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I MARTIRI
DRAMMA SACRO
DEL CAV. LUIGI VENTURI
MUSICA
DEL MAESTRO CAV. TEODULO MABELLINI
futiio eseguire pei* la terza volta
le sere 19, 20, 21 Febbraio 1882
.NELLA CU1BSA
DI S. GIOVANNI EVANGELISTA
ALLE SCUOLE PIE
DALLA CONGREGAZIONE
RI MARIA SS. ADDOLORATA E S. GIUSEPPE CALASAXZ10.
FIRENZE
A SPESE DELLA CONGREGAZIONE
Tip. Calasanziana.
PERSONAGGI.
IRENEO, VECCHIO SACERDOTE
PAOLO, TRIBUNO ROMANO
EUDOSSIA, CATECUMENA
LICINIO, CONFIDENTE DI PAOLO
GIULITTA, DIACONESSA
ANNIO, PREFETTO DI ROMA
PUBLIO, CONFIDENTE DI ANNIO
SACERDOTI
DIACONI
ACCOLITI
DIACONESSE
VERGINI
LITTORI
PRETORIANI
SOLDATI
GLADIATORI
BACCANTI
POPOLO
Cristiani.
Pagani.
s Coro.
La Scena in Roma.
— L' azione nei 306 dell' Era Cristiana.
PARTE PRIMA.
SCEMA PRIMA.
FORO.
Si celebrano, per ordine dell'Imperatore Galeno,
le Feste in onore di Bacco.
ANNIO E CORO DI BACCANTI.
Evoè
CORO.
Figlio immortai di Semele,
Che siedi a Giove accanto,
Sacra è la gioia e il canto
Di questo giorno a te:
Evoè.
Vien'; dalle vette Xsmariche
A noi ti mostra, e n'odi;
Le tazze, il vin, le lodi,
Tutto oggi sacro è a te:
Evoè.
I BACCANTI.
Tu fanciullo rapito ne1 mari
Fulminasti i tirreni corsari:
Per te domo a' Titàni 1' orgoglio
Giove in soglio — più fermo sedè.
EUDOSSIA E PAOLO.
LE BACCANTI.
Te beato le Grazie del paro
Con le Ninfe di Nisa educaro;
E tu in Nasso di nozze celesti
Lieta festi — la figlia d' un Re.
TUTTI.
Su, fra gli urli dell1 orgie baccanti
S' inghirlandin le tazze fumanti:
Agitati da divo furore
Diamo onore, — o gran Libero, a te:
Evoè.
Disciolti all' aure
Del crine i nodi,
Danze s1 intreccino
In mille modi; *
Tra flauti e cembali
Verdi d' alloro
A pieno coro
Gridiamo a te,
Bacco, Evoè.
Di tralci e pampini
Le tempia avvinte,
Di pretto Massico
Le labbra tinte,
Satiri e Menadi,
Fauni e Silvani,
A piene mani
Libiamo a te,
Bacco, Evoè.
(Il Coro dei Baccanti si disperde)
Si odono voci di dentro.
Viva il Tribuni
ANNIO.
Quai grida!
PARTE PRIMA.
7
SCENA li.
PUBLIO E DETTO.
ANNIO.
Publio, che fu?
PUBLIO.
Con la vittoria in pugno
Torna Paolo fra noi....
ANNIO.
Paolo! — che narri?
PUBLIO.
Tra1 suoi guerrieri io st*esso
Lo ravvisai poc' anzi.
ANNIO.
Or come .al ferro
Sfuggir potè, che l'odiato capo
Troncar dovea?... forse del Messo infido
Fu lento il braccio?
PUBLIO.
Il tuo stupor divido.
SCEMA III.
PAOLO ACCOMPAGNATO DAL POPOLO E DAI SOLDATI,
LICINIO E DETTI.
CORO.
Viva il Garzoni si cingano
Di lauro a lui le chiome;
Suona per lui tra i Sarmati
Terrore il nostro nome ;
Ei del nimico esercito
Le posse alfin sperdè.
EUDOSSIA E PAOLO.
PAOLO.
Guerrieri , amici , popolo
Di Roma, a voi ritorno;
Voi della mia vittoria
Fate più bello il giorno;
Premio maggior de' lauri
E il vostro amor, per me.
annio (a Paolo).
Or eli1 : qual tristo annunzio
Spenti narrò i dì tuoi?
paolo.
Giorno vi fu, ch'io vittima
D' un traditor fra noi ,
Sul capo 4iiio risplendere
Vidi un romano acciar.
ANNIO.
( Ma indarno ! )
CORO.
E tu del perfido
Il nome sai?
PAOLO.
Lo ignoro.
CORO.
Chi dall' iniqua insidia
Ti trasse?
paolo (con trasporto).
Il Dio che adoro.
coro.
Qual Dio?
ANNIO.
(Foss' egli ?... oh gioia!)
LICINIO.
(Taci: non ti svelar.) (piano a Paolo)
paolo (da sè).
(Ah tu, contro il ferro ignudo
Tu, Signor, mi fosti scudo:
PARTE PRIMA.
9
La tua voce in quel momento
Fu spavento — al traditor.
Deh per te, per te concesso
Dare il sangue un dì mi sia!
Se la vita è dono adesso,
Premio fia — la morte allor).
CORO.
Fausto Nume ai patrii lari
Or ti rende, e a' tuoi più cari:
La corona a te sia data,
Ch' è serbata — al vinci tor.
paolo, (con entusiasmo)
Ah, non a me quel serto,
Nè quell'onore è mio!
Per me vinceva un Dio,
Che combattea per me.
Un Dio, che vede aperto
Quanto è quaggiù celato,
Che ha in man di Roma il fato,
E l'Universo al piè.
ANNIO.
(Al nuovo culto forse (piano a Publio)
Ei la sua fè già porse;
Lo sguardo tuo sovr' esso,
Publio, vegliare or de').
CORO.
Viva il Tribun , che appresso
Un Nume ha difensore;
Che vendicar 1' onore
Dell'Aquile potè!
(Partono tutti, meno Paolo e Licinio)
EUDOSSIA E PAOLO.
SCEMA IV.
PAOLO e LICINIO.
PAOLO.
Licinio mio , V amplesso
Dammi di pace. (si abbracciano)
De' fratelli nostri
Qnai nuove hai tu?
LICINIO.
Triste, o mio Paolo. Il crudo
Galerio ci persegue ; e Y esterminio,
Ch'egli giurò, ben eseguir promette
Quest'Annio suo.
PAOLO.
L'iniquo! — e dimmi.... io tremo
Di tua risposta....
LICINIO.
Intendo: in chiusa cella,
Presso le tombe ove il Cristian s'asconde,
Eudossia vive : il santo
Sacerdote Ireneo, cui l'affidasti,
La frugai mensa e della mente il pane
Con lei divide: ad ogni sguardo occulta,
Nelle vie della fè già corre adulta.
PAOLO.
Oh gioia! ed Annio?...
LICINIO.
Ei freme
Per la perduta preda.
PAOLO.
Il Ciel mi serbi
Quella diletta!
(Ftiòlio traversa la scena, guardando Paolo c Lic.)
PARTE PRIMA. 11
LICINIO.
Separiamci; invano
Sull'orme sue Publio non torna!
PAOLO.
Addio.
I miei fratelli nel celato loco,
Dove si prega, io rivedrò fra poco, (si dividono).
SCENA V.
CATACOMBE.
EUDOSSIA, GIULITTA
e coro di DIACONESSE e di VERGINI.
GIULITTA.
T' inoltra, Eudossia ; in questo asil di pace
Muovi securo il piede.
EUDOSSIA.
0 mia Giulitta,
Fra le tue braccia io son.
GIULITTA.
Perchè t' arresti ?...
Palpiti ancor?
coro di vergini.
Sgombra dinanzi ali1 ara
Della mestizia il vel ;
Ogni tuo passo, o cara,
Qui t' avvicina al Ciel.
EUDOSSIA.
Oh benedette
Queste voci pietose ! io nuova ancora
Nella scuola d1 amor, fra voi, sorelle
Agli affanni educate e alla preghiera,
EUDOSSIA E PAOLO.
Fra voi trovo una calma
Mestissima, soave, (si abbandona fra le bisaccia
Ghilitta).
GIULTTTA.
Iddio ti parla
Così nel cor!
CORO DI DIACONESSE.
Sol del dolor la via
Può trarti al Cielo un dì:
Prega; e virtù ti dia
Quei che per te V aprì.
GIULITTÀ.
Prossima all' ora
Che lavacro ti fia V onda lustrale,
Fidati nel Signor : — tristo chi geme,
E si presenta a lui senza la speme!
EUDOSSIA.
E ver, tenera amica ;
D1 ogni mia pena antica
Presso al grand' atto già mi prende oblio,
E della fè sull' ale io m' alzo a Dio.
Egli amoroso duce,
Signor del mio pensiero,
Per un sentier di luce
Mi trasse in faccia al vero,
E la virtù divina
Seguì rapito il cor.
Egli invitommi a sciogliere
Della speranza il canto;
Ei m1 insegnò le gioie
Santificando il pianto:
E amor la sua dottrina,
E Ip, sua legge amor.
PARTE PRIMA.
13
SCENA VI.
IRENEO ACCOMPAGNATO DA SACERDOTI,
DIACONI, ACCOLITI e dette.
IRENEO.
Già muore il giorno, e V appressar dell' ombre
Chiama i Fedeli ali1 ara. In queste sacre
Tenebrose pareti il mesto lume
Delle lampe si avvivi, e scopra al pio
La tomba al lato dell1 aitar di Dio.
(gli Accoliti accendono le lampade)
Eudossia !
EUDOSSIA.
Padre !
IRENEO.
Delle bianche stole
Già sei velata ! in te ragiona adesso
Il pensiero del Ciel : fra poco il nome,
Avventurosa, de1 Redenti avrai!
EUDOSSIA.
0 Padre.... oh ! se qui mai
Testimon di mia gioia ^
Paolo qui fosse!
IRENEO.
Egli fra l1 armi prega,
E pensa a te: degna ti -rendi, o figlia,
Dell1 amor di quel prode, a cui tu devi
Quest1 ora di salute....
eudossia (con trasporto).
Oh nel cor mio
Tu leggessi, Ireneo !...
Ireneo (con calma).
Vi legge Iddio! —
Ma sin che giunga il sospirato istante,
EUDOSSIA E PAOLO.
Là ti ritira, Eudossia. (accennando dentro la scena)
Al Signor tuo
Da te segreta ora parlar si vuole
Con queir affetto che non ha parole.
(Eudossia si ritira)
SC E IVA TU.
Giunge un drappello di Cristiani.
PRIMO CORO DI CRISTIANI.
Stanchi del viver gramo
Che ci offre un dì terren,
Al fonte d' ogni ben,
Fratelli, andiamo.
Se T uom che non perdona
Servi col Sol ne fa,
La vera libertà
Notte ci dona.
IRENEO.
Dio vi dia pace!
CORO.
Pace
Che supera ogni senso.
IRENEO.
Oh quanto è bella
De' fratelli V union ! dolce siccome
L' unguento che d' Aronne unses le chiome,
Soave qual rugiada
Che lieve di Sion su V eibe cada.
PARTE PRIMA.
15
SCENA Vili.
Giunge un secondo drappello di Cristiani.
SECONDO CORO DI CRISTIANI.
Ai tabernacoli del Dio velato
Con umil fronte — corre il fedel,
Qual si precipita cervo assetato
Di vetta al monte — verso il ruscel.
Meglio la placida gioia romita
Neil' abiezione — presso al Signor,
Che il folle strepito di sozza vita
Nel padiglione — del peccator !
IRENEO.
Con voi sia pace !
CORO.
Pace
Qual dà T Agnel, che le peccata tolle.
IRENEO.
Beato T uom che volle
Porre in Dio sua fortezza ! e spirto e luce
E grazia e gloria avrà ! da questa valle,
Ove il pianto gli pon su gli occhi un velo,
Le vie prepara per salire al Cielo.
SCIÌTA ix.
Giunge un terzo drappello di Cristiani.
TERZO CORO DI CRISTIANI.
0 voi che patite
Nei dì del dolor,
Fratelli, venite
A' piè del Signor.
KUDOSSIÀ E PAOLO.
TUTTI TRE I CORI.
Benedette eternamente,
Grande Iddio, le tue magioni !
Qui s' inalza a te la mente,
Qui ci ascolti e ci perdoni !
Nel periglio, nel sospetto
Noi corriamo a te, Signor,
Qual colomba al suo diletto,
Qual agnella al suo pastor.
IRENEO.
Pace a voi tutti !
CORO.
Pace
Qual non dà il mondo, nè può tórre!
IRENEO.
Pace
Alla vergili nascosa, allo schernito
Vecchio languente, al confessor che geme
In crudi ceppi....
PAOLO E DETTI.
paolo (in distanza).
Ed al guerrier, che torna
De' suoi fratelli al sospirato amplesso.
IRENEO.
Qual voce!
PARTE DEL CORO.
Chi parlò?
ALTRA PARTE DEL CORO.
Tu, Paolo !
PAOLO.
Io stesso!
PARTE PRIMA. 17
M' incoronò poc' anzi
Roma di lauri il crine : or dell' umile
Cener de' penitenti io qui lo spargo.
A voi tornar ni' è dolce
Ne1 giorni della prova ; e vo* che sia
Indivisa con voi la sorte mia.
CORO.
Generoso !
PAOLO.
Ma quivi
Si pregava, Ireneo : più lieta è V ara
Per festivo splendor. Qual s' apparecchia
Rito solenne?
IRENEO.
Oggi il Signor compiuta
Vuol la grand1 opra, a cui primier la mano
Ponesti, o figlio. — Si prepara al sacro
Battesmo Eudossia....
PAOLO.
Eudossia! oh di qual gioia
Mi chiama a parte il Ciel!
IRENEO.
Deh, la tua vista
Non la turbi al grand' atto.... Ella s1 appressa.
{Paolo si ritira in disparte).
SCEilA XI.
EUDOSSIA CONDOTTA PER MANO DA GIULITTA,
E DETTI.
GIULITTA.
Vieni, o diletta.
PAOLO.
(È dessa!
2
18 EUDOSSIA E PAOLO.
Non pur così la prima volta il core
Tremò vicino alla gentil sembianza!)
SACERDOTE.
Tutto è pronto, Ireneo.
IRENEO.
Figlia, t' avanza.
(Ireneo ascende lo scalino dell'altare: Eudossia gli s' in-
ginocchia davanti. Un momento di silenzio universale.)
IRENEO.
A' piè dell' altare ti svela. — Chi sei ?
(solennemente)
EUDOSSIA.
Eudossia è il mio nome.
IRENEO.
Che brami qui tu?
EUDOSSIA.
Del culto spogliarmi di stupidi Dei,
La Croce adorata seguir di Gesù.,
IRENEO.
All'opre, alle pompe di Satana immonde?...
EUDOSSIA.
Rinunzio per sempre.
IRENEO.
E vuol la tua fè?...
EUDOSSIA.
A vita novella risorger dall' onde.
IRENEO.
E Fonde di vita si versin su te. (la battezza)
Il Cielo è dischiuso: calati siili' ali
Stan presso all' Eletta gli Spirti immortali :
Al riso de' Santi la bocca s' aprio,
D' un raggio di Dio — lo sguardo brillò!
EUDOSSIA.
Già scende il soave tuo spirto, o Diletto,
E a tanta dolcezza non basta il mio petto!
Siccome suggello ti premo sul core,
PARTE PRIMA.
19
D' un trono <T amore — V omaggio ti fo.
PAOLO.
(0 Dio! nel suo core, in mezzo al tuo fuoco
Un raggio d1 affetto per me trovi loco :
In essa ti diedi V ancella amorosa.
In essa la sposa — da te chiederò!)
SACERDOTI E POPOLO.
Imbraccia, o sorella, lo scudo del forte;
E vinta, ma sempre t' insidia la morte :
E più di spavento quel giorno dee farti
Che tregua donarti — V iniqua sembrò.
DIACONESSE E VERGINI.
Più pura dell1 alba disgombra da velo
La vergine è tutta già cosa del Cielo;
Più dolce di luna che sorge novella,
Del giglio più bella — che dianzi spuntò.
IRENEO.
Compiuto è il rito.
paolo {ad alta voce).
Eudossia !
EUDOSSIÀ.
Qual voce in cor ini suona?
paolo.
Il Ciel t' acquista, Eudossia,
E il Cielo a me ti dona.
EUDOSSIA.
Oh gioia, oh immensa gioia!
Paolo.... Signor.... tu qui ?
(si ode alto strepito dentro la scena)
IRENEO.
Ma di che suono echeggiano
Le cupe vòlte intorno?
CORO.
Armi, ed armati irrompono
Già nel!' umìl soggiorno.
20
EUDOSSIA E PAOLO.
IRENEO.
Chi del Signore il tempio,
Chi profanare ardì?
COBO.
Pietoso Iddio, soccorrici !
(voci di dentro)
Morte all' inqua schiatta !
CORO.
Scoperti siam!
SCENA XII.
ANNIO, PUBLIO, SOLDATI e detti.
ANNIO.
Qual mucchio
Di traditor s1 appiatta ?
— Chi siete voi ?
IRENEO.
Romani, (con calma)
Che la preghiera unì.
PUBLIO.
(Mira!) (piano ad Annio)
ANNIO.
(Chi veggio! Paolo!
Eudossia in poter mio!)
PAOLO.
Soldati ravvisatemi ;
Vostro Tribun son io. (scoprendosi)
SOLDATI.
Cristian tu sei?
IRENEO, PAOLO E TUTTO IL CORO DI CRISTIANI.
Cristiani
Tutti, siam tutti, qui.
ANNIO E SOLDATI.
Queir ara si atterri,
PATITE PRIMA.
Che han gli empi inalzato;
Si traggano in ferri
La morte a sperar;
E poi l'esecrato
Lor sangue si versi
Sui resti dispersi
Dell'ultimo aitar.
IRENEO, PAOLO E CORO DI CRISTIANI.
Voi grandi, voi forti
Sol contro gli umili,
Sapete le morti
Con gioia donar.
Noi miseri e vili,
Cui sacro è il patire,
Sappiamo morire,
Sappiam perdonar.
EUDOSSIÀ, GIULITTA E CORO DI DIACONESSE E DI VERGINI.
Se Torà è già piena
Del vostro potere,
Se il career, V arena
Ci attende a pugnar,
Andremo alle fiere,
Ma senza lamenti;
Vedremo i tormenti,
Ma senza tremar.
(I soldati trascinano seco i Cristiani).
FINE DELLA PARTE PRIMA.
EUDOSSIA E PAOLO.
PARTE SECONDA.
SCENA PRIMA.
CARCERE MAMERTINO.
IRENEO, PAOLO e CORO DI CRISTIANI.
CORO.
Coraggio ! — Al ben superno
Le menti alziain, fratelli:
Cresce su i muti avelli,
Su i campi del dolor,
A' rai d'un sole eterno,
Della speranza il fior.
PRIMA PARTE DEL CORO.
Pascol dì sante istorie
Abbia la nostra fede.
— Un giorno il divo Paolo
Pose in quest'antro il piede;
L1 asil della bestemmia
Sonò di casta prece,
Ed ei così ne fece
Un tempio del Signor.
SECONDA PARTE DEL CORO.
Voli il pensiero al martire
Vincenzo in Saragozza: —
Ei fra ritorte orribili,
Nella prigion più sozza,
PARTE SECONDA.
23
D' amor parlava agli Angioli
Rotto de' sensi il velo,
E gli Angioli del Cielo
Gli rispondean d' amor.
TUTTI.
Fratelli, orsù, costanza,
Coraggio nel dolor!
Per noi della speranza
Cresce più bello il fior.
PRIMA PARTE DEL CORO.
Che vai se agli occhi un raggio
Qui mai del dì non splende,
Quando la fiamma accende
Di caritade i cor?
TUTTI.
Fratelli, or via, coraggio;
Luce è per noi 1' amor.
SECONDA PARTE DEL CORO.
Se infetto il cibo avanza
Da ria pietà largito,
Che vai, quand' è nudrito
Del Pan de' forti il cor?
TUTTI.
Fratelli, or via, costanza;
Nostro alimento è amor!
(il Coro si ritira in fondo)
SCENA 11.
IRENEO e PAOLO.
IRENEO.
Perchè il tuo labbro si fé' muto, o figlio,
Nei conforti fraterni; e verso il Cielo
Sollevar non osando i mesti lumi,
KUDOSSIA E PAOLO.
Dal? oppresso tuo cor più volte uscio
Un segreto sospiro?
PAOLO.
0 Padre mio!...
E spaventoso e nero
Come il peccato quel pensier, che l'alma
Ora mi sparge del velen di morte.
IRENEO.
Come?
paolo, (con impeto)
Il guerrier già forte
Quasi un fanciullo or geme;
Geme, ma non per sè: vile lo ha reso
L'altrui periglio; e in cor la punta ei sente
Di quel dolor, che in altro core è fitto.
IRENEO.
Ah! di crudel conflitto
Vittima sei: — deh vieni, e la pena
Versa nel sen paterno.... Eudossia forse?...
(con affetto)
PAOLO.
Tu l'hai nomata! — in tutti
Della mente i pensier la sua mi torna
Immagine adorata, e l'accompagna
Una feroce idea... Padre, io la veggo
Or fra1 tormenti, che inventò l'acuta
V oluttà de' tiranni , a lenti sorsi
Bever la morte; ed ora
Gir trascinata in quelle sale infami
Che il vizio aperse a consumar delitti,
E, spogliati i suoi ceppi, essere a forza
Piangendo avvinta da più ree catene....
....Ahi, dalle braccia d'Annio! — Io non resisto!
(si abbandona quasi fuori di sè)
IRENEO.
Deh cessa, o Paolo, il tristo
PARTE SECONDA.
25
Tuo vaneggiar. Quei che salvava Agnese
Dagli amplessi nefandi, e bella e pura
Al trono la chiamò, mentre or favelli,
Difende Eudossia tua.
SCENA III,
LICINIO, EUDOSSIA in abito di Soldato e detti.
LICINIO.
Pace, fratelli!
eudossia.
Paolo!
PAOLO E IRENEO.
Eudossia!
PAOLO.
Oh non m' inganno!
Tu sei dessa!
IRENEO.
E in quali spoglie!
PAOLO.
Chi ti tolse al vii tiranno?
IRENEO.
Chi ti aprì le inique soglie?
EUDOSSIA.
Questo pio.... (accennando Licinio)
LICINIO.
Di su mi venne
Luce e ardir, che mi sostenne.
PAOLO.
Tu, Licinio?
LICINIO.
Ed arti e doni,
Tutto oprai: fu Dio con me!
PAOLO.
Nell'orror di mie prigioni (abbracciandolo)
EUDOSSIA E PAOLO.
Mi si schiude il ciel per te.
EUDOSSIA.
Padre! (ad Ireneo)
IRENEO.
Eudossia!
EUDOSSIA.
Oh come, oh quanto
Io patii! lo sa il Signore!
Era il dì mia vita il pianto,
Nella notte era il terrore....
Minaccioso allato starmi
Annio vidi.... osò parlarmi....
Ei Tosò....
IRENEO.
Tu tremi?
EUDOSSIA.
Io tremo.
PAOLO.
Ah! (getta un grido)
EUDOSSIA.
Ma pura io sono ancor!
(incrociando le mani sul petto)
IRENEO E PAOLO.
Grazie, o Cielo!
PAOLO.
Il voto estremo,
Ireneo, ti volge il cor.
Sul confin di tanta guerra
Questa cara or Dio m'affida;
Deh l'amor che ci arde in terra
Più, mai più, non si divida!
Nuovo ardir fra le ritorte
Questo nodo a noi darà;
Com' è santo» in faccia a morte ,
Benedetto in ciel sarà.
PARTE SECONDA.
27
EUDOSSIA.
Deli che parli? e fia pur vero?
Io per sempre, io teco unita?
Ah ritorna il mio pensiero
Sull'aurora della vita!
Tutto oblio: novello il core
Già sublime in me si fa
Nell'orgoglio d1 un amore
Che il Signor benedirà.
IRENEO.
Sì, miei figli, il vuole Iddio,
Di voi degni entrambi siete:
Quai colombe in un desio
Alla patria insieme andrete;
Un istante a spiegar Tale,
Un istante a voi si dà;
La corona nuziale
Preparata in ciel vi sta. (breve pausa)
Le destre, or via, porgetemi.
PAOLO E EUDOSSIA.
Eccoci a' piedi tuoi.
IRENEO.
Miei figli!
PAOLO.
Eudossia!
EUDOSSIA.
Paolo!
IRENEO.
Scenda il Signore in voi: (solennemente)
Io vi congiungo, (li benedice)
PAOLO E EUDOSSIA.
Oh gioia!
IRENEO.
È sacro il detto mio:
» Quello che unisce Iddio
» L' uom separar non può.
EUDOSSTA E PAOLO.
PAOLO E EUDOSSIA.
Sei m!a; deh vieni, abbracciami;
mio
Nulla, più nulla or bramo,
Se posso dir fra gli uomini
Senza rossor : io t' amo ;
Batter, ma co1 tuoi palpiti,
Questo mio cor sol vuole;
Parlali le tue parole,
Pensa il tuo spirto in me.
IRENEO.
Qual di due corde un fremito,
Qual di due faci un lume,
Spiriti al cielo alzatevi
Sulle congiunte piume;
E il vostro amor, nel gaudio
Ohe appaga i cor divini,
In queir amor s' affini
Che più cessar non de'.
SCEMA IV.
IL CORO DEI CRISTIANI SI AVANZA.
" CORO.
S'apron le ferree porte.
PAOLO.
Eudossia, ah forse
È F annunzio di morte !
EUDOSSIA.
Io teco, o sposo....
PAOLO.
No, tu non dei perir, (con forza)
EUDOSSIA.
Non deggio? e quale
PARTE SECONDA.
29
Potria forza mortale
Strapparmi a te? così celata, ovunque
Ti seguirò.
PAOLO.
Vorrai?...
EUDOSSIA.
Ci avranno uniti
L'aste, i ferri, le belve. Udrà l'arena,
Il Cielo udrà le nostre voci estreme.
PAOLO.
0 sposa!
EUDOSSIA.
0 sposo mio!
PAOLO E EUDOSSIA.
Morremo insieme!
{si apre la porta del Carcere)
SCENA \.
PUBLIO, SOLDATI che portano le insegne romane
E DETTI.
PUBLIO.
Augusto cenno io vengo
Di Galerio a recarvi.
IRENEO E CORO.
Ebben?
PUBtlO.
V1 attende
L'Anfiteatro: già le grida inalza
L'avida plebe, e de'lion più fieri
Che l'Affrica nutrì, s'ode il ruggito.
Ma se fra voi pentito
Si trovi alcun, l'ultima volta offrirgli
Deggio il perdono. — Ecco la tazza, ed ecco
L'Aquile sacre (accennando le Insegne). Ai numi
30
EUDOSSIA E PAOLO.
Offra l'omaggio; e di Galerio in nome
Vita gli rendo e libertade e onore.
IRENEO.
Udiste ? — udiste ? — e che vi parla il core ?
(volgendosi ai Cristiani con calma) [poi con forza)
Costanza, o figli! la man che trema
Non cinge il capo del diadema :
Costanza ! in alto già Dio vi conta,
Eletti agnelli del bello ovil.
Rimpetto a un mare che non ha riva
Cos' è la stilla, che il fior ravviva ?
Di faccia a un sole che non tramonta
Cos' è la luce d' insetto vii ?
CORO.
Ah sì, costanza ! guai chi s' arresta,
E mira il fango che il piè calpesta!
Lassuso il guardo ! non più domani,
Quest' oggi è nostra V eredità !
IRENEO.
Ch' è mai la vita ?
CORO.
• D'esilio un'ora.
IRENEO.
La morte?
CORO.
Un raggio d'eterna aurora.
IRENEO.
LT ultimo strazio del corpo in brani ?
f CORO.
La prima gioia di libertà.
IRENEO.
Coraggio ! gli istanti
Già prendono il volo;
Corriamo ne' santi
Lavacri del duolo;
È gloria agli oppressi
PARTE SECONDA.
31
La pugna final.
La fede nell' alma,
La speme nel core,
Sul volto la calma,
Sul labbro 1- amore,
Voliamo agli amplessi
Di vita immortal.
CORO.
Soldati, a guatarne
Fermatevi ancora;
Un dì ravvisarne
Potrete in queir ora,
Che suoni la tromba,
Si smezzi ogni avel.
IRENEO.
Più belli, dall' ire
Degli uomini usciamo!
PUBLIO E SOLDATI.
Venite a morire....
IRENEO E CORO.
A vivere andiamo.
PUBLIO E SOLDATI.
Già s' apre la tomba....
IRENEO E CORO.
Già schiudevi il ciel. —
( I soldati trascinavi fuori tutti i Cristiani in catene).
32
EUDOSSIA E PAOLO.
SCENA VI.
ANFITEATRO DI VESPASIANO.
L* Anfiteatro ribocca di spettatori impazienti di assistere al martirio
dei Cristiani. ANNIO è in un seggio distinto.
CORO.
I Cristiani alle belve ! — Chi frena
La vendetta de' Numi oltraggiati?
I Cristiani ! li chiede V Arena :
Alle belve ! già V ora sonò.
Stan di livida rabbia assetati
Aspettando gli spirti d1 Àverno :
Che si attende? del Popolo eterno
Chi tardar gli spettacoli osò?
(si odono grida dentro la scena)
Quai grida! Ei giungono....
— Son noti volti.
Veggiarn.... qual animo
Mostran gli stolti!
Curvar si facciano
Le fronti altere :
Gli empi alle fiere! Gli empi alle fiere!
Su via, si sciolgano
Dalle ritorte:
L' usato cuoprali
Manto di morte;
D1 nn lungo strazio
Vogliam godere;
Gli empi alle fiere! Gli empi alle fiere!
PARTE SECONDA.
33
SCENA ULTS3SA.
(Mentre si cantano le due precedenti strofe di Coro, giungono IRE-
NEO, PAOLO, EUDOSSIA in abito di soldato, e gli altri CRISTIANI del
carcere. I Gladiatori li cuoprono, secondo il costume, del^ manto dei Co-
ribanti; e poi schiusi gli steccati, gli introducono nell'Anfiteatro.
GIULITTA, le DIACONESSE e le VERGINI che furono còlte nelle Ca-
tacombe, sono condotte in luogo separato fuori del Circo, per assistere
al martirio dei loro Fratelli, sperandosi dai Pagani di far cosi vacillare
la costanza di esse ).
EUDOSSIA.
Ove son io? deh reggimi
Paolo, mio Paolo !
paolo.
Oh sposa!
Fa' cor :
ANNIO.
(Chi veggio! Eudossia!)
PAGANI.
Donna è fra loro ascosa.
ANN10.
Ella è mia schiava, (oh rabbia!)
Ella mi fu rapita.
PAOLO.
Menzogna !
EUDOSSIA.
0 Cielo, aita!
ANNIO.
Invan ! Sia resa a me.
PAOLO.
Romani, e chi dividere (con gran forza)
Or me da lei vorria?
Questa, lo giuro, è libera,
Cristiana e sposa mia.
EUDOSSIA E PAOLO.
PAGANI.
Sposa di Paolo !
ANNIO CON ALTRI.
Rendasi !
PAGANI.
No ; qui rimanga, e muoia.
Tutti alle fiere !
EUDOSSrA.
Oh gioia!
PAGANI.
Già sacra ai Numi eli1 è.
cristiani (s' inginocchiano, e fanno V ultima loro
preghiera).
Ecco, in alto spiegata è la palma;
Danne forza un istante, o Signor!
Tu F estremo pensiero dell1 alma ;
Tu l'estremo sospiro del cor.
PAGANI.
Curvi a terra che imploran que' vili?
Vano è il pianto : senz1 arte il dolor.
Via, si schiudan gli orrendi covili;
Esterminio allo stuol traditori
(il capo dei Reziari traversa V Anfiteatro, e
va ad aprire le caverne delle fiere).
CRISTIANI.
Perdono a chi uccide,
Perdono a chi muor !
(Suona la tromba; e a questo segnale la porta
della caverna lentamente si schiude)
PAGANI.
La porta già stride ;
Le belve son fuor.
(i Cristiani si alzano con le mani sul petto).
IRENEO.
Fratelli, la gloria!....
(con forza ispirata
PARTE SECONDA EC.
Degli Àngioli il suon
PAGANI.
Supplizio !
CRISTIANI.
Vittoria !
PAGANI.
Vendetta !
CRISTIANI.
Perdon !
PINE.