notte  era  il  terrore.... 
Minaccioso  allato  starmi 
Annio  vidi....  osò  parlarmi.... 
Ei  Tosò.... 

IRENEO. 

Tu  tremi? 

EUDOSSIA. 

Io  tremo. 

PAOLO. 

Ah!  (getta  un  grido) 

EUDOSSIA. 

Ma  pura  io  sono  ancor! 

(incrociando  le  mani  sul  petto) 

IRENEO  E  PAOLO. 

Grazie,  o  Cielo! 

PAOLO. 

Il  voto  estremo, 
Ireneo,  ti  volge  il  cor. 

Sul  confin  di  tanta  guerra 
Questa  cara  or  Dio  m'affida; 
Deh  l'amor  che  ci  arde  in  terra 
Più,  mai  più,  non  si  divida! 
Nuovo  ardir  fra  le  ritorte 
Questo  nodo  a  noi  darà; 

Com'  è  santo»  in  faccia  a  morte , 
Benedetto  in  ciel  sarà. 


PARTE  SECONDA. 


27 


EUDOSSIA. 

Deli  che  parli?  e  fia  pur  vero? 
Io  per  sempre,  io  teco  unita? 
Ah  ritorna  il  mio  pensiero 
Sull'aurora  della  vita! 
Tutto  oblio:  novello  il  core 
Già  sublime  in  me  si  fa 
Nell'orgoglio  d1  un  amore 
Che  il  Signor  benedirà. 

IRENEO. 

Sì,  miei  figli,  il  vuole  Iddio, 
Di  voi  degni  entrambi  siete: 
Quai  colombe  in  un  desio 
Alla  patria  insieme  andrete; 
Un  istante  a  spiegar  Tale, 
Un  istante  a  voi  si  dà; 

La  corona  nuziale 
Preparata  in  ciel  vi  sta.  (breve  pausa) 

Le  destre,  or  via,  porgetemi. 

PAOLO  E  EUDOSSIA. 

Eccoci  a' piedi  tuoi. 

IRENEO. 

Miei  figli! 

PAOLO. 

Eudossia! 

EUDOSSIA. 

Paolo! 

IRENEO. 

Scenda  il  Signore  in  voi:  (solennemente) 
Io  vi  congiungo,  (li  benedice) 

PAOLO  E  EUDOSSIA. 

Oh  gioia! 

IRENEO. 

È  sacro  il  detto  mio: 
»  Quello  che  unisce  Iddio 
»  L' uom  separar  non  può. 


EUDOSSTA  E  PAOLO. 


PAOLO  E  EUDOSSIA. 

Sei  m!a;  deh  vieni,  abbracciami; 
mio 

Nulla,  più  nulla  or  bramo, 
Se  posso  dir  fra  gli  uomini 
Senza  rossor  :  io  t'  amo  ; 
Batter,  ma  co1  tuoi  palpiti, 
Questo  mio  cor  sol  vuole; 
Parlali  le  tue  parole, 
Pensa  il  tuo  spirto  in  me. 

IRENEO. 

Qual  di  due  corde  un  fremito, 
Qual  di  due  faci  un  lume, 
Spiriti  al  cielo  alzatevi 
Sulle  congiunte  piume; 
E  il  vostro  amor,  nel  gaudio 
Ohe  appaga  i  cor  divini, 
In  queir  amor  s'  affini 
Che  più  cessar  non  de'. 

SCEMA  IV. 

IL  CORO  DEI  CRISTIANI  SI  AVANZA. 
"  CORO. 

S'apron  le  ferree  porte. 

PAOLO. 

Eudossia,  ah  forse 

È  F  annunzio  di  morte  ! 

EUDOSSIA. 

Io  teco,  o  sposo.... 

PAOLO. 

No,  tu  non  dei  perir,  (con  forza) 

EUDOSSIA. 

Non  deggio?  e  quale 


PARTE  SECONDA. 


29 


Potria  forza  mortale 

Strapparmi  a  te?  così  celata,  ovunque 

Ti  seguirò. 

PAOLO. 

Vorrai?... 

EUDOSSIA. 

Ci  avranno  uniti 
L'aste,  i  ferri,  le  belve.  Udrà  l'arena, 
Il  Cielo  udrà  le  nostre  voci  estreme. 

PAOLO. 

0  sposa! 

EUDOSSIA. 

0  sposo  mio! 

PAOLO  E  EUDOSSIA. 

Morremo  insieme! 
{si  apre  la  porta  del  Carcere) 

SCENA  \. 

PUBLIO,  SOLDATI  che  portano  le  insegne  romane 

E  DETTI. 
PUBLIO. 

Augusto  cenno  io  vengo 
Di  Galerio  a  recarvi. 

IRENEO  E  CORO. 

Ebben? 

PUBtlO. 

V1  attende 
L'Anfiteatro:  già  le  grida  inalza 
L'avida  plebe,  e  de'lion  più  fieri 
Che  l'Affrica  nutrì,  s'ode  il  ruggito. 
Ma  se  fra  voi  pentito 
Si  trovi  alcun,  l'ultima  volta  offrirgli 
Deggio  il  perdono.  —  Ecco  la  tazza,  ed  ecco 
L'Aquile  sacre  (accennando  le  Insegne).  Ai  numi 


30 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 


Offra  l'omaggio;  e  di  Galerio  in  nome 
Vita  gli  rendo  e  libertade  e  onore. 

IRENEO. 

Udiste  ?  —  udiste  ?  —  e  che  vi  parla  il  core  ? 
(volgendosi  ai  Cristiani  con  calma)  [poi  con  forza) 

Costanza,  o  figli!  la  man  che  trema 
Non  cinge  il  capo  del  diadema  : 
Costanza  !  in  alto  già  Dio  vi  conta, 
Eletti  agnelli  del  bello  ovil. 

Rimpetto  a  un  mare  che  non  ha  riva 
Cos'  è  la  stilla,  che  il  fior  ravviva  ? 
Di  faccia  a  un  sole  che  non  tramonta 
Cos'  è  la  luce  d'  insetto  vii  ? 

CORO. 

Ah  sì,  costanza  !  guai  chi  s'  arresta, 
E  mira  il  fango  che  il  piè  calpesta! 
Lassuso  il  guardo  !  non  più  domani, 
Quest'  oggi  è  nostra  V  eredità  ! 

IRENEO. 

Ch'  è  mai  la  vita  ? 

CORO. 

•  D'esilio  un'ora. 

IRENEO. 

La  morte? 

CORO. 

Un  raggio  d'eterna  aurora. 

IRENEO. 

LT  ultimo  strazio  del  corpo  in  brani  ? 

f  CORO. 
La  prima  gioia  di  libertà. 

IRENEO. 

Coraggio  !  gli  istanti 
Già  prendono  il  volo; 
Corriamo  ne'  santi 
Lavacri  del  duolo; 
È  gloria  agli  oppressi 


PARTE  SECONDA. 


31 


La  pugna  final. 

La  fede  nell'  alma, 
La  speme  nel  core, 
Sul  volto  la  calma, 
Sul  labbro  1-  amore, 
Voliamo  agli  amplessi 
Di  vita  immortal. 

CORO. 

Soldati,  a  guatarne 
Fermatevi  ancora; 
Un  dì  ravvisarne 
Potrete  in  queir  ora, 
Che  suoni  la  tromba, 
Si  smezzi  ogni  avel. 

IRENEO. 

Più  belli,  dall'  ire 
Degli  uomini  usciamo! 

PUBLIO  E  SOLDATI. 

Venite  a  morire.... 

IRENEO  E  CORO. 

A  vivere  andiamo. 

PUBLIO  E  SOLDATI. 

Già  s'  apre  la  tomba.... 

IRENEO  E  CORO. 

Già  schiudevi  il  ciel.  — 
(  I  soldati  trascinavi  fuori  tutti  i  Cristiani  in  catene). 


32 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 


SCENA  VI. 

ANFITEATRO  DI  VESPASIANO. 

L*  Anfiteatro  ribocca  di  spettatori  impazienti  di  assistere  al  martirio 
dei  Cristiani.  ANNIO  è  in  un  seggio  distinto. 

CORO. 

I  Cristiani  alle  belve  !  —  Chi  frena 
La  vendetta  de'  Numi  oltraggiati? 
I  Cristiani  !  li  chiede  V  Arena  : 
Alle  belve  !  già  V  ora  sonò. 

Stan  di  livida  rabbia  assetati 
Aspettando  gli  spirti  d1  Àverno  : 
Che  si  attende?  del  Popolo  eterno 
Chi  tardar  gli  spettacoli  osò? 

(si  odono  grida  dentro  la  scena) 

Quai  grida!  Ei  giungono.... 
—  Son  noti  volti. 
Veggiarn....  qual  animo 
Mostran  gli  stolti! 
Curvar  si  facciano 
Le  fronti  altere  : 

Gli  empi  alle  fiere!  Gli  empi  alle  fiere! 

Su  via,  si  sciolgano 
Dalle  ritorte: 
L'  usato  cuoprali 
Manto  di  morte; 
D1  nn  lungo  strazio 
Vogliam  godere; 

Gli  empi  alle  fiere!  Gli  empi  alle  fiere! 


PARTE  SECONDA. 


33 


SCENA  ULTS3SA. 

(Mentre  si  cantano  le  due  precedenti  strofe  di  Coro,  giungono  IRE- 
NEO, PAOLO,  EUDOSSIA  in  abito  di  soldato,  e  gli  altri  CRISTIANI  del 
carcere.  I  Gladiatori  li  cuoprono,  secondo  il  costume,  del^  manto  dei  Co- 
ribanti;  e  poi  schiusi  gli  steccati,  gli  introducono  nell'Anfiteatro. 

GIULITTA,  le  DIACONESSE  e  le  VERGINI  che  furono  còlte  nelle  Ca- 
tacombe, sono  condotte  in  luogo  separato  fuori  del  Circo,  per  assistere 
al  martirio  dei  loro  Fratelli,  sperandosi  dai  Pagani  di  far  cosi  vacillare 
la  costanza  di  esse  ). 

EUDOSSIA. 
Ove  son  io?  deh  reggimi 
Paolo,  mio  Paolo  ! 

paolo. 

Oh  sposa! 

Fa'  cor  : 

ANNIO. 

(Chi  veggio!  Eudossia!) 

PAGANI. 

Donna  è  fra  loro  ascosa. 

ANN10. 

Ella  è  mia  schiava,  (oh  rabbia!) 
Ella  mi  fu  rapita. 

PAOLO. 

Menzogna  ! 

EUDOSSIA. 

0  Cielo,  aita! 

ANNIO. 

Invan  !  Sia  resa  a  me. 

PAOLO. 

Romani,  e  chi  dividere  (con  gran  forza) 
Or  me  da  lei  vorria? 
Questa,  lo  giuro,  è  libera, 
Cristiana  e  sposa  mia. 


EUDOSSIA  E  PAOLO. 


PAGANI. 

Sposa  di  Paolo  ! 

ANNIO  CON  ALTRI. 

Rendasi  ! 

PAGANI. 

No  ;  qui  rimanga,  e  muoia. 
Tutti  alle  fiere  ! 

EUDOSSrA. 

Oh  gioia! 

PAGANI. 

Già  sacra  ai  Numi  eli1  è. 
cristiani  (s'  inginocchiano,  e  fanno  V  ultima  loro 

preghiera). 
Ecco,  in  alto  spiegata  è  la  palma; 
Danne  forza  un  istante,  o  Signor! 

Tu  F  estremo  pensiero  dell1  alma  ; 
Tu  l'estremo  sospiro  del  cor. 

PAGANI. 

Curvi  a  terra  che  imploran  que' vili? 
Vano  è  il  pianto  :  senz1  arte  il  dolor. 

Via,  si  schiudan  gli  orrendi  covili; 
Esterminio  allo  stuol  traditori 
(il  capo  dei  Reziari  traversa  V Anfiteatro,  e 
va  ad  aprire  le  caverne  delle  fiere). 

CRISTIANI. 

Perdono  a  chi  uccide, 
Perdono  a  chi  muor  ! 
(Suona  la  tromba;  e  a  questo  segnale  la  porta 
della  caverna  lentamente  si  schiude) 

PAGANI. 

La  porta  già  stride  ; 
Le  belve  son  fuor. 
(i  Cristiani  si  alzano  con  le  mani  sul  petto). 

IRENEO. 

Fratelli,  la  gloria!.... 

(con  forza  ispirata 


PARTE  SECONDA  EC. 

Degli  Àngioli  il  suon 

PAGANI. 

Supplizio  ! 

CRISTIANI. 

Vittoria  ! 

PAGANI. 

Vendetta  ! 

CRISTIANI. 

Perdon  ! 


PINE.